Pietro Berti

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VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

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Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam

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sabato 12 febbraio 2011

BBC & BBC News and Current Affairs


La BBC (acronimo di British Broadcasting Corporation, anche informalmente chiamata dagli inglesi auntie - zietta, ma molto più spesso Beeb, soprattutto sui quotidiani e sui tabloid britannici), fondata nel 1922, è la più grande e autorevole società radiotelevisiva del Regno Unito con sede a Londra. Offre un servizio regolare di trasmissioni e produce anche propri programmi e servizi di informazione. Il motto dell'azienda è "Nation Shall Speak Peace Unto Nation" (La nazione parlerà di pace verso la nazione).
La BBC è ritenuta, anche fuori dalla sua patria, uno dei più autorevoli operatori radiotelevisivi del mondo, anche in ragione delle tradizionalmente rigorose modalità di produzione dei dati giornalistici che l'hanno resa un punto di riferimento per la categoria.
La BBC gestisce anche il sito BBC NEWS[1], uno dei più autorevoli siti di informazione via web in inglese e in varie altre lingue.
La BBC definisce se stessa del tutto libera da influenze politiche e commerciali.
La BBC è stata la prima emittente televisiva che, a partire dal 2007, pubblica i contenuti trasmessi sul sito con licenza Creative Commons.
Non raccoglie pubblicità per i canali trasmessi all'interno del Regno Unito, mentre lo fa per quelli diffusi all'estero come BBC World.
La BBC possiede anche stazioni radiofoniche nazionali, che gestisce attraverso la propria divisione radiofonica BBC Radio.
Indice[nascondi]
1 Storia
2 Note
3 Voci correlate
4 Altri progetti
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Storia [modifica]
L'azienda fu fondata con il nome di British Broadcasting Company nel 1922 come operatore radiofonico da alcune compagnie di telecomunicazioni (tra cui figuravano società sussidiarie della General Electric e della AT&T) per i primi esperimenti di trasmissioni radio, il cui servizio regolare iniziò il 14 novembre dello stesso anno.
Sotto la direzione generale di John Reith diventò l'odierna British Broadcasting Corporation e nel 1932 iniziò un servizio di trasmissioni televisive sperimentali; il 2 novembre 1936 divenne il primo operatore televisivo al mondo a fornire un servizio regolare. Le trasmissioni tv furono però sospese dal 3 settembre 1939 al 7 giugno 1946, durante gli eventi della Seconda guerra mondiale.
Nel 1955 la BBC vide la nascita della sua prima (e tuttora più grande) concorrente: la televisione commerciale e indipendente Independent Television (ITV). Per tutta risposta, nel 1964, la BBC, rinominando BBC One il canale già esistente, lanciò il suo secondo canale, BBC Two, il primo che, nel 1967, due anni prima di BBC One e ITV, iniziò le trasmissioni a colori.
Nel 1974 venne introdotto il teletext BBC chiamato Ceefax. Poco prima del Natale 1978, però, l'azienda andò in sciopero, bloccando così la trasmissione dei canali ed amalgamando le quattro stazioni radio esistenti in una sola.
Fin dalla riforma del mercato radiotelevisivo degli anni '80 nel Regno Unito, la BBC ha affrontato la sempre più crescente concorrenza della tv commerciale (e del nuovo canale pubblico Channel 4), specialmente nel campo riguardante la tv satellitare, quella via cavo e i servizi di trasmissione digitale.
Nel 1995 è nata BBC World News, canale all-news che trasmette via satellite, cavo e DTT ed è il più seguito al mondo dei canali BBC. Il suo slogan è "Putting news first" ('Prima di tutto, le notizie', ma può essere inteso anche come 'Diamo per primi le notizie').
Note [modifica]
^ Vedi: BBC NEWS
Voci correlate [modifica]
BBC News
BBC Sport
BBC Radio
Altri progetti [modifica]
Wikimedia Commons contiene file multimediali su British Broadcasting Corporation



BBC News and Current Affairs (abbreviato in BBC NCA) è una divisione della BBC. Si occupa di informazione e cura i notiziari in onda sul canale televisivo, su BBC Radio e su internet. Ogni giorno produce circa 120 ore di materiale giornalistico.
È stata più volte riconosciuta la sua imparzialità[1][2], ma non è stata esente da critiche, come in merito all'affaire David Kelly.
Neanche una corporazione grande quanto la BBC è al 100% perfetto - errori, anche clamorosi, a volte riescono ad andare in onda. Notevole è la faccenda di Guy Goma, dove il canale BBC News 24 ha, per sbaglio, intervistato la persona sbagliata. [3]
Dal 2005 è diretta da Helen Boaden.
Note [modifica]
^ (EN) "New BBC political editor passes first hurdle as parties agree he is unbiased", The Guardian, 15 maggio 2000
^ (FR) "La BBC, imperméable à la propagande?", Renée Dickason, Vingtième Siècle. Revue d'histoire., n°80, ott-dic 2003, pp.71-81
^ (EN) "BBC News 'wrong Guy' is revealed", BBC News, 16 maggio 2006
Voci correlate [modifica]
BBC
BBC Sport
BBC Radio
Collegamenti esterni [modifica]
(EN) BBC News
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/BBC_News"
Categorie: BBC Reti televisive di notizie

giovedì 10 febbraio 2011

Vittorio Feltri


Vittorio Feltri (Bergamo, 25 giugno 1943) è un giornalista italiano, attualmente direttore editoriale del quotidiano Libero.
Indice[nascondi]
1 L'inizio della carriera giornalistica
2 Direttore de L'Indipendente (1992-1994)
3 Direttore de Il Giornale (1994-1997)
4 Direttore de Il Borghese
5 La parentesi al Gruppo Monti-Riffeser
6 Direttore di Libero (2000-2009)
7 Ritorno a Il Giornale (2009-2010)
8 Ritorno a Libero (2011)
9 Vicende giudiziarie
10 Altre attività
11 Opere
12 Bibliografia
13 Note
14 Altri progetti
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L'inizio della carriera giornalistica [modifica]
A diciannove anni, nel 1962, inizia a collaborare con L'Eco di Bergamo, con l'incarico di recensire le prime visioni cinematografiche. Poi vince un concorso ed entra in un ente pubblico[non chiaro]. Quando è già di ruolo lascia tutto per riprendere la carriera giornalistica [1]. Si trasferisce a Milano, dove viene assunto dal quotidiano La Notte come praticante.
Nel 1974 Gino Palumbo lo chiama al Corriere d'Informazione (edizione pomeridiana del Corriere della Sera): dopo tre anni Feltri passa al Corriere della Sera, allora diretto da Piero Ottone.Dal 1983 è direttore di Bergamo-oggi, ma l'anno successivo è richiamato al Corriere della Sera come inviato speciale (1984-89, direttore Piero Ostellino).
Nel 1989 assume la direzione del settimanale L'Europeo, portandolo da 78.000 a 140.000 copie - così afferma lo stesso Feltri[2]. Sotto la sua direzione, l'Europeo pubblica l'intervista sul rapimento di Aldo Moro a "Davide", descritto come carabiniere infiltrato nelle BR, che rivela particolari eclatanti e scabrosi sul caso. Secondo L'Espresso[3] e secondo Repubblica del 24 ottobre 1990 [4] l'intera vicenda sarebbe falsa e mai accaduta.
Direttore de L'Indipendente (1992-1994) [modifica]
Nel 1992 sostituisce Ricardo Franco Levi alla direzione de l'Indipendente, in grave crisi di vendite. Feltri rilancia il giornale e ne fa un quotidiano di successo, cavalcando lo sdegno popolare a seguito dell'inchiesta Mani pulite:
« Ammesso e non concesso che un magistrato abbia sbagliato, ecceduto, ciò non deve autorizzare i ladri e i tifosi dei ladri... gli avvoltoi del garantismo... a gettare anche la più piccola ombra sulla lodevole e mai sufficientemente applaudita attività dei Borrelli e dei Di Pietro.[5] »
concentrando più volte i suoi attacchi sulla figura dell'allora segretario socialista Bettino Craxi:
« Mai provvedimento giudiziario fu più popolare, più atteso, quasi liberatorio di questo firmato contro Craxi (il primo avviso di garanzia, nda) ... Di Pietro non si è lasciato intimidire dalle critiche, dalle minacce di mezzo mondo politico (diciamo pure del regime putrido di cui l'appesantito Bettino è campione suonato)... Ha colpito senza fretta, nessuna impazienza di finire sui giornali per raccogliere altra gloria. Craxi ha commesso l'errore... di spacciare i compagni suicidi (per la vergogna di essere stati colti con le mani nel sacco) come vittime di complotti antisocialisti... È una menzogna, onorevole![6] »
Nell'aprile 1993 conosce Silvio Berlusconi; il Cavaliere gli propone di entrare in Fininvest, ma Feltri rifiuta[senza fonte]. Nel corso dell'anno l'Indipendente sale oltre le 120.000 copie, superando anche il concorrente diretto Il Giornale.
Direttore de Il Giornale (1994-1997) [modifica]
Nel dicembre 1993 Feltri dichiara
« A Montanelli invidio tutto tranne che Il Giornale. In fondo l'Indipendente continua a guadagnar copie, non c'è motivo perché io lo debba lasciare... Io al Giornale? Ma che cretinata. Berlusconi non m'ha offerto neppure un posto da correttore di bozze. M'incazzo all'idea che io, proprio io, sembro voler fare la forca a Montanelli. Io qui a l'Indipendente, mi diverto, guadagno copie, faccio il padrone e il politico. Mi spiegate perché devo fare certe cazzate? A carico di Montanelli, poi...[7] »
Nel gennaio 1994, Feltri viene contattato da Paolo Berlusconi, editore de Il Giornale, che gli offre la direzione del quotidiano - direzione che Indro Montanelli ha deciso di lasciare. Feltri accetta e rimane al Giornale per 4 anni, durante i quali riporta il quotidiano in auge, da 130.000 a 250.000 copie.
Nello stesso periodo, Feltri cura una rubrica sul settimanale Panorama, collabora con Il Foglio di Giuliano Ferrara e con altre testate nazionali, tra cui Il Messaggero e Il Gazzettino.
L'8 novembre 1997, dopo aver ricevuto 35 querele, smentisce quanto scritto fino ad allora dal Giornale contro Antonio Di Pietro, definendole notizie pubblicate a puro scopo elettorale[8][9]
Nel dicembre 1997 Feltri si dimette dopo il clamoroso articolo a favore di Antonio Di Pietro, proprio mentre Il Giornale era giunto ai suoi massimi livelli (250.000 copie)[2]. Feltri spiega perché ha lasciato la direzione de Il Giornale:
« Quando capii che la famiglia Berlusconi aveva bisogno del direttore di un quotidiano di partito, non potei più rimanere. Non è un mestiere che so fare.[2] »
Complessivamente, sui quattro anni trascorsi in via G. Negri, ricorda:
« Con Paolo ci siamo lasciati male. Metà Forza Italia mi detestava perché dirigevo Il Giornale a modo mio: tra l'altro dicevano che gridavo. A Silvio Berlusconi sto sulle balle perché una volta lo difendo e una volta lo punzecchio. Se non gli stessi sulle balle mi chiederei dove ho sbagliato! Sono stato ben pagato e Paolo ha rispettato in pieno la mia autonomia. Ma se Il Giornale non è morto una ragione ci sarà e ne ho tenuto conto nella parcella.[10] »
Direttore de Il Borghese [modifica]
Il 1º settembre 1998 assume la direzione de Il Borghese, il settimanale fondato da Leo Longanesi e che fu diretto da Mario Tedeschi. L'obiettivo è di rilanciare il periodico, trasformandolo nel settimanale dei lettori che fanno riferimento al centrodestra. Il progetto però non decolla.
La parentesi al Gruppo Monti-Riffeser [modifica]
Il 1º giugno 1999 è direttore editoriale del Gruppo Monti-Riffeser.
Il 1º agosto 1999 è direttore editoriale del Quotidiano Nazionale, testata che comprende i giornali di proprietà del gruppo: Il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno.
A fine febbraio 2000 lascia l'incarico per dedicarsi alla fondazione di un nuovo quotidiano. Il nome provvisorio è Il Giornale libero.
Direttore di Libero (2000-2009) [modifica]
Il 18 luglio 2000 fonda Libero, giornale quotidiano indipendente di orientamento liberale-conservatore. Feltri ne è anche direttore ed editore per 9 anni, fino alle dimissioni del 30 luglio 2009.
Sulla sua creatura ha dichiarato:
« Quando siamo partiti, il 18 luglio del 2000, dominava la noia [presso il pubblico dei lettori]. Qualcuno, confidando nel mio passato, si è deciso ad acquistarci proprio per superare la noia, forse sperando che inventassi chissà cosa. Abbiamo drizzato le antenne. Ora il nostro Paese è attraversato dal desiderio di identità e di sicurezza. Cerchiamo di dar voce a questo e di chiamare i politici a rispondere su questi temi assai più che sulle loro beghe di giustizia[2] »
Libero, uscito per la prima volta in edicola il 18 luglio 2000, è molto vicino alle opinioni politiche del centro-destra, ma non lesina critiche contro di esso. Lo stile del giornale è sarcastico, pungente e «politicamente scorretto»: si utilizzano talvolta termini gergali per raccontare i fatti della politica e per descrivere i politici. Il giornale in pochi anni passa da una tiratura di 70.000 copie a 220.000.
Il 21 novembre 2000[11] Feltri viene radiato dall'albo dei giornalisti con delibera del Consiglio dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia presa (all'unanimità). Il fatto contestato è la «pubblicazione alla pagina 3 dell’edizione del 29 settembre 2000 del quotidiano di sette fotografie impressionanti e raccapriccianti di bambini ricavate da un sito pornografico reso disponibile dai pedofili russi e di una Deontologia - Minori e soggetti deboli 519 ottava fotografia a pagina 4 (raffigurante una scena di violenza tratta dai video di pedofilia sequestrati dalla magistratura), fotografie che appaiono tutte contrarie al buon costume e tali, illustrando particolari raccapriccianti e impressionanti, da poter turbare il comune sentimento della morale e l’ordine familiare».[12][13] Nel febbraio del 2003 l'Ordine Nazionale dei giornalisti di Roma annulla il provvedimento di radiazione che era stato preso a Milano e lo converte in censura[14][15].
Nel 2003 il quotidiano Libero ha ricevuto dallo Stato 5.371.000 euro come finanziamento agli organi di partito[16]. Libero era registrato all'epoca come organo del Movimento Monarchico Italiano, poi trasformato in cooperativa per ottenere i contributi per l'editoria elargiti alle testate edite da cooperative di giornalisti, a fine dicembre 2006 diventava srl. In seguito è stata creata una fondazione ONLUS per controllare la s.r.l. e , di conseguenza, il quotidiano, in modo da continuare a percepire i contributi in quanto edito da fondazione[17].
Nel marzo 2005 Libero ha lanciato una raccolta di firme affinché il Presidente della Repubblica nominasse Oriana Fallaci senatore a vita. Sono state raccolte 75.000 firme[18].
Libero simpatizza per la posizione del movimento dei Riformatori Liberali di Benedetto Della Vedova. Vittorio Feltri è uno dei firmatari del manifesto promosso dalla minoranza radicale che da aprile 2006 è alleata del centro-destra [19].
Dal gennaio 2007 al 15 luglio 2008, direttore responsabile di Libero diviene Alessandro Sallusti, con Feltri direttore editoriale. Nel 2007 il vicedirettore di Libero Renato Farina, con Feltri dalla fondazione del giornale, viene radiato dall'Ordine dei Giornalisti per avere collaborato con i Servizi segreti italiani fornendo informazioni e pubblicando su Libero notizie in cambio di denaro.[20]
Feltri curava anche, assieme a Renato Brunetta, la collana di libri "manuali di conversazione politica", periodicamente allegati al quotidiano.
Ritorno a Il Giornale (2009-2010) [modifica]
Il 21 agosto 2009 ha assunto nuovamente la carica di direttore responsabile de Il Giornale, subentrando a Mario Giordano. Ha firmato il numero in edicola il giorno successivo.
Negli ultimi giorni di agosto 2009 ha intrapreso un duro attacco a Dino Boffo, direttore del quotidiano Avvenire, facendo leva su accuse di molestie sessuali basate su documenti di dubbia autenticità, suscitando la reazione sdegnata della CEI[21], fino a provocare le dimissioni dello stesso Boffo.
Il 25 marzo 2010 il Consiglio dell'ordine dei Giornalisti della Lombardia ha sospeso Vittorio Feltri dall'albo professionale per sei mesi, quale sanzione per il caso Boffo e per gli articoli firmati da Renato Farina pubblicati successivamente alla sua radiazione dall'albo.[22][23][24] Feltri ha reagito alla notizia affermando «Mi dispiace di non essere un prete pedofilo o almeno un semiprete omosessuale o un conduttore di sinistra, ma di essere semplicemente un giornalista che non può godere, quindi, della protezione dei vescovi, né diventare un martire dell'informazione». Tali affermazioni sono state severamente criticate dal quotidiano cattolico Avvenire.[25]
In settembre ha attaccato direttamente il presidente della Camera Gianfranco Fini per le sue aperture su voto amministrativo agli immigrati e testamento biologico, invitandolo a "rientrare nei ranghi", e provocando la seconda dissociazione da parte di Berlusconi[26]. Dopo un ulteriore attacco[27] il presidente Fini ha dato mandato al proprio avvocato Giulia Bongiorno di presentare querela contro lo stesso Feltri [27][28][29].
Sempre a settembre 2010, facendo un resoconto del suo anno come direttore, Feltri ha affermato di essere stato chiamato a ricoprire quell'incarico per risanare il deficit del Giornale, ammontante allora ad oltre 22 milioni di euro, di cui avrebbe contribuito a recuperare quasi 15 milioni. Ha continuato dicendo che per raggiungere simili risultati «è necessario fare un giornale di un certo tipo» e che ciò può anche non piacere; in quel caso era pronto a lasciare il suo posto di direttore senza problemi o polemiche.[30]
Il 24 settembre 2010 Feltri si è dimesso dalla carica di direttore del quotidiano Il Giornale per assumere quella di direttore editoriale. Al suo posto è andato Alessandro Sallusti, fino a quel momento condirettore.
L'11 novembre 2010 l'Ordine nazionale dei giornalisti ha ridotto da 6 a 3 mesi la sospensione che gli era stata inflitta il 25 marzo dello stesso anno dal Consiglio dell'ordine dei Giornalisti della Lombardia.[31]
Ritorno a Libero (2011) [modifica]
Il 21 dicembre 2010 Feltri ha lasciato di nuovo il Giornale per assumere il ruolo di direttore editoriale di Libero al fianco del vecchio collega Maurizio Belpietro, confermato direttore responsabile [32]. I due giornalisti hanno acquistato il 10% ciascuno della società editrice. Nonostante posseggano una quota di minoranza, la gestione del giornale è stata affidata a loro. Grazie a una serie di patti parasociali, Feltri e Belpietro avranno anche la maggioranza nel consiglio di amministrazione [33]
Vicende giudiziarie [modifica]
Nel giugno 1997 Feltri è stato condannato in primo grado dal tribunale di Monza con Gianluigi Nuzzi, per diffamazione a mezzo stampa nei confronti di Antonio Di Pietro, per un articolo comparso sul Il Giornale il 30 gennaio 1996, in cui si sosteneva che negli anni di Mani Pulite "i verbali finivano direttamente in edicola e soprattutto all'Espresso".[34].
Nel gennaio 2003 è stato condannato dal tribunale di Roma, insieme a Paolo Giordano, su richiesta di Francesco De Gregori, per avere travisato il pensiero del cantautore su Togliatti e sul PCI in un'intervista del 1997 pubblicata sul Il Giornale, di cui Feltri era direttore[35].
Il 14 febbraio 2006 è condannato dal giudice monocratico di Bologna, Letizio Magliaro, ad un anno e sei mesi di carcere per diffamazione nei confronti del senatore Ds Gerardo Chiaromonte (scomparso nel 1993). La condanna si riferisce ad un articolo comparso sul Quotidiano Nazionale alla fine degli anni '90, secondo il quale il nome del senatore compariva nel dossier Mitrokhin.[36]
Il 2 luglio 2007 è assolto dalla quinta sezione penale della Corte di Cassazione dall'accusa di diffamazione nei confronti dell'ex PM Gherardo Colombo per un editoriale pubblicato su Il Giorno nel 1999, nel quale, in contraddizione con quanto affermato dallo stesso Feltri ne Il Giornale del 25 novembre 1994 (non ho mai scritto che Di Pietro e colleghi hanno graziato il Pds: che prove avrei per affermare una cosa simile?), si accusava il pool di Mani Pulite di aver svolto indagini esclusivamente su Silvio Berlusconi e non più sugli ex comunisti. La sentenza di assoluzione si riferisce al diritto di critica garantito dall'articolo 21 della Costituzione della Repubblica italiana.[37]
Il 7 agosto 2007 è condannato assieme a Francobaldo Chiocci e alla società Europea di Edizioni spa dalla Corte di Cassazione a versare un risarcimento di 45 mila euro in favore di Rosario Bentivegna, uno degli autori dell'attacco di via Rasella, per il reato di diffamazione. Il quotidiano Il Giornale aveva pubblicato alcuni articoli, tra i quali un editoriale di Feltri, nei quali Bentivegna era stato paragonato a Erich Priebke.[38]
Altre attività [modifica]
Insieme con Furio Colombo, Vittorio Feltri è autore di Fascismo e antifascismo, un libro uscito nel novembre 1994 per l'editore Rizzoli.
Da qualche anno[non chiaro] partecipa ad una trasmissione, Pensieri e bamba, dove viene intervistato su argomenti di attualità, su Odeon TV il lunedì.
È intervenuto alla Giornata per la Coscienza degli Animali del 13 maggio 2010, esprimendo posizioni animaliste, in particolare contro la pesca sportiva ed in favore del vegetarismo.[39]
Opere [modifica]
Fascismo/antifascismo, con Furio Colombo, Milano, Rizzoli, 1994. ISBN 88-17-84378-4
Cento anni della nostra vita visti da Vittorio Feltri 1905-2004, con Renato Farina, Novara, De Agostini, 2004.
I presidenti d'Italia, Novara, De Agostini, 2006.
Sfacciati. Le caricature e gli sberleffi di Libero, con Benny, Milano, Libero, 2007.
Sesso, potere e intercettazioni ai tempi del Cav, con Daniela Santanchè, Milano, Libero, 2008.
Sfacciati 2. Le caricature e gli sberleffi di Libero, con Benny, Milano, Libero, 2008.
Bibliografia [modifica]
Paolo Ghezzi, La voce di Berlusconi. Vittorio Feltri e Il (suo) Giornale, Torino, Sonda, 1995. ISBN 88-7106-194-2
Luciana Baldrighi, Feltri racconta Feltri. Un'intervista, Milano, Sperling & Kupfer, 1997. ISBN 88-200-2413-6
Note [modifica]
^ Mariano Sabatini, Ci metto la firma!, Aliberti, 2009, pag. 87.
^ a b c d Vittorio Feltri, «Piccola storia del giornalismo», Libero, 13 giugno 2003.
^ Feltri e una mandria di bufale
^ Quel carabiniere non esiste
^ da l'Indipendente, 21 luglio 1993.
^ da l'Indipendente, 16 dicembre 1992.
^ dal Corriere della sera e La Stampa, 10 e 18 dicembre 1993.
^ Marco Travaglio, La scomparsa dei fatti, pag. 180.
^ 'Dovevo farlo, c'erano 35 querele' - Il Corriere della Sera, 9 novembre 1997
^ Vittorio Feltri, «La verità su Berlusconi editore», Libero, 1 aprile 2001.
^ Foto choc, Feltri radiato dai giornalisti
^ Ordine dei giornalisti - Decisioni, documenti e giurisprudenza dal 1996
^ Foto pedofilia, Feltri radiato dall'Ordine dei giornalisti
^ Il 'caso Feltri'
^ Immagini raccapriccianti e impressionanti, reato letto attraverso le sentenze dei giudici.
^ Bernardo Iovene. Il finanziamento quotidiano. RAI, trasmissione Report del 23 aprile 2006
^ beppegrillo.it. URL consultato il 30-01-2008.
^ I documenti di Panorama n. 19
^ Riformatori Liberali: Siamo l'anima libertaria della Cdl Blog di Benedetto Della Vedova, 14 ottobre 2006
^ Renato Farina radiato dall'Ordine. Ordine dei Giornalisti, 29 marzo 2007. URL consultato il 28-04-2008.
^ Boffo va al contrattacco "Contro di me una patacca"
^ Caso Boffo, Feltri sospeso Sei mesi fuori dall'Ordine. Repubblica.it, 26-03-2010
^ Caso Boffo-Feltri: le ragioni della sospensione "Ha intaccato la fiducia tra stampa e lettori". Repubblica.it, 26-03-2010
^ Feltri sospeso per il caso Boffo e per gli articoli dell'agente "Betulla". Corriere.it, 26-03-2010
^ Avvenire attacca Feltri: «Affermazioni di gravità intollerabile contro la Chiesa». Corriere.it, 27 marzo 2010
'^ Caso Fini, tensioni nel Pdl Berlusconi: «Io lo stimo» in Corriere della Sera'. 7 settembre 2009. URL consultato il 18 dicembre 2010.
^ a b Feltri richiama Fini e evoca dossier su An La Bongiorno: «Valutiamo azioni legali». Corsera.it, 14-09-2009. URL consultato il 14-09-2009.
^ Dossier a luci rosse, Fini "Presentata querela contro Feltri". Repubblica.it, 15-09-2009. URL consultato il 15-09-2009.
^ L'ex capo di An e le carte: nulla da temere. Corsera.it, 16 settembre 2009. URL consultato il 16 settembre 2009.
^ Feltri: se do fastidio me ne vado
^ Giornalisti: Feltri sospeso solo 3 mesi. ANSA.it, 14 novembre 2010. URL consultato il 14 novembre 2010.
^ Feltri e Belpietro diventano azionisti di «Libero» in Corriere della Sera. 17 dicembre 2010. URL consultato il 18 dicembre 2010.
^ Prima Comunicazione, dicembre 2010.
^ «Il 'Giornale' diffamò l'ex magistrato». La Repubblica, 14 giugno 1997. URL consultato in data 5 dicembre 2009.
^ «Feltri travisò la mia intervista De Gregori vince la causa». La Repubblica, 25 gennaio 2003. URL consultato in data 5 dicembre 2009.
^ Articolo comparso sul Corriere della Sera
^ Raccolta di lanci stampa sulla notizia
^ Articolo comparso su RaiNews24
^ Intervento tenuto da Vittorio Feltri alla Giornata per la Coscienza degli Animali del 13 maggio 2010
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giovedì 13 gennaio 2011

Peppino Impastato, una vita contro la mafia



Nasce a Cinisi il 5 gennaio 1948 da Felicia Bartolotta e Luigi Impastato. La famiglia Impastato è bene inserita negli ambienti mafiosi locali: si noti che una sorella di Luigi ha sposato il capomafia Cesare Manzella, considerato uno dei boss che individuarono nei traffici di droga il nuovo terreno di accumulazione di denaro. Frequenta il Liceo Classico di Partinico ed appartiene a quegli anni il suo avvicinamento alla politica, particolarmente al PSIUP, formazione politica nata dopo l'ingresso del PSI nei governi di centro-sinistra. Assieme ad altri giovani fonda un giornale, "L'Idea socialista" che, dopo alcuni numeri, sarà sequestrato: di particolare interesse un servizio di Peppino sulla "Marcia della protesta e della pace" organizzata da Danilo Dolci nel marzo del 1967: il rapporto con Danilo, sia pure episodico, lascia un notevole segno nella formazione politica di Peppino. In una breve nota biografica Peppino scrive:
"Arrivai alla politica nel lontano novembre del '65, su basi puramente emozionali: a partire cioè da una mia esigenza di reagire ad una condizione familiare ormai divenuta insostenibile. Mio padre, capo del piccolo clan e membro di un clan più vasto, con connotati ideologici tipici di una civiltà tardo-contadina e preindustriale, aveva concentrato tutti i suoi sforzi, sin dalla mia nascita, nel tentativo di impormi le sue scelte e il suo codice comportamentale. E' riuscito soltanto a tagliarmi ogni canale di comunicazione affettiva e compromettere definitivamente ogni possibilità di espansione lineare della mia soggettività. Approdai al PSIUP con la rabbia e la disperazione di chi, al tempo stesso, vuole rompere tutto e cerca protezione. Creammo un forte nucleo giovanile, fondammo un giornale e un movimento d'opinione, finimmo in tribunale e su tutti i giornali. Lasciai il PSIUP due anni dopo, quando d'autorità fu sciolta la Federazione Giovanile. Erano i tempi della rivoluzione culturale e del "Che". Il '68 mi prese quasi alla sprovvista. Partecipai disordinatamente alle lotte studentesche e alle prime occupazioni. Poi l'adesione, ancora na volta su un piano più emozionale che politico, alle tesi di uno dei tanti gruppi marxisti-leninisti, la Lega. Le lotte di Punta Raisi e lo straordinario movimento di massa che si è riusciti a costruirvi attorno. E' stato anche un periodo, delle dispute sul partito e sulla concezione e costruzione del partito: un momento di straordinario e affascinante processo di approfondimento teorico. Alla fine di quell'anno l'adesione ad uno dei due tronconi, quello maggioritario, del PCD'I ml.- il bisogno di un minimo di struttura organizzativa alle spalle (bisogno di protezione ), è stato molto forte. Passavo, con continuità ininterrotta da fasi di cupa disperazione a momenti di autentica esaltazione e capacità creativa: la costruzione di un vastissimo movimento d'opinione a livello giovanile, il proliferare delle sedi di partito nella zona, le prime esperienze di lotta di quartiere, stavano lì a dimostrarlo. Ma io mi allontanavo sempre più dalla realtà, diventava sempre più difficile stabilire un rapporto lineare col mondo esterno, mi racchiudevo sempre più in me stesso. Mi caratterizzava sempre più una grande paura di tutto e di tutti e al tempo stesso una voglia quasi incontrollabile di aprirmi e costruire. Da un mese all'altro, da una settimana all'altra, diventava sempre più difficile riconoscermi. Per giorni e giorni non parlavo con nessuno, poi ritornavo a gioire, a riproporre: vivevo in uno stato di incontrollabile schizofrenia. E mi beccai i primi ammonimenti e la prima sospensione dal partito. Fui anche trasferito in un. altro posto a svolgere attività, ma non riuscii a resistere per più di una settimana: mi fu anche proposto di trasferirmi a Palermo, al Cantiere Navale: un pò di vicinanza con la Classe mi avrebbe giovato. Avevano ragione, ma rifiutai. Mi trascinai in seguito, per qualche mese, in preda all'alcool, sino alla primavera del '72 ( assassinio di Feltrinelli e campagna per le elezioni politiche anticipate ). Aderii, con l'entusiasmo che mi ha sempre caratterizzato, alla proposta del gruppo del "Manifesto": sentivo il bisogno di garanzie istituzionali: mi beccai soltanto la cocente delusione della sconfitta elettorale. Furono mesi di delusione e disimpegno: mi trovavo, di fatto, fuori dalla politica. Autunno '72. Inizia la sua attività il Circolo Ottobre a Palermo, vi aderisco e do il mio contributo.Mi avvicino a "Lotta Continua" e al suo processo di revisione critica delle precedenti posizioni spontaneistiche, particolarmente in rapporto ai consigli: una problematico che mi aveva particolarmente affascinato nelle tesi del "Manifesto" Conosco Mauro Rostagno : è un episodio centrale nella mia vita degli ultimi anni. Aderisco a "Lotta Continua" nell'estate del '73, partecipo a quasi tutte le riunioni di scuola-quadri dell'organizzazione, stringo sempre più o rapporti con Rostagno: rappresenta per me un compagno che mi dà garanzie e sicurezza: comincio ad aprirmi alle sue posizioni libertarie, mi avvicino alla problematica renudista. Si riparte con l'iniziativa politica a Cinisi, si apre una sede e si dà luogo a quella meravigliosa, anche se molto parziale, esperienza di organizzazione degli edili. L'inverno è freddo, la mia disperazione è tiepida. Parto militare: è quel periodo, peraltro molto breve, il termometro del mio stato emozionale: vivo 110 giorni di continuo stato di angoscia e in preda alla più incredibile mania di persecuzione"
Nel 1975 organizza il Circolo "Musica e Cultura", un'associazione che promuove attività culturali e musicali e che diventa il principale punto di riferimento por i giovani di Cinisi. All'interno del Circolo trovano particolare spazio ìl "Collettivo Femminista" e il "Collettivo Antinucleare" Il tentativo di superare la crisi complessiva dei gruppi che si ispiravano alle idee della sinistra "rivoluzionaria" , verificatasi intorno al 1977 porta Giuseppe Impastato e il suo gruppo alla realizzazione di Radio Aut, un'emittente autofinanziata che indirizza i suoi sforzi e la sua scelta nel campo della controinformazione e soprattutto in quello della satira nei confronti della mafia e degli esponenti della politica locale. Nel 1978 partecipa con una lista che ha il simbolo di Democrazia Proletaria, alle elezioni comunali a Cinisi. Viene assassinato il 9 maggio 1978, qualche giorno prima delle elezioni e qualche giorno dopo l'esposizione di una documentata mostra fotografica sulla devastazione del territorio operata da speculatori e gruppi mafiosi: il suo corpo è dilaniato da una carica di tritolo posta sui binari della linea ferrata Palermo-Trapani. Le indagini sono, in un primo tempo orientate sull'ipotesi di un attentato terroristico consumato dallo stesso Impastato, o, in subordine, di un suicidio "eclatante".Nel gennaio 1988 il Tribunale di Palermo invia una comunicazione giudiziaria a Badalamenti. Nel maggio del 1992 il Tribunale di Palermo decide l’archiviazione del “caso Impastato”, ribadendo la matrice mafiosa del delitto ma escludendo la possibilità di individuare i colpevoli e ipotizzando la possibile responsabilità dei mafiosi di Cinisi alleati dei “corleonesi”. Nel maggio del 1994 il Centro Impastato presenta un’istanza per la riapertura dell’inchiesta, accompagnata da una petizione popolare, chiedendo che venga interrogato sul delitto Impastato il nuovo collaboratore della giustizia Salvatore Palazzolo, affiliato alla mafia di Cinisi. Nel marzo del 1996 la madre, il fratello e il Centro Impastato presentano un esposto in cui chiedono di indagare su episodi non chiariti, riguardanti in particolare il comportamento dei carabinieri subito dopo il delitto. Nel giugno del 1996, in seguito alle dichiarazioni di Salvatore Palazzolo, che indica in Badalamenti il mandante dell’omicidio assieme al suo vice Vito Palazzolo, l’inchiesta viene formalmente riaperta. Nel novembre del 1997 viene emesso un ordine di cattura per Badalamenti, incriminato come mandante del delitto. Il 10 marzo 1999 si svolge l’udienza preliminare del processo contro Vito Palazzolo, mentre la posizione di Badalamenti viene stralciata. I familiari, il Centro Impastato, Rifondazione comunista, il Comune di Cinisi e l’Ordine dei giornalisti chiedono di costituirsi parte civile e la loro richiesta viene accolta. Il 23 novembre 1999 Gaetano Badalamenti rinuncia alla udienza preliminare e chiede il giudizio immediato. Nell’udienza del 26 gennaio 2000 la difesa di Vito Palazzolo chiede che si proceda con il rito abbreviato, mentre il processo contro Gaetano Badalamenti si svolgerà con il rito normale e in video-conferenza. Il 4 maggio, nel procedimento contro Palazzolo, e il 21 settembre, nel processo contro Badalamenti, vengono respinte le richieste di costituzione di parte civile del Centro Impastato, di Rifondazione comunista e dell’Ordine dei giornalisti.Nel 1998 presso la Commissione parlamentare antimafia si è costituito un Comitato sul caso Impastato e il 6 Dicembre 2000 è stata approvata una relazione sulle responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini.Il 5 marzo 2001 la Corte d'assise ha riconosciuto Vito Palazzolo colpevole e lo ha condannato a 30 anni di reclusione. L'11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti è stato condannato all'ergastolo. Badalamenti e Palazzolo sono successivamente deceduti.Il 7 dicembre 2004 è morta Felicia Bartolotta, madre di Peppino.
dal sito web http://www.peppinoimpastato.com/biografia.htm

Il Delitto Rostagno



Mauro Rostagno (Torino, 6 marzo 1942Lenzi di Valderice, 26 settembre 1988) è stato un sociologo e giornalista italiano. È stato uno dei fondatori del movimento politico Lotta Continua. Di umili origini piemontesi, muore a 46 anni in Sicilia, vittima di un agguato mafioso.[1]
Indice[nascondi]
1 Biografia
1.1 Le prime esperienze
1.2 Le contestazioni del '68
1.3 Da Lotta Continua a Macondo
1.4 Dagli "arancioni" alla Comunità Saman
1.5 Dal giornalismo di denuncia alla morte
1.5.1 Le ipotesi sull'omicidio
1.5.2 Il perché dell'ipotesi Calabresi
2 Note
3 Bibliografia
4 Filmografia
5 Voci correlate
6 Collegamenti esterni
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Biografia [modifica]
Le prime esperienze [modifica]
Figlio di genitori piemontesi, entrambi dipendenti Fiat. Cresciuto a Torino, in una casa popolare nella zona di corso Dante, nel 1960, a diciott'anni, si sposa con una ragazza poco più giovane di lui, dalla quale ha una bambina. Per tale motivo non riuscì subito a conseguire la ormai prossima maturità scientifica.
Dopo pochi mesi lascia la moglie e la prima figlia e si allontana dall'Italia. Si reca prima in Germania, poi in Inghilterra, dove si adatta a svolgere i mestieri più umili. Tornato in Italia, si stabilisce a Milano dove, presa la licenza liceale con il proposito di fare il giornalista, resta coinvolto in un clamoroso gesto di protesta, rischiando di essere investito da un tram mentre sotto il consolato spagnolo si contesta per la morte di un ragazzo ucciso in Spagna dal regime franchista. Questo gesto servirà a fargli capire che la militanza politica sarà attività fondamentale nella sua vita.[2]
Emigra nuovamente, questa volta in Francia, e si stabilisce a Parigi. L'esperienza transalpina, tuttavia, dura poco. Nel corso di una manifestazione giovanile, infatti, viene fermato dalla Polizia e successivamente espulso dalla Francia.
Le contestazioni del '68 [modifica]
A Trento si iscrive alla neonata facoltà di Sociologia, divenendo ben presto uno dei leader di punta del movimento degli studenti attivi a Trento. Insieme ad altri studenti quali Marco Boato, Renato Curcio, Mara Cagol, Marianella Pirzio Biroli, dal 1966 anima il movimento degli studenti dell' Università di Trento, e che culminerà nel 1968 con una pesante stagione di contestazioni. Da un lato si verificherà una esperienza irripetibile nel panorama accademico italiano, determinando una clamorosa rottura dei vecchi schemi didattici, d'altro lato condurrà molti dei suoi protagonisti all'estremismo di sinistra ed alla drammatica esperienza della lotta armata.
A confrontarsi con gli studenti del Movimento sono professori come Francesco Alberoni, Giorgio Galli, Beniamino Andreatta. Non mancano i momenti di tensione, le occupazioni della Facoltà, gli scontri con i missini e le Forze dell'ordine. La fase più creativa della contestazione lascia dunque ben presto il posto a momenti molto aspri.
Mauro, Marxista libertario, fu tra i fondatori del movimento Lotta Continua insieme ad Adriano Sofri, Guido Viale, Marco Boato, Giorgio Pietrostefani, Paolo Brogi, Enrico Deaglio nel 1969.
Nel 1970 Rostagno si laurea in sociologia con una tesi di gruppo su Rapporto tra partiti, sindacati e movimenti di massa in Germania, con una provocatoria discussione nonostante la quale consegue il massimo dei voti e la lode.
Da Lotta Continua a Macondo [modifica]
Dopo l'arresto di Marco Boato in seguito ad alcuni scontri con la polizia (successivamente verrà assolto con formula piena), Rostagno intensifica la propria attività di leader politico di estrema sinistra.
Si trasferisce a Palermo tra il 1972 e il 1975, dove gli viene conferito l'incarico di assistente nella cattedra di sociologia dell' Università di Palermo. In quegli anni si occupa di diffondere il movimento politico di Lotta Continua essendone il responsabile regionale.
Dopo lo scioglimento di Lotta Continua, alla fine del 1976, da lui fortemente voluto, ritorna a Milano ed è fra i fondatori del locale Macondo, un centro culturale che divenne punto di riferimento per l'estrema sinistra alternativa, fino a quando non venne chiuso dalla polizia nel febbraio 1978, per le attività legate a spaccio di sostanze stupefacenti.
Dagli "arancioni" alla Comunità Saman [modifica]
Dopo la chiusura del centro culturale Macondo sceglierà di recarsi in India insieme alla compagna Elisabetta Roveri, che è per tutti Chicca cioè una dolcissima ragazza milanese conosciuta nel 1970 all' università di Milano, ed alla loro figlia: Maddalena.
A Poona si unisce agli "arancioni di Bhagwan Shree Rajneesh (Osho)", prendendo nel 1979, dal suo Maestro il nome di Swami Anand Sanatano.
Nel 1981 fonda vicino a Trapani la “comunità Saman”, insieme a Francesco Cardella ed Elisabetta Chicca Roveri. All'inizio si tratta di una comune arancione, Centro di Meditazione di Osho, e successivamente diviene comunità terapeutica che si occupa tra l'altro del recupero di persone tossicodipendenti.
Durante questo periodo si avvicina al leader socialista Bettino Craxi, che sostiene le attività di “Saman” e degli amici di Rostagno e Cardella.
Dal giornalismo di denuncia alla morte [modifica]
Dalla metà degli anni '80 lavora come giornalista e conduttore anche per l'emittente televisiva locale Radio Tele Cine (RTC), dove in seguito si avvale della collaborazione anche di alcuni ragazzi della Saman. Attraverso la TV denuncia le collusioni tra mafia e politica locale.
Il 26 settembre 1988 paga la sua passione sociale e il suo coraggio con la vita: viene infatti assassinato per mano mafiosa, una sera, in un agguato in contrada Lenzi, a poche centinaia di metri dalla sede della Saman, all'interno della sua auto, una Fiat Duna DS bianca. Rostagno muore così all'età di 46 anni. Il delitto resterà impunito fino al maggio 2009, quando Vincenzo Virga, boss di secondo piano del trapanese, sarà destinatario di un ordinanza cautelare in carcere, con l'accusa di esserne il mandante.
Bettino Craxi e Claudio Martelli, quest'ultimo presente al funerale di Rostagno, indicarono subito la responsabilità della mafia nell'omicidio, ma nel 1996 la procura di Trapani reagì all'indicazione della pista mafiosa, accusando i due esponenti socialisti di voler depistare le indagini.
Le ipotesi sull'omicidio [modifica]
Il delitto mafioso fu la pista percorsa immediatamente dagli inquirenti (carabinieri e polizia) e dal magistrato Franco Messina. Sembrò suffragata dal ritrovamento, otto mesi dopo, del cadavere di un tecnico dell’Enel, Vincenzo Mastrantoni: costui era l’autista del boss mafioso Vincenzo Virga. Mastrantoni aveva tolto l'energia elettrica nella zona, la notte del delitto. Dopo anni, però, non essendoci stati riscontri attendibili, Messina ed il suo successore all'inchiesta, Massimo Palmeri, abbandonarono la pista mafiosa.
Fu percorsa una nuova strada e formulata una nuova ipotesi connessa al delitto del commissario Luigi Calabresi (vedi più avanti il paragrafo "Il perché dell'ipotesi Calabresi"). Anche in questo caso non si raccolsero prove certe.
La procura di Trapani, nel 1996, ipotizzò ancora che il delitto potesse essere maturato all'interno di Saman, per traffico di stupefacenti nella comunità, suscitando forti polemiche. Inviò mandati di cattura ad alcuni ospiti della comunità, individuati come esecutori materiali del delitto, a Cardella come mandante (che si rifugiò in Nicaragua) e alla Roveri, compagna di Rostagno, accusata di favoreggiamento. Anche questa pista fu poi abbandonata.
Francesco Cardella, in seguito, fu indicato come trafficante di armi. Una inquietante teoria, che vedrebbe la morte di Rostagno legata alla scoperta di un traffico d'armi con la Somalia, attraverso due ex dragamine della marina svedese acquistati dal Cardella per la Saman come sede "marina" della comunità, ma che spesso furono visti a Malta e, sembra, nel corno d'Africa. A Pizzolungo, a pochi chilometri da Trapani, nel 1985, tre anni prima della morte di Rostagno, il giudice Carlo Palermo, da pochi mesi in quella procura, dopo essere stato trasferito da Trento, dove indagava su un traffico d'armi, sfuggì a un attentato dinamitardo dove morirono una donna e i suoi due gemellini. Una pista che porta anche alla guerriglia Somala, ad Ilaria Alpi e all'agente del SISMI (i Servizi segreti militari italiani), il maresciallo Vincenzo Li Causi. Quest'ultimo operò in quegli anni per l'organizzazione Gladio a Trapani. Nel 1991 il Sismi lo aveva poi inviato ripetutamente in Somalia dove il 12 novembre 1993 morì in un agguato compiuto da banditi, come successe anche alla Alpi il 20 marzo 1994. In sintesi, l'ipotesi suggerisce che Rostagno avesse scoperto un traffico di armi in cui fosse coinvolto Cardella ed i Servizi deviati e volesse farne pubblica denuncia. Non furono mai trovate prove e si tornò nel 1998 ad indagare su Cosa nostra siciliana, ma non più al Palazzo di Giustizia trapanese, bensì alla DDA della Procura antimafia di Palermo, che iscrisse nel registro degli indagati l'allora latitante Vincenzo Virga.
Nel gennaio 2007 il giudice Antonio Ingroia ha chiesto l'archiviazione dell'inchiesta inerente alla pista mafiosa.
A fine 2007, appena trascorso il diciannovesimo anniversario dalla sua uccisione, uno spiraglio di luce iniziò a riflettere sull'oscurità dell'omicidio, infatti, varie associazioni promossero una raccolta di firme da inviare al Presidente della Repubblica per chiedere la riapertura delle indagini. Sono state raccolte 10.000 firme.
Il delitto è rimasto impunito fino al maggio 2009, quando a Vincenzo Virga, boss di primo piano del trapanese, è stato inviato un mandato di custodia cautelare in carcere, con l'accusa di esserne il mandante.
Il perché dell'ipotesi Calabresi [modifica]
Gli ultimi mesi di Rostagno: all'inizio del 1988 era andato a Trento per il ventennale della "rivoluzione studentesca del '68" e si era incontrato con alcuni ex compagni di militanza. Poi aveva ricevuto una comunicazione giudiziaria a suo carico. Il pentito "politico" Leonardo Marino, che si era allora autoaccusato dell’omicidio del commissario Luigi Calabresi, aveva tirato in ballo i dirigenti di Lotta Continua come mandanti dell’assassinio. Lotta Continua, nata da Potere Operaio nel 1969, fu costituita da un gruppo dirigente omogeneo fino al novembre del 1976, quando fu sciolta. I principali esponenti furono Rostagno, Adriano Sofri, Luigi Bobbio, Guido Viale, Marco Boato e poi Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani. La guerra tra Lotta Continua ed il commissario Luigi Calabresi era cominciata con la morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli (detto "Pino"), precipitato dalla finestra dell’ufficio del commissario la notte del 15 dicembre del 1969. La versione ufficiale fu "suicidio", ma Lotta Continua indicò come assassino Calabresi.
Ci fu un processo, intentato da Calabresi contro Lotta Continua, che non ebbe vincitori (la condanna a Lotta Continua per diffamazione arriverà solo dopo la morte del commissario, nell'ambito di un nuovo processo[3]). Lotta Continua si schierò apertamente contro la lotta armata, ma agli occhi della sinistra extraparlamentare Calabresi incarnava l'assassino protetto dal Sistema che non solo rimaneva impunito ma, anzi, faceva carriera. Movente perfetto per l'omicidio del commissario, poi avvenuto nel maggio del 1972.
Comunque, quell'estate del 1988, poco prima di essere ucciso, Rostagno ricevette un avviso di comparizione davanti ai giudici che indagavano sulla morte del commissario. Come reazione, si arrabbiò molto. Corse in redazione e dalla sua televisione trasmise un editoriale in cui, tirandosi fuori da ogni responsabilità, promise che avrebbe raccontato ai telespettatori del suo telegiornale, per filo e per segno, i termini dell'interrogatorio non appena il giudice lo avesse sentito.Commentò con amici e colleghi, con rabbia, più volte: "Marino è uno che nell'organizzazione non ha mai contato un ca..o. Ci perseguitano. È manovrato. Gli fanno dire quello che vogliono". "Anche i Servizi continuano a perseguitarmi". Poi la frase chiave che avrebbe portato i magistrati a valutare l’ipotesi Calabresi: "Mi hanno rotto i cogl...i! Non vedo l’ora di andare a raccontare un bel po’ di cosette".
Note [modifica]
^ fonte: Mauro Rostagno: prove tecniche per un mondo migliore
^ fonte: Mauro Rostagno: prove tecniche per un mondo migliore.
^ Articolo di Enrico Deaglio su Cuore, 5 luglio 1992: "Nel 1975 venne fatto un nuovo processo che si concluse con la condanna di Lotta Continua colpevole di aver diffamato il commissario Calabresi."
Bibliografia [modifica]
Mauro Rostagno, Macondo, con Claudio Castellacci, SugarCo, 1978.
Mauro Rostagno, Parole contro la mafia, a cura di Salvatore Mugno, Ravenna, C.V.U.R., 1992.
Sergio Di Cori, Delitto Rostagno Un teste Accusa, Re Nudo Edizioni & Macro Edizioni, Siena, 1997.
Attilio Bolzoni, Giuseppe D'Avanzo, Rostagno: un delitto tra amici, Milano, Mondadori, 1997.
Salvatore Mugno, Mauro Rostagno story. Un'esistenza policroma, Massari, Viterbo, 1998.
Salvatore Mugno, Mauro è vivo. L'omicidio Rostagno dieci anni dopo, un delitto impunito, Trapani, Coppola, 1998 (nuova ed. aggiornata, 2004).
Aldo Ricci, Il Tonto, Germano Edizioni, 2001
Carlo Lucarelli, Trapani, coppole e colletti bianchi in Storie di bande criminali, di mafie e di persone oneste, 1a ed. Einaudi, 2008. pp. 332-395 ISBN 978-88-06-19502-1
Antonella Mascali, Lotta civile.Contro le mafie e l'illegalità, Chiarelettere, 2009.
Nico Blunda, Marco Rizzo, Giuseppe Lo Bocchiaro, Mauro Rostagno: Prove tecniche per un mondo migliore, Becco Giallo, 2010.
Filmografia [modifica]
Documentario su Mauro Rostagno: "Una voce nel vento" regia di A.Castiglione, 2005
Vita e morte di Mauro Rostagno, Luci ed ombre di Gianni Lo Scalzo
Macondo a Milano 1977-78, di M.Sordillo, 2004,
Le due città, il '68 a Trento, di L. Pevarello, 2008.
Voci correlate [modifica]
Vittime di Cosa Nostra
Lotta Continua
Sessantotto
Collegamenti esterni [modifica]
Dedicato a Mauro Rostagno, di Francesco Genovese
Associazione Ciao Mauro
Associazione Saman
Centro studi Impastato
Quella notte che uccisero Mauro Rostagno
Alpi, Li Causi, Rostagno: intrecci sospetti, da Famiglia Cristiana n. 21/2000
Delitto Rostagno Un Teste Accusa. di Sergio Di Cori
Ricordare Rostagno. di Andrea Valcarenghi
Re Nudo
Portale Biografie
Portale Giornalismo
Portale Sociologia
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Mauro_Rostagno"
Categorie: Sociologi italiani Giornalisti italiani del XX secolo

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