Pietro Berti

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VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

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Anchorage

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sabato 1 gennaio 2011

STRAGE IN UNA CHIESA IN EGITTO. IL PAPA CONDANNA LA VIOLENZA.

STRAGE IN UNA CHIESA IN EGITTO. IL PAPA CONDANNA LA VIOLENZA.

21:14 01 GEN 2011 dal sito web http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201101012114-ipp-rt10088-strage_in_chiesa_in_egitto_il_papa_condanna_la_violenza
(AGI) - Alessandria d'Egitto, 1 gen. - Al Qaeda ha mantenuto la promessa fatta due mesi fa, dopo la strage nella cattedrale di Baghdad. L'organizzazione che si richiama a Osama bin Laden ha aperto l'anno con una sfida sanguinaria alle comunita' cristiane che ha indotto papa Benedetto XVI a chiedere ai governi di non sprecare parole e di "agire" per proteggere i cristiani, nel mirino di una persecuzione che ha conosciuto il suo apice di morte durante le festivita'.
L'ultima azione dell'organizzazione e' avvenuta nella notte di Capodanno. La nuova strage -che segue quella nella capitale irachena e quelle di Natale in Nigeria e nelle Filippine- e' stata compiuta dinanzi la Chiesa dei Santi, nel quartiere Sidi Bishr ad Alessandria d'Egitto, quindici minuti dopo la mezzanotte, quando dentro l'edificio sacro c'erano un migliaio di fedeli per la tradizionale cerimonia per il nuovo anno. L'esplosione ha danneggiato anche una moschea vicino alla chiesa, e ferito 8 musulmani. L'attentato e' il piu' grave compiuto in Egitto negli ultimi anni, e il piu' sanguinoso contro la comunita' cristiana in Egitto, che rappresenta il 10 per cento della popolazione, e ha spinto Hosni Mubarak ha lanciare un appello all'unita' nazionale.
L'APPELLO DI MUBARAK
In un Paese che soffre di crescenti divisioni settarie il presidente egiziano ha invitato "i figli dell'Egitto, copti e musulmani" a serrare le fila "contro il terrorismo". Refaa-al-Tahtawi, portavoce di Al-Azhar, la principale istituzione di studio dell'Islam sunnita con sede al Cairo, ha denunciato l'attacco sostenendo che mira "all'unita' nazionale egiziana". Mubarak ha aggiunto che l'attentato "ha l'impronta di elementi stranieri", e ha assicurato che il suo governo trovera' i responsabili: "Il terrorismo non ce la fara' a destabilizzare l'Egitto e la sua unita' tra cristiani e musulmani", ha detto il rais in un messaggio speciale diffuso dalla televisione.La retorica di Mubarak, ribadita nella promessa odierna di "tagliare la testa del serpente" terrorista, non e' bastata a calmare i cristiani, da tempo irritati con il governo per la discriminazione a cui i copti sono sottoposti nel Paese arabo.
LA RIVOLTA DEI COPTI
L'ultimo episodio di rivolta si era verificato al Cairo, nel quartiere di Giza, dove era stato negato il permesso di costruire una chiesa, a fronte di piu' facili autorizzazioni concesse per l'edificazione di moschee. Quindici ore dopo la nuova strage, la rivolta non poteva che trasferirsi ad Alessandria, sede del patriarcato della comunita' cristiana piu' importante del Medio Oriente. Contro il presidente egiziano -che appena due mesi fa aveva promesso protezione ai cristiani da al Qaeda- hanno inneggiato centinaia di giovani che, armati di pietre e bottiglie, hanno ingaggiato durissimi scontri con la polizia. "Mubarak, i cuori dei copti sono in fiamme! Dov'e' il governo?", sono stati alcuni tra gli slogan. Diversi ragazzi brandivano una croce alla quale avevano appeso brandelli di indumenti insanguinati di alcune delle vittime della strage: "Con il nostro sangue e la nostra anima sara' riscattata la Croce", hanno urlato. Prima di Natale c'era stato anche un incontro tra Mubarak e il patriarca ortodosso di Alessandria d'Egitto, Shenuda III, giunto alla fine di un anno in cui le condizioni di vita civile ed economica dei cristiani in Egitto e' peggiorata. I copti lamentano discriminazioni nell'esercito, nella polizia e nella guardia repubblicana e chiedono, in particolare, una legge unica per i luoghi di culto che realizzi l'eguaglianza tra tutti i cittadini egiziani e l'abolizione dell'indicazione della fede nelle domande d'impiego e nei documenti di compravendita e di delega. A dominare la preoccupazione piu' immediata dei cristiani egiziani e', pero', la minaccia terroristica e cio' che ritengono uno scarso impegno della polizia. "I servizi di sicurezza", ha denunciato Nermin Nabil, ferito nell'attentato, "non hanno fatto nulla per proteggerci e hanno lasciato che l'autobomba venisse parcheggiata di fronte alla chiesa nonostante il divieto posto dalle autorita'". I sopravvissuti non credono al governo, che ipotizza l'azione di un attentatore suicida e non a un'autobomba piazzata da due terroristi, fuggiti poco prima dell'esplosione. Anche i medici della clinica cristiana in cui sono stati ricoverati molti dei feriti ce l'hanno con il governo: "Dopo l'attentato un gruppo di circa 200 musulmani ha assediato la clinica, e la polizia, invece di proteggerci, ha lanciato gas lacrimogeni all'impazzata", ha raccontato Naglaa Gamil. Poco prima un gruppo di cristiani aveva distrutto un porte e finestre di una vicina moschea. Ad Alessandria d'Egitto non e' ancora guerra civile, ma l'odio di religione prevale su tutto.
IL PAPA AI GOVERNI: NON BASTANO LE PAROLE
A questo si e' riferito il Papa, nella sua omelia alla messa per la Giornata Mondiale della pace: "La liberta' religiosa e' elemento imprescindibile di uno Stato di diritto; non la si puo' negare senza intaccare nel contempo tutti i diritti e le liberta' fondamentali, essendone sintesi e vertice", ha detto Joseph Ratzinger, dopo aver fatto riferimento alle "discriminazioni, ai soprusi e alle intolleranze religiose, che oggi colpiscono in modo particolare i cristiani" e aver esortato i governi: "Non bastano le parole, occorre l'impegno concreto e costante dei responsabili delle Nazioni".
L'APPELLO DI NAPOLITANO E LA CONDANNA DI OBAMA
Tra queste, si muovono gli Stati Uniti e l'Italia. Barack Obama ha definito "oltraggiosi" gli attacchi in Egitto e in Nigeria e la Farnesina ha condannato "fermamente" l'attentato. Roma, si legge in una nota, "continuera' a far sentire la propria voce, in ambito europeo ed internazionale, affinche' la liberta' di religione venga pienamente tutelata in ogni possibile circostanza, affinche' venga posto fine al piu' presto agli efferati episodi di drammatica e sistematica violenza e persecuzione a cui sono da troppo tempo sottoposte le comunita' cristiane in varie aree del mondo". Il governo italiano e' stato promotore all'Onu di una risoluzione per la tutela della liberta' di religione nel mondo. "Basta con le persecuzioni dei cristiani", e' stato anche il monito del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che il Papa ha ringraziato per il suo appello. (AGI) .

lunedì 13 dicembre 2010

PERSECUZIONI/ Guitton: il grave silenzio sui cristiani uccisi ricorda Hitler nel 1938

PERSECUZIONI/ Guitton: il grave silenzio sui cristiani uccisi ricorda Hitler nel 1938
INT. René Guitton
mercoledì 10 marzo 2010

dal sito http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=71875
I 500 cristiani uccisi da musulmani in Nigeria in questi giorni sono l’ennesimo caso di una «cristianofobia sempre più preoccupante. I cristiani vengono perseguitati per la loro fede e perché sono una minoranza. Ma l’Occidente resta in silenzio». È la denuncia di René Guitton, lo scrittore francese capace di rilanciare a Parigi il dramma della persecuzione dei credenti in Cristo nel mondo con un saggio-inchiesta che ha conseguito il Premio per i diritti dell’uomo del Parlamento transalpino. Il volume si intitola «Cristianofobia» ed è edito da pochi giorni da Lindau. Partendo da esperienze e incontri concreti sul campo, Guitton traccia una sorta di mappa ragionata e documentata dell’avversione ai cristiani da parte dell’islamismo, del comunismo ateo e dell’hindutva, l’ideologia che vuole rendere l’intera India una nazione indù. Abbiamo raggiunto per una breve intervista Guitton, appena rientrato da una tournée in Canada.
I fatti di questi giorni in Nigeria ripropongono il tema dei cristiani perseguitati. Esiste, a suo avviso, una coscienza internazionale sull’avversione violenta verso i cristiani nel mondo?
Sì, questa coscienza c’è ma sono difficili le modalità con cui intervenire. Le pressioni possono essere fatte, per esempio, dall’Unione europea in maniera politica ed economica. Ad esempio: la Turchia vuole entrare in Europa (non mi pronuncio su tale fatto), quindi l’Unione europea può esigere che all’interno dell’armonizzazione legale prevista per l’ingresso in Europa, il governo Ankara sopprima l’obbligo di citare la religione di appartenenza sulla carte di identità, che è un fatto che in quel Paese causa discriminazione. Anche tramite l’Unesco, mediante l’educazione e l’aiuto culturale che viene offerto in vari Paesi con questa istituzione - per esempio l’Autorità palestinese -, si possono fare pressioni. Inoltre è possibile fare interventi economici sui governi: per esempio, su quello iracheno, che ha bisogno di aiuti finanziari esterni, oppure sui responsabili di Hamas a Gaza, che hanno un’impellente necessità di denaro per la ricostruzione.

Che fare di fronte al dramma dei cristiani oppressi in Medio oriente?
Ci sono stati Paesi che hanno offerto asilo ai cristiani iracheni rifugiatisi in Europa. Diversi Paesi europei l’hanno fatto, ma i responsabili dei cristiani che vivono ancora in Iraq sostengono che, agendo così, noi facciamo il gioco di quanti vogliono l’espulsione dei cristiani dall’Oriente. «Aiutateci a restare, non a partire» è il loro grido disperato. È importante tener conto di questo appello urgente. Che assomiglia a quello, assai poco ascoltato, dei cristiani libanesi durante le due guerre a Beirut. L’essenziale è agire, e farlo in fretta.

Quali sono i Paesi dove i cristiani vengono più osteggiati?

In India l’Orissa, dove i cristiani sono stati massacrati in gran numero, a volte addirittura bruciati nelle loro chiese. Poi vanno ricordati lo Sri Lanka, il Pakistan, l’Iraq, dove i terroristi islamisti vogliono cacciarli dal Paese. In Nigeria e in Sud Sudan si registrano massacri di centinaia di cristiani. In Egitto vengono assassinati da islamisti, che rimangono impuniti; qui le donne cristiane sono obbligate a portare il velo, costrette a convertirsi all’islam e a sposare uomini musulmani.

Perché ha scritto questo libro?

L’ho fatto in quanto mi sento un testimone in rivolta. Nell’ambito del mio lavoro viaggio regolarmente in Africa, Medio oriente e Asia per incontri interreligiosi e convegni. E ho constatato che per i cristiani la situazione, lungo gli anni, si è fatta sempre più preoccupante. Essi vengono perseguitati in quanto cristiani e perché minoranza. Ho vissuto con forza tutto ciò anche a causa del silenzio dell’Occidente e, troppo spesso, di certi media che non parlano di chi non è maggioranza. Si preferisce parlare di ciò che succede alle minoranze dei nostri Paesi. Certo, nessun atto di antisemitismo o islamofobia è accettabile. Ma non esistono vittime buone, di cui bisogna parlare, e vittime cattive di cui tacere. Mi sono ribellato agli atti anticristiani, li denuncio e stigmatizzo anche il silenzio che rischia di essere colpevole. Come, in altre epoche, avvenne in Europa, in particolare con l’ascesa di Hitler e i fatti di Monaco nel 1938.

(Intervista rilasciata al sito www.missionline.org)

è possibile reperire il dossier Cristiani perseguitati sul sito http://www.ilsussidiario.net/Dossier/Cristiani-perseguitati/Archivio/

mercoledì 20 gennaio 2010

Nigeria, scontri cristiani-musulmani Oltre 450 morti a Jos, arriva l'esercito


L'arcivescovo: «Le cause sono più etniche che religiose»
Nigeria, scontri cristiani-musulmani Oltre 450 morti a Jos, arriva l'esercito

Rabbia per la costruzione di una moschea in un quartiere cristiano. Il vicepresidente: «Una minaccia per il Paese»


JOS (Nigeria) - Sale a 464 il bilancio dei morti in Nigeria in quattro giorni di scontri nella città di Jos, nel centro del Paese. Lo riferiscono fonti di una moschea locale e di gruppi per la difesa dei diritti umani. E' questo il tragico conto delle vittime del conflitto tra cristiani e musulmani iniziato domenica a Jos, in Nigeria. Nella capitale dello Stato di Plateau le autorità hanno imposto il coprifuoco e il governo ha mandato truppe dell'esercito per cercare di riportare la calma. I feriti sarebbero 800, decine gli arrestati

domenica 2 agosto 2009

Nigeria, oltre 780 morti in scontri

Nigeria, oltre 780 morti in scontri
da 8 ore 5 minuti dal sito web http://it.notizie.yahoo.com/4/20090802/tpl-oittp-nigeria-sect-39349ed.html

Più di 700 persone sono rimaste uccise in cinque giorni di scontri tra le forze di sicurezza e membri di una setta radicale islamica nella città di Maiduguri, nel nord della Nigeria, mentre la conta dei cadaveri sparsi per le strade continua.
Foto/Video correlati
Musulmani in preghiera in una moschea in Nigeria Ingrandisci immagine
Altre foto su Islam
Lo riferisce la Croce Rossa.
Sparatorie e scontri si sono susseguiti per giorni in settimana con la polizia che ha cercato di sedare la rivolta dei membri del Boko Haram, movimento militante che vuole l'imposizione della legge islamica in tutta la Nigeria.
Le violenze si sono verificate in diverse regioni ma Maiduguri, capitale del Borno dove il leader della setta Mohammed Yusuf ha la sua base, ha visto i combattimenti più aspri.
"Il bilancio finora è di 780 morti... una squadra sta cercando i cadaveri in tutte le strade della città", ha spiegato a Reuters un funzionario della Croce Rossa.
I problemi sono iniziati domenica scorsa, quando nello stato di Bauchi, 400 km a sudovest di Maiduguri, alcuni membri del gruppo Boko Haram -- che modella la sua guerriglia in stile talebano -- sono stati arrestati perché sospettati di stare preparando un attentato alla stazione di polizia.
I seguaci della setta, armati di machete, coltelli, fucili e bombe artigianali, si sono ribellati in varie città, e soprattutto a Maiduguri.
Il capo Yusuf, 39 anni, è stato ucciso dalla polizia mentre era in stato di detenzione giovedì a Maiduguri e le autorità sperano che la sua uccisione porterà alla fine della rivolta.
Centinaia di persone venerdì si sono riversate alla stazione di polizia per vedere il suo cadavere, allineato tra i corpi di altri rivoltosi uccisi.
Funzionari hanno detto che Yusuf è morto mentre cercava di scappare ma gruppi per i diritti umani hanno condannato la sua uccisione come una vera e propria esecuzione.

venerdì 31 luglio 2009

Nigeria, repressa la rivolta dei taleban. Case in fiamme nella città di Maiduguri

30/7/2009 (21:12)
Nigeria, repressa la rivolta dei taleban. Case in fiamme nella città di Maiduguri
dal sito web http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200907articoli/45994girata.asp

Nigeria, repressa la rivolta dei taleban. Case in fiamme nella città di Maiduguri
600 morti in offensiva dell'esercito. Ucciso il numero 2 degli integralisti
LAGOS. È finita in un’orgia di sangue (si parla di 600 morti in cinque giorni, tra cui molti civili) e con la cattura del capo, Mohammed Yusuf, l’insurrezione di un gruppo integralisti islamici noti come ’Talebanì in quattro dei 12 stati a stragrande maggioranza musulmana del nord della Nigeria. Tra gli insorti uccisi, anche miliziani provenienti dal vicino Ciad. Oggi il cuore della rivolta, Maiduguri, capitale dello stato del Borno (nordest) è infine silenzioso: come un cimitero, quello che ormai è.Tra ieri sera e stamani l’esercito, su ordine del presidente della Repubblica, Umaru Yard’adua, ha bombardato gli ultimi bastioni dei rivoltosi, operazione peraltro già avviata martedì. È stata rasa al suolo una moschea, di quelle frequentate dai Talebani: almeno 90 morti. Il numero due del movimento, Abudakar Shekau, e 200 miliziani a lui fedeli sarebbero stati uccisi in circostanze poco chiare mentre erano in fuga, riferiscono fonti ufficiali. Forse è stata un’esecuzione di massa. È da lunedì scorso, (l’insurrezione era scattata domenica) che testimonianze concordi parlano di mucchi di cadaveri ammassati dinanzi alle sedi delle forze di sicurezza.In meno di 24 ore il numero delle vittime è di almeno 300 persone. Altrettante se ne erano contate nei tre giorni precedenti. Anche, ma in misura minima, tra le forze di sicurezza. Molti sono stati decapitati, altri bruciati vivi, magari nelle chiese cristiane date al fuoco. Di certo, però, ci sono tantissime vittime civili innocenti. In serata la polizia dello stato di Borno ha dato la notizia della cattura del capo degli integralisti, Mohammed Yusuf, religioso di circa 35 anni, che dopo i sanguinosi scontri era in fuga con alcuni irriducibili. Le sue ore oggi apparivano contate: l’insurrezione integralista non è stata infatti appoggiata dalla popolazione, che pure è tutta musulmana.Il nome vero del gruppo, noto come ’Talebanì, è ’Boko Haram’, che nella locale lingua Haussa vuol dire ’l’educazione occidentale è un peccatò. Nato poco più di cinque anni fa da un gruppo di universitari contestatori, è precipitato poi verso l’integralismo più rigido: tuniche nere e barbe lunghe, mogli visibili solo ai mariti (eppure tra i fondatori c’erano donne), luoghi di culto riservati, predicazione di una sharia (legge coranica) rigidissima, ed a cui tutti, anche i cristiani, metà della popolazione, maggioranza nel sud, debbono attenersi. Scarso il seguito, come il sanguinoso disastro dell’insurrezione suicida ha dimostrato; ma importante cartina di tornasole. Perchè la Nigeria, il Paese più popoloso dell’Africa, con circa 150 milioni di abitati, vive contraddizioni esiziali.Un Nord musulmano poverissimo, facile obiettivo dell’ integralismo. Un Sud cristiano, potenzialmente ricchissimo perchè naviga nel petrolio, dei cui profitti, però, beneficiano in pochi, e nessuno al Nord. Guerriglia dura, dunque, anche nel Sud cristiano, soprattutto contro le multinazionali petrolifere. Per ora nessun contatto tra rivoltosi del Nord e del Sud: ma il problema non è solo religioso, bensì economico. Per cui, se mai ci fosse un raccordo tra i due movimenti, i rischi - già enormi - aumenterebbero in maniera geometrica.

lunedì 13 luglio 2009

Nigeria: attacco a terminal petrolifero, morti 5 operai

Nigeria: attacco a terminal petrolifero, morti 5 operai
dal sito web http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Esteri/Nigeria-attacco-terminal-petrolifero-morti-operai/13-07-2009/1-A_000033509.shtml

13 Luglio 2009 16:18 ESTERI
LAGOS - Un attacco a un terminal petrolifero di Lagos compiuto la scorsa notte dai ribelli nigeriani del Movimento per l'emancipazione del delta del Niger ha provocato la morte di cinque operai. Lo ha reso noto il responsabile dei servizi di soccorso dell'impresa di costruzioni privata Julius Berger, Geofrey Bukoru, che ha detto: "Abbiamo trovato i corpi di cinque operai totalmente carbonizzati''.

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