Pietro Berti

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VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

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domenica 13 marzo 2011

Libero


Libero è un quotidiano italiano fondato nel 2000 da Vittorio Feltri, attualmente diretto da Maurizio Belpietro.
Indice[nascondi]
1 Storia
1.1 Il ritorno di Feltri
2 Direttori
3 Organigramma e collaboratori principali
4 Dorsi e allegati
5 Assetto societario e finanziamenti pubblici
6 Diffusione
7 Note
8 Collegamenti esterni
Storia[modifica]
Il giornale è uscito per la prima volta in edicola il 18 luglio 2000, la testata è stata disegnata dal grafico Franco Bevilacqua; il nuovo quotidiano si colloca nell'area del centro-destra. Come ha scritto Oscar Giannino (2007):
« Molti dei nostri lettori comprano Libero e Libero mercato perché ci trovano una voce fuori dal coro e dai partiti, ma a favore di una visione nettamente liberale e liberista, antitassaiola e antisprechi pubblici, diffidente di ogni eccesso partitico [...], oltre che diffidente degli eccessi della magistratura, quando poi la giustizia e la sicurezza per i cittadini qualunque non sono garantiti. »
Il 21 novembre 2000[1] Feltri viene radiato dall'albo dei giornalisti con delibera del Consiglio dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia presa (all'unanimità). Il fatto contestato è la «pubblicazione alla pagina 3 dell’edizione del 29 settembre 2000 del quotidiano di sette fotografie impressionanti e raccapriccianti di bambini ricavate da un sito pornografico reso disponibile dai pedofili russi e di una Deontologia - Minori e soggetti deboli 519 ottava fotografia a pagina 4 (raffigurante una scena di violenza tratta dai video di pedofilia sequestrati dalla magistratura), fotografie che appaiono tutte contrarie al buon costume e tali, illustrando particolari raccapriccianti e impressionanti, da poter turbare il comune sentimento della morale e l’ordine familiare».[2][3] Nel febbraio del 2003 l'Ordine Nazionale dei giornalisti di Roma annulla il provvedimento di radiazione che era stato preso a Milano e lo converte in censura[4][5].
Nel marzo 2005 Libero ha lanciato una raccolta di firme affinché il Presidente della Repubblica nominasse Oriana Fallaci senatore a vita. Sono state raccolte 75.000 firme[6].
Nel 2006 Libero ha sostenuto il movimento dei Riformatori Liberali di Benedetto Della Vedova, minoranza radicale passata al centro-destra. Vittorio Feltri è uno dei firmatari del loro manifesto[7].
Alla vigilia delle elezioni politiche italiane del 2006, Renato Farina pubblica su Libero un falso dossier, preparato dal Sismi, secondo cui Romano Prodi avrebbe autorizzato, come Presidente della Commissione Europea, le extraordinary rendition della CIA in Europa, come nel caso di Abu Omar. Per tale dossier Farina sarà condannato a sei mesi di reclusione per favoreggiamento, e radiato dall'Ordine dei giornalisti[8].
Dal gennaio 2007 al 15 luglio 2008, direttore responsabile di Libero diviene Alessandro Sallusti, con Feltri direttore editoriale.
Nel febbraio 2007 sono stati arrestati alcuni membri di una cellula delle Brigate Rosse con l'accusa di aver progettato un attentato terroristico alla sede di Libero. Secondo tale accusa, dopo ripetuti appostamenti i neo-brigatisti Ghirardi e Latino intendevano compiere un attentato incendiario per il giorno di Pasqua con «benzina e acido da versare dentro»[9].
Feltri nel luglio 2008 torna direttore responsabile, per lasciare il giornale nell'agosto 2009, per tornare a Il Giornale. Arriva da Panorama al suo posto Maurizio Belpietro.
Dal novembre del 2009 il quotidiano è disponibile con sistema di consultazione digitale.
Il ritorno di Feltri[modifica]
Il 21 dicembre 2010 Vittorio Feltri ha lasciato per la seconda volta il Giornale per assumere il ruolo di direttore editoriale di Libero, di cui diventerà anche azionista assieme a Maurizio Belpietro, confermato direttore responsabile.[10]
I due giornalisti hanno acquistato il 10% ciascuno della società editrice. Nonostante posseggano una quota di minoranza, la gestione del giornale è stata affidata a loro. Grazie a una serie di patti parasociali, Feltri e Belpietro avranno anche la maggioranza nel consiglio di amministrazione.
Direttori[modifica]
Vittorio Feltri (18 luglio 2000 - gennaio 2007)
Alessandro Sallusti (gennaio 2007 - 15 luglio 2008)
Vittorio Feltri (15 luglio 2008 - 1 agosto 2009)[11]
Gianluigi Paragone, ad interim (1 agosto 2009 - 13 agosto 2009)
Maurizio Belpietro (13 agosto 2009 - in carica)
Organigramma e collaboratori principali[modifica]
I vicedirettori della testata sono: Fausto Carioti, Luigi Santambrogio, Pietro Senaldi e Giovanni Tagliapietra e Franco Bechis. Tra i collaboratori ci sono Antonio Socci, Filippo Facci, Antonio Martino, Gianluigi Nuzzi, Tommaso Labranca, Luca Volontè, Alberto Mingardi, Mario Giordano, Gilberto Oneto, Gianni De Michelis, Davide Giacalone, Giampiero Mughini e Nazzareno Carusi.
Il vignettista di Libero è Benedetto Nicolini, in arte Benny.
Dal settembre 2006, nel settore sportivo, il quotidiano usufruisce della collaborazione di Luciano Moggi.
Dorsi e allegati[modifica]
Periodicamente vengono allegati al giornale dei libri, per la collana di "manuali di conversazione politica", curata da Vittorio Feltri e da Renato Brunetta.
Tra maggio 2007 e febbraio 2009 Libero è uscito con un doppio dorso. L'edizione principale era accompagnata, in abbinamento obbligatorio, da LiberoMercato, inserto economico-finanziario. In seguito l'inserto è stato inserito all'interno del quotidiano.
Dal 26 agosto 2009 inizia la collaborazione dell'ex direttore de Il Giornale Mario Giordano, seguita, due giorni dopo, da quella di Filippo Facci.
Assetto societario e finanziamenti pubblici[modifica]
Dal 2001 il quotidiano è di proprietà del gruppo Angelucci, attivo nel settore della sanità e dell'immobiliare. Con l'aiuto della banca romana Capitalia, gli Angelucci hanno investito 30 milioni nel quotidiano, trasformandolo da giornale regionale a giornale nazionale.[12]. Nel 2003 Libero ha chiesto ai proprietari del bollettino «Opinioni nuove» di prendere in affitto la testata. Il quotidiano è diventato ufficialmente il supplemento dell'organo ufficiale del Movimento Monarchico Italiano. In questo modo ha potuto beneficiare di 5.371.000 euro come finanziamento pubblico agli organi di partito[13], secondo quanto previsto dalla Legge 7 marzo 2001, n. 62[14]. Nel 2004 Libero ha comprato la testata «Opinioni nuove» e si è poi trasformato in cooperativa per ottenere i contributi per l'editoria elargiti alle testate edite da cooperative di giornalisti. Dal 2007 il quotidiano è edito dalla Editoriale Libero s.r.l., che fa capo alla Fondazione San Raffaele, struttura ospedaliera di Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi. La testata è tuttora di proprietà del gruppo Angelucci.
Nei sette anni che intercorrono dal 2003 al 2009, Libero ha beneficiato di contributi pubblici per 40 milioni di euro[15]. Nel 2006 Libero ha chiuso il bilancio con profitti per 187 mila euro[12].

Note[modifica]
^ Foto choc, Feltri radiato dai giornalisti
^ Ordine dei giornalisti - Decisioni, documenti e giurisprudenza dal 1996
^ Foto pedofilia, Feltri radiato dall'Ordine dei giornalisti
^ Il 'caso Feltri'
^ Immagini raccapriccianti e impressionanti, reato letto attraverso le sentenze dei giudici.
^ I documenti di Panorama n. 19
^ Riformatori Liberali: Siamo l'anima libertaria della Cdl Blog di Benedetto Della Vedova, 14 ottobre 2006
^ D'Avanzo, La fabbrica dei dossier, La Repubblica, 11 ottobre 2010
^ Capi br arrestati all'alba dopo summit segreto (Corriere della Sera, 14 febbraio 2007)
^ Feltri e Belpietro diventano azionisti di «Libero» in Corriere della Sera. 17 dicembre 2010. URL consultato il 18 dicembre 2010.
^ Le dimissioni sono state date il 30 luglio.
^ a b Marco Cobianchi, «Niente fidi per L'Unità alla famiglia Angelucci», Panorama, 27/11/2007
^ Bernardo Iovene. Il finanziamento quotidiano. RAI, trasmissione Report del 23 aprile 2006
^ «Nuove norme sull’editoria e sui prodotti editoriali e modifiche alla legge 5 agosto 1981, n. 416».
^ Aldo Forbice, Giancarlo Mazzuca, I Faraoni. Come le mille caste del potere pubblico stanno dissanguando l'Italia. Piemme, 2009, pag. 262.
Collegamenti esterni[modifica]
Sito ufficiale
I finanziamenti pubblici

martedì 8 febbraio 2011

Giuliano Ferrara


Giuliano Ferrara (Roma, 7 gennaio 1952) è un giornalista e politico italiano. Dopo la militanza nel PCI e la successiva adesione al PSI, nella cosiddetta II Repubblica è diventato un sostenitore del centro-destra e uno degli intellettuali di riferimento del movimento teocon italiano. È stato europarlamentare e poi Ministro per i rapporti con il Parlamento del primo Governo Berlusconi. È direttore del quotidiano Il Foglio.
Indice[nascondi]
1 Biografia
1.1 L'inizio nel Partito Comunista
1.2 Il passaggio al PSI
1.3 Ministro del Governo Berlusconi I e nascita de "Il Foglio"
1.4 La conduzione di Otto e mezzo
1.5 La campagna per una moratoria sull'aborto
1.6 Il ritorno in politica
2 Posizioni politiche
2.1 Politica interna
2.2 Libertà individuali
2.3 Radici cristane dell'Europa
2.4 Politica estera
2.5 Ferrara e i neoconservatori statunitensi
2.6 Religione e "ateismo devoto"
3 La polemica con Roberto Benigni
4 Procedimenti legali
5 Critiche
6 Note
7 Bibliografia
7.1 Bibliografia di
7.2 Bibliografia su
8 Altri progetti
9 Collegamenti esterni
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Biografia [modifica]
L'inizio nel Partito Comunista [modifica]
Figlio del senatore comunista Maurizio Ferrara (direttore de l'Unità) e di Marcella de Francesco (partigiana gappista e poi a lungo segretaria particolare di Togliatti), Giuliano – che, iscrittosi all'università, non terminò gli studi[1] – si avvicina alla politica da contestatore sessantottino, partecipando agli scontri di Valle Giulia.
In questo periodo ha anche un'esperienza nel mondo dello spettacolo, come corista nella prima opera rock realizzata in Italia, Then An Alley di Tito Schipa Junior (su musiche di Bob Dylan).
Nel 1973 diventa "responsabile fabbriche" del Partito Comunista Italiano a Torino, e scrive sul quindicinale Nuova società. In seguito diventa capogruppo del partito, sempre a Torino, a fianco di Piero Fassino.
Nel 1983 abbandona il PCI per protesta contro la decisione del partito di non dedicare un concerto alle vittime del massacro di Sabra e Shatila. Inizia a lavorare a L'espresso, occupandosi, spesso in modo critico, del suo ex-partito. Si avvicina in questo periodo alle posizioni dell'allora Presidente del Consiglio e segretario del Partito Socialista Italiano Bettino Craxi.
Il passaggio al PSI [modifica]
Nel corso degli anni Ottanta inizia a lavorare per il Corriere della Sera, firmando gli articoli con lo pseudonimo Piero Dall'Ora e creando la rubrica "Bretelle rosse". Contemporaneamente, su indicazione di Craxi e Claudio Martelli[senza fonte], entra nella redazione di Reporter, giornale d'inchiesta di area socialista diretto dai due ex-leader di Lotta Continua Adriano Sofri e Enrico Deaglio.
Nel 2003 Ferrara dichiara di essere stato, in questo periodo, confidente retribuito della CIA[senza fonte]. L'azione disciplinare promossa nei suoi confronti presso l'Ordine dei Giornalisti per determinare la compatibilità tra la professione e la collaborazione con un servizio segreto non ha seguito, tanto per decorrenza del termine di cinque anni "oltre i quali, in base alla legge professionale n. 69/1963, interviene la prescrizione per un fatto suscettibile di sanzione disciplinare", quanto perché all'epoca dei fatti Ferrara non era un giornalista professionista.[2] Taluni ritengono dubbia la veridicità di questa dichiarazione e sostengono che sia stata rilasciata da Ferrrara per attrarre l'attenzione su di sé[senza fonte].
Conduce su Rai 3 Linea rovente e poi su Rai 2 Il testimone. In seguito si trasferisce a Mediaset, dove conduce su Canale 5 Radio Londra (il programma passa poi su Italia 1), L'istruttoria e Il gatto, da cui, dopo lo scoppio dello scandalo politico-giudiziario Tangentopoli, esprime le sue posizioni critiche nei confronti delle inchieste della magistratura. Nel 1992 con la moglie Anselma Dell'Olio idea la trasmissione "Lezioni d'amore", incentrata sul sesso e ispirata al film Comizi d'amore di Pier Paolo Pasolini. Dopo alcune puntate il programma viene interrotto per le pressioni di alcuni deputati democristiani su Silvio Berlusconi.[3]
In occasione delle Elezioni europee del 1989 viene eletto europarlamentare del PSI.
Ministro del Governo Berlusconi I e nascita de "Il Foglio" [modifica]
Con l'ascesa di Silvio Berlusconi e di Forza Italia, Ferrara decide di lasciare, assieme a molti compagni di partito, un PSI ormai in disfacimento. Diviene Ministro per i rapporti con il Parlamento del primo governo Berlusconi.
Nel gennaio del 1996 fonda il quotidiano Il Foglio (edito dall'omonima cooperativa editoriale, della quale fa parte Veronica Lario, seconda moglie di Silvio Berlusconi), di cui è ancora oggi direttore. Scherzando sul fatto che la proprietà del giornale è sempre attribuita all'allora moglie di Berlusconi, Ferrara una volta si definisce sarcasticamente un berlusconiano «tendenza Veronica», per andare contro «questo malvezzo sciocco usato per degradare il Foglio». Su questo giornale esprime posizioni definite neoconservatrici. È un sostenitore del centro-destra, e poi del secondo e terzo governo Berlusconi, anche se in maniera talvolta critica. Nello stesso giornale si batte a più riprese per la concessione della grazia ad Adriano Sofri.
Nel 1996, pur senza lasciare la direzione del Foglio, viene nominato per alcuni mesi direttore del settimanale Panorama.
Candidato per Forza Italia e la Casa delle Libertà alle elezioni politiche suppletive (per il seggio vacante del collegio elettorale del Mugello, in Toscana) per il Senato del 9 novembre 1997, viene sconfitto dall'ex-pm simbolo di Mani Pulite, Antonio Di Pietro, candidato dell'Ulivo.
La conduzione di Otto e mezzo [modifica]
Con gli eventi dell'11 settembre 2001 le sue posizioni politiche e ideali hanno una svolta antilaicista e socialmente conservatrice: pur essendo dichiaratamente un non cattolico, inizia a sostenere la necessità del rafforzamento dei valori giudaico-cristiani come baluardo dell'Occidente di fronte al pericolo crescente dell'estremismo islamico. Viene definito da Eugenio Scalfari un "ateo devoto".
Oltre a dirigere Il Foglio, conduce su LA7 la trasmissione Otto e mezzo, di cui è anche autore, con una breve parentesi nel 2008, quando la sua candidatura alle elezioni politiche lo rese incompatibile con il ruolo di commentatore. Viene affiancato nella conduzione del programma prima da Gad Lerner, poi da Luca Sofri, in seguito da Barbara Palombelli, giornalista del Corriere della Sera, e quindi da Ritanna Armeni, giornalista di Liberazione. Nel 2005 è ancora affiancato da Lerner, che dopo poche puntate lascia per dedicarsi al suo programma L'infedele, sostituito nuovamente da Ritanna Armeni.
Nel 2005 pubblica una raccolta di saggi dal titolo: Non dubitare. Contro la religione laicista (Edizioni Solfanelli, Chieti).
Il 7 luglio 2006 viene condannato in primo grado per diffamazione ai danni dei giornalisti de l'Unità e al risarcimento di 135 mila euro. Nel corso di una trasmissione di Porta a Porta del 2003, in una discussione sulla giustizia disse: «No, no, non è un giornale libero. Credo che l'unico modo di definirlo è un foglio tendenzialmente omicida!» [4][5].
Nel 2006 nell'elezione del Presidente della Repubblica italiana Giuliano Ferrara ottiene 8 voti al primo scrutinio, 9 voti al secondo, 10 voti al terzo e 7 voti al quarto e ultimo scrutinio, che elegge Giorgio Napolitano al Quirinale. Sull'elezione del nuovo Capo dello Stato si era schiera col Foglio per l'elezione di Massimo D'Alema, che lo ringrazia per l'impegno profuso[6].
La campagna per una moratoria sull'aborto [modifica]
A metà dicembre del 2007, il giorno successivo all'approvazione da parte dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite di una risoluzione non vincolante per una moratoria sulla pena di morte, durante la trasmissione Otto e mezzo Ferrara propone una moratoria universale sull'aborto, riaprendo di fatto il dibattito in Italia. Ferrara definisce l'aborto "lo scandalo supremo della nostra epoca"[7] e lo ritiene un omicidio. La sua posizione suscita forti perplessità[senza fonte] e viene sottolineato che tre partner del ventenne Ferrara ricorsero all'aborto[8].
Il quotidiano Il Foglio ospita numerosi interventi di privati cittadini, personalità pubbliche e associazioni della società civile a favore e contro l'aborto. Il 2 febbraio 2008 Ferrara annuncia al pubblico del Teatro Manzoni di Monza l'invio di una lettera all'ONU. Il testo integrale è pubblicato su Il Foglio del 18 febbraio.
Il ritorno in politica [modifica]
La moratoria proposta da Ferrara solleva un dibattito che tiene banco sui media e nella società civile. Il 12 febbraio il giornalista annuncia la fondazione di un partito politico, che definisce "di scopo", per portare il dibattito sulla vita in Parlamento e lascia la conduzione di Otto e mezzo. Chiama il partito 'Associazione difesa della vita. Aborto? No grazie. Ferrara manifesta l'intenzione di presentarsi alle Elezioni politiche 2008 come alleato del Popolo della Libertà, mantenendo però il simbolo della propria lista. La trattativa con Silvio Berlusconi si conclude senza un accordo.
Durante la campagna elettorale, è duramente contestato dai giovani dei centri sociali nei suoi comizi a Bologna[9], a Pesaro [10] e a Palermo [11].
La lista di Ferrara è presentata solo alla Camera e raccoglie 135.578 voti, pari allo 0,371% del totale [12], non superando la soglia di sbarramento e non conquistando nessun seggio. Di fronte a tale risultato Ferrara commenta: «Più che una sconfitta, una catastrofe: io ho lanciato un grido di dolore per un dramma e gli elettori mi hanno risposto con un pernacchio»[13].
Posizioni politiche [modifica]
Politica interna [modifica]
Figlio di un dirigente comunista, Ferrara è inizialmente sessantottino, quindi dirigente del PCI a Torino negli anni settanta. Negli anni ottanta abbandona il comunismo per diventare craxiano. Nel 1992, quando scoppia lo scandalo di Tangentopoli, si schiera vicino alle posizioni garantiste, criticando con forza l'operato dei magistrati. Da quel momento conduce un'ininterrotta battaglia contro le inchieste della magistratura che coinvolgono uomini politici e di dichiara favorevole ad una "soluzione politica" di Tangentopoli. Dal 1994 appoggia Silvio Berlusconi, prima come ministro e poi come giornalista.
Libertà individuali [modifica]
Ferrara prende posizione in tema di aborto già nel 1989, criticando dalle pagine del Corriere della Sera la deresponsabilizzazione del maschio che segue all'introduzione delle prime pillole abortive [14]. Negli anni seguenti, pur rimanendo un non credente, assume una posizione più vicina a quella della Chiesa cattolica in temi quali il sostegno della famiglia "tradizionale" e la difesa dei diritti del concepito. Si schiera a favore dell'astensione nei referendum sulla procreazione assistita del 12 e 13 giugno 2005.
Radici cristane dell'Europa [modifica]
Ferrara condivide la posizione della Chiesa cattolica riguardo la difesa delle radici giudaico-cristiane dell'Europa, ma ne accentua la funzione di contrasto al fondamentalismo islamista.
Politica estera [modifica]
Ferrara appoggia dagli anni novanta tutti gli interventi militari degli Stati Uniti, a partire dalla Prima guerra del Golfo. All'inizio del 2003, in un editoriale del Foglio, appoggia le iniziative militari degli USA in Iraq intraprese dal presidente George W. Bush, che culminano con l'invasione nonostante il parere contrario del segretario dell'ONU Kofi Annan e l'opposizione degli altri membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, voce quasi isolata tra gli appelli contrari alla guerra degli altri direttori dei maggiori quotidiani italiani.[senza fonte]
Ferrara e i neoconservatori statunitensi [modifica]
Il dibattito culturale sul Foglio spesso è finalizzato a far conoscere all'opinione pubblica italiana le posizioni dei neoconservatori statunitensi e Giuliano Ferrara è spesso citato come il principale esponente italiano di questo movimento[senza fonte]. Questa identificazione tra l'orientamento culturale del Foglio (e del suo direttore) e l'ideologia dei neoconservatori statunitensi è giustificata dal fatto che Ferrara è stato uno dei primi studiosi italiani del filosofo della politica Leo Strauss, noto negli Stati Uniti come ispiratore del movimento neoconservatore. Di interesse è anche la posizione assunta da Ferrara in difesa dei valori tradizionali del cristianesimo come elemento necessario di coesione sociale per la civiltà occidentale liberale e democratica. Queste posizioni lo fanno annoverare come principale esponente dell'ideologia politica cristianista.
Religione e "ateismo devoto" [modifica]
Ferrara è annoverato tra i cosiddetti atei devoti (termine coniato da Beniamino Andreatta per indicare gli atei che dimostrano vicinanza con le posizioni della Chiesa cattolica). Egli ha dichiarato di non essere cattolico, ma di essere filosoficamente su posizioni teiste e quindi di credere in un Dio personale.[15]
La polemica con Roberto Benigni [modifica]
Nel suo tour del 1996 Roberto Benigni inanella nei suoi monologhi una serie di battute su Giuliano Ferrara, che ne prendono di mira quasi tutte la mole. Ferrara risponde già nel 1997 su "Il Foglio" con una serie di stroncature del film La vita è bella, proseguite anche con i successivi film di Benigni.
Durante la 52ª edizione del Festival di Sanremo, nella cui serata finale è previsto uno sketch di Benigni, Ferrara polemizza ancora contro il comico, asserendo che nel caso in cui fosse salito sul palco, sarebbe stato in prima fila a "tirargli uova marce". Alla fine Ferrara si limita a lanciare uova sullo schermo del televisore del proprio salotto, di fronte ad una telecamera che lo riprende mentre assiste all'esibizione del comico toscano. Quando Benigni si accorge che Ferrara non è presente in sala, ironizzando ipotizza che fosse partito per Sanremo, ma che fosse tornato indietro dopo essersi mangiato le uova per strada.
Procedimenti legali [modifica]
Nell'ottobre 2003 lo scrittore Antonio Tabucchi invia al quotidiano francese Le Monde un articolo critico su Ferrara che, però, prima di essere pubblicato viene fatto pervenire allo stesso Ferrara da un redattore di Le Monde suo amico. Ferrara lo pubblica sul quotidiano Il Foglio, di cui era direttore, il giorno stesso (9 ottobre 2003) in cui sarebbe apparso sul quotidiano francese, che arriva in edicola alla sera, presentandolo con le parole "Applauditemi, sono riuscito a rubare un articolo a Le Monde". Da allora si trascina una vicenda legale in Francia, intentata da Tabucchi contro Ferrara per pubblicazione non autorizzata e violazione del diritto d'autore. Ferrara è condannato in primo grado e in appello, ma nel settembre 2008 la Corte di Cassazione francese annulla le due sentenze per mancanza di giurisdizione su fatti svoltisi in Italia[16].
Critiche [modifica]

Questa voce o sezione sull'argomento biografie è ritenuta non neutrale.
Motivo: L'episodio del turpiloquio di Luttazzi è enciclopedico relativamente alla carriera del medesimo, a quanto pare danneggiata a seguito dell'evento con sospensione del suo programma. Va pertanto rimosso in questa sede, almeno per quanto riguarda la citazione letterale del turpiloquio che, in questa sede, assume i connotati di ingiusto rilievo
Per contribuire, correggi i toni enfatici o di parte e partecipa alla discussione. Non rimuovere questo avviso finché la disputa non è risolta. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento.
Ferrara ha sostenuto più volte di aver abbandonato l'ideologia comunista "in tempi non sospetti", cioè prima della caduta del Muro di Berlino. Marco Travaglio ha sostenuto che le sue posizioni politiche siano invece state dettate da convenienza[17].
Ferrara è stato spesso bersaglio della satira per le sue posizioni in politica estera ed in materia giudiziaria, a partire dal settimanale Cuore, fino agli spettacoli di Daniele Luttazzi e Sabina Guzzanti. In tutte le rappresentazioni satiriche, oltre a prendersi gioco della sua mole, lo si schernisce per aver cambiato appartenenza politica, suggerendo una logica di interessi quale motivazione principale del suo cambio di schieramento.
L'8 dicembre 2007 Giuliano Ferrara è stato citato in un monologo di Daniele Luttazzi durante la trasmissione Decameron in onda sull'emittente televisiva La7. Luttazzi ha detto che per sopportare la visione delle atrocità della guerra in Iraq (conflitto appoggiato anche da Ferrara, in risposta al terrorismo islamico) bisogna pensare "a Giuliano Ferrara dentro una vasca da bagno con Berlusconi e Dell'Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta".
La battuta era già stata usata nello spettacolo di Luttazzi del 2006 "Come uccidere causando inutili sofferenze", e successivamente nel libro omonimo[senza fonte]. A seguito dell'episodio televisivo, l'emittente ha sospeso il programma condotto dall'autore satirico[18]. La battuta, inoltre, è presa da un monologo di Bill Hicks, comico statunitense.[senza fonte]
Note [modifica]
^ Cfr. Giovanni Floris, La fabbrica degli ignoranti. La disfatta della scuola italiana, Rizzoli, Milano 2008, p. 215.
^ Giuliano Ferrara "spia" della Cia: l’azione disciplinare è ormai prescritta)
^ Ilfattoquotidiano.it - Ferrara, da Teleorgasmo all’oscurantismo (di Pino Corrias, Il Fatto Quotidiano, 12 gennaio 2011, pag. 8)
^ L'Unità versus Ferrara. Condannato per diffamazione - notizia dell'Unità online del 7 luglio 2006 [1]
^ Diffamò l'Unità, Giuliano Ferrara condannato - articolo di Rachele Gonnelli sull'Unità del 8 luglio 2006 [2] [3]
^ Ferrara e D'Alema, articoli di Marco Travaglio nella rubrica Uliwood Party: Vestivamo alla marinara (7 maggio 2006 [4]), Soccorso rotto (13 maggio 2006 [5])
^ Caro Adriano, Abort macht frei
^ Rachel Donadio. (EN) The Atheist Urging Italy to Get Religion. The New York Times, 2008-04-08. URL consultato il 2008-06-17.
^ [6]
^ [7]
^ [8]
^ Elezione della Camera dei Deputati del 13 - 14 aprile 2008 - Italia complesso. Ministero dell'Interno. URL consultato il 2008-04-15.
^ Maria Antonietta Calabrò. La sconfitta di Giuliano Ferrara: «Il mio grido di dolore accolto da un pernacchio». Il Corriere della Sera. URL consultato il 2008-04-15.
^ Giuliano Ferrara, "Maschio sempre più irresponsabile con la nuova "pillola" per abortire", Corriere della Sera, 5 novembre 1989
^ Né ateo né devoto
^ Pdf della sentenza della Corte di Cassazione francese, in lingua originale
^ Marco Travaglio sostiene che siano determinate di volta in volta dal seguire dove stanno il «potere ed il danaro», e che a partire dal 1992 Ferrara si schierò «con i ladri», «infatti il ladri guadagnavano molto più dei giudici.». Da La cozza ha sempre ragione nella rubrica Bananas. l'Unità, 3 dicembre 2006, [9] e Un uomo da palinsesto, articolo nella rubrica Uliwood Party. l'Unità, 27 gennaio 2006 [10] [11]
^ Offese a Ferrara: La7 sospende Luttazzi su Repubblica.it
Bibliografia [modifica]
Bibliografia di [modifica]
Radio Londra, Milano, Leonardo, 1989. ISBN 9788835500407
Ai comunisti. Lettere da un traditore, Bari, Laterza, 1991. ISBN 9788842037491
Non dubitare. Contro la religione laicista, Chieti, Solfanelli, 2005. ISBN 9788889756065
Bibliografia su [modifica]
Franco Corbelli, L'anti-Sgarbi. Diario di una rivolta ideale contro lo sgarbismo e la tv spazzatura di Giuliano Ferrara, Cosenza, Progetto 2000, 1991. ISBN 9788885937413
Marco Barbieri, Il grande fratello orco. La prima biografia non autorizzata di Giuliano Ferrara, Milano, Gruppo pubblicità Italia, 1997. ISBN 9788887136005
Pino Nicotri, L'arcitaliano Ferrara Giuliano, Milano, Kaos, 2004. ISBN 9788879531337
Luigi Castaldi, Giuliano Ferrara non è una muffa, Roma, Stampa Alternativa, 2005.
Altri progetti [modifica]
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Giuliano Ferrara
Wikiquote contiene citazioni di o su Giuliano Ferrara
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Predecessore:
Direttore de Il Foglio
Successore:

inesistente
1996-
in carica
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Successore:
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Andrea Monti
1996 - 1997
Roberto Briglia
Andrea Monti
Roberto Briglia
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Il Tempo

Il Tempo è un quotidiano italiano, fondato a Roma da Renato Angiolillo nel 1944[1].
Indice[nascondi]
1 Storia
2 Variazioni dell'assetto proprietario
3 Direttori
4 Edizioni
5 Redazioni
6 Diffusione
7 Note
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Storia [modifica]
Il quotidiano venne fondato a Roma il 6 maggio 1944, prima ancora che le truppe anglo-americane entrassero in città. Il primo numero uscì il 5 giugno, all'indomani della liberazione della capitale. Stampato in una vecchia tipografia in via Mario de' Fiori, nel centro di Roma [2]; il nome venne scelto nella notte da Angiolillo. Il direttore, che aveva acquistato la testata «L'Italia» [3], la scartò all'ultimo momento preferendo «Il Tempo» (vedi scheda a lato). «L'Italia» comparve accanto alla testata. Nella sottotestata apparve l'indicazione «Quotidiano socialdemocratico». Il giornale era composto da un unico foglio, data la scarsità, in quel periodo, della carta, materiale ancora difficile da reperire.Dopo due soli numeri Il Tempo venne sospeso per violazione degli accordi sulla stampa intercorsi tra il CLN ed il comando alleato [4]. Angiolillo e il condirettore Leonida Répaci si diedero da fare per revocare il provvedimento e, dopo soli due giorni di sospensione, il 9 giugno Il Tempo ritornò in edicola, con il nuovo sottotitolo «Quotidiano indipendente».Nei primi mesi il giornale fu compilato da Angiolillo, Répaci e da quattro colleghi: Gugliemo Serafini, Carlo Scaparro, Gaspare Gresti e Marcello Zeri.
La caduta del governo Bonomi, il 26 novembre di quell'anno, determinò una svolta alla linea politica. Accade che il reincarico di Bonomi fu approvato dalla monarchia invece che dal CLN. Angiolillo portò il giornale, da socialdemocratico, a posizioni moderate [5]. La rottura con Répaci fu inevitabile. Alla fine dell'anno il sodalizio si sciolse. Il co-fondatore venne liquidato con una buonuscita di 750.000 lire [6].
Renato Angiolillo continuò nelle vesti di editore unico e direttore allo stesso tempo [7].
Acquistò dagli Alleati i «Diari» di Galeazzo Ciano, gerarca del fascismo. Con la pubblicazione in esclusiva dei Diari lanciò il giornale.
Dopo pochi anni Il Tempo raggiunse la tiratura di 300.000 copie. La sede venne trasferita nello storico Palazzo Wedekind, in Piazza Colonna, dove il giornale risiede tuttora.
Lavoravano nel quotidiano romano all'inizio degli anni cinquanta: Vittorio Zincone, editorialista (che, dopo una parentesi di due anni al Resto del Carlino, tornò nel 1955 come vicedirettore), poi Guido Guidi, cronista giudiziario; Alberto Giubilo, allo sport, Igor Man agli esteri. Titolare della nota politica (detta in gergo "pastone") era Salvatore Aponte[8].
Altre firme de Il Tempo erano Alberto Giovannini e Alberto Consiglio, titolari di popolari rubriche: "Lettera della domenica" il primo; "Formicaio" e "Disco Rosso" il secondo. Anche Nantas Salvalaggio, all'epoca cronista, teneva una sua rubrica: "Un giorno in pretura". Redattore capo era il giovane Egidio Sterpa. Un altro giornalista arrivato dal Corriere era Italo Zingarelli, presto soprannominato il "figlio del vocabolario". Il primo degli inviati del quotidiano era Virgilio Lilli. Ma va ricordato anche Gianni Granzotto[9], corrispondente da Parigi.La parte culturale del giornale era diretta dal critico letterario Enrico Falqui. Tra i collaboratori vi erano nomi come Giuseppe Prezzolini e Curzio Malaparte, Giorgio Del Vecchio, Niccolò Rodolico, Gioacchino Volpe, Enrico Sacchetti, Giotto Dainelli, Mario Praz, Emilio Servadio. Il critico teatrale era Silvio D'Amico, il critico musicale era Guido Pannain mentre le recensioni cinematografiche erano affidate a Gian Luigi Rondi.
Negli anni ' 60 Il Tempo era il più venduto della capitale [10].
Il 16 agosto 1973 morì Renato Angiolillo. Come suo successore fu designato il direttore amministrativo del giornale Gianni Letta, in servizio al Tempo fin dal 1958.Letta guidò il quotidiano per 15 anni, fino a tutto il 1987[11].
Nel 1993 il Tempo era in buona salute: 120 giornalisti confezionavano un quotidiano che vendeva intorno alle 115 mila copie al giorno. Ma i rapporti con la proprietà erano pessimi.All'inizio di marzo si diffuse la voce che la proprietà aveva raccolto un dossier con il profilo professionale e privato su ciascun giornalista. Il 10 marzo i giornalisti entrarono in sciopero protestando contro la violazione dello Statuto dei lavoratori. L'agitazione si trascinò per ben 39 giorni, fino all'intervento risolutore della presidenza del Consiglio ad aprile inoltrato.
Il quotidiano faticò non poco a riprendersi dall'esperienza logorante e subì un calo di copie.
Nel 1996 Il Tempo ebbe un ripresa e toccò il picco massimo di vendite con 78.000 copie giornaliere.
Fino al 2007 il quotidiano era in formato lenzuolo (broadsheet) con doppio dorso: nel dorso interno era presente il fascicolo dedicato all'edizione locale.
Il 4 ottobre 2007, la proprietà ha deciso l'acquisto di una nuova rotativa, che ha permesso di stampare in un nuovo formato cartaceo, passando dal broadsheet al formato berlinese monodorso. È stata rinnovata la grafica del giornale ed è stata introdotta la stampa a colori su tutte le pagine.
Nello stesso anno è stato potenziato il sito web.
Variazioni dell'assetto proprietario [modifica]
Sin dalla fondazione, Il Tempo è stato di proprietà di Renato Angiolillo, che fu anche unico proprietario dell'editrice del quotidiano, la Società Editrice Romana (SER). Successivamente intercorsero le seguenti variazioni:
Nel 1957 la SER diviene una società per azioni.
Nel 1958 l'armatore genovese Ernesto Fassio diviene comproprietario della SER al 50%. Nel giro di qualche anno rivende le proprie azioni allo stesso Angiolillo.
Nel 1966 la proprietà del giornale passò all'industriale Attilio Monti.
Nel 1981, al momento dell'approvazione della nuova legge sull'editoria, la SER è controllata dal costruttore Carlo Pesenti, per poi assumere il controllo dell'intero pacchetto azionario.
Nel 1987 Pesenti cedette il 50% della SER alla Poligrafici Editoriale del Gruppo Monti.
Nel 1990 la Poligrafici rilevò il restante 50%. Il Gruppo Monti divenne per la seconda volta proprietario de Il Tempo.
Nel febbraio 1995, il Gruppo Monti cedette il quotidiano al costruttore romano Francesco Gaetano Caltagirone per 81 miliardi di lire [12].
Nel luglio 1996 il Gruppo Caltagirone ha ceduto la proprietà del giornale al costruttore Domenico Bonifaci per 70 miliardi di lire[13].
Direttori [modifica]
Renato Angiolillo (5 giugno 1944 - 16 agosto 1973)
Leonida Répaci (condirettore, giugno 1944 - febbraio 1945)
Scelti dal gruppo Monti
Gianni Letta (17 agosto 1973-17 aprile 1987)
Gaspare Barbiellini Amidei (18 aprile 1987 - 31 maggio 1989)
Franco Cangini (1º giugno 1989 - 20 marzo 1991)
Marcello Lambertini (21 marzo 1991 - 6 marzo 1993)
Giovanni Mottola (7 marzo 1993 - febbraio 1995)
Scelti dal gruppo Caltagirone
Giovanni Mottola (febbraio 1995 - novembre 1995)
Scelti dall'attuale proprietà
Giovanni Mottola (novembre 1995 - 15 settembre 1996)
"pro tempore" Gian Paolo Cresci (16 settembre - 21 ottobre 1996)
Maurizio Belpietro (22 ottobre 1996 - 19 marzo 1997)
Gian Paolo Cresci (20 marzo 1997 - 8 ottobre 1999)
Mauro Trizzino (9 ottobre 1999 - 2 maggio 2000)
Giuseppe Sanzotta [14] (3 maggio 2000 - 1º agosto 2001)
Mino Allione (2 agosto 2001 - 1º dicembre 2002)
Franco Bechis (2 dicembre 2002 - 31 gennaio 2006)
Gaetano Pedullà (1º febbraio 2006 - 11 maggio 2007
Giuseppe Sanzotta (12 maggio 2007 - 7 dicembre 2008)
Roberto Arditti (8 dicembre 2008 - 7 febbraio 2010)
Mario Sechi (8 febbraio 2010 - in carica)
Edizioni [modifica]
Il Tempo viene oggi distribuito sul territorio italiano con il dorso nazionale che contiene la cronaca di Roma. Nelle zone dove viene prodotta un'edizione locale, il giornale nazionale viene cellofanato ogni giorno anteponendovi un fascicolo con le cronache locali relative al territorio di riferimento. Le edizioni del Tempo sono:
Nazionale + cronaca di Roma
Lazio [15]
Abruzzo e Molise
Redazioni [modifica]
Roma sede Centrale
Avezzano
Teramo
L'Aquila
Pescara
Isernia
Per qualche periodo, a Salerno e provincia, il quotidiano è stato distribuito insieme al giornale locale Il salernitano diretto da Gigi Casciello. A partire dal 1º ottobre 2010, a Frosinone e provincia è distribuito insieme al quotidiano locale "La Provincia".
Note [modifica]
^ La testata fu registrata al tribunale di Roma il 18 novembre 1948
^ Lo stesso stabilimento in cui veniva stampato l'«Avanti!».
^ Da non confondere con il quotidiano della Diocesi di Milano L'Italia, era una storica testata fondata da Camillo Cavour nel 1859. Il quotidiano di Angiolillo ereditò il numero delle annate, LXXXVI.
^ Gli accordi prevedevano che in ogni città potesse uscire soltanto un quotidiano per ciascuno dei partiti del CLN (sei), più un quotidiano creato dal PWB alleato.
^ Paolo Murialdi, La stampa italiana del dopoguerra, Laterza, 1978.
^ Giampaolo Pansa, Comprati e venduti, Bompiani, 1977, pag. 111.
^ Tenne unite le cariche per quasi trent'anni, salvo un breve periodo nel quale fu presente come consocio l'armatore genovese Ernesto Fassio.
^ Aponte era stato il primo giornalista italiano che nel 1924, da inviato del Corriere della Sera, aveva comunicato la notizia che Stalin sarebbe stato il successore di Lenin.
^ Granzotto fece una brillante carriera alla Rai: prima inviato a New York e poi amministratore delegato dell'azienda.
^ Corriere della Sera, 10 marzo 1993.
^ Letta lasciò per assumere incarichi manageriali alla Fininvest di Milano.
^ «Passa ai Caltagirone Il Tempo di Roma», la Repubblica, 16 febbraio 1995
^ «Il Tempo cambia padrone: da Caltagirone a Bonifaci», Corriere della Sera, 21 luglio 1996.
^ Vicedirettore con funzioni di direttore responsabile.
^ Il 1º ottobre 2010 le redazioni di Latina e di Frosinone sono state chiuse. Al posto dell'edizione provinciale, fino al giorno prima allegata all'edizione nazionale del quotidiano, viene pubblicato un "Inserto Lazio", disponibile nelle edicole dell'intera regione, ad esclusione di quelle di Roma e provincia.
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