Pietro Berti

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VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

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Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam

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mercoledì 16 febbraio 2011

FLI: Bocchino alla guida di Futuro e Libertà. Senatori in fuga da FLI



I senatori prendono a sberle Fini: è a fine corsa
di Salvatore Tramontano
Il Terzo polo è già nei guai: il capogruppo a Palazzo Madama Viespoli si dimette contro la linea imposta dal leeader, che ha affidato il partito a Bocchino. Ma gli altri lo rieleggono: "Garantirà il posizionamento nel centrodestra". BLOG
L'utima giravolta di Gianfry: parla come Di Pietro di Alberto Taliani
La battuta che circola in queste ore è una sferzata sul destino politico di Gianfranco Fini: non si è mai visto un partito perdere voti il giorno del suo congresso costitutivo. I sondaggi dicono che Futuro e libertà è sceso al 3,7 per cento. I dati sembrano perfino troppo ottimistici. Quella che doveva essere la destra che piace alla sinistra è un aborto. Si incontrano, si battezzano, il capo sceglie come profeta il suo uomo più antipatico, e il Fli è già sbrindellato. Le colombe volano via e organizzano la diaspora dei dissidenti. Si sono rese conto che il Pdl era un porto meno circense. Prima sono fuggiti gli intellettuali, ora tocca a gente come Urso e Viespoli. Nessuno si fida più di Fini. Non capiscono come si possa lasciare il partito in mano alle furbate di Bocchino e al fondamentalismo di Granata. Sono delusi, rammaricati, con (...) (...) una buona dose di rimpianti negli occhi e l’amarezza di chi per Gianfranco ha scommesso una carriera politica. Il risultato è imbarazzante.Il Fli ha perso tutte le battaglie. È stato frettoloso nelle scelte. Ha provato a sfiduciare il governo senza avere in tasca i numeri ma con un’arroganza senza giustificazioni. Si sono fatti usare, inebriati dagli applausi che arrivavano dai salotti di sinistra e dalla benedizione fatale di Repubblica. Quando si sono accorti di essere solo uno strumento era troppo tardi. Gli applausi ai finiani erano gli stessi regalati a Spatuzza o al figlio di Ciancimino. Poi le luci si sono spente e il Fli è apparso quello che è, un partito marginale, con la sola prospettiva di fare la ruota di scorta a Casini. I finiani come servi sciocchi dell’Udc. Niente di più o di meno dell’Api di Rutelli.Fini non ascolta. Agli uomini della diaspora risponde con un secco: «Il Fli vuole rifondare il centrodestra. L’organigramma è in linea con questa volontà. Quindi tutti i rilievi sono infondati». Buonanotte. A questo punto ci sarà una guerra tra bande e dopo la scissione. Il prossimo congresso del Fli si farà in una cabina telefonica. L’alternativa è liberarsi di Fini e tornare a casa. Non sono pochi i dissidenti. La prova arriva dalla mossa, intelligente, di Pasquale Viespoli. Fini lo aveva nominato capogruppo a Palazzo Madama. Lui si è dimesso. Un quarto d’ora dopo è stato rieletto all’unanimità dai senatori. Quei quindici minuti cambiano tutto. Il Viespoli nominato da Fini è ostaggio del padroncino. Il Viespoli eletto risponde solo ai senatori. Particolare interessante: la linea politica di Viespoli non è la stessa di Fini. Il capogruppo ha avuto un mandato preciso: «Assicurare il posizionamento politico del partito nel centrodestra». Questo significa niente alleanze elettorali con il Pd. Non alle politiche e neppure alle amministrative. Le colombe fanno capire che si sentono di destra. Non sono diventati all’improvviso fondamentalisti dell’antiberlusconismo. Come ha detto un parlamentate post-finiano a Montecitorio: «Ci sarà una differenza tra il Fli e Di Pietro. Non basta un ordine per farci digerire Santoro».L’ingenuità dei finiani dissidenti è stata fidarsi di Fini, una giacca senza morale. La coerenza non gli appartiene. Non si fa scrupolo a restare incollato alla poltrona di presidente della Camera. Non finge neppure più di essere super partes e liquida con uno sguardo di disprezzo chi gli ricorda che è stato nominato da una maggioranza che ora vuole affossare. È lo stesso Fini che nel ’94, dopo il ribaltone, chiedeva le dimissioni di Irene Pivetti. Così: «La terza carica dello Stato deve essere super partes, non può dire ora non parlo come presidente della Camera. È stata eletta da coloro che ritiene irresponsabili, traditori e persino attentatori della democrazia. Se esprime giudizi netti e polemici senza mettere in dubbio che parla come singolo parlamentare o privato cittadino non può fare il presidente della Camera». Ma adesso anche i finiani sanno chi c’è sotto la maschera. La faccia di Fini ha questa fortuna: è senza memoria. Gli scivola tutto. fonte: http://www.ilgiornale.it/interni/i_senatori_prendono_sberle_fini_e_fine_corsa/fini-fli-terzo_polo-viespoli-guai-dimissioni-camera-presidente-gianfranco-senato-palazzo-madama/16-02-2011/articolo-id=506221-page=1-comments=1

Ai margini del Congresso FLI
di Rosario Amico Roxas
15 febbraio 2011 - Appare già un parto difficile, con complicazioni inattese, il tutto fornendo al cavaliere l’argomento che predilige, descrivendo le altrui difficoltà per nascondere le sue.Più che di divisione, parlerei di mancanza di chiarezza e di informazione, sia interna che esterna. Identificarsi come “partito di destra”, alternativo al “partito di sinistra” non porta da nessuna parte, e questo perché è svanito il concetto di destra e sinistra, anche perché, entrambi, si appoggiano al centro in un centro-sinistra e un centro-destra.
La gente, gli elettori, abbagliati dai media che fanno di tutto per disinformare, cose ne sanno di destra e di sinistra ? Il tentativo di attirare gli elettori dichiaratamente di destra, non basta per farli votare, perché la stragrande maggioranza non ha capito niente e così preferisce non votare.
L’’impressione ricevuta da questo congresso, addirittura fondativo, rimane quello di una mancanza di chiarezza, peggiorato dalle ambizioni di poltrone o incarichi. La gente non capisce o preferisce non capire, mentre le tante attese che erano state riposte nell’’azione di Fini, scemano come neve al sole.
Perché insistere con questo nostalgico impegno al richiamo di una destra che non esiste più, massacrata dagli interessi personale dell’’uomo che si è impadronito delle parole non conoscendo i contenuti ? Così come non esiste la sinistra, messa in ginocchio da un frazionismo fazioso e inconcludente, fatte salve pochissime eccezioni.
Mi piacerebbe molto un confronto approfondito tra Fini e Ventola, ne uscirebbe la documentazione di quanto sto scrivendo: che destra e sinistra non hanno più ragione di esistere se non nel codice della strada.
Se la destra si identifica con il capitalismo, allora è morta nell’e catombe del capitalismo; se la sinistra cerca di identificarsi, esclusivamente, con il sostegno alle classi più fragili e più povere, ha sbagliato secolo, ed oggi si riduce a sostenere “Anche i ricchi piangono” !Il capitalismo non è in crisi, perché il capitalismo e la crisi che si materializza nell’ ’accorpamento dei mezzi di produzione, per imporre consumi superflui destinati a vivere una brevissima vita effimera, ed esercitare lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, esasperando lo stato di necessità.
Il socialismo reale è finito con il muro di Berlino; lo ha resuscitato Berlusconi, ma solo per avere un nemico (già morto) da combattere, così è diventato una marionetta alla quale attribuire tutti gli aspetti negativi; ma in molti non sanno prenderne le distanze. C’è una sola collocazione possibile per guardare al futuro, che non è a destra né a sinistra, bensì “sopra”. Possiamo parlarne ? fonte: http://www.blogsicilia.it/blog/ai-margini-del-congresso-fli/31110/
Fli e l’irresistibile attrazione per la confusione
di Biagio Marzo

Nel momento peggiore della politica internazionale e nazionale si è costituito il partito di Futuro e Libertà. Tra il sommovimento inedito dnei paesi del Maghreb e la fase economica in cui si trova l’unione europea, nel congresso di Milano di Fli si è naturalmente parlato d’altro, come se quello che sta succedendo all’esterno non sono problemi che toccano direttamente l’Italia.Il Congresso costituente di Fli in ogni caso è terminato con molte ombre e poche luci, perché l’aver trasformato il movimento in partito, non significa aver trovato una strategia politica e una classe dirigente. Fli non ha avuto il successo sperato, perché non si capisce dove vorrebbe andare a parare tant’è che il vertice a cui dovrebbe essere affidato la guida del partito è uscito con le ossa rotte, tante erano le divisioni.Così la nuova destra alternativa al berlusconismo di cui Fini si è fatto promotore è una sorta di Araba Fenice. Fli sta a destra, ma è alleata con il terzo polo di Casini che non è bipolare e nemmeno per il sistema maggioritario. E’, inoltre, alternativo alla sinistra, ma non rifiuterebbe di stare nel governo simil Cln, per cacciare Berlusconi da Palazzo Chigi.Il Congresso di Milano non è stato una novità, ma solo un remake dei congressi che si svolgono nella seconda repubblica. Molto leaderismo e poca politica: come fosse svolto su un altro pianeta. Per evitare di personalizzare eccessivamente le assise, dal simbolo è stato cassato il nome del Presidente della camera, peraltro, per non superare la soglia decenza istituzionale.Naturale che Gianfranco Fini, eletto presidente del partito, per opportunità, essendo anche Presidente della camera, si è dimesso pro tempore della carica di partito. Non é tutto. L’avance lanciata da Fini a Berlusconi è talmente ingenua, facendogli perdere molta credibilità: dimissioni in contemporanea del Presidente della camera e del capo dello stato.Come se le due cariche avessero il medesimo valore politico e istituzionale. Comunque sia Fini farebbe bene a chiarirsi le idee, perché con quelle viste a tutt’oggi in circolazione farà flop e sarà messo nelle condizioni in cui Casini lo comanderà a bacchetta. Non è che Berlusconi non abbia pure lui tentato di farlo, ma alla fine la goccia a fatto traboccare il vaso.Oltretutto il Cav non è stato uno stinco di santo nei suoi confronti, nella fattispecie, ci riferiamo al caso politico. Troppo impolitico a non calcolare la reazione di Fini. A nostro avviso, l’aveva sottovalutato; non credeva che avesse tanto seguito all’interno del Pdl, da mettere a serio rischio la maggioranza.Nondimeno Fini ha molte colpe, che non sono quelle della casa di Montecarlo, bensì responsabilità di aver ordito la trama per farlo fuori. Alla lunga si sono dimostrati due personaggi che sono stato insieme più per necessità che per affinità elettive e politiche. Ora, nel momento più drammatico del Paese, tra i due si è aperto uno scontro all’ultimo sangue.Il clima politico con il Congresso di Fli, non è migliorato, anzi. E ciò era scontato, ma non era scontato che la situazione nel volgere di poche settimane finisse nelle mani di Napolitano e tanto meno di Berlusconi, ma in quelle del Procura di Milano. Il destino della legislatura si deciderà nel corso di questa settimana.E chi lo sta ripetendo un giorno sì e l’altro pure è Umberto Bossi La preoccupazione che diventando una sorta di incubo per Silvio Berlusconi è l’arrivo del provvedimento di interdizione dai pubblici uffici che potrebbe troncare, pro tempore, il suo esercizio di Presidente del consiglio.Un atto che potrebbe portare alle elezioni anticipate o peggio a un governo tecnico. Se per caso il processo Rubygate arrivasse a sentenza, i magistrati non farebbero sconto: l’interdizione dei pubblici uffici sarà, metaforicamente, la ghigliottina che i giacobini costruiranno in Piazza Montecitorio.

Bocchino alla guida di Futuro e Libertà: «Io, l’uomo della terza Repubblica»
Il leader dei finiani: «Il mio è un percorso in cui si sono rimescolate le carte dell’amicizia. Mi provoca dispiacere»
ROMA — Italo Bocchino, deputato. Sei anni fa l’abbiamo lasciata sconfitto da Antonio Bassolino alla regionali, oggi la ritroviamo alla guida di un partito nazionale, Futuro e Libertà. Cos’è accaduto? «La politica ti dà sempre un’altra possibilità, è bella per questo. Mai troppo nella polvere, mai troppo tra le stelle. Un saliscendi continuo, faticoso e appassionante».

E Bocchino quant’è cambiato, furia di scendere e salire?«Tanto, sei anni sono molti. Ho rinunciato alla politica sul territorio e mi sono dedicato a quella nazionale».
Il richiamo del potere?«Macché. Diciamo piuttosto la convinzione di voler creare un soggetto politico che diriga il cambiamento. Siamo vicini a una stagione simile a quella vissuta all’inizio degli anni Novanta».
Dice che è come Tangentopoli? «No. È il sistema che s’è involuto, il passaggio questa volta non sarà di natura giudiziaria».
Quale passaggio scusi? «Quello dalla seconda alla terza Repubblica. Non s’è accorto che è già iniziato? E noi di questa terza Repubblica siamo il primo partito». Italo Bocchino da Frignano (ma nato Napoli), classe, ’ 67, sposato, laurea in Giurisprudenza, è l’uomo che Gianfranco Fini ha scelto per guidare Fli prima di tornare a sedersi sullo scranno di presidente della Camera. Quando l’ho conosciuto (correva l’anno 1996, scrivevo per il Roma) andava a scuola di politica da Pinuccio Tatarella. «E i suoi insegnamenti li uso ancora tutti. Mi ha insegnato le regole del gioco».
Il «nuovo» Bocchino rimpiange qualcosa del «vecchio» Italo? «Il mio è stato un percorso in cui si sono rimescolate le carte dell’amicizia. Ecco, forse quello a volte mi provoca dispiacere».
Pensa a qualcuno in particolare? «Sono cresciuto con Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa. Oggi stanno dall’altra parte».
Be’, avrà qualche amico nuovo... «Fabio Granata, Flavia Perina, Carmelo Briguglio. Persone con le quali non avevo mai avuto rapporti o con le quali ero in disaccordo. E con cui oggi lavoro braccio a braccio».
E a Napoli? «Non ho mai avuto grandi rapporti con i vertici del Pdl. Il mio unico amico vero è Stefano Caldoro: ci conosciamo da vent’anni, e una delle telefonate più affettuose dopo la nomina l’ho ricevuta proprio da Stefano».
Cambiati gli amici. Cambiate anche letture, da quel 2005? «Devo dire che in sei anni ho divorato una quantità industriale di libri» . Quali? «Dovrei ricordarmi sei anni di letture? ».
Facciamo gli ultimi due libri. «Il saggio sul repubblicanesimo di Maurizio Viroli, sulla necessità di recuperare il patriottismo repubblicano. E quello sulla questione morale di Roberta De Monticelli: serve a capire che bisogna rimettere l’etica al centro del programma di governo».
Ecco, a proposito di programmi. Cos’è Futuro e libertà? «Un partito post-moderno, dove tutte le culture possono trovare spazio» . Suona generico... «Bene, allora diciamo che è un partito scopo. Le ideologie sono superate, ragioniamo per risultati da conseguire».
Altre caratteristiche? «È un partito giovanissimo, proiettato nel futuro: i nostri circoli sono pieni di ragazzi».
È tutto? «No. Questo è il primo partito dove ci si può iscrivere via internet e, con dieci euro, votare per i propri coordinatori cittadini, provinciali, regionali. Si può scegliere addirittura il presidente nazionale».
Bocchino non ha voce in capitolo? «Questa è la democrazia ai tempi del web. Se Caio si candida e lo votano tutti, vince anche se il suo rivale Sempronio è amico di Bocchino».
Miracoli di internet. Ci puntate davvero? «Stiamo costruendo Fli live, una piattaforma dove gli iscritti potranno discutere in rete. È la versione evoluta di quella che utilizzò Obama in campagna elettorale».
Lei è tra quelli che Obama lo mettono nel loro pantheon? «No».
Dovesse scegliere tre personaggi cui ispirarsi, allora? «Pinuccio Tatarella, ovviamente. Barry Goldwater, il padre del conservatorismo americano. E Charles de Gaulle: ha fatto ciò che noi in Italia non riusciamo a fare, passare dal vecchio al nuovo».
A proposito di rinnovamento, è cambiata anche la squadra?«Sì, quasi tutti».
Come li ha scelti? «Sono tutti campani. Tutte persone che vengono dalla provincia di Aversa».
L’accuseranno di conflitto d’interessi... «Sì, già mi prendono in giro tutti per questa storia. La verità è che, per dirla con Steve Jobs, la gente brava delle nostre terre lavora più e meglio perché ha fame».
Chi sono i suoi uomini chiave? «Gianmario Mariniello, il mio braccio destro. Luigi Di Gennaro, il mio addetto stampa. Dino Carratù, l’addetto all’organizzazione. Angela Petruccione, la segretaria politica. E poi Simona. Simona Carfoli. È la mia segretaria, saranno vent’anni ormai».
Il Mezzogiorno è pieno di gente che «ha fame». Qual è la sua idea di Sud? «Quella di un’area che deve scrollarsi da dosso l’assistenzialismo e chiedere più infrastrutture, invece che più soldi».
Siete anti-leghisti? «No, se la Lega difende gli interessi economici del Nord. Sì, se diventa anti meridionale e mette in discussione l’unità nazionale».
Lombardo o Micciché? «Lombardo»
Ma è secessionista. Non eravate per l’unità nazionale? «Sì, ma lui non ha l’ambizione di determinare gli interessi nazionale».
Sindaco di Napoli: soli o alleati con qualcuno? «Soli. Il Pdl s’è impaludato, il centrosinistra s’è fatto male da solo: noi siamo l’alternativa che può far discutere».
Candidato politico o della società civile?«Quando ci sono momenti di cambiamento come questo, bisogna aprirsi alla società».
Mara Carfagna sindaco?«Sarebbe un ottimo candidato, ma è incompatibile con il Pdl campano».
Ora che non è più nel Pdl non potrà continuare a chiederne il rinnovamento... «Berlusconi ha preferito tenersi come coordinatore un soggetto che la Cassazione ha definito socialmente pericoloso. Fatti suoi, la mia avversione a Nicola Cosentino è nota».
Berlusconi non l’ascoltava. S’è mai chiesto perché Fini invece abbia scelto lei per guidare il partito? «Sono affidabile. Ho capacità politica di relazioni. E sono in grado dimobilitare».
È ancora di destra? «Certo, forse anche più che ai tempi di Tatarella. Perché?».
No, è che da destra la criticano. Ha anche denunciato per stalking il Giornale e Libero. Ho letto che lei e sua moglie non dormite più la notte, avete gli incubi... «Sono state scritte tante cose sbagliate. La verità è che siamo massacrati un giorno sì e uno pure. E questo crea problemi con banche e contratti. A furia di leggere sui giornali che sei criminale...» .
È vero che nel ricorso fa riferimento anche al fatto di essere «vistosamente» dimagrito? «No. Sono dimagrito, è vero. Ma perché mi sono messo a dieta: gli articoli, in questo caso, non c’entrano nulla».
Senta Bocchino, visto che stiamo parlando di giustizia... «Basta con questa storia della magistratura. Lasciamoli lavorare».
Io veramente mi riferivo alla giustizia sportiva, quella che ha squalificato Lavezzi per tre turni. «Ah be’. Lì se si scende in piazza ci sono anch’io».
Gianluca Abate 15 febbraio 2011 fonte: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/lecce/notizie/politica/2011/15-febbraio-2011/bocchino-guida-futuro-liberta-io-l-uomo-terza-repubblica-19016625536.shtml

mercoledì 2 febbraio 2011

Siria, pronta la rivolta. Facebook invita a scendere in piazza

Siria, pronta la rivolta. Facebook invita a scendere in piazza

di Andrea Paparella
Non accenna a placarsi il fuoco della rivolta appiccato dal popolo tunisino. Dopo la Tunisia, l'Egitto e gli scontri registrati in Algeria, potrebbe essere la Siria il prossimo paese investito dalla voglia di libertà dei suoi cittadini. È di oggi la notizia dell'appello lanciato da un gruppo Facebook, che in poche ore ha raccolto 7.800 membri, nel quale si inneggia alla «Rivoluzione siriana 2011» e si invita a manifestare, venerdì prossimo, dopo la preghiera settimanale islamica, «contro la monocrazia, la corruzione e la tirannia».
Quella di venerdì, si legge ancora sulla pagina del social network, sarà la «prima giornata della collera del popolo siriano e delle ribellione civile in tutte le città siriane». Si riscontra, inoltre, un chiaro riferimento con i casi di Tunisia e Egitto: «Voi siete come i giovani di Tunisia ed Egitto. Noi - prosegue il testo - non vogliamo una rivoluzione violenta ma una sollevazione pacifica, perché esprimere le proprie opinioni è garantito dalla Costituzione. Non bisogna più accettare l'ingiustizia».
Come accaduto già per i paesi del Maghreb coinvolti nelle ribellioni, anche in questo caso la storia sembre ripetersi: i manifestanti inziano a coordianarsi usando i mezzi moderni, quali internet e i social network. Una similitudine che è davvero un oscuro presagio per il regime siriano.

Egitto in fiamme

Cairo nel caos, tre morti e 1500 feriti La Clinton: "Transizione inizi ora"

Cairo nel caos, tre morti e 1500 feriti La Clinton: "Transizione inizi ora"
Drammatici scontri nella capitale dopo che sostenitori di Mubarak hanno tentato di irrompere a piazza Tahrir, cariche contro i manifestanti pacifici. Anche i giornalisti coinvolti negli scontri. L'esercito chiede alla gente di tornare a casa, ma l'opposizione annuncia: "Continueremo l'intifada". Cresce il pressing della diplomazia internazionale

IL CAIRO - Il clima festoso che ha accompagnato ieri le manifestazioni di piazza contro Mubarak 1 è ormai solo un ricordo. E' esplosa la violenza oggi a piazza Tahrir, luogo simbolo delle proteste che chiedono al presidente di lasciare il potere. Scontri tra opposte fazioni sul lato nord della piazza, dove 500 sostenitori del raìs hanno tentato di fare irruzione, si sono trasformati in tragedia con morti e feriti. Il bilancio fornito dal ministero della Sanità è di tre vittime, e i medici parlano di oltre 1500 feriti. Nella capitale regna il caos: uomini a cavallo e su cammelli sono entrati nella piazza caricando i manifestanti e anche il museo egizio è andato a fuoco. Mohamed El Baradei, portavoce dell'opposizione, ha invocato l'intervento dell'esercito "per proteggere le vite egiziane", accusando il governo "criminale" di fomentare le violenze. Diversi giornalisti sono rimasti coinvolti negli scontri e sono stati aggrediti. Manifestazioni pro-Mubarak si sono svolte anche a Ismailia e a Suez. Aumentano intanto gli appelli della diplomazia internazionale e salgono i toni. Mentre il vicepresidente Suleiman parlava di un diaologo da aprire "solo dopo la fine delle manifestazioni", la Casa Bianca era perentoria: "Ogni violenza istigata dal governo deve cessare immediatamente". E Hillary Clinton cojn una telefonata allo stesso Suleiman
chiariva che "la transizione deve iniziare subito". L'Unione europea torna a chiedere una transizione ordinata che inizi subito e l'Italia esprime grande preoccupazione per le notizie delle ultime ore. LE FOTO Le cariche con cavalli e cammelli 2 - I VIDEO 3 Battaglia al Cairo. La situazione è precipitata rapidamente nella capitale, dove i manifestanti si sono rifiutati di lasciare la piazza, ignorando gli appelli dell'esercito che chiedeva di fare ritorno alla vita normale, assicurando che le loro richieste erano state ascoltate. "Continueremo l'Intifada popolare fino alla partenza di Mubarak", ha risposto il neoeletto segretario del Comitato politico dell'opposizione unita, Abu Al Izz Al Hariri. Vogliamo, ha aggiunto, "un dialogo vero".La polizia non ha caricato i dimostranti, ma ha lanciato lacrimogeni, sparato in aria e usato idranti per disperderli. L'opposizione ha denunciato che alcuni agenti in borghese si sarebbero infiltrati tra la folla per fomentare le violenze. Alcuni hanno riferito che l'esercito ha sparato in aria alcuni colpi, notizia smentita poi dalla tv di Stato, ma la situazione è piuttosto confusa: il graphic novelist Magdi el Shafee da piazza Tahrir ha riferito che agenti della sicurezza nazionale hanno indossato le divise dell'esercito per poi attaccare con molotov i manifestanti anti Mubarak, dando l'impressione che l'esercito si fosse schierato contro la folla. LA CRONACA DELLA GIORNATA 4El Baradei: "Dal governo tattica del terrore". "Spero che Mubarak se ne vada prima di venerdì" ha detto Mohamed El Baradei, in riferimento alla ennesima giornata di protesta che le forze ostili al regime hanno già chiamato il "venerdì della partenza", proprio alludendo all'uscita di scena del raìs dopo un trentennio al potere. Parlando alla Bbc ha usato parole molto dure contro il governo: l'ex direttore generale dell'Agenzia Internazionale delle Nazioni Unite per l'Energia Atomica ha accusato le autorità di servirsi di una vera e propria "tattica del terrore". E ha definito gli scontri "un atto criminale compiuto da un regime criminale". Confusione sul bilancio delle vittime. Secondo Al Arabiya, fonti sanitarie hanno contato 500 feriti a piazza Tahrir, ma mancano cifre precise. Al Jazeera ha parlato di morti. In serata il governo ha fornito i suoi numeri: tre morti e oltre 400 feriti. Alle ambulanze è stato impedito l'accesso alla piazza, mentre i manifestanti pro Mubarak continuavano a premere per entrare nella piazza principale della capitale, il cui accesso è stato bloccato da carri armati. Uno dei dottori operativi in un presidio medico allestito sul posto parla di oltre 1.500 persone rimaste.Giornalisti nel mirino. Diverse troupe straniere sono rimaste coinvolte negli scontri e hanno comunicato, via twitter, di essere state caricate. Secondo la reporter della Cnn Anna Stewart l'anchor americano "Anderson Cooper e la sua troupe sono stati attaccati dai manifestanti al Cairo". Anche una troupe della Cbs è stata attaccata, mentre un giornalista belga, corrispondente di Le Soir, è stato fermato dalla polizia. Due giornalisti del quotidiano svedese Aftonbladet sono stati aggrediti dalla folla in un quartiere del Cairo, per poi essere arrestati e rilasciati poco dopo, riferisce Al Arabyia. Museo egizio in fiamme. La violenza non risparmia neppure i luoghi artistici. Decine di molotov sono state lanciate contro la facciata sinistra del museo egizio che si trova proprio in Piazza Tahrir, ha riferito l'inviato di Al Jazeera. Fiamme si sono sviluppate nel giardino del museo e non è chiaro se abbiano raggiunto anche le sale che custodiscono i reperti. Più volte nei giorni scorsi si sono moltiplicati gli appelli per proteggere il patrimonio artistico egiziano, anche da parte dell'Unesco. Parlamento sospende attività. Le violenze di oggi hanno annullato il lento ritorno alla normalità che sembrava profilarsi con l'annuncio della riduzione di tre ore del coprifuoco e con la ripresa del funzionamento di Internet al Cairo e ad Alessandria, almeno parziale. In mattinata l'attività del Parlamento è stata sospesa in attesa che i tribunali si pronuncino sui ricorsi sui risultati delle elezioni di novembre e dicembre, ha annunciato la tv di Stato egiziana. Un provvedimento di questo tipo era stato già preannunciato ieri nel discorso del presidente Hosni Mubarak 5, per rispondere alle richieste dei partiti di opposizione che non hanno rappresentanti in Parlamento.Clinton: "Transizione inizi ora". Gli Stati Uniti hanno scaricato definitivamente Mubarak. Lo ha chiarito Hillary Clinton al vicepresidente egiziano Omar Suleiman cui ha ribadito quanto dichiarato oggi dalla Casa Bianca: la transizione in Egitto deve iniziare immediatamente. Nel corso di una telefonata il segretario di Stato ha anche chiesto all'ex capo dei servizi segreti che i responsabili delle violenze rispondano delle loro azioni.Da Ue aumentano pressioni su Mubarak. L'Unione europea aumenta le pressioni su Mubarak, chiedendogli di fare "qualcosa, il più presto possibile", per dimostrare che le legittime aspirazioni dei cittadini egiziani che manifestano pacificamente vengono ascoltate. "E' fuori questione che dobbiamo vedere un movimento e che il processo di trasformazione e di transizione impongono un senso di urgenza", ha detto il capo della diplomazia della Ue Catherine Ashton. "Ci appelliamo al presidente Hosni Mubarak perché faccia qualcosa il più presto possibile affinché il popolo possa vedere che sta avendo risposte".
(02 febbraio 2011) fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2011/02/02/news/morti_feriti_piazza_tahrir-11974778/

mercoledì 26 gennaio 2011

Tunisia/ Verrà annunciato oggi il rimpasto di governo

Tunisia/ Verrà annunciato oggi il rimpasto di governo

Tunisi, 26 gen. (TMNews) - Verrà annunciato oggi il rimpasto di governo tunisino. Lo ha annunciato il portavoce dell'esecutivo Taieb Baccouch citato dall'agenzia stampa tunisina Tap. Baccouch "annuncerà la nuova composizione del governo", ha riferito l'agenzia di stampa, che cita il portavoce del governo di transizione che ha anche l'incarico del ministero dell'Istruzione.
estratto da http://www.unita.it/notizie-flash/tunisia-verra-annunciato-oggi-il-rimpasto-di-governo-1.268318

Albania: crisi politica, inviato Ue oggi a Tirana per mediazione

Albania: crisi politica, inviato Ue oggi a Tirana per mediazione
Esteri
Tirana, 26 gen. - (Adnkronos) - Un inviato dell'Unione Europea e' atteso oggi a Tirana, per tentare una mediazione nella grave crisi politica in corso in Albania. Lo scrivono i giornali del Paese delle Aquile, secondo cui "il diplomatico slovacco Miroslav Lajcak, ex Alto rappresentante della comunita' internazionale in Bosnia Erzegovina (e attuale direttore per i Balcani occidentali del servizio diplomatico europeo, ndr) e' stato designato negoziatore dell'Ue nella crisi albanese".
Lajcak, secondo quanto scrive il quotidiano "Shqip", avra' incontri con il presidente Bamir Topi, con il premier Sali Berisha e con il leader dell'opposizione socialista e sindaco di Tirana Edi Rama. Con gli ultimi due, scrive la stampa locale, ha avuto fitti colloqui per tutta la giornata di ieri l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune europea, Catherine Ashton.
La crisi politica in Albania, dove l'opposizione accusa il primo ministro di corruzione e brogli, e' esplosa in tutta la sua violenza la settimana scorsa, quando tre persone sono rimaste uccise a Tirana nel corso di una manifestazione contro il governo.
26/01/2011 estratto da http://www.libero-news.it/articolo.jsp?id=655032

giovedì 13 gennaio 2011

Il Sudan si separa, cristiani al sud islam al nord

Un referendum per il processo di pace
Il Sudan si separa, cristiani al sud islam al nord
Raggiunto il 60% dei votanti. Nel sud alle urne, al nord gli scontri e parte la rivolta dei prezzi come in Algeria e Tunisia.
di Sara Sartori
La Commissione elettorale per il referendum per l'indipendenza del sud del Sudan ha certificato la validità del voto. È stata infatti raggiunta la soglia del 60 per cento dei votanti, condizione necessaria per riconoscere il risultato della consultazione. «Questo dato è stato raggiunto e quindi non ci sono dubbi sulla legittimità delle elezioni in termini di numero di votanti», ha affermato l'ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter che presiede un gruppo di osservatori indipendenti. L'intervista a Diego Marani, giornalista, curatore dei volumi “Scommessa Sudan” e “Darfur, geografia di una crisi”.
La sfida è grande, il Sudan, lo stato più grande del continente africano, dopo anni di guerra civile che ha prodotto milioni di morti, vota per l'indipendenza del Sud del Paese. Una tappa fondamentale dell'accordo di pace del 2005 per mettere fine al conflitto tra nord e sud. Dopo primi giorni di incertezza si è raggiunto il quorum dell'affluenza alle urne del 60% della popolazione con diritto di voto. Le tensioni però sono molto forti. Mentre il sud ricco di risorse petrolifere ha votato per l'indipendenza, nel nord si sono registrati scontri tra studenti e forze di polizia. I motivi sono sempre economici e si sposano con quelli che stano agitando Algeria e Tunisia. Anche il Sudan infatti sembra essere interessato dalla cosiddetta 'rivolta del pane'. In due città del nord gli studenti universitari sono scesi in piazza per protestare contro l'aumento dei prezzi dei beni di prima necessità.
La rivolta del pane - Come riferiscono fonti ufficiali e testimoni, la protesta è scaturita ieri nelle università di Khartoum e Gezira contro gli annunciati tagli dei sussidi ai prodotti petroliferi e dello zucchero, bene strategico in Sudan. Altri prezzi di generi di prima necessità sono aumentati per via di un aumento globale dei prezzi alimentari e per la svalutazione della moneta locale. Secondo quanto riferiscono gli stessi studenti, nell'università di Khartoum la polizia ha malmenato i manifestanti, ferendone cinque e arrestandone un numero imprecisato. Sheza Osman Omer, membro del partito di opposizione Democratic Unionist Party a Gezira, ha detto che molte persone sono rimaste ferite negli scontri tra la polizia e gli studenti.
I debiti - Il governo del Sudan ha chiesto che i suoi 38 miliardi di dollari di debito vengano abbonati dai creditori internazionali prima che il sud sancisca la sua indipendenza. Lo ha dichiarato oggi l'ex presidente Usa Jimmy Carter da Juba, capitale della regione semi autonoma del sud del Sudan. «Una parte sostanziale (del debito, ndr) può essere eliminata in modo che le loro risorse limitate non vadano alle nazioni ricche, che credo possano certamente farne a meno». Il futuro del debito del Sudan è una delle questioni chiave da discutere nel processo di scissione tra i due Stati.
L'indipendenza del Sud - Tra i nodi da sciogliere oltre la gestione delle risorse petrolifere, i diritti della cittadinanza e il futuro della regione contestata di Abyei, dove negli ultimi cinque giorni sono morte almeno 76 persone. «Sul dopo referendum si possono fare solo supposizioni - Spiega Diego Marani - ci sono ancora diverse questioni aperte. Prima tra tutte il petrolio. Il Sudan è diventato un esportatore dell'oro nero, e se il maggior partner di questo businnes è la Cina e i principali pozzi sono nel sud del paese anche se, con un oleodotto lungo quanto l'Italia, il petrolio viene portato nel nord per poi essere venduto». Oltre dunque agli interessi economici nel futuro dei due eventuali paesi si dovranno gestire poteri, e spartizione territoriale, non è infatti ancora chiaro dove dovrebbe passare il confine che traccerebbe la nuova autonomia.(sara sartori)2011-01-13 13:55:02
dal sito web http://www.agenziami.it/articolo/7674/Il+Sudan+si+separa+cristiani+al+sud+islam+al+nord/

domenica 9 gennaio 2011

Rivolte in Tunisia e Algeria: la guerra del pane

Tensione in Tunisia, proteste contro Ben Ali. Un altro venditore ambulante si dà fuoco

Manifestazioni si stanno verificando da prima di Natale in Tunisia, ma se ne è avuta notizia soltanto da pochi giorni in quanto il governo ne aveva sminuito la gravità. Nel paese, la tensione è ulteriormente aumentata quando le autorità hanno arrestato a Sfax il rapper Hamada Ben-Amor, che la settimana scorsa aveva messo in Rete un brano critico sull'operato del governo.


Intanto sabato 8 dicembre un altro venditore ambulante si è immolato dandosi fuoco a Sidi Bouzid, in Tunisia. Ne dà notizia il sito online di Le Monde. Il secondo ambulante che si è dato fuoco si chiama Moncef Ben K., 50 anni, sposato e padre di famiglia. Si è cosparso di benzina mentre era in corso il mercato della città, già teatro di un analogo gesto di un 26/enne venditore di frutta e verdura, che è poi morto il 4 gennaio dopo per le ustioni riportate.
Moncef Ben K. è stato condotto via in ambulanza e le sue condizioni sono giudicate gravi. Il gesto di disperazione del giovane di Sidi Bouzid - capitale agricola nel cuore della Tunisia - ha dato il via ad un'ondata di contestazioni e di manifestazioni contro la disoccupazione e il carovita.
Per provare a porre fine alle violenze, il presidente Ben Ali (l'ex generale successore di Habib Bourghiba, in carica dal lontano 1987 e protagonista della progressiva repressione di ogni forma di opposizione politica e sociale) ha effettuato un rimpasto dell'esecutivo e rimosso il governatore di Sidi Bouziz, dove si era svolta la prima protesta di disoccupati.
Rivolta del couscous in Algeria. Violenti scontri per i rincari sui generi alimentari
Internet è il sistema nervoso della rivolta. Come accaduto in Algeria, il provvedimento governativo volto ad allentare la tensione non è bastato. In effetti i tumulti sono cominciati dopo che Mohamed Bouazizi, laureato e disoccupato, si è dato fuoco a Sidi Bouzid per protestare contro il sequestro del suo banchetto di frutta e verdura. Internet è il sistema nervoso della protesta. Numerosi gli attacchi a siti filo-governativi. Ieri sono stati arrestati due blogger particolarmente attivi contro la censura informatica. Gli Stati Uniti hanno convocato oggi l'ambasciatore tunisino a Washington per esprimere la loro «preoccupazione» per gli eventi in quel paese e hanno chieto il rispetto delle libertà individuali, in particolare sulla questione del libero accesso a Internet.
Nuovi scontri a Sidi Bouziz, almeno sei i feriti. Cinque manifestanti e un agente delle forze di sicurezza sono rimasti feriti nel corso di violenti scontri scoppiati oggi in una località vicina a Sidi Bouzid, nella Tunisia centro-occidentale. Lo hanno riferito testimoni e persone vicine ai feriti. Una marcia pacifica di liceali, raggiunti da abitanti dei villaggio, è degenerata in scontri a Saida, nella regione di Sidi Bouzid, epicentro del movimento di protesta cominciato il 19 dicembre scorso, secondo le fonti. Alcuni abitanti e un sindacalista hanno riferito che le forze dell'ordine hanno usato lacrimogeni e hanno aperto il fuoco contro i manifestanti dopo che questi avevano scagliato pietre contro un posto di sicurezza e dato fuoco a un pneumatico. Tra i manifestanti - circa 200-300 persone - almeno tre, identificati con nome e cognome da familiari e conoscenti, sono stati feriti dai proiettili.
La situazione ha destato l'attenzione anche dell'Unione europea. La Commissione dell'Ue si è detta preoccupata per quanto sta accadendo in Algeria e Tunisia e ha ribadito di deplorare «l'uso della violenza e la perdite di vite umane». La commissione ha chiesto anche ai governi algerino e tunisino di «non fare ricorso all'uso della forza e di rispettare le libertà fondamentali». A seguito dell'evolversi della situazione nei due stati nordafricani, diversi ministeri degli esteri - tra cui quello italiano - hanno diramato un warning ai loro cittadini. La Farnesina raccomanda particolare prudenza negli spostamenti all'interno di Algeri e delle principali città. Lo riporta il sito Viaggiare sicuri. Consigli analoghi per la Tunisia: «Dal 18 dicembre scorso manifestazioni di carattere prevalentemente sociale sono state registrate in svariate località situate nella tunisia centro-occidentale, con scontri tra le forze dell'ordine ed i dimostranti. Si raccomanda al riguardo di evitare i luoghi di eventuali manifestazioni di protesta, avendo cura di rispettare le informazioni e le istruzioni emesse dalle autorità locali preposte alla sicurezza. Si raccomanda altresì di mantenersi informati consultando i media locali ed internazionali, nonché le agenzie e gli albergatori di riferimento».
Si registra anche «un'accresciuta instabilità della regione saheliana, confermata dagli episodi di sequestro, registrati nel corso del 2010, a danno di cittadini occidentali perpetrati da gruppi legati al movimento terroristico di al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi). Si sconsiglia fortemente pertanto di intraprendere viaggi turistici nelle regioni confinanti con Mali, Niger, Mauritania e Libia». (Al.An.)
Algeria, i rincari dei prezzi scatenano la guerriglia: tre morti nella notte
Ad Algeri scontri per i costi degli alimentari di largo consumo. Tumulti anche a Tunisi
Alta tensione in Algeria per i rincari dei prezzi alimentari di largo consumo. Dopo la morte di un manifestante nelle proteste di venerdì, la stampa ha dato notizia che nella notte tra venerdì e sabato sarebbero morte altre due persone, portando a tre il bilancio delle vittime dei violentissimi scontri. Dopo una notte di violenza, la calma sembra essere tornata nella mattina di sabato in tutto il Paese, anche se diverse fonti parlano di manifestanti pronti a colpire nuovamente in serata. Fonti ufficiali non hanno ancora confermato il numero delle vittime, mentre un primo bilancio del ministro dell'interno, Ould Kablia, parla di oltre 150 agenti feriti.SARACINESCHE ABBASSATE - Sabato Algeri si è presentata semideserta. Gran parte dei negozi, in particolare in periferia, ha preferito tenere le saracinesche abbassate. I blindati delle forze anti sommossa presidiano diverse zone della città, come il quartiere di Belcourt, teatro fino a tarda notte di una violenta guerriglia, mentre l'esercito è sceso in campo a Bab Ek Oued. Decine di giovani si sono scontrati a colpi di pietre, bottiglie e fumogeni con gli agenti che per tentare di disperdere i manifestanti hanno fatto uso di lacrimogeni e idranti. Numerosi uffici postali, edifici pubblici, fabbriche e negozi, sono stati devastati nei tre giorni di scontri. Almeno 180 focolai di protesta, riporta la stampa, sono stati registrati da est a ovest.ALGERIA - Il caro-prezzi è stata la miccia che ha fatto esplodere la rabbia della popolazione algerina. A Baraki ci sono stati scontri tra polizia e manifestanti, esasperati dalla scarsità e dalla precarietà degli alloggi (nella foto). In piazza ci sono anche bambini di circa 10-12 anni. Ad aggravare la situazione, i dati sul sempre altissimo tasso di disoccupazione nel Paese. Secondo i media locali, gruppi di giovani hanno lanciato pietre contro le forze dell'ordine nel popoloso quartiere di Bab el-Oued, ad Algeri. Sempre nella Capitale, sono stati saccheggiati negozi e incendiate delle auto. Proteste sono in corso anche nelle altre grandi città del Paese: Orano, Tipaza, Djelfa, Ouargla, Blida, Annaba e Costantina. Il governo algerino ha deciso che abolirà la tassa introdotta sui prodotti alimentari di largo consumo, riportando i prezzi al livello del passato, ma la notizia non sembra placare gli animi della popolazione. La polizia, intanto, resta in stato di allerta per il timore di nuovi disordini al termine della preghiera del venerdì. A fare le spese della situazione è anche il campionato: tutte le partite del principale torneo della Nazione, in programma tra venerdì e sabato, sono state sospese. TUNISIA - Situazione particolarmente complessa anche in Tunisia. Disoccupati e studenti sono in piazza dopo lo choc per la morte, avvenuta nei giorni scorsi a Tunisi, di un ambulante abusivo. Questi si è dato fuoco perché la polizia gli aveva sequestrato la merce. La tv satellitare Al-Jazeera ha affermato che le proteste sono riesplose in occasione dei funerali del giovane. Migliaia di avvocati hanno aderito ad uno sciopero della categoria. A Jbeniana, 300 km a sud-est di Tunisi, la polizia ha disperso una manifestazione di studenti. A Tala, invece, sono stati eseguiti alcuni arresti. Il governo segue con preoccupazione quanto sta accadendo: il presidente Zin el-Abidin Ben Ali ha attuato un rimpasto di governo e rimosso il governatore di Sidi Bouzid, dove si era svolta la prima manifestazione di disoccupati. UE PREOCCUPATA - Anche la Commissione Europea ha espresso "preoccupazione" per le violente proteste tunisine e algerine. Bruxelles "deplora l’uso della violenza e la perdite di vite umane" e "chiede di non fare ricorso all’uso della forza e di rispettare le libertà fondamentali". La Farnesina chiede agli italiani che vivono o che hanno intenzione di recarsi nella zona di prestare la massima attenzione.
07/01/2011 dal sito web http://libero-news.it/news/579120/Nord_Africa_in_fiamme__in_Algeria_due_Morti.html

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