Pietro Berti

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VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

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Anchorage

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Visualizzazione post con etichetta Albania. Mostra tutti i post
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mercoledì 2 febbraio 2011

Albania: opposizione, venerdì manifestazioni in 4 città

Altra area di crisi, come se non bastasse il Maghreb. Qui è necessario un intervento diplomatico serio prima che, nella manifestazione di venerdi c.m., vi sia uno spargimento di sangue. Anche il Kossovo si sta preparando a manifestazioni contro il regime serbo. Situazione esplosiva che può degenerare con la Macedonia, a maggioranza albanese. Obama, non capisce nulla di geopolitica e di politica estera (del resto, ha finora dimostato profonda difficoltà già in politica estera, figuriamoci nelle altre problematiche molto più complesse!). Fortuna che abbiamo la Merkel, Sarkozi, la Danimarca, la Svezia, la Norvegia e l'Olanda, Putin ! E la Gran Bretagna?

Albania: opposizione, venerdì manifestazioni in 4 città
L'opposizione socialista in Albania scenderà di nuovo in piazza a protestare contro il governo, venerdì prossimo, e questa volta in quattro città del paese: Tirana, Lezha (nel nord), Valona (nel sud) e Korca (nel sud-est). Lo ha annunciato questa sera il leader dell'opposizione Edi Rama precisando che "la resistenza pacifica non potrà mai essere fermata".Secondo Rama, "questa è la battaglia di un popolo che chiede i suoi diritti non negoziabili, in un'Albania che per nessun motivo potrà tornare al periodo del partito-Stato e dello Stato-partito".Venerdì scorso, i socialisti hanno organizzato a Tirana una grande manifestazione pacifica per rendere omaggio alle tre vittime civili degli scontri violenti del 21 gennaio davanti al Palazzo del governo.

Spari sulla protesta in Albania

mercoledì 26 gennaio 2011

Albania: crisi politica, inviato Ue oggi a Tirana per mediazione

Albania: crisi politica, inviato Ue oggi a Tirana per mediazione
Esteri
Tirana, 26 gen. - (Adnkronos) - Un inviato dell'Unione Europea e' atteso oggi a Tirana, per tentare una mediazione nella grave crisi politica in corso in Albania. Lo scrivono i giornali del Paese delle Aquile, secondo cui "il diplomatico slovacco Miroslav Lajcak, ex Alto rappresentante della comunita' internazionale in Bosnia Erzegovina (e attuale direttore per i Balcani occidentali del servizio diplomatico europeo, ndr) e' stato designato negoziatore dell'Ue nella crisi albanese".
Lajcak, secondo quanto scrive il quotidiano "Shqip", avra' incontri con il presidente Bamir Topi, con il premier Sali Berisha e con il leader dell'opposizione socialista e sindaco di Tirana Edi Rama. Con gli ultimi due, scrive la stampa locale, ha avuto fitti colloqui per tutta la giornata di ieri l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune europea, Catherine Ashton.
La crisi politica in Albania, dove l'opposizione accusa il primo ministro di corruzione e brogli, e' esplosa in tutta la sua violenza la settimana scorsa, quando tre persone sono rimaste uccise a Tirana nel corso di una manifestazione contro il governo.
26/01/2011 estratto da http://www.libero-news.it/articolo.jsp?id=655032

sabato 22 gennaio 2011

Albania, un paese diviso e in armi che ora guarda alla rivoluzione tunisina

Albania, un paese diviso e in armi che ora guarda alla rivoluzione tunisina


di Marco Guidi
ROMA - Che i conti tra Sali Berisha ed Edi Rama fossero ben lungi dall’essere chiusi lo si era capito fin dalle elezioni del 2009, che avevano assicurato il potere ancora una volta a Berisha. Ma si trattava di un potere con un margine risicatissimo (4 deputati) e dovuto a una coalizione del Partito Democratico di Berisha con i transfughi dal Partito socialista di Ilir Meta e altre formazioni minori. Quindi lo sconfitto leader socialista e amato sindaco di Tirana, Edi Rama, ha avuto buon gioco nel non riconoscere in pratica la vittoria dell’avversario, ottenuta, afferma Rama, grazie ai soliti immancabili brogli.Che il governo di Berisha non fosse stabile, come non è stabile la società albanese, non era un segreto per nessuno. Il fatto è che l’Albania è un Paese diviso. Diviso linguisticamente tra i Gheghi del Nord e i Toschi del Sud (con decine di sottodialetti), diviso tra cittadini (minoritari) e abitanti dei monti. Tra chi vorrebbe un Paese diverso e nuovo e chi si attacca comunque al potere. Un potere che ha conosciuto il tremendo scossone del 1996-1997, quando lo scandalo e il crollo delle cosiddette società piramidali, cioè finanziarie alla Madoff, che avevano preso soldi a tutti, si rivelò un buco nero che divorò finanze, speranze, vita degli albanesi. E, vedi caso, il presidente della repubblica era allora proprio l’attuale premier, Sali Berisha. Ci furono oltre duemila morti, gli arsenali dei tempi del comunismo furono saccheggiati e le armi mai recuperate. Se è vero che molte sono poi finite ai guerriglieri kosovari dell’Uck e alle varie mafie, è altrettanto vero che può capitare anche ora di inerpicarsi nelle zone montagnose e veder gente che gira armata. Armata e fedele al Kanun (legge) di Lek Dukaginj, il principe che, era il XV secolo, fissò le regole ancora vive oggi sul dovere-obbligo della vendetta per generazioni.Il governo Berisha, partito con il piede sbagliato, ha conosciuto il 14 gennaio scorso una botta durissima: le dimissioni di Ilir Meta, uomo politico di lungo corso, vicepremier e ministro dell’Economia. Dimessosi in seguito alle accuse di corruzione fattegli (e documentate) del suo predecessore Dritan Prifti. Accuse credibili perché la corruzione è uno dei mali del Paese, come denuncia anche l’Unione Europea, che in un memorandum in 12 punti spedito a Tirana ha messo proprio la corruzione al primo posto.Edi Rama e il suo Partito Socialista avevano programmato da giorni la manifestazione che ieri è finita nel sangue. Una manifestazione non violenta, aveva scongiurato Rama. Ma non gli è stato dato retta. Si è sparato e Berisha è stato assediato nel suo ufficio protetto dalla polizia, a sua volta circondata da migliaia di manifestanti esasperati. Potrebbe essere un fuoco destinato a spegnersi oppure il prodromo di una situazione pericolosa. Certo, dopo questo, governare sarà difficile per tutti, Berisha per primo.
Sabato 22 Gennaio 2011 - 16:33

Presto via i visti per Albania e Bosnia


I cittadini albanesi e bosniaci potrebbero essere più liberi di viaggiare nell'area Schengen a partire dall'autunno.
La Commissione europea ha ufficialmente proposto la liberalizzazione dei visti d'ingresso nell'Ue per i cittadini dell'Albania e della Bosnia-Erzegovina. L'annuncio è stato dato questa mattina dal commissario europeo agli Affari interni, Cecilia Malmstrom. “So quanto viaggiare senza visti sia importante per gli albanesi e i bosniaci, in particolare per i più giovani – ha affermato –. Raggiungere questo obiettivo è un passo fondamentale nel processo di integrazione europea dei Balcani occidentali, perché permette di facilitare i contatti tra tutti gli abitanti del continente e aumenta le opportunità di crescita economica”.La proposta di oggi della Commissione europea, ha sottolineato Malmstrom, “è il risultato del duro lavoro realizzato dalle autorità di Tirana e Sarajevo e siamo convinti che i due paesi balcanici saranno presto in grado di soddisfare tutti i rimanenti criteri comunitari”. Prima dell'abolizione dei visti, infatti, l'Albania e la Bosnia-Erzegovina devono entrambe compiere passi in avanti in tre settori chiave. In particolare, secondo l'esecutivo comunitario Tirana deve: “sviluppare una strategia politica che permetta il reinserimento dei cittadini albanesi rimpatriati”; “rafforzare la capacità delle forze dell'ordine di combattere la criminalità organizzata con l'attuazione di un quadro giuridico adeguato”; “realizzare le riforme in materia di confisca dei beni appartenenti al crimine organizzato”. Dal canto suo, Sarajevo deve: “armonizzare con il livello statale i codici penali delle entità regionali e del distretto di Brcko”; “attuare il piano di azione relativo allo scambio elettronico dei dati tra la polizia e gli organi dell'azione penale”; “assegnare le adeguate risorse umane e finanziarie alle forze dell'ordine per permettere un'effettiva lotta contro la criminalità organizzata”.La proposta della Commissione europea passerà ora all'esame del Consiglio e dal Parlamento europeo. Cecilia Malmstrom ha spiegato che il percorso sarà il più rapido possibile e che già la prossima settimana presenterà a Lussemburgo “la valutazione dell'esecutivo Ue ai Ventisette ministri degli Interni”. Tuttavia, il commissario svedese non si è voluto sbilanciare sui tempi necessari all'effettiva abolizione dei visti. “Si tratta – ha spiegato – dello stesso percorso decisionale già avvenuto per quanto riguarda la Serbia, il Montenegro e l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia (Fyrom)”, che hanno raggiunto questo traguardo il 19 dicembre 2009. “E' un processo aperto, che non prevede scadenze, tutto dipenderà dalla velocità con cui Tirana e Sarajevo soddisfaranno gli ultimi tre requisiti tecnici”.In ogni caso la liberalizzazione dei visti non potrà avvenire prima dell'estate, dato che la prossima missione di monitoraggio dei tecnici dell'esecutivo comunitario è in programma in autunno. Il commissario agli Affari interni non si è voluto sbilanciare neanche sulla possibilità che l'obiettivo venga raggiunto prima delle elezioni generali in Bosnia-Erzegovina, previste per il prossimo ottobre: “Al momento non si può sapere, quello che posso dire è che il rapporto di monitoraggio della Commissione sarà pronto subito dopo l'estate. In seguito la procedura riguarderà gli Stati membri e il Parlamento europeo”.Infine, Cecilia Malmstrom ha ribadito che la liberalizzazione dei visti di ingresso nell'Ue porta con se sia diritti che doveri per i cittadini albanesi e bosniaci. “Abbiamo imparato dalle esperienze passate quanto sia importante che le autorità dei due paesi informino la popolazione sulle possibilità e i limiti del raggiungimento di questo obiettivo”. Il commissario svedese ha così fatto riferimento ai problemi riscontrati quando, lo scorso dicembre, furono aboliti i visti per la Serbia, il Montenegro e la Fyrom. Nei mesi successivi, infatti, in alcuni stati membri dell'Ue si registrò un aumento drastico delle domande di asilo politico di cittadini provenienti dai tre paesi balcanici. “E' fondamentale che questo non succeda più – ha concluso Malmstrom – e per questo le autorità albanesi e bosniache hanno già previsto, per esempio, delle campagne informative alla televisione”. L'esecutivo comunitario “continuerà a monitorare che i due governi rispettino le proprie responsabilità” e, anche se per il momento “non sono state ricevute richieste di finanziamenti, abbiamo i mezzi e la volontà, se necessario, di sostenere Tirana e Sarajevo”.
estratto da http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=197&ID_articolo=1507&ID_sezione=404&sezione

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