Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam
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Anchorage
martedì 29 marzo 2011
Tragedia in Messico
mercoledì 1 dicembre 2010
Il Messico in guerra contro i Narcos
Preoccupato lui ma preoccupata soprattutto l’amministrazione di Barak Obama che sempre più spesso manda in Messico il segretario di Stato Hillary Clinton, il ministro della Giustizia Eric Holder e quello della Sicurezza interna Janet Napolitano. Da quando si è insediato, Obama si è già recato due volte in visita ufficiale dal presidente Felipe Calderon per discutere la situazione “sicurezza” e ad aprile potrebbe tornarci, per accompagnare la moglie Michelle in quella che inizialmente doveva essere una visita di piacere.
Il perché, numeri alla mano, è semplice: il Messico rischia di trasformarsi per Washington in un fronte di guerra sanguinoso quasi come l’Iraq ma, a differenza di Baghdad che dista migliaia di chilometri dal suolo statunitense, El Paso è separata appena da un ponte e dal Rio Bravo da Ciudad Juarez, stato di Chihuahua, terra di nessuno dove ogni anno viene ucciso un abitante su mille. Solo nell’ultimo week-end i morti ammazzati dai narcos messicani sono stati 60. Durante un funerale a Ciudad Juarez un commando armato ha sparato sulla folla uccidendo 8 persone. Il giovane di cui si celebrava il funerale era stato minacciato di morte dopo che aveva scoperto che l’automobile acquistata risultava rubata, denunciando il fatto alla polizia locale. Ma la situazione è tragica in tutto il paese ed è peggiorata negli ultimi 3 giorni. Poche ore dopo la strage del funerale, a Navolato (stato di Sinaloa), 20 uomini armati fino ai denti hanno fatto irruzione in una festa di compleanno di contadini uccidendo 7 persone. Mentre 32 sono state le vittime dell’ultima esplosione di violenza ad Acapulco, oramai un ex paradiso, dove domina il cartello di “La Familia”. Molte di queste vittime sono poliziotti, che hanno perso la vita in un agguato. Otto cadaveri decapitati sono invece stati trovati in diverse zone della città.
Molti analisti paventano per il Messico l’ipotesi di “fallimento dello stato” e, proprio per questo, Cia e Fbi hanno già classificato i cartelli dei narcos, che oltre alla droga trafficano armi e si stanno infiltrando negli Usa con sempre maggior aggressività, come la top priority, al pari del terrorismo di Al Qaeda. Anche perché nelle ultime ore ci sono state anche tre vittime statunitensi: un’impiegata dal consolato Usa e suo marito, e il marito di un’altra funzionaria in due diversi attentati a Ciudad Juarez. Il presidente Barack Obama si è affrettato ad emettere un comunicato condannando le uccisioni e porgendo le proprie condoglianze alle famiglie. Secondo un comunicato della missione congiunta di soldati e della polizia messicana che gestiscono la sicurezza, i sicari formano parte di un gruppo controllato dal cartello della droga di Juarez.
Ma l’emergenza messicana - dove secondo le cifre del governo sono state uccise oltre 19mila persone negli ultimi 3 anni dai narcos - preoccupa a tal punto il vicino statunitense che dopo le stragi dell’ultimo week-end il generale Gene Renuart, a capo del Comando Nord dell’esercito Usa (Northcom) è intervenuto sul tema definendo “insorti” i membri dei cartelli dei narcos e suggerendo di condividere con il Messico le tecniche di guerra poste in essere in Iraq ed Afghanistan.
paolo.manzo da http://blog.panorama.it/mondo/2010/03/16/messico-lemergenza-narcos-e-la-prima-guerra-di-obama/ di Martedì 16 Marzo 2010
Insieme al 48enne narcotrafficante sono rimasti uccisi altri tre membri della banda, due soldati ed anche un giornalista in quella che è stata una vera e propria battaglia andata avanti diverse ore a Matamoros, sul confine con il Texas. Per evitare i colpi e le granate gli abitanti di Matamoros si sono rifugiati nei negozi e nelle abitazioni ed è stato chiuso il ponte che collega la cittadina con quella texana di Brownsville.
Il cartello del Golfo è uno dei più potenti in Messico dove controlla ampie porzioni del traffico della droga, delle armi e degli immigrati. Negli ultimi mesi è impegnato in una guerra per il controllo di queste attività criminali con Los Zetas, una banda criminale un tempo collegata allo stesso cartello.
Cardenas Guillen, detto ‘Tony Tormenta’, era alla guida del cartello dal 2003 quando suo fratello Osiel Cardenas Guillen era stato arrestato e poi, nel 2007, estradato negli Stati Uniti. E sulla testa del narcotrafficante ucciso il governo americano aveva posto una taglia di cinque milioni di dollari.
Libera ha pubblicato un dossier dedicato al Messico e alla guerra ai narcos. Il documento racconta ciò che sta avvenendo nelle strade di Mexico City e Ciudad Juarez, negli Stati di Michoacan, Oaxaca, Tamaulipas e in tutto il territorio del Messico.
E' la guerra più cruenta e sanguinosa del nostro tempo. Una violenza dilagante che interpella anche le nostre coscienze. Consapevoli che anche in questo caso il nostro silenzio sarebbe connivenza, complicità inerte, colpevole inadempienza, abbiamo deciso di prendere la parola e di urlare il dolore di un popolo.Abbiamo scelto di raccontare ciò che sta avvenendo nelle strade di Mexico City e Ciudad Juarez, negli Stati di Michoacan, Oaxaca, Tamaulipas e in tutto il territorio del Messico. Ma non solo del Messico. La strage quotidiana, la lunga scia di crudeltà che accompagna la storia recente del Messico, ci riguarda tutti. I suoi effetti condizionano pesantemente non solo la vita, l'economia, l'informazione, la politica del Paese americano, ma anche gli USA, l'Europa, l'intera America Latina. Familiarizzare con le cifre dell'eccidio, con i nomi dei cartelli dei narcotrafficanti e con la memoria delle vittime, diventa per noi impegno di giustizia e di responsabilità. Per queste ragioni abbiamo ritenuto di raccogliere in un dossier le informazioni necessarie per dare una ragione alle nostre domande. Una debacle umanitaria che non risparmia più nessuno. Alcuni lo definiscono narcoterrorismo! La "guerra al narcotraffico" è diventata una vera e propria guerra civile (o incivile come tutte le guerre!). Una guerra che non ha ampliato il fine originario del contrasto ai responsabili del traffico di droga e oggi non risparmia più alcun colpo e nessun obiettivo. I cartelli della droga e gli amministratori corrotti rimangono ancora gli attori principali e i primi destinatari di lucrosi profitti il cui bilancio supera quello delle multinazionali. Riprendendo le parole di una delle autrici del reportage, il Messico e i messicani sono ben lontani dal vedere una «soluzione pacifica a tanto dolore».Di fronte a tutto questo, la comunità internazionale sembra silenziosa, indifferente, inefficace mentre la cocaina invade anche le nostre strade e continua a mietere vittime in ogni angolo del pianeta. Per nulla inerte invece sono le mafie nostrane che che vedono crescere i proprio patrimoni grazie al traffico e allo spaccio non solo nel nostro Paese ma in giro per il mondo. Abbiamo sete di segni di speranza e li stiamo cercando perché siamo coscienti che la stragrande maggioranza della popolazione messicana è composta da gente onesta. Perché abbiamo conosciuto associazioni, giornalisti, preti, magistrati, insegnanti... che non solo non ci stanno a sopportare questa situazione, vogliono scrollarsi di dosso questo giogo pesante. Non si rassegnano e offrono quotidianamente competenze, energie e tempo per diffondere un'altra cultura che non sia quella della violenza e del malaffare. Sono i testimoni autentici di un Messico che vuole cambiare. Vuole voltare pagina offrendo altri modelli rispetto a quello del "narco" potente e ricco che proviene dalle periferie emarginate e povere.Abbiamo incontrato vite ferite, orfani di madri e di amici, di colleghi e di figli e ne vogliono onorare la memoria con un impegno coerente e responsabile. Questo dossier vuole farsi eco e speranza di queste stesse speranze per trasformarle in progetto. La solidarietà internazionale è un contributo essenziale non solo perché nessuno si senta solo nel cammino di liberazione e riscatto, ma anche per dare forza all'impegno civile di chi, dicendo no alla violenza, alla corruzione e al guadagno illecito, vuole provare a costruire un altro futuro per il Messico e per noi.
Scarica il dossier.
Narcos: 2300 minori uccisi in 2 annni
Situazione peggiorata tra 2009 e 2010 con massacri di gruppo
ANSA) - CITTA' DEL MESSICO, 21 NOV - Piu' di 2.300 minori fino a 16 anni coinvolti nelle faide dei cartelli del narcotraffico sono stati assassinati in Messico tra il 2006 e il 2008. Lo denuncia in un rapporto la Rete per i diritti dell'infanzia. Tra il 2009 e il 2010, in attesa di disporre di dati sicuri, la Rete per l'infanzia afferma che la situazione e' ancora peggiorata, anche perche' di recente i narcos sono passati ai massacri di gruppi interi di giovani: nel Chihuahua quest'anno ne sono gia' avvenuti sette .
Fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2010/11/21/visualizza_new.html_1698395206.html
Messico, uccisa donna capo polizia. Nuova vittima della guerra dei narcos.
La prima donna ad aver raggiunto il grado di capo della polizia in Messico, la 38enne Hermila Garcia, è stata uccisa da un gruppo di sicari del narcotraffico davanti a casa nello stato di Chihuahua, al confine con gli Stati Uniti. La Garcia era al comando di una squadra di 90 agenti a Meoqui, cittadina dove abitava. Nel 2008 venne uccisa un'altra donna, Silvia Molina, direttore amministrativo della polizia di Ciudad Juarez. Oltre a lei, nello stato di Chihuahua, ci sono altre tre donne capo di polizia - ricorda El Mundo: Verónica Ríos Ontiveros a Samalayuca; Olga Herrera Castillo a Villa Luz; e Marisol Valles, di 20 anni, nel municipio Praxedis G. Guerrero.
Fonte: http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo497098.shtml
Donne scomparse in Ciudad Juárez (Messico)
Ciudad Juárez costituisce un caso grave e insolito di violenza contro le donne. Sono già più di 430 le donne assassinate e oltre 600 quelle scomparse dal 1993. Le vittime sono quasi tutte giovani (di età compresa tra i 15 e i 25 anni), carine, magre e con i capelli lunghi, provenienti da famiglie povere e molte tra loro non erano originarie di Ciudad Juárez. Questo è l'identikit de Las Muertas de Juarez .
"Nel mondo, nel nostro mondo civilizzato, ci sono delle zone d'ombra nelle quali la parte più oscura dell'animo umano, quella della brutalità e della violenza a danno delle persone più deboli e indifese riemerge con un'intensità che ritenevamo ormai dimenticate. Ciudad Juárez, Messico, è una di queste zone d'ombra.Ciudad Juárez costituisce un caso grave e insolito di violenza contro le donne. Nella maggior parte dei casi, i corpi ritrovati portano le tracce delle violenze estreme subite: stupro, morsi ai seni, segni di strangolamento, pugnalate, crani fracassati. Spesso il viso appare massacrato e irriconoscibile e in alcuni casi il corpo bruciato. Alcuni cadaveri sono stati ritrovati nei quartieri del centro cittadino, altri abbandonati nei fossati, tra terreni incolti in mezzo al deserto e, solo raramente, sepolti in modo approssimativo e frettoloso. Il modus operandi degli assassini riprende quello dei serial killer: tutte le donne sono state uccise in luoghi diversi da quello in cui è stato rinvenuto il loro cadavere, a volte dopo esser state sequestrate per intere settimane e la tipologia delle sevizie è sempre la stessa. Prima del 2001, i cadaveri delle vittime violentate e strangolate venivano sempre ritrovati, ma da quando le inchieste si sono moltiplicate, i corpi hanno cominciato a scomparire nel nulla. Le associazioni hanno calcolato che le donne scomparse sono più di 600, i cadaveri ritrovati circa 460. Far scomparire i corpi delle donne assassinate è diventata una specialità della criminalità locale. Il sistema abituale si chiama «lechada», un liquido corrosivo composto di calce viva e di acidi, che scioglie rapidamente la carne e le ossa senza lasciare traccia. «Nessuna traccia», è la parola d'ordine. Ridurre al nulla, cancellare, far scomparire completamente, sono le parole chiave. La polizia, il governo locale e federale hanno sempre minimizzato il numero degli omicidi attribuendo comunque la responsabilità alle vittime che passeggiavano in luoghi bui con abiti succinti. " da http://www.facebook.com/group.php?gid=76966237337 (Chiediamo Giustizia per le donne e le bambine di Ciudad Juarez )
" “Corpo di donna non identificato”. E’ la scritta su un foglio vicino a poche ossa ammucchiate su uno dei tavoli del Servicio Medico Forense, l’obitorio di Ciudad Juárez, città messicana al confine con gli Stati Uniti. Da questi resti parte l’indagine di Marc Fernandez e Jean Christophe Rampal durata due anni e pubblicata da Fandango con il titolo “La città che uccide le donne. Inchiesta a Ciudad Juárez”. Siamo nel gennaio del 1993 quando vengono ritrovati due corpi con evidenti segni di violenza e da allora si susseguono con un ritmo di due al mese.
Ad oggi sono circa 400 bambine o ragazze violentate, sequestrate, torturate e assassinate e 500 quelle scomparse nella città messicana che è anche “il crocevia di ogni genere di traffico: droga, persone, armi”. Una parte del problema quindi affonda nella criminalità organizzata, ma non solo. Ciudad Juárez, infatti, è una delle zone in cui emigrano donne provenienti dalle zone più povere del paese, soprattutto dal sud, alla ricerca di un lavoro. Dall’inizio degli anni 90 hanno iniziato a diffondersi le maquiladoras, fabbriche di assemblaggio di proprietà straniere, dove migliaia di ragazze lavorano per stipendi da fame. Studentesse, cameriere, domestiche, commesse o operaie sono le professioni che nella maggior parte dei casi svolgevano le donne uccise.
Le indagini da parte della polizia hanno ben pochi effetti, sono moltissime le vittime non ancora identificate, perchè ritrovate a molti mesi dal decesso. Madri e padri rassegnati al peggio, che hanno visto sparire le figlie e delle quali a distanza di anni ancora non sanno nulla, continuano a setacciare con gruppi di volontari la città ed il deserto circostante, dove spesso sono stati ritrovati dei resti umani e distribuiscono volantini con i propri numeri telefonici e la descrizione dettagliata delle scomparse.
Perchè nessuno dimentichi, croci rosa sono disseminate ovunque nella città e “all’ingresso del ponte internazionale di Santa Fe (...) in memoria delle donne scomparse c’è una grande targa rosa a forma di crocifisso nella quale sono confitti centinaia di chiodi. Vi si leggono i nomi di tutte le vittime, con un appello: “Ni una más!” (Non una di più!)”, con la speranza che Ciudad Juárez non sia più la capitale mondiale del femminicidio " (recensione al libro La città che uccide le donne. Inchiesta a Ciudad Juárez , Autore Marc Fernandez e Jean dal sito http://www.recensionilibri.info/e107_plugins/content/content.php?content.38)
giovedì 3 settembre 2009
El Salvador: ucciso fotografo francese, stava facendo un video sulle «maras»
10:36 ESTERI Christian Poveda, 54 anni, stava girando un documentario sulle «maras»Trailer - «La vida loca»
http://www.corriere.it/esteri/09_settembre_03/salvador_ucciso_fotografo_93aedb08-984d-11de-b8d4-00144f02aabc.shtml
Messico, mattanza in un centro di disintossicazione dalla droga
http://www.corriere.it/esteri/09_settembre_03/massacro_tossici_messico_9d5441c0-985c-11de-b8d4-00144f02aabc.shtml
venerdì 28 agosto 2009
Contro i narcos il Messico legalizza eroina e cocaina
Contro i narcos il Messico legalizza eroina e cocaina
CITTÀ DEL MESSICO Cinquanta milligrammi di cocaina, cinque grammi di marijuana, 40 milligrammi di anfetamina, due grammi di oppio, 50 milligrammi di eroina. Non sono gli ingredienti di un cocktail esplosivo capace di stendere chiunque ma la quantità minima di droghe stabilita dalla nuova legge sugli stupefacenti approvata in Messico, il più grande crocevia del narcotraffico internazionale e porta privilegiata verso gli Stati Uniti, il maggior mercato del mondo. La legge approvata in parlamento con un voto trasversale e alla fine di un lungo dibattito nasce dal principio di non punire il consumatore e ad alleggerire polizia e tribunali dai casi minori per concentrarsi sui grandi narcotrafficanti. Ogni anno centomila persone vengono fermate in Messico perché in possesso di uno spinello o affini: pochi finiscono in carcere, nella stragrande maggioranza vengono rilasciati, spesso dopo aver pagato una tangente al poliziotto di turno. Il risultato, spiegano i promotori della legge, è che i poliziotti spesso si concentrano solo sull’ultimo anello, permettendo ai pesci grossi di agire indisturbati. Secondo la nuova legge il consumatore trovato per la terza volta in possesso di dose minima sarò obbligato ad iscriversi ad un programma di disintossicazione. La guerra per la droga è ogni giorno più violenta in Messico, dall’inizio dell’anno sono state uccise almeno quattromila persone, il 65% in più rispetto allo stesso periodo del 2008. Lo Stato ha dispiegato l’esercito nelle regioni più calde ma per ora non si vedono risultati significativi. A Michoacan, stato cruciale nel traffico di cocaina dalla Colombia verso la grande frontiera del Nord, sono state schierati cinquemila effettivi delle tre Forze Armate ma il potere del cartello de «La Familia» resta pressoché inalterato. La nuova legislazione introduce anche il concetto di vendita al dettaglio: chi viene trovato con l’equivalente di non più di mille dosi minime sarà giudicato dal foro locale e non da quello federale, competente solo per i casi di grandi narcotrafficanti. La norma è stata criticata da alcune organizzazioni non governative che dubitano dei giudici locali, spesso benevoli nei confronti dei boss che operano nella loro giurisdizione. Secondo il Nacional Drug Intelligence Center degli Stati Uniti le operazioni di riciclaggio di denaro dei cartelli messicani superano i 20 miliardi di dollari all’anno. La tendenza alla progressiva depenalizzazione del consumo minimo si allarga anche ad altri paesi latino-americani: questa settimana la Corte Suprema argentina ha legalizzato il consumo privato di dosi personali di marijuana.
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