Pietro Berti

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VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

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Anchorage

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Visualizzazione post con etichetta diritti dei detenuti. Mostra tutti i post
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mercoledì 23 marzo 2011

EGITTO: DOPO PIAZZA TAHRIR

DOPO PIAZZA TAHRIR
Egitto, la denuncia di 18 donne arrestate"Ci hanno sottoposto al test della verginità"
Amnesty International ha chiesto alle autorità egiziane di indagare sulle gravi denunce di torture, compreso l'obbligo a sottoporsi all'incredibile prova inflitta dai militari alle donne che hanno preso parte alle manifestazioni nella capitale. Fotografate nude e sottoposte a scariche elettriche, una volta constatata la non verginità. "Pratiche degradanti e insopportabili"
CAIRO - Il 9 marzo scorso, dopo aver disperso con la violenza una manifestazione in piazza Tahrir, i militari hanno arrestato almeno 18 donne. Queste hanno poi riferito ad Amnesty International 1 di essere state picchiate, sottoposte a scariche elettriche, obbligate a denudarsi mentre i soldati le fotografavano e infine costrette a subire un test di verginita, sotto la minaccia di essere incriminate per prostituzione. Il test di verginita è, in tutto e per tutto, una tortura quando è eseguito con la forza o sotto coercizione. "Costringere le donne a sottoporsi al "test" è intollerabile e degradante. Il vero obiettivo è umiliare le donne in quanto tali. Tutto il personale medico dovrebbe rifiutarsi di prendere parte a questi cosiddetti "test" - dice Amnesty International. Le testimonianze. Salwa Husseini, 20 anni, ha raccontato di essere stata arrestata e portata al carcere militare di El Heikstep, a nord-est della capitale. E' stata costretta a togliersi tutti i vestiti ed è stata perquisita da una guardiana, in una stanza con due porte e una finestra, entrambe aperte. Nel frattempo, i soldati entravano nella stanza per scattare foto alla detenuta completamente nuda. I "test" di verginità sono stati eseguiti in un'altra stanza da un uomo che indossava una giacca bianca. Quelle trovate non vergini - secondo l'espressione usata da quell'individuo in giacca bianca - sarebbero state incriminate per prostituzione.
Anche scariche elettriche. Una donna ha raccontato ad Amnesty International di aver detto che era vergine. Poiché il "test" avrebbe provato il contrario, è stata picchiata e sottoposta a scariche elettriche. "Le donne e le ragazze devono poter esprimere il loro punto di vista sull'Egitto e protestare contro il governo senza essere arrestate, torturate o sottoposte a trattamenti profondamente degradanti e discriminatori", si legge nella denuncia dell'organizzazione internazionale che lotta per il rispetto dei diritti umani. I soldati hanno continuato a umiliare le donne consentendo a tutti di guardare e fotografare quello che stava accadendo, con la minaccia implicita di rendere pubbliche le immagini. Il racconto di una giornalista. Rasha Azeb, una giornalista a sua volta arrestata a piazza Tahrir, ha riferito di essere stata ammanettata, picchiata e insultata. Secondo il suo racconto, le 18 manifestanti arrestate sono state inizialmente portate in un locale del Museo del Cairo, dove sono state ammanettate, picchiate con bastoni e tubi di gomma, colpite con l'elettricità al petto e alle gambe e chiamate prostitute. Rasha Azeb ha potuto ascoltare le urla delle detenute mentre venivano torturate. E' stata rilasciata diverse ore dopo, assieme a quattro colleghi giornalisti, mentre le altre 17 donne sono state trasferite a El Heikstep. Al centro di ribilitazione. Altre testimonianze, raccolte dal Centro El Nadeem per la riabilitazione delle vittime della violenza, sono coerenti con quelle di Rasha Azeb e Salwa Husseini. "Le autorità egiziane devono porre fine a questi trattamenti scioccanti e degradanti nei confronti delle manifestanti. Le donne hanno preso parte in pieno al cambiamento in Egitto e non devono essere punite per il loro attivismo. Alle forze armate e a quelle di sicurezza vanno impartite istruzioni chiare che la tortura e i maltrattamenti, compresi i cosiddetti test di verginita obbligatori, non saranno più tollerati e saranno oggetto di indagini approfondite. I responsabili devono essere portati di fronte alla giustizia e le donne coraggiose che hanno sporto denuncia devono essere protette dalle rappresaglie", afferma ancora la denuncia di Amnesty International. Davanti al tribunale. Le 17 donne detenute a El Heikstep sono comparse di fronte a un tribunale militare l'11 marzo scorso e rilasciate due giorni dopo. Molte di loro sono state condannate a un anno di carcere, con la sospensione della pena. Salwa Hosseini è stata giudicata colpevole di "condotta disordinata, distruzione di proprietà pubblica e privata, ostacolo alla circolazione e possesso di armi". Amnesty International si oppone allo svolgimento di processi di imputati civili presso le corti marziali egiziane, che hanno una lunga tradizione di processi iniqui e le cui procedure limitano gravemente il diritto d'appello.
(23 marzo 2011)

mercoledì 16 febbraio 2011

Carceri: stop bimbi e madri in cella

Carceri: stop bimbi e madri in cella
Il testo passa ora al Senato, novita' per condannate incinte
(ANSA) - ROMA, 16 FEB - Le mamme di bambini fino a sei anni di età non dovranno piu' stare in carcere, a meno di particolari esigenze cautelari di "eccezionale rilevanza". E quanto prevede una proposta di legge approvata dalla Camera che innalza a sei anni l'età del figlio perché la donna non venga detenuta. Novità anche per gli arresti domiciliari delle condannate incinte o madri di figli di età non superiore a dieci anni. Il testo, approvato all'unanimità e con l'astensione dei radicali, ora passa al Senato.

giovedì 9 dicembre 2010

Sakineh libera

IRAN



"Sakineh libera", ma è giallo Dubbi sulle foto e sulla data.

La notizia diffusa dal Comitato internazionale sulla lapidazione. Ma ancora mancano verifiche sulla data del rilascio e sulle immagini in cui compare con il figlio: anch'esso sarebbe stato liberato, insieme all'avvocato. Teheran non conferma. La donna condannata alla lapidazione per adulterio.
TEHERAN - "Sakineh Mohammadi Ashtiani è salva, ed è già tornata a casa. A Tabriz". La notizia suscita un'eco internazionale. La stessa che aveva suscitato la sua condanna alla lapidazione, per adulterio e concorso nell'omicidio del marito. La 43enne iraniana sarebbe stata liberata, dicono alcune fonti del Comitato internazionale contro la lapidazione. E diffondono anche alcune foto che la ritraggono con il figlio Sajjad Qaderzadeh: anch'esso - sempre secondo le medesime fonti - sarebbe stato liberato, insieme all'avvocato Javid Hutan Kian. Ma a poche ore dalla notizia, ancora è difficile verificare l'autenticità delle foto, e anche la data effettiva del suo presunto ritorno in libertà. Teheran non conferma.GUARDA LE FOTO 1I dubbi sulle foto. Una donna molto diversa dall'immagine, apparentemente presa da un documento, della ragazza col capo coperto che nei mesi scorsi ha fatto il giro del mondo su poster e campagne online, icona della lotta per salvarle la vita dalla lapidazione: nelle immagini di Sakineh diffuse oggi dal network iraniano Press TV appare una donna appesantita e sicuramente oltre i quaranta. Le immagini, che secondo la fonte iraniana (l'agenzia fotografica internazionale Epa precisa che non c'è modo di verificare né l'identità della persona ritratta, né il luogo né la data di queste foto) sarebbero state scattate a Tabriz, nel nordovest dell'Iran, tra il 4 e il 6 dicembre. Mostrano la donna da sola e in compagnia del figlio. Le immagini 'ufficiali' di Sakineh libera la mostrano, secondo le informazioni di fonte iraniana, in una località non meglio precisata della sua città natale, appunto Tabriz. In altre fotografie diffuse dalle agenzie internazionali appare la stessa persona, ma con abiti diversi.La data della liberazione. Anche sulla data della liberazione sembra difficile fare chiarezza: secondo il comitato antilapidazione con sede in Germania, Sakineh sarebbe stata liberata ieri sera, ma per Taher Djafarizad, che guida la sezione italiana dello stesso comitato, Sakineh sarebbe libera solo da oggi. Sulla pagina Facebook di Djafarizad appare una foto della donna con il figlio nel giardino di casa che, a suo dire, è stata scattata oggi al rientro nella città natale. La stessa liberazione sarebbe ancora accompagnata da una qualche incertezza. Mina Ahadi, presidente del comitato internazionale contro le esecuzioni, ha detto che solo domani ci sarà la certezza assoluta. Negli ultimi mesi, Sakineh era stata collegata a una sequenza video (ma la protagonista aveva il volto oscurato) in cui "confessava": "Abbiamo pianificato l'omicidio di mio marito". Molti dubbi erano rimasti però su quella video-confessione.Lo scorso 19 novembre la Farnesina aveva accolto con ottimismo le dichiarazioni rilasciate 2 al Wall Street Journal da Mohammad Javad Larijani, il capo del Consiglio dei diritti umani della Repubblica islamica iraniana che aveva detto di essere al lavoro "assieme al sistema giudiziario per salvare la vita di Sakineh Ashtiani". In quegli stessi giorni i familiari del marito di Sakineh, secondo l'accusa ucciso da lei, avevano infatti perdonato la donna e per la legge islamica, questo è quanto necessario perché una prigioniera sia liberata.Le reazioni. Cauto il ministero degli Esteri tedesco che non ha confermato la notizia. Per il ministro degli Esteri Franco Frattini "è una bella giornata per i diritti umani, l'Iran ha mostrato quel gesto di comprensione e clemenza che auspicavamo e lo ha fatto nell'esercizio delle proprie prerogative di Stato sovrano - ha aggiunto il titolare della Farnesina - di questo diamo atto, consapevoli che le prospettive di dialogo anche sui diritti umani con l'Iran si possano riaprire con spirito di rinnovata fiducia reciproca". Come lui, anche il presidente del Senato Renato Schifani ha espresso a nome suo e dell'intera Assemblea di Palazzo Madama la più viva soddisfazione.L'intellettuale francese Daniel Salvatore Schiffer, che si è battuto a lungo per questa causa, è raggiante: "Le parole mi mancano. E' un'enorme, fondamentale, vittoria per la libertà, per diritti dell'uomo e della donna, di cui Sakineh è il simbolo mondiale, La nostra lotta, continua, giorno e notte, non è stata vana". Mina Ahadi, presidente del Comitato internazionale contro la lapidazione. "Siamo felici", ha detto. Ahadi ha poi sottolineato l'intervento, nel percorso che avrebbe portato alla rilascio della donna, del presidente brasiliano, Ignacio Lula da Silva, e del suo successore, Dilma Rousseff, eletta di recente.La storia. Sakineh stava scontando la condanna nella prigione di Tabriz. Il Comitato Internazionale contro la Lapidazione aveva già reso noto, lo scorso 11 ottobre, che il figlio di Ashtiani era stato arrestato dalla polizia iraniana insieme all'avvocato di sua madre e a due giornalisti tedeschi che volevano intervistalo. Nel 2006 a Sakineh erano state inflitte 99 frustate 3 per una "relazione illecita" con due uomini, poi era stata condannata a morte per adulterio. Il caso ha suscitato le reazioni e le dure rimostranze 4 della comunità internazionale e una martellante campagna della stampa straniera. Le autorità iraniane avevano deciso a luglio, di commutare la lapidazione in impiccagione.Ma la vicenda di Sakineh nel corso del tempo ha diverse volte assunto connotati poco chiari. Il 16 novembre in una trasmissione andata in onda sul canale della tv pubblica iraniana 'Channel 2', Sakineh coperta in volto aveva parlato in video dicendo: "Non voglio aiuto. Ho peccato 5". Durante lo stesso programma erano apparsi anche i due reporter tedeschi arrestati a ottobre e detenuti per spionaggio a Teheran (video) 6: "Siamo stati ingannati, abbiamo commesso atti illeciti", avevano spiegato. Mentre il figlio Sajjad aveva incalzato dicendo: "Ho mentito ai media". Tutti sembravano dare la colpa proprio all'attivista Mina Ahadi. Lei aveva replicato duramente: "E' tutto falso. Hanno estorto le loro parole con le minacce". Oggi alcuni blog iraniani annunciano che Sakineh dovrebbe comparire in un'intervista alla televisione iraniana.

martedì 7 dicembre 2010

Gran Bretagna: la Corte europea, il caso Green e il diritto di voto dei detenuti

Gran Bretagna: la Corte europea, il caso Green e il diritto di voto dei detenuti

di Maria Teresa Lattarulo

www.giornaledipuglia.com, 2 dicembre 2010
dal sito http://www.ristretti.org/index.php?option=com_content&view=article&id=4468:gran-bretagna-la-corte-europea-il-caso-green-e-il-diritto-di-voto-dei-detenuti&catid=16:notizie-2010&Itemid=1
I ricorrenti sono due cittadini britannici, Robert Green e M.T., che stavano entrambi scontando una condanna all’epoca sia delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo nel 2009, sia delle elezioni politiche tenutesi nel 2010. Ciò aveva impedito loro di votare in quanto la sezione 3 della legge sulla rappresentanza del popolo del 1983 prevede una restrizione generalizzata per tutti i condannati alla detenzione, indipendentemente dalla durata della loro pena e indipendentemente dalla natura o della gravità del loro delitto e dalla loro situazione personale. Tale restrizione è stata estesa alle elezioni del Parlamento europeo dalla sezione 8 della legge sulle elezioni del Parlamento europeo del 2002. La normativa non è stata modificata nonostante la Corte ne avesse già rilevato la contrarietà alla Convenzione nel caso Hirst c. Regno Unito dell’ottobre 2005. La Corte ha esaminato il caso alla luce dell’art. 3 del Protocollo 1 dal quale la Corte europea ha ricavato il diritto di voto e di candidarsi alle elezioni. I giudici di Strasburgo hanno ritenuto che una esclusione automatica e generalizzata del diritto di voto dei detenuti indipendentemente dalla considerazione di tutte le circostanze di specie contrasti con la Convenzione.Fra gli Stati membri del Consiglio d’Europa vi è un’ampia divergenza di prassi adottate in materia: in diciotto paesi non vi è alcuna restrizione al diritto di voto dei detenuti, in tredici è vietato votare per tutti i detenuti e in dodici vi sono alcune limitazioni.Coloro che propendono per il divieto di votare adducono le ragioni della prevenzione del crimine e della punizione del reo: ed invero i soggetti che hanno violato le regole fondamentali della società non dovrebbero poter partecipare, secondo costoro, alla formazione di quelle stesse regole.Coloro che sono contrari a qualsiasi restrizione affermano che il diritto di voto è fondamentale per la democrazia e dovrebbe essere limitato solo per conseguire un obiettivo imperativo e fondamentale e che non vi è alcun collegamento logico tra il diniego del diritto di voto e l’obiettivo dichiarato di promuovere la responsabilità civica e il rispetto per la legge, in quanto non c’è prova alcuna che la privazione del diritto di voto prevenga il crimine o riabiliti i trasgressori; inoltre, limitando il diritto di voto dei detenuti lo Stato si priva di un mezzo significativo per insegnare loro i valori della democrazia e della responsabilità civica; infine, i divieti generalizzati del diritto di voto sono arbitrari in quanto non si collegano ai fatti e alle circostanze specifiche del singolo reato.La situazione dell’ordinamento italiano appare non meno in contrasto con la Convenzione di quella britannica. Infatti i detenuti condannati ad una pena superiore a cinque anni sono colpiti dalla interdizione perpetua e generalizzata dai pubblici uffici che comporta automaticamente la perdita dell’elettorato attivo e passivo, mentre coloro che siano condannati ad una pena da tre a cinque anni sono colpiti, per cinque anni, dalla interdizione temporanea che comporta, per la sua durata e sempre automaticamente, la perdita dell’elettorato.Inoltre, i detenuti che hanno il diritto di voto sono sottoposti a una normativa - capestro che prevede che il detenuto debba far sapere per tempo al Sindaco del Comune di residenza che intende votare nel luogo di reclusione e che, successivamente, il Comune di origine faccia pervenire comunicazione all’istituto penitenziario della avvenuta cancellazione (provvisoria) dalle liste elettorali, cui dovrà seguire la comunicazione al Comune di detenzione perché il detenuto sia iscritto nelle liste locali. Solo allora potrà essere allestito il seggio speciale per la raccolta del voto dei detenuti in carcere.
2/11/2010 (8:57) - IL CASO
Gb, diritto di voto ai detenuti
Dopo oltre 140 anni arriva la legge per i carcerati. Ma al governo inglese non piace
dal sito http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201011articoli/60077girata.asp
LONDRA Il governo britannico ha in programma una legge che consentirebbe dopo oltre 140 anni ai detenuti il diritto di voto. Le norme attuali infatti prevedono la revoca del diritto di voto a tutte le persone con condanne superiori ai quattro anni e, dice il Telegraph, negli ultimi mesi i legali del governo hanno cercato a lungo di trovare una soluzione che evitasse il voto dei condannati, cosa per altro chiesta espressamente dal Consiglio europeo per i diritti dell’uomo. Per evitare un contenzioso legale che potrebbe costare diversi milioni di euro di risarcimenti, dunque il governo sarebbe ora orientato a ’cedere' e a cambiare la sua posizione, sino ad ora radicalmente contraria a concedere il diritto di voto ai condannati. Fonti governative dicono che il premier Cameron è «esasperato» e «furioso» per la cosa pur avendola dovuta accettare proprio per evitare seri rischi economici. «Era l’ultima cosa che volevamo fare - dice una fonte governativa - ma non potevano continuare a rinviare una decisione in questo senso altrimenti avremmo corso il rischio di far pagare il tutto ai contribuenti» e la fonte chiaramente si riferisce a una possibile azione legale da parte delle associazioni per i diritti dell’uomo e dell’Unione Europea

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