Pietro Berti

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VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

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sabato 30 aprile 2011

Central Intelligence Agency (CIA)

Central Intelligence Agency





CIA.svg





Stemma della CIA





Stato
bandiera Stati Uniti d'America





Tipo
Agenzia d'intelligence





Istituito
18 settembre 1947





Sede
Langley, VA





Sito Internet
https://www.cia.gov/





Direttore
Leon Panetta





La Central Intelligence Agency (CIA) è l'agenzia di spionaggio per l'estero degli Stati Uniti d'America, responsabile dell'ottenimento e dell'analisi delle informazioni sui governi stranieri, sulle società, sugli individui e sulla segnalazione di tali informazioni ai vari rami del governo degli Stati Uniti. Dispone inoltre di un ampio apparato militare segreto, che durante la guerra fredda è stato responsabile di diverse campagne clandestine contro governi stranieri. La sede centrale si trova a Langley, in Virginia, vicino al fiume Potomac e Washington.





Indice





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Storia[modifica]














Emblema presente sul pavimento della sede dell'Agenzia





L'agenzia venne costituita dal presidente americano Harry Truman nel 1947 riformando l'Office of Strategic Services (OSS), nato per la seconda guerra mondiale. La OSS si sciolse nell'ottobre del 1945, ma William J. Donovan (chiamato Wild Bill), il creatore dell'OSS, inviò una proposta al presidente Franklin Delano Roosevelt nel 1944 per chiedere la formazione di una nuova organizzazione con la supervisione diretta da parte del presidente. Nonostante la forte opposizione dei militari, del Dipartimento di Stato, e dell'FBI, nel gennaio del 1946 Truman fonda il Central Intelligence Group (CIG). Dopo il National Security Act del 1947 (che diventa effettivo il 18 settembre 1947) vengono fondati sia il National Security Council (NSC) sia la CIA.





Nel 1949, viene approvato il Central Intelligence Agency Act (chiamato anche "Public Law 110"), che permette agli agenti di usare il fisco segreto e di essere esenti dalla maggior parte delle limitazioni sugli usi del fondo federale. L'atto esenta anche la CIA dall'obbligo rivelare "l'organizzazione, le funzioni, i funzionari, le cariche, i salari, e il numero di personale impiegato". Viene inoltre creato un programma chiamato "PL-110" per trattare con i disertori o "stranieri essenziali" al di là delle normali procedure d'immigrazione, in modo tale da potergli offrire copertura e sostegno economico.





Durante i primi anni della sua esistenza, gli altri rami del governo non hanno esercitato molto controllo sulla CIA. Questo è spesso giustificato con la dura concorrenza con il KGB durante la Guerra fredda, un compito che secondo molti richiedeva la possibilità di operare anche al di fuori delle normali regole. Come risultato, scarso è il controllo governativo sulle attività della CIA. La rapida espansione dell'agenzia e l'evolversi di un senso di indipendenza sotto il comando del direttore della CIA, Allen Dulles, ha accentuato questa tendenza.





La svolta ci fu all'inizio degli anni settanta, al tempo dello scandalo Watergate. Un aspetto dominante della politica americana in quel periodo era il tentativo del Congresso di ribadire il suo potere di tutela sulle strutture esecutive del governo. Le rivelazioni sulle passate attività della CIA, come i tentativi di assassinare leader stranieri e l'illegale spionaggio interno, fornirono l'opportunità di portare avanti questo processo nella sfera delle operazioni di intelligence. Ad accelerare la caduta in disgrazia dell'agenzia furono il coinvolgimento di ex agenti CIA nello scandalo Watergate e i successivi tentativi del presidente Nixon di usare sempre la CIA per fermare le investigazioni sul caso. Nel famoso nastro - noto come la "pistola fumante" - che costrinse Nixon alle dimissioni, egli confessava al suo capo dello staff Haldeman che ulteriori investigazioni sul Watergate avrebbero "scoperto lo scheletro nell'armadio" riguardo alle operazioni nella Baia dei Porci.





Il vice direttore James R. Schlesinger aveva commissionato una serie di rapporti sui peccati passati della CIA. Questi rapporti, conosciuti eufemisticamente come "i gioielli di famiglia", furono trattenuti in seno all'agenzia fino a quando un articolo di Seymour Hersh sul New York Times rivelò la notizia che la CIA era stata coinvolta nell'assassinio di leader stranieri e teneva file su circa settemila cittadini americani appartenenti a movimenti pacifisti (Operazione CHAOS). Il Congresso investigò sulla CIA arrivando a nuove imbarazzanti conclusioni. Attorno al Natale del 1974 il Congresso contrastò ancora la CIA proibendo un'operazione segreta in Angola.





Successivamente fu proibito alla CIA di assassinare leader stranieri. Inoltre il divieto sullo spionaggio interno, che era sempre stato proibito dallo statuto della CIA, fu rafforzato affidando la sola responsabilità di investigazione sui cittadini statunitensi all'FBI.





Il 5 gennaio 2009 veniva annunciato che il President Elect Barack Obama aveva designato l'ammiraglio in congedo Dennis Blair[1] quale National Intelligence Director e Leon Panetta[2] (già Chief of Staff con l'amministrazione Clinton) direttore della CIA[3][4][5].





Operazioni nella storia[modifica]





Nord America[modifica]




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Per approfondire, vedi la voce Progetto MKULTRA.





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Negli anni cinquanta e sessanta, la CIA avviò un programma di ricerca sul controllo della mente chiamato Progetto MKULTRA negli Stati Uniti e in Canada. Il progetto a Montreal includeva lo sviluppo di tecniche utilizzate da scienziati nazisti per influenzare e controllare il comportamento di determinate persone. Questi esperimenti, finanziati con 25 milioni di dollari, prevedevano anche tecniche di ipnosi, somministrazione di sieri della verità, droghe, messaggi subliminali e altri metodi di violenze psicologiche (es. privazione sensoriale, elettroshock, ecc.) su cavie umane (tra cui numerosissimi pazienti psichiatrici).





Europa[modifica]




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Per approfondire, vedi la voce Operazione Gladio.





Nei suoi primi anni la CIA e il suo predecessore, l'OSS, tentarono di "contenere" il comunismo nell'Europa dell'est dando supporto ai locali gruppi anticomunisti; ma nessuno di questi tentativi ebbe molto successo. Tentativi di provocare rivoluzioni in Ucraina e Bielorussia infiltrando spie anti-comuniste e sabotatori incontrarono il fallimento totale. In Polonia la CIA spese parecchi anni inviando denaro e equipaggiamento ad un'organizzazione inventata e gestita dall'intelligence polacca.





La CIA ebbe più successo nei suoi sforzi di limitare l'influenza del comunismo in Francia e in Italia, soprattutto nelle elezioni italiane del 1948. Dopo la seconda guerra mondiale, la CIA fu lo strumento attraverso cui si organizzò la rete Gladio, una rete segreta di organizzazioni militari anticomuniste - che talvolta reclutava individui di estrema destra - in Italia e in altre parti dell'Europa occidentale.





Accuse di arruolamento di ex nazifascisti[modifica]




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Per approfondire, vedi la voce Operazione Paperclip.





Tra le numerose accuse[6] rivolte all'OSS e alla CIA - in parte confermate anche a seguito della desecretazione di documenti riservati statunitensi e britannici - vi è, tra le altre, quella di aver aiutato e reclutato alcuni nazisti di alto grado, dopo la fine della seconda guerra mondiale. Fra questi il generale Reinhard Gehlen, coinvolto comunque nel complotto per l'attentato a Hitler del 20 luglio 1944, e che aveva diretto la sezione dei servizi di informazione della Wehrmacht addetta al controllo del fronte orientale e dell'Unione Sovietica. Al generale Gehlen, date le sue estese risorse informative sull'Unione Sovietica, fu concesso di mantenere intatta la sua rete di oltre 400 spie dopo la guerra al servizio degli Stati Uniti. L'organizzazione di Gehlen presto divenne una delle fonti primarie di intelligence durante la guerra fredda, e formò la base di quella che a partire dal 1956 divenne l'agenzia di intelligence tedesca, la Bundesnachrichtendienst (BND).





Da diversi documenti sono emersi forti sospetti relativi ad un vasto piano organico[7] - nel quadro della Guerra fredda - organizzato dai servizi segreti USA al fine di reclutare ufficiali tedeschi e nazisti anche di primo piano già prima della fine del secondo conflitto mondiale. Tra i nazisti che sarebbero stati protetti o avrebbero collaborato con l'intelligence statunitense spiccano i nomi di Klaus Barbie, Eugen Dollmann (addetto al controllo del governo della RSI), del colonnello Otto Skorzeny (liberatore di Mussolini tenuto prigioniero sul Gran Sasso e tra i maggiori animatori della rete ODESSA, concepita per favorire la fuga di migliaia di nazisti in Sudamerica), il maggiore Karl Hass (condannato all'ergastolo con Erich Priebke per l'Eccidio delle Fosse Ardeatine e coinvolto in diverse indagini relative alla Strategia della tensione) e il capitano SS Theodor Saevecke, capo in Lombardia della SIPO-SD (Polizia e Servizio di Sicurezza) e responsabile della strage di Piazzale Loreto e quella consumata a Corbetta (Milano). Tra gli italiani arruolati dai servizi USA figurerebbe il nome del principe Junio Valerio Borghese, ex comandante della Xª Flottiglia MAS.[senza fonte]





In un'intervista il Presidente della Repubblica emerito Francesco Cossiga racconta di essere stato contattato da agenti della C.I.A. che lo "pregarono" di non investire dell'incarico di Presidente del Consiglio dei Ministri Giulio Andreotti, considerato dall'intelligence "aperto" nei confronti dell'Est.[senza fonte]





Iran[modifica]




Mentre l'Europa si andava stabilizzando lungo la cortina di ferro, la CIA negli anni cinquanta tentò di diminuire l'influenza sovietica nelle altre parti del globo, specialmente nel terzo mondo. Con l'incoraggiamento del direttore Allen Dulles, le operazioni clandestine divennero presto la componente dominante dell'organizzazione. Inizialmente si dimostrarono piene di successo: nel 1953 in Iran la CIA depose il governo democraticamente eletto di Mossadegh, dopo il suo tentativo di trattenere di più delle riserve di petrolio del paese e rimosse l'influenza comunista del forte Partito Comunista iraniano (Operazione Ajax). La CIA è definita come organizzazione terroristica dall'Iran[8].





Guatemala[modifica]




Nel 1954 in Guatemala (operazione PBSUCCESS), la CIA con un budget limitato organizzò la deposizione del governo democraticamente eletto di Jacobo Arbenz Guzmán e lo rimpiazzò con il governo dittatoriale del generale Carlos Castillo Armas. Tuttavia l'opposizione popolare e la nascita della guerriglia nel 1960 costrinse il Paese (sempre sotto l'influenza della CIA) a un susseguirsi di colpi di stato e governi non democratici. L'instabilità creata da queste operazioni portò a una guerra civile che si protrasse fino al 1996.





Cuba[modifica]




Le limitazioni alle operazioni coperte su larga scala divennero evidenti durante l'invasione organizzata dalla CIA alla Baia dei Porci a Cuba nel 1961. Il fallimento imbarazzò la CIA e gli Stati Uniti sul palcoscenico mondiale, visto che il presidente cubano Fidel Castro sfruttò l'insuccesso dell'invasione per consolidare il suo potere e legarsi strettamente all'Unione Sovietica. Ad ogni modo, la CIA tentò numerose volte di assassinare senza successo il capo di stato cubano come parte della sua operazione Mongoose.





Vietnam[modifica]




Dopo la Baia dei porci le operazioni della CIA divennero meno ambiziose e si legarono strettamente alle operazioni militari statunitensi in Vietnam. Fra il 1962 e il 1975 la CIA organizzò nel Laos un gruppo noto come Esercito Segreto e coordinò una flotta di aeroplani nota come Air America per prendere parte nella guerra segreta in Laos, una parte della guerra del Vietnam.





Cile[modifica]




Dopo l'elezione del presidente socialista Salvador Allende nel 1970 la CIA lavorò segretamente per impedirgli di assumere l'incarico attraverso la corruzione di ufficiali cileni. Questo tentavivo fallì, cosicché la CIA cospirò per un colpo di stato con le fazioni anti-Allende, ma alla fine il progetto abortì (progetto FUBELT).





Tre anni dopo Allende fu deposto dal leader militare Augusto Pinochet. È stato asserito che la CIA fosse dietro il colpo di Stato, sebbene niente sia stato completamente confermato o contraddetto. Il comitato Church, che investigò sul coinvolgimento statunitense in Cile durante questo periodo, stabilì che "non c'è alcuna chiara prova di diretta assistenza al colpo di Stato, nonostante molte asserzioni di tale aiuto". Nel 2000 inoltre la CIA negò di aver supportato il golpe.






Il rapporto del comitato Church inoltre mostrò che la CIA giocò un ruolo preminente dopo il colpo di Stato del 1973: "lo scopo delle operazioni segrete immediatamente successive al golpe era di assistere la Junta nell'ottenere un'immagine più positiva, sia in patria che all'estero, e nel mantenere l'accesso alle leve di comando del governo cileno. Un altro scopo, in parte raggiunto col lavoro fatto presso l'organizzazione dell'opposizione prima del golpe, era di aiutare il nuovo governo a organizzare e implementare le nuove politiche. I fascicoli di progetto lo hanno documentato. I collaboratori della CIA erano implicati nel preparare un iniziale piano economico onnicomprensivo che è servito come base per le più importanti decisioni economiche della Junta".





Nicaragua[modifica]




Nei primi anni ottanta, dopo la deposizione del dittatore Somoza in Nicaragua, la CIA sostenne e armò i Contras, forze opposte alla junta sandinista marxista. Il Congresso statunitense approvò l'Emendamento Boland che proibiva ogni sostegno ai Contras. L'amministrazione Reagan violò l'emendamento usando i profitti della vendita di armi all'Iran per sostenere i Contras (scandalo Iran-Contras). Parte della campagna della CIA per deporre il governo del Nicaragua includeva l'utilizzo di bombe nei porti nicaraguensi, cosa che comportò l'affondamento di una nave mercantile. Questo fu provato da una decisione della Corte Internazionale di Giustizia nel caso Nicaragua contro Stati Uniti, in cui fu ordinato agli Stati Uniti di pagare le riparazioni al Nicaragua, ma gli USA ignorarono il verdetto della corte.





L'11 settembre 2001 e le "extraordinary renditions"[modifica]
Dopo l'11 settembre 2001, con la motivazione della lotta al terrorismo, la CIA ha effettuato numerose operazioni in Europa e non solo (conosciute come "extraordinary renditions"), come il rapimento dell'imam egiziano Abu Omar, avvenuto a Milano il 17 febbraio 2003 con la presunta collaborazione di uomini del SISMI, il servizio segreto italiano. Nell'ambito di tali operazioni, ha inoltre utilizzato una rete di prigioni segrete (molte delle quali in Europa), come ammesso dal presidente Bush nel settembre 2006.




Per il sequestro di Abu Omar, nel dicembre 2006 la Procura di Milano ha rinviato a giudizio Nicolò Pollari, ex-direttore del SISMI, insieme a 34 persone. Tra gli indagati rientrano 26 agenti della CIA, tra cui il capo dell'intelligence Usa in Italia, Jeff Castelli, e l'ex-capocentro di Milano, Robert Seldon Lady (quest'ultimo coinvolto anche, tramite Mario Scaramella, nella vicenda relativa all'attività della Commissione parlamentare italiana sul dossier Mitrokhin).





Sempre nell'ambito delle inchieste sulle extraordinary renditions, nel febbraio 2007, in Germania, i magistrati di Monaco di Baviera hanno richiesto l'arresto di 13 presunti agenti della CIA in relazione al sequestro del tedesco-libanese Khaled el Masri, con l'accusa di privazione della libertà e pericolose lesioni.





Il 16 febbraio Nicolò Pollari, Marco Mancini, altri funzionari del SISMI e 26 agenti della CIA (tra cui Robert Seldon Lady e Jeff Castelli) sono stati rinviati a giudizio per concorso in sequestro di persona riguardo al rapimento di Abu Omar. Il processo si aprirà l'8 giugno 2007 a Milano. Il 28 febbraio gli Stati Uniti hanno dichiarato ufficialmente che non concederanno l'estradizione chiesta dal Ministero della Giustizia italiano per i 26 agenti della CIA accusati del rapimento. È il primo caso di processo aperto sulle "extraordinary renditions".





Presunti attentati a scopo d'assassinio di personalità politiche organizzati dalla CIA[modifica]




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L'uccisione di personalità politiche è stata espressamente e ufficialmente vietata da un Executive Order del presidente Gerald Ford nel 1976, dopo le polemiche suscitate dalla commissione Church. La commissione accusò la CIA di aver tentato di uccidere Fidel Castro con vari fantasiosi espedienti dopo aver creduto che documenti e materiali di un ufficio CIA preposto alle idee bizzarre fossero attività operative non autorizzate. L'Executive Order è stato revocato dal presidente George W. Bush nel 2001.





Il CIA-gate[modifica]





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Per approfondire, vedi la voce CIA-gate.





Nel 2003 scoppia lo scandalo CIA-gate, che coinvolge alcuni funzionari del governo di George Bush colpevoli di aver rivelato notizie riservate sull'agente in copertura Valerie Plame.





Nel giugno 2007 Lewis Libby, all'epoca dei fatti capo di Gabinetto di Dick Cheney (vice presidente degli Stati Uniti), è stato condannato a 30 mesi di carcere per ostruzione della giustizia e spergiuro.





La CIA nei film[modifica]













  • Il film The Good Shepherd - L'ombra del potere, diretto da Robert De Niro nel 2006 racconta la tumultuosa storia della nascita della CIA vista attraverso la vita di uno dei suoi fondatori. Liberamente ispirata alla figura dell'agente dell'Oss James Angleton.








  • Il film Spy Game, con Robert Redford e Brad Pitt racconta il coinvolgimento della C.I.A. nella guerra in Libano sullo sfondo di una storia d'amore tra la spia (Brad Pitt) e una rivoluzionaria inglese (Catherine McCormack). La C.I.A. "vendette" la donna alla Cina e la spia Brad Pitt, saputolo anni dopo, cerca di liberarla dalla prigione cinesi elaborando un piano in proprio. Il piano fallisce e viene incarcerato.








  • Il film Mission Impossible e i sequel raccontano delle vicende di Ethan Hunt un agente segreto della C.I.A.








  • Nel film Agent Cody Banks il protagonista è Cody Banks (Frankie Muniz), un ragazzino che diventerà un agente segreto della C.I.A. dove dovrà svolgere un'importante e delicata missione top secret.








  • Il film I tre giorni del Condor diretto da Sydney Pollack nel 1975 e interpretato da Robert Redford ipotizza, attraverso le vicissitudini del suo protagonista, dipendente della C.I.A., ma costretto a fuggire per sopravvivere ai tentativi di eliminarlo della medesima, l'esistenza di una "seconda" C.I.A. all'interno della C.I.A. stessa, operante in modo autonomo e avente come finalità il controllo delle risorse energetiche (il particolar modo il petrolio).








  • Il film Syriana, diretto da Stephen Gaghan nel 2005 e interpretato da George Clooney, sviluppa anch'esso (come "I tre giorni del Condor") l'idea di un coinvolgimento della C.I.A. al fine di eliminare gli "ostacoli" al controllo delle grandi risorse energetiche (gas e petrolio) dei paesi vicino-orientali da parte dei potenti gruppi d'affari che controllano l'estrazione e la distribuzione delle risorse energetiche mondiali. L'intreccio pubblico/privato è qui molto ben descritto, e il rischio che l'Agenzia agisca come "braccio armato" delle multinazionali, risulta essere oltremodo preoccupante.




    Technorati Tag:

    Il film The Bourne Identity, e nei suoi sequel The Bourne Supremacy e The Bourne Ultimatum, viene raccontata la storia di un ex agente, Jason Bourne (Matt Damon), che ha perso la memoria ed è costretto a fuggire dalla CIA, che lo vuole eliminare poiché è convinta che sia a conoscenza del programma segreto di cui faceva parte, che era finalizzato a omicidi non autorizzati.








  • Nel telefilm Chuck, l'agente Sarah Walker, interpretata da Yvonne Strahovski, lavora per la CIA, in seguito, anche il protagonista Chuck Bartowski, interpretato da Zachary Levi entrerà a far parte della suddetta organizzazione.








  • Nella serie TV Alias, la protagonista, Sydney Bristow, lavora per un'organizzazione segreta nota come SD-6, dal suo capo spacciata per una sezione segreta della CIA. Quando scoprirà il tranello, Sydney inizierà a collaborare con la vera CIA.




Note[modifica]













  1. ^ Collegamenti esterni su Blair:




































  2. ^ «Obama names Panetta for CIA». Associated Press, 9 January 2009. URL consultato in data 2009-01-09.




























Voci correlate[modifica]









Bibliografia[modifica]













  • Victor Marchetti, CIA: culto e mistica del servizio segreto, Milano, Garzanti, 1976








  • Robert Baer, Dormire con il diavolo. Come Washington ha venduto l'anima per il petrolio dell'Arabia Saudita, Piemme, 2004, ISBN 88-384-8100-8








  • Robert Baer, La Disfatta della Cia, Piemme, 2005, ISBN 88-384-8558-5








  • William Blum, Il libro nero degli Stati Uniti, Fazi, 2003, ISBN 88-8112-454-8








  • Noam Chomsky, Egemonia o sopravvivenza. I rischi del dominio globale americano, Tropea, 2005, ISBN 88-438-0460-X








  • Norman mailer, Il fantasma di Harlot (The Harlot's Ghost), Bompiani 1994








  • Frances Stonor Saunders, La guerra fredda culturale, Fazi, 2004, ISBN 88-8112-545-5




Altri progetti[modifica]









Collegamenti esterni[modifica]









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mercoledì 26 gennaio 2011

Mata Hari













Mata Hari, pseudonimo di Margaretha Geertruida Zelle (Leeuwarden, 7 agosto 1876Vincennes, 15 ottobre 1917), è stata una danzatrice e agente segreto olandese, condannata alla pena capitale per la sua attività di spionaggio durante la prima guerra mondiale.
Indice[nascondi]
1 Biografia
1.1 In Indonesia
1.2 A Parigi
1.3 Un successo internazionale
1.4 La guerra e lo spionaggio
1.5 Un pericoloso doppio gioco
1.6 Il processo
1.7 La morte
2 Cinema
3 Nella cultura popolare
4 Note
5 Bibliografia
6 Altri progetti
7 Collegamenti esterni
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Biografia [modifica]





Margaretha nacque nella famiglia di Adam Zelle (1840-1910) e di Antje van der Meulen (1842-1891), ed ebbe tre fratelli, il maggiore, Johannes (1878), e due fratelli gemelli, Arie Anne e Cornelius (1881-1956); la sua carnagione bruna, i capelli e gli occhi neri la differenziano dalla norma dei suoi conterranei olandesi. Il padre aveva un negozio di cappelli, era proprietario di un mulino e di una fattoria. La sua famiglia poteva permettersi di vivere molto agiatamente in un antico e bel palazzo di Groote Kerkstraat, nel centro della città: Margaretha frequenterà una scuola prestigiosa.
Nel 1889 gli affari del padre iniziano ad andar male tanto da costringerlo a cedere la sua attività commerciale. Il dissesto economico provocò dissapori nella famiglia che portarono, il 4 settembre 1890, alla separazione dei coniugi e al trasferimento del padre ad Amsterdam. La madre morì l'anno dopo e Margaretha venne allevata nella cittadina di Sneek dal padrino, il quale scelse di farla studiare da maestra d'asilo in una scuola di Leida. Sembra che le eccessive attenzioni, se non proprio le molestie, del direttore della scuola, avessero spinto il suo padrino a toglierla dalla scuola, mandandola da uno zio che viveva a L'Aja.
Nel 1895 Margaretha rispose all'inserzione matrimoniale di un ufficiale, il capitano Rudolph Mac Leod (1856-1928), che viveva ad Amsterdam, in licenza di convalescenza dalle colonie d'Indonesia poiché soffriva di diabete e di reumatismi. L'11 luglio 1896, ottenuto anche il consenso paterno, Margaretha sposò il capitano Mac Leod (tuttavia il padre non partecipò alla cerimonia nuziale). Dopo il viaggio di nozze a Wiesbaden, la coppia si stabilì ad Amsterdam, nella casa di Louise, la sorella di Rudolph.


In Indonesia [modifica]


Il 30 gennaio 1897 nacque a Margaretha un figlio, cui fu dato il nome del nonno paterno, Norman John. In maggio la famiglia s'imbarcò per Giava, dove il capitano riprese servizio nel villaggio di Ambarawa, nel centro della grande isola. L'anno dopo si trasferirono a Teompoeng, vicino a Malang, dove il 2 maggio 1898 nacque Jeanne Louise (m. 1919), chiamata col vezzeggiativo Non, dal malese nonah, «piccola».
La vita familiare non fu serena: vi furono litigi tra i coniugi, sia per la durezza della vita in villaggi che non conoscevano gli agi delle moderne città europee dell'epoca, sia per la gelosia del marito e la sua tendenza ad abusare dell'alcol. L'anno seguente il marito fu promosso maggiore e comandante della piazza di Medan, sulla costa orientale di Sumatra. Come moglie del comandante, Margaretha ebbe il compito di fare gli onori di casa agli altri ufficiali che, con le famiglie, frequentavano il loro alloggio, e conobbe i notabili del luogo. Uno di questi la fece assistere per la prima volta a una danza locale, all'interno di un tempio, che l'affascinò per la novità esotica delle musiche e delle movenze, che ella provò anche ad imitare.
La famiglia venne sconvolta dalla tragedia della morte del piccolo Norman, che il 27 giugno 1899 morì avvelenato. La causa della morte fu una medicina somministrata dalla domestica indigena ai figli della coppia, ma non si hanno prove che costei avesse voluto uccidere i bambini; si sospetta però che ella, moglie di un subalterno del maggiore Mac Leod, fosse stata spinta dal marito a vendicarsi del superiore, che gli aveva inflitto una punizione[senza fonte]. Rudolph, Margaretha e la piccola Non, per sottrarsi a un luogo di tristi ricordi, ottennero di trasferirsi a Banjoe Biroe, nell'isola di Giava, dove Margaretha si ammalò di tifo. Il maggiore Mac Leod, raggiunta la maturazione della pensione, il 2 ottobre 1900 diede le dimissioni dall'esercito: dopo poco più di un anno passato ancora a Giava, nel villaggio di Sindanglaja, cedendo forse alle richieste della moglie, agli inizi del 1902 riportò la famiglia in Olanda.
A Parigi [modifica]
Sbarcati il 2 marzo 1902, i due coniugi tornarono per breve tempo a vivere nella casa di Louise Mac Leod, poi per loro conto in un appartamento di van Breestraat 188: lasciata dal marito, che portò con sé la figlia, Margaretha chiese la separazione, che le viene accordata il 30 agosto, insieme con l'affidamento della piccola Non e il diritto agli alimenti. Dopo una successiva, breve riconciliazione, Margaretha e il marito si separarono definitivamente; questa volta fu il padre ad ottenere la custodia della bambina, mentre Margaretha si stabilì dallo zio a L'Aja.


Decisa a tentare l'avventura della grande città, nel marzo del 1903 Margaretha andò a Parigi, dove pure non conosceva nessuno: cercò di mantenersi facendo la modella presso un pittore e cercando scritture nei teatri ma con risultati alquanto deludenti. Forse giunse anche a prostituirsi per sopravvivere, nella vana attesa del successo[1]. Il fallimento dei suoi tentativi la convinse a riparare in Olanda ma l'anno seguente, il 24 marzo 1904, tornò nuovamente a Parigi. Vi sono forse maggiori probabilità di imporsi quando si finge di non essere nel bisogno: per questo motivo prese alloggio al Grand Hotel. Presentatasi dal signor Molier, proprietario di un'importante scuola di equitazione e di un circo, Margaretha, che in effetti aveva imparato a cavalcare a Giava, si offrì di lavorare e poiché un'amazzone può essere un'attrazione, fu accettata. Ebbe successo e una sera si esibì durante una festa in casa del Molier in una danza giavanese, o qualcosa che sembrava somigliarle: Molier rimase entusiasta di lei.
Il suo vero debutto avvenne nel febbraio 1905 in casa della cantante Kiréevsky, che usava invitare i suoi ricchi amici e conoscenti a spettacoli di beneficenza. Il successo fu tale che i giornali arrivano a parlarne: lady Mac Leod, come si faceva chiamare, replicò il successo in altre esibizioni, ancora tenute in case private, dove più facilmente poteva togliersi i veli del suo costume, e la sua fama di «danzatrice venuta dall'Oriente» iniziò ad estendersi per tutta Parigi.
Notata da monsieur Guimet, industriale e collezionista di oggetti d'arte orientale, ricevette da questi la proposta di esibirsi in place de Jéna, nel museo dove egli custodiva i suoi preziosi reperti, come un animato gioiello orientale. Fu però necessario cambiare il suo nome, troppo borghese ed europeo: così Guimet scelse il nome, d'origine malese, di Mata Hari, «Occhio dell'Alba». L’esibizione di Mata Hari nel museo Guimet ebbe luogo il 13 marzo.
Mata Hari alternò le esibizioni tenute nelle case esclusive di aristocratici e finanzieri agli spettacoli nei locali prestigiosi di Parigi: il Moulin Rouge, il Trocadéro, il Café des Nations; ma il successo provoca una curiosità cui non ci si può sottrarre e l'immagine privata deve collimare con l'immagine pubblica: «Sono nata a Giava e vi ho vissuto per anni» - raccontò ai giornalisti, mescolando poche verità e molte menzogne - «sono entrata, a rischio della vita, nei templi segreti dell'India [ ... ] ho assistito alle esibizioni delle danzatrici sacre davanti ai simulacri più esclusivi di Shiva, Visnù e della dea Kalì [ ... ] persino i sacerdoti fanatici che sorvegliano l'ara d'oro, sacra al più terribile degli dei mi hanno creduto una bajadera del tempio [ ... ] la vendetta dei sacerdoti buddisti per chi profana i riti [ ... ] è terribile [ ... ] conosco bene il Gange, Benares, ho sangue indù nelle vene»[senza fonte].


Un successo internazionale [modifica]


Consacrata, il 18 agosto 1905, dopo l'esibizione al teatro dell'Olympia, come la «donna che è lei stessa danza»[2], «artista sublime»[3], e come colei che «riesce a dare il senso più profondo e struggente dell'anima indiana»[4], Mata Hari si trovò ad essere desiderata tanto dai maggiori teatri europei quanto, come moglie, da ricchi e nobili pretendenti. La sua tournée in Spagna, nel gennaio 1906, fu un trionfo: venendo incontro alla fantasia, ingenua e torbida, costruita su realtà di paesi del tutto sconosciuti, Mata Hari offriva agli spettatori quanto essi si attendevano dalla sua danza: il fascino proibito dell'erotismo e la purezza dell'ascesi, in un assurdo sincretismo in cui la mite saggezza di un Buddha veniva parificata ai riti sanguinari - per quanto inesistenti - di terribili dee indù.
D'altra parte, pare che ella avesse un certo talento se è vero che la sua esibizione nel balletto musicato da Jules Massenet, Le roi de Lahore, all'Opéra di Monaco ottenne, il 17 febbraio, un grande successo e lei venne salutata come «danzatrice unica e sublime» [5] mentre il musicista francese, e anche Giacomo Puccini, si dichiararono suoi ammiratori.
Da Monaco si recò a Berlino, dove si legò ad un ricco ufficiale, Hans Kiepert, che l'accompagnò a Vienna e poi a Londra e in Egitto. Furono intanto pubblicate due sue biografie, una scritta dal padre[6], che esalta la figlia più che altro per esaltare se stesso, inventandosi parentele con re e principi, e quella, di opposte intenzioni[7], di George Priem, avvocato del suo ex-marito. Mata-Hari, naturalmente, confermò la versione del padre: l'ex-cappellaio era un nobile ufficiale, mentre sua nonna era una principessa giavanese; quanto a lei, aveva viaggiato in tutti i continenti e aveva vissuto a lungo a Nuova Delhi, dove aveva frequentato maharaja ed abbattuto tigri, come dimostra la pelliccia che indossava - in realtà acquistata in un negozio di Alessandria d'Egitto.
Il successo provocò anche imitazioni ma nessuna delle sue epigoni raggiunse mai la sua fama. Il suo nome fu accostato a quello delle maggiori vedettes del passato, come Lola Montez, e del tempo, come la Bella Otero, Cléo de Mérode e Isadora Duncan. Il 7 gennaio 1910 riscosse a Montecarlo nuove acclamazioni con la sua Danse du feu che non replicò all'Olympia di Parigi solo perché le sue pretese economiche furono eccessive. Il successo fece crescere enormemente le spese necessarie a sostenere una incessante vita mondana che conobbe solo una breve tregua quando, nell'estate, si trasferì in un castello a Esvres, non lontano da Tours, che il suo nuovo amante, il banchiere Félix Rousseau, le mise a disposizione: di qui si trasferì in un'altra proprietà del finanziere, una lussuosa villa di Neuilly, vicino Parigi.
Alla fine del 1911 raggiunse il vertice del riconoscimento artistico partecipando, al Teatro alla Scala di Milano, prima alla rappresentazione dell' Armida di Gluck, tratta dalla Gerusalemme liberata del Tasso, recitando la parte del Piacere e poi, dal 4 gennaio 1912, dando cinque rappresentazioni del Bacco e Gambrinus, un balletto di Giovanni Pratesi musicato da Romualdo Marenco, dove interpretò il ruolo di Venere. Il direttore dell'orchestra, Tullio Serafin, dichiarò che Mata Hari «è una donna eccezionale, dall'eleganza perfetta e con un senso poetico innato; inoltre, sa ciò che vuole e sa come ottenerlo. Ella così fa della propria danza una sicura opera d'arte» [8].
In realtà, il Teatro milanese stava attraversando un periodo di decadenza e i tentativi, fatti in quell'occasione da Mata Hari, di ottenere collaborazione da musicisti come Umberto Giordano e Pietro Mascagni, andarono a vuoto, come inutile fu anche il tentativo di esibirsi con i ballerini russi della compagnia di Djagilev. Mata Hari si consolò allora con le Folies Bergères dove, mettendo per un momento da parte la danza orientale, si trasformò in gitana e, nell'estate del 1913, andò in tournée in Italia, esibendosi a Roma, a Napoli e a Palermo. C'è un motivo, raccontava, per cui ella conosceva così bene i balli spagnoli: giovanissima, aveva sposato un nobile scozzese, con il quale aveva vissuto in un antico castello; dopo il fallimento del suo matrimonio, aveva viaggiato molto e a lungo in Spagna, dove un torero, innamorato di lei, si era fatto uccidere nell'arena, disperato per non essere stato corrisposto[senza fonte].
Nel 1914 si spostò a Berlino, per preparare un nuovo spettacolo nel quale intendeva interpretare una danza egiziana: nella sua stanza dell'albergo Cumberland, scrisse lei stessa il libretto del balletto, che intitolò La chimera; nel frattempo prevedeva di debuttare in settembre al Teatro Metropole in un altro spettacolo. Ma quello spettacolo non ebbe mai luogo: con l'assassinio del principe ereditario austriaco finì la Belle Epoque ed ebbe inizio la Prima guerra mondiale.
La guerra e lo spionaggio [modifica]
Mentre l'esercito tedesco invadeva il Belgio per svolgere quell'operazione a tenaglia che, con l'accerchiamento delle forze armate francesi, avrebbe dovuto concludere rapidamente la guerra, Mata Hari era già partita per la Svizzera, da dove contava di rientrare in Francia; tuttavia, mentre i suoi bagagli proseguirono il viaggio verso la terra francese, lei venne trattenuta alla frontiera e rimandata a Berlino. Nell'albergo ove fece ritorno, senza bagaglio e denaro, un industriale olandese, tale Jon Kellermann, le offrì il denaro per il viaggio, consigliandole di andare a Francoforte e di qui, tramite il consolato, passare la frontiera olandese. Così, il 14 agosto 1914 il funzionario del consolato olandese rilasciò a Margaretha Geertuida Zelle, «alta un metro e settantacinque», di capelli, in quell'occasione, biondi, il visto per raggiungere Amsterdam.


Qui divenne l'amante del banchiere van der Schalk e poi, dopo il trasferimento a L'Aja, del barone Eduard Willem van der Capellen, colonnello degli ussari, che la soccorse generosamente nelle sue non poche necessità finanziarie. Il 24 dicembre 1915 Mata Hari tornò a Parigi, per recuperare il suo bagaglio e tentare, nuovamente invano, di ottenere una scrittura da Djagilev. Ebbe appena il tempo di divenire amante del maggiore belga Fernand Beaufort che, alla scadenza del permesso di soggiorno, il 4 gennaio 1916 dovette fare ritorno in Olanda.
Furono frequenti le visite nella sua casa de L'Aja del console tedesco Alfred von Kremer, che proprio in questo periodo l'avrebbe assoldata come spia al servizio della Germania, incaricandola di fornire informazioni sull'aeroporto di Contrexéville, presso Vittel, in Francia, dove ella poteva recarsi col pretesto di far visita al suo ennesimo amante, il capitano russo Vadim Masslov, ricoverato nell'ospedale di quella città. Mata Hari, divenuta agente H21, fu istruita in Germania dalla famosa spia Elsbeth Schragmüller, più nota come Fräulein Doktor, che la immatricolò con il nuovo codice AF44.
La ballerina era già sorvegliata dal controspionaggio inglese e francese quando, il 24 maggio 1916, partì per la Spagna e di qui, il 14 giugno, per Parigi dove, tramite un ex-amante, il tenente di cavalleria Jean Hallaure, che è anche, senza che lei lo sappia, un agente francese, il 10 agosto si mise in contatto con il capitano Georges Ladoux, capo di una sezione del Deuxième Bureau, il controspionaggio francese, per ottenere il permesso di recarsi a Vittel. Ladoux le concesse il visto e le propose di entrare al servizio della Francia, proposta che Mata Hari accettò, chiedendo l'enorme cifra di un milione di franchi, giustificata dalle conoscenze importanti che ella vantava e che sarebbero potute tornare utili alla causa francese.
Un pericoloso doppio gioco [modifica]
A Vittel incontrò il capitano russo e fece vita mondana con i tanti ufficiali francesi che frequentavano la stazione termale; dopo due settimane tornò a Parigi. Qui, oltre a inviare informazioni sulla sua missione agli agenti tedeschi in Olanda e in Germania, ricevette anche istruzioni dal capitano Ladoux di tornare in Olanda via Spagna. Dopo essersi trattenuta alcuni giorni a Madrid, sempre sorvegliata dai francesi e dagli inglesi, a novembre s'imbarcò da Vigo per L'Aia. Durante la sosta della nave a Falmouth, nel Regno Unito, fu arrestata perché scambiata con una ballerina di flamenco, Clara Benedix, sospetta spia tedesca. Interrogata a Londra e chiarito l'equivoco, dopo accordi presi con Ladoux, Scotland Yard la respinse in Spagna, dove sbarcò l'11 dicembre 1916.
A Madrid continuò il doppio gioco, mantenendosi in contatto sia con l'addetto militare all'ambasciata tedesca, Arnold von Kalle, che con quello dell'ambasciata francese, il colonnello Joseph Denvignes, al quale riferì di manovre dei sottomarini tedeschi al largo delle coste del Marocco. Il von Kalle comprese che Mata Hari stava facendo il doppio gioco e telegrafò a Berlino che «l'agente H21» chiedeva denaro ed era in attesa di istruzioni: la risposta fu che l'agente H21 doveva rientrare in Francia per continuare le sue missioni e ricevervi 15.000 franchi.
L'ipotesi che i tedeschi avessero deciso di disfarsi di Mata Hari - rivelandola al controspionaggio francese come spia tedesca - poggia sull'utilizzo, da loro fatto in quell'occasione, di un vecchio codice di trasmissione, già abbandonato perché decifrato dai francesi, nel quale Mata Hari veniva ancora identificata con la sigla H21, anziché con la più recente AF44[senza fonte]. In tal modo, i messaggi tedeschi furono facilmente decifrati dalla centrale parigina di ascolto radio della Tour Eiffel. Il 2 gennaio 1917 Mata Hari rientrò a Parigi e la mattina del 13 febbraio venne arrestata nella sua camera dell'albergo Elysée Palace e rinchiusa nel carcere di Saint-Lazare.
Il processo [modifica]


Di fronte al titolare dell'inchiesta, il capitano Pierre Bouchardon, Mata Hari adottò inizialmente la tattica di negare ogni cosa, dichiarandosi totalmente estranea a ogni vicenda di spionaggio. Fu assistita, nel primo interrogatorio, dall'avvocato Édouard Clunet, suo vecchio amante, che aveva mantenuto con lei un affettuoso rapporto e che potrà essere presente, secondo regolamento, ancora solo nell'ultima deposizione. Poi, con il passare dei giorni, non poté evitare di giustificare le somme che il van der Capelen, suo amante, le inviava dall'Olanda - considerate dall'accusa il prezzo del suo spionaggio - di ammettere le somme ricevute a Madrid dal von Kalle, giustificandole come semplici regali, e di rivelare anche un particolare inedito: l'offerta ricevuta in Spagna di ingaggiarsi come agente dello spionaggio russo in Austria. Riferì anche della proposta fattale dal capitano Ladoux di lavorare per la Francia, una proposta che cercò di sfruttare a suo vantaggio, come dimostrazione della propria lealtà nei confronti della Francia.
L'accusa non aveva, fino a questo momento, alcuna prova concreta contro Mata Hari, la quale poteva anzi vantare di essersi messa a disposizione dello spionaggio francese. Il fatto è che il controspionaggio non aveva ancora messo a disposizione del capitano Bouchardon le trascrizioni dei messaggi tedeschi intercettati che la indicavano come l'agente tedesco H21. Quando lo fece, due mesi dopo, Mata Hari dovette ammettere di essere stata ingaggiata dai tedeschi, di aver ricevuto inchiostro simpatico per comunicare le sue informazioni, ma di non averlo mai usato - avrebbe gettato tutto in mare - e di non avere trasmesso nulla ai tedeschi, malgrado 20.000 franchi ricevuti dal console von Kremer, che ella, sostenne, considerò solo un risarcimento per i disagi patiti durante la sua permanenza in Germania nei primi giorni di guerra. Quanto al messaggio di von Kalle a Berlino, che la rivelava come spia, Mata Hari lo considerò la vendetta di un uomo respinto.
I tanti ufficiali francesi di cui fu amante, interrogati, la difesero, dichiarando di non averla mai considerata una spia. Al contrario, il capitano Georges Ladoux negò di averle mai proposto di lavorare per il servizi francesi, avendola sempre considerata una spia tedesca, mentre l'addetto militare a Madrid, l'anziano Denvignes, sostenne di essere stato corteggiato da lei allo scopo di carpirgli segreti militari; quanto alle informazioni sulle attività tedesche in Marocco, egli negò che fosse stata Mata Hari a fornirle. Entrambi gli ufficiali non seppero citare alcuna circostanza sostanziale contro Mata Hari, ma le loro testimonianze, nel processo, ebbero un peso determinante. L'inchiesta si chiuse con un colpo a effetto: l'ufficiale russo Masslov, del quale Mata Hari sarebbe stata innamorata, scrisse di aver sempre considerato la relazione con la donna soltanto un'avventura. La rivelazione non aveva nulla a che fare con la posizione giudiziaria di Mata Hari, ma certo acuì in lei la sensazione di trovarsi in un drammatico isolamento.
L'inchiesta venne chiusa il 21 giugno con il rinvio a giudizio di Mata Hari. Il processo, tenuto a porte chiuse, ebbe inizio il 24 luglio: a presiedere la Corte di sei giudici militari fu il tenente colonnello Albert Ernest Somprou; a sostenere l'accusa il tenente Mornet. Nulla di nuovo emerse nei due giorni di dibattimento: dopo l'appassionata perorazione del difensore Clunet, vecchio combattente e decorato, nel 1870, nella guerra franco-prussiana, i giudici si ritirarono per rispondere a 8 domande:
se nel dicembre 1915 Margaretha Zelle cercò di ottenere informazioni riservate nella zona militare di Parigi a favore di una potenza nemica;
se procurò informazioni riservate al console tedesco in Olanda von Kremer;
se nel maggio 1916 ebbe rapporti in Olanda con il console von Kremer;
se nel giugno 1916 cercò di ottenere informazioni nella zona militare di Parigi;
se cercò di favorire le operazioni militare della Germania;
se nel dicembre 1916 ebbe contatti a Madrid con l'addetto militare tedesco von Kalle allo scopo di fornirgli informazioni riservate;
se rivelò al von Kalle il nome di un agente segreto inglese e la scoperta, da parte francese, di un tipo di inchiostro simpatico tedesco;
se nel gennaio 1917 ebbe rapporti con il nemico nella zona militare di Parigi.
Dopo un'ora venne emessa la sentenza: «Il Consiglio di Guerra condanna all'unanimità Marguerite Gertrude Zelle alla pena di morte mediante fucilazione»[senza fonte].
La morte [modifica]

Immagine falsamente nota come la fucilazione di Mata Hari; esiste un documentario di Piero Angela prodotto dalla RAI negli anni '60 che lo dimostra (lei si vestì di bianco)
L'istanza di riesame del processo venne respinta dal Consiglio di revisione il 17 agosto e il 27 settembre anche la Corte d'Appello confermò la sentenza di condanna. L'ultima speranza era rappresentata dalla domanda di grazia che l'avvocato Clunet presentò personalmente al Presidente della Repubblica Poincaré.
Il 15 ottobre, un lunedì, Mata Hari, che dopo il processo occupava una cella in comune con due altre detenute, venne svegliata all'alba dal capitano Thibaud, il quale la informò che la domanda di grazia era stata respinta e la invitò a prepararsi per l'esecuzione. Si vestì con la consueta eleganza, assistita da due suore. Poi, su sua richiesta, il pastore Arboux la battezzò; indossato un cappello di paglia di Firenze e infilati i guanti, fu accompagnata da suor Léonide e suor Marie, dal pastore, dall'avvocato Clunet, dai dottori Bizard, Socquet, Bralet e dai gendarmi nell'ufficio del direttore, dove scrisse tre lettere - che tuttavia la direzione del carcere non spedì mai - indirizzate alla figlia Jeanne Louise, al capitano Masslov e all'ambasciatore d'Olanda Cambon.
Poi tre furgoni portarono il corteo al castello di Vincennes dove, scortati da dragoni a cavallo, giunsero verso le sei e trenta di una fredda e nebbiosa mattina. Al braccio di suor Marie, si avviò con molta fermezza al luogo fissato per l'esecuzione, salutata, come è previsto, da un plotone che le presentò le armi. Ricambiato più volte il saluto con cortesi cenni del capo, fu blandamente legata al palo; rifiutata la benda, poté fissare di fronte a sé i dodici fanti reduci dal fronte cui era stato assegnato il compito di giustiziarla: uno di essi, secondo regola, aveva il fucile caricato a salve.
Degli undici colpi, otto andarono a vuoto - ultima galanteria dei militari di Francia - uno la colpì al ginocchio, uno al fianco e il terzo la fulminò al cuore: il maresciallo Pétey diede alla nuca un inutile colpo di grazia. Nessuno reclamò il corpo: trasportato all'Istituto di medicina legale di Parigi, sezionato, fu presto sepolto in una fossa comune. Venne conservata la testa che fu trafugata negli anni cinquanta, in circostanze mai chiarite, per servire forse come estrema e macabra reliquia.
Cinema [modifica]
Ci sono numerosi film che narrano la storia di Mata Hari:
Mata Hari, del 1920, regia di Ludwig Wolff
Mata Hari, die rote Tänzerin, del 1927 con Magda Sonja
Mata Hari, del 1931, racconta i suoi ultimi giorni di vita ed è interpretato da Greta Garbo.
Mata-Hari, agente segreto H21 (Mata Hari, agent H21), del 1964 con Jeanne Moreau
Mata Hari, del 1978, regia di David Carradine
Un corpo da spiare (Mata Hari), del 1985 con Sylvia Kristel
Nella cultura popolare [modifica]
Nel videogioco Shadow Hearts: Covenant vi è un personaggio ispirato alla figura di Margaretha Zelle.
Nella serie anime Read or Die vi è un clone di Mata Hari che lavora come agente segreto nell'OAV.
Nel 1967, fu trasmesso uno sceneggiato RAI, dal titolo Dossier Mata Hari, interpretato da Cosetta Greco e Gabriele Ferzetti, con la regia di Mario Landi.
Rai Radio Due ha trasmesso nel 2003 uno sceneggiato in trenta puntate sulla vita di Mata Hari, scritto e diretto da Arturo Villone e interpretato da Veronica Pivetti.
Nella canzone di Madonna Like It Or Not tratta dal suo album del 2005 Confessions on a Dance Floor c'è uno specifico riferimento alla figura di Mata Hari.
Nel telefilm Streghe nella sesta stagione, mentre Richard tenta di purificare il proprio chakra libera lo spirito di Mata Hari che si impossessa del corpo di Phoebe combinando danni e alleandosi con dei demoni mandando a monte un'importante riunione di Jason.
Mata Hari è il titolo del dramma musicale in due atti di Maria Letizia Compatangelo, con song di Fabio Borgazzi Fabor, eseguite per la prima volta nel dicembre del 2006 al Parco della Musica di Roma da Ksenia Prohaska, accompagnata dalla Roma Orchestra Sinfonietta diretta da Stefano Lanzillotta.
Mata Hari è stata protagonista di uno speciale del programma televisivo SuperQuark, condotto da Piero Angela, andato in onda il 2 gennaio 2008 e il 31 gennaio 2009.
Alla vita e alla leggenda di Mata Hari è dedicato anche il concept-album "Madame Zelle", pubblicato nel 2010 dal gruppo progressive dei Conqueror.
Note [modifica]
^ Superquark 02-01-2008
^ Le Figaro, 19 agosto 1905
^ Le Canard, 19 agosto 1905
^ Le Parisien, 19 agosto 1905
^ Le Mercure de France, 26 aprile 1906
^ A. Zelle, La vita di Mata-Hari
^ G. H. Priem, La verità su Mata-Hari
^ Corriere della Sera, 5 gennaio 1912
Bibliografia [modifica]
A. Zelle, La vita di Mata Hari, Amsterdam 1906
G. H. Priem, La verità su Mata Hari, Amsterdam 1906
E. Gomez Carrillo, Il mistero della vita e della morte di Mata Hari, Villafranca 1925
H. Ecke, Parlano quattro spie, Milano 1930
I. Sulliotti, L'Armata del Silenzio, Milano 1930
C. Ladoux, Les Chasseurs d'Espions. Comment j'ai fait arrêter Mata Hari, Paris 1932
R. Mc Kenna, Le spie che ho conosciuto, Milano 1934
H. R. Berndorff, Le grandi spie, Milano 1934
R. Boucard, La donna nello spionaggio, Milano 1935
C. Ladoux, Mes souvenirs, Paris 1937
M. St Servant, Mata Hari espionne et danseuse, Paris 1959
S. Waagenaar, Mata Hari, vita e morte di una spia bella, Milano 1964
J. P. Alem, Mestiere di spia, Torino 1977
E. Ostrovsky, Mata Hari, Milano 1979
M. Grillandi, Mata Hari, Milano 1982
S. Waagenaar, La vera storia di Mata Hari, Milano 1987
R. W. Howe, Mata Hari, Milano 1996
Altri progetti [modifica]
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Mata Hari
Collegamenti esterni [modifica]
(EN) FemBio - Notable Women International
(EN) Court TV's Crime Library
Mata Hari, la doppia vita di Greta Zelle
(IT, EN, DE, ES, PT, FR) Mata-Hari.com: Biografie e foto di Mata Hari
Portale Biografie
Portale Donne nella storia
Portale Grande Guerra
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Mata_Hari"
Categorie: Danzatori olandesi Agenti segreti olandesi Nati nel 1876 Morti nel 1917 Nati il 7 agosto Morti il 15 ottobre Agenti segreti della prima guerra mondiale Persone giustiziate per fucilazione Personalità legate a Leeuwarden [altre]

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