Pietro Berti

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giovedì 3 febbraio 2011

Caritas Italiana


La Caritas Italiana è l'organismo pastorale della Cei (Conferenza Episcopale Italiana, l'unione permanente dei vescovi cattolici in Italia) per la promozione della carità. Si prefigge lo scopo cioè di promuovere «la testimonianza della carità nella comunità ecclesiale italiana, in forme consone ai tempi e ai bisogni, in vista dello sviluppo integrale dell'uomo, della giustizia sociale e della pace, con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica» (art.1 dello Statuto).
È nata nel 1971, per volere di Paolo VI, per opera di Giovanni Nervo, nello spirito del rinnovamento avviato dal Concilio Vaticano II. Ha prevalente funzione pedagogica, cioè tende a far crescere nelle persone, nelle famiglie, nelle comunità, il senso cristiano di solidarietà.
Per perseguire il suo impegno di formazione e informazione, la Caritas Italiana ogni anno propone un programma articolato in corsi, convegni, seminari di studio e approfondimento.
Fondamentale il collegamento e confronto con le 220 Caritas diocesane, impegnate sul territorio nell'animazione della comunità ecclesiale e civile, e nella promozione di strumenti pastorali e servizi: Centri d'Ascolto, Osservatori delle Povertà e delle Risorse, Caritas parrocchiali, Centri di Accoglienza, ecc.
Indice[nascondi]
1 I compiti
2 Criteri di lavoro
3 Voci correlate
4 Collegamenti esterni
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I compiti [modifica]
Collaborare con i Vescovi nel promuovere nelle Chiese particolari l'animazione della carità e il dovere di tradurla in interventi concreti.
Curare il coordinamento delle iniziative e dei servizi di ispirazione cristiana.
Indire, organizzare e coordinare interventi di emergenza in Italia e all'estero.
In collaborazione con altri organismi di ispirazione cristiana:
realizzare studi e ricerche sui bisogni per aiutare a scoprirne le cause;
promuovere il volontariato e favorire la formazione degli operatori pastorali della carità e del personale di ispirazione cristiana impegnato nei servizi sociali;
contribuire allo sviluppo umano e sociale dei paesi del Sud del mondo anche attraverso la sensibilizzazione dell'opinione pubblica.
Solidarietà a tutto mondo
Educazione alla pace e alla mondialità, dialogo, corresponsabilità sono anche le linee portanti degli impegni della Caritas nel mondo.
Criteri di lavoro [modifica]
Negli interventi internazionali vale il principio di sussidiarietà, nel senso di integrare gli sforzi che primariamente spettano a ciascuna Chiesa locale dei paesi colpiti da calamità o in cammino verso lo sviluppo.
Si cerca anche di creare le condizioni di intervento per le Caritas diocesane disponibili ai gemellaggi, preziosa occasione di reciprocità.
Gli interventi non si limitano alla fase acuta, ma diventano programmi di riabilitazione e sviluppo, rapportati ai bisogni della popolazione e al cammino delle Chiese.
Costante è il collegamento con le altre Caritas nazionali, direttamente e attraverso la "rete" di Caritas Internationalis, che raccoglie in federazione 162 organizzazioni. Ne riunisce 48, invece, Caritas Europa.
Ci sono poi i microprogetti di sviluppo, di piccola entità ma significativi per l'autopromozione locale, proposti dalle stesse comunità del Sud del mondo e divulgati dalla Caritas. Sono finanziati da parrocchie, scuole, associazioni, famiglie che così entrano direttamente in contatto con chi riceve per uno scambio di valori.
Voci correlate [modifica]
Chiesa cattolica
povertà
servizio caritas
obiezione di coscienza
pace
volontariato
terzo settore
Collegamenti esterni [modifica]
Sito ufficiale
Chiesa Cattolica Italiana
Registrazioni audiovideo integrali della Caritas sul sito di Radio Radicale
Portale Cattolicesimo: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cattolicesimo
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Caritas_Italiana"
Categorie: Organizzazioni caritatevoli Chiesa cattolica in Italia Solidarietà

venerdì 7 gennaio 2011

Cavalieri dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme



L'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme (OESSG) è un ordine cavalleresco cattolico ed un'associazione pubblica di fedeli della religione cattolica, eretta dalla Santa Sede, dalla quale direttamente dipende ed avente personalità giuridica canonica e civile.
Legato alla chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme, proprio perché di subcollazione pontificia, può definirsi come la sola istituzione laicale della Santa Sede incaricata di sopperire alle necessità del Patriarcato Latino di Gerusalemme e di sostenere le attività ed iniziative a favore della presenza cristiana in Terra santa. Il Patriarcato ha quindi come principale fonte contributiva istituzionale le oblazioni erogate dai Cavalieri e dalle Dame dell' Ordine.
Il Gran Maestro dell'Ordine è dal 2007 il Cardinale John Patrick Foley. Al pari degli ordini equestri pontifici a collazione diretta la Repubblica italiana riconosce le onorificenze conferite con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri previa istanza dell'insignito da inoltrare tramite le Prefetture di residenza o tramite i Ministeri di appartenenza se pubblici dipendenti [1] .
Indice[nascondi]
1 Storia
2 Privilegi nobiliari ed araldici
3 Descrizione giuridica
4 Attività
5 Struttura gerarchica
5.1 Gran magistero
6 Gran maestri dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme (1848-oggi)
6.1 1848–1907: Patriarca latino di Gerusalemme
6.2 1907–1928: Sommo Pontefice
6.3 1928-1947: patriarca latino di Gerusalemme
6.4 dal 21 novembre 1949: Cardinale delegato del romano pontefice
7 Insegne
8 Note
9 Bibliografia
10 Voci correlate
11 Altri progetti
12 Collegamenti esterni
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Storia [modifica]

Cavalieri e dame dell'Ordine in processione, per un congresso eucaristico a Charlotte, North Carolina
L'Ordine Equestre del Santo Sepolcro risale per citazione al 1050 e trae le sue origini dall'Ordine dei canonici del Santo Sepolcro (di cui esiste ancora il ramo femminile), è stato costituito dal duca della Bassa Lorena Goffredo di Buglione dopo la conquista di Gerusalemme, nell'ambito della Prima Crociata ed è considerato dagli storici il più antico Ordine assistenziale, caritativo, equestre e religioso dell'era cristiana, ancora attivo.
Nel 1103, secondo i cronisti dell'epoca, Baldovino I di Gerusalemme, secondo sovrano dello stato crociato, si pose a capo dell'Ordine dei canonici del Santo Sepolcro con la prerogativa, per sé e per i suoi successori, di creare ed armare cavalieri; tale facoltà era concessa in subordine al patriarca di Gerusalemme, in caso di assenza od impedimento del Monarca. Tra gli appartenenti all'Ordine, vi erano i cosiddetti sergentes, i quali rappresentavano una sorta di milizia scelta all'interno della compagine crociata ed erano votati alla difesa del Santo Sepolcro e dei Luoghi Santi, sotto il comando del re di Gerusalemme e ne costituivano la milizia scelta.
Dopo la prima crociata sorsero in tutta Europa i priorati dell'Ordine, ad opera di quei cavalieri nobili o prelati, che avevano ricevuto l'investitura sul Santo Sepolcro.
Con la scomparsa del regno cristiano di Gerusalemme, l'Ordine rimase senza un capo, sebbene i priorati europei continuassero ad esistere sotto la protezione dei vari Signori e Sovrani europei e della Santa Sede.
Nel XIV secolo la Santa Sede ottenne comunque dal sultano d’Egitto, dietro il pagamento di un altissimo riscatto, che la custodia dei santuari della fede cristiana fosse affidata ai frati minori francescani. Durante tutto il periodo di soppressione del Patriarcato latino, la facoltà di creare nuovi cavalieri rimase prerogativa di chi in mancanza del Patriarca rappresentava la più alta autorità religiosa cattolica in Terra Santa e cioè il Custode di Terra Santa.
Nel 1847, il Patriarcato fu ripristinato per opera di papa Pio IX, il quale promulgò un nuovo statuto dell'Ordine del Santo Sepolcro e lo pose sotto la diretta protezione della Santa Sede, conferendo alla persona stessa del Pontefice la carica di Gran Maestro e dandone la reggenza al Patriarca latino. Contemporaneamente fu delineato il compito preminente dell'Ordine di sostentare le opere del Patriarcato latino di Gerusalemme e di alimentare la propagazione della fede cristiana, confermandone la peculiarità di unico Ordine cavalleresco militante della Santa Sede, circostanza accentuata dalla decorazione dei cavalieri nella quale la croce potenziata gerosolimitana è sospesa ad un trofeo d' armi.
Nel 1949 papa Pio XII stabilì che la funzione di Gran Maestro dell'Ordine, secondo il codice di diritto canonico propria del Papa, venisse delegata dal pontefice ad un cardinale, assegnando al patriarca di Gerusalemme la prerogativa di Gran Priore.

Pianta del piano terreno della chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme
Nel 1962, papa Giovanni XXIII e poi, nel 1967, Paolo VI modificarono ulteriormente lo statuto, al fine di consentire all' Ordine un'azione più coordinata ed efficiente.
Nel febbraio del 1996, Giovanni Paolo II ha elevato la dignità dell'Ordine, il quale, alla data attuale, è un'associazione pubblica di fedeli, eretta dalla Santa Sede a norma del Codice di diritto canonico[2], con personalità giuridica canonica e civile.
Nel 2007 Benedetto XVI ha nominato a capo dell'Ordine l'arcivescovo John Patrick Foley con il titolo di pro-Gran Maestro. Solo dopo il concistoro pubblico del 24 novembre in cui ha ricevuto la berretta cardinalizia, ha avuto la nomina a Gran Maestro dell'Ordine.
Privilegi nobiliari ed araldici [modifica]
Va ricordata l'antica tradizione che vuole i cavalieri dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme insigniti anche della nobiltà legata al titolo di conte palatino, ovvero della contea del Sacro Palazzo Lateranense[3].
L'Ordine ha la precedenza nelle cerimonie e nei palazzi apostolici su ogni altro ordine, e secondo esperti e storici [ leggi: Roger Peyrefitte - Cavalieri di Malta cap. VII pag 193] viene subito dopo l'Ordine di Malta Malta]].[4]
Descrizione giuridica [modifica]

Roma, palazzo Della Rovere, sede dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme
L'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme è un'associazione di fedeli laici aperta anche agli ecclesiastici, eretta in base al diritto canonico, a cui è stata affidata dal papa la missione speciale di assistere la Chiesa di Terra Santa e di rafforzare nei suoi membri la pratica della vita cristiana. Solo la Santa Sede è competente ad erigere associazioni pubbliche, universali ed internazionali di fedeli.
Poiché i suoi membri sono diffusi al di là delle frontiere nazionali e diocesane e possiede uno statuto approvato e promulgato direttamente dalla Santa Sede, l'Ordine è un'associazione pubblica internazionale di fedeli. Esso è retto dalle norme comuni del diritto canonico, dalle disposizioni ecclesiastiche particolari e da quelle del suo statuto.
Attività [modifica]
Trattandosi di un'associazione laicale che si autofinanzia con i contributi dei membri, l'Ordine richiede la contribuzione ai progetti che vengono finanziati per sostenere con varie iniziative la Terra Santa ed in particolare il Patriarcato latino di Gerusalemme (tra le quali la costruzione e manutenzione di asili, scuole, ospedali, chiese, seminari, borse di studio per studenti bisognosi e particolarmente meritevoli). Per disposizione della Sede Apostolica, l'unico preposto all'utilizzo ed alla distribuzione dei fondi raccolti dall'Ordine è proprio il Patriarcato. Gli appartenenti attivi dell'Ordine, cioè di coloro che partecipano alla sua vita nell'impegno di servizio e di carità assunti all'atto dell'ammissione, sono distribuiti in tutti i continenti.
Struttura gerarchica [modifica]
L'Ordine ha una struttura gerarchica, con a capo il cardinale Gran Maestro. Questi è nominato direttamente dal Papa, dal quale dipende esclusivamente. Per questo l'Ordine è definito "di subcollazione pontificia" e cioè direttamente soggetto all'autorità e al controllo della Santa Sede.
Il Gran Maestro si avvale della collaborazione del gran magistero, il quale, di concerto con il Patriarcato latino di Gerusalemme, definisce i programmi operativi e gli interventi a favore delle strutture cristiane in Terra Santa. Il Patriarca latino di Gerusalemme, ricopre di diritto la carica di Gran Priore.
Tutti i Luogotenenti ed i membri del Gran Magistero godono del trattamento di "Eccellenza" presso lo Stato Città del Vaticano ed il territorio italiano.
È suddiviso in 52 luogotenenze: 24 in Europa, 15 nel Nord America, 5 in Sud America e 6 in Australia ed Estremo Oriente.
Gran magistero [modifica]
Gran maestro: Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale John Patrick Foley
Gran priore: Sua Beatitudine Reverendissima Monsignor Fouad Twal, Arcivescovo Patriarca latino di Gerusalemme
Gran priore emerito: Sua Beatitudine Reverendissima Monsignor Michel Sabbah, Arcivescovo Patriarca latino emerito di Gerusalemme
Assessore: Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Giuseppe De Andrea, Arcivescovo titolare di Anzio
Gran priore coadiutore: Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Franco Croci, Arcivescovo titolare di Potenza Picena
Luogotenente generale: Sua Eccellenza, Cavaliere di Collare, Conte Peter Wolff-Metternich zur Gracht
Governatore generale: Sua Eccellenza, Cavaliere di Collare, Conte professor Agostino Borromeo
Vice governatore generale: Sua Eccellenza, Cavaliere di Gran Croce, Barone Hubert Simonart
Vice governatore generale: Sua Eccellenza, Cavaliere di Gran Croce, professor Jean Marc Allard
Vice governatore generale: Sua Eccellenza, Commendatore, ingegner Adolfo Rinaldi
Cancelliere: Reverendissimo Grand'Ufficiale, Monsignor Juan José Dorronsoro
Vice cancelliere: Reverendissimo Cavaliere, Monsignor Hans Brouwers
Cerimoniere: Reverendissimo Commendatore, Monsignor Francis D. Kelly
Governatore generale emerito: Sua Eccellenza, Cavaliere di Collare, Dottor Ingegnere Pier Luigi Parola
Vice governatore generale emerito: Sua Eccellenza, Cavaliere di Gran Croce, Barone George T. Ryan
Gran maestri dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme (1848-oggi) [modifica]
1848–1907: Patriarca latino di Gerusalemme [modifica]
Giuseppe Valerga (1848-1872)
Vincenzo Bracco (1873-1889)
Luigi Biavi (1889-1905)
Filippo Camassei (1906-1907, successivamente Luogotenente dell’Ordine, muore nel 1919)
1907–1928: Sommo Pontefice [modifica]
Pio X (1907 – 1914 eletto nel 1903)
Benedetto XV (1914 - 1922)
Pio XI (1922 – 1928 muore nel 1939)
1928-1947: patriarca latino di Gerusalemme [modifica]
Luigi Barlassina (dal 1920 Luogotenente dell’Ordine)
dal 21 novembre 1949: Cardinale delegato del romano pontefice [modifica]
Nicola Canali (1949-1961)
Eugène Tisserant (1961-1973)
Maximilien de Fürstenberg (1973-1987)
Giuseppe Caprio (1987-1995)
Carlo Furno (1995-2007)
John Patrick Foley (dal 2007)
Insegne [modifica]
L'insegna consiste in una croce potenziata (o di Gerusalemme) smaltata di rosso, sormontata da un trofeo militare dorato, il tutto pendente da un nastro da collo in seta nera. Le dimensioni della croce variano a seconda i gradi, dai 3,5 cm per la croce di cavaliere e 5 cm per tutti gli altri gradi.
La placca, utilizzata per le classi di grand'ufficiale, cavaliere di gran croce e cavaliere di collare, si differenzia appunto a seconda dei gradi. La placca di grand'ufficiale consiste in una stella raggiante d'argento di 8,5 cm avente al proprio interno una croce potenziata smaltata di rosso su sfondo bianco, circondata da una fascia dorata circolare e da una più piccola nera. La placca di cavaliere di gran croce consiste in una stella raggiante di 8,5 cm avente al proprio interno una grande corce potenziata a smalti rossi vitrei. La placca di cavaliere di collare consiste in una stella raggiante d'argento di 8,5 cm avente all'interno una placca dorata con l'immagine di Cristo risorto attorniato da una fascia a smalti verde.
Il collare è in metallo smaltato con alternate piastre e medaglioni riproducenti la croce di Gerusalemme ed il motto dell'Ordine "DEUS LO VULT". Il trofeo militare che sostiene la decorazione contiene una croce potenziata tra fronde di alloro.
Il copricapo è un basco in velluto nero, portato verticalmente a destra, con impresso il fregio dell'Ordine diversificato in base alla distinzione di rango.
Il mantello è di colore bianco per i cavalieri e nero per le dame, riportante sul lato sinistro la croce di Gerusalemme grande 25 cm.
La mozzetta per gli ecclesiastici viene utilizzata durante le cerimonie dell'Ordine e consta di una mantellina bianca con impressa sulla sinistra la croce di Gerusalemme di 25 cm di diametro.
Note [modifica]
^ Il riconoscimento all'uso del titolo cavalleresco e delle insegne sul territorio della Repubblica è stabilito in base all'articolo 35 del regio decreto del 7 giugno 1943, n. 652 e all'articolo 7 della legge del 3 marzo 1951 n. 178.
^ Codice di diritto canonico, art. 312 par.1, 1°
^ Questa tradizione è confermata, tra gli altri, dal Bascapé (G. Bascapè, "Gli ordini cavallereschi in Italia", Milano, 1972 et G. Bascapè, "Gli ordini cavallereschi in Italia, storia e diritto", Milano 1992), il quale, afferma: "I maggiori privilegi annessi alla dignità equestre del Santo Sepolcro consistono, secondo la tradizione, nel nobilitare il cavaliere - qualora esso non fosse stato nobile - e nel conferirgli il titolo ed i privilegi di conte palatino (o del Sacro palazzo lateranense) come per i cavalieri pontifici dello Speron d’oro". È pur vero che i cavalieri del Santo Sepolcro erano, di diritto, conti palatini; basti ricordare le lapidi sepolcrali di Guarino de Berte (1470) e di Pietro de Steven (1568) in S. Martino e S. Pietro de Lilla, dove sono chiamati cavalieri gerosolimitani del Santo Sepolcro e conti palatini del Sacro palazzo lateranense. Gli antichi giureconsulti dicevano: "Militia nobilitat ut quisque est miles, continuo est nobilis". Anche il La Roque scrive che una delle primitive forme di nobiltà consiste nel fatto di armare cavaliere colui che si vuole nobilitare. A conferma lo storico riporta una lunga serie di bolle e di brevi nei quali la Santa Sede si rivolge ai cavalieri del Santo Sepolcro con il titolo di "comes".
^ Bolla pontificia In supremo militantis Ecclesiae, del 7 gennaio 1746, con il quale papa Benedetto XIV sancì la precedenza su ogni altro ordine ad eccezione di quello dello Speron d'oro.
Bibliografia [modifica]
Giacomini,G., Storia dei Cavalieri del Santo Sepolcro, Jesi, 1971.
AA.VV., I Cavalieri del Santo Sepolcro, Roma, 1959.
Pierredon,M., L'Ordre équestre du Saint Sépulcre: son histoire, son organisation, ses insignes, et ses coutumes, Parigi, 1929.
Arnone,C., Ordini cavallereschi e cavalieri, Milano, 1954.
Bascapè,G., Gli ordini cavallereschi in Italia, Milano, 1972.
Gentili,A., La disciplina giuridica delle onorificenze cavalleresche, Roma, 1991.
Visentin,M., Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, Verona, 1991.
Cuomo,F., Gli ordini cavallereschi, Roma, 1995.
Voci correlate [modifica]
Ordini non nazionali
Altri progetti [modifica]
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme
Collegamenti esterni [modifica]
Sito ufficiale
Rito di Investitura dei Militi del Santo Sepolcro di Nostro Signore Gesù Cristo a Gerusalemme
L'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme

v · d · mOnorificenze ed Ordini Equestri Pontifici
Ordini conferiti direttamente dal Pontefice
Ordine Supremo del Cristo · Ordine dello Speron d'Oro · Ordine Piano · Ordine di San Gregorio Magno · Ordine di San Silvestro Papa

Distintivi d'onore
Croce pro Ecclesia et Pontifice · Croce pro Benemerenti
Ordini sotto la protezione della Santa Sede
Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme
▼ espandi
Onorificenze degli stati preunitari italiani
Regno di Sardegna
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Regno Lombardo-Veneto
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Granducato di Toscana
Ordine di Santo Stefano Papa e Martire · Ordine di San Giuseppe · Ordine del merito civile e militare
Ducato di Lucca
Ordine di San Giorgio al Merito Militare · Ordine del Merito sotto il titolo di San Lodovico
Ducato di Modena e Reggio
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Ducato di Parma
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Repubblica di Venezia
Ordine di San Marco · Antica Compagnia della Calza · Ordine della Stola d'Oro
Repubblica di Genova
Ordine Militare di San Giorgio
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Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Ordine_equestre_del_Santo_Sepolcro_di_Gerusalemme"
Categorie: Associazioni cattoliche Regno di Gerusalemme Ordini cavallereschi

mercoledì 5 gennaio 2011

Comunità missionarie

Per comunità missionarie si intendono quelle comunità cristiane nate in seno alla Chiesa cattolica per condividere in maniera trasversale tra tutto il popolo di Dio, ordinati, consacrati, laici, l'impegno missionario della Chiesa.
Con il decreto Ad Gentes del Concilio Vaticano II, la Chiesa cattolica ha riconosciuto l'impegno missionario quale dovere di ogni battezzato.
Apostolato e missionarietà [modifica]
L'impegno missionario o missionarietà, non va, però, confuso con l´apostolato. La Lumen Gentium del Concilio Vaticano II ha ampiamente riconosciuto la possibilità di tutti i battezzati di annunciare la Parola di Dio, pur nella diversità di ruoli.
Per secoli, l'annuncio della Parola era stato prerogativa dei ministri ordinati e si esplicava, principalemte, con l'omelia o predica, cioè con la predicazione durante la Messa domenicale o in occasioni di itinerari di predicazione nelle piazze e nelle strade.
Oggi la Chiesa considera l'apostolato come sinonimo di testimonianza; inoltre il livello culturale dei fedeli laici si è innalzato.[senza fonte] Questo ha fatto si che a molti laici è stata riconosciuta la possibilità di fare catechesi ai bambini, ai giovani e agli adulti.
La missionarietà e gli ordini religiosi [modifica]
La missionarietà, invece, consiste in un andare, uno spostarsi verso, un abbandonare la propria terra per annunciare Cristo ai lontani. Da sempre la Chiesa, basti pensare ai Santi Cirillo e Metodio, ha inviato uomini in terre non cristiane, ma solo dalla fine del XIX secolo in poi sono nate vere e proprie "comunità missionarie".
Tali comunità, a differenza degli ordini religiosi dediti alla predicazione e all'apostolato, come i Domenicani, sono composti da uomini e donne, laici, consacrati e sacerdoti, e si dedicano non solo all'annuncio del Vangelo, ma anche al progresso umano e materiale dei popoli che incontrano.
Molti ordini religiosi mendicanti, come i Francescani, hanno dato vita a congregazioni o rami che si dedicano espressamente all'annuncio missionario. Non solo, la Chiesa cattolica italiana ha istituito il PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere), che ha fatto proprio l'impegno missionario senza caratterizzarsi per una specifica spiritualità.
I martiri [modifica]
I missionari cattolici sono tuttora oggetto di assalti ed uccisioni in varie parti del mondo.
Le ultime, del dicembre 2009: Don Daniel Cizimya Nakamaga - R.D. Congo, Padre Louis Blondel - Pretoria (Sudafrica), Suor Denise Kahambu Muhahyirwa - R.D. Congo, P. Jeremiah Roche - Nairobi (Kenya), Don Alvino Broering - S.Catarina (Brasile), Don Jaramillo Cárdenas - Colombia.
Comunità missionarie maschili [modifica]
Fratelli Missionari di San Francesco d'Assisi
Istituto di Santa Maria di Guadalupe per le Missioni Estere
Istituto Missioni Consolata
Istituto Spagnolo di San Francesco Saverio per le Missioni Estere
Istituto per le Missioni Estere di Yarumal
Missionari Comboniani del Cuore di Gesù
Missionari del Preziosissimo Sangue
Missionari di Mariannhill
Missionari d'Africa
Missionari della Carità
Missionari della Natività di Maria
Missionari di San Giuseppe del Messico
Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria
Missionari Oblati di Maria Immacolata
Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME)
Società Clericale dei Missionari dei Santi Apostoli
Società dei Missionari Indiani
Società dei Sacerdoti di San Giacomo
Società del Verbo Divino
Società delle Missioni Africane
Società delle Missioni Estere di Bethlehem in Svizzera
Società di San Colombano per le Missioni Estere
Società di San Patrizio per le Missioni Estere
Società Missionaria di San Giuseppe di Mill Hill
Società Missionaria di San Paolo
Società per le Missioni Estere degli Stati Uniti d'America (di Maryknoll)
Società per le Missioni Estere della Provincia di Québec
Società per le Missioni Estere di Parigi
Società per le Missioni Estere di Scarboro
Società Portoghese per le Missioni
Società Salesiana di San Giovanni Bosco
Comunità missionaria di Villaregia
Comunità missionarie femminili [modifica]
Missionarie Crociate della Chiesa
Missionarie Catechiste dei Poveri
Missionarie della Carità
Suore Agostiniane Missionarie
Suore Francescane Missionarie di Maria
Suore Missionarie dell'Apostolato Cattolico
Suore Missionarie della Consolata
Suore Missionarie di Maria Immacolata e di Santa Caterina da Siena
Suore Missionarie di Nostra Signora d'Africa
Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli
Suore Missionarie Pie Madri della Nigrizia
Comunità missionaria di Villaregia
Società Missionaria di Maria
Voci correlate [modifica]
Missione
Missionario
Missioni cristiane in America
Collegamenti esterni [modifica]
Elenco degli operatori pastorali uccisi nel 2009

estratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Comunit%C3%A0_missionarie

lunedì 3 gennaio 2011

Le Monache Carmelitane Scalze




testo dal sito http://it.wikipedia.org/wiki/Monache_Carmelitane_Scalze

Le Monache Carmelitane Scalze (in latino Moniales Ordinis Carmelitarum Discalceatarum) sono religiose di voti solenni e costituiscono il second'ordine dei frati carmelitani scalzi: come i frati del ramo maschile, le monache pospongono al loro nome la sigla O.C.D.
Storia [modifica]
Nel clima di generale riforma del mondo cattolico suscitato dal Concilio di Trento (1545-1563), Teresa di Gesù (1515-1582), monaca Carmelitana nel monastero dell'Incarnazione d'Ávila, diede inizio alla sua attività riformatrice tesa a restaurare il rigore della primitiva regola dell'ordine.
Nel 1560 un gruppo di monache riunite nella cella di Teresa, ispirandosi alla riforma scalza introdotta da Pietro di Alcantara nell'ordine francescano, decisero di fondare un nuovo monastero di tipo eremitico.
Il breve che autorizzava la fondazione venne firmato a Roma il 7 febbraio del 1562 ed il convento, intitolato a San Giuseppe, venne eretto ad Ávila il 24 agosto dello stesso anno: nel 1567 venne inaugurato un secondo monastero, a Medina del Campo, dove Teresa incontrò Giovanni della Croce che si associò all'opera della religiosa dando vita ai carmelitani scalzi (il cui primo monastero fu eretto a Duruelo).
Entrata in conflitto con i superiori, a Teresa venne imposta la clausura a Toledo: per mettere fine agli scontri, su istanza di Filippo II, nel 1580 papa Gregorio XIII costituì la provincia autonoma degli scalzi che andarono a costituire un ordine autonomo.
Attività e diffusione [modifica]

Le monache di clausura si dedicano principalmente alla preghiera contemplativa.
Nel 2005 le carmelitane scalze erano presenti in circa 88 nazioni: i monasteri (canonicamente autonomi) dell'ordine erano in totale 868 (126 adottavano le costituzioni approvate dalla Santa Sede nel 1990 ed erano svincolati dal ramo maschile dell'Ordine; 762 quelli sottoposti alle costituzioni del 1991 e giuridicamente legati ai frati). Le religiose erano complessivamente 11.731 (1.836 del primo gruppo, 9.895 del secondo).
Bibliografia [modifica]
Annuario Pontificio per l'anno 2007, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2007, p. 1524. ISBN 978-88-209-7908-9.
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domenica 2 gennaio 2011

Il mistero delle suore di clausura


La clausura delle monache dal sito web http://www.diocesinardogallipoli.it/Spiritualita_Preghiera_Pastorale/iniziale.htm
a ancora senso la clausura delle monache, oggi, all'alba ormai del terzomillennio? Perché mantenere certe forme di segregazione, retaggio storico del Medio Evo?Queste e altre domande si sentono ripetere spesso da chi, al "di fuori" della cinta della clausura, guarda alla vita delle claustrali. Tante e diverse sono anche le risposte e le proposte di rinnovamento che poi, sempre dall'esterno, vengono formulate.Ma cosa pensano le monache di tutto ciò? In queste pagine potrai scoprire i quattro monasteri claustrali presenti nella nostra diocesi: uno delle Sorelle Povere di Santa Chiara (Clarisse) e gli altri tre delle Carmelitane Scalze. Scopri qualcosa della ricca spiritualità che sta dietro a questa presenza silenziosa e orante nella Chiesa, conosci le comunità e lasciati incontrare dai loro messaggi… Se vuoi incontrare le suore di clausura, pregare con loro, o condividere un'esperienza di discernimento sulla tua vita non esitare a metterti in contatto con loro.
VERBI SPONSA
Istruzione sulla vita contemplativa e la clausura delle monache
La Chiesa, Sposa del Verbo, realizza il mistero della sua unione esclusiva con Dio, in modo esemplare, in coloro che sono dediti alla vita integralmente contemplativa. Per questo motivo l'Esortazione apostolica post-sinodale Vita consecrata presenta la vocazione e missione delle monache di clausura, come "segno dell'unione esclusiva della Chiesa-Sposa con il suo Signore, sommamente amato ", illustrandone la singolare grazia e il prezioso dono nel mistero di santità della Chiesa.
Le claustrali, in ascolto unanime e in amorosa accoglienza della parola del Padre: "Questi è il mio Figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto" (Mt 3, 17), rimangono sempre "con Lui sul monte santo (2 Pt 1, 17-18) e, fissando lo sguardo su Gesù Cristo, avvolte dalla nube della divina presenza, aderiscono pienamente al Signore".
Si riconoscono particolarmente in Maria vergine, sposa e madre, figura della Chiesa e, partecipi della beatitudine di chi crede (cf. Lc 1, 45; 11, 28), ne perpetuano il " Sì " e l'adorante amore alla Parola di vita, divenendo insieme con lei memoria del cuore sponsale (cf. Lc 2, 19.51) della Chiesa.
La stima con cui da sempre la comunità cristiana circonda le contemplative claustrali è cresciuta parallelamente alla riscoperta della natura contemplativa della Chiesa e della chiamata di ciascuno al misterioso incontro con Dio nella preghiera. Le monache, infatti, vivendo ininterrottamente "nascoste con Cristo in Dio" (CoI 3, 3), realizzano in sommo grado la vocazione contemplativa di tutto il popolo cristiano e divengono così fulgido contrassegno del Regno di Dio (cf. Rm 14, 17), "gloria della Chiesa e sorgente di grazie celesti".

giovedì 30 dicembre 2010

L'Ordine di San Benedetto




dal sito web http://it.wikipedia.org/wiki/Ordine_di_San_Benedetto

L'Ordine di San Benedetto (in latino Ordo Sancti Benedicti o, semplicemente, O.S.B.), popolarmente denominato Ordine Benedettino, è un ordine monastico osservante la Regola dettata nel 534 da san Benedetto da Norcia e che conferì al monachesimo occidentale la sua forma definitiva.

I monaci Benedettini non rimasero chiusi nei loro monasteri, ma si dedicarono attivamente alla diffusione del messaggio cristiano e, anche con il sostegno di papa Gregorio Magno (590-604), si diffusero prima in Italia e poi al di là delle Alpi. Di particolare importanza fu l'opera di evangelizzazione svolta nelle aree britanniche e germaniche nel VII e VIII secolo, grazie all'ospitalità dei monasteri colombaniani [1] fondati da san Colombano specie quello di Bobbio che li ospitò a partire dal 643, dopo la distruzione di Montecassino [2] e la persecuzione da parte dei Longobardi ariani.
Molto conosciuto è il ruolo che svolsero in campo culturale: per quanto la regola benedettina non imponga direttamente e in modo coercitivo ore dedicate allo studio, ne accenna l'importanza. Da qui iniziò il processo di produzione di manoscritti, che sarebbe diventato in qualche modo precipuo durante il corso del medioevo. Alla produzione di codici di argomento religioso affiancarono il paziente lavoro di copiatura di testi antichi, anche scientifici e letterari. Tra l'altro il loro elevato livello culturale e la loro capillare diffusione sul territorio indusse Carlo Magno ad affidare proprio ai benedettini il compito di organizzare un sistema regolare di istruzione.
I benedettini prosperarono per tutto il medioevo, come testimoniano i circa 14.000 monasteri appartenenti all'ordine censiti prima del Concilio di Costanza tenutosi nel 1415, costruiti in luoghi isolati e lontani dalle città, alcuni dei quali erano così grandi che ospitavano oltre 900 monaci. L'ordine entrò però in crisi quando cominciarono a prendere piede le riforme avviate verso la fine dell'XI secolo che incoraggiavano il lavoro missionario e parrocchiale fuori dal monastero. Questa tendenza si accentuò ulteriormente nel XIII secolo con la nascita degli ordini mendicanti e di quelli predicatori: i Francescani fondati nel 1210, i Domenicani nel 1210 ed i Carmelitani nel 1250. A partire da quell'epoca il monachesimo di clausura così come era conosciuto prima cessò di esistere ed i monasteri non furono più costruiti extra moenia (fuori dalle mura delle città) ma direttamente nei centri abitati.
La riforma promossa a partire dal XV secolo da centri come quello di Santa Giustina di Padova e sanzionata nel secolo successivo dal Concilio di Trento (1545-1563) consentì il riprendersi dei centri monastici benedettini, sempre più spesso orientati a svolgere anche compiti di alta cultura, specie nel settore dell'erudizione storico-artistica e in quello musicale.
Regola benedettina [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Regola benedettina.
La Regola benedettina, in latino denominata Regula monachorum o Sancta Regula , dettata da San Benedetto da Norcia nel 534, consta di un Prologo e di settantatré capitoli. È una dettagliata regolamentazione dei diversi aspetti della vita monastica, che viene organizzata intorno a quattro assi portanti, volti a permettere di fare fronte alle tentazioni impegnando continuamente ed in modo vario il monaco: la preghiera comune, la preghiera personale, lo studio (non solo delle Sacre Scritture ma anche di scienza e arte) e il lavoro.
L'organizzazione dell'Ordine [modifica]
I monaci benedettini sono organizzati in monasteri canonicamente autonomi retti da un abate e federati in congregazioni con a capo un abate Presidente.
Nel 1893, per volere di papa Leone XIII, le congregazioni e gli altri monasteri dell'ordine non legati a nessuna di esse vennero riuniti in una Confederazione presieduta da un Abate Primate, eletto per dodici anni da tutti gli abati: l'abate Primate risiede presso il monastero di Sant'Anselmo di Roma.
Attualmente l'ordine è suddiviso in 20 congregazioni (tra parentesi, l'anno della fondazione):
Congregazione Benedettina Cassinese (1408);
Congregazione Benedettina d'Inghilterra (1336);
Congregazione Benedettina di Ungheria (1500);
Congregazione Benedettina di Svizzera (1602);
Congregazione Benedettina d'Austria (1625);
Congregazione Benedettina di Baviera (1684);
Congregazione Benedettina del Brasile (1827);
Congregazione Benedettina di Solesmes (1837);
Congregazione Benedettina Americana Cassinese (1855);
Congregazione Benedettina Sublacense (1872);
Congregazione Benedettina di Beuron (1868);
Congregazione Benedettina Elveto-americana (1881);
Congregazione Benedettina di Sant'Ottilia (1884);
Congregazione Benedettina dell'Annunziata (1920);
Congregazione Benedettina Slava (1945);
Congregazione Benedettina Olivetana (1313);
Congregazione Benedettina Vallombrosana (1039);
Congregazione Camaldolese dell'Ordine di San Benedetto (980);
Congregazione Benedettina Silvestrina (1231);
Congregazione Benedettina della Santa Croce del Cono Sur (1970).
Al 31 gennaio 2005 la confederazione contava 349 tra abbazie e priorati e 7.876 monaci, 4.350 dei quali sacerdoti.[3]
Tra le congregazioni soppresse o estinte si ricordano:
Congregazione Benedettina Cluniacense (931);
Congregazione Camaldolese di Santa Croce di Fonte Avellana (XI secolo);
Congregazione Benedettina di Montevergine (XII secolo);
Congregazione Benedettina dei Celestini (1264);
Congregazione Benedettina Portoghese;
Congregazione Benedettina di Valladolid;
Congregazione Benedettina dei Santi Vitone e Idulfo (1598);
Congregazione Benedettina di San Mauro (1618).
Architettura ed organizzazione monastica [modifica]
San Benedetto nella Regola menziona gli ambienti ed i ruoli chiave dell'organizzazione monastica con grande esattezza: l'oratorio, il dormitorio, il refettorio, la cucina, i magazzini, l'infermeria, il noviziato, gli ambienti per gli ospiti e indirettamente, il capitolo, l'abate, il priore, il cellario, l'infermiere ecc.
Architettura monastica [modifica]
L'ampiezza delle comunità monastiche variavano enormemente in funzione della ricchezza e del prestigio: alcune erano piccolissime, altre (poche) potevano accogliere anche 900 monaci. In media però ne riunivano da 10 a 50 perché l'Abate doveva conoscere e seguire i suoi monaci e guidarli come un padre spirituale.
Solitamente costruito vicino ad un corso d'acqua, l'intero complesso monastico era orientato in modo che l'acqua poteva essere convogliata verso le fontane e la cucina prima di raggiungere la lavanderia ed i bagni.
Le origini della struttura del tipico monastero rimangono oscure. Probabilmente i monaci si rifecero in parte alle ville romane, edifici a loro familiari e costruite su uno schema unico in tutto l'Impero. D'altra parte i monaci, quando potevano, stabilivano le loro comunità in edifici preesistenti, spesso proprio delle ville di origine romana che poi adattavano alle loro esigenze. A volte occupavano anche edifici precedentemente dedicati a culti pagani.
Il tempo, l'esperienza e le esigenze delle comunità monastiche lentamente influirono sull'impostazione originale dei monasteri che, essendo comuni a tutte le latitudini, portò a monasteri a rassomigliarsi tra loro.
Alla fine l'aspetto generale del convento risultò essere quello di una sorta di città con case divise da strade ed edifici, soprattutto nei grandi monasteri, divisi in gruppi. L'edificio della chiesa forma il nucleo e rappresenta il centro religioso della comunità. Perseguendo l'indipendenza dal mondo esterno, inoltre, i monaci si dotarono di mulini, forni, stalle, cantine e dei laboratori artigiani necessari per eseguire riparazioni e quant'altro fosse richiesto per soddisfare le esigenze della loro comunità.
Chiesa [modifica]
In altezza la chiesa di norma domina materialmente il resto dell'abbazia, inoltre è sempre molto ricca dimostrando la grande importanza che l'ufficio divino deve avere nella vita del monaco. La sua dimensione e ricchezza esprime anche la prosperità del monastero e spesso vi sono seppelliti i benefattori della comunità e conservate le reliquie dei santi.
Per la sua costruzione i monaci si rifecero soprattutto alle basiliche romane, molto diffuse in Italia: una navata centrale e due laterali illuminate da una fila di finestre sulle pareti, terminanti in un abside semicircolare.
Chiostro [modifica]
Il chiostro (dal latino claustrum, luogo chiuso), è stilisticamente ripreso dall'atrium delle ville romane ed è il luogo deputato alla meditazione (per questo vi vige la regola del silenzio) servendo ai religiosi da deambulatorio e riparo. È sempre circondato da portici sostenuti da colonne e pilastri ed è posizionato centralmente alle varie costruzioni del monastero di cui viene così a formare l'ossatura, infatti su di esso si affacciano gli edifici più importanti, come la chiesa, il capitolo per le riunioni della comunità monastica, il dormitorio (poi sostituito dalle celle), il refettorio.
Capitolo [modifica]
È il locale deputato alle riunioni della comunità monastica dove:
Il postulante si presenta a chiedere l'ammissione al monastero
l'abate impone il nome nuovo al postulante che così diventa novizio e, in segno di umiltà ed affetto, gli lava i piedi, seguito in ciò da tutti i fratelli;
Il novizio emette i voti divenendo monaco
l'abate convoca i suoi monaci per consultarli su questione importanti per la comunità .
funge anche da camera ardente per la veglia dei monaci deceduti.
Sebbene San Benedetto non abbia mai nominato esplicitamente il capitolo, non di meno egli aveva ordinato nella Regola dei momenti di riunione così, intorno al IX secolo, si cominciò ad adibire un apposito locale allo scopo scegliendolo sempre accanto al chiostro.
Inizialmente nel capitolo si ci riuniva solo per la distribuzione del lavoro manuale tra i monaci, solo con il tempo fu dedicato esclusivamente alle riunioni ufficiali della comunità. Il suo nome deriva dalle letture (preghiere, sacre scritture e la regola dell'ordine) che accompagnavano abitualmente l'attribuzione delle varie incombenze. Benché il passo letto quotidianamente non corrispondesse sempre ad un capitolo, tuttavia questo nome restò attribuito alla sala.
Biblioteca [modifica]
Le biblioteche benedettine hanno svolto l'importantissima funzione di preservare, dopo la caduta dell'Impero Romano, le conoscenze antiche raccogliendo dalle rovine quello che veniva recuperato.
Anche ai giorni nostri la biblioteca di un monastero ha grande importanza, dato che la lettura e lo studio fanno parte integrante della vita monastica. Sono inoltre aperte e frequentate anche da studiosi esterni, che spesso solo lì possono reperire i documenti di cui necessitano.
Dormitorio e celle [modifica]
Il dormitorio era la camerata comune dove, secondo la Regola, una lampada era mantenuta sempre accesa. Quando i monaci erano tanti, erano divisi tra più dormitori.
Con gli anni si passò dalla camerata comune alle celle. Dapprima si praticarono delle divisioni di legno per isolare il monaco dalle inevitabili distrazioni di una sala comune, incompatibili con le esigenze dell'attività intellettuale (studio). In seguito la stanza fu chiusa da una porta e, in tal modo, si giunse al tipo di costruzione attuale divenuto di uso generale dal XV secolo.
Refettorio [modifica]
Il refettorio era la sala comune dove i monaci si riunivano per consumare i loro pasti. Originariamente costruito sul piano del triclinium romano, terminava in un'abside. I tavoli erano (e sono tuttora) normalmente disposti su tre lati lungo le pareti, lasciando il centro libero per gli inservienti. Vicino al refettorio c'era sempre una fontana dove si ci poteva/doveva lavare prima e dopo i pasti.
Per evitare che fosse solo un'occasione per appagare le proprie esigenza fisiologiche e rendere il tempo lì trascorso in un atto profondamente religioso, durante tutto il pasto un monaco a turno è incaricato di leggere brani tratti dalla Sacra Scrittura, per questa ragione vi vige regola del silenzio. Turni settimanali sono adottati anche per avvicendare i monaci nel servire gli altri in cucina.
Cimitero [modifica]
Alla loro morte, i monaci erano seppelliti nel cimitero interno al monastero.
Nei secoli passati, quando le difficoltà delle comunicazioni rendevano enormi le distanze, i monaci avevano trovato il mezzo di annunziarsi scambievolmente la morte di un confratello e assicurare così i reciproci suffragi: d'abbazia in abbazia, di provincia in provincia, peregrinava un religioso che portava con sé la lista dei morti dove erano annotati i defunti dell'anno con un breve curriculum vitae.
Questo uso ha perduto la sua ragion d'essere ma ancora oggi, quotidianamente ed all'ora prima, i monaci ricordano i religiosi ed i benefattori defunti e, una volta al mese, tutta la comunità va a benedire le salme che riposano nei sepolcri.
L'onore di essere sepolti tra i monaci era un privilegio che la comunità talvolta poteva concedere a vescovi, re e benefattori.
Foresteria [modifica]
Le comunità monastiche sempre ed ovunque hanno accordato una generosa ospitalità a tutti con spirito di servizio. Per questa ragione i monasteri costruiti lungo vie molto trafficate erano particolarmente attrezzati allo scopo e molto apprezzati. Spesso accoglievano anche ospiti di riguardo come re, principi e vescovi in viaggio insieme alle loro corti ed accompagnatori. Le infermerie erano collegate a queste ali del monastero per curare anche gli ospiti che ne avessero bisogno.
Gli edifici adibiti all'ospitalità erano spesso suddivisi in aree distinte in funzione del censo di chi dovevano accogliere: ospiti importanti, altri monaci o pellegrini e poveri viaggiatori. Erano, inoltre, posizionati dove meno interferivano con la privacy del monastero ed avevano anche una cappella perché gli estranei non erano ammessi nella chiesa utilizzata da monaci e monache.
Infermeria e giardino dei semplici [modifica]
L'infermeria era un edificio separato dedicato ad ospitare i monaci malati o deboli che erano affidati ad un monaco-medico. Era dotata di un orto per la coltivazioni delle erbe medicinali, il giardino dei semplici. Spesso erano poste vicino al dormitorio.
Cucine [modifica]
La cucina (dove i monaci servivano in turni settimanali) era naturalmente situata vicino al refettorio. Nei monasteri più grandi c'erano più cucine: per i monaci, i novizi e gli ospiti.
Gabinetti [modifica]
I gabinetti erano separati dagli edifici principali ed erano raggiungibili percorrendo un corridoio. Erano sempre disposti con grande cura verso l'igiene e la pulizia e forniti di acqua corrente ogni volta che era possibile.
Scuole [modifica]
Molti monasteri avevano scuole esterne per gli oblati, ragazzi destinati dai loro genitori alla vita monastica. In anni recenti alcuni hanno istituito anche scuole e collegi aperti a giovani che non hanno la chiamata religiosa.
Noviziato [modifica]
I novizi, non essendo ancora parte della comunità, non avevano il diritto di frequentare la zona di clausura. Avevano un posto nel coro durante gli uffici divini, ma trascorrevano il resto del tempo nel noviziato. Un monaco anziano, il prefetto o maestro dei novizi, li istruiva nei principi della vita religiosa e li sorvegliava. Il periodo di prova durava una settimana. I noviziati più grandi avevano propri dormitori, cucine, refettori, sale di lavoro ed anche chiostri.
Azienda agricola [modifica]
Le aziende agricole sono intese dalla regola da un lato come un'occasione di lavoro, dall'altro come un mezzo di sostentamento che assicurava al monastero l'autonomia alimentare.
Pur mantenendosi ben curata ed ordinata, oggi non ha più l'importanza dei secoli passati, quando la terra costituiva l'elemento quasi esclusivo della ricchezza monastica. Oggi la funzione della tenuta monastica, dove pure essa esiste, è quella di permettere al monastero di trarne, almeno in parte, i prodotti necessari al proprio sostentamento.
Magazzini e laboratori [modifica]
Nessun monastero era completo senza le sue dispense per conservare il cibo. C'erano, inoltre, granai, cantine e altri locali di servizio; tutto posto, insieme agli edifici delle fattorie, sotto la tutela del monaco cellaio.
Molti monasteri possedevano mulini per macinare il grano.
Appartamenti dell'abate [modifica]
A partire dal tardo Medioevo separati erano anche gli appartamenti del capo della comunità: l'abate.
Organizzazione monastica [modifica]
Per assicurare il buon funzionamento del monastero, soprattutto nei monasteri più grandi, l'abate si avvaleva di una serie di collaboratori che a lui rendevano conto per lo svolgimento di molte mansioni.
L'abate [modifica]
L'autorità massima del monastero è nelle mani dell'abate che può avere alle sue dirette dipendenze un priore ed un sotto-priore. Nei grossi monasteri, l'amministrazione spiccia è a carica di diversi altri monaci.
Il priore [modifica]
Il priore è il vice dell'abate che, tra l'altro, lo sostituisce durante le sue assenze. Se necessario può essere coadiuvato da un sotto-priore.
Il cantore [modifica]
Il cantore (o precentor) si occupa dei canti durante i servizi divini. Suo assistente è il succentor. È anche uno dei tre monaci che conserva le chiavi del monastero. Tra gli altri suoi compiti c'è
l'istruzione dei novizi
l'opera di libraio ed archivista e, quindi, la responsabilità della conservazione dei libri e di fornire i monaci con quelli necessari libri per le orazioni
la preparazione di brevi biografie dei monaci morti (che poi venivano portate di monastero in monastero per dar notizia di chi era venuto a mancare).
Il portinario [modifica]
Il portinario è il monaco responsabile dell'ingresso e dell'uscita dal monastero.
Il sagrestano [modifica]
Il sagrestano è incaricato di curare la Chiesa insieme con il suo arredo ed i paramenti sacri. Oltre a mantenere tutto in ordine e pulito e preparare la chiesa per le funzioni (ad es. accendendo le candele), tra le altre sue responsabilità c'è anche l'illuminazione interna al monastero e per questo sovrintendeva alla costruzione di candele e del cotone necessario per i malati.
Al fine di non lasciare la chiesa incustodita, mangiava e dormiva in appositi locali nei suoi pressi.
Il suo assistente principale era il revestarius che si occupava dei paramenti sacri e degli arredi dell'altare. Un altro era il tesoriere incaricato di reliquari, vasi sacri ecc.
Il cellerario [modifica]
Il cellerario si occupa del cibo e della sua conservazione. In caso di necessità è esentato dalla partecipazione ai cori. Tra le sue incombenze c'è anche la scelta degli inservienti laici dei servizio in refettorio. Era incaricato anche della legna, il trasporto di materiali (non solo cibo), la manutenzione degli edifici ecc. Suo aiutante è il vice-cellerario e, nel forno, il granatorius che si assicura della qualità delle granaglie.
Il refettorista [modifica]
Il refettorista è incaricato di curare il refettorio, assicurare la pulizia dei luoghi, degli arredi e delle posate. Si occupa anche del lavandino, delle relative tovaglie e, quando necessario, dell'acqua calda.
Il cuciniere [modifica]
Il cuciniere ha la grande responsabilità di fare le porzioni ed evitare sprechi. Fra i suoi collaboratori c'è l'ampor che si occupa degli acquisti all'esterno.
Fra gli altri compiti del cuciniere c'è il mantenimento di un registro delle spese e di un inventario dei beni a sua disposizione da illustrare settimanalmente all'Abate. È anche responsabile della pulizia delle posate e dei locali.
Per i suoi impegni è spesso esentato dai cori.
I frati che servono nel refettorio in turni settimanali sono sotto i suoi ordini. A conclusione dei loro turni, la domenica sera lavano i piedi ai confratelli.
L'infermiere [modifica]
L'infermiere doveva curare amorevolmente deboli e malati e, quando necessario, era esentato dalla partecipazione alle funzioni comuni. Dormiva sempre nell'infermeria, anche quando non c'erano malati, così da essere sempre reperibile in caso di emergenza.
L'elemosiniere [modifica]
L'elemosiniere era incaricato di distribuire le elemosine, in cibo e vestiti, con spirito di carità e discrezione.
Il maestro degli ospiti [modifica]
Nel Medioevo l'ospitalità ai viaggiatori da parte dei monasteri era così frequente che il maestro degli ospiti richiedeva grande tatto, prudenza e discrezione, così come affabilità, poiché la reputazione del monastero era nelle sue mani. Suo primo dovere era di assicurarsi che i locali erano sempre pronti per riceverli, che proprio lui doveva accogliere, secondo quanto espresso dalla Regola, come lo stesso Cristo, e durante la loro permanenza sopperire alle loro necessità, intrattenerli, condurli in chiesa per assistere alle funzioni, ed essere sempre a loro disposizione
Il ciamberlano [modifica]
Il ciamberlano sovrintendeva il guardaroba dei fratelli, il loro rammendo o rinnovo di quelli sdruciti, mettendo da parte quelli non più usati per distribuirli ai poveri. Supervisionava anche la lavanderia ed l'acquisto all'esterno del necessario per il confezionamento degli abiti. Sempre suo compito erano i preparativi per il bagno, il lavaggio dei piedi ed il taglio della barba dei confratelli.
Il maestro dei novizi [modifica]
Il maestro dei novizi era uno dei monaci più importanti. Nella chiesa, nel refettorio, nei chiostro o nel dormitorio sorvegliava i novizi e trascorreva il giorno ammaestrandoli e facendoli esercitare sulle regole e le pratiche tradizionali della vita religiosa, incoraggiando ed aiutando chi dimostrava una reale vocazione.
Il settimanale [modifica]
Il settimanale era incaricato di cominciare tutte le Ore canoniche, dare le benedizioni richieste e cantare nella messa solenne celebrata giornalmente.
I servizi settimanali includevano, oltre a quelli già ricordati, il lettore nel refettorio che era incoraggiato a prepararsi bene al fine di evitare errori durante l'ufficio. C'era anche l'antifono il cui dovere era di intonare la prima antifona dei salmi e guidare la recitazione delle funzioni.
La giornata del monaco [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Rito benedettino.
"Ti ho lodato sette volte al giorno", questo sacro numero di sette si esprime nei momenti di preghiera: Lodi, Prima, Terza, Sesta, Nona, Vespro e Compieta.
Prima dell'alba il monaco si alza al suono della campana e si reca in chiesa per la recita dell'ufficio notturno, che termina con le lodi mattutine.
Al termine di questo spazio di tempo riservato alla preghiera, il monaco inizia il proprio lavoro che non interrompe più sino alla Messa conventuale, centro di tutta l'ufficiatura e punto culminante della vita monastica.
La campana dell'Angelus ricorda l'ora del pranzo: nel refettorio l'Abate benedice la mensa ed il lettore che, come vuole la regola, leggerà un brano di Santa Scrittura durante il pasto.
Dalla lettura ad alta voce deriva naturalmente la legge del silenzio per evitare ogni diminuzione di raccoglimento.
A tavola ed a turni settimanali i monaci si servono a vicenda mentre uno legge la [[redirigo wikilink a BibbiaSacra Scrittura]].
Dopo il pranzo c'è un'ora di ricreazione comune. Pare che la ricreazione attuale dei monasteri benedettini non risalga alle origini dell'istituzione monastica, sebbene la Regola di San Benedetto assegnasse già ai monaci qualche momento al giorno per lo scambio delle parole necessarie: comunque, dal IX secolo, la ricreazione è ammessa ovunque ed attualmente avviene due volte al giorno, a mezzogiorno e alla sera.
Al termine della ricreazione i monaci ritornano al loro lavoro.
La campana della cena riunisce di nuovo la comunità monastica per un pasto rapido e frugale, seguito da una breve ricreazione. Quindi il monastero si immerge nel silenzio: è l'ora di compieta, la preghiera della sera, l'ultimo atto della giornata del monaco.
L'abate benedice i monaci e, dopo qualche altra preghiera per i morti o alla Vergine, dopo aver detto "il Signore ci conceda una notte serena ed un riposo tranquillo" tutto tace.
La lunga ed operosa giornata del monaco è chiusa.
Da compieta all'indomani mattina, finito l'ufficio notturno, nessuno può rompere il silenzio senza un grave motivo.
Lo studio ed il lavoro [modifica]
Con i Benedettini la cura del lavoro manuale ed intellettuale creò nel Medioevo una sinergia unica ed irripetibile: studiando i testi antichi recuperarono nozioni ormai dimenticate in campo scientifico ed agricolo che misero a frutto nei loro monasteri e, per imitazione, si diffusero anche fuori.
Ad esempio, è tutta da ascrivere a merito dei Benedettini la rinascita medioevale dell'interesse per la letteratura medica e la coltivazione di erbe medicinali per uso terapeutico. Agli insegnamenti del passato loro aggiunsero la pratica della medicina come dovere etico del cristiano. D'altra parte nella Regola si impone che almeno due monaci in ogni convento siano (dovevano essere) addetti alla cura degli infermi negli stessi locali del convento in una zona non frequentata dai frati. Tra i compiti assegnati ai monaci-medici c'è (c'era) anche il reperimento e lo studio delle opere mediche a disposizione nel convento per poter conseguire l'abilità necessaria per la loro attività.
Esemplare è, in proposito, il caso di Salerno dove, in un monastero nei pressi della città i Benedettini già nell'820 avevano istituito un'infermeria aperta anche all'estero e molto contribuirono alla nascita della famosa Scuola medica salernitana.
Per quanto riguarda l'agricoltura, introdussero la rotazione triennale (il primo riferimento storico è stato rintracciato in un documento del 763 conservato nel Monastero di San Gallo in Svizzera) che consentì di migliorare la resa dei campi, trasformando i monasteri in avviate aziende agricole.
Il progresso tecnico e scientifico era ulteriormente avvantaggiato dalla circolazione delle conoscenze da un monastero all'altro attuato attraverso lo scambio dei testi ricopiati dagli amanuensi.
Per tutte queste ragioni i monasteri benedettini vennero a svolgere un ruolo centrale nella società medioevale accogliendo personalità di primo piano. Così il numero crebbe insieme a quello dei monaci tanto che in quell'epoca non erano rari i monasteri che ospitavano oltre 900 individui ai quali occorre ancora aggiungere i numerosi dipendenti laici e le loro famiglie che vivevano nei paraggi. Considerando, inoltre, che i monasteri Benedettini erano sempre edificati in aree isolate e disabitate, essi spesso mettevano a frutto terreni abbandonati o boschivi da altri ignorati contribuendo ulteriormente alla crescita economia.
Benedettini e Benedettine celebri [modifica]
San Benedetto da Norcia (480 circa-547)
Santa Scolastica (480 circa-547)
San Mauro Abate (512 - circa 584)
Sant'Alferio Pappacarbone (930-1050)
Papa Gregorio I (590-604) detto Gregorio Magno
Papa Bonifacio IV (608-615)
Papa Gregorio II (715-731)
Papa Pasquale I (817-824)
Papa Gregorio VII (1073-1085)
Papa Vittore III (1086-1087)
Papa Urbano II (1088-1099)
Papa Pasquale II (1099-1118)
Papa Celestino V (1294)
Papa Clemente VI (1342-1352)
Papa Urbano V (1362-1370)
Papa Pio VII (1800-1823)
Papa Gregorio XVI (1831-1846)
Benedetto d'Aniane (750-821)
Costantino l'Africano (1020 - 1087)
Santa Ildegarda di Bingen
Guido Monaco
John Main
San Gustavo
San Domenico di Sora
San Romualdo
San Giovanni Gualberto
Dom Pérignon
Anselm Grün
Raffaele Stramondo
Le abbazie [modifica]
I primi due monasteri dell'ordine (uno maschile ed uno femminile) furono fondati da San Benedetto a Montecassino nel 529. Lui si occupò di quello maschile, mentre il femminile fu posto sotto la guida di Santa Scolastica, sua sorella.
Nel medioevo le più importanti abbazie benedettine italiane furono l'abbazia di Farfa, quella di Nonantola, la Novalesa e quella di San Vincenzo in Volturno; in Germania l'Abbazia di Fulda e quella di Reichenau; in Francia Tours, Saint-Denis e Cluny.
Altri monasteri benedettini italiani:
Abbazia di Monte Cassino
San Paolo Fuori le Mura
Badia Fiorentina
Badia di Cava de Tirreni
Abbazia di Fossanova
Abbazia di Pomposa
Abbazia di Casamari
Abbazia di Chiaravalle
Abbazia di Subiaco
Monastero di San Nicolò l'Arena a Catania
Monastero di San Nicolò l'Arena a Nicolosi
Abbazia dei Santi Nazario e Celso a San Nazzaro Sesia
Abbazia di San Benedetto in Polirone a San Benedetto Po
Badia Leonense
Abbazia di San Martino delle Scale a Monreale
Abbazia di Praglia a Teolo
Abbazia di Santa Maria Maddalena in Armillis a Sant'Egidio del Monte Albino
Abbazia di Santa Maria di Pulcherada a San Mauro Torinese
Benedettini al cinema e nella letteratura [modifica]
Cadfael. Serie di romanzi d'investigazione di Ellis Peters, iniziata nel 1977, si svolge nell'Inghilterra del XII secolo, al tempo della guerra civile fra il re Stephen e la regina Maud, e ha per protagonista il benedettino gallese Cadfael. La televisione britannica ne ha tratto una serie, Cadfael - I misteri dell'abbazia, con protagonista Derek Jacobi.
Il nome della rosa. Romanzo di Umberto Eco, pubblicato nel 1980, si svolge nell'Italia del XIV secolo, in un'abbazia benedettina di fantasia dell'appennino ligure [4], ma ha per protagonista il frate francescano Guglielmo da Baskerville. Da questo romanzo è stato tratto il film omonimo diretto da Jean-Jacques Annaud con protagonista Sean Connery. Lo spunto delle vicende è stato tratto dalle vicende dello scriptorium dell'Abbazia di San Colombano di Bobbio dopo la soppressione dell'Ordine di San Colombano e la venuta dei benedettini.
Note [modifica]
^ Abbazia di Borzone » Blog Archive » Il monachesimo irlandese e san Colombano
^ Abbazia di Montecassino
^ dati statistici riportati dall'Annuario Pontificio per l'anno 2007, Città del Vaticano, 2007, p. 1452.
^ Bobbio
Voci correlate [modifica]
Rito benedettino
Cenobitismo
Erbe medicinali
Letteratura medica
Monache benedettine
Monachesimo
Ordini monastici
Altri progetti [modifica]
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Ordine di San Benedetto
Collegamenti esterni [modifica]
Sito ufficiale dell'Ordine di San Benedetto
La regola commentata
Confoederatio Benedictina Ordinis Sancti Benedicti, Sito ufficiale della Confederazione Benedettina

Presentazione candidature in quota UDC a Bologna - Lista Aldrovandi Sindaco

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