Pietro Berti

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VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

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FUSIORARI NEL MONDO

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UN UOMO GIACE TRAFITTO DA UN RAGGIO DI SOLE, ED E’ SUBITO SERA

Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam

Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam

VIAGGIA CON RYANAIR

JE ME SOUVIENS

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VILLA BERTI VIA BEL POGGIO N. 13 IMOLA http://www.villaberti.it/


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Auguro a voi tutti un buon viaggio nel mio blog.

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domenica 13 marzo 2011

Libero


Libero è un quotidiano italiano fondato nel 2000 da Vittorio Feltri, attualmente diretto da Maurizio Belpietro.
Indice[nascondi]
1 Storia
1.1 Il ritorno di Feltri
2 Direttori
3 Organigramma e collaboratori principali
4 Dorsi e allegati
5 Assetto societario e finanziamenti pubblici
6 Diffusione
7 Note
8 Collegamenti esterni
Storia[modifica]
Il giornale è uscito per la prima volta in edicola il 18 luglio 2000, la testata è stata disegnata dal grafico Franco Bevilacqua; il nuovo quotidiano si colloca nell'area del centro-destra. Come ha scritto Oscar Giannino (2007):
« Molti dei nostri lettori comprano Libero e Libero mercato perché ci trovano una voce fuori dal coro e dai partiti, ma a favore di una visione nettamente liberale e liberista, antitassaiola e antisprechi pubblici, diffidente di ogni eccesso partitico [...], oltre che diffidente degli eccessi della magistratura, quando poi la giustizia e la sicurezza per i cittadini qualunque non sono garantiti. »
Il 21 novembre 2000[1] Feltri viene radiato dall'albo dei giornalisti con delibera del Consiglio dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia presa (all'unanimità). Il fatto contestato è la «pubblicazione alla pagina 3 dell’edizione del 29 settembre 2000 del quotidiano di sette fotografie impressionanti e raccapriccianti di bambini ricavate da un sito pornografico reso disponibile dai pedofili russi e di una Deontologia - Minori e soggetti deboli 519 ottava fotografia a pagina 4 (raffigurante una scena di violenza tratta dai video di pedofilia sequestrati dalla magistratura), fotografie che appaiono tutte contrarie al buon costume e tali, illustrando particolari raccapriccianti e impressionanti, da poter turbare il comune sentimento della morale e l’ordine familiare».[2][3] Nel febbraio del 2003 l'Ordine Nazionale dei giornalisti di Roma annulla il provvedimento di radiazione che era stato preso a Milano e lo converte in censura[4][5].
Nel marzo 2005 Libero ha lanciato una raccolta di firme affinché il Presidente della Repubblica nominasse Oriana Fallaci senatore a vita. Sono state raccolte 75.000 firme[6].
Nel 2006 Libero ha sostenuto il movimento dei Riformatori Liberali di Benedetto Della Vedova, minoranza radicale passata al centro-destra. Vittorio Feltri è uno dei firmatari del loro manifesto[7].
Alla vigilia delle elezioni politiche italiane del 2006, Renato Farina pubblica su Libero un falso dossier, preparato dal Sismi, secondo cui Romano Prodi avrebbe autorizzato, come Presidente della Commissione Europea, le extraordinary rendition della CIA in Europa, come nel caso di Abu Omar. Per tale dossier Farina sarà condannato a sei mesi di reclusione per favoreggiamento, e radiato dall'Ordine dei giornalisti[8].
Dal gennaio 2007 al 15 luglio 2008, direttore responsabile di Libero diviene Alessandro Sallusti, con Feltri direttore editoriale.
Nel febbraio 2007 sono stati arrestati alcuni membri di una cellula delle Brigate Rosse con l'accusa di aver progettato un attentato terroristico alla sede di Libero. Secondo tale accusa, dopo ripetuti appostamenti i neo-brigatisti Ghirardi e Latino intendevano compiere un attentato incendiario per il giorno di Pasqua con «benzina e acido da versare dentro»[9].
Feltri nel luglio 2008 torna direttore responsabile, per lasciare il giornale nell'agosto 2009, per tornare a Il Giornale. Arriva da Panorama al suo posto Maurizio Belpietro.
Dal novembre del 2009 il quotidiano è disponibile con sistema di consultazione digitale.
Il ritorno di Feltri[modifica]
Il 21 dicembre 2010 Vittorio Feltri ha lasciato per la seconda volta il Giornale per assumere il ruolo di direttore editoriale di Libero, di cui diventerà anche azionista assieme a Maurizio Belpietro, confermato direttore responsabile.[10]
I due giornalisti hanno acquistato il 10% ciascuno della società editrice. Nonostante posseggano una quota di minoranza, la gestione del giornale è stata affidata a loro. Grazie a una serie di patti parasociali, Feltri e Belpietro avranno anche la maggioranza nel consiglio di amministrazione.
Direttori[modifica]
Vittorio Feltri (18 luglio 2000 - gennaio 2007)
Alessandro Sallusti (gennaio 2007 - 15 luglio 2008)
Vittorio Feltri (15 luglio 2008 - 1 agosto 2009)[11]
Gianluigi Paragone, ad interim (1 agosto 2009 - 13 agosto 2009)
Maurizio Belpietro (13 agosto 2009 - in carica)
Organigramma e collaboratori principali[modifica]
I vicedirettori della testata sono: Fausto Carioti, Luigi Santambrogio, Pietro Senaldi e Giovanni Tagliapietra e Franco Bechis. Tra i collaboratori ci sono Antonio Socci, Filippo Facci, Antonio Martino, Gianluigi Nuzzi, Tommaso Labranca, Luca Volontè, Alberto Mingardi, Mario Giordano, Gilberto Oneto, Gianni De Michelis, Davide Giacalone, Giampiero Mughini e Nazzareno Carusi.
Il vignettista di Libero è Benedetto Nicolini, in arte Benny.
Dal settembre 2006, nel settore sportivo, il quotidiano usufruisce della collaborazione di Luciano Moggi.
Dorsi e allegati[modifica]
Periodicamente vengono allegati al giornale dei libri, per la collana di "manuali di conversazione politica", curata da Vittorio Feltri e da Renato Brunetta.
Tra maggio 2007 e febbraio 2009 Libero è uscito con un doppio dorso. L'edizione principale era accompagnata, in abbinamento obbligatorio, da LiberoMercato, inserto economico-finanziario. In seguito l'inserto è stato inserito all'interno del quotidiano.
Dal 26 agosto 2009 inizia la collaborazione dell'ex direttore de Il Giornale Mario Giordano, seguita, due giorni dopo, da quella di Filippo Facci.
Assetto societario e finanziamenti pubblici[modifica]
Dal 2001 il quotidiano è di proprietà del gruppo Angelucci, attivo nel settore della sanità e dell'immobiliare. Con l'aiuto della banca romana Capitalia, gli Angelucci hanno investito 30 milioni nel quotidiano, trasformandolo da giornale regionale a giornale nazionale.[12]. Nel 2003 Libero ha chiesto ai proprietari del bollettino «Opinioni nuove» di prendere in affitto la testata. Il quotidiano è diventato ufficialmente il supplemento dell'organo ufficiale del Movimento Monarchico Italiano. In questo modo ha potuto beneficiare di 5.371.000 euro come finanziamento pubblico agli organi di partito[13], secondo quanto previsto dalla Legge 7 marzo 2001, n. 62[14]. Nel 2004 Libero ha comprato la testata «Opinioni nuove» e si è poi trasformato in cooperativa per ottenere i contributi per l'editoria elargiti alle testate edite da cooperative di giornalisti. Dal 2007 il quotidiano è edito dalla Editoriale Libero s.r.l., che fa capo alla Fondazione San Raffaele, struttura ospedaliera di Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi. La testata è tuttora di proprietà del gruppo Angelucci.
Nei sette anni che intercorrono dal 2003 al 2009, Libero ha beneficiato di contributi pubblici per 40 milioni di euro[15]. Nel 2006 Libero ha chiuso il bilancio con profitti per 187 mila euro[12].

Note[modifica]
^ Foto choc, Feltri radiato dai giornalisti
^ Ordine dei giornalisti - Decisioni, documenti e giurisprudenza dal 1996
^ Foto pedofilia, Feltri radiato dall'Ordine dei giornalisti
^ Il 'caso Feltri'
^ Immagini raccapriccianti e impressionanti, reato letto attraverso le sentenze dei giudici.
^ I documenti di Panorama n. 19
^ Riformatori Liberali: Siamo l'anima libertaria della Cdl Blog di Benedetto Della Vedova, 14 ottobre 2006
^ D'Avanzo, La fabbrica dei dossier, La Repubblica, 11 ottobre 2010
^ Capi br arrestati all'alba dopo summit segreto (Corriere della Sera, 14 febbraio 2007)
^ Feltri e Belpietro diventano azionisti di «Libero» in Corriere della Sera. 17 dicembre 2010. URL consultato il 18 dicembre 2010.
^ Le dimissioni sono state date il 30 luglio.
^ a b Marco Cobianchi, «Niente fidi per L'Unità alla famiglia Angelucci», Panorama, 27/11/2007
^ Bernardo Iovene. Il finanziamento quotidiano. RAI, trasmissione Report del 23 aprile 2006
^ «Nuove norme sull’editoria e sui prodotti editoriali e modifiche alla legge 5 agosto 1981, n. 416».
^ Aldo Forbice, Giancarlo Mazzuca, I Faraoni. Come le mille caste del potere pubblico stanno dissanguando l'Italia. Piemme, 2009, pag. 262.
Collegamenti esterni[modifica]
Sito ufficiale
I finanziamenti pubblici

lunedì 7 marzo 2011

L'Asca - Agenzia Stampa Cattolica Associata


L'Asca (Agenzia Stampa Cattolica Associata) è un'agenzia stampa italiana fondata nel 1969[1]. Diretta da Claudio Sonzogno, è stata la prima agenzia italiana a dare su Internet un notiziario completo: politica, cronaca, economia e società.
Sul suo sito ufficiale ci sono inoltre newsletter e speciali sulla multimedialità, il Giubileo della Chiesa cattolica del 2000, l'Euro, la stampa italiana all'estero, eccetera.
Note [modifica]
^ Pagina sull'agenzia dal sito ufficiale
Collegamenti esterni [modifica]
Sito ufficiale
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Asca"
Categoria: Agenzie di stampa italiane [altre]
Categoria nascosta: Stub - editoria

sabato 5 marzo 2011

Agenzia Giornalistica Italia ( AGI )


L'Agenzia Giornalistica Italia o AGI è un'agenzia di stampa italiana. È stata fondata nel 1950 ed è controllata dall'ENI dal 1965.
Ha sede a Roma ed ha redazioni in tredici capoluoghi di provincia italiani ed una sede estera presso l'Unione Europea a Bruxelles. Trasmette quotidianamente dei notiziari su cronaca, politica, economia, finanza, cultura, spettacolo, sport per i mezzi di informazione e per le aziende.
Grazie agli accordi con varie agenzie di stampa estere l'AGI è in grado di fornire notizie che riguardano tutto il mondo. L'AGI English News[1] trasmette notiziari in lingua inglese su tutti i principali avvenimenti italiani ed esteri.
Nel 2005 Giuliano De Risi ha sostituito Vittorio Pandolfi alla direzione dell'agenzia.
[modifica] Note
Dal 24 novembre 2010 il direttore dell'AGI è il dottor Roberto Iadicicco.
^ Vedi: Agi.it/Italy
[modifica] Collegamenti esterni
Sito ufficiale
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Agenzia_Giornalistica_Italia"
Categoria: Agenzie di stampa italiane

venerdì 4 marzo 2011

Rula Jebreal







Rula Jebreal (in arabo: رولا جبريل; Haifa, 24 aprile 1973) è una giornalista e scrittrice arabo israeliana naturalizzata italiana, di etnia araba residente in Italia[1].
È iscritta all'Ordine dei giornalisti del Lazio.
Indice[nascondi]
1 Biografia
2 Note
3 Bibliografia
4 Altri progetti
Biografia [modifica]
Figlia di un commerciante arabo israeliano di Gerusalemme Est e guardia della moschea di al-Aqsa, cresce a Gerusalemme e studia nel collegio Dar-At-Tifel dove si diploma nel 1991, alternando agli studi l'attività di volontariato nei campi profughi palestinesi. Nel 1993 ottiene una borsa di studio del governo italiano per studenti stranieri e si trasferisce a Bologna (*), dove tenta, invano, di entrare nell'entourage medico della Virtus Bologna come fisioterapista. Lavora inizialmente in un ospedale psichiatrico ma un incidente sul lavoro la costringe ad abbandonare la professione.
Nel 1997 inizia a collaborare con Il Resto del Carlino, Il Giorno e La Nazione, dove si occupa di cronaca cittadina e temi sociali e nel 1999 passa alla politica estera, con particolare attenzione ai conflitti mediorientali. Nel 2002, come giornalista e militante del Movimento palestinese per la democrazia e la cultura, prende parte ad una trasmissione televisiva su La7, Diario di guerra.
Nel 2003, per la stessa emittente, inizia a curare la rassegna stampa dei quotidiani in lingua araba e contemporaneamente collabora con il Il Messaggero come editorialista di politica estera. Alla fine del 2003 ottiene la conduzione dell'edizione notturna del telegiornale di La 7. Nel giugno 2004 vince il premio Mediawatch come miglior conduttrice emergente dell'anno. Nell'ottobre dello stesso anno si trasferisce con la figlia Miral, avuta dalla relazione con l'artista Davide Rivalta, da Bologna a Roma.
Nel 2005 conduce Pianeta 7, rubrica di approfondimento di esteri. Nell'estate immediatamente seguente modera il dibattito giornaliero di Omnibus Estate e successivamente, in ottobre, il "tema del giorno" del programma quotidiano Omnibus, alternandosi con Antonello Piroso. In seguito al suo passaggio in Rai, viene sostituita da Gaia Tortora che conduce la rubrica tuttora. Nello stesso anno vince il Premio Ischia Internazionale di Giornalismo per la televisione nella sezione giovani, riservato ai professionisti under 35.
Nel febbraio 2006 è ospite della trasmissione Matrix, dove rinfaccia al vicepresidente del Senato e ministro per le Riforme del governo Berlusconi Roberto Calderoli, esponente di spicco della Lega Nord, alcune sue dichiarazioni sugli immigrati rilasciate in occasione di un comizio pubblico. Questi reagisce definendo la Jebreal "quella signora abbronzata", in riferimento al colore della sua pelle. Le associazioni di categoria e varie forze politiche condannano l'espressione usata dal ministro.[2][3][4][5]
Nel settembre 2006 affianca Michele Santoro nella prima edizione del suo programma di approfondimento Anno Zero. In una puntata di questa trasmissione, mentre sta intervistando Antonio Di Pietro, un ospite non identificato dice «Una gnocca senza testa». Inizialmente l'insulto viene ritenuto diretto alla Jebreal[6]. Tuttavia il giornalista Filippo Facci, presente in trasmissione, ha riferito che l'insulto era rivolto all'altra assistente di Santoro, Beatrice Borromeo.[7] Lo stesso Santoro nella puntata di Annozero successiva ha ammesso di non sapere a chi si riferisse l'insulto. Ne è conseguita una serie di polemiche alimentate dalla trasmissione Striscia La Notizia.
Dal giugno 2007 è autrice e conduttrice di Onda Anomala, un programma settimanale di esteri in onda sul canale satellitare Rainews24. Per la casa editrice Rizzoli ha pubblicato due romanzi sui problemi della sua terra: La strada dei fiori di Miral (2004), da cui è stato tratto il film Miral, e La sposa di Assuan (2005). Il 28 settembre 2007 ha pubblicato, sempre per la Rizzoli, il saggio Divieto di soggiorno, contenente delle interviste a degli immigrati in Italia. Ora vive a New York ed è l'attuale compagna di Julian Schnabel (**).
Note [modifica]



* con un diploma di fisioterapista per seguire un corso di perfezionamento (fonte: http://www.telegiornaliste.com/jebreal.htm)



(**) regista del film Miral (2010, romanzo da cui è tratto il film di Julian Schnabel interpretato da Freida Pinto) fonte: http://www.telegiornaliste.com/jebreal.htm
^ (AR) Articolo di Al Jazeera
^ "Il razzista Calderoli offende Rula Jebreal. In diretta Rifiuta le scuse alla giornalista de La7", articolo de L'Unità riportato sul sito dell'UCEI.
^ Caso Alpi: CDR TG1, Giornalisti coraggiosi danno fastidio, notizia Adnkronos, riportata dal sito Ilarialpi.it.
^ Stampa Romana, solidale con la collega Jebreal, denuncia l'atteggiamento razzista del Ministro per le Riforme, dal sito dell'Associazione Stampa Romana.
^ Sono abbronzato come Rula Jebreal, da Corriere.it
^ Rula «gnocca senza testa». Insulto in onda da Corriere.it
^ Insulto a Rula Jebreal: «È stato Giulio Sapelli», da La Stampa.it.
Bibliografia [modifica]
Miral, Rizzoli, 2010. ISBN 978-88-17-04160-7
La strada dei fiori di Miral, Milano, Rizzoli, 2004. ISBN 88-17-00373-5
La sposa di Assuan, Milano, Rizzoli, 2005. ISBN 88-17-00867-2
Divieto di soggiorno. L'Italia vista con gli occhi dei suoi immigrati, Milano, Rizzoli, 2007. ISBN 88-17-01270-X
Altri progetti [modifica]
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Rula Jebreal



giovedì 3 marzo 2011

Porta a Porta


Porta a Porta è una rubrica televisiva di approfondimento delle tematiche politiche e di attualità condotta da Bruno Vespa. Da sempre, la trasmissione è andata in onda su Rai 1 in seconda serata; la prima puntata è stata trasmessa il 22 gennaio 1996.
L'allestimento e la collocazione del programma all'interno del palinsesto sono rimasti immutati negli anni. Bruno Vespa invita politici, esperti e personaggi televisivi a confrontarsi sul tema della serata; gli ospiti intervengono uno per volta, facendosi introdurre attraverso una porta (da cui il nome del programma).
Indice[nascondi]
1 Avvenimenti rilevanti
2 Curiosità
3 Cast storico
4 Informazioni sul Programma
5 Note
Avvenimenti rilevanti [modifica]
Attraverso la trasmissione di Porta a Porta Bruno Vespa ha affrontato temi spesso controversi, con la partecipazione di personaggi della politica nazionale di altissimo profilo istituzionale. Si ricordano in particolare i seguenti episodi:
Il primo ospite del giorno 22 gennaio 1996 fu Romano Prodi, il candidato alla Presidenza del Consiglio alle Elezioni politiche 1996 (le quali lo videro vittorioso), e fu così che la trasmissione aprì il primo ciclo. Si discuteva sulle elezioni del 1996. Il 23 gennaio dello stesso anno furono ospiti Massimo D'Alema e Gianfranco Fini. Si discuteva di politica, ma si parlava anche della satira.
Il 13 ottobre 1998, durante una puntata celebrativa del ventesimo anno di pontificato di Giovanni Paolo II, il pontefice intervenne spontaneamente durante la trasmissione con un collegamento telefonico.
Il 1º febbraio 2001 il ministro Katia Bellillo dopo mezz'ora di aspre discussioni e insulti reciproci si alza dalla poltrona agitando il dito di fronte alla parlamentare Alessandra Mussolini che la allontana con un calcio alla gamba provocando la reazione violenta del ministro Bellillo, che la colpisce al volto con il microfono. Questa puntata ha ottenuto il 52% di share.
L'8 maggio 2001, alla vigilia delle elezioni politiche nazionali, il futuro Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi scelse gli studi di Porta a porta per annunciare il suo celebre impegno programmatico con gli elettori, il cosiddetto "Contratto con gli Italiani".
Il 20 luglio 2001 ci fu il vertice del G8 di Genova, dove negli scontri tra Polizia e Forze dell'Ordine morì il giovane Carlo Giuliani. La puntata di Porta a Porta veniva trasmessa in diretta da Genova, con numerosi ospiti e collegamenti.
L'11 settembre 2001 furono abbattute nella città di New York le Torri Gemelle e di seguito colpito anche il Pentagono. La trasmissione diede spazio ai colleghi di New York per il terribile attentato, e di seguito fu ascoltato il discorso del presidente degli Stati Uniti George W. Bush. Il 7 ottobre successivo la città di Kabul, in Afghanistan, fu attaccata; la trasmissione durò più del solito, con varie edizioni straordinarie del Tg1.
Nel 2003, durante la Seconda guerra del Golfo, Vespa ottenne per Porta a Porta un'intervista esclusiva al dittatore iracheno Saddam Hussein.
Il 12 novembre 2003 morirono in un grave attentato a Nassiriya in Iraq, numerosi Carabinieri e Militari dell'Esercito Italiano. La trasmissione subì modifiche nel palinsesto, con diverse edizioni straordinarie del Tg1. Negli studi di Porta a porta dello stesso giorno fu presentato un plastico della città di Nassiriya. Tra gli ospiti era presente anche il generale Mario Arpino, che mostrò al conduttore la dinamica dell'attentato. Nella puntata del 18 novembre dello stesso anno, un Carabiniere suonò l'"Inno del Silenzio", per onorare i 19 Carabinieri morti.
Nel 2003, il conduttore Vespa si collega con il Presidente dell'Unione Musulmani d'Italia Adel Smith, che lanciò pesanti anatemi contro papa Wojtyla e contro il crocefisso. Il conduttore si oppose a Smith e chiuse frettolosamente il collegamento[1].
Il 14 aprile 2004 alle ore 22:10, venne ucciso dai rapitori l'ostaggio italiano Fabrizio Quattrocchi. La notizia fu diffusa in tutto il mondo in particolare dall'emittente araba Al Jazeera dal Cairo. Bruno Vespa dedicò una puntata alla morte di Quattrocchi, interrompendo alle ore 22:30 la serata dei David di Donatello, trasmesso su Rai 1. Tra gli ospiti c'era il ministro Franco Frattini, che di fronte alla domanda di Vespa ammise, nel corso della trasmissione, di avere notizia dell'uccisione di uno degli ostaggi[2].
Il 2 aprile 2005 morì papa Giovanni Paolo II e Vespa annunciò commosso il tema dell'argomento "Addio Karol", collegandosi prima con Piazza San Pietro a Roma con Filippo Gaudenzi e Fabio Zavattaro, e poi con Cracovia, dove Wojtyla fu arcivescovo, con Ennio Remondino. Il 19 aprile dello stesso anno fu eletto papa Benedetto XVI il conduttore fece una puntata speciale della trasmissione sull'elezione del nuovo pontefice. Tra gli ospiti, anche Stanislaw Dziwisz, già segretario personale di Wojtyla.
Nel giugno del 2005, Bruno Vespa festeggia le 1000 puntate della trasmissione con una puntata intitolata Porta a Porta 1000. La stessa cosa succederà 3 anni dopo, quando la trasmissione festeggia per la prima volta in diretta la puntata numero 1500, che vedeva come ospiti: Al Bano, Stefania Prestigiacomo, Livia Turco, Valeria Marini e il professor Stefano Zecchi. Il Presidente della Repubblica emerito Francesco Cossiga era in collegamento per festeggiare la trasmissione.
Il 15 gennaio 2008, Bruno Vespa dedica una puntata speciale di Porta a Porta in prima serata, parlando delle dimissioni dell'onorevole Clemente Mastella e dell'annullamento della visita all'Università "La Sapienza" di Roma di Papa Benedetto XVI.
Nella puntata del 13 marzo 2008 dedicato alla sfida tra Berlusconi e Veltroni, ci fu un battibecco tra il conduttore Bruno Vespa e il senatore Franco Turigliatto, si allontanò dallo studio per non confrontarsi in un dibattito politico con Roberto Fiore di Forza Nuova[3].
Tra il 4 e il 5 novembre 2008 è andata in onda una puntata di Porta a Porta speciale dedicata alle elezioni politiche americane, dalla durata di sei ore e tre quarti.
Vespa ha dedicato uno speciale di più giorni al terremoto che ha colpito l'Abruzzo la mattina del 6 aprile 2009. Da cittadino aquilano è andato in prima persona sui luoghi del disastro e si è impegnato affinché venisse ricostruita la Basilica di San Bernardino da parte del Monte dei Paschi di Siena[4].
Il 15 settembre 2009 in prima serata Bruno Vespa ha dedicato una puntata speciale alla consegna delle prime case ai terremotati d'Abruzzo, avvenuta il giorno stesso. Il fatto ha suscitato una forte polemica in quanto la trasmissione Ballarò, che doveva andare in onda su Rai 3, fu rinviata, quasi per dare maggior risalto all'evento a cui partecipava in prima persona il premier Berlusconi; la trasmissione fece il 13% di ascolti.[5].
Il 14 dicembre 2009 in prima serata è andata in onda una puntata speciale di Porta a Porta in cui si analizzavano le conseguenze dell'aggressione al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi mentre teneva un comizio in Piazza Duomo a Milano.
Curiosità [modifica]

Questa sezione contiene «curiosità» da riorganizzare.
Contribuisci a migliorarla integrando se possibile le informazioni nel corpo della voce e rimuovendo quelle inappropriate.
Di grande successo, il programma risulta spessissimo il più seguito nella fascia della seconda serata. Lo share medio si attesta attorno al 22%, raggiungendo talvolta il 30% in occasione di avvenimenti importanti come le elezioni politiche, anche se in questi ultimi periodi il programma comincia a essere superato dalla trasmissione Chiambretti Night, infatti Michele Santoro durante il suo editoriale del 20 maggio 2010 ad Annozero disse che la trasmissione di Bruno Vespa è una trasmissione in crisi, fatto che Vespa smentì affermando che il programma è il leader della seconda serata[senza fonte].
La sigla di apertura, che accompagna anche l'ingresso degli ospiti, è la colonna sonora del celeberrimo film Via col vento.[6][7]
Cast storico [modifica]
Bruno Vespa è il conduttore e ideatore della trasmissione.
Paolo Baroni è il maggiordomo Gustavo.
Marco Aleotti è il regista della trasmissione.
Informazioni sul Programma [modifica]
Conduce:Bruno Vespa
Regia: Marco Aleotti
Un programma di Bruno Vespa con la collaborazione di Antonella Martinelli, Maurizio Ricci, Roberto Arditti, Luca De Risi
Consulenza: Marco Zavattini
Produttore esecutivo: Giovanna Montanari
Note [modifica]
^ Repubblica.it - Insulti al crocifisso insorgono i cattolici.
^ Articolo su Repubblica.it
^ Corriere.it - Turigliatto via da Vespa: Fiore è fascista.
^ RaiNews24 - Il Monte dei Paschi 'adotta' San Bernardino: la banca finanzierà il restauro della basilica dell'Aquila.
^ «Da Vespa la consegna delle case in Abruzzo, la Rai cancella la puntata di Ballarò». la Repubblica, 13 9 2009. URL consultato in data 12-01-2010.
^ Porta a Porta: Silvio, Veronica, i comunisti e le SUPER-LAUREATE (part1). youtube.com. URL consultato il 22-05-09.
^ VIA COL VENTO. youtube.com. URL consultato il 22-05-09.

lunedì 28 febbraio 2011

Reuters


La Reuters è un'agenzia di stampa britannica, tra le più note e vaste al mondo. Fa parte del gruppo Reuters Group plc con sede a Londra.
Il 15 maggio 2007 è stato raggiunto un accordo per la fusione della Reuters con la società statunitense Thomson Corporation che ha dato vita alla società Thomson Reuters.
Indice[nascondi]
1 Storia
2 Profilo aziendale
3 Divieto di "terrorismo"
4 Note
5 Voci correlate
6 Collegamenti esterni
Storia [modifica]
Il tedesco Paul Julius Reuter (1816-1899) intraprese nel 1850 un servizio di trasmissione di notizie tra Aquisgrana e Bruxelles utilizzando i piccioni viaggiatori. Da Aquisgrana poi le notizie venivano comunicate a Berlino con il telegrafo. Nel giugno del 1851 si trasferì a Londra e nell'ottobre dello stesso anno aprì un ufficio per la trasmissione telegrafica delle quotazioni di borsa tra Londra e Parigi grazie al cavo telegrafico che stava per essere installato di li a poco sotto la Manica. Nel 1857 Reuter divenne cittadino britannico. Ben presto l'agenzia da lui fondata fu in grado di fornire notizie telegrafiche alla stampa inglese e di altri paesi europei. Nel 1865 la Reuters fu la prima agenzia di stampa in Europa a dare l'annuncio dell'assassinio del presidente degli Stati Uniti Abraham Lincoln. Nello stesso anno aprì il primo ufficio al di fuori dell'Europa ad Alessandria d'Egitto. A questo fece seguito nel 1866 l'apertura della sede di Bombay. Con lo sviluppo tecnologico l'agenzia inglese fu in grado di raggiungere con la sua rete telegrafica l'Estremo Oriente nel 1872 ed il Sud America due anni dopo con l'apertura dell'ufficio di Valparaiso. Nel 1876 venne inaugurata a Città del Capo la prima sede del Sud Africa.
Nel 1918 la Reuters fu la prima agenzia a dare l'annuncio della fine della prima guerra mondiale nell'impero britannico. Nel 1923 iniziò la prima trasmissione di bollettini radio in alfabeto Morse e nel 1927 venne adottato l'uso della telescrivente. Nel 1941 venne istituito il Reuters Trust con l'intento di preservare l'indipendenza della società. Nel 1984 la Reuters è divenuta una società per azioni quotata alla borsa di Londra. Nel 1994 ha inaugurato il canale televisivo Reuters per le notizie finanziarie. Nel 2001 è stata acquisita la maggioranza della società statunitense Bridge Information System che è stata incorporata nella Reuters due anni dopo.
Profilo aziendale [modifica]
Oggi la Reuters ha più di 15.000 dipendenti in 91 paesi e, sebbene sia conosciuta comunemente come una delle maggiori agenzie di stampa al mondo, il 90% degli introiti derivano dai suoi servizi finanziari. Tra i servizi finanziari offerti dalla Reuters ai propri clienti primeggiano gli aggiornamenti immediati delle quotazioni di borsa e delle valute. La Reuters fornisce alle aziende una gamma di prodotti che aiutano a gestire il flusso di ordini, prendere decisioni di trading e controllare il rischio. All'interno dell'area di front office Reuters ha sviluppato sistemi per la gestione del rischio e delle negoziazioni in modo integrato con il back office; ciò comprende una funzionalità avanzata di middle office per il rischio di mercato e di credito e funzionalita' per le operazioni di regolamento, compensazione, generazione di scritture contabili e gestione della cassa. I due software per la gestione integrata del front e del back office sono il Kondor + (K+) e il Kondor + Trade Processing (K+TP).
Divieto di "terrorismo" [modifica]
La Reuters ha severe linee guida sull'uso di determinati termini, in funzione dell'oggettività. Ciò ha causato critiche, specialmente per il suo non uso della parola terrorista all'interno di servizi giornalistici su eventi importanti, a partire dall'attacco alle Torri Gemelle. Applicando questa linea guida, Reuters ha usato il termine terrorista esclusivamente fra virgolette, sia per riportare citazioni che per distaccato riferimento. Stephen Jukes, redattore per le notizie internazionali, ha spiegato che «ciò che per un uomo è un terrorista, per un altro uomo è un combattente per la libertà»[1], e Reuters non usa la parola terrorista per principio.
Il principio è stato oggetto di un comunicato stampa del 2 ottobre 2001 nel quale l'agenzia si scusa per l'eventuale offensività dell'assunto, ma conferma che la regola di Reuters è evitare l'uso di termini ad impatto emotivo e di non produrre giudizi di valore sui fatti che deve riportare accuratamente e correttamente, essendo la mission dell'agenzia dare conto accuratamente ed imparzialmente degli eventi, così che individui, organizzazioni e governi possano, per le loro decisioni, basarsi sui fatti[2].
Il comunicato rispondeva ad alcune critiche circostanziate ricevute per il suo coverage dei fatti delle Torri Gemelle. Si era obiettato infatti che se a proposito dell'11 settembre il termine era stato vietato, a proposito degli eventi di Oklahoma City del 1995 Reuters aveva invece permesso di descriverli come "atto di terrorismo"[3].
Il principio è stato confermato nel 2004, allorché la Reuters si è scontrata con la catena giornalistica canadese CanWest Global Communications, cui appartenevano fra gli altri The National Post di Toronto e The Calgary Herald, che utilizzava Reuters come agenzia fonte. La catena aveva preso a sostituire sistematicamente parole come "insorti" o "ribelli", che trovava nei lanci Reuters, con il termine "terroristi" pur mantenendo l'indicazione di Reuters (o dei suoi giornalisti) a firma delle notizie. David A. Schlesinger, direttore editoriale dell'agenzia, sottolineò che Reuters "non usa termini emotivi quando definisce qualcuno" e che se pure "ogni testata può cambiare, copiare e fare ciò che vuole" dei loro lanci, quando i cambi sono di questo genere Reuters avrebbe gradito la rimozione del loro accreditamento come fonte; Schlesinger dichiarava inoltre di avere per obiettivo la tutela dei suoi giornalisti e dell'integrità editoriale dell'agenzia. La catena replicò con un editoriale sul The National Post in cui affermava che l'uso di "eufemismi" da parte dell'agenzia era solo una fraintesa interpretazione del politically correct, deviazione secondo loro da rimuovere prima che i loro lettori aprissero il giornale la mattina[4].
Nel 2005, in riferimento alle esplosioni dinamitarde a Londra, fu notato che uno dei servizi di Reuters conteneva la frase "La polizia dice di sospettare che dietro le bombe ci siano terroristi"; l'apparizione della parola fece dubitare che la linea guida fosse stata abbandonata, e mentre il Wall Street Journal faceva notare[5] come anche la BBC avesse deciso di usare il termine[6] nonostante le sue non dissimili linee guida[7], Reuters spiegò che si trattava di citazione, per quanto in forma indiretta, e che pertanto anche senza virgolette si trattava di testo da attribuire ad altri restando immutata la validità del principio.
Note [modifica]
^ Vedi nota successiva
^ Il comunicato, oggi non più online sul sito Reuters.com, è tuttora disponibile su archive.org (in inglese)
^ (EN) Howard Kurtz, Peter Jennings, in the News for What He Didn't Say, The Washington Post, 24 settembre 2001
^ (EN) Ian Austen, Reuters Asks a Chain to Remove Its Bylines, The New York Times, 20 settembte 2004
^ (EN) Blog ufficiale del Wall Street Journal
^ Articolo della BBC
^ (EN) Linee guida editoriali della BBC sull'argomento "terrorismo"; vi si evidenzia che la parola "terrorista" può essere un ostacolo, invece che un aiuto, a comprendere e che pertanto deve essere usata solo riferendola alla fonte, lasciando ad altri la caratterizzazione.
Voci correlate [modifica]
Thomson Reuters
SIX Telekurs
Collegamenti esterni [modifica]
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Reuters
Sito ufficiale

domenica 27 febbraio 2011

ANSA: Agenzia Nazionale Stampa Associata


L'Agenzia Nazionale Stampa Associata, comunemente conosciuta con l'acronimo ANSA, è la principale agenzia di stampa italiana e la quinta al mondo, fondata a Roma nel 1945 per succedere alla disciolta agenzia Stefani.
Indice[nascondi]
1 Storia
2 Profilo
3 Direttore Responsabile
4 Soci ANSA
5 Note
6 Collegamenti esterni
Storia [modifica]
Nel gennaio 1945, tre esponenti delle maggiori forze politiche della Resistenza italiana, Giuseppe Liverani, direttore amministrativo de Il Popolo, Primo Parrini, direttore amministrativo dell’Avanti!, e Amerigo Terenzi, consigliere delegato de l'Unità, avanzarono l'ipotesi di organizzare un'agenzia di stampa come una cooperativa di giornali, non controllata dal governo e neppure da gruppi privati, sostituendo l'operato dell'agenzia Stefani, trasferita a Milano per soddisfare le esigenze informative della Repubblica Sociale Italiana. La proposta ebbe l'assenso dalle autorità militari alleate che, pochi mesi dopo, favorirono il successo della nuova agenzia italiana chiudendo la NNU (acronimo di Notizie Nazioni Unite), l'agenzia in lingua italiana creata dagli alleati e operante in Italia. All’iniziativa aderirono subito L'Italia libera, La Voce Repubblicana e Risorgimento Liberale, approntando un locale di fortuna di via del Moretto e affidando ufficiosamente la direzione a Renato Mieli. Il 15 gennaio 1945 uscì la prima pubblicazione dell'ANSA, sotto forma di notiziario a stampa e distribuito nella sola città di Roma. Dopo alcune settimane l'ANSA si insediò nella struttura dell'agenzia Stefani, in via di Propaganda.[1]
Profilo [modifica]
L'Ansa è una cooperativa di 36 soci editori dei principali quotidiani italiani ed ha lo scopo di raccogliere e trasmettere notizie sui principali avvenimenti italiani e mondiali. A tal fine l'Ansa ha 22 sedi in Italia e 81 uffici in 78 paesi esteri.
Le agenzie Ansa trasmettono più di 2.000 notizie al giorno che vengono trasmesse ai mezzi di informazione italiani, alle istituzioni nazionali, locali ed internazionali, alle associazioni di categoria, ai partiti politici ed ai sindacati. L'Ansa trasmette notiziari nazionali, locali e specifici per settore.
Oltre ai notiziari in lingua italiana l'Ansa trasmette i propri notiziari in lingua inglese, spagnola, portoghese ed in arabo.
Dal 1996 l'Ansa è stata la prima agenzia in Italia a diffondere notizie tramite SMS.
Dal 1985 al 1994 la carica di presidente dell'Ansa è stata ricoperta dal giornalista Giovanni Giovannini.
Dal 1997 al 2009 è stato presidente dell'Ansa l'Ambasciatore Boris Biancheri.
Dal 2003 l'Ansa tramite l'Ansamed fornisce un servizio di notizie che riguardano i paesi del bacino del Mediterraneo.
Direttore Responsabile [modifica]
Il 10 giugno 2009 Luigi Contu è stato designato direttore responsabile dell'agenzia.
Prima di lui i direttori responsabili sono stati:
Edgardo Longoni (1945-1947)
Leonardo Azzarita (1947-1952)
Angelo Magliano (1952-1958)
Vittorino Arcangeli (1958-1961)
Sergio Lepri (1961-1990)
Bruno Caselli (1990-1997)
Giulio Anselmi (1997-1999)
Pierluigi Magnaschi (1999-2006)
Giampiero Gramaglia (2006 - 2009)
Luigi Contu (2009 - ...)
Soci ANSA [modifica]
Elenco dei quotidiani i cui editori sono soci dell'ANSA:
L'Adige
Alto Adige
L'Arena
Avvenire
Bresciaoggi
Il Centro
Corriere della Sera
Corriere dello Sport
Il Corriere Mercantile
L'Eco di Bergamo
La Gazzetta del Mezzogiorno
Gazzetta del Sud
La Gazzetta dello Sport
Gazzetta di Mantova
Nuova Gazzetta di Modena
La Nuova Ferrara
Gazzetta di Parma
Gazzetta di Reggio
Il Gazzettino
Il Giornale
Giornale di Brescia
Giornale di Sicilia
Il Giornale di Vicenza
Il Giorno
Libertà
Il Mattino
Il Mattino di Padova
Il Messaggero
Messaggero Veneto
La Nazione
Il Piccolo
La Prealpina
La Provincia
La Provincia (di Cremona)
La Provincia Pavese
Il Resto del Carlino
La Sicilia
Il Secolo XIX
Il Sole-24 Ore
La Stampa
Il Tempo
Il Tirreno
La Tribuna di Treviso
La Repubblica
La Nuova Sardegna
L'Unione Sarda
L'Unità
La Nuova Venezia
Note [modifica]
^ Sergio Lepri, Francesco Arbitrio, Giuseppe Cultrera, Informazione e potere in un secolo di storia italiana. L'Agenzia Stefani da Cavour a Mussolini, Firenze, Le Monnier, 1999
Collegamenti esterni [modifica]
Sito ufficiale
Portale Aziende
Portale Editoria
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/ANSA"
Categoria: Agenzie di stampa italiane [altre]
Categoria nascosta: Pagine a cui deve essere aggiunto il template Testata giornalistica

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