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FUSIORARI NEL MONDO
Majai Phoria
UN UOMO GIACE TRAFITTO DA UN RAGGIO DI SOLE, ED E’ SUBITO SERA
Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam
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La Caritas Italiana è l'organismo pastorale della Cei (Conferenza Episcopale Italiana, l'unione permanente dei vescovi cattolici in Italia) per la promozione della carità. Si prefigge lo scopo cioè di promuovere «la testimonianza della carità nella comunità ecclesialeitaliana, in forme consone ai tempi e ai bisogni, in vista dello sviluppo integrale dell'uomo, della giustiziasociale e della pace, con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica» (art.1 dello Statuto). È nata nel 1971, per volere di Paolo VI, per opera di Giovanni Nervo, nello spirito del rinnovamento avviato dal Concilio Vaticano II. Ha prevalente funzione pedagogica, cioè tende a far crescere nelle persone, nelle famiglie, nelle comunità, il senso cristiano di solidarietà. Per perseguire il suo impegno di formazione e informazione, la Caritas Italiana ogni anno propone un programma articolato in corsi, convegni, seminari di studio e approfondimento. Fondamentale il collegamento e confronto con le 220 Caritas diocesane, impegnate sul territorio nell'animazione della comunità ecclesiale e civile, e nella promozione di strumenti pastorali e servizi: Centri d'Ascolto, Osservatori delle Povertà e delle Risorse, Caritas parrocchiali, Centri di Accoglienza, ecc. Indice[nascondi] 1 I compiti 2 Criteri di lavoro 3 Voci correlate 4 Collegamenti esterni // I compiti [modifica] Collaborare con i Vescovi nel promuovere nelle Chiese particolari l'animazione della carità e il dovere di tradurla in interventi concreti. Curare il coordinamento delle iniziative e dei servizi di ispirazione cristiana. Indire, organizzare e coordinare interventi di emergenza in Italia e all'estero. In collaborazione con altri organismi di ispirazione cristiana: realizzare studi e ricerche sui bisogni per aiutare a scoprirne le cause; promuovere il volontariato e favorire la formazione degli operatori pastorali della carità e del personale di ispirazione cristiana impegnato nei servizi sociali; contribuire allo sviluppo umano e sociale dei paesi del Sud del mondo anche attraverso la sensibilizzazione dell'opinione pubblica. Solidarietà a tutto mondo Educazione alla pace e alla mondialità, dialogo, corresponsabilità sono anche le linee portanti degli impegni della Caritas nel mondo. Criteri di lavoro [modifica] Negli interventi internazionali vale il principio di sussidiarietà, nel senso di integrare gli sforzi che primariamente spettano a ciascuna Chiesa locale dei paesi colpiti da calamità o in cammino verso lo sviluppo. Si cerca anche di creare le condizioni di intervento per le Caritas diocesane disponibili ai gemellaggi, preziosa occasione di reciprocità. Gli interventi non si limitano alla fase acuta, ma diventano programmi di riabilitazione e sviluppo, rapportati ai bisogni della popolazione e al cammino delle Chiese. Costante è il collegamento con le altre Caritas nazionali, direttamente e attraverso la "rete" di Caritas Internationalis, che raccoglie in federazione 162 organizzazioni. Ne riunisce 48, invece, Caritas Europa. Ci sono poi i microprogetti di sviluppo, di piccola entità ma significativi per l'autopromozione locale, proposti dalle stesse comunità del Sud del mondo e divulgati dalla Caritas. Sono finanziati da parrocchie, scuole, associazioni, famiglie che così entrano direttamente in contatto con chi riceve per uno scambio di valori. Voci correlate [modifica] Chiesa cattolica povertà servizio caritas obiezione di coscienza pace volontariato terzo settore Collegamenti esterni [modifica] Sito ufficiale Chiesa Cattolica Italiana Registrazioni audiovideo integrali della Caritas sul sito di Radio Radicale Portale Cattolicesimo: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cattolicesimo Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Caritas_Italiana" Categorie: Organizzazioni caritatevoliChiesa cattolica in ItaliaSolidarietà
Il Valdismo, i cui fedeli sono chiamati Valdesi, è una confessione protestante. La maggior parte dei valdesi, cioè quelli presenti in Italia, in Uruguay e Argentina sono riuniti nella Chiesa Evangelica Valdese. Indice[nascondi] 1 Storia e dottrina 1.1 Origini 1.2 Dal XIII secolo al XVI 1.3 Dal XVII secolo a oggi 2 Laicità dello stato, temi etici e progressismo sociale 2.1 Valdismo e omosessualità 3 Diffusione attuale 3.1 Italia 3.2 Sudamerica 3.3 Stati Uniti d'America 3.4 Germania e Svizzera 4 Note 5 Bibliografia 6 Voci correlate 7 Altri progetti 8 Collegamenti esterni // Storia e dottrina [modifica] Origini [modifica] La corrente valdese del cristianesimo nasce nel Medioevo, precisamente nel XII secolo, come movimento religioso, costituito da contadini di bassa estrazione e in genere da poveri, che precede di poco quello promosso da San Francesco d'Assisi. Tradizionalmente si fa risalire la fondazione del movimento a Valdo di Lione (o Pietro Valdo o Valdesio, dalla latinizzazione Valdesius). In realtà, l'origine dei Valdesi si confonde con il grande fermento di movimenti pauperistici di riforma del cattolicesimo sviluppatisi nel corso del XII secolo[1]. Oggi, esiste una via a Lione che porta il suo nome, nel 5ème arrondissement (rue Pierre-Valdo). Valdo, si dice in seguito all'ascolto da un menestrello della vita di sant'Alessio, decise di approfondire lo studio della Bibbia: egli però non conosceva il latino, così si fece tradurre i Vangeli e altri scritti biblici in francese[2]. Fu colpito in particolar modo dalle parole rivolte da Gesù al giovane ricco: "Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi" (Matteo XIX, 21). Decise allora, nel 1173, di abbandonare la moglie, far accogliere le figlie nel monastero di Fontevrault[3] e offrire tutta la sua ricchezza ai poveri[4]. In seguito si circondò di un gruppo di seguaci con i quali, fatto voto di castità e vestiti solo di stracci[5], andava in giro a predicare la Parola di Dio; ben presto il gruppo fu identificato con l'espressione Poveri di Lione. La loro predicazione si svolse all'interno dell'ortodossia romana, rivolgendosi principalmente contro il dualismo cataro[6]. La loro buona fede è testimoniata dalla loro ricerca di approvazione ecclesiastica nel 1179, in occasione del terzo concilio Laterano: essi si recarono a Roma incontrandosi anche con il pontefice Alessandro III, il quale dimostrò apprezzamento per il loro proposito di vivere in maniera povera e conforme al dettato evangelico, ma non fu disposto a riconoscere la loro richiesta di essere predicatori della Parola[7]. In quel periodo l'annuncio del Vangelo infatti era riservato solo ai chierici e agli ecclesiastici, ai laici non era permesso predicare ed era persino sconsigliato l'accostamento personale alle Scritture. Valdo tuttavia, insieme ai suoi seguaci, continuò a diffondere la Parola di Dio nonostante il divieto papale; egli allora, nel 1180, fu convocato in un sinodo a Lione dal cardinale Enrico di Marcy, vescovo di Albano, in cui Valdo e i suoi seguaci dichiararono la loro completa ortodossia, anzi denunciando gli errori dei catari. Il problema della predicazione rimaneva però aperto, per giunta aggravato dalla presenza di donne, ponendo difficoltà quasi insormontabili alla tradizione e alla cultura chiericale. Accettare una tale novità avrebbe significato dare il via ad un processo di trasformazione dagli esiti imprevedibili. Tutto questo era stato ben compreso da Walter Map, rappresentante di re Enrico II Plantageneto al concilio lateranense del 1179, che a proposito dei valdesi aveva scritto: « Costoro mai hanno dimore stabili, se ne vanno due a due a piedi nudi, vestiti di lana, nulla possedendo, ma mettendo tutto in comune come gli apostoli, seguendo nudi il Cristo nudo. Iniziano ora in modo umilissimo, perché stentano a muovere il piede; ma qualora li ammettessimo, ne saremmo cacciati » (Walter Map, De Nugis Curialium[8]) Nel 1184 a Verona, con la bolla Ad Abolendam, papa Lucio IIIscomunicò una serie di movimenti ereticali anche molto diversi tra loro, tra cui i poveri di Lione, i valdesi. La motivazione per tale scomunica rimase la "presunzione" dei valdesi a voler predicare in pubblico[9]. Nonostante la condanna papale, comunque, il movimento valdese continuò la sua espansione verso il Mezzogiorno di Francia e l'Italia (Piemonte, Lombardia, Puglia e Calabria), giungendo anche in alcune regioni della Germania, in Svizzera, e persino in Austria, Spagna, Ungheria, Polonia e Boemia. Le comunità valdesi erano organizzate su due livelli: vi erano i "perfetti" o "barba" (che significa "zio", in contrapposizione al "padre" cattolico) che seguivano i tre voti monastici di povertà, castità, e obbedienza ed erano predicatori itineranti (i cosiddetti "barba"), e i semplici fedeli, che erano detti "amici" o "noti". La comunità aveva tre gradi gerarchici: diaconi, presbiteri e vescovi e preparava i futuri predicatori in apposite scuole, gli "ospizi". Osservavano la liturgia delle Ore e i digiuni, celebravano la Cena del Signore (nella Linguadoca con pane, vino e pesce) e la sera del Giovedì Santo praticavano la lavanda dei piedi. Studiavano a memoria interi Vangeli e altre parti della Bibbia che Valdo aveva fatto tradurre nelle varie lingue popolari. Dopo la scomunica, però, il movimento valdese perse la sua compattezza originaria e iniziò a sfaldarsi in gruppi locali differenziati tra di loro. La prima grande spaccatura avvenne nel 1205 circa, quando una parte consistente di valdesi di Lombardia dette vita ad un gruppo autonomo detto appunto Poveri Lombardi (pauperes Lombardi)[10]. Entrando in Lombardia i predicatori e le predicatrici valdesi poveri (fratres et sorores) miravano, come altrove, a costituire gruppi di amici o credentes che vivessero nel mondo, lavorassero e li sostenessero con le loro elemosine. Vennero però qui a trovarsi in una situazione politica e sociale radicalmente diversa da quella d'oltralpe. Trovarono infatti una miriade di Comuni in lotta perenne per la loro piena indipendenza dall'Impero e dal papato e, all'interno, lacerati dalle lotte tra partito guelfo e partito ghibellino. I valdesi comunque non ebbero problemi a inserirsi nelle strutture comunali, riuscendo anche a farsi eleggere alle cariche più importanti, ma la maggior parte di loro restò ai margini della vita politica a causa del loro severo divieto del giuramento, dell'insistenza sulla povertà assoluta e per una certa sfiducia verso le autorità umane. Il partito ghibellino sembrava spesso appoggiare questi movimenti ereticali, non però per un reale interesse per le questioni religiose, ma per sfruttare ai suoi fini l'anticlericalismo della loro predicazione. E così, ad alcuni podestà che difendevano e appoggiavano gli eretici, ne seguirono spesso altri che li condannavano e li bruciavano sul rogo[11]. Ma in Lombardia i valdesi vennero ben presto a contatto e furono influenzati da altri movimenti popolari di carattere sociale e religioso, da tempo presenti in loco o di nuova istituzione, come i Patarini, gli Arnaldisti e gli Umiliati[12]. I valdesi lombardi ne furono influenzati al punto da adottare dei provvedimenti che provocarono la reazione di Valdo fino alla scissione che ebbe luogo nel 1205, essenzialmente a causa di tre motivi: I predicatori in Lombardia entrarono a far parte di comunità di lavoratori e ne crearono delle proprie. Secondo Valdo i predicatori non dovevano lavorare ma vivere in povertà delle offerte degli amici per non essere corrotti dall'amore per le ricchezze. I lombardi si scelsero un capo a vita nella persona di Giovanni da Ronco detto il Buono, un piacentino. Valdo obiettava che l'unico preposto del loro movimento doveva rimanere Gesù Cristo. I lombardi elessero dei ministri ai quali affidarono compiti sacerdotali come la consacrazione dell'eucaristia. Valdo temeva che questo fosse il primo passo per costituirsi come contro-chiesa. Egli infatti aveva voluto creare una fraternità religiosa di predicatori che dovevano supplire alle carenze del clero nella predicazione e nella cura d'anime ma non sostituirsi ad esso. Valdo voleva rimanere nella Chiesa romana e lavorarvi, anche se scomunicato. Da questa prima divisione nacque una crisi del movimento che ebbe importanti evoluzioni nel giro di pochi anni. Dal XIII secolo al XVI [modifica] Tra il 1205 e il 1207 Valdo morì senza essere riuscito a ricomporre lo scisma interno al suo movimento e la frattura con Roma. Da allora molti gruppi iniziarono ad allontanarsi dall'ortodossia cattolica, rifiutando le gerarchie ecclesiastiche, giudicate peccatrici e malvagie, e in qualche caso respingendo l'idea della presenza reale di Cristo nell'Eucarestia. A causa di queste deviazioni il principale interprete del valdismo originario, Durando d'Osca, insieme ad un gruppo di discepoli, tentò di mettere fine al dissidio con le gerarchie ecclesiastiche facendo riconoscere dalla Chiesa romana i punti essenziali della primitiva ispirazione di Valdo. La speranza però si rivelò illusoria: il papa, nel 1208, approvò il loro proposito di vita religiosa ma non colse i motivi centrali della loro ispirazione e il nuovo ordine, con il nome di Poveri Cattolici (pauperes catholici), fu orientato in funzione antiereticale. Una sorte leggermente migliore toccò a Bernardo Primo e ai suoi seguaci, riconosciuti nel 1210 dalla Chiesa con il nome di Poveri Riconciliati, che riuscirono a inserire nel loro proposito il supremo magistero di Cristo e il mandato apostolico di predicare per la salvezza del popolo di Dio. Entrambi i gruppi, comunque, non riuscirono nel loro intento di rifondare dall'interno la Chiesa né a sottrarre dall'eresia gli altri movimenti valdesi. Inoltre le gerarchie ecclesiastiche li guardavano con sospetto e furono spesso accusati di aver accettato l'ortodossia romana solo formalmente; nel giro di pochi anni, perciò, i Poveri Cattolici e i Poveri Riconciliati si esaurirono o furono costretti a fondersi con altri ordini religiosi. I restanti membri del movimento valdese si erano organizzati in due gruppi, quello ultramontano e quello italico. Nel 1218 la Società dei Fratelli Ultramontani (societas fratrum Ultramontanorum) e la Società dei Fratelli Italici (societas fratrum Italicorum) si incontrarono a Bergamo con l'intento di trovare una nuova unità, ma non riuscirono a ricomporre le loro fratture. L'incapacità di trovare un accordo derivò probabilmente dalle diverse concezioni dei due schieramenti sulla natura del movimento. Per gli Ultramontani si trattava ancora di una libera fraternità di predicatori e predicatrici, poveri e itineranti, che si dedicavano alla missione e alla cura d'anime all'interno della Chiesa romana, di cui riconoscevano la validità dei sacramenti nonostante la scomunica e la persecuzione; gli italici, invece, erano ormai sulla via di un distacco totale dalla Chiesa romana di cui contestavano la legittimità a causa della sua immoralità, procedendo infatti ben presto ad organizzarsi come chiesa alternativa. La separazione tra le due tendenze del Valdismo continuerà ancora per gran parte del Duecento, soprattutto in Italia, ma finirà per perdere progressivamente di significato e, alla fine del secolo XIII, si noterà una convergenza delle due posizioni. Gli Ultramontani dovranno rendersi ben presto conto che non era più possibile trovare sacerdoti cattolici disposti ad ammetterli alla celebrazione dei sacramenti e dovettero organizzarsi anch'essi in proprio. I valdesi furono duramente perseguitati anche nei secoli successivi ma, a differenza dei catari, l'Inquisizione non riuscirà mai a spegnere il focolaio valdese nonostante la durissima repressione. Vivendo nella clandestinità, e spesso riuscendo a nascondersi in zone eccentriche, il movimento valdese riuscirà ad arrivare al XVI secolo e ad aderire alla Riforma protestantecalvinista nel 1532 col sinodo di Chanforan, segnando una svolta decisiva per il futuro della comunità. La croce ugonotta, uno dei simboli valdesi Nel Trattato sulla tolleranza Voltaire descrive una persecuzione di cui i valdesi furono vittime nell'aprile del 1545: « Poco tempo prima della morte di Francesco I alcuni membri del Parlamento di Provenza, sobillati da alcuni ecclesiastici contro gli abitanti di Mérindol e di Cabrières, chiesero al re dei soldati per appoggiare l'esecuzione di diciannove persone di questi paesi, da loro condannate: invece ne fecero sgozzare 6000, senza risparmiare né donne, né vecchi, né bambini; ridussero in cenere trenta villaggi. Queste popolazioni, fino allora sconosciute, avevano il torto, senza dubbio, di essere valdesi: era questa la loro unica malvagità. Da trecento anni vivevano in deserti e montagne che avevano reso fertili con un lavoro incredibile. La loro vita pastorale e tranquilla ricordava l'innocenza attribuita alle prime età del mondo. Le città vicine non erano conosciute da loro che per i prodotti che vi andavano a vendere; ignoravano i processi e la guerra. Non si difesero: furono sgozzati come degli animali in fuga, che si spingono in un recinto e si uccidono.[13] » Nel 1560 avvengono numerose persecuzioni in Puglia e Calabria. Nel 1561 venne firmata la Pace di Cavour, primo esempio di libertà religiosa nell'Europa moderna. In realtà il valdismo poteva essere confessato solo nelle zone di montagna, al di sopra dei 700 m. Dal XVII secolo a oggi [modifica] Nel 1655 si perpetrano i massacri delle Pasque piemontesi. Nel 1685, in seguito alla revoca dell'editto di Nantes, il duca di Savoia Vittorio Amedeo II sostiene la persecuzione dei valdesi e la repressione si trasforma in una vera "caccia al valdese" fin nelle valli interne del Pinerolerse e della Val Pellice a sud di Torino. 2700 profughi riparano a Ginevra. Nel 1689 mille valdesi, finanziati dal re d'Inghilterra Guglielmo III d'Orange,guidati da Enrico Arnaud, rientrano nella patria piemontese: è il famoso Glorioso rimpatrio. Nel 1700 si instaura il ghetto alpino. Nel 1848 con le Lettere Patenti di Carlo Alberto vengono riconosciuti i diritti civili e politici dei valdesi. Nel 1850 si sviluppa il sistema delle scuole alpine di borgata a opera del colonnello inglese Charles Beckwith. Gli antropologi chiamano "paradosso alpino" il fenomeno secondo il quale il livello di istruzione e di apertura culturale di una comunità aumenta proporzionalmente alla quota. Lo stereotipo della comunità alpina come una realtà chiusa e impermeabile è contraddetta da realtà come quella valdese, che alla fine del XIX secolo presentava una percentuale di analfabeti trascurabile e vantava contatti con le élite culturali di mezza Europa. Nel 1979 si sigla il patto di integrazione tra metodisti e valdesi in un'unica comunità confessionale. Laicità dello stato, temi etici e progressismo sociale [modifica] I valdesi si sono sempre impegnati per favorire la piena laicità dello stato. La chiesa valdese si è pronunciata come fortemente contraria all'esposizione del crocefisso, e più in generale di ogni simbolo religioso, in luoghi pubblici. Per quanto riguarda i "temi etici", i valdesi hanno sempre favorito il dibattito su temi quali omosessualità, aborto, testamento biologico ed eutanasia. La Commissione Bioetica della Tavola Valdese si è espressa in maniera articolata sia sull'aborto sia sull'eutanasia, con posizioni che sostanzialmente si possono riassumere nell'affermazione della centralità della responsabilità personale in queste delicate decisioni[14]. La Chiesa Valdese è anche impegnata nella diffusione del testamento biologico, i cui registri in molte città sono gestiti dalle comunità valdesi. La Chiesa Evangelica Valdese, durante il sinodo del 2010, si è espressa a favore della ricerca sulle cellule staminali[15]. Valdismo e omosessualità [modifica] I valdesi sono molto aperti sul tema dell'omosessualità; la stragrande maggioranza si è dimostrata favorevole alle benedizione delle coppie omosessuali.[16] La Chiesa Valdese si impegna attivamente nella lotta all'omofobia[17] e nel supporto alla comunità LGBT. Il dibattito sul tema dell'omosessualità avviene anche tramite la R.E.F.O. (Rete Evangelica Fede e Omosessualità)[18] e l'Associazione Fiumi d'acqua viva - Evangelici su Fede e Omosessualità"[19]. Nonostante ciò, la Chiesa Valdese ritiene che il popolo credente sia guidato dallo Spirito Santo, ed è quindi molto riservata quanto a direttive specifiche che le autorità della Chiesa possano dare nel campo dell'etica sessuale come in quello politico-sociale. Il 26 agosto 2010 il Sinodo della Chiesa Evangelica Valdese ha approvato con un ordine del giorno la benedizione di coppie dello stesso sesso, “laddove la chiesa locale abbia raggiunto un consenso maturo e rispettoso delle diverse posizioni”.[20] I Valdesi rappresentano un'eccezione tra le chiese di tradizione Riformata. Infatti i calvinisti, in genere, tendono a rimanere molto conservatori su queste questioni. La Chiesa Evangelica valdese, invece, tende a diventare sempre più progressista. Questo perché, come i luterani, essi affermano che la Bibbia è stata scritta da uomini sì ispirati da Dio, ma anche influenzati dalla mentalità comune della loro epoca. Proprio per questo i testi sacri non vanno presi alla lettera: il messaggio evangelico, secondo i valdesi, deve esser estratto dal contesto storico-sociale in cui è stato scritto al fine di trovare i principi universali e sempre validi. Diffusione attuale [modifica] Italia [modifica] La chiesa valdese di Milano. Chiesa valdese di Napoli Chiesa valdese di Roma, in Piazza Cavour Per approfondire, vedi la voce Chiesa Evangelica Valdese. Dopo molti secoli di dure persecuzioni, i valdesi hanno acquistato la libertà legale nel 1848, sotto Carlo Alberto. Da allora la Chiesa Valdese si è sviluppata e diffusa attraverso la penisola italiana. Durante l'occupazione nazista dell'Italia settentrionale nella seconda guerra mondiale, i valdesi italiani erano attivi nel portare la salvezza agli ebrei che sarebbero stati minacciati dallo sterminio imminente, nascondendo molti di loro nella stessa Val Pellice, territorio in cui gli antenati valdesi trovarono rifugio.[21] Oggi i valdesi sono diffusi soprattutto in Piemonte, dove contano 41 Chiese (120 in tutta Italia) di cui 18 nelle cosiddette Valli valdesi, ed hanno il loro centro a Torre Pellice, in provincia di Torino. La città di Torino ha quattro Chiese valdesi. Ogni anno nell'ultima settimana di agosto, i deputati delle chiese locali ed i pastori si riuniscono a Torre Pellice, per dare luogo al Sinodo Valdese, massimo momento assembleare e decisionale nella vita delle chiese. Da ricordare l'isola linguistico-religiosa di Guardia Piemontese in Calabria (CS), fu fondata nel XII secolo da rifugiati valdesi provenienti da Bobbio Pellice in Piemonte. A Guardia Piemontese, la popolazione, pur non professando ormai la fede riformata valdese a seguito della strage del 1561 ad opera dell'inquisizione romana, parla ancora un dialetto provenzale. Sulla piazza centrale, chiamata Piazza della strage, la Porta del sangue ne testimonia la triste vicenda storica[22]. Presente ed attiva è invece la comunità valdese di Dipignano, sempre in Calabria(CS), concentrata in un antico nucleo abitativo chiamato Doviziosi, dove da pochi anni ha anche acquistato dalla Curia la Chiesa intitolata a sant'Ippolito, restaurandola e adibendola a proprio luogo di culto. Negli ultimi decenni si è sviluppato, nonostante le diffidenze dovute alle vicende storiche, un certo dialogo ecumenico con la Chiesa cattolica, il cui risultato più concreto è stata l'intesa sui matrimoni misti negli anni novanta, mentre permangono ancora alcune distanze dal mondo cattolico riguardo alle questioni etiche e morali, ad esempio a riguardo del riconoscimento da parte del Sinodo Valdese della legittimità dell'eutanasia. Sempre forte è stato l'impegno politico dei Valdesi, i quali hanno partecipato attivamente al Risorgimento e alla Resistenza. Da sempre esponenti della chiesa, tra i quali spesso anche pastori (come Tullio Vinay, Lino De Benetti e Domenico Maselli negli ultimi anni), sono stati eletti al Parlamento Italiano. Attualmente sono membri della Chiesa Evangelica Valdese due ex-ministri (Valdo Spini e Paolo Ferrero), un senatore (Lucio Malan), un sindaco di città capoluogo di provincia (Rosario Olivo) e qualche consigliere regionale. L'imprenditore Riccardo Illy, ex sindaco di Trieste ed ex presidente della regioneFriuli-Venezia Giulia, proviene da una famiglia valdese. In ambito artistico, erano valdesi il pittore ed intellettuale Filippo Scroppo ed il regista cinematografico Luigi Comencini. È di famiglia valdese il regista teatrale Marco Sciaccaluga. Sudamerica [modifica] I primi insediamenti di valdesi italiani, sono arrivati in Sudamerica nel 1856 ed oggi la Chiesa Valdese del Río de La Plata (Iglesia Valdense de Rio de La Plata) ha 40 congregazioni e 15.000 membri divisi fra l'Uruguay e l'Argentina. Tali comunità sono parte della Chiesa Evangelica Valdese con sede a Torre Pellice. Stati Uniti d'America [modifica] Nell'epoca coloniale anche gruppi di valdesi italiani e francesi migrarono negli Stati Uniti; ad esempio William Paca, uno dei firmatari della Dichiarazione d'Indipendenza era un discendente degli immigrati valdesi. Ancora verso la fine dell'Ottocento, tra gli emigranti italiani, vi erano alcuni valdesi. Di conseguenza nel corso dei secoli furono fondate comunità valdesi negli U.S.A., di cui la più grande è una cittadina nelle Contea di Burke in Carolina del Nord, denominata Valdese[23]; qui la popolazione, secondo il censimento del 2000, ammontava a 4.485 abitanti, e la congregazione usa il nome di Chiesa Presbiteriana Valdese. Chiesa e comunità vennero fondate nel 1893, anno in cui giunse un piccolo gruppo di valdesi dalle Alpi Cozie che ha fondato la cittadina di Valdese, ed oggi la Chiesa Valdese è la più antica Chiesa Evangelica ancora in attività. Il 9 luglio 1895, la Chiesa Presbiteriana Valdese di Valdese si è associata alla Chiesa Presbiteriana degli Stati Uniti, ed è ora membro del Presbiterio del West-North Carolina. Negli anni venti tutte le chiese e le missioni valdesi statunitensi si sono fuse nella Chiesa Presbiteriana e ciò è dovuto all'assimilazione culturale delle seconde e terze generazioni. Esiste però un gruppo denominato Vecchia Chiesa Valdese degli Anabattisti, che reclama di provenire dall'organizzazione italiana, ma dopo essere giunto in America si è dichiarato indipendente dalle organizzazioni della Chiesa valdese ufficiale; un tempo fu una confessione di dimensioni considerevoli, ma oggi si è ridotta ad un piccolo gruppo religioso presente solo nel Michigan e nell'Ohio (Arnold, Dr.M.M., storia delle chiese nel Michigan e la valle dell'Ohio, pp 10, saggio, pubblicazioni Arno, 2002). Tra le Chiese valdesi più conosciute in America c'è anche un gruppo consistente a New York. Germania e Svizzera [modifica] Nel 1698 circa 3.000 valdesi sono giunti nella Renania meridionale. La maggior parte di loro sono poi ritornati alle loro valli del Piemonte, ma coloro che sono rimasti in Germania, sono stati assorbiti dalle altre chiese di tradizione riformata-calvinista e 10 congregazioni esistono oggi come componente della Evangelische Kirche von Deutschland. Mörfelden-Walldorf è un comune tedesco di 33.721 abitanti, situato nel land dell'Assia, località a circa dieci km. da Francoforte sul Meno, fondata il 10 luglio del 1699 da Valdesi così come un'altra località tedesca che anch'essa si chiama con lo stesso nome. Walldorf è un comune tedesco di 14.685 abitanti, situato nel land del Baden-Württemberg, fondata il 10 luglio del 1699 da Valdesi in fuga dalle Valli Valdesi dopo la revoca dell'Editto di Nantes del 1685 e le successive persecuzioni a cui furono sottoposti. Quattordicifamiglievalligiane che decisero di fermarsi e fondare una nuova località, piuttosto che continuare a girovagare lungo il Reno o rientrare nelle Valli Valdesi, rinunciando alla propria fedevaldese. È attiva l'Associazione Amici dei Valdesi di Walldorf. In Svizzera sono presenti sette chiese evangeliche di lingua italiana che, grazie a un accordo con la Tavola Valdese, fruiscono della cura di alcuni pastori valdesi: due a Zurigo, le altre a Basilea, Ginevra, Losanna, Sciaffusa, San Gallo. Note [modifica] ^ Herbert Grundmann, Movimenti religiosi nel Medioevo, Bologna, Il Mulino, 1980, I. 3."I provvedimenti ecclesiastici contro l'eresia e il movimento religioso del XII secolo", pag. 54-65. ^ Herbert Grundmann, op. cit., pag. 59. ^ Chronicum universale anonimi Laudunensis, a cura di Cartellieri-Stechele, Lipsia-Parigi, 1909, pag. 21 ^ Herbert Grundmann, op. cit., pag. 58. ^ Attilio Agnoletto, Storia del Cristianesimo, Milano, I.P.L., 1978, pag. 169 ^ Giorgio Tourn, I Valdesi - la singolare vicenda di un popolo-chiesa, Torino, Claudiana, 1977, pag. 16 ^ Herbert Grundmann, op. cit., pag. 58-62. ^ Walter Map, De nugis curialium, Clarendon Press, Oxford, 1983, ISBN 019822236x, pag. 126. Google books, riportato l'8 ottobre 2010. ^ Herbert Grundmann, op. cit., pag. 64-65. ^ Giorgio Tourn, op. cit., pag. 21-23 ^ Giorgio Tourn, op. cit., pag. 29-31 ^ Si veda, a proposito del carattere comune delle eresie "urbane" in Italia settentrionale, il saggio di Cinzio Violante, Eresie urbane e eresie rurali, in Medioevo ereticale, a cura di Ovidio Capitani, Bologna, Il Mulino, 1977, ISBN 8815000534, in particolare la sezione II. 2, pagine 192-194 ^ Voltaire, Trattato sulla tolleranza, traduzione di Glauca Michelini, Giunti Editore, 2007, p.33. ^Documenti elaborati fino ad oggi dalla Commissione Bioetica.. URL consultato il ottobre 2010. ^Atto del Sinodo 2010. URL consultato il ottobre 2010. ^Dibattito e decisioni del Sinodo Valdese 2010. URL consultato il ottobre2010.. È bene precisare che la Chiesa Valdese non considera il matrimonio come sacramento, ma lo intende come benedizione di una coppia sposata civilmente. ^Atto del Sinodo Valdese 2007 ^[1] ^[2] ^[3] ^ Il Comune di Rorà fu decorato con la medaglia di bronzo al merito civile per questo motivo. Si veda la motivazione della decorazione sul sito ufficiale della Presidenza della Repubblica ^http://www.eresie.it/it/id609.htm ^http://www.ci.valdese.nc.us Bibliografia [modifica] Gioacchino Volpe, Movimenti religiosi e sette ereticali nella società medievale italiana, Sansoni, Firenze, 1971 Lorenzo Paolini, L'albero selvatico: eretici del Medioevo, Patron, Bologna, 1989 Grado Giovanni Merlo, Eretici ed Eresie Medievali, Il Mulino, Bologna, 1989 Grado Giovanni Merlo, Contro gli eretici, Il Mulino, Bologna, 1996 Gregorio Plescan, La chiesa Valdese di fronte all’omosessualità, in AA.VV., Il posto dell'altro. Le persone omosessuali nelle chiese cristiane, ed. Meridiana, pp. 32-38, 2000 Giorgio Tourn, I valdesi: identità e storia, Claudiana, Torino, 2003 Sergio Velluto, Valdesi, guida ai migliori difetti e alle peggiori virtù, Edizioni Sonda, Casale Monferrato, 2004 Giorgio Bouchard, Paolo Emilio Landi, Bibbia e libertà - Otto secoli di storia valdese, (libro e film), Claudiana, Torino, 2006 Giorgio Tourn, I valdesi, La singolare vicenda di un popolo-chiesa, Claudiana, Torino, 2008 ISBN 88-7016-735-6 Sergio Velluto, Valdesi d'Italia, Edizioni Sonda, Casale Monferrato, 2008 Voci correlate [modifica] Chiesa Evangelica Valdese Chiese evangeliche in Italia Comunicante Facoltà valdese di teologia Pasque piemontesi Claudiana Altri progetti [modifica] Wikimedia Commons contiene file multimediali su Valdismo Wikinotizie contiene notizie di attualità su Valdismo Collegamenti esterni [modifica] Sito ufficiale della Chiesa Evangelica Valdese - Unione delle chiese metodiste e valdesi Sito ufficiale della Chiesa Evangelica Valdese di Torino Sito ufficiale della Chiesa Evangelica Valdese di Napoli Iglesia Evangélica Valdense Luoghi Storici Valdesi Domande frequenti sui Valdesi Cultura e viaggi alla Valli Valdesi Portale Calvinismo Portale Cristianesimo Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Valdismo" Categoria: Valdismo[altre] Categorie nascoste: Voci con fonti non contestualizzate - religioneVoci con fonti non contestualizzate - dicembre 2009
Il Movimento dei Focolari o Opera di Maria è un movimento laico nato nella Chiesa cattolica che ha come fine la realizzazione dell'unità tra le persone, come richiesto da Gesù secondo il racconto del Vangelo secondo Giovanni (17,21). Ne consegue una precisa vocazione ecumenica oltre che al dialogo in altri settori della cultura. Il movimento è diffuso in tutto il mondo ed è coordinato dal suo centro internazionale.
Nascita e diffusione
Il movimento nasce come conseguenza della vocazione sentita da Chiara Lubich a 23 anni, nel 1943 durante i bombardamenti di Trento nella Seconda guerra mondiale. Come spesso raccontato dalla stessa fondatrice, in un momento in cui a causa della guerra tutto veniva meno, Chiara intuisce che «ogni cosa materiale può crollare ma non Dio, inteso come Amore» (4,8). Durante i bombardamenti, nei rifugi, Chiara porta con sé il Vangelo. Presto coinvolge un gruppo di persone che costituisce il primo nucleo del futuro movimento. Alcune ragazze scelgono di lasciare le proprie famiglie per vivere insieme e dedicarsi pienamente ad aiutare i poveri della città. La casa dove le ragazze vivevano, in Piazza Cappuccini a Trento, è ricordata come il primo focolare. Analogamente succede più tardi per un gruppo di ragazzi[1].
Passata l'emergenza della guerra, nello sviluppo del movimento i compiti assistenziali passano in secondo piano rispetto agli aspetti legati alla spiritualità. Una serie di circostanze, quali l'incontro di Chiara con Igino Giordani, allora deputato della Democrazia Cristiana, che diventerà il primo focolarino sposato, ed una serie di viaggi ed incontri dei primi focolarini, hanno permesso una rapida diffusione del movimento prima in Europa e poi negli altri continenti[1]. Attualmente è diffuso nei cinque continenti, e vi aderiscono circa sei milioni di persone[senza fonte]. Il vescovo di Trento, mons.Carlo De Ferrari, ne dà la prima approvazione, nel 1947. Successivamente il movimento è stato a lungo studiato dalle autorità ecclesiastiche che hanno più volte rivisto e corretto statuti e regolamenti fino alla recente approvazione degli statuti vigenti avvenuta nel 1990, sotto il pontificato di Giovanni Paolo II che ne apprezzava la vocazione al dialogo[2]. Pasquale Foresi fu il primo focolarino ad essere ordinato sacerdote. Carisma e vita comunitaria [modifica] Dall'ultima preghiera di Gesù: « perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. » (Gv 17,21) nasce il carisma del movimento che si pone il raggiungimento dell'unità fra generazioni, fra culture, fra religioni. Per questo motivo il movimento va oltre la religione cattolica, ma riunisce persone di ogni fede. Scopo del movimento è infatti contribuire a realizzare i seguenti dialoghi: con le altre realtà nella Chiesa cattolica; con le Chiese e comunità ecclesiastiche non cattoliche; con le persone di altre religioni; con le persone di convinzioni non religiose. Chi entra a far parte del movimento, è invitato a mettere in comune il superfluo, seguendo l'indicazione evangelica «date e più vi sarà dato»[1] Il movimento dei focolari è rivolto principalmente a persone laiche; alcune di esse possono decidere di consacrarsi a Dio tramite il movimento. Tali persone vengono definiti "focolarini" e fanno riferimento ad un "focolare" (la "cellula" del Movimento). Questo è composto dai focolarini a vita comune e da focolarini sposati, che scelgono di consacrarsi a Dio ciascuno nel proprio stato. I focolari possono essere maschili o femminili; i focolarini e le focolarine che vi abitano erano chiamati familiarmente da Chiara Lubich popi e pope (cioè "bambini" e "bambine" in dialetto trentino). Nei focolari possono convivere anche persone appartenenti a confessioni diverse, ma accomunate dal desiderio di donarsi in modo totale a Dio. Ogni focolare è spesso responsabile di un territorio che viene definito "zonetta". Espressioni del movimento [modifica] All'interno del Movimento dei Focolari si sono sviluppate delle diramazioni che cercano di applicare la spiritualità dell'Unità nelle varie realtà sociali. Sono esempi di queste diramazioni il Movimento Umanità Nuova (di cui i principali animatori sono i Volontari di Dio) il Movimento Famiglie Nuove il Movimento Parrocchiale il Movimento Diocesano il Movimento Gen i Giovani per un Mondo Unito i Ragazzi per l'Unità il Movimento Politico per l'Unità la casa editrice Città Nuova e la rivista omonima l'Economia di Comunione Espressione visibile del Movimento dei Focolari è la cittadella di Loppiano, centro di formazione per giovani provenienti da tutto il mondo. Esponenti del Movimento [modifica] I Fondatori Chiara Lubich, fondatrice del Movimento Igino Giordani, servo di Dio, primo focolarino sposato e cofondatore Pasquale Foresi, primo sacerdote focolarino e cofondatore Altri esponenti Chiara Luce Badano, Beata Daniela Zanetta, serva di Dio Nicasio Triolo Paolo Macciotta Sergio Infantino Carlo Grisolia, servo di Dio Alberto Michelotti, servo di Dio Per statuto il presidente del Movimento sarà sempre una donna. Dopo la morte di Chiara Lubich avvenuta a Roma il 14 marzo2008, è stata eletta presidente Maria Voce (Emmaus) e co-presidente Giancarlo Faletti. Note [modifica] ^ abcL´irresistibile ascesa dei focolarini. L'altra metà della Chiesa l'Espresso, 3 luglio 1997 ^ Cfr. Lettera di Giovanni Paolo II a Chiara Lubich, presidente dell’Opera di Maria (Movimento dei Focolari) Collegamenti esterni [modifica] Sito ufficiale del movimento Sito ufficiale della Serva di Dio Chiara Luce Badano Sito ufficiale della Serva di Dio Daniela Zanetta
Pietro Berti, figlio di Domenico, nato a Imola (BO) ed ivi residente in Via Bel Poggio n. 13.
Diploma di maturità scientifica; Dott in Giurisprudenza; Master in Scienze Filantropiche e dell'Economia Solidale; Ufficiale Croce Rossa Militare Italiana in congedo; operatore presso il Centro di Identificazione ed Espulsione Mattei in Bologna Via Mattei n. 60 gestito da Confraternita delle Misericordie; ex Delegato giovanile DC ad Imola - ex Consigliere Circoscrizionale DC ad Imola (1990-1995); ex Consigliere Comunale CCD ad Imola (1995-1999); 3° dei non eletti in Consiglio Regionale E.Romagna Lista UDC nell'anno 2005; 2° dei non eletti Consiglio Comunale ad Imola nell'anno 2008 Lista Civica centro destra; 8° dei non eletti lista UDC Parlamento Reg. E. Romagna; ha riportato 494 voti (3,81%) alle elezioni provinciali a Bologna del 07/06/2009 nel collegio 12 Bologna-Massarenti nelle liste dell'Unione di Centro. Conosce 8 lingue parlate e scritte. Alle elezioni amministrative di Bologna 2011 è stato candidato per il Quartiere San Vitale nella lista di Aldrovandi