Vittorio Feltri (
Bergamo,
25 giugno 1943) è un
giornalista italiano, attualmente direttore editoriale del quotidiano
Libero.
Indice[
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1 L'inizio della carriera giornalistica2 Direttore de L'Indipendente (1992-1994)3 Direttore de Il Giornale (1994-1997)4 Direttore de Il Borghese5 La parentesi al Gruppo Monti-Riffeser6 Direttore di Libero (2000-2009)7 Ritorno a Il Giornale (2009-2010)8 Ritorno a Libero (2011)9 Vicende giudiziarie10 Altre attività11 Opere12 Bibliografia13 Note14 Altri progetti//
L'inizio della carriera giornalistica [
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A diciannove anni, nel
1962, inizia a collaborare con
L'Eco di Bergamo, con l'incarico di recensire le prime visioni cinematografiche. Poi vince un concorso ed entra in un ente pubblico[
non chiaro]. Quando è già di ruolo lascia tutto per riprendere la carriera giornalistica
[1]. Si trasferisce a
Milano, dove viene assunto dal quotidiano
La Notte come praticante.
Nel
1974 Gino Palumbo lo chiama al
Corriere d'Informazione (edizione pomeridiana del
Corriere della Sera): dopo tre anni Feltri passa al
Corriere della Sera, allora diretto da
Piero Ottone.Dal
1983 è direttore di
Bergamo-oggi, ma l'anno successivo è richiamato al Corriere della Sera come inviato speciale (1984-89, direttore
Piero Ostellino).
Nel
1989 assume la direzione del settimanale
L'Europeo, portandolo da 78.000 a 140.000 copie - così afferma lo stesso Feltri
[2]. Sotto la sua direzione, l'Europeo pubblica l'intervista sul
rapimento di Aldo Moro a "Davide", descritto come carabiniere infiltrato nelle
BR, che rivela particolari eclatanti e scabrosi sul caso. Secondo
L'Espresso[3] e secondo Repubblica del
24 ottobre 1990 [4] l'intera vicenda sarebbe falsa e mai accaduta.
Direttore de L'Indipendente (1992-1994) [
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Nel
1992 sostituisce
Ricardo Franco Levi alla direzione de
l'Indipendente, in grave crisi di vendite. Feltri rilancia il giornale e ne fa un quotidiano di successo, cavalcando lo sdegno popolare a seguito dell'inchiesta
Mani pulite:
« Ammesso e non concesso che un magistrato abbia sbagliato, ecceduto, ciò non deve autorizzare i ladri e i tifosi dei ladri... gli avvoltoi del garantismo... a gettare anche la più piccola ombra sulla lodevole e mai sufficientemente applaudita attività dei
Borrelli e dei
Di Pietro.
[5] »
concentrando più volte i suoi attacchi sulla figura dell'allora segretario
socialista Bettino Craxi:
« Mai provvedimento giudiziario fu più popolare, più atteso, quasi liberatorio di questo firmato contro Craxi (il primo avviso di garanzia, nda) ... Di Pietro non si è lasciato intimidire dalle critiche, dalle minacce di mezzo mondo politico (diciamo pure del regime putrido di cui l'appesantito Bettino è campione suonato)... Ha colpito senza fretta, nessuna impazienza di finire sui giornali per raccogliere altra gloria. Craxi ha commesso l'errore... di spacciare i compagni suicidi (per la vergogna di essere stati colti con le mani nel sacco) come vittime di complotti antisocialisti... È una menzogna, onorevole!
[6] »
Nell'aprile
1993 conosce
Silvio Berlusconi; il Cavaliere gli propone di entrare in
Fininvest, ma Feltri rifiuta[
senza fonte]. Nel corso dell'anno l'Indipendente sale oltre le 120.000 copie, superando anche il concorrente diretto
Il Giornale.
Direttore de Il Giornale (1994-1997) [
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Nel dicembre
1993 Feltri dichiara
« A
Montanelli invidio tutto tranne che Il Giornale. In fondo l'Indipendente continua a guadagnar copie, non c'è motivo perché io lo debba lasciare... Io al Giornale? Ma che cretinata. Berlusconi non m'ha offerto neppure un posto da correttore di bozze. M'incazzo all'idea che io, proprio io, sembro voler fare la forca a
Montanelli. Io qui a l'Indipendente, mi diverto, guadagno copie, faccio il padrone e il politico. Mi spiegate perché devo fare certe cazzate? A carico di
Montanelli, poi...
[7] »
Nel gennaio
1994, Feltri viene contattato da
Paolo Berlusconi, editore de Il Giornale, che gli offre la direzione del quotidiano - direzione che
Indro Montanelli ha deciso di lasciare. Feltri accetta e rimane al Giornale per 4 anni, durante i quali riporta il quotidiano in auge, da 130.000 a 250.000 copie.
Nello stesso periodo, Feltri cura una rubrica sul settimanale
Panorama, collabora con
Il Foglio di
Giuliano Ferrara e con altre testate nazionali, tra cui
Il Messaggero e
Il Gazzettino.
L'
8 novembre 1997, dopo aver ricevuto 35 querele, smentisce quanto scritto fino ad allora dal Giornale contro
Antonio Di Pietro, definendole notizie pubblicate a puro scopo elettorale
[8][9]Nel dicembre
1997 Feltri si dimette dopo il clamoroso articolo a favore di
Antonio Di Pietro, proprio mentre Il Giornale era giunto ai suoi massimi livelli (250.000 copie)
[2]. Feltri spiega perché ha lasciato la direzione de Il Giornale:
« Quando capii che la famiglia Berlusconi aveva bisogno del direttore di un quotidiano di partito, non potei più rimanere. Non è un mestiere che so fare.
[2] »
Complessivamente, sui quattro anni trascorsi in via G. Negri, ricorda:
« Con
Paolo ci siamo lasciati male. Metà
Forza Italia mi detestava perché dirigevo Il Giornale a modo mio: tra l'altro dicevano che gridavo. A Silvio Berlusconi sto sulle balle perché una volta lo difendo e una volta lo punzecchio. Se non gli stessi sulle balle mi chiederei dove ho sbagliato! Sono stato ben pagato e Paolo ha rispettato in pieno la mia autonomia. Ma se Il Giornale non è morto una ragione ci sarà e ne ho tenuto conto nella parcella.
[10] »
Direttore de Il Borghese [
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Il
1º settembre 1998 assume la direzione de
Il Borghese, il settimanale fondato da
Leo Longanesi e che fu diretto da
Mario Tedeschi. L'obiettivo è di rilanciare il periodico, trasformandolo nel settimanale dei lettori che fanno riferimento al centrodestra. Il progetto però non decolla.
La parentesi al Gruppo Monti-Riffeser [
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Il
1º giugno 1999 è direttore editoriale del Gruppo Monti-Riffeser.
Il
1º agosto 1999 è direttore editoriale del
Quotidiano Nazionale, testata che comprende i giornali di proprietà del gruppo:
Il Resto del Carlino,
La Nazione e
Il Giorno.
A fine febbraio
2000 lascia l'incarico per dedicarsi alla fondazione di un nuovo quotidiano. Il nome provvisorio è Il Giornale libero.
Direttore di Libero (2000-2009) [
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Il
18 luglio 2000 fonda
Libero, giornale quotidiano indipendente di orientamento liberale-conservatore. Feltri ne è anche direttore ed editore per 9 anni, fino alle dimissioni del
30 luglio 2009.
Sulla sua creatura ha dichiarato:
« Quando siamo partiti, il 18 luglio del 2000, dominava la noia [presso il pubblico dei lettori]. Qualcuno, confidando nel mio passato, si è deciso ad acquistarci proprio per superare la noia, forse sperando che inventassi chissà cosa. Abbiamo drizzato le antenne. Ora il nostro Paese è attraversato dal desiderio di identità e di sicurezza. Cerchiamo di dar voce a questo e di chiamare i politici a rispondere su questi temi assai più che sulle loro beghe di giustizia
[2] »
Libero, uscito per la prima volta in edicola il
18 luglio 2000, è molto vicino alle opinioni politiche del
centro-destra, ma non lesina critiche contro di esso. Lo stile del giornale è sarcastico, pungente e «politicamente scorretto»: si utilizzano talvolta termini gergali per raccontare i fatti della politica e per descrivere i politici. Il giornale in pochi anni passa da una tiratura di 70.000 copie a 220.000.
Il
21 novembre 2000[11] Feltri viene radiato dall'albo dei giornalisti con delibera del Consiglio dell'
Ordine dei giornalisti della
Lombardia presa (all'unanimità). Il fatto contestato è la «pubblicazione alla pagina 3 dell’edizione del 29 settembre 2000 del quotidiano di sette fotografie impressionanti e raccapriccianti di bambini ricavate da un sito pornografico reso disponibile dai pedofili russi e di una Deontologia - Minori e soggetti deboli 519 ottava fotografia a pagina 4 (raffigurante una scena di violenza tratta dai video di pedofilia sequestrati dalla magistratura), fotografie che appaiono tutte contrarie al buon costume e tali, illustrando particolari raccapriccianti e impressionanti, da poter turbare il comune sentimento della morale e l’ordine familiare».
[12][13] Nel febbraio del 2003 l'Ordine Nazionale dei giornalisti di Roma annulla il provvedimento di radiazione che era stato preso a Milano e lo converte in censura
[14][15].
Nel 2003 il quotidiano Libero ha ricevuto dallo Stato 5.371.000 euro come finanziamento agli organi di partito
[16]. Libero era registrato all'epoca come organo del Movimento Monarchico Italiano, poi trasformato in cooperativa per ottenere i contributi per l'editoria elargiti alle testate edite da cooperative di giornalisti, a fine dicembre 2006 diventava
srl. In seguito è stata creata una
fondazione ONLUS per controllare la s.r.l. e , di conseguenza, il quotidiano, in modo da continuare a percepire i contributi in quanto edito da fondazione
[17].
Nel marzo
2005 Libero ha lanciato una raccolta di firme affinché il
Presidente della Repubblica nominasse
Oriana Fallaci senatore a vita. Sono state raccolte 75.000 firme
[18].
Libero simpatizza per la posizione del movimento dei
Riformatori Liberali di
Benedetto Della Vedova. Vittorio Feltri è uno dei firmatari del manifesto promosso dalla minoranza radicale che da aprile 2006 è alleata del centro-destra
[19].
Dal gennaio
2007 al
15 luglio 2008, direttore responsabile di Libero diviene
Alessandro Sallusti, con Feltri direttore editoriale. Nel 2007 il vicedirettore di Libero
Renato Farina, con Feltri dalla fondazione del giornale, viene radiato dall'Ordine dei Giornalisti per avere collaborato con i Servizi segreti italiani fornendo informazioni e pubblicando su Libero notizie in cambio di denaro.
[20]Feltri curava anche, assieme a
Renato Brunetta, la collana di libri "
manuali di conversazione politica", periodicamente allegati al quotidiano.
Ritorno a Il Giornale (2009-2010) [
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Il
21 agosto 2009 ha assunto nuovamente la carica di direttore responsabile de
Il Giornale, subentrando a
Mario Giordano. Ha firmato il numero in edicola il giorno successivo.
Negli ultimi giorni di agosto 2009 ha intrapreso un duro attacco a
Dino Boffo, direttore del quotidiano
Avvenire, facendo leva su accuse di molestie sessuali basate su documenti di dubbia autenticità, suscitando la reazione sdegnata della
CEI[21], fino a provocare le dimissioni dello stesso Boffo.
Il
25 marzo 2010 il Consiglio dell'ordine dei Giornalisti della Lombardia ha sospeso Vittorio Feltri dall'albo professionale per sei mesi, quale sanzione per il caso Boffo e per gli articoli firmati da
Renato Farina pubblicati successivamente alla sua radiazione dall'albo.
[22][23][24] Feltri ha reagito alla notizia affermando «Mi dispiace di non essere un prete pedofilo o almeno un semiprete omosessuale o un conduttore di sinistra, ma di essere semplicemente un giornalista che non può godere, quindi, della protezione dei vescovi, né diventare un martire dell'informazione». Tali affermazioni sono state severamente criticate dal quotidiano cattolico Avvenire.
[25]In settembre ha attaccato direttamente il presidente della Camera
Gianfranco Fini per le sue aperture su voto amministrativo agli immigrati e testamento biologico, invitandolo a "rientrare nei ranghi", e provocando la seconda dissociazione da parte di
Berlusconi[26]. Dopo un ulteriore attacco
[27] il presidente Fini ha dato mandato al proprio avvocato
Giulia Bongiorno di presentare querela contro lo stesso Feltri
[27][28][29].
Sempre a settembre
2010, facendo un resoconto del suo anno come direttore, Feltri ha affermato di essere stato chiamato a ricoprire quell'incarico per risanare il deficit del
Giornale, ammontante allora ad oltre 22 milioni di euro, di cui avrebbe contribuito a recuperare quasi 15 milioni. Ha continuato dicendo che per raggiungere simili risultati «è necessario fare un giornale di un certo tipo» e che ciò può anche non piacere; in quel caso era pronto a lasciare il suo posto di direttore senza problemi o polemiche.
[30]Il
24 settembre 2010 Feltri si è dimesso dalla carica di direttore del quotidiano
Il Giornale per assumere quella di direttore editoriale. Al suo posto è andato
Alessandro Sallusti, fino a quel momento condirettore.
L'
11 novembre 2010 l'
Ordine nazionale dei giornalisti ha ridotto da 6 a 3 mesi la sospensione che gli era stata inflitta il
25 marzo dello stesso anno dal Consiglio dell'ordine dei Giornalisti della Lombardia.
[31]Ritorno a Libero (2011) [
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Il
21 dicembre 2010 Feltri ha lasciato di nuovo
il Giornale per assumere il ruolo di direttore editoriale di
Libero al fianco del vecchio collega
Maurizio Belpietro, confermato direttore responsabile
[32]. I due giornalisti hanno acquistato il 10% ciascuno della società editrice. Nonostante posseggano una quota di minoranza, la gestione del giornale è stata affidata a loro. Grazie a una serie di
patti parasociali, Feltri e Belpietro avranno anche la maggioranza nel consiglio di amministrazione
[33]Vicende giudiziarie [
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Nel giugno
1997 Feltri è stato condannato in primo grado dal tribunale di Monza con Gianluigi Nuzzi, per diffamazione a mezzo stampa nei confronti di
Antonio Di Pietro, per un articolo comparso sul Il Giornale il
30 gennaio 1996, in cui si sosteneva che negli anni di Mani Pulite "i verbali finivano direttamente in edicola e soprattutto all'Espresso".
[34].
Nel gennaio
2003 è stato condannato dal tribunale di Roma, insieme a
Paolo Giordano, su richiesta di
Francesco De Gregori, per avere travisato il pensiero del cantautore su
Togliatti e sul
PCI in un'intervista del 1997 pubblicata sul Il Giornale, di cui Feltri era direttore
[35].
Il
14 febbraio 2006 è condannato dal giudice monocratico di Bologna, Letizio Magliaro, ad un anno e sei mesi di carcere per diffamazione nei confronti del senatore Ds
Gerardo Chiaromonte (scomparso nel 1993). La condanna si riferisce ad un articolo comparso sul
Quotidiano Nazionale alla fine degli anni '90, secondo il quale il nome del senatore compariva nel
dossier Mitrokhin.
[36]Il
2 luglio 2007 è assolto dalla quinta sezione penale della
Corte di Cassazione dall'accusa di diffamazione nei confronti dell'ex
PM Gherardo Colombo per un editoriale pubblicato su
Il Giorno nel 1999, nel quale, in contraddizione con quanto affermato dallo stesso Feltri ne Il Giornale del 25 novembre 1994 (non ho mai scritto che Di Pietro e colleghi hanno graziato il Pds: che prove avrei per affermare una cosa simile?), si accusava il pool di
Mani Pulite di aver svolto indagini esclusivamente su
Silvio Berlusconi e non più sugli ex comunisti. La sentenza di assoluzione si riferisce al diritto di critica garantito dall'articolo 21 della
Costituzione della Repubblica italiana.
[37]Il
7 agosto 2007 è condannato assieme a Francobaldo Chiocci e alla società Europea di Edizioni spa dalla
Corte di Cassazione a versare un risarcimento di 45 mila euro in favore di
Rosario Bentivegna, uno degli autori dell'
attacco di via Rasella, per il reato di diffamazione. Il quotidiano
Il Giornale aveva pubblicato alcuni articoli, tra i quali un editoriale di Feltri, nei quali Bentivegna era stato paragonato a
Erich Priebke.
[38]Altre attività [
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Insieme con
Furio Colombo, Vittorio Feltri è autore di Fascismo e antifascismo, un libro uscito nel novembre 1994 per l'editore
Rizzoli.
Da qualche anno[
non chiaro] partecipa ad una trasmissione, Pensieri e bamba, dove viene intervistato su argomenti di attualità, su
Odeon TV il lunedì.
È intervenuto alla Giornata per la Coscienza degli Animali del 13 maggio 2010, esprimendo posizioni
animaliste, in particolare contro la
pesca sportiva ed in favore del
vegetarismo.
[39]Opere [
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Fascismo/antifascismo, con
Furio Colombo, Milano, Rizzoli, 1994.
ISBN 88-17-84378-4Cento anni della nostra vita visti da Vittorio Feltri 1905-2004, con
Renato Farina, Novara, De Agostini, 2004.
I presidenti d'Italia, Novara, De Agostini, 2006.
Sfacciati. Le caricature e gli sberleffi di Libero, con Benny, Milano, Libero, 2007.
Sesso, potere e intercettazioni ai tempi del Cav, con
Daniela Santanchè, Milano, Libero, 2008.
Sfacciati 2. Le caricature e gli sberleffi di Libero, con Benny, Milano, Libero, 2008.
Bibliografia [
modifica]
Paolo Ghezzi, La voce di Berlusconi. Vittorio Feltri e Il (suo) Giornale, Torino, Sonda, 1995.
ISBN 88-7106-194-2Luciana Baldrighi, Feltri racconta Feltri. Un'intervista, Milano, Sperling & Kupfer, 1997.
ISBN 88-200-2413-6Note [
modifica]
^ Mariano Sabatini, Ci metto la firma!, Aliberti, 2009, pag. 87.
^
a b c d Vittorio Feltri, «Piccola storia del giornalismo», Libero, 13 giugno 2003.
^ Feltri e una mandria di bufale^ Quel carabiniere non esiste^ da l'Indipendente, 21 luglio 1993.
^ da l'Indipendente, 16 dicembre 1992.
^ dal Corriere della sera e La Stampa, 10 e 18 dicembre 1993.
^ Marco Travaglio,
La scomparsa dei fatti, pag. 180.
^ 'Dovevo farlo, c'erano 35 querele' - Il Corriere della Sera, 9 novembre 1997^ Vittorio Feltri, «La verità su Berlusconi editore», Libero, 1 aprile 2001.
^ Foto choc, Feltri radiato dai giornalisti^ Ordine dei giornalisti - Decisioni, documenti e giurisprudenza dal 1996^ Foto pedofilia, Feltri radiato dall'Ordine dei giornalisti^ Il 'caso Feltri'^ Immagini raccapriccianti e impressionanti, reato letto attraverso le sentenze dei giudici.^ Bernardo Iovene.
Il finanziamento quotidiano.
RAI, trasmissione
Report del 23 aprile 2006
^ beppegrillo.it. URL consultato il 30-01-2008.
^ I documenti di Panorama n. 19
^ Riformatori Liberali: Siamo l'anima libertaria della Cdl Blog di
Benedetto Della Vedova,
14 ottobre 2006^ Renato Farina radiato dall'Ordine.
Ordine dei Giornalisti,
29 marzo 2007. URL consultato il 28-04-2008.
^ Boffo va al contrattacco "Contro di me una patacca"^ Caso Boffo, Feltri sospeso Sei mesi fuori dall'Ordine. Repubblica.it, 26-03-2010
^ Caso Boffo-Feltri: le ragioni della sospensione "Ha intaccato la fiducia tra stampa e lettori". Repubblica.it, 26-03-2010
^ Feltri sospeso per il caso Boffo e per gli articoli dell'agente "Betulla". Corriere.it, 26-03-2010
^ Avvenire attacca Feltri: «Affermazioni di gravità intollerabile contro la Chiesa». Corriere.it, 27 marzo 2010
'^ Caso Fini, tensioni nel Pdl Berlusconi: «Io lo stimo» in Corriere della Sera'. 7 settembre 2009. URL consultato il 18 dicembre 2010.
^
a b Feltri richiama Fini e evoca dossier su An La Bongiorno: «Valutiamo azioni legali». Corsera.it, 14-09-2009. URL consultato il 14-09-2009.
^ Dossier a luci rosse, Fini "Presentata querela contro Feltri". Repubblica.it, 15-09-2009. URL consultato il 15-09-2009.
^ L'ex capo di An e le carte: nulla da temere. Corsera.it, 16 settembre 2009. URL consultato il 16 settembre 2009.
^ Feltri: se do fastidio me ne vado^ Giornalisti: Feltri sospeso solo 3 mesi. ANSA.it, 14 novembre 2010. URL consultato il 14 novembre 2010.
^ Feltri e Belpietro diventano azionisti di «Libero» in Corriere della Sera. 17 dicembre 2010. URL consultato il 18 dicembre 2010.
^ Prima Comunicazione, dicembre 2010.
^ «Il 'Giornale' diffamò l'ex magistrato». La Repubblica, 14 giugno 1997. URL consultato in data 5 dicembre 2009.
^ «Feltri travisò la mia intervista De Gregori vince la causa». La Repubblica, 25 gennaio 2003. URL consultato in data 5 dicembre 2009.
^ Articolo comparso sul Corriere della Sera^ Raccolta di lanci stampa sulla notizia^ Articolo comparso su RaiNews24^ Intervento tenuto da Vittorio Feltri alla Giornata per la Coscienza degli Animali del 13 maggio 2010Altri progetti [
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