Elvis Aaron
[4] Presley (
Tupelo,
8 gennaio 1935 –
Memphis,
16 agosto 1977) è stato un
cantante,
chitarrista e
attore statunitense. È stato uno dei più celebri
cantanti di tutti i tempi, fonte di ispirazione per musicisti e cantanti di
rock'n'roll e
rockabilly,
[5] tanto da meritarsi il soprannome de Il Re del Rock and Roll o semplicemente The King (Il Re in
lingua inglese).
[6]La sua presenza scenica ha avuto un impatto senza precedenti sulla
cultura americana e mondiale e i suoi caratteristici movimenti di bacino gli guadagnarono l'altro importante soprannome: "The Pelvis". Stimato da fans, critici e da molte altre personalità dello star system del suo tempo - da
Marilyn Monroe ai
Beatles - ha saputo andare oltre l'
arte musicale finendo per diventare una vera e propria
icona della
cultura pop del
XX secolo.
[7] Pur essendo passato più di un trentennio dalla morte, il suo mito e la sua leggenda non sono minimamente scalfiti.
Eccetto cinque concerti tenuti in
Canada, non si esibì mai fuori dagli
Stati Uniti.
[8]Nel corso della sua carriera Elvis Presley ha visto le sue canzoni approdare più volte ai vertici della
Top Chart della rivista
Billboard, punto di riferimento per le vendite nel mercato discografico statunitense.
[9] Sul mercato britannico, il cantante di Tupelo piazzò ventuno singoli in vetta alle classifiche di vendita, con ottanta settimane di permanenza al primo posto. I suoi dischi a 45 giri rimasero in classifica 1.277 settimane, mentre i
long playing con le sue canzoni stazionarono nella Top 10 dal novembre
1958 al luglio del
1964.[
senza fonte]
In 24 anni di carriera Presley ha pubblicato 61 album, vendendo oltre 1 miliardo di dischi in tutto il mondo
[10][11][12] e risultando uno degli artisti di maggior successo commerciale nella storia della musica.
Indice[
nascondi]
1 Biografia1.1 Le origini1.2 "Re del Rock"1.3 Il servizio militare1.4 Gli anni sessanta1.4.1 '68 Comeback Special1.5 Gli anni settanta1.5.1 Aloha from Hawaii1.6 Gli ultimi giorni1.7 Cause del decesso1.8 I dubbi sul decesso e le leggende2 La Memphis Mafia3 Accuse di razzismo4 Elvis & le Cadillac5 Discografia5.1 Album6 Filmografia7 Curiosità8 Record8.1 Hit al primo posto in America8.1.1 19568.1.2 19578.1.3 19588.1.4 19598.1.5 19608.1.6 19618.1.7 19628.1.8 19699 Note10 Bibliografia11 Voci correlate12 Altri progetti13 Collegamenti esterni//
"Se trovassi un bianco che canta con l'anima di un nero diventerei miliardario" questo quello che diceva Sam Phillips pochi mesi prima di scoprire il re del rock and roll. Elvis nacque l'8 gennaio del 1935 a Tupelo, Mississippi, sopravvissuto al
gemello, che morì appena nato.
[14]Il padre, di origini scozzesi,
[15] non aveva un lavoro fisso e la madre aggiustava come poteva i conti domestici, facendo piccoli lavori serali. Abitavano in una modestissima casa appena fuori Tupelo, vicino al quartiere della gente di colore, in un bilocale con il bagno fuori.
Assidui frequentatori della
Chiesa Evangelica delle Assembly of God, fu proprio lì che Elvis ebbe il primo contatto con la
musica. Per il suo ottavo compleanno, Elvis scelse una chitarra e imparò i primi accordi osservando uno zio di sua madre che suonava durante le riunioni di famiglia.
Dal momento che Vernon non riusciva a trovare un lavoro a Tupelo, i Presley decisero di partire alla volta di
Memphis,
Tennessee, che in quegli anni era in pieno sviluppo. Elvis ormai era adolescente, ma nella nuova città non riusciva a farsi troppe amicizie. Il suo carattere era schivo e timido ed era terribilmente attaccato ai genitori, soprattutto alla madre. Il suo look, oltretutto, non lo rendeva affatto popolare tra i compagni di scuola: mentre gli altri ragazzi avevano pettinature in stile militare e t-shirt, Elvis portava i capelli con un ciuffo lungo e con le basette e vestiva con colori sgargianti acquistando i suoi capi d'abbigliamento a Beale Street, nel cuore di Memphis, dove la gente di colore aveva il suo centro e dove, proprio per questo, poteva trovare ciò che cercava a buon mercato.
Elvis, contrariamente alla maggioranza della popolazione del sud degli Stati Uniti d'America non faceva distinzioni di razza e, indifferentemente, frequentava ambienti sia della comunità bianca che di colore. Da qui il suo approccio disinvolto anche con la musica.
Negli
anni cinquanta le stazioni radio statunitensi erano nettamente divise tra quelle che trasmettevano esclusivamente musica bianca e quelle di musica nera; Elvis ascoltava indistintamente canzoni di
B.B. King o Howlin' Wolf.
Per aiutare economicamente la famiglia, Elvis decise di fare il camionista per la Crown Electric di Memphis. Un giorno passando sulla Union Street vide che alla Sun Records di Sam Phillips chiunque, pagando un dollaro, poteva registrare un disco da portarsi a casa.
Elvis decise di fare un regalo alla madre per il compleanno e decise di registrarle un disco, una vecchia ballata che aveva sentito per radio fin dai tempi di Tupelo, My Happiness.
Sam Phillips, ascoltato il ragazzo, convocò immediatamente due session men che già avevano lavorato nel suo studio in passato, il contrabbassista Bill Black e il chitarrista Scotty Moore. In una notte di luglio del
1954, dopo aver provato per ore senza aver trovato niente di buono o di originale, Elvis vinse la sua timidezza e disse agli altri due: «La conoscete questa?», ed iniziò a suonare un vecchio pezzo country di Arthur Crudup, intitolato That's All Right Mama con un ritmo frenetico; Sam Phillips uscì dalla regia e li fermò dicendo ad Elvis: «no, non la conosco ma io di questo ne faccio un disco!».
"Re del Rock" [
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Elvis in una foto promozionale per il film
Jailhouse Rock,
1957.
I primi dischi che Elvis fece per la Sun entrarono nella storia del
rock:
That's All Right (Mama),
Blue Moon Of Kentucky,
Good Rockin' Tonight,
Baby Let's Play House, titoli che catapultarono il giovane Elvis tra le stelle della musica del sud degli
Stati Uniti.
La musica proposta da Elvis era così nuova che gli ascoltatori telefonavano ai
DJ delle radio per chiedere chi fosse quel nero che cantava canzoni
country, oppure chi fosse quel bianco che cantava pezzi
blues. Inoltre Elvis era l'unico artista che appariva sia nelle classifiche di vendita di
rhythm and blues, che in quelle di
country.
Nel
1955 il contratto di Elvis venne venduto da
Sam Phillips, che con la sua piccola etichetta non poteva far fronte all'incredibile ascesa della sua giovane scoperta, alla
RCA per l'allora cifra record di 35.000 dollari. Il manager di Elvis era il
Colonnello Tom Parker e lo sarebbe rimasto fino alla morte del cantante.
Parker, intuite le potenzialità del suo assistito, fece esibire Elvis alla televisione nazionale, facendolo entrare in tutte le case d'
America. L'opinione pubblica si scandalizzò sia della musica che delle movenze selvagge che Presley portò in
TV, ma le canzoni
Heartbreak Hotel,
Jailhouse Rock (che come singolo per ora ha venduto più di 9 milioni di copie),
Hound Dog (13 milioni di copie),
Love Me Tender (5 milioni di copie),
All Shook Up (7 milioni di copie) divennero successi discografici che gli valsero l'appellativo di "Re del
Rock and Roll". Inoltre tutti questi singoli risultano tra i più venduti nella storia della musica.
Il famoso produttore
Hal B. Wallis firmò con il colonnello Parker un contratto in esclusiva per avere Elvis nei suoi film e, negli anni tra il
1956 e il
1958, Presley interpretò 4 pellicole diretto da registi del calibro di
Robert Wise e
Michael Curtiz.
Il servizio militare [
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Nel
1958 Elvis fu chiamato per il
servizio militare e dovette partire alla volta della
Germania e rimase lontano dalle scene per ben due anni.Il colonnello seppe però mantenere vivo l'interesse del pubblico e la popolarità di Elvis rimase intatta.
Elvis il giorno della visita a Nixon
Durante la sua permanenza in
Germania, conobbe quella che sarebbe diventata sua moglie:
Priscilla Beaulieu, la figlia di un colonnello americano anche lui di stanza in territorio tedesco, ma gli inizi del nuovo decennio furono piuttosto duri. La madre Gladys morì il 14 agosto 1958 all'età di 46 anni e la cosa ebbe su Elvis effetti devastanti e dai quali, forse, non si riprese più[
senza fonte]. Nel
1960 fu ospite nello show televisivo di
Frank Sinatra, che gli volle dare la possibilità di riacquistare la visibilità di un paio di anni prima. Elvis andò allo show pochi giorni dopo essere rientrato dal servizio militare.
Gli anni sessanta [
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Le nuove
rock band avevano ormai invaso il mercato dei primi
anni sessanta, e i ragazzi avevano nuovi idoli musicali come i
Beatles, i
Beach Boys o i
Rolling Stones.
Nonostante Presley continuasse a incidere dischi interessanti, non vendeva più come un tempo e il colonnello decise di sfruttare il remunerativo filone cinematografico. In otto anni Elvis interpretò ben ventinove
film, dei quali solo tre o quattro erano artisticamente validi. Gli altri erano tutti film
B-movie, girati, a volte, in due settimane con trame leggere, ma incassavano bene. Elvis aveva una certa propensione alla recitazione anche se gli furono sempre affidati ruoli poco favorevoli a mostrare le sue doti.
[16] Fu scelto da
Barbra Streisand per recitare nel film
È nata una stella ma le richieste esose del Col. Parker lo impedirono, come accadde anche per le sue candidature ad altri due film di notevole spessore:
La gatta sul tetto che scotta, nel ruolo che fu di
Paul Newman e
Un uomo da marciapiede, nel ruolo che fu di
Jon Voight.
'68 Comeback Special [
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Nel
1968 Elvis, a trentatré anni, sposato e padre di una bambina,
Lisa Marie Presley, stanco di fare film di poco conto, volle ritornare nel mondo della musica.
Il colonnello organizzò uno special televisivo natalizio per la
NBC, la regia venne affidata al giovane
Steve Binder, che aveva già diretto un paio di documentari sul mondo del Rock & Roll e che aveva intenzione di fare uno special su quello che, secondo lui, era il solo Re del
Rock 'n' Roll. Quello che fu poi chiamato "68 Comeback Special" non prese però le sembianze di una celebrazione del Natale, bensì la celebrazione del ritorno di Elvis Presley.
Elvis si presentò nella migliore forma di sempre, vestito di pelle nera e dando sfogo alla grinta che aveva dovuto reprimere negli anni dei film, regalando al pubblico americano uno spettacolo entrato nella storia della
televisione.
L'incredibile successo dello show rinnovò in Elvis il desiderio di fare musica di qualità. Decise così di ritornare a
Memphis e di chiudersi in studio per una session di registrazione. Il frutto di questo lavoro furono due album acclamatissimi da critica e pubblico,
Back In Memphis e
From Elvis in Memphis, con canzoni come
In The Ghetto e
Suspicious Minds.
Tornò anche la voglia di esibirsi dal vivo e, mentre Elvis approvava su consiglio di James Burton, il suo nuovo chitarrista, i membri di quella che sarebbe diventata la TCB Band, che lo avrebbe accompagnato in tour, e che annoverava tra le sue fila il bassista
Jerry Scheff e il batterista
Ronnie Tutt, il chitarrista ritmico John Wilkinson e il pianista Larry Muhoberac, il colonnello firmava un contratto di esclusiva con l'
International Hotel di
Las Vegas per una serie di concerti che avrebbero avuto un grandissimo successo di pubblico e critica.
Gli anni settanta [
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Elvis con il Presidente
Richard NixonUn'altra foto con
Nixon alla
Casa BiancaElvis iniziò il nuovo decennio con una seconda serie di spettacoli, fra il
26 gennaio e il
23 febbraio 1970, sempre all'
International Hotel di
Las Vegas. Da quel momento sembrò deciso a voler recuperare tutti gli anni perduti lontano dal pubblico e nell'arco di sette anni, fra il
1970 e il
1976, si esibì in quasi un migliaio di concerti, con una media di uno ogni due giorni e mezzo circa, anche due o tre nello stesso giorno.
Il
21 dicembre 1970 Elvis Presley fece visita, su sua richiesta, al presidente
Richard Nixon alla
Casa Bianca. Numerose foto lo ritraggono col presidente nello
Studio Ovale. La
Biblioteca presidenziale Nixon Library & Birthplace, con sede a Yorba Linda in
California, vende queste foto con la didascalia «The President & The King».
Malgrado insistenti voci di possibili tour esteri, Presley non si esibì mai al di fuori degli
Stati Uniti o del
Canada. Di conseguenza furono migliaia gli appassionati che da tutto il mondo si recarono oltreoceano per poter assistere ad una sua esibizione.
Aloha from Hawaii [
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Il
14 gennaio 1973 venne trasmesso in
TV il primo show via satellite da
Honolulu,
Elvis: Aloha From Hawaii seguito da un pubblico stimato di oltre un miliardo di telespettatori in quaranta paesi.
[17] Dal concerto è ricavato
Aloha From Hawaii: Via Satellite (
1973), primo disco quadrifonico a diventare un million seller.
La produzione discografica complessiva fu comunque enorme per tutto il decennio: a fianco di una serie di album pubblicati sull'etichetta economica
RCA Camden, sottomarca della
RCA, che raccoglievano brani provenienti dalle
colonne sonore dei
film degli
anni sessanta, furono pubblicati numerosi album con materiale inciso in studio.
Fra questi si possono ricordare
Elvis Country (I'm 10,000 Years Old) (
1971), un
concept album di musica
country,
Elvis Sings the Wonderful World of Christmas (
1971) e
He Touched Me (
1972), con materiale natalizio e
gospel, e più tardi
Promised Land e
Today (entrambi del
1975).
Numerose furono anche le antologie con materiale dei decenni precedenti. I maggiori successi da classifica come singoli, nel periodo furono:
Kentucky Rain (
1970),
The Wonder of You (
1970), There Goes My Everything (
1971),
Burning Love (
1972), Steamroller Blues (
1973), Promised Land (
1974), My Boy (
1975), T-R-O-U-B-L-E (
1975) e Moody Blue (
1977).
Presley troncò, invece, ogni rapporto con
Hollywood, e le uniche testimonianze della sua attività concertistica per immagini furono i due documentari Elvis, That's The Way It Is (
1970) ed Elvis On Tour (
1972).
Fin dal ritorno dal
servizio militare, nel
1960, Presley si era mostrato sempre più guardingo nei rapporti con la gente, e così attorno a lui si era andata formando una impenetrabile barriera di parenti, amici e guardie del corpo, denominata Memphis Mafia, che lo proteggeva, ma gli impediva, tuttavia, di avere contatti con l'esterno.
Tipico esempio di questa situazione, il fatto di affittare un
teatro o un intero parco di divertimenti per passare una serata con gli amici, senza estranei. Verso la fine degli
anni sessanta la situazione del cantante era già quella di un quasi recluso e ciò può in parte motivare l'entusiasmo che negli
anni settanta lo portò a cercare, con incredibile frequenza, il contatto con il pubblico.
Gli ultimi giorni [
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I lunghi periodi di lontananza, i sempre più frequenti rapporti con altre donne, e la precaria salute di Elvis (che aveva aumentato considerevolmente l'uso di farmaci dal suo ritorno alle esibizioni dal vivo nel 1969) spinsero poi la moglie
Priscilla a dividersi da lui, nel
febbraio del
1972. Il 9
ottobre del
1973 venne sancito il
divorzio a Santa Monica, e, sebbene l'amicizia tra Elvis Presley e la ex-moglie Priscilla sia durata per tutta la vita del cantante, ciò gli provocò un lungo periodo di acuta
depressione.
La casa di Presley a
GracelandLa tomba di Presley a
GracelandBarbiturici,
tranquillanti e
anfetamine diventarono suoi compagni di tutte le ore del giorno e della notte. La cosa non fu senza conseguenze, e frequenti furono i ricoveri in ospedale.
A quella che sembrava la crescita di uno stato
ipocondriaco, si aggiungevano i risultati di una
alimentazione disordinata, che portarono Presley a ingrassare vistosamente e a sottoporsi a diete dimagranti a base di medicinali.
Alla fine del 1973 la salute di Elvis cedette di schianto. Il suo chitarrista John Wilkinson lo ricorda "Gonfio come un otre, balbettante, un vero rottame... c'era qualcosa che assolutamente non andava nel suo fisico. Stava così male che le parole nelle sue canzoni erano totalmente indecifrabili."
L'ultima esibizione di Presley fu a
Indianapolis al "Market Square Arena" il
26 giugno 1977 dove eseguì una straordinaria interpretazione del pezzo Unchained Melody, brano usato come colonna sonora del film Ghost nella versione del 1965 incisa dai The Righteous Brothers e del vecchio successo "Bridge Ove Troubled Water".
Dopo il concerto, Elvis torna a Memphis per riposare e preparare il suo nuovo tour, previsto per dopo la metà di agosto. Il
16 agosto, poco dopo mezzanotte, Elvis torna a
Graceland. Fino alle prime ore del mattino rimane sveglio con la famiglia e il suo staff, rilassandosi e curando gli ultimi dettagli per il nuovo concerto che avrebbe dovuto partire da Portland, nel
Maine il 17 agosto. Verso le 7 del mattino si ritira in camera per riposare prima della partenza. Sono le ultime ore di vita. In tarda mattinata, Elvis viene trovato morto nella sua stanza da bagno dalla compagna
Ginger Alden nella sua dimora a
Graceland, a
Memphis. Trasportato al Baptist Memorial Hospital, ne fu dichiarata la morte alle 15:30 per un
attacco cardiaco.
[18] Aveva 42 anni.
Meno di un'ora dopo l'annuncio della morte di Elvis, un migliaio di persone si erano riunite davanti al cancello di Graceland. Un'ora più tardi erano 3 mila. Nel pomeriggio diventarono 20 mila. In tarda serata erano 80 mila. Da tutto il mondo piovvero ordini ai fioristi di Memphis perché confezionassero dei cuscinetti floreali a forma di chitarre, cani, orsacchiotti, cuori spezzati e corone. Furono organizzati due voli speciali che trasportarono 5 tonnellate di fiori dalla California e dal Colorado.
Graceland, la maestosa tenuta di Elvis Presley, è oggi un museo. Aperta al pubblico nel
1982, essa è divenuta una sorta di
santuario del
rock, meta del pellegrinaggio continuo dei suoi fan.
[19] Graceland risulta essere la seconda casa più visitata degli
Stati Uniti con oltre 10.000 persone in visita a settimana, seconda solo alla
Casa Bianca.
Cause del decesso [
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Il 16 agosto 1977, Elvis è morto nel suo bagno personale a Graceland, presumibilmente per un attacco cardiaco. Tuttavia, vi sono dati contrastanti per quanto riguarda la causa della sua morte. Secondo il noto biografo di Presley,
Peter Guralnick, il cantante "aveva vomitato dopo essere stato colpito da infarto, a quanto pare mentre era seduto sul water". Nel suo corpo furono trovate 14 sostanze medicinali a lui prescrittegli dal medico personale, sostanze dunque legalmente somministrate ad Elvis, il quale non faceva uso di sostanze stupefacenti. Altra causa imputata per la morte di Presley fu l'obesità. Secondo la stima del medico che effettuò l'autopsia sul corpo del cantante, Elvis al momento del decesso pesava circa 158 kg.
[20] Aveva messo su una buona parte di quel peso nell'ultimo periodo, dato che passava il tempo seduto nella sua stanza ricorrendo al cibo per consolarsi: dolciumi fritti, cheeseburger, gelati, pizze, panini fritti con bacon, burro di noccioline e banane. I medici che lo ebbero in cura avevano cercato senza successo di cambiare il regime alimentare di Elvis già nel 1974.
[20][21] Non trascurabile anche l'ipotesi di uno
shock anafilattico provocato da una parziale allergia alla
codeina, sostanza presente in dosi massiccie nei farmaci contro il mal di denti di cui Presley faceva uso durante quei giorni. L'ultima ipotesi sulla sua morte viene formulata tuttavia da un suo stretto conoscente nonché suo medico personale, il dottor
George Nick Nichopoulos, che durante gli ultimi 12 anni della vita di Elvis l'ha avuto in cura. Il medico ha recentemente pubblicato un libro dal titolo The King and Dr. Nick, in cui spiega nel dettaglio la sua versione delle reali cause della morte di Elvis. Secondo il dottore, Elvis morì a causa di una costipazione cronica e che, per questo motivo, fu trovato morto vicino al suo WC. La costipazione cronica causa infatti un colon sproporzionato, una mobilità intestinale quasi inesistente e anche obesità (tutte circostanze riscontrate durante l'autopsia del cadavere).
I dubbi sul decesso e le leggende [
modifica]
Per approfondire, vedi la voce
Avvistamenti di Elvis.
Immediatamente dopo la scomparsa del cantante si diffusero voci sul genere della
leggenda metropolitana che sostenevano, e sostengono tuttora, che egli fosse in realtà vivo, e che la sua
morte fosse stata una messa in scena, elencando possibili
avvistamenti di Elvis.
Ad oggi, esistono associazioni e ricercatori
[22][23][24][25], in particolar modo statunitensi, impegnati nel sostenere queste teorie.
Tra le ipotesi più gettonate, spiccano la possibile origine
aliena del cantante, il suo inserimento in un programma dell'
Fbi per la protezione dei testimoni, e il volontario
esilio del cantante stanco della vita condotta fino ad allora
[26][27].
Fra le altre curiose storie che lo riguardano, ce n'è una che gli attribuisce anche l'omicidio del presidente
statunitense John Fitzgerald Kennedy.
[28]La Memphis Mafia [
modifica]
All'inizio degli anni 1960, la cerchia di amici e parenti di cui Presley si circondò costantemente fino alla sua morte, divenne nota come "Memphis Mafia".
[29] «Elvis era circondato dai parassiti», afferma il giornalista
John Harris, «Non c'era da meravigliarsi che, appena Presley iniziò a scivolare nella dipendenza e nel torpore, nessuno lanciò l'allarme: per loro, Elvis era una banca, e in quanto tale doveva rimanere aperta».
[30] Tony Brown, che suonò il pianoforte per Presley regolarmente negli ultimi due anni di vita del cantante, osservò il rapido declino della sua salute e l'urgente necessità di affrontare il problema: «Ma sapevamo tutti che era un'impresa disperata perché Elvis era circondato da quel piccolo ristretto cerchio di persone ... tutti quei cosiddetti amici».
[31] In difesa della Mafia di Memphis, un membro della stessa, Marty Lacker, ha detto: «Presley era l'artefice del suo destino, era lui il capo ... Se non fossimo stati in giro, sarebbe morto molto tempo prima».
[32]Larry Geller diventa il parrucchiere personale di Presley nel 1964. A differenza di altri nella Memphis Mafia, era interessato a questioni spirituali e ricorda come, dal loro primo colloquio, Presley gli rivelò i suoi pensieri segreti e le proprie ansie: «Voglio dire, ci deve essere uno scopo ... ci deve essere un motivo ... un motivo per cui ho scelto di essere Elvis Presley ... Giuro su Dio, nessuno sa quanto io mi senta solo. Vuoto è come mi sento veramente dentro».
[33] In seguito, Geller fornì a Presley i libri su religione e misticismo, che il cantante leggeva voracemente durante gli incessanti tour.
[34]Accuse di razzismo [
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Quando
Dewey Phillips mandò in onda per la prima volta That's All Right su Radio Memphis, molti ascoltatori telefonarono alla stazione radio per avere informazioni sul cantante, dando per scontato che fosse nero.
[35] Fin dall'inizio della sua carriera, Presley espresse rispetto per gli afro-americani e disprezzo per le norme della segregazione razziale e il pregiudizio allora prevalente nel sud degli Stati Uniti. Intervistato nel 1956, ricordò come nella sua infanzia ascoltava la musica del bluesman
Arthur Crudup (autore di That's All Right) - e che essa lo ispirò ad intraprendere la carriera musicale.
[36] Il The Memphis World, un giornale afroamericano, riferì che Presley, "il fenomeno Rock 'n' Roll", infranse le leggi della segregazione a Memphis, "frequentando il parco divertimenti locale che era solitamente frequentato da neri".
[37] Tali dichiarazioni portarono Presley ad essere generalmente ben accolto nella comunità nera durante i primi giorni della sua celebrità. Per contro, molti adulti bianchi, lo condannarono come depravato per le sue movenze ritenute oscene sul palco.
Nonostante il parere ampiamente positivo che i neri avevano di Presley, intorno alla metà del 1957, si diffuse la voce che Elvis avesse a un certo punto detto: «L'unica cosa che i negri possono fare per me, è comprare i miei dischi e lustrarmi le scarpe».
[38] Un giornalista del settimanale americano Jet, Louie Robinson, cercò di far luce sulla storia. Sul set del film
Il delinquente del rock and roll, Presley gli concesse un'intervista. Egli negò categoricamente di aver mai fatto una simile dichiarazione e affermò di non essere in alcun modo un razzista. Robinson non trovò prove che la frase razzista fosse stata mai effettivamente detta, ed anzi raccolse le testimonianze di molti individui che riferirono che Presley era tutt'altro che razzista.
[39][40] Il cantante blues
Ivory Joe Hunter, che era a conoscenza del fatto, una sera visitò Graceland, e disse di Presley: «Mi ha mostrato la massima cortesia, e credo che sia uno dei più grandi in assoluto».
[41] Anche se all'epoca l'osservazione razzista fu smentita del tutto, era ancora in uso contro Presley decenni più tardi. L'identificazione di Presley con il razzismo, o personalmente o simbolicamente, è stata esemplificata nel celebre testo del brano rap del 1989
Fight the Power, dei
Public Enemy: «Elvis was a hero to most / But he never meant shit to me / Straight-up racist that sucker was / Simple and plain» («Elvis era un eroe per molti / Ma non ha mai significato un cazzo per me / Era un fottuto razzista / Puro e semplice»).
[42]La persistenza di tali atteggiamenti è stata alimentata dal risentimento per il fatto che Presley, il cui linguaggio musicale e visivo deriva da fonti africane in America, ha riscosso il successo e il riconoscimento culturale e commerciale in gran parte negato ai suoi contemporanei neri. A tutt'oggi, la nozione che Presley ha "rubato" la musica dei neri per edulcorarla e ricavarne profitto, trova ancora dei seguaci.
[43] In particolare il musicista afroamericano
Jackie Wilson si è preoccupato di smentire questa teoria, affermando: «Un sacco di persone hanno accusato Elvis di rubare la musica dei neri, quando in realtà, quasi ogni artista solista nero ha copiato i suoi modi di fare!».
[44] E durante tutta la sua carriera, Presley riconobbe chiaramente il suo debito nei confronti dei musicisti di colore.
Elvis & le Cadillac [
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Non è un segreto la grande e smisurata passione che il Re del Rock 'n Roll ha sempre avuto per le
Cadillac, l'auto americana di lusso per eccellenza.
La prima fu acqustata da Elvis nel 1955 e per tre mesi raggiunse con questa le location dei concerti assieme al suo gruppo. La macchina andò in fumo nel giugno dello stesso anno, nel percorso tra Hope e Texarcana.
La 75 Fleetwood Limousine, è la seconda vettura acquistata per il tour nel marzo 1956, in seguito fu anche utilizzata per il trasloco a Graceland nel '57. In questa occasione gli interni vennero seriamente danneggiati, in quanto furono trasportati anche diversi animali, tra cui polli, tacchini e papere, che provvidero a rovinare gli interni.
La terza Cadillac è forse la più famosa, ultima icona di un Elvis anni '50, la De Ville Fleetwood 60 Special, meglio conosciuta dai fan anche come "Pink Cadillac". In origine fu acquistata per la madre Gladys, la carrozzeria, in principio blu, fu ridipinta di un color rosa che sembra addirittura essere stato creato apposta per Elvis in una tonalità molto difficile da ottenere.
Si prosegue con la
Cadillac Eldorado, acquistata assieme a
June Juanico il 12 giugno del 1956 per 10.000 dollari. Originariamente di color bianco con interni neri, Elvis la fece ridipingere a Memphis da Jimmy Sanders, lo stesso che aveva creato il color rosa della vettura precedente. Oltre a questo, vennero inseriti alcuni particolari, come le iniziali EP negli interni in pelle odornate da una chitarra e due note musicali.
Altra vettura, la Series 75 Fleetwood Limousine del 1960. Assolutamente lussuosa, venne acquistata per l'allora cifra record di 100.000 dollari. L'interno includeva elementi come: frigorifero, telefono, un impianto TV, un dispositivo per lucidare le scarpe, un dispositivo per ascoltare cassette e persino un dispositivo per ascoltare dischi della RCA fino ad un massimo di dieci LP alternati automaticamente, il tutto rifinito in oro 24 carati. Nel 1964 il Colonnello Parker convinse l'RCA a vendere l'auto per 24.000 dollari ed utilizzarla per un tour promozionale come simbolo del Re, la cosa ebbe infatti grande successo. Negli anni '70 è stata donata al Country Music Association Hall of Fame di
Nashville, dove si trova tuttora.
La Series Fleetwood Limousine del 1964, di colore nero, poi riverniciata di color porpora, è sicuramente una delle auto preferite e più usate da Elvis. Quest'auto ha partecipato anche al corteo funebre nel 1977.
L'ennesima Cadillac del Re fu una De Ville del '67, fu usata da Elvis e Priscilla durante la loro luna di miele.
Nel 1968 viene la Eldorado Coupé, acquistata per uso esclusivo e personale. Fu spesso usata soprattutto durante il periodo della nascita di Lisa Marie e per tutto l'anno successivo. Quando un giorno l'auto non partì, Elvis in eccesso di rabbia, scese e la colpì lungo il paraurti di destra con diversi calci. In seguito venne regalata al patrigno di Priscilla.
Successivamente nel 1974 Elvis aggiunge la Cadillac Fleetwood Brougham. Una delle auto preferite dal Re, tanto che volle all'interno ogni tipo di optional possibile e immaginabile. Tra questi un soffitto con una luna splendente e l'immagine di
Dio. Questa vettura si può scorgere nel corteo funebre durante i funerali di Elvis. Il proprietario attuale l'ha acquistata a Graceland nel 1980, nel 2000 è stata messa all'asta per la modica cifra di 1 milione e 200 mila dollari, successivamente a 750.000 dollari e ancora scesa a 500.000.
Altre Cadillac di minore importanza appartenute al King sono state: Cadilla Sedan, Station Wagon, Sedan De Ville, e la Eldorado Convertibile. Quest'ultima fu disegnata personalmente da Elvis nel 1965, sul modello dell'auto dei suoi sogni. Realizzata da Goerge Barris, Elvis non vide mai il suo sogno realizzarsi, in quanto morì prima che il progetto fosse portato a termine.
Discografia [
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