Pietro Berti

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VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

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martedì 15 marzo 2011

Garelli Mosquito











Il Garelli Mosquito era un propulsore ausiliario da applicare su una comune bicicletta per trasformarla in un veicolo a motore ed è stato il più diffuso di questo tipo in tutta Europa.
Iniziati a produrre nel primissimo dopoguerra dalla casa milanese Garelli e progettati dall'ingegner Carlo Alberto Gilardi, si distinguevano per la loro compattezza che ne rendeva facile l'installazione nella parte inferiore del ciclo senza andare ad interferire con la posizione dei pedali. Per la notevole richiesta divenne necessaria anche l'apertura di una succursale per la fabbricazione in Francia.
La Garelli tra il 1946 e gli anni settanta produsse i seguenti modelli:
Il 38-A del 1946 è stato il primissimo della serie. Si trattava di un motore a due tempi, con trasmissione a rullo e cilindrata di 38,5 cc equipaggiato con un carburatore, solitamente Dell'Orto, in grado di erogare la potenza di 0,8 cavallo vapore e dal peso complessivo di circa 4 kg. L'alimentazione era assicurata da una miscela di olio/benzina al 6/7% ospitata nel serbatoio da 2 litri e il consumo dichiarato era di 70 chilometri con un litro. Con questo modello, nel 1952 in Francia, venne dimostrata la solidità del veicolo con una prova di impiego continuativo per 55 giorni e 55 notti alla media di 30 km/h, al termine della quale la Garelli annunciò che già circolavano 400.000 Mosquito identici a quello del record.
Il 38-B del 1953 era un'evoluzione del primo che, pur mantenendo la stessa sigla, aveva la cilindrata aumentata a 48 cc.
Il "Centrimatic" che decretò il successo definitivo del Mosquito venne presentato nel 1955 e aveva una modifica fondamentale: l'adozione di una trasmissione automatica brevettata che semplificava ulteriormente i comandi e riusciva a far raggiungere alla bicicletta modificata i 45km/h a pieno carico.
Nel ventennio successivo ci furono altre piccole evoluzioni del modello originario fino a giungere alle ultime versioni che avevano la caratteristica di avere il minimo nel carburatore.
Il Mosquito era un mezzo prettamente utilitario e alla portata di quasi tutte le tasche che veniva venduto in scatola di montaggio. Si trattava soltanto di fissare il motore con un morsetto e due galletti sotto i pedali, con l'unica seccatura di dover rinunciare al portapacchi della propria bici per poter ospitare al suo posto il serbatoio del carburante. Un rullo si appoggiava quindi allo pneumatico della bicicletta per trasmettere il moto.
Per quanto riguarda i comandi bisognava applicare sul manubrio l'acceleratore composto di una piccola leva simile a quella del cambio delle biciclette, da spingere in avanti per accelerare e rilasciarla per decelerare; l'alzavalvole ed infine la "raganella", ossia un clacson meccanico che non aveva bisogno di nessun tipo di alimentazione elettrica.
Il motore ausiliario poteva essere disinserito e consentire la marcia come bicicletta "semplice", non era però di facile gestione in occasione di fermate, quando era praticamente obbligatorio lo spegnimento del propulsore e il successivo riavvio.
Voci correlate[modifica]
Garelli
Bicimotore
Collegamenti esterni[modifica]
Descrizione ed immagini
Fotografie del Garelli Mosquito montato su di una bici d'epoca
1951 Mosquitos on Alvia & Rudge
1956 Mosquito
Portale Moto
Portale Trasporti
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Garelli_Mosquito"
Categoria: Motoveicoli Garelli

martedì 22 febbraio 2011

le minicar o microcar












Con il termine minicar o microcar (o anche micro-vettura o miniauto o vetturetta) si intende oggi solitamente un triciclo o un quadriciclo leggero, di norma con motore Diesel e con limiti di peso molto severi (al massimo 350 o 400 kg per quelle oltre la cilindrata di 500 cm cubi. Dai 70 ai 200 per quelle sotto la cilindrata di 300 cm cubi) e altrettanto severi limiti di velocità e potenza (45 Km/h e 5,4 Cv per i quadricicli leggeri e 20,4 Cv per i quadricicli pesanti). Naturalmente anche le dimensioni esterne e l'abitabilità sono molto ridotte, con la possibilità di ospitare al massimo due persone. La cilindrata dei motori delle microcar varia dai 50 cm cubi agli 800. La cilindrata più bassa (50 cm cubi) appartiene alla Aixam 320, assai diffusa oggi tra i giovani.

Una microcar d'epoca, il Sulky
Questo tipo di vetture ha in ogni caso radici piuttosto lontane e già dalla metà del XX secolo sono stati presentati vari progetti e messi in produzione vari modelli in tutta Europa. Tra gli esempi quello della britannica Peel P50(con 50 cm cubi di motore), considerata la macchina più piccola del mondo o quello italiano della Casalini con il Sulky degli anni settanta.
In Italia il codice della strada li assimila ai motoveicoli e in taluni casi ne consente la guida dai 14 anni in su, conseguendo semplicemente il patentino per i ciclomotori. I modelli più pesanti, che hanno anche una potenza maggiore, possono essere guidati da 16 anni in su con patente A1, ovvero quella per i motocicli da 125cc.
Indice[nascondi]
1 Normativa sul patentino
2 Vantaggi
3 Accuse
4 Produttori
5 Note
6 Voci correlate
7 Altri progetti
Normativa sul patentino [modifica]
Entro il 19 gennaio 2011 l'Italia dovrà recepire la direttiva europea 2006/126/CE, che richiede agli stati membri di rendere l'obbligatorietà dell'esame pratico. Una serie di incidenti mortali accaduti a Roma nell'aprile del 2010 suscita la discussione e l'allarme, che induce il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Altero Matteoli a valutare l'opportunità di anticipare i tempi e rendere obbligatorio in Italia l'esame pratico per il patentino, prima del 2011.
Vantaggi [modifica]
Secondo Massimo Nordio, amministratore delegato della filiale italiana della Toyota: "in queste microcar c'è qualcosa di geniale: in una città caotica come Roma una macchinina così compatta è la soluzione ideale. Soprattutto perché rende possibile entrare in centro e parcheggiare dove nessuna auto ci riuscirebbe. Le microcar sono un'idea viaggiante, un'esemplificazione perfetta del concetto di dimensioni ridotte al minimo. Al punto che una volta, per far capire in modo immediato ai colleghi giapponesi perché in città stritolate dal traffico sono importantissime le macchine microscopiche, mi sono presentato a cena guidando una microcar: ha funzionato più di mille discorsi...".
Accuse [modifica]
Da un articolo di La Repubblica di Vincenzo Borgomeo [1]: " Microcar sotto accusa: hanno il doppio degli incidenti rispetto alle auto, sono costose da assicurare contro il furto e molti sindaci le vorrebbero fuori dai centri storici. In più c'è già un progetto di legge che punta a innalzare l'età minima per poterle guidare (da 14 a 16 o addirittura a 18 anni). Ci sono però anche altri aspetti, di cui nessuno parla, che fanno la fortuna delle microcar: con queste "auto" si sfugge alla patente a punti e, soprattutto, c'è la possibilità di guidarle anche quando il permesso di guida è stato revocato. Non a caso chi le usa nel 59 per cento dei casi è un ultra 50enne (solo il 5% ha un'età compresa tra i 16 e i 25 anni) e nel 48% dei casi è un pensionato: altro che macchinine da teen ager..."
Produttori [modifica]
Esistono vari produttori di microcar sia italiane sia di altre nazioni europee. Alcuni di essi sono:
Aixam
Bellier
Casalini
Chatenet
Grecav
Global Electric Motorcars
Italcar
JDM
Ligier
Meta
Microcar
Piaggio
Secma
SLC
Tasso
Town Life
Toyota
Victoria Giotti
Note [modifica]
^ Articolo di Repubblica
Voci correlate [modifica]
Quadriciclo
Altri progetti [modifica]
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Microcar

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