Pietro Berti

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VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

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giovedì 10 febbraio 2011

Egitto/ Da re Farouk a Mubarak, così l'esercito ha deciso sorti paese

Egitto/ Da re Farouk a Mubarak, così l'esercito ha deciso sorti paese
Giovedi, 10 Febbraio 2011 - 20:40
Gli ultimi sviluppi in Egitto dimostrano che nessun uomo è più grande del suo esercito, nemmeno chi, come Hosni Mubarak, ha assunto i poteri delle Forze Armate oltre a quelli presidenziali. Una storia che si ripete, nel Paese arabo, dove furono i militari a rovesciare re Farouk e i suoi sostenitori inglesi negli anni Cinquanta, ma che non ha mai allarmato Mubarak durante i suoi 30 anni di leadership. La sua legittimazione risiedeva nel suo essere un generale, come i suoi uomini di punta. Generali sono anche il suo nuovo vice presidente Omar Suleiman, il suo primo ministro Ahmed Shafiq e il suo ministro della Difesa Mohammed Tantawi. Tutte le volte che il popolo ha tentato di indirizzare l'esercito contro il regime, l'esercito è diventato, di fatto, il regime, come scrive in un'analisi il quotidiano britannico 'Telegraph'. E tutto questo, i militari lo hanno ottenuto preservando contemporaneamente la loro popolarità e il loro primato: la popolarità evitando di sparando sui manifestanti (sono state le guardie presidenziali e la polizia a causare vittime tra la folla in piazza) e il primato evitando che la rivoluzione andasse troppo in là. Mentre era agli arresti, la scorsa settimana, un alto ufficiale dell'esercito ha detto all'avvocato per i diritti umani Ahmed Saif al-Islam Hafez che le forze armate erano grate ai menifestanti per aver evitato la minaccia che a Mubarak potesse succedere il figlio Gamal. Dichiarazioni che forniscono un elemento chiave per comprendere il ruolo dell'esercito uin Egitto.
fonte: http://affaritaliani.libero.it/ultimissime/flash.asp?ticker=100211204018

Egitto, Mubarak non molla

Egitto, Mubarak non molla
Nel discorso alla nazione non annuncia le dimissioni come in molti si aspettavano ed anzi annuncia:"Resterò al potere fino alle prossime elezioni

Nel discorso alla nazione non annuncia le dimissioni come in molti si aspettavano ed anzi annuncia:"Resterò al potere fino alle prossime elezioni"

Mubarak, ha preso la parola con oltre mezz'ora di ritardo sull'orario previsto (le 21.00 ora italiana) in diretta. Ecco la situazione egiziana in tempo reale.
22:05 - Riesplode la protesta dei manifestantiAl termine del discorso di Mubarak, in piazza sono tantissimi i manifestanti che protestano urlando e agitando le scarpe. "Vattene, vattene" gridano a gran voce, probabilmente delusi per non aver ascoltato quel che si aspettavano: le dimissioni di Mubarak o almeno il passaggio di "potere" al suo vice.
22:03 - Il discorso è terminato
21:58 - "Mi sono sacrificato per questo paese""Usciremo da questa situazione, vogliamo dare una risposta forte a chi viene contro di noi - ha detto Mubarak - ma non accetterò mai diktat stranieri. Voglio ricordare a tutti che io vivo per questo Paese, mi assumerò le mie responsabilità nei confronti di un Paese a cui ho dato tutto quello che ho potuto."
1:50 - "Non mi candiderò alle prossime elezioni, ma fino ad allora resterò al potere""Non mi candido alle prossime elezioni - dice Mubarak - Farò in modo che ci siano tutte le condizioni per tenere elezioni libere e trasparenti in Egitto. La mia priorità ora è far tornare la fiducia nel popolo egiziano. Dobbiamo continuare il dialogo, lontano dai conflitti".
21:45 - Iniziato il discorso di Mubarak
21:41 - Poteri al vice presidente"Ho passato il potere e le mie deleghe al vice presidente Omar Suleiman, secondo quanto prevede la Costituzione". E' questo quanto dovrebbe annunciare il presidente egiziano Hosni Mubarak nel suo discorso televisivo, secondo anticipazioni di 'al-Arabiya'. A proposito delle vittime degli scontri tra manifestanti e polizia delle scorse settimane in Egitto ha assicurato che "il loro sangue non è stato versato invano".
21:40 - Anticipazioni sul discorso di MubarakMubarak, annuncerà la riforma di cinque articoli della costituzione egiziana e l'abolizione di un sesto articolo. Lo riferisce 'al-Arabiya', secondo la quale Mubarak nel suo discorso affermerà di "non accettare i dettami che vengono dall'estero", chiedendo scusa alle famiglie "delle vittime della repressione della polizia".
21:27 - Mubarak si fa attendereE' di quasi mezz'ora il ritardo di Mubarak rispetto all'orario annunciato per il suo discorso. In piazza la gente continua a festeggiare in attesa di ascoltare cosa il presidente egiziano dirà.
21:05 - L'Europa tende la mano all'EgittoL'unione europea si dice pronta ad aiutare la democrazia egiziana. Lo ha dichiarato il capo della diplomazia europea, Catherine Ashton.
20:55 - In piazza almeno 200.000 personeCirca 200.000 persone sono radunate In piazza Tahrir, in attesa del discorso del capo dello stato che dovrebbe annunciare le proprie dimissioni alla nazione
20:35 - Mubarak parlerà dal CairoSecondo le ultime informazioni raccolte il presidente egiziano terrà il suo discorso alla nazione in diretta televisiva dal palazzo presidenziale proprio dalla città del Cairo. Smentite quindi le notizie che lo davano già in fuga a Sharm el Sheikh.
20:05 - Mubarak parlerà alle 21.00Il presidente egiziano Hosni Mubarak parlerà alle 20 GMT (le 21 in Italia). Lo ha riferito un portavoce del governo.


OBAMA: gli usa faranno tutto ciò che possono» per garantire «una transizione ordinata»
Mubarak: «Affido i poteri a Suleiman, ma resto fino alle prossime elezioni»
L'esercito scende in campo: «Proteggeremo noi la nazione». La piazza furiosa con il rais che non se ne va.
MILANO - La situazione in Egitto sembrava giunta ad un punto di svolta. Ma un discorso in tv del presidente Hosni Mubarack ha riportato indietro le lancette dell'orologio. Il presidente ha detto: «Affido i miei poteri al vice presidente (Omar Suleiman) in base a quanto previsto dalla Costituzione fino alle nuove elezioni che si terranno in settembre a cui non mi candiderò». Mubarack ha promesso ancora una volta le riforme costituzionali necessarie, ma poi ha ribadito: «Non lascerà mai questa terra». «Non accetterò mai diktat» che arrivano da Paesi «stranieri» ha detto ancora Mubarak che poi ha precisato di non voler sospendere lo stato di emergenza in vigore dal 1981. Al discorso con cui Hosni Mubarak ha annunciato di voler restare al potere fino alle elezioni di settembre, piazza Tahrir, teatro princiaple in queste settimane della protesta anti-regime, è esplosa in un urlo di indigna.
LA POSIZIONE DEI MILITARI - E dire che in precedenza l'esercito aveva manifestato un presa di distanza dal presidente egiziano. Nel «comunicato numero 1» del Consiglio supremo delle forze armate egiziane è stato annunciato in tv che il consiglio sta esaminando «le misure» necessarie per proteggere il paese. La televisione di stato ha interrotto i programmi per diffondere il breve comunicato letto da un militare in uniforme. Di seguito, la televisione ha mostrato immagini degli ufficiali membri del consiglio, presieduto dal ministro della Difesa, il maresciallo Mohammed Hussein Tantaui. «Tenuto conto della responsabilità delle forze armate e del loro impegno a proteggere il popolo e preservare i suoi interessi e la sua sicurezza; per vigilare sulla sicurezza della nazione e dei cittadini e sulle conquiste del grande popolo egiziano; per sostenere le richieste legittime del popolo, il consiglio supremo delle forze armate si è riunito oggi, giovedì 10 febbraio». Il consiglio «ha deciso di rimanere riunito in sessione permanente per esaminare le decisioni che possono essere prese al fine di proteggere la nazione, le conquiste e le ambizioni del grande popolo d'Egitto».
MISTERO - La tv Al Arabiya sostiene che Mubarak dopo il discorso è diretto a Sharm el-Sheikh e da lì dovrebbe andare in Germania per curarsi.
SCIOPERI E PROTESTE - Nel diciassettesimo giorno della protesta anti-regime alle manifestazioni si aggiungono gli scioperi. Migliaia di lavoratori di varie categorie - dall'industria petrolifera, ai trasporti, alle telecomunicazioni - sono scesi in piazza per chiedere più trasparenza e migliori condizioni salariali, unendosi ai manifestanti di piazza Tharir che chiedono l'uscita di scena di Mubarak.
LA POSIZIONE USA - Sul fronte politico-diplomatico, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha chiamato mercoledì il re dell'Arabia Saudita Abdullah. Lo ha reso noto la Casa Bianca, riferendo che «il presidente ha sottolineato l'importanza di adottare misure immediate per una transizione che sia ordinata, significativa, durevole e legittima, e che corrisponda alle aspirazioni del popolo egiziano». «Il presidente - ha precisato la Casa Bianca - ha riaffermato l'impegno a lungo termine degli Stati Uniti per la pace e la sicurezza nella regione». Obama, ha poi detto che gli Usa faranno «tutto ciò che possono» per garantire in Egitto «una transizione ordinata» verso la «democrazia» e che punti a «libere elezioni».
fonte: http://www.corriere.it/esteri/11_febbraio_10/egitto_scioperi_8cff2742-3507-11e0-b824-00144f486ba6.shtml

Egitto: Mubarak sarebbe gia' partito. Esercito, no poteri a Suleiman

Egitto: Mubarak sarebbe gia' partito
Stasera parlera' al Paese. Nbc: Suleiman prendera' il suo posto
ANSA) - IL CAIRO, 10 FEB - Il presidente egiziano Hosni Mubarak, che avrebbe gia' lasciato il Cairo, si dimettera' entro stasera. Lo riferiscono le tv arabe e lo sostiene la Cia. Secondo la tv al Arabiya, Mubarak e' diretto a Sharm el Sheikh assieme al capo di stato maggiore dell'esercito. Omar Suleiman - riporta la Nbc - prendera' il posto del presidente che parlera' stasera al Paese. L'esercito ha annunciato che 'appoggera' le richieste legittime del popolo'. Piazza Tahrir, riempita totalmente, e' in fibrillazione.

Egitto: esercito, no poteri a Suleiman
Fratelli musulmani, temiamo un colpo di stato
(ANSA) - IL CAIRO, 10 FEB - Fonti dell'emittente tv al Jazira hanno detto che l'esercito si e' opposto alla diffusione di un discorso in cui il presidente egiziano Mubarak avrebbe dovuto annunciare il trasferimento di tutti i suoi poteri al vice presidente Omar Suleiman. Mubarak, secondo quanto riferito dalla Tv di Stato, ha incontrato lo stesso Suleiman ed il premier Shafiq. Un alto esponente dei fratelli Musulmani intanto lancia l'allarme: temiamo che l'esercito stia preparando un colpo di stato

Egitto, Mubarak verso l'addio
Il Paese rischia di piombare nel caos, presidente forse in fuga
Mubarak, prenderà nuovamente la parola in diretta tv e probabilmente già in serata annuncerà le sue dimissioni. Ancora non è chiaro a chi andranno i poteri. Sembra ipotizzabile che l'esercito possa assumere il controllo del Paese. Ecco la situazione egiziana in tempo reale.
19:55: Obama:"Si sta facendo la storia"Proseguendo nel suo discroso il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha poi detto che in Egitto "si sta facendo la storia, una nuova generazione leva la voce per essere udita". Gli Usa, ha detto, faranno "tutto ciò che possono" per garantire "una transizione ordinata" verso la democrazia e che punti a "libere elezioni".
19:44 - Mubarak ancora al Cairo"Nostre fonti hanno confermato la presenza di Hosni Mubarak nel palazzo presidenziale del Cairo". Lo ha annunciato la tv satellitare 'al-Arabiya'. Il presidente egiziano "Mubarak non è partito per Sharm el-Sheikh, ma sta trattandoil passaggio di poteri con il suo vice Omar Suleiman",
19: 30 - Obama commenta la situazioneIl presidente degli Stati Uniti ha appena iniziato una diretta televisiva dal Michigan per commentare quanto sta accadendo in Egitto. La Casa Bianca segue "passo passo" l'evolversi della situazione in Egitto, "ma ciò che gli Stati Uniti si aspettano non cambia - ha detto Obama: transizione ordinata ed elezioni libere e giuste".
19: 25 - Netanyahu: "Egitto vuole stabilità"Il premier Benyamin Netanyahu ha detto che Israele "desidera in Egitto stabilità e continuità e che sia preservata la pace con Israele, quale che sia il governo al potere. Noi comunque - ha aggiunto - ci aspettiamo che il governo in Egitto sappia tutelare la pace" con Israele.
19: 15 - Festeggiamenti e danzeAnche se resta il mistero sulla sorte di Mubarak e si cerca di capire se rimarrà al potere o no, i migliaia di manifestanti di piazza Tahrir hanno già cominciato a esprimere gioia con danze e canti e sventolando in alto piccoli striscioni e cartelli con la scritta "Mubarak vattene".
19:05 - In piazza si festeggia:"Il regime è caduto"Un comandante dell'esercito ha parlato ai manifestanti in piazza Tahrir e le sue parole hanno scatenato scene di grande gioia. "Tutto ciò che volete sara' realizzato", ha affermato il generale Hassan al-Roweny, che comanda l'esercito per la regione centrale. Roweny ha poi chiesto alle migliaia di manifestanti che affollano la piazza di cantare l'inno nazionale e mantenere il Paese sicuro. Ascoltate queste parole, i manifestanti hanno intonato un coro: "Il popolo chiede la caduta del regime e il regime è caduto".
19:00 - Mubarak incontra premier ShafiqIl presidente egiziano Hosni Mubarak sta ora incontrando al palazzo presidenziale il primo ministro Ahmed Shafiq. Lo ha riferito la tv di Stato egiziana. In precedenza aveva incontrato anche il vice presidente Omar Suleiman.

mercoledì 9 febbraio 2011

Egitto: Al Qaeda chiama alla guerra santa

Tre morti negli scontri al Sud. Egitto, non solo piazza Tharir. La protesta del Cairo si allarga.

Al Qaeda invita tutti alla jihad

Dalla piazza Tharir del Cairo, la rivolta anti-regime egiziana ha oggi guadagnato altro terreno. I manifestanti hanno stabilito presidi anche in altri luoghi simbolo della città: davanti al Parlamento e davanti alla presidenza del consiglio dei ministri, affermando ancora una volta che non se ne andranno fino a che il presidente Hosni Mubrak rimarrà al potere. Allo stesso tempo, il vicepresidente Omar Suleiman parla di dialogo come unico viatico per la stabilità, altrimenti, un «indesiderabile colpo di stato sarà l’alternativa, ma noi cerchiamo di evitare questa opzione». Il ministro degli esteri Ahmed Abul Gheit ha ammonito dal canto suo che l’esercito potrebbe intervenire per proteggere la sicurezza nazionale, se «avventurieri» tentassero di prendere il potere. Ma i promotori della rivolta non sembrano impressionati. «Andremo avanti fino in fondo. Non vogliamo una mezza rivoluzione. Non vogliamo alcun dialogo con il regime criminale. Ci saranno sempre più piazze Tahrir, ovunque, in tutto il Paese», ha detto oggi all’Ansa Khaled El Sayed, uno dei dirigenti del movimento giovanile che per primo si è mobilitato per l’inizio della rivolta, organizzando la prima manifestazione della «collera», il 25 gennaio. I fratelli Fratelli Musulmani, maggior gruppo di opposizione, a loro volta continuano a dire che il presidente Mubarak deve lasciare il potere ma sono invece disponibili a continuare il dialogo per la transizione, avviato la settimana scorsa. «I veri colloqui per il passaggio dei poteri non sono ancora cominciati», ha però affermato un dirigente della Confraternita, Essam al-Erian, aggiungendo che ancora «c’è una lotta sull’ ostinazione di un uomo», ovvero il presidente Mubarak. I colloqui potrebbero comunque riprendere tra qualche giorno, secondo quanto ha detto Saad al-Katatny, che ha rappresentato i Fratelli all’incontro dei gruppi dell’ opposizione con Suleiman. Ma intanto, diventano sempre più numerose e a macchia di leopardo le manifestazioni e scioperi per rivendicare aumenti salariali o anche case popolari. Oggi ce sono state oggi in diverse città del Paese, come Alessandria, Port Said, Suez; oltre che in varie zone della capitale, dove sulla piazza Tharir erano comunque presenti ancora decine di migliaia di persone, molte della quali pronte a passare lì la loro 16/ma notte. E oggi ci sono state anche nuove violenze, e vittime. Nel Sud, Kharga, un’oasi in mezzo al deserto, dove per disperdere una manifestazione la polizia ha sparato, causando la morte di tre persone e il ferimento di decine d’altre. Una folla inferocita ha poi reagito dando alle fiamme diversi edifici pubblici e due stazioni di polizia. Il rais, oggi ha invece tenuto un basso profilo, limitandosi solo a far sapere di aver ricevuto l’inviato presidenziale russo per il Medio Oriente, Alexandr Sultanov. Il suo pensiero è però emerso tramite il suo ministro degli esteri Aboul Gheit, che si è detto «infuriato» con la prima risposta data dagli Stati Uniti sulla crisi in Egitto e «sbalordito» per richieste fattegli dal vicepresidente americano Joe Biden di una riforma immediata della legge egiziana sullo stato d’emergenza. Intanto oggi la branca irachena di Al-Qaeda ha invitato i manifestanti egiziani alla guerra santa e all’instaurazione di un governo basato sulla legge coranica. Il sedicente "Stato Islamico dell’Iraq" ha chiamato alla jihad i manifestanti anti-governativi che da più di due settimane protestano contro il presidente Hosni Mubarak, e li ha esortati a battersi per l’instaurazione di un regime fondato sulla sharia, la legge coranica: l’appello è contenuto in un messaggio apparso nelle ultime 24 ore su diversi siti filo-integralistici di Internet, ed è stato intercettato dagli specialisti di "Site", gruppo di monitoraggio anti-terrorismo on-line con sede negli Stati Uniti. Si tratta della prima reazione conosciuta di un qualche movimento comunque affiliato a Al-Qaeda rispetto agli avvenimenti in corso in Egitto. Nel messaggio si afferma che nel Paese nord-africano «si è aperto il mercato della guerra santa», alla quale debbono partecipare tutti gli uomini in grado di combattere, e che si sono altresì «schiuse le porte del martirio». I dimostranti egiziani sono quindi invitati a non lasciarsi tentare dalle «vie ingannevoli e brute» del secolarismo, della democrazia e del «marcio nazionalismo pagano», in quanto «la vostra Jihad è a sostegno dell’Islam, degli egiziani deboli e degli oppressi, del «vostro popolo in Iraq e a Gaza», e «a favore di ogni musulmano che sia stato raggiunto dall’oppressione del tiranno d’Egitto e dei suoi padroni a Washington e a Tel Aviv». Segue l’offerta di «sette consigli» per costringere Mubarak alla caduta, e per assicurarsi che nessuno di coloro che fanno parte della sua cerchia possa mantenere il potere.

fonte: http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/388197/

L’APPELLO È STATO LANCIATO A TUTTI I MANIFESTANTI EGIZIANI
Egitto: Al Qaeda chiama alla guerra santa

09/02/2011, ore 16:47 -
IL CAIRO – Ancora alta, altissima, la tensione in Egitto, dove la branca irachena di AL Qaeda, ha chiamato i tanti manifestanti egiziani alla guerra santa, esortandoli a battersi per l’insediamento di un regime fondato sulla sharia, la legge coranica.L’appello, lanciato in rete nelle ultime 24 ore su alcuni siti filo-integralistici, è stato captato dal gruppo di monitoraggio anti-terrorismo, “Site”, con sede negli Usa. “Si è aperto il mercato della guerra santa” - spiega il testo jihadista - e si sono schiuse le porte del martirio”. Un messaggio indirizzato a tutti gli egiziani “deboli e oppressi”. Una battaglia da combattere “a favore di ogni musulmano che sia stato raggiunto dall’oppressione del tiranno d’Egitto e dei suoi padroni a Washington e a Tel Aviv”.Intanto, dopo circa sedici giorni di proteste contro Mubarak, sono migliaia le persone che per tutta la notte hanno protestato Al Cairo, nella centralissima piazza Tahrir. Sono infatti sempre più i canti di sfiducia nei confronti del presidente egiziano. Neanche la proposta di nuovi emendamenti alla costituzione e libere elezioni a tempo breve, promossa dal vicepresidente, Suleiman ha placato gli animi della folla. Egli stesso ha poi proseguito lanciando un allarme. Tra gli evasi delle scorse settimane, sarebbero infatti presenti alcuni militanti di Al Qaeda, legati a Bin Laden.Sul difficile momento del paese nord-africano, si è pronunciato anche il presidente delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon. “È importante che i rappresentanti di governo e popolo siedano ad un tavolo ed avviino un dialogo su cosa sia meglio per il loro futuro”.
di Dario Palladino fonte: http://www.julienews.it/notizia/dal-mondo/egitto-al-qaeda-chiama-alla-guerra-santa/65909_dal-mondo_1_1.html

sabato 5 febbraio 2011

In Egitto continua la protesta. Washington su Mubarak: rimanga per gestire la transizione

In Egitto continua la protesta. Washington su Mubarak: rimanga per gestire la transizione

Giallo sulle dimissioni di Hosni Mubarak dalla guida del Partito Nazionale Democratico, da lui guidato dal 1981. Contrariamente a quanto annunciato dalla rete al Jazira, la tv di Stato egiziana riporta che Mubarak sarebbe ancora presidente del Partito Nazionale Democratico. In una delle notizie scritte che scorrono nella parte bassa dello schermo si afferma che «in qualità di presidente del Pnd Hosni Mubarak ha deciso di nominare Hossam Badrawi segretario generale del Partito». Badrawi, medico, è già membro del direttivo del Pnd, ma vicino all'ala più liberale del movimento. Sono invece confermate le dimissioni dei sei componenti il vertice del Pnd incluso il figlio del presidente, Gamal.Gli Usa: Mubarak rimanga per gestire transizione Intanto, secondo quanto riferisce il Dipartimento di Stato americano, hanno avuto luogo i primi incontri tra governo e opposizione. Per Frank Wisne, inviato speciale statunitense per l'Egitto, Mubarak deve rimanere al potere per pilotare i cambiamenti.
Il tutto mentre va in scena il dodicesimo giorno della rivolta contro il governo di Mubarak, decine di migliaia di manifestanti sono anche oggi in piazza Tahrir, al Cairo. Tra i manifestanti anche molti cristiani copti. «Troppi cristiani sono morti durante la sua era, lasci l'Egitto ora», si legge in uno degli striscioni. Al momento l'esercito presidia gli accessi e nella zona circostante ci sono check point ogni 200 metri. La situazione pare tranquilla.
Il capo del comando centrale dell'esercito egiziano si è, tuttavia senza buon esito, rivolto oggi alle migliaia di manifestanti, nel tentativo di persuaderli a porre fine alla protesta che sta bloccando la vita della capitale egiziana. «Avete tutto il diritto di esprimervi, ma per favore salvate ciò che è rimasto di Egitto. Guardatevi attorno», ha detto Hassan al-Roweny usando un altoparlante. La folla ha risposto che deve essere Mubarak ad andarsene. E, intanto, si prepara a un'altra manifestazione di massa indetta per domani contro il governo, battezzata "la Domenica dei Martiri".
Il Cairo è ancora una sfinge
Prigioniero in piazza della Liberazione (dal nostro inviato Alberto Negri)
Le strategia al vaglio per offrire una via d'uscita a Mubarak Secondo il New York Times in queste ore il vice presidente Omar Suleiman e alcuni alti ufficiali dell'esercito egiziano starebbero cercando trovare una soluzione che offra una dignitosa via d'uscita a Mubarak che potrebbe riparare in Germania o a Sharm el Sheik, nella sua residenza estiva, mentre la Cnn annuncia che negoziati tra Suleiman e alcuni gruppi di opposizione potrebbero iniziare oggi.
In Giordania è stata sospesa per una settimana l'erogazione del gas proveniente dall'Egitto, dopo l'esplosione del gasdotto provocata stamani da un sabotaggio.
Esplode una chiesa a Rafah, nessun ferito In giornata è esplosa una chiesa a Rafah, vicino al confine tra Egitto e Gaza. L'attentato non ha provocato vittime dal momento che la chiesa di Mari Gerges era vuota al momento della deflagrazione. Alcuni testimoni riportano uomini armati intorno e del fumo che continua a uscire dal tetto.
La Russia richiama in patria 28mila turisti L'agenzia federale russa per il Turismo ha chiesto ai 28mila turisti in vacanza in Egitto di fare rientro in patria, a causa dei rischi per la sicurezza legati alla rivolta popolare contro il governo del presidente Hosni Mubarak. L'Egitto rimane infatti una delle mete preferite dei russi, che si dividono principalmente fra le località turistiche di Sharm-el-Sheik e Huraghada. Il Ministero degli Esteri di Mosca - che fino ad ora si era limitato solo a sconsigliare i viaggi - ha confermato le raccomandazioni dell'agenzia sottolineando come all'aeroporto del Cairo si trovi personale diplomatico per fornire qualsiasi assistenza sia necessaria.
Un migliaio di manifestanti anche a MIlano Un migliaio di egiziani, oppositori di Mubarak, sono sfilati per le vie di Milano nel pomeriggio. Il corteo è partito da piazzale Loreto, ha percorso alcune vie cittadine e vi ha fatto ritorno. La manifestazione, in cui gli egiziani hanno scandito slogan e mostrato cartelli contro l'ex presidente, si è svolta senza tensioni.

mercoledì 2 febbraio 2011

I timori di Israele, diviso sulla sorte di Mubarak

I timori di Israele, diviso sulla sorte di Mubarak


di Eric Salerno
ROMA - C’è una parte d’Israele che ha paura. E un’altra parte, al momento una minoranza, che guarda con speranza a un nuovo Medio Oriente. Netanyahu sollecita l’Occidente a sostenere Mubarak. Il raìs è un dittatore ma condivide con il premier israeliano la paura (vera o strumentale) dell’Iran di Ahmadinejad. Corruzione e tortura sono state denunciate ormai da tutti, ma sono proprio quelle caratteristiche del regime del raìs ad aver mantenuto la stabilità nella regione e ad aver fatto accettare al popolo egiziano una politica che favorisce, a livello regionale, regimi repressivi simili. E, ovviamente, anche Israele. L’editorialista del quotidiano Haaretz ieri invocava il sostegno dell’Occidente per chi, in Egitto come in tutti gli altri Stati arabi, cerca un ordine nuovo. L’eventuale passaggio del Paese arabo più popolato, più influente e più potente militarmente, da “dittatura compiacente” a “democrazia” non sarà facile e nemmeno veloce. E’ un percorso irto di ostacoli. Il timore di un rovesciamento delle alleanze regionali è, ovviamente, la più grande preoccupazione d’Israele anche perché, come hanno rilevato gli analisti militari di Tel Aviv, il Paese avrebbe difficoltà a difendersi in un eventuale nuovo conflitto in cui l’Egitto tornerebbe a essere il maggiore protagonista. Le forze armate del Cairo, grazie agli aiuti americani, sono oggi, diversamente dalla guerra del 1973, ben addestrate e meglio armate. A Israele non mancano i mezzi (e il suo nucleare resta sempre un’opzione mai scartata), ma l’unico ufficiale superiore con esperienza di conflitto allargato è il capo di stato maggiore e c’è già chi chiede la sua sostituzione perché “inadeguato”.In questi giorni, truppe israeliane sono state spostate sul confine del Sinai, ufficialmente per impedire l’infiltrazione di terroristi e per bloccare quei flussi migratori arabi e africani che hanno interessato il Paese negli ultimi anni. Nel grande bunker sotterraneo a Tel Aviv, invece, analisti che si dicono “sorpresi” dal terremoto regionale e gli strateghi si preparano a possibili nuovi scenari regionali. Fino a quando non sarà chiaro quale indirizzo prenderà lo stato maggiore egiziano e quale tipo di governo e di leader prenderanno il posto di Mubarak e dei suoi, il futuro resterà incerto. Quanto a Washington, è ormai chiaro che Barack Obama ha favorito nell’ultimo anno la crescita dell’opposizione laica. Il suo candidato alla guida del Paese è El Baradei ma non sono pochi a dubitare del carisma dell’ex capo dell’ente nucleare dell’Onu e della sua capacità di vincere eventuali elezioni libere.La paura di Netanyahu, comunque, va oltre l’immediato. Se è vero, come abbiamo più volte sentito, che il presidente americano è convinto che soltanto la creazione di uno Stato palestinese indipendente e la pace tra arabi e Israele stabilizzeranno la regione, Obama potrebbe cominciare a esercitare pressioni forti sul premier per arrivare a una trattativa seria e a bloccare l’arrembaggio in atto nei territori palestinesi (a Gerusalemme Est ieri è stata posta la prima pietra di un nuovo insediamento-colonia). Netanyahu ha già messo le mani avanti affermando che è impossibile pensare a “concessioni” quando gli unici due Paesi con cui Israele ha firmato la pace rischiano di passare in mano “agli estremisti”. Le vicende di queste settimane confermano le preoccupazioni più volte gridate da re Abdallah: il rifiuto di Netanyahu a imboccare la via della pace non fa che indebolire i regimi arabi favorevoli a Israele. E, ammettono a Tel Aviv, presto il Paese potrebbe trovarsi nuovamente circondato da nemici.
Mercoledì 02 Febbraio 2011 - 16:07 Fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=36200&sez=HOME_NELMONDO

Obama duro con Mubarak"La transizione cominci ora"

Uno così a capo del mondo libero mette a rischio la democrazia e la libertà in tutto il mondo. Decisamente, ad oggi, il peggior Presidente U.S.A. mai eletto. Ci vuole un o una repubblicano/a. Prima che sia tardi. Manca di decisionismo, spiazzato dagli eventi maghrebini, incapace di decidere. Un pericolo per il mondo. Ecco, lui rappresenta il fallimento dei democratici, e sta scavando la fossa al partito.


Obama duro con Mubarak"La transizione cominci ora"
Telefonata del presidente Usa all'omologo egiziano poi il discorso in tv in cui si è rivolto ai giovani del Cairo: "Noi ascoltiamo la vostra voce"

NEW YORK - "La transizione cominci ora": non è stato un appello, è stato un ordine quello che il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha dato oggi da Washington al presidente dell'Egitto, Hosni Mubarak. In un intervento attesissimo, e durato solo quattro minuti, Obama ha pesato con estrema cautela ogni singola parola della sua dichiarazione. Ma nei confronti di Mubarak è stato chiarissimo: il suo discorso televisivo per quanto importante non è stato sufficiente, e gli Stati Uniti si aspettano che "la transizione cominci ora, subito"."Anche il presidente Mubarak ha riconosciuto che lo status quo (in Egitto) non è sostenibile e che serve un cambiamento - ha affermato Obama -. Per l'Egitto si è aperto un capitolo nuovo", Mubarak deve prenderne atto e garantire "subito" una transizione ordinata e pacifica. Per gli Usa non è una questione di mesi, come lasciato intendere da Mubarak nel suo intervento, è una questione di settimane, di giorni.Obama aveva seguito il discorso di Mubarak dalla Situation Room della Casa Bianca, dove aveva convocato una riunione speciale del suo consiglio di sicurezza per valutare la situazione in Egitto, presente tra gli altri il segretario di Stato, Hillary Clinton. Dopo aver assistito al discorso di Mubarak, Obama ha avuto con lui un discorso di mezz'ora. Poi si è presentato in tv, e ha parlato in primo luogo all'America, ma ben consapevole che il suo pubblico in quel momento non era solo l'Egitto, ma
l'intero Medio oriente. Il presidente Usa non ha riferito cosa i due leader si siano detti. Ma ha riferito che "lo stesso Mubarak ha riconosciuto che lo staus quo non è sostenibile e che serve un cambiamento". L'unica via d'uscita per lui è una iniziativa "immediata".Non spetta agli Stati Uniti indicare quale "il cambiamento" possa essere, ha precisato Obama. Ma di certo deve essere chiaro a tutti, tanto all'Egitto quanto a tutto il Medio Oriente, che gli Stati Uniti sono schierati a difesa "di tutti i diritti universali" e contro i violenti. Obama si è congratulato per la professionalità dimostrata finora dall'esercito egiziano, e ha auspicato che "continui così". Poi ha così concluso: "ai tanti giovani che sono in piazza in Egitto in questi giorni vorrei dire che noi americani ascoltiamo la vostra voce".È stata Hillary Clinton, che fino a una settimana fa aveva sostenuto che Mubarak era "stabile", a proporre a Obama l'invio in Egitto di Wisner risolvi-problemi, il diplomatico che già per Bush aveva negoziato l'indipendenza del Kosovo. Solo Wisner, amico di Mubarak e con molti agganci in Egitto, poteva recapitare il messaggio del presidente Nobel per la pace, che teme una Tienanmen araba: "Per gli Usa" ha detto "la tua presidenza è finita". Qualche ora prima, anche Benjamin Netanyahu aveva dato il benservito al vicino più prezioso, esortando la "la comunità internazionale a esigere il rispetto della pace con Israele da qualsiasi governo egiziano".
(02 febbraio 2011) fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2011/02/02/news/obama_mubarak-11945274/

Milano: proteste contro Mubarak

Egitto proteste contro Mubarak

Egitto in fiamme

Cairo nel caos, tre morti e 1500 feriti La Clinton: "Transizione inizi ora"

Cairo nel caos, tre morti e 1500 feriti La Clinton: "Transizione inizi ora"
Drammatici scontri nella capitale dopo che sostenitori di Mubarak hanno tentato di irrompere a piazza Tahrir, cariche contro i manifestanti pacifici. Anche i giornalisti coinvolti negli scontri. L'esercito chiede alla gente di tornare a casa, ma l'opposizione annuncia: "Continueremo l'intifada". Cresce il pressing della diplomazia internazionale

IL CAIRO - Il clima festoso che ha accompagnato ieri le manifestazioni di piazza contro Mubarak 1 è ormai solo un ricordo. E' esplosa la violenza oggi a piazza Tahrir, luogo simbolo delle proteste che chiedono al presidente di lasciare il potere. Scontri tra opposte fazioni sul lato nord della piazza, dove 500 sostenitori del raìs hanno tentato di fare irruzione, si sono trasformati in tragedia con morti e feriti. Il bilancio fornito dal ministero della Sanità è di tre vittime, e i medici parlano di oltre 1500 feriti. Nella capitale regna il caos: uomini a cavallo e su cammelli sono entrati nella piazza caricando i manifestanti e anche il museo egizio è andato a fuoco. Mohamed El Baradei, portavoce dell'opposizione, ha invocato l'intervento dell'esercito "per proteggere le vite egiziane", accusando il governo "criminale" di fomentare le violenze. Diversi giornalisti sono rimasti coinvolti negli scontri e sono stati aggrediti. Manifestazioni pro-Mubarak si sono svolte anche a Ismailia e a Suez. Aumentano intanto gli appelli della diplomazia internazionale e salgono i toni. Mentre il vicepresidente Suleiman parlava di un diaologo da aprire "solo dopo la fine delle manifestazioni", la Casa Bianca era perentoria: "Ogni violenza istigata dal governo deve cessare immediatamente". E Hillary Clinton cojn una telefonata allo stesso Suleiman
chiariva che "la transizione deve iniziare subito". L'Unione europea torna a chiedere una transizione ordinata che inizi subito e l'Italia esprime grande preoccupazione per le notizie delle ultime ore. LE FOTO Le cariche con cavalli e cammelli 2 - I VIDEO 3 Battaglia al Cairo. La situazione è precipitata rapidamente nella capitale, dove i manifestanti si sono rifiutati di lasciare la piazza, ignorando gli appelli dell'esercito che chiedeva di fare ritorno alla vita normale, assicurando che le loro richieste erano state ascoltate. "Continueremo l'Intifada popolare fino alla partenza di Mubarak", ha risposto il neoeletto segretario del Comitato politico dell'opposizione unita, Abu Al Izz Al Hariri. Vogliamo, ha aggiunto, "un dialogo vero".La polizia non ha caricato i dimostranti, ma ha lanciato lacrimogeni, sparato in aria e usato idranti per disperderli. L'opposizione ha denunciato che alcuni agenti in borghese si sarebbero infiltrati tra la folla per fomentare le violenze. Alcuni hanno riferito che l'esercito ha sparato in aria alcuni colpi, notizia smentita poi dalla tv di Stato, ma la situazione è piuttosto confusa: il graphic novelist Magdi el Shafee da piazza Tahrir ha riferito che agenti della sicurezza nazionale hanno indossato le divise dell'esercito per poi attaccare con molotov i manifestanti anti Mubarak, dando l'impressione che l'esercito si fosse schierato contro la folla. LA CRONACA DELLA GIORNATA 4El Baradei: "Dal governo tattica del terrore". "Spero che Mubarak se ne vada prima di venerdì" ha detto Mohamed El Baradei, in riferimento alla ennesima giornata di protesta che le forze ostili al regime hanno già chiamato il "venerdì della partenza", proprio alludendo all'uscita di scena del raìs dopo un trentennio al potere. Parlando alla Bbc ha usato parole molto dure contro il governo: l'ex direttore generale dell'Agenzia Internazionale delle Nazioni Unite per l'Energia Atomica ha accusato le autorità di servirsi di una vera e propria "tattica del terrore". E ha definito gli scontri "un atto criminale compiuto da un regime criminale". Confusione sul bilancio delle vittime. Secondo Al Arabiya, fonti sanitarie hanno contato 500 feriti a piazza Tahrir, ma mancano cifre precise. Al Jazeera ha parlato di morti. In serata il governo ha fornito i suoi numeri: tre morti e oltre 400 feriti. Alle ambulanze è stato impedito l'accesso alla piazza, mentre i manifestanti pro Mubarak continuavano a premere per entrare nella piazza principale della capitale, il cui accesso è stato bloccato da carri armati. Uno dei dottori operativi in un presidio medico allestito sul posto parla di oltre 1.500 persone rimaste.Giornalisti nel mirino. Diverse troupe straniere sono rimaste coinvolte negli scontri e hanno comunicato, via twitter, di essere state caricate. Secondo la reporter della Cnn Anna Stewart l'anchor americano "Anderson Cooper e la sua troupe sono stati attaccati dai manifestanti al Cairo". Anche una troupe della Cbs è stata attaccata, mentre un giornalista belga, corrispondente di Le Soir, è stato fermato dalla polizia. Due giornalisti del quotidiano svedese Aftonbladet sono stati aggrediti dalla folla in un quartiere del Cairo, per poi essere arrestati e rilasciati poco dopo, riferisce Al Arabyia. Museo egizio in fiamme. La violenza non risparmia neppure i luoghi artistici. Decine di molotov sono state lanciate contro la facciata sinistra del museo egizio che si trova proprio in Piazza Tahrir, ha riferito l'inviato di Al Jazeera. Fiamme si sono sviluppate nel giardino del museo e non è chiaro se abbiano raggiunto anche le sale che custodiscono i reperti. Più volte nei giorni scorsi si sono moltiplicati gli appelli per proteggere il patrimonio artistico egiziano, anche da parte dell'Unesco. Parlamento sospende attività. Le violenze di oggi hanno annullato il lento ritorno alla normalità che sembrava profilarsi con l'annuncio della riduzione di tre ore del coprifuoco e con la ripresa del funzionamento di Internet al Cairo e ad Alessandria, almeno parziale. In mattinata l'attività del Parlamento è stata sospesa in attesa che i tribunali si pronuncino sui ricorsi sui risultati delle elezioni di novembre e dicembre, ha annunciato la tv di Stato egiziana. Un provvedimento di questo tipo era stato già preannunciato ieri nel discorso del presidente Hosni Mubarak 5, per rispondere alle richieste dei partiti di opposizione che non hanno rappresentanti in Parlamento.Clinton: "Transizione inizi ora". Gli Stati Uniti hanno scaricato definitivamente Mubarak. Lo ha chiarito Hillary Clinton al vicepresidente egiziano Omar Suleiman cui ha ribadito quanto dichiarato oggi dalla Casa Bianca: la transizione in Egitto deve iniziare immediatamente. Nel corso di una telefonata il segretario di Stato ha anche chiesto all'ex capo dei servizi segreti che i responsabili delle violenze rispondano delle loro azioni.Da Ue aumentano pressioni su Mubarak. L'Unione europea aumenta le pressioni su Mubarak, chiedendogli di fare "qualcosa, il più presto possibile", per dimostrare che le legittime aspirazioni dei cittadini egiziani che manifestano pacificamente vengono ascoltate. "E' fuori questione che dobbiamo vedere un movimento e che il processo di trasformazione e di transizione impongono un senso di urgenza", ha detto il capo della diplomazia della Ue Catherine Ashton. "Ci appelliamo al presidente Hosni Mubarak perché faccia qualcosa il più presto possibile affinché il popolo possa vedere che sta avendo risposte".
(02 febbraio 2011) fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2011/02/02/news/morti_feriti_piazza_tahrir-11974778/

sabato 29 gennaio 2011

Egitto: gli appelli a Mubarak. Razzia al Museo egizio

Qui di seguito una rassegna stampa sulla gravissima situazione in Egitto, innescata dalla "guerra del pane" in Tunisia

Egitto: appello a Mubarak da Sarkozy, Merkel e Cameron

PARIGI – Nicolas Sarkozy, Angela Merkel e David Cameron hanno lanciato stasera un appello congiunto al presidente egiziano, Hosni Mubarak, perché ”eviti ad ogni costo l’uso della violenza contro civili disarmati”, e ai manifestanti affinché ”esercitino pacificamente i loro diritti”.
In un comunicato reso noto a Parigi dall’Eliseo, i leader di Francia, Germania e Gran Bretagna esprimono ”preoccupazione” e riconoscono a Mubarak il ”ruolo moderatore svolto da diversi anni in Medio Oriente. Noi – si legge nel comunicato congiunto – gli chiediamo ora di dar prova della stessa moderazione per affrontare l’attuale situazione in Egitto”.
”E’ essenziale che le riforme politiche, economiche e sociali future che il presidente Mubarak ha promesso – continua il comunicato dell’Eliseo – siano realizzate pienamente e rapidamente e che rispondano alle aspirazioni del popolo egiziano”. ”I diritti dell’uomo e le libertà democratiche – continua il testo – devono essere pienamente rispettate, compresa la libertà d’espressione e di comunicazione, in particolare l’uso del telefono e di Internet; oltre al diritto di riunione e di manifestazione pacifica”.
I tre leader aggiungono che ”il popolo egiziano ha rivendicazioni legittime ed aspira a un futuro migliore e più giusto. Facciamo appello al presidente Mubarak per l’avvio di un processo di cambiamento che si traduca in un governo a rappresentanza allargata ed elezioni libere e giuste”.
29 gennaio 2011 21:16
dal sito web http://www.blitzquotidiano.it/politica-mondiale/egitto-sarkozy-merkel-cameron-mubarak-730640/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+blitzquotidiano+%28Blitzquotidiano%29

Egitto, a Mubarak solidarietà dall’Arabia Saudita e dall’Anp

GEDDA – Il re Abdallah dell’Arabia Saudita, lo stesso che ha offerto ospitalità all’ex presidente tunisino Ben Ali, ha telefonato al presidente egiziano Hosni Mubarak per esprimergli la propria solidarietà e denunciare ”gli attacchi alla sicurezza e stabilità” dell’Egitto. Lo ha annunciato l’agenzia ufficiale saudita Spa.
L’Arabia saudita ha fatto sapere di ritenere le proteste in Egitto frutto di “infiltrati” che cercano di destabilizzare il paese. Il re saudita, durante la telefonata fatta a Mubarak, ha ricordato, secondo quanto riporta la Cnn, che l’Egitto “è un paese arabo e islamico. E nessun arabo musulmano può sopportare certe infiltrazioni nel nome della libertà di espressione. Infiltrazioni che si insinuano nella Fratellanza Musulmana dell’Egitto per destabilizzare la sua sicurezza e stabilità”.
“L’Arabia saudita, ha detto ancora re Abdallah, condanna fermamente le proteste”.
Mubarak, secondo quanto riporta l’emittente statunitense, avrebbe assicurato al sovrano saudita che “la situazione è stabile” e le proteste “sono compiute soltanto da gruppi che non vogliono la sicurezza e la stabilità per il popolo egiziano”.
Il presidente ha aggiunto che l’Egitto”fermerà chiunque tenterà di colpire la libertà del popolo egiziano e non permetterà a nessuno di servirsi di questi gruppi per raggiungere fini eversivi”.
L’Anp. Anche il presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), Abu Mazen (Mahmud Abbas), ha chiamato oggi il rais egiziano, Hosni Mubarak, per esprimere la propria ”solidarietà all’Egitto” e agli sforzi intrapresi per garantire ”la stabilità e la sicurezzza” del Paese. Lo ha riferito un portavoce da Ramallah.
Il presidente dell’Anp – ha sottolineato il portavoce – ha telefonato a Mubarak per ”manifestare solidarietà all’Egitto e al suo impegno per la stabilità e la sicurezza”. Abu Mazen ha poi auspicato che il Paese possa superare la crisi attuale e ha invocato ”la benedizione di Dio sull’Egitto e sul suo popolo, che sempre sono stati al fianco del popolo palestinese”.
Il governo del Cairo ha avuto un ruolo centrale negli ultimi mesi nei tentativi (finora falliti) di avviare un percorso di riconciliazione fra le maggiori fazioni rivali palestinesi: Fatah, il partito laico che fa capo allo stesso Abu Mazen e mantiene il potere in Cisgiordania, e Hamas, il movimento islamico radicale che dal 2007 si è impadronito del pieno controllo dell’enclave della Striscia di Gaza.
Nell’ambito di questa mediazione, il regime di Mubarak ha sempre avuto, tuttavia, un rapporto di maggiore sintonia con le posizioni moderate e filo-occidentali di Abu Mazen, rispetto a quello – non privo di asperità e recriminazioni reciproche – tenuto verso Hamas: la cui roccaforte resta d’altronde chiusa in una sorta di tenaglia di sicurezza parallela imposta da Israele ed Egitto. dal sito web http://www.blitzquotidiano.it/politica-mondiale/egitto-re-saudita-solidarieta-mubarak-730308/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+blitzquotidiano+%28Blitzquotidiano%29

Razzia al Museo egizio
Egitto, nuove nomine ma più di cento morti

Ancora tensione e scontri al Cairo. Violato il coprifuoco da 50.000 scesi in piazza al Cairo per manifestare. Assaltato il ministero degli interni, la polizia ha aperto il fuoco uccidendo tre persone. Sarebbero ormai circa 100 i morti in queste giornate di proteste nel paese. Un altro gruppo avrebbe danneggiato due mummie nel museo egizio prima di essere respinto dagli agenti. I figli del Presidente Mubarak si sarebbero messi in salvo a Londra. Nel nuovo Governo, presieduto dall'ex ministro dell'aviazione civile, Ahmed Shafik,il numero due e' Omar Soleiman, capo dei servizi segreti. El Baradei: nuove nomine sono solo una mossa per prendere tempo.Il Cairo, 29-01-2011
La rivolta non si placa, ma la quinta giornata della collera non viene funestata dagli scontri violenti tra manifestanti e forze dell'ordine che fino ad oggi hanno lasciato sul terreno cento morti. Le violenze hanno cambiato, pero', scenario e obiettivo. Un'ondata di saccheggi e' dilagata nelle zone residenziali piu' ricche della capitale, spingendo l'esercito a lanciare un appello ai manifestanti ad aiutarlo a controllare le strade e le proprieta' dei cittadini.
Vandali hanno anche assaltato il museo egizio del Cairo rompendo le vetrinette di esposizione, e lasciando a terra, talvolta in pezzi, preziosi e delicati reperti dell'antico Egitto, prima che l'esercito prendesse il controllo dell'edificio. L'entrata in scena dei soldati, a lungo invocati dai manifestanti esasperati dalle violenze della polizia, ha contribuito a riportare un po' di calma nelle piazze invase da migliaia di persone, in barba al coprifuoco anticipato di tre ore rispetto a ieri.
Pur avendo l'ordine di essere intransigenti con chi non rispettasse la consegna di non essere in strada dalle 16 alle 8 del mattino, i soldati nei loro cingolati e carri armati, dispiegati nei punti strategici del Cairo e di altre citta' egiziane, non sono intervenuti. In molti casi hanno simpatizzato con i manifestanti che hanno letteralmente e pacificamente preso d'assalto i blindati mentre sfilavano per la citta', scambiandosi pacche sulle spalle, e strette di mano.
Nessuna reazione e' venuta dai soldati nemmeno quando la gente e' rimasta in strada dopo l'annuncio delle nomine fatte dal rais Hosni Mubarak. Il presidente, che in nottata aveva preannunciato la formazione di un nuovo governo per oggi, ha provveduto a nominare un vice Omar Suleiman.
Fino ad oggi potentissimo fedele capo dei servizi segreti, e titolare di dossier delicati come quello del negoziato palestinese, da tempo indicato come possibile successore di Mubarak alle presidenziali previste per la fine di questo anno. A capo del governo Mubarak ha indicato Ahmed Shafik, ministro dell'aeronautica civile. Entrambi sono generali cosi' come sono legati all'esercito o comunque alle forze di sicurezza secondo indiscrezioni dei media.
Alla difesa sarebbe andato il capo di Stato maggiore Sami Anan mentre agli Interni sarebbe stato nominato un altro generale Ahssan Abdel Rahman. Le decisioni del rais non hanno soddisfatto le folle e nemmeno gli oppositori politici. Per i fratelli musulmani e per Mohammed El Baradei, leader del movimento per la riforma, la nomina di Suleiman e di Shafik deve solo essere il preludio per la fine del regime Mubarak e l'avvio di una transizione pacifica che porta alle riforme.
Anche i manifestanti sono rimasti in piazza dopo le nomine per segnalare il loro scontento, anche se meno numerosi dell'inizio del pomeriggio. Molti sono tornati alle loro case per prendere parte a una sorta di ronde popolari che i condomini stanno mettendo in piedi in molti quartieri del Cairo per vigilare contro l'arrivo di bande di vandali e di saccheggiatori.
Armati di coltello e talvolta di armi da fuoco assaltano negozi, grandi magazzini, automobili e case private per rubare, ma secondo molti egiziani anche per creare il caos. In serata un portavoce del ministero della Difesa e' intervenuto in televisione per chiedere il rispetto del coprifuoco e in giornata militari con megafoni invitavano i manifestanti a rispettare il coprifuoco, almeno nelle ore notturne, per consentire all'esercito di pattugliare le strade.
In vari quartieri della capitale Nasr City, Mohandesin, Heliopolis, l'esercito ha promesso di mandare rinforzi ed ha anche istituito un numero verde per segnalare le emergenze. Come avviene dall'inizio della protesta, anche oggi si sono rincorse voci su fughe all'estero, poi smentite, dei figli di Mubarak Gamal e Alaa, il primo insistentemente indicato come suo possibile delfino. Dati entrambi a Londra con la famiglia, la notizia e' stata smentita dalla tv di Stato.
Una ventina di jet privati ha pero' effettivamente lasciato il Cairo per Dubai e uno anche per l'Italia. A bordo di quest'ultimo c'era la famiglia di Neguib Sawiris, patron della Wind. Meno fortuna hanno avuto i circa 2.000 viaggiatori rimasti tutta la giornata all'aeroporto del Cairo nella speranza di lasciare il paese. dal sito web http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=149615


Obama sfida Mubarak: ora riforme concrete
29 gennaio, 02:20 (di Marcello Campo)
WASHINGTON - Duro monito di Barack Obama a Hosni Mubarak. Fermi la violenza, mantenga gli impegni e si assuma ''la responsabilita' di fare passi concreti per assicurare riforme politiche, economiche e sociali al suo popolo''. L'inquilino della Casa Bianca ha aspettato che Mubarak facesse il suo discorso alla nazione, prima di chiamarlo al telefono e per oltre trenta minuti fare assieme il punto della situazione. Quindi lo ha sfidato pubblicamente a far seguire i fatti alle parole. Senza perdere un minuto, anche Obama s'e' presentato davanti alle telecamere, ponendo fine a una delle giornate piu' drammatiche della storia egiziana.
Dopo che la rivolta popolare e' giunta al quarto giorno consecutivo, agli Stati Uniti sembra non bastare il semplice annuncio del presidente egiziano di varare un nuovo esecutivo che assicuri liberta' e democrazia. Dal tono deciso assunto da Barack Obama, si capisce che la crisi e' talmente grave da non permettere agli States una firma su una sorta di cambiale in bianco. Dopo un regime lungo trent'anni, e' tempo che alle promesse seguano fatti precisi.
Il presidente Usa misura le parole, ma il suo intervento suona come una sorta di ultimatum alla leadership dell'antico alleato Hosni Mubarak, da giorni duramente contestato dalla piazza. Obama non poteva essere piu' chiaro nel ribadire, cosi' come fece proprio al Cairo in uno dei suoi discorsi piu' celebri, che ''i diritti di liberta' sono universali, Al Cairo come nel resto del mondo''. A Mubarak che denuncia ''un complotto per destabilizzare il Paese'', Obama replica brusco che gli Stati Uniti saranno sempre a fianco con chi ''lotta pacificamente per decidere il proprio futuro''.
Il 44/o presidente degli Stati Uniti sa bene che l'Egitto e' un Paese troppo importante per gli interessi americani sullo scacchiere mediorientale, per lasciarlo in mano alle frange estremiste. Quindi, mentre ammonisce Mubarak a essere coerente, cerca di offrire una sponda ai manifestanti che lottano pacificamente per un Egitto piu' giusto e piu' libero. Va letto in quest'ottica il fortissimo pressing della Casa Bianca, espresso esplicitamente dallo stesso Obama, a porre fine al blocco del web, qualcosa di inaudito nella moderna societa' della comunicazione, un mondo in cui gli Usa vogliono inserire l'Egitto. Anche l'appello alle nuove generazioni, e alla loro voglia di emanciparsi, ribadito stasera da Obama, va in questo senso. Solo i prossimi giorni, che il presidente ammette ''saranno difficili'', diranno se i giovani egiziani in piazza risponderanno positivamente alla mano tesa loro dall'inquilino della Casa Bianca. dal sito web http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2011/01/29/visualizza_new.html_1614497799.html

29/01/2011 - IL CASO
"Togliete la spina al Web" Così si oscura un Paese

Su ordine del governo 4 provider chiudono gli accessi a Internet
LUCA CASTELLI
A mezzanotte di venerdì, l’Egitto è uscito da Internet. Da un minuto all’altro, in un gigantesco blackout informatico, tutte le connessioni che tenevano collegato il Paese al Web sono state staccate. Le autorità hanno ordinato ai quattro principali provider di disattivare le proprie reti, compresa la connettività tramite telefonini, e di bloccare qualsiasi contatto con l’esterno. «Abbiamo registrato la chiusura praticamente simultanea delle 3.500 “porte” che abitualmente mantengono in contatto l’Egitto con la rete Internet», spiega James Cowie della Renesys, società americana specializzata nel monitoraggio delle attività sul Web.Risultato: non solo gli egiziani si sono trovati senza Internet, ma tutti i siti locali sono diventati inaccessibili dall’esterno. Irraggiungibili il sito ufficiale del governo, quello del museo di antichità del Cairo, quello della federazione calcistica nazionale. Introvabile il quotidiano Al-Ahram. Un Paese intero scomparso dalle mappe della comunicazione globale. «Imprese, banche, scuole, ambasciate, uffici governativi. Tutti i siti che per la propria connettività facevano riferimento ai quattro principali provider egiziani si sono ritrovati tagliati fuori dal resto del mondo», spiega Cowie. «Link Egypt, Vodafone/Raya, Telecom Egypt, Etisalat Misr, i loro clienti e partner: tutti fuori servizio». L’intervento era nell’aria. Da qualche giorno rimbalzavano voci di un rallentamento di Twitter, Facebook e degli altri social network sui quali gli oppositori di Mubarak stavano organizzando la protesta. Tra i quattro maggiori provider, Vodafone è stato il primo ad ammettere di aver ricevuto l’ordine di sospendere il suo servizio in determinate aree del Paese. «Secondo la legge egiziana - ha spiegato l’azienda in un comunicato - le autorità hanno il diritto di emettere un simile ordine e noi abbiamo l’obbligo di seguirlo».L’Egitto non è il primo Paese che per far fronte a tensioni sociali interviene in modo repressivo su Internet. Ma è finora l’unico ad aver completamente «staccato» il servizio. Nel recente passato si sono avuti altri pesanti interventi. In Iran, in occasione della “rivoluzione verde” del 2009, la Rete fu rallentata e molti siti bloccati, anche se grazie a Twitter il racconto di quanto stava avvenendo nei giorni seguenti le elezioni presidenziali raggiunse il mondo. In Cina esiste un nomignolo («Great firewall») per indicare la grande muraglia virtuale che filtra il traffico Internet locale, impedendo l’accesso a numerosi siti e servizi stranieri. Su questioni di censura, il governo di Pechino è più volte venuto ai ferri corti con realtà internazionali operanti in Cina, da Bbc World a Google. L’occasione più eclatante in occasione delle Olimpiadi di Pechino e più di recente con l’assegnazione del Nobel al dissidente Liu Xiaobo. L’anno scorso «Reporters senza frontiere» ha stilato una lista dei 12 Paesi «nemici» di Internet, che comprende Arabia Saudita, Burma, Cina, Corea del Nord, Cuba, Egitto, Iran, Siria, Tunisia, Turkmenistan, Uzbekistan e Vietnam. «Ma rispetto al modesto intervento che ha avuto luogo in Tunisia, dove l’accesso è stato limitato solo in modo parziale, e in Iran, dove le autorità hanno di fatto rallentato le connessioni, questa volta, in Egitto, stiamo assistendo a qualcosa di completamente differente», afferma Cowie. «È la prima volta che accade un blocco di questo tipo», conferma Raoul Chiesa dell’Agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione (Enisa) e del comitato direttivo dell’Associazione italiana per la sicurezza informatica (Clusit). È possibile che qualcosa del genere accada anche in Italia? «Tecnicamente sì», risponde Stefano Quintarelli, esperto di networking e fondatore nel 1994 del primo Internet provider italiano per il mercato business (I.Net). «Nel senso che i cavi che collegano l’Italia all’estero sono un numero limitato, qualche decina di collegamenti in fibra ottica: basterebbe andare da chi li gestisce e dirgli di spegnere tutto. In pratica, però, potrebbe forse succedere solo in presenza di eventi sociali come quelli di cui siamo testimoni oggi in Egitto, il che mi sembra decisamente poco probabile”. Comunque, per evitare il blackout da Internet i cittadini italiani avrebbero un grande vantaggio: la vicinanza alle frontiere con gli altri Paesi. E alle loro reti. «Basterebbe fare 40 chilometri da Milano e agganciarsi con un telefonino a un ripetitore svizzero». dal sito web http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/386538/

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Egitto in fiamme



sabato 1 gennaio 2011

STRAGE IN UNA CHIESA IN EGITTO. IL PAPA CONDANNA LA VIOLENZA.

STRAGE IN UNA CHIESA IN EGITTO. IL PAPA CONDANNA LA VIOLENZA.

21:14 01 GEN 2011 dal sito web http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201101012114-ipp-rt10088-strage_in_chiesa_in_egitto_il_papa_condanna_la_violenza
(AGI) - Alessandria d'Egitto, 1 gen. - Al Qaeda ha mantenuto la promessa fatta due mesi fa, dopo la strage nella cattedrale di Baghdad. L'organizzazione che si richiama a Osama bin Laden ha aperto l'anno con una sfida sanguinaria alle comunita' cristiane che ha indotto papa Benedetto XVI a chiedere ai governi di non sprecare parole e di "agire" per proteggere i cristiani, nel mirino di una persecuzione che ha conosciuto il suo apice di morte durante le festivita'.
L'ultima azione dell'organizzazione e' avvenuta nella notte di Capodanno. La nuova strage -che segue quella nella capitale irachena e quelle di Natale in Nigeria e nelle Filippine- e' stata compiuta dinanzi la Chiesa dei Santi, nel quartiere Sidi Bishr ad Alessandria d'Egitto, quindici minuti dopo la mezzanotte, quando dentro l'edificio sacro c'erano un migliaio di fedeli per la tradizionale cerimonia per il nuovo anno. L'esplosione ha danneggiato anche una moschea vicino alla chiesa, e ferito 8 musulmani. L'attentato e' il piu' grave compiuto in Egitto negli ultimi anni, e il piu' sanguinoso contro la comunita' cristiana in Egitto, che rappresenta il 10 per cento della popolazione, e ha spinto Hosni Mubarak ha lanciare un appello all'unita' nazionale.
L'APPELLO DI MUBARAK
In un Paese che soffre di crescenti divisioni settarie il presidente egiziano ha invitato "i figli dell'Egitto, copti e musulmani" a serrare le fila "contro il terrorismo". Refaa-al-Tahtawi, portavoce di Al-Azhar, la principale istituzione di studio dell'Islam sunnita con sede al Cairo, ha denunciato l'attacco sostenendo che mira "all'unita' nazionale egiziana". Mubarak ha aggiunto che l'attentato "ha l'impronta di elementi stranieri", e ha assicurato che il suo governo trovera' i responsabili: "Il terrorismo non ce la fara' a destabilizzare l'Egitto e la sua unita' tra cristiani e musulmani", ha detto il rais in un messaggio speciale diffuso dalla televisione.La retorica di Mubarak, ribadita nella promessa odierna di "tagliare la testa del serpente" terrorista, non e' bastata a calmare i cristiani, da tempo irritati con il governo per la discriminazione a cui i copti sono sottoposti nel Paese arabo.
LA RIVOLTA DEI COPTI
L'ultimo episodio di rivolta si era verificato al Cairo, nel quartiere di Giza, dove era stato negato il permesso di costruire una chiesa, a fronte di piu' facili autorizzazioni concesse per l'edificazione di moschee. Quindici ore dopo la nuova strage, la rivolta non poteva che trasferirsi ad Alessandria, sede del patriarcato della comunita' cristiana piu' importante del Medio Oriente. Contro il presidente egiziano -che appena due mesi fa aveva promesso protezione ai cristiani da al Qaeda- hanno inneggiato centinaia di giovani che, armati di pietre e bottiglie, hanno ingaggiato durissimi scontri con la polizia. "Mubarak, i cuori dei copti sono in fiamme! Dov'e' il governo?", sono stati alcuni tra gli slogan. Diversi ragazzi brandivano una croce alla quale avevano appeso brandelli di indumenti insanguinati di alcune delle vittime della strage: "Con il nostro sangue e la nostra anima sara' riscattata la Croce", hanno urlato. Prima di Natale c'era stato anche un incontro tra Mubarak e il patriarca ortodosso di Alessandria d'Egitto, Shenuda III, giunto alla fine di un anno in cui le condizioni di vita civile ed economica dei cristiani in Egitto e' peggiorata. I copti lamentano discriminazioni nell'esercito, nella polizia e nella guardia repubblicana e chiedono, in particolare, una legge unica per i luoghi di culto che realizzi l'eguaglianza tra tutti i cittadini egiziani e l'abolizione dell'indicazione della fede nelle domande d'impiego e nei documenti di compravendita e di delega. A dominare la preoccupazione piu' immediata dei cristiani egiziani e', pero', la minaccia terroristica e cio' che ritengono uno scarso impegno della polizia. "I servizi di sicurezza", ha denunciato Nermin Nabil, ferito nell'attentato, "non hanno fatto nulla per proteggerci e hanno lasciato che l'autobomba venisse parcheggiata di fronte alla chiesa nonostante il divieto posto dalle autorita'". I sopravvissuti non credono al governo, che ipotizza l'azione di un attentatore suicida e non a un'autobomba piazzata da due terroristi, fuggiti poco prima dell'esplosione. Anche i medici della clinica cristiana in cui sono stati ricoverati molti dei feriti ce l'hanno con il governo: "Dopo l'attentato un gruppo di circa 200 musulmani ha assediato la clinica, e la polizia, invece di proteggerci, ha lanciato gas lacrimogeni all'impazzata", ha raccontato Naglaa Gamil. Poco prima un gruppo di cristiani aveva distrutto un porte e finestre di una vicina moschea. Ad Alessandria d'Egitto non e' ancora guerra civile, ma l'odio di religione prevale su tutto.
IL PAPA AI GOVERNI: NON BASTANO LE PAROLE
A questo si e' riferito il Papa, nella sua omelia alla messa per la Giornata Mondiale della pace: "La liberta' religiosa e' elemento imprescindibile di uno Stato di diritto; non la si puo' negare senza intaccare nel contempo tutti i diritti e le liberta' fondamentali, essendone sintesi e vertice", ha detto Joseph Ratzinger, dopo aver fatto riferimento alle "discriminazioni, ai soprusi e alle intolleranze religiose, che oggi colpiscono in modo particolare i cristiani" e aver esortato i governi: "Non bastano le parole, occorre l'impegno concreto e costante dei responsabili delle Nazioni".
L'APPELLO DI NAPOLITANO E LA CONDANNA DI OBAMA
Tra queste, si muovono gli Stati Uniti e l'Italia. Barack Obama ha definito "oltraggiosi" gli attacchi in Egitto e in Nigeria e la Farnesina ha condannato "fermamente" l'attentato. Roma, si legge in una nota, "continuera' a far sentire la propria voce, in ambito europeo ed internazionale, affinche' la liberta' di religione venga pienamente tutelata in ogni possibile circostanza, affinche' venga posto fine al piu' presto agli efferati episodi di drammatica e sistematica violenza e persecuzione a cui sono da troppo tempo sottoposte le comunita' cristiane in varie aree del mondo". Il governo italiano e' stato promotore all'Onu di una risoluzione per la tutela della liberta' di religione nel mondo. "Basta con le persecuzioni dei cristiani", e' stato anche il monito del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che il Papa ha ringraziato per il suo appello. (AGI) .

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