Pietro Berti

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giovedì 3 marzo 2011

Porta a Porta


Porta a Porta è una rubrica televisiva di approfondimento delle tematiche politiche e di attualità condotta da Bruno Vespa. Da sempre, la trasmissione è andata in onda su Rai 1 in seconda serata; la prima puntata è stata trasmessa il 22 gennaio 1996.
L'allestimento e la collocazione del programma all'interno del palinsesto sono rimasti immutati negli anni. Bruno Vespa invita politici, esperti e personaggi televisivi a confrontarsi sul tema della serata; gli ospiti intervengono uno per volta, facendosi introdurre attraverso una porta (da cui il nome del programma).
Indice[nascondi]
1 Avvenimenti rilevanti
2 Curiosità
3 Cast storico
4 Informazioni sul Programma
5 Note
Avvenimenti rilevanti [modifica]
Attraverso la trasmissione di Porta a Porta Bruno Vespa ha affrontato temi spesso controversi, con la partecipazione di personaggi della politica nazionale di altissimo profilo istituzionale. Si ricordano in particolare i seguenti episodi:
Il primo ospite del giorno 22 gennaio 1996 fu Romano Prodi, il candidato alla Presidenza del Consiglio alle Elezioni politiche 1996 (le quali lo videro vittorioso), e fu così che la trasmissione aprì il primo ciclo. Si discuteva sulle elezioni del 1996. Il 23 gennaio dello stesso anno furono ospiti Massimo D'Alema e Gianfranco Fini. Si discuteva di politica, ma si parlava anche della satira.
Il 13 ottobre 1998, durante una puntata celebrativa del ventesimo anno di pontificato di Giovanni Paolo II, il pontefice intervenne spontaneamente durante la trasmissione con un collegamento telefonico.
Il 1º febbraio 2001 il ministro Katia Bellillo dopo mezz'ora di aspre discussioni e insulti reciproci si alza dalla poltrona agitando il dito di fronte alla parlamentare Alessandra Mussolini che la allontana con un calcio alla gamba provocando la reazione violenta del ministro Bellillo, che la colpisce al volto con il microfono. Questa puntata ha ottenuto il 52% di share.
L'8 maggio 2001, alla vigilia delle elezioni politiche nazionali, il futuro Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi scelse gli studi di Porta a porta per annunciare il suo celebre impegno programmatico con gli elettori, il cosiddetto "Contratto con gli Italiani".
Il 20 luglio 2001 ci fu il vertice del G8 di Genova, dove negli scontri tra Polizia e Forze dell'Ordine morì il giovane Carlo Giuliani. La puntata di Porta a Porta veniva trasmessa in diretta da Genova, con numerosi ospiti e collegamenti.
L'11 settembre 2001 furono abbattute nella città di New York le Torri Gemelle e di seguito colpito anche il Pentagono. La trasmissione diede spazio ai colleghi di New York per il terribile attentato, e di seguito fu ascoltato il discorso del presidente degli Stati Uniti George W. Bush. Il 7 ottobre successivo la città di Kabul, in Afghanistan, fu attaccata; la trasmissione durò più del solito, con varie edizioni straordinarie del Tg1.
Nel 2003, durante la Seconda guerra del Golfo, Vespa ottenne per Porta a Porta un'intervista esclusiva al dittatore iracheno Saddam Hussein.
Il 12 novembre 2003 morirono in un grave attentato a Nassiriya in Iraq, numerosi Carabinieri e Militari dell'Esercito Italiano. La trasmissione subì modifiche nel palinsesto, con diverse edizioni straordinarie del Tg1. Negli studi di Porta a porta dello stesso giorno fu presentato un plastico della città di Nassiriya. Tra gli ospiti era presente anche il generale Mario Arpino, che mostrò al conduttore la dinamica dell'attentato. Nella puntata del 18 novembre dello stesso anno, un Carabiniere suonò l'"Inno del Silenzio", per onorare i 19 Carabinieri morti.
Nel 2003, il conduttore Vespa si collega con il Presidente dell'Unione Musulmani d'Italia Adel Smith, che lanciò pesanti anatemi contro papa Wojtyla e contro il crocefisso. Il conduttore si oppose a Smith e chiuse frettolosamente il collegamento[1].
Il 14 aprile 2004 alle ore 22:10, venne ucciso dai rapitori l'ostaggio italiano Fabrizio Quattrocchi. La notizia fu diffusa in tutto il mondo in particolare dall'emittente araba Al Jazeera dal Cairo. Bruno Vespa dedicò una puntata alla morte di Quattrocchi, interrompendo alle ore 22:30 la serata dei David di Donatello, trasmesso su Rai 1. Tra gli ospiti c'era il ministro Franco Frattini, che di fronte alla domanda di Vespa ammise, nel corso della trasmissione, di avere notizia dell'uccisione di uno degli ostaggi[2].
Il 2 aprile 2005 morì papa Giovanni Paolo II e Vespa annunciò commosso il tema dell'argomento "Addio Karol", collegandosi prima con Piazza San Pietro a Roma con Filippo Gaudenzi e Fabio Zavattaro, e poi con Cracovia, dove Wojtyla fu arcivescovo, con Ennio Remondino. Il 19 aprile dello stesso anno fu eletto papa Benedetto XVI il conduttore fece una puntata speciale della trasmissione sull'elezione del nuovo pontefice. Tra gli ospiti, anche Stanislaw Dziwisz, già segretario personale di Wojtyla.
Nel giugno del 2005, Bruno Vespa festeggia le 1000 puntate della trasmissione con una puntata intitolata Porta a Porta 1000. La stessa cosa succederà 3 anni dopo, quando la trasmissione festeggia per la prima volta in diretta la puntata numero 1500, che vedeva come ospiti: Al Bano, Stefania Prestigiacomo, Livia Turco, Valeria Marini e il professor Stefano Zecchi. Il Presidente della Repubblica emerito Francesco Cossiga era in collegamento per festeggiare la trasmissione.
Il 15 gennaio 2008, Bruno Vespa dedica una puntata speciale di Porta a Porta in prima serata, parlando delle dimissioni dell'onorevole Clemente Mastella e dell'annullamento della visita all'Università "La Sapienza" di Roma di Papa Benedetto XVI.
Nella puntata del 13 marzo 2008 dedicato alla sfida tra Berlusconi e Veltroni, ci fu un battibecco tra il conduttore Bruno Vespa e il senatore Franco Turigliatto, si allontanò dallo studio per non confrontarsi in un dibattito politico con Roberto Fiore di Forza Nuova[3].
Tra il 4 e il 5 novembre 2008 è andata in onda una puntata di Porta a Porta speciale dedicata alle elezioni politiche americane, dalla durata di sei ore e tre quarti.
Vespa ha dedicato uno speciale di più giorni al terremoto che ha colpito l'Abruzzo la mattina del 6 aprile 2009. Da cittadino aquilano è andato in prima persona sui luoghi del disastro e si è impegnato affinché venisse ricostruita la Basilica di San Bernardino da parte del Monte dei Paschi di Siena[4].
Il 15 settembre 2009 in prima serata Bruno Vespa ha dedicato una puntata speciale alla consegna delle prime case ai terremotati d'Abruzzo, avvenuta il giorno stesso. Il fatto ha suscitato una forte polemica in quanto la trasmissione Ballarò, che doveva andare in onda su Rai 3, fu rinviata, quasi per dare maggior risalto all'evento a cui partecipava in prima persona il premier Berlusconi; la trasmissione fece il 13% di ascolti.[5].
Il 14 dicembre 2009 in prima serata è andata in onda una puntata speciale di Porta a Porta in cui si analizzavano le conseguenze dell'aggressione al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi mentre teneva un comizio in Piazza Duomo a Milano.
Curiosità [modifica]

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Contribuisci a migliorarla integrando se possibile le informazioni nel corpo della voce e rimuovendo quelle inappropriate.
Di grande successo, il programma risulta spessissimo il più seguito nella fascia della seconda serata. Lo share medio si attesta attorno al 22%, raggiungendo talvolta il 30% in occasione di avvenimenti importanti come le elezioni politiche, anche se in questi ultimi periodi il programma comincia a essere superato dalla trasmissione Chiambretti Night, infatti Michele Santoro durante il suo editoriale del 20 maggio 2010 ad Annozero disse che la trasmissione di Bruno Vespa è una trasmissione in crisi, fatto che Vespa smentì affermando che il programma è il leader della seconda serata[senza fonte].
La sigla di apertura, che accompagna anche l'ingresso degli ospiti, è la colonna sonora del celeberrimo film Via col vento.[6][7]
Cast storico [modifica]
Bruno Vespa è il conduttore e ideatore della trasmissione.
Paolo Baroni è il maggiordomo Gustavo.
Marco Aleotti è il regista della trasmissione.
Informazioni sul Programma [modifica]
Conduce:Bruno Vespa
Regia: Marco Aleotti
Un programma di Bruno Vespa con la collaborazione di Antonella Martinelli, Maurizio Ricci, Roberto Arditti, Luca De Risi
Consulenza: Marco Zavattini
Produttore esecutivo: Giovanna Montanari
Note [modifica]
^ Repubblica.it - Insulti al crocifisso insorgono i cattolici.
^ Articolo su Repubblica.it
^ Corriere.it - Turigliatto via da Vespa: Fiore è fascista.
^ RaiNews24 - Il Monte dei Paschi 'adotta' San Bernardino: la banca finanzierà il restauro della basilica dell'Aquila.
^ «Da Vespa la consegna delle case in Abruzzo, la Rai cancella la puntata di Ballarò». la Repubblica, 13 9 2009. URL consultato in data 12-01-2010.
^ Porta a Porta: Silvio, Veronica, i comunisti e le SUPER-LAUREATE (part1). youtube.com. URL consultato il 22-05-09.
^ VIA COL VENTO. youtube.com. URL consultato il 22-05-09.

venerdì 14 gennaio 2011

Silvia Baraldini



Silvia Baraldini (Roma, 12 dicembre 1947) è una attivista italiana.
Ha operato negli anni sessanta, settanta e ottanta negli Stati Uniti. Componente di un partito rivoluzionario (Black Panther Party) che combatteva per i diritti civili dei neri, fu condannata nel 1983 a una pena cumulativa di 43 anni di carcere negli Stati Uniti per concorso in evasione, associazione sovversiva, due tentate rapine e ingiuria al tribunale. Dopo la condanna si sono sviluppati negli Stati Uniti e in Italia gruppi di appoggio che la ritenevano sproporzionata e persecutoria.
Il forte sostegno alla sua causa da parte dei partiti di sinistra ha portato alla estradizione in Italia nel 1999. Secondo alcuni tale concessione è stata una contropartita ottenuta dal governo D'Alema per l'appoggio alla guerra degli USA in Kosovo. Dopo alcuni anni di arresti domiciliari Silvia Baraldini è stata scarcerata il 26 settembre 2006 per effetto dell'indulto.
Indice[nascondi]
1 Elementi giovanili
2 Attività politica
3 L'arresto
4 Il processo
4.1 I capi d'accusa
4.2 La condanna
5 Il carcere
5.1 Le tappe
5.2 La malattia
5.3 Il movimento di sostegno
5.4 Ritorno in Italia
6 Voci correlate
7 Bibliografia
8 Collegamenti esterni
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Elementi giovanili [modifica]
Nata in Italia, Silvia si trasferì nel 1961 (a quattordici anni) negli Stati Uniti per seguire il padre, inizialmente dipendente della Olivetti a New York e successivamente funzionario della ambasciata italiana a Washington.
Negli Stati Uniti frequentò una scuola superiore, dove, all'ultimo anno, iniziò a occuparsi di politica, entrando a far parte di un gruppo studentesco a favore dei diritti politici dei neri. Si iscrisse alla fine degli anni sessanta all'Università statale del Wisconsin, una delle più impegnate degli Stati Uniti dal punto di vista politico.
Attività politica [modifica]
Silvia Baraldini iniziò la sua attività politica sull'onda del movimento sessantottino, protestando e manifestando per tutti gli obiettivi che si prefiggeva quella generazione, quindi per i diritti civili dei neri statunitensi, contro la guerra del Vietnam e per i diritti delle donne. In seguito la sua attività si focalizzò contro l'apartheid e il nuovo colonialismo in Africa.
Con il progredire degli anni la sua attività si rivolse a favore dei movimenti politici radicali statunitensi. Prima di tutto mise in luce il programma illegale COINTELPRO dell'FBI che spiava e infastidiva gli oppositori politici interni. In seguito diventò un'assidua sostenitrice del Black Liberation Army (BLA). La Baraldini, infatti, dal 1975 apparteneva all'organizzazione comunista "19 maggio", un'organizzazione legalmente riconosciuta dal governo statunitense, che fiancheggiava appunto il movimento BLA. L'attività della Baraldini nel BLA era molto forte; divenne membro del Committee to Free the Panther 21 e sostenne assiduamente le ragioni di Mumia Abu-Jamal, un giornalista afroamericano condannato a morte in Pennsylvania.
Il 2 novembre 1979 un commando di cui faceva parte aveva realizzato l'evasione di Assata Shakur, alias Joanne Chesimard, "l'anima" del Black Liberation Army (BLA), che stava scontando una condanna all'ergastolo per omicidio di un agente di polizia stradale. Il commando di cui faceva parte la Baraldini si introdusse nella prigione, liberò la Shakur, prese in ostaggio una donna poliziotto e un autista di un furgone e fuggì. Il commando liberò i due ostaggi sequestrati successivamente.
L'arresto [modifica]
Silvia Baraldini venne per la prima volta arrestata il 9 novembre 1982 per associazione sovversiva, legata al suo attivismo politico comunista e di appoggio ai movimenti afro-americani di liberazione. Scarcerata sotto cauzione, venne arrestata nuovamente cinque mesi dopo, il 25 maggio 1983. L'arresto era indirettamente legato ad una rapina messa a segno dalla formazione comunista cui era organica.
Il colpo, conosciuto come la "Brink's Robbery", avvenne il 20 ottobre 1981 a danno di un furgone blindato della Brink's Bank di Nyack, Long Island. I rapinatori uccisero una guardia giurata autista del furgone blindato e due poliziotti della polizia di Nyack (l'Ufficiale di Polizia Waverly Brown e il Sergente Edward O’Grady). Altre due guardie furono ferite. La rapina rese 900.000 dollari. I partecipanti alle azioni si denominavano “May 19th Communist Organization”, Weatherpersons, Weather Underground, Black Liberation Army (BLA). Alla rapina parteciparono Mutulu Shakur, fratello di Assata Shakur, Kuwasi Balagoon, David Gilbert, Samuel Brown, Judith Alice Clark, e Kathy Boudin; quest'ultima fu rilasciata sulla parola nel 2003.
Il processo [modifica]
I capi d'accusa [modifica]
Silvia Baraldini fu processata con i seguenti capi di accusa:
Il 2 novembre 1979 aveva concorso con altri all'evasione di Assata Shakur, alias Joanne Chesimard, "l'anima" del Black Liberation Army (BLA), che stava scontando una condanna all'ergastolo per omicidio di un agente di polizia stradale;
Fu accusata di essere un'ideologa sia del movimento "19 maggio" e di altri movimenti afro-americani di liberazione tra cui "La famiglia" che forniva appoggio logistico;
Fu accusata di aver preso parte ai preparativi di rapina, mai portata a termine, di un furgone blindato a Danbury nel Connecticut;
Fu accusata di aver preso parte 19 maggio 1981 ai preparativi di rapina, mai portata a termine, di un furgone blindato alla Chemical Bank di Nanuet, a New York;
Ingiuria al tribunale (nel diritto USA Contempt of Court), per aver rifiutato di fornire testimonianza sui nomi di altri militanti del movimento "19 maggio".
La condanna [modifica]
Il processo si concluse con una sentenza del luglio 1983 che può essere riassunta in questi punti:
20 anni per concorso in evasione, appunto di Assata Shakur, alias Joanne Chesimard;
20 anni per associazione sovversiva, con applicazione della legge Rico, originariamente usata per casi di criminalità mafiosa e organizzata, per la quale venivano pagati dalla persona le accuse contestate al gruppo di appartenenza, (cosiddetta associazione a delinquere), e per i due preparativi di rapina;
3 anni per ingiuria al tribunale (nel diritto USA Contempt of Court), per aver rifiutato di fornire testimonianza sui nomi di altri militanti del movimento "19 maggio".
Al primo arresto del 9 novembre 1982 l'FBI aveva offerto una forte somma di denaro alla Baraldini per denunciare i compagni e l'offerta le fu rinnovata in carcere con una contropartita che corrispondeva alla sua liberazione. Il rifiuto di collaborare non fece altro che inasprire la pena qualificando la Baraldini come detenuta pericolosa. Venne quindi trasferita nel durissimo carcere di Lexington e le condizioni detentive divennero più aspre.
Il principale testimone a carico fu il pentito Tyrone Rison. Il principale coimputato fu Sekou Odinga.
Il carcere [modifica]
Le tappe [modifica]
La Baraldini venne prima rinchiusa nel carcere di New York, poi in quello di Pleasanton in California e poi, a Lexington, dove fu sottoposta al carcere duro con isolamento, censure nella posta e limitazioni nelle visite, sorveglianza continua anche nei momenti più intimi.
Il regime carcerario venne ridotto e l'unità di sicurezza di Lexington chiusa dopo la lotta della Baraldini e di altre carcerate sostenuta anche da Amnesty International.
La malattia [modifica]
La Baraldini ha visto peggiorare le sue condizioni carcerarie anche a causa di un peggioramento del suo stato di salute. Nel 1988, dopo aver avvertito forti dolori addominali, le era stato diagnosticato un tumore maligno. L'amministrazione penitenziaria non si dimostrò molto attenta alle esigenze della carcerata e tendeva ad ostacolare e limitare le cure di cui la Baraldini aveva bisogno.
Dopo alcuni interventi chirurgici nel 1990, la Baraldini venne trasferita nel carcere di massima sicurezza di Marianna in Florida. Si è voluto vedere in questo gesto un tentativo dell'amministrazione statunitense di isolare ancora di più la Baraldini dal movimento d'opinione a favore che si stava formando in quegli anni, infatti il carcere si trova in una località isolata.
L'ultimo trasferimento fu a Danbury, nel Connecticut.
I gruppi a sostegno della Baraldini esagerarono la gravità della malattia arrivando ad affermare che, sul finire degli anni novanta, fosse in fase terminale.[senza fonte] Ciò al fine di ottenere l'estradizione in Italia per motivi umanitari.
Il movimento di sostegno [modifica]
In Italia il movimento di sostegno si intensificò soprattutto dopo la malattia della Baraldini. I vari episodi locali confluirono nel "Coordinamento Nazionale Silvia Baraldini" e vi aderirono diverse personalità di spicco come Dario Fo, Franca Rame, Antonio Tabucchi, Umberto Eco mentre Francesco Guccini le dedicò nel 1993 la "Canzone per Silvia" nell'album "Parnassius Guccinii".
Il movimento si batteva per far rimpatriare la Baraldini ritenendo l'accusa statunitense fittizia e comunque esagerata rispetto alle reali colpe. Uno dei punti focali della lotta era la richiesta dell'applicazione della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali per il trasferimento dei condannati. Il problema era che tale accordo non obbliga i paesi interessati né fissa dei tempi da rispettare.
Nel 1992 l'accordo e l'estradizione sembravano vicini ma la Baraldini ricevette dalla magistratura americana lo status di pericolosità altissima e tutto sfumò.
Ritorno in Italia [modifica]

Silvia Baraldini nel 2008
I tentativi di rimpatrio ebbero infine successo nel 1999, quando, il 24 agosto Silvia Baraldini è stata rimpatriata per scontare in Italia il resto della sua pena, grazie all'impegno dell'allora ministro della giustizia Oliviero Diliberto che andò ad accoglierla all'aeroporto accompagnando anche la madre di lei con l'auto blu. Ad accoglierla c'era anche Armando Cossutta che le portò rose rosse. Questa accoglienza assunse così un significato politico e scatenò una bufera di polemiche in parlamento.
Il rimpatrio ha avuto diverse polemiche anche per l'accordo diplomatico tra l'Italia e gli USA. Si è parlato degli eccessivi costi legati al viaggio di rimpatrio, richiesti dalle autorità statunitensi per ragioni di sicurezza, e si sono fatte congetture su un possibile scambio tra il rimpatrio e la strage del Cermis. Comunque un caposaldo è che il Ministro della Giustizia americano aveva chiesto garanzie affinché non si procedesse alla liberazione o a uno sconto della pena come la libertà vigilata. Infatti l'Italia ha dovuto associare al rimpatrio una sentenza della Corte d'Appello per recepire quella americana. In pratica la Baraldini non è stata giudicata in Italia per i reati commessi negli Stati Uniti, ma è stata estradata con il vincolo di dover scontare in Italia la pena irrogatale negli Stati Uniti.
Su queste garanzie si è sviluppata la polemica da parte di chi ritiene che questo vincolo costituisca una riduzione della sovranità nazionale italiana. Tuttavia è raro che un Paese abbia giurisdizione per i reati commessi da suoi cittadini in un altro paese in cui siano residenti. È un principio giurisprudenziale assai discusso e importante tenuto conto dell'elevato numero di emigranti italiani all'estero e stranieri in Italia.
Dall'aprile 2001, alla Baraldini vennero concessi gli arresti domiciliari, a causa delle sue condizioni di salute; dopo il suo rimpatrio, ha scelto il silenzio e non ha più rilasciato interviste ai media.
Nel 2003 la Baraldini ottiene, non senza polemiche, una collaborazione con il Comune di Roma per occuparsi di un progetto di ricerca sull'occupazione femminile.
Per effetto dell'indulto, Silvia Baraldini è stata infine scarcerata il 26 settembre 2006.
Nel 1998 ha ricevuto la cittadinanza onoraria dal Comune di Cazzago San Martino "quale ulteriore Atto istituzionale al solo fine di raggiungere in tempi brevi una soluzione dignitosa per la sua vita" attraverso l'applicazione dei diritti civili sanciti nella Convenzione di Strasburgo. Negli stessi anni riceveva analogo riconoscimento dal comune di Mola di Bari e di Castagneto Carducci. Nel 2007, dopo la scarcerazione, ha ricevuto la cittadinanza onoraria dal Comune di Venaria (TO).
Attualmente vive a Roma.
Voci correlate [modifica]
Assata Shakur
AK47
Bibliografia [modifica]
E.Mancinelli, Il caso Baraldini, Datanews, 1995, ISBN 8879810596
G.Bugani, Liberate Silvia (DVD + Libro), Bacchilega Editore, 2005, ISBN 888877525
Collegamenti esterni [modifica]
(EN) Accordo tra governi USA e ITALIA per suo trasferimento in Italia
(IT) cronografia
(EN) Attivisti prigionieri
(IT) Vicende giudiziarie
Testo e informazioni della canzone Radio Manisco/0516490872 degli AK47
Biografia a cura del sito dell'emigrazione molisana
Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Silvia_Baraldini"
Categorie: Attivisti italiani Comunismo negli Stati Uniti d'America Casi giudiziari FBI

mercoledì 16 giugno 2010

Sul degrado a Bologna in zona San Ruffillo

Sul degrado a Bologna in zona San Ruffillo

Ho effettuato un sopralluogo nel quartiere San Ruffillo a Bologna esattamente nella zona del tunnel sottostante la ferrovia in prossimità del Cinema Bristol fino a Via San Ruffillo. Il sopralluogo è stato da me documentato con delle foto visibili al link sottostante http://foto.libero.it/pietrobertiimola/Degrado-a-Bologna-San-Ruffillo/ Da questa visita in zona ho evidenziato quanto di seguito sto riportando. In primo luogo i muri lungo la scalinata e dentro al tunnel sono pieni di graffiti che vanno eliminati; l'illuminazione va completata e migliorata; la scalinata che da via Toscana conduce al tunnel per sfociare in via San Ruffillo va messa in sicurezza; vanno predisposti la segnaletica orizzontale e verticale all'uscita dal tunnel, parcheggi, marciapiedi, cabine telefoniche e vigile robotico. Strutture. I GRAFFITI Come emerge dalle foto ve ne sono tanti e non raffiguranti nulla ma recanti solo delle sigle. Vanno rimossi in modo da preservare la fattura della costruzione. MESSA IN SICUREZZA DELLA SCALINATA la scala non deve avere solo i passamano laterali ai bordi dei muri (che peraltro vanno completamente sostituiti per vetustà) ma vanno inseriti altri due mantegni a metà larghezza della scalinata . I gradini vanno ripristinati e ai loro bordi laterali esterni devono essere inserite le bande antiscivolo. Infatti, va protetto il transito di anziani e bambini durante l'anno e di tutti i pedoni durante l'inverno a seguito del ghiaccio che ricopre i gradini. Inoltre, va posta una barra d'acciaio sul lato destro del tunnel che parta dal suo inizio e prosegua fino a metà del tunnel per posizionare a metà della barra d'acciaio la c.d. rotatoria (o cancellino rotante) per rendere più sicuro il transito dei pedoni nonchè per impedire l'ingresso od il passaggio di veicoli. Inoltre, è necessario verificare che gli avvallamenti della pavimentazione all'interno del tunnel non creino ristagni d'acqua in caso di pioggia. L'ILLUMINAZIONE Le luci sono fondamentali. L'attuale illuminazione è inidonea ed insufficiente a garantire i requisiti minimi cui è preordinata. Pertanto, l'attuale illuminazione va sostituita con luci da terra costituite da 6 faretti infrangibili (da interrare in modo da non poter essere asportati) da distribuire su tre file da due, in luogo dell'attuale lampione in alto come è attualmente. SEGNALETICA, PARCHEGGI, MARCIAPIEDI, CABINE TELEFONICHE, VIGILE ROBOTICO, STRUTTURE Subito fuori dall'uscita dal lato della strada rotabile (dunque su via san Ruffillo) andrebbe predisposto uno spazio tale da consentire l'attraversamento sicuro da parte dei pedoni della strada. Si rappresenta che attualmente in loco non vi sono neppure le strisce pedonali. Nella stessa zona andrebbero altresì collocati una cabina telefonica e un vigile robotico per segnalare eventuali emergenze o comunque richiedere interventi o contattare servizi. Risulta necessario inoltre provvedere alla realizzazione di una rete di protezione lungo il percorso ferroviario sovrastradale , in particolare lungo il perimetro sovrastante il tunnel al fine di proteggere i pedoni e i veicoli da eventuali cadute di oggetti provenienti dal treno o dalle rotaie a seguito del passaggio del treno. La viabilità al di fuori del tunnel è da riprendere in considerazione completamente in quanto per gli automobilisti che non conoscono la zona è estremamente rischioso circolare per quella strada in quanto il numero di veicoli è aumentato notevolmente, non esistono marciapiedi per i pedoni , il manto stradale necessita di ristrutturazione immediata e la segnaletica è obsoleta e non c'è nessuna striscia pedonale nè sono presenti semafori. Inoltre, non vi sono parcheggi per auto (salvo quelli condominiali). Allo stato attuale, la zona presenta rischi molto alti per i pedoni, per le ragazze e le signore che circolano in orari a rischio e sempre per i bambini, esponendoli ad essere vittime di crimini. Manca assolutamente al di là del tunnel una concezione di rivitalizzazione del quartiere che da dormitorio si è convertito in quartiere a rischio. San Ruffillo non è composto solo da via Toscana. Inoltre, su via Toscana all'altezza del civico 121A angolo via della Cava, il manto stradale è pieno di crepe e buche, il rosso semaforico per i pedoni ha una durata abnorme, le strisce pedonali sono sparite per via dell'usura, mancano le barre orizzontali di rallentamento e le auto sfrecciano ad alta velocità. Lungo via Toscana, inoltre, mancano cestini e bidoni per la raccolta dei rifiuti e non esistono posaceneri per i fumatori. RISULTA URGENTE UN INTERVENTO AD OPERA DEL COMUNE DI BOLOGNA

giovedì 11 febbraio 2010

CNH IMOLA - E' EMERGENZA

CNH IMOLA- E' EMERGENZA
Imola ( Bologna) Romagna.
CNH Imola, macchine movimento terra, gruppo FIAT, con 450 dipendenti, ha ricevuto da Marchionne (AD gruppo FIAT) l’ ordine di chiusura a far data dal 2011. Attualmente 130 dipendenti sono stati collocati a Modena, Lecce, Torino. Ma per gli altri 320 non è stato deciso ancora nulla e allo stato si tratta di 320 famiglie che verranno private dei mezzi di sussistenza primaria. Un fatto così grave su un territorio di così piccole dimensioni non potrà che avere nei prossimi mesi un impatto devastante sulla Romagna. Ad Imola e comprensorio ci sono già 8.500 persone in cassa integrazione. Di tutte queste persone nessuno si sta interessando.
Questo significa una sola cosa: gli amministratori comunali se ne fregano della gente che rimane disoccupata.
Piu precisamente, potrebbero piantarla di applicare una politica clientelare, potrebbero,finche sono in tempo, muoversi ed utilizzare le coop rosse per assumere, se non a tempo pieno almeno part-time , e se non tutti almeno una parte dei dipendenti della CNH di Imola. Ma, non lo faranno. Sono troppo impegnati ad evitare un ballottaggio ad Errani, nella regione piu rossa di Italia. Ed utilizzeranno tutti i fondi possibili per fare in modo che la campagna elettorale renda la figura di Errani onnipresente in tutte le aree della regione. Altro che interesse per i lavoratori.
Buona occasione per attaccarli senza pietà. La Caritas diocesana di Imola si vede costretta ad aumentare la distribuzione di pasti, agli indigenti italiani, imolesi, che hanno perduto il lavoro. Evviva la sinistra del benessere. Si vergognino, invece di pensare alle classi più povere, più indigenti e di quelle persone che hanno perso e stanno per perdere il lavoro si interessano , di contro, alle logiche e agli interessi del partito sperando di mantenere e di conservare lo strapotere che li ha caratterizzati fino ad oggi. La Chiesa, dal canto suo, sta facendo l’impossibile. Il Comune se ne frega, la Provincia ancora peggio, per non parlare poi della Regione …impossibile.il comune se ne frega,la provincia peggio,per non parlare della regione.ballottaggioimpossibile.il comune se ne frega,la provincia peggio,per non parlare della regione.ballottaggio...
E’ necessario costituire un gruppo (anche trasversale di forze politiche) di sostegno di questi lavoratori che operi per la sensibilizzazione degli organi e delle Istituzioni preposte, nonché adoperarsi per l’eventuale ricollocamento di questi lavoratori. E’ necessario superare le ideologie politiche nell’interesse dei cittadini che si stanno per trovare in condizioni di estremo disagio (mutui e rate familiari da pagare, figli da mantenere, impegni economici assunti, etc…).

domenica 5 aprile 2009

QUESTO SI’ CHE E’ RINNOVAMENTO!

QUESTO SI’ CHE E’ RINNOVAMENTO!
Venerdì 3 aprile 2009 è apparsa su “Metro” una pubblicità della CGIL che riteniamo estremamente significativa e degna di nota. La pubblicità in sfondo bianco è scritta (chissà perchè) solo ed esclusivamente in caratteri rosso e neri riferita ad un’iniziativa svoltasi sabato 4 aprile . Tale iniziativa aveva come motto (scritto in nero) “Giù le mani da salari, pensioni, libertà e diritti” (scritto in rosso, titolava) “Futuro si” (ed in nero titolava) “Indietro no”.
Per quanto riguarda la prima parte inneggiante al futuro “si” siamo tutti concordi.
Sull’indietro “no” siamo tutti perplessi, in quanto quello che loro ritengono indietro lo hanno puntualmente realizzato alla manifestazione nazionale recentemente conclusasi a Roma e nella quale non si può parlare di indietro “no” ma si può parlare di completa regressione e di ritorno al passato sinistro che tutti ci auguravamo fosse ormai appartenente alla storia e che mestamente ha fatto riapparire quelli che noi ritenevamo dei fantasmi che si sono nel corso della manifestazione materializzati con le bandiere rosse con tanto di falci e martelli stampate e fieramente sventolate da quelli che non si sa bene a che titolo si reputano appartenenti all’ala democratica del PD, primo fra tutti l’ex democristiano Franceschini, che con il suo atteggiamento ha irritato e deluso l’amico Casini, che lo vede come protagonista di uno sbilanciamento verso la sinistra radicale e non apprezza il fatto che questa politica molto più radicale di quella veltroniana sia stata furbescamente affidata ad un ex democristiano.
Probabilmente, una parte non indifferente di elettori del PD, cattolici e moderati, stanno lentamente ma inesorabilmente abbandonando il PD per passare all’UDC. L’UDC correrà da sola nel 70% dei casi utilizzando una forte mobilitazione di tutti i suoi uomini e di tutte le sue donne più rappresentativi e si alleerà con il PDL nel 25% dei casi. Per quanto riguarda il residuo 5% precisamente Firenze e Puglia, le trattative sono in corso.
Venendo alla campagna elettorale amministrativa di Bologna, sono apparsi nuovi manifesti di quel candidato al quale pare non piaccia proprio avere affibbiato addosso lo stemma del PD. Infatti, Delbono che pare che oltre alla mancanza di fotogenicità aggiunge anche la completa mancanza di tempismo nelle sue uscite pubblicitarie, ebbene in quest’ultima oltre alla sua faccia che sembra che aspetti una ispirazione che non si riesce bene a capire da dove debba arrivare, scrive, udite, udite “a Bologna Delbono c’è” , ma se non ricordiamo male proprio la scritta “c’è” non era per caso tratta dalla famosissima pubblicità della birra Ceres nella quale al termine il motto era “Ceres, c’è”

domenica 29 marzo 2009

LA NUOVA MODA

LA NUOVA MODA
Dobbiamo ammettere che abbiamo scoperto, incredibilmente, che il candidato a sindaco Delbono, che tutti hanno potuto ammirare nei suoi tragicomici manifesti sparsi in qua e in là per la città, è riuscito – suo malgrado – ad inventare una nuova moda: ha avuto un tale successo che è stata immediatamente seguita dal candidata alla Presidenza della provincia di Bologna Draghetti. La moda consiste in questo: Beatrice Draghetti, candidata alla Presidenza della provincia, fotografia ma il simbolo non c’è. In parole povere questa moda di Delbono è così contagiosa che è arrivata anche in provincia, dove la candidata di non si sa chi, pretende di essere eletta presidente per un partito che non si sa quale sia in quanto desaparecido dalle locandine. A questo punto una domanda sorge spontanea: ma Delbono e la Draghetti hanno le idee chiare? Chi rappresentano in realtà? Una cosa è certa, al povero elettore comune è dato solo sapere che uno corre per diventare sindaco e l’altra per diventare presidente della provincia; ma al povero elettore comune non è dato conoscere per quale partito. Piccola riflessione: non è che lor signori temano di mostrare il simbolo del PD temendo che la cosa non gli arrechi più danno che benefici? In ogni caso, ci auguriamo tutti che con o senza simbolo (in tal caso senza) lor signori se ne vadano a casa. In fondo, non sarebbe una grossa perdita; anche perché, visti i programmi? Visti i simboli? Visti gli scontri fratricidi interni? Il risultato dell’equazione è : il caos. Sicut erat in principio, nunc et semper. Pietro Berti

sabato 28 marzo 2009

ONOREVOLE CASINI, UDC : UNA GRANDE LEZIONE DI STILE

ONOREVOLE CASINI, UDC : UNA GRANDE LEZIONE DI STILE
L’amico Casini ancora una volta ha dato sia una lezione di stile sia una lezione comportamentale all’attuale segretario pro tempore del Partito Democratico, D. Franceschini. Infatti, in merito alla tre giorni in cui il PDL alla presenza di 6.000 delegati sta elaborando il progetto di nascita del nuovo partito, l’On. Casini rispondendo alle domande dei giornalisti ha, a tutti, ripetuto la stessa identica frase, e cioè “considero la nascita di un nuovo soggetto politico nel nostro Paese come un atto di alta Democrazia”. Questa è classe e soprattutto è rispetto nei confronti degli altri. Coloro,invece, che si reputano democratici, capeggiati attualmente da Franceschini, per sua bocca non sono entrati assolutamente nel merito della costituzione del nuovo soggetto politico e, neppure, hanno aspettato che questo venisse ufficializzato. Tutt’altro! Dimostrando una totale intolleranza nei confronti di chi sta costruendo il nuovo della politica, si sono limitati, ancora una volta per bocca del loro rappresentante (non è certo un leader!) a dire al Presidente del Consiglio tutto quello che costui dovrebbe fare secondo loro. Ebbene, in uno Stato democratico dove un partito nasce democraticamente normalmente gli avversari di codesto partito possono legittimamente non condividerlo, attaccarlo, opporvisi, ma è da assoluti mancanti di lungimiranza attaccare un neonato soggetto, in corso d’opera, disturbandone i lavori con discorsi che definire penosi è essere generosi. L’invito che mi sento di fare a quel tentativo di segretario, seppur temporaneo, del PD è quello di cominciare, anche se a fatica, ad elaborare uno straccio di programma alternativo a quello del Governo, anche perché la politica del criticare quotidianamente a priori qualunque cosa venga fatta è inutile, deleteria, mancante di costruttivismo e, soprattutto, è tipica di chi non ha nulla da dire.
Pietro Berti

venerdì 6 marzo 2009

“L’UNITA’ ” IN CRISI . Donec eris felix multos numerabis amicos, sed si tempora tibi fuerint nubila solus eris.

“L’UNITA’ ” IN CRISI . Donec eris felix multos numerabis amicos, sed si tempora tibi fuerint nubila solus eris.
Sicuramente Gramsci non si sarebbe aspettato che il quotidiano da lui fondato stesse -a metà del 1° trimestre del 2009 - rischiando di chiudere. Una delle colpevoli della situazione di mancato aiuto finanziario al quotidiano del PD è LegaCOOP (uno dei giganti delle cooperative). Infatti, dalla Direzione di LegaCOOP è stato precisato che non rientra nelle loro intenzioni partecipare a cordate o società che dovessero rilevare quote azionarie del capitale della società editrice del l’Unità. C. De Gregorio aveva indetto una mobilitazione per salvare il quotidiano; ed anche il leader della CGIL, Epifani, aveva sostenuto la campagna abbonamenti e la pubblicità. Se entro la fine di marzo non entreranno forti capitali il giornale del PD rischia davvero di chiudere. Per quel che concerne Soru, che acquistò nel maggio del 2008 l’Unità reduce da una crisi, al momento ha dichiarato che non ha più intenzione di investire altri soldi nel giornale. I giornali del l’Unità sono in sciopero e il quotidiano sabato 7 marzo di conseguenza non uscirà.
I rilievi che si possono fare sono molteplici. Quanto a Soru – che è stato sonoramente trombato alle recenti elezioni regionali della Sardegna senza neppure riuscire ad andare al ballottaggio e che ora abbandona la nave che affonda – il mesto rilievo che si può fare è che la sconfitta se la sia meritata come un vestito nuovo perché uno che si permette (indipendentemente da come il sottoscritto giudica un giornale di partito, specie di sinistra) di tagliare i finanziamenti facendo in modo di mettere sulla strada decine e decine di giornalisti e centinaia di persone addette a tutte le attività interne al giornale non è persona degna. Un altro atteggiamento vergognoso è quello di LegaCOOP che quando i tempi d’oro della politica della sinistra facevano in modo che essa andasse a braccetto nelle zone rosse dell’Emilia Romagna, della Toscana con il quotidiano di partito, essa si sfila appena sente che il quotidiano si trova in grosse difficoltà e – come l’ex governatore Soru – si guarda bene dal fare investimenti per salvare il quotidiano ed in particolare lo stipendio di tanti lavoratori che si troveranno in grosse difficoltà per il mantenimento delle loro famiglie. Ulteriore atteggiamento biasimevole è quello del Leader della CGIL, G. Epifani, che si è limitato a tenere un atteggiamento puramente di facciata, invitando gli iscritti alla CGIL a sostenere una campagna abbonamenti, senza spingere perché venisse fatto realmente e dando l’impressione che fosse l’ultimo dei suoi problemi.
Fatte queste premesse, a mio modesto avviso, mi sento mio malgrado di esprimere (e questo lo faccio con il cuore) la mia piena solidarietà nei confronti di tutte le famiglie dei lavoratori e dei lavoratori stessi di questo antico quotidiano di partito che rischiano di ritrovarsi senza un lavoro e quindi presi in giro dalle promesse fatte loro da Epifani-CGIL, da Soru-PD ex governatore della Sardegna, da LegaCOOP solo buona di prendere quando è il momento e non certo di dare a chi in questo momento veramente si trova nella difficoltà di arrivare alla fine del mese con lo stipendio. Tengo a ribadire che politicamente sono di tutt’altro avviso, tengo a ribadire che non ho mai condiviso nulla di quello che l’Unità ha scritto nel corso di questi anni, tengo a ribadire che nulla ho a che spartire con quella che è la sinistra ma il lavoro è lavoro, la libera informazione è la libera informazione di qualunque orientamento politico essa sia e non si può permettere che per biechi interessi economici famiglie intere vengano buttate sulla strada solo perché la mala gestio di pochi e il disinteresse di comodo permetta di mettere sulla strada intere famiglie. Questo non è accettabile. Questo è vergognoso. Visto che il giornale del PD è l’Unità, mi meraviglio che il Franceschini che tanto blatera su assegni di disoccupazione e su referendum collegati alle elezioni europee ed amministrative in maniera del tutto demagogica, opinabile e non me ne si voglia – anche un po’ penosa non si preoccupi, invece, di cominciare esso stesso a salvare con i soldi del partito proprio il giornale del partito. Tutto ciò è significativo. Un segretario che non si occupa della sua stampa è un segretario che manca fondamentalmente di lungimiranza o, peggio, è un segretario che sembra si voglia liberare quanto prima di una ”bega”, da cui non riesce, ammesso e non concesso che gli interessi realmente uscirne in maniera onorevole.
Concludendo, Franceschini, prima di dire agli altri quello che deve essere fatto con toni saccenti, abbi almeno il buongusto di salvare il salvabile del tuo partito; la priorità è quella di non privare i giornalisti, gli editori e tutti quelli che lavorano all’interno del giornale del loro lavoro. Se tutto questo venisse fatto esordiresti alla Segreteria con il primo fallimento interno, cioè facendo perdere il lavoro a gente del tuo partito. Pietro Berti Imola- UDC

KATYN: LE MIE PROPOSTE ALLE ISTITUZIONI

KATYN: LE MIE PROPOSTE ALLE ISTITUZIONI
Ill.mo Sig. Presidente della Camera dei Deputati, On. le Gianfranco Fini,
Sig. Presidente, approfittando della Sua cortesia sono a segnalarLe quanto sta avvenendo in merito alla distribuzione nelle sale cinematografiche della nostra amata Repubblica di una pellicola girata dal Maestro Waida, Polonia, intitolata Katyn. Ai fini di una spiegazione più dettagliata in merito alla vicenda Le allego il mio commento al film che ho recentemente pubblicato su diversi forum (tra cui mymovie e quello di Panorama.it) . SegnaloVi in allegato la risposta che cortesemente il distributore della pellicola in Italia mi ha inviato su Panorama rispondendomi. Alla luce di quanto sopra esposto sono rispettosamente a chiederLe un Suo personale interessamento affinchè la cultura cinematografica - almeno per una volta - esuli dall'essere a senso unico e venga valutata anche la posizione di coloro che, ignari, ne hanno subìto le conseguenze. Il film, peraltro girato dal figlio di una delle vittime della barbarie della dittatura sovietica, è una ricostruzione storica corretta, reale, estremamente toccante e girata in maniera magistrale. Riteniamo doveroso che il popolo italiano abbia l'opportunità di venire a conoscenza di una realtà tragica, scomoda, volutamente dimenticata e vergognosamente accantonata, solo perchè coloro che hanno perpetrato questa ignominia fanno parte di quelli che la 2^ guerra mondiale la hanno vinta.
Egregio Sig. Presidente, sono anche a proporLe - alla luce dei Suoi poteri - l'eventualità di considerare di comune accordo con l'Ambasciata polacca in Italia e ricordandoci di aver avuto un grande Papa , di origini polacche, di voler considerare l'ipotesi di dedicare una via, una lapide, un parco o quanto Vostra Eccellenza ritenga più opportuno, in onore di queste vittime che la storia ha fatto di tutto per nascondere e per affrettarsi a dimenticare considerandole vittime di serie B. Ritengo che il Maestro Waida, gli Ambasciatori polacchi e lo stesso popolo polacco che in Italia vanta di una comunità molto nutrita Le sarà eternamente grato.
Sicuro del fatto che Lei con umanità prenda in considerazione quanto da me proposto, in attesa di un Suo positivo riscontro Le invio con grandissimo rispetto per la Carica Istituzionale che Lei ricopre così tanto degnamente Le porgo i miei più sentiti ossequi. Pietro Berti

lunedì 2 marzo 2009

FLAVIO DELBONO: GLI ENIGMI DELLA POLITICA

FLAVIO DEL BONO: GLI ENIGMI DELLA POLITICA
Carissimi lettori e carissime lettrici, in merito alla campagna elettorale delle amministrative a Bologna di giugno 2009 vi invito non solo a leggere sul mio blog l'attribuzione delle quote rosa e ai giovani del "sig. DelBono" che si presume appartenente al PD -anche se fa di tutto per nasconderlo visto che il simbolo del PD non appare nè in città e neppure - ascoltate questa - nel suo blog di cui vi do l'indirizzo e vi invito di andare a consultarlo http://www.flaviodelbono.it/index.html?pg=13 .
noterete che il sig. DelBono ha messo su un sito che dal punto di vista contenutistico, propositivo e programmatico è totalmente nullo.
Se il 3 di marzo il blog di colui che si considera il candidato della sinistra (e ribadisco, non mi permetto di parlare di PD quando il primo a non parlarne è lui) e , Pasquino (altro candidato della sinistra) permettendo, costui, al di là di mostrare la faccia che ha, non ha fatto trascrivere dai suoi "esperti" neppure uno schizzo di documento programmatico, limitandosi a dire che farà interviste quà e là, in radio , tv etc. etc…, modestamente , dal nostro punto di vista, riteniamo che costui sia il tipico soggetto indicato dall'entourage del partito e che il programma politico per lui (ammesso e non concesso che arrivi) è una pura formalità.
A tutto questo va ad aggiungersi l'assurdo che tutti gli altri candidati il programma lo hanno fatto da un pezzo e lo stanno presentando nelle sedi opportune. Costui, ad oggi, si è limitato ad esprimersi infelicemente definendo " Guazzaloca e Cazzola : pallide ombre di Berlusconi".
Ebbene, noi non sappiamo se Guazzaloca e Cazzola siano pallidi o siano ombre, ma di una cosa siamo certi , l'unica cosa di cui non c'è ombra nella realtà di DelBono è A) il simbolo del PD; B) il suo programma; C) se non vuol diventare un'ombra anche lui, sarà meglio per lui di non aspettare luglio per spiegare agli elettori chi sia e magari anche cosa voglia.
P.S.: domanda: ma è votabile uno che riempie di faccioni la città scrivendo il suo cognome e che vuol diventare sindaco senza specificare null'altro? .
è votabile uno che come unici interventi ha attaccato Guazzaloca e Cazzola senza essere in grado di spiegarne il perchè e soprattutto senza aver spiegato qual è la sua alternativa al programma che loro invece hanno presentato?
Meditate, gente! meditate!
P.P.S.: ci sentiamo il dovere morale di consigliare al Sig. Del Bono di controllare - prima di criticare - tutti i programma di tutti i candidati, incluso l'amico Beppe Maniglia , il quale risulta essere tra i primi ad avere elaborato il programma per la città di Bologna. Pietro Berti

domenica 1 marzo 2009

IL PARTITO DEMOCRATICO ALLE PRESE CON LE QUOTE ROSA: LA DECISIONE E’ LA META’ DELLE CANDIDATURE DEVE ANDARE ALLE DONNE

IL PARTITO DEMOCRATICO ALLE PRESE CON LE QUOTE ROSA: LA DECISIONE E’ LA META’ DELLE CANDIDATURE DEVE ANDARE ALLE DONNE
In merito alle elezioni europee et amministrative di giugno 2009 il segretario provinciale del PD, Andrea De Maria, ha promesso (vedi Carlino 1.3.09 pag 4) alla “Conferenza permanente delle donne democratiche” che la metà delle candidate saranno donne ed ha avvertito che per quanto riguarda Bologna (Comune e Provincia) dalla metà di marzo (e non prima) si lavorerà alla stesura delle liste. Fino qui la posizione del De Maria è del tutto legittima. Siamo tutti, ovviamente, favorevoli e consapevoli del fatto che la rappresentanza in ambito politico debba essere paritaria e lo debba essere a tal punto che non si debba nemmeno mettere in discussione ma che sia da considerarsi doverosa da parte di tutti i partiti. Tutto ciò premesso, il PD non finirà mai di stupirci! Infatti, se da un lato la Segreteria Provinciale ha tenuto a precisare un dato che dovrebbe essere ormai da tempo acquisito , ebbene sembra quasi che loro vogliano far sembrare che sono gli unici a volerlo mettere in pratica. La cosa si potrebbe chiudere qui. Se non che il Segretario Regionale del PD, Salvatore Caronna, si è espresso pochissime ore dopo il Segretario Provinciale, De Maria, piantando i soliti paletti. Esordendo in maniera infelice, descrivendo come queste candidate dovranno essere scelte. Opinabile. Per lo meno se questo soggetto decide come devono essere scelte le candidate donne, allo stesso modo dovrebbe decidere come devono essere scelti i candidati maschi e ancor più dovrebbe discutere (cosa di cui si è dimenticato completamente) della quota da inserire nelle liste delle cosiddette giovani leve, dei giovani. Fattore che a noi sembra molto grave.
Caronna si è preoccupato di sbarrare la strada al modello veltroniano un po’ “frou-fou” ammonendo “mai più veline nel PD!”. Dopo questo rilievo, la deduzione seguente è d’obbligo: Caronna se ne frega ampiamente dei giovani (maschi e femmine) e del loro inserimento nelle liste. Caronna torna, ancora una volta, ad attaccare il modello veltroniano, colpendo lo stesso nella scelta, a suo dire, delle candidate in maniera troppo leggera con mancanza di costrutto e più basata sul senso estetico. Soprattutto, Caronna, dà l’idea per lo più inquietante del fatto che non si preoccupi di rispettare eventuali quote giovanili, eventuali quote rose e, chissà, anche all’interno delle candidature maschili si riserverà di inserire dei fedelissimi. Tutto questo deve far pensare. La nostra deduzione – seppur eseguita nei confronti di un partito avverso dal punto di vista ideologico- non può non rimanere colpita dal fatto che proprio costoro che parlano di giovani in politica, di parità e di principi che dovrebbero oramai essere acquisiti da tutti, in realtà si guardano bene dall’applicarli. Quindi, il nostro attacco – prima che sui programmi – lo faremo ponendo l’accento proprio sul metodo (evidentemente aberrante). Pietro Berti

sabato 21 febbraio 2009

LE RONDE : DAL CARDINAL MARCHETTO, SCONFESSATO DAL VATICANO, A FRANCESCHINI


LE RONDE : DAL CARDINAL MARCHETTO, SCONFESSATO DAL VATICANO, A FRANCESCHINI


Monsignor Marchetto Segretario del Pontificio Consiglio dei Migranti, aveva espresso forti dubbi sulle iniziative del Governo in materia di sicurezza definendo “le ronde come la fine dello Stato di diritto, (…) non bisognare dare risposte a caldo ma razionali affinchè le leggi non siano legate ad avvenimenti contingenti”. Il Vaticano in data 21.02.2009 ha ufficialmente sconfessato il Cardinal Marchetto dichiarando “il rispetto della Santa Sede verso le Autorità civili che nella loro legittima autonomia hanno il diritto ed il dovere di provvedere al bene comune”; conseguentemente Monsignor Marchetto ha parlato a titolo personale, per nulla interpretando il pensiero Vaticano che “quando intende esprimersi autorevolmente usa mezzi propri e modi consoni (comunicati, note, dichiarazioni)”. “Frequentemente i mezzi di informazione attribuiscono al Vaticano commenti e punti di vista di singoli ” afferma padre Lombardo portavoce ufficiale della Santa Sede. Il decreto prevede che i Sindaci d’intesa con i Prefetti possano avvalersi di associazioni tra cittadini iscritte in apposito elenco , costituite soprattutto da ex appartenenti alle forze dell’ordine in pensione. I membri delle associazioni (“ronde”) non porteranno armi ma solo il cellulare e le radio per segnalare situazioni di rischio. Si tiene a precisare che queste associazioni saranno composte per la maggior parte da carabinieri in pensione, poliziotti in pensione, poliziotti municipali in pensione, alpini in pensione; persone che agiranno sotto la responsabilità del Prefetto per svolgere un degno supporto davanti alle scuole elementari, agli asili, alle scuole medie, ai licei nelle zone limitrofe alla città , nei parchi pubblici e dove i Prefetti riterranno più opportuno impiegarli. Si sottolinea che costoro non riceveranno alcun tipo di compenso e saranno dotati, oltre che di cellulare e di radio, di una divisa fluorescente. Ognuno di loro sarà iscritto ad un albo, sarà dotato di un tesserino di riconoscimento e verrà impiegato dopo un addestramento formale e dopo regolare visita medica. Queste pattuglie miste (cioè composte da uomini e donne) saranno operative 24h al giorno ed il loro numero non dovrà mai essere inferiore alle 5 unità. Per quanto ci riguarda giudichiamo la decisione presa dal Governo e condivisa dal portavoce Vaticano, lecita, utile, preventiva, e tale da regolamentare un fenomeno comunque già esistente. E’ utile anche ricordare che tutti gli ex appartenenti alle forze dell’ordine che verranno impiegati in questa attività lo faranno ben conoscendo la tipologia del lavoro ed essendo pensionati ritroveranno il modo di sentirsi nuovamente utili al bene comune. Personalmente, ritengo alla luce di tutti gli aspetti sopra citati l’iniziativa estremamente lodevole nei principi, nelle metodologie e nelle finalità; ritengo, inoltre, che il Governo abbia operato una scelta consona nei fini del controllo del territorio per completare quello che viene svolto dalle forze dell’ordine e dai militari. L’Italia, a mio modesto modo di vedere, ne ritrarrà un grande beneficio. Concludendo, in merito all’analisi fatta dal neo segretario del PD , Franceschini, sulle associazioni messe in campo dal Governo per svolgere le iniziative di cui sopra, ebbene mi sento di esprimere il totale disaccordo con il suo discorso di insediamento nel quale ha attaccato il Governo anche su questo punto. E’ ovvio che ci si ponga la domanda se Franceschini rappresenti il vecchio che avanza o il nuovo che non ha niente di nuovo. C’è solo da chiedersi quanto costui sia destinato a durare, vista anche l’ira di Parisi che si è visto annientato vedendosi attribuire solo 92 preferenze contro le 1.047 dell’ex Vice di Veltroni. Dulcis in fundo i delegati chiamati al voto erano 2.800; i delegati presenti erano 1.300; 1006 delegati si sono espressi in favore dell’elezione diretta del segretario; 206 i contrari, 16 gli astenuti. Alla fine, Veltroni si è dimesso ; alla fine, è stato votato il suo vice. C’è da chiedersi se questi non riuscisse nell’opera di riunione del partito prima delle europee e di conseguenza il PD, oggetto di una nuova debacle, dopo quanto tempo sarebbe anch’egli costretto alle dimissioni e quindi alla distruzione completa (come è successo con Parisi) della sua corrente.
Pietro Berti

mercoledì 18 febbraio 2009

ELEZIONI EUROPEE – LISTA CDL PROPOSTA DI CANDIDATURA ON. LE CLEMENTE MASTELLA: RIFLESSIONI



ELEZIONI EUROPEE – LISTA CDL PROPOSTA DI CANDIDATURA ON. LE CLEMENTE MASTELLA: RIFLESSIONI
Dedicato al popolo degli Azzurri: in merito al tam-tam che si sta verificando da parte dei soliti incompetenti della politica, è giusto rilevare, ad onor del vero quanto segue:
L’On.le Clemente Mastella è nato democristiano ed ha svolto politica attiva in questo grande partito democratico che ha salvato insieme al pentapartito l’Italia dai bolscevichi, fino a quando è stato peraltro con un accanimento feroce, praticamente annientato insieme al partito repubblicano, al partito liberale e al partito socialista. Partiti con una storia degna di nota, visto che hanno dato la democrazia all’Italia repubblicana e che hanno fatto in modo che l’Italia non finisse sotto la dittatura sovietica.
Una volta distrutta la Democrazia Cristiana, Clemente Mastella e Pierferdinando Casini hanno dato luce al CCD che insieme al partito di Fini, di Berlusconi e di Bossi ha costituito il Popolo delle libertà. Nel momento in cui le strade di Pierferdinando (che ha fondato l’Unione Di Centro) e di Clemente Mastella (che ha fondato l’UDEUR) si sono divise, Mastella scelse di stare nella coalizione del centro-sinistra.
Durante il malgoverno formato dall’accozzaglia brancaleoniana composta dall’estrema sinistra, rif.com, pdci, verdi, etc oltre che dai centristi dell’UDEUR di Mastella si è verificata una crisi di governo che ha portato alle dimissioni da Ministro della Giustizia l’On.le Mastella.
La cosa grave è che in un momento in cui Mastella era ministro gli è stata arrestata la moglie, la cosa grave è che nel momento in cui era ministro ha ricevuto un avviso di garanzia nel quale gli venivano contestati reati insensati che però hanno fatto in modo che il Ministro , sentendosi tradito e direttamente colpito nella sua famiglia, si dimettesse dalla sua carica in maniera irrevocabile.
Con il passare del tempo, le accuse contro il ministro si sono rilevate prive di fondamento e il tutto si è risolto in un nulla di fatto. Stesso dicasi per la sua signora.
Tutto quanto sopra premesso, ritengo che
A) Il Ministro Mastella abbia dimostrato un notevole atto di coraggio a dimettersi dalla sua carica per poter difendere al meglio se stesso e la sua famiglia;
B) Mastella è stato fondamentale alla caduta del governo Prodi.
C) E’ una persona che si è comportata correttamente ed ha agìto correttamente.
D) Il Sig. Presidente del Consiglio On. Le Dott. Silvio Berlusconi ha deciso di candidare l’On.le Clemente Mastella alle elezioni europee 2009 nelle fila della CDL.

Trovo quantomeno stupido da parte di tutti coloro che si oppongono alla candidatura dell’Onle Mastella alla carica di deputato europeo per una notevole serie di ragioni, prima fra tutte che è una candidatura che è voluta dal premier e sappiamo tutti che quando Berlusconi sceglie una linea politica sulla candidatura di qualcuno lo fa con cognizione di causa. Sappiamo tutti che l’On.le Mastella è una persona politicamente estremamente preparata; sappiamo tutti che la sua candidatura non solo è dovuta ma è una gratificazione per tutto quello che lui ha fatto nel corso dei suoi mandati e per il fatto che è stato tradito da quelli che lui reputava essere i suoi alleati, ed è stato denigrato con accuse infamanti. Ebbene, concludendo, noi non possiamo che apprezzare la linea del Sig. Presidente che ha scelto di premiare una persona corretta. Conseguentemente, invitiamo i novellini della politica a ragionare meglio sulle prese di posizione in ordine ai candidati per ricordarsi che il leader di Centro-Destra è Berlusconi, e se Berlusconi decide di candidare qualcuno lo fa con cognizione di causa, lo fa per la sua esperienza, lo fa perché costui lo merita. Inoltre, va tenuto sempre presente che il nuovo ruolo del centro-destra in Italia è dovuto proprio alla leadership di Berlusconi, alle sue proposte ed idee e soprattutto alla sua capacità di dimostrare all’elettorato come l’alleanza di centro-destra potesse essere un gruppo di governo. Dunque, ora non può sconfessarsi una intera visione politica che ha portato al successo elettorale e di immagine. Pietro Berti

giovedì 12 febbraio 2009

LO STRANO CASO DI DARIO FRANCESCHINI

LO STRANO CASO DI DARIO FRANCESCHINI


In merito all’articolo apparso lunedì 9 febbraio a pag 6 sul corriere della sera fondo pagina a firma Alessandro Trocino dal titolo “Franceschini : sosterrò la volontà del padre, non sosterrò il DDL” pare opportuno fare qualche piccola riflessione. La prima riflessione è che non c’è stato bisogno che il Franceschini sostenesse o meno il DDL del Governo, in quanto la povera Eluana è passata all’Oriente eterno alle 20,10 dello stesso 9 febbraio e ora come un angelo cavalcherà per l’eternità le praterie celesti. Ebbene, Franceschini riteneva: “Non stiamo per stabilire le regole per il futuro. Qui si parla di un caso concluso con una sentenza e la decisione non può essere dello Stato ma della famiglia. Il mio voto sarà per rispettare la volontà del padre.” Dario Franceschini è il vice-segretario del PD; Dario Franceschini ha maturato la sua posizione da vice-segretario del PD; Dario Franceschini dice di aver maturato la propria decisione da cattolico; Dario Franceschini ha deciso secondo coscienza di votare “no” sul ddl del Governo sul caso di Eluana. Bene. Siamo molto preoccupati per il fatto che colui che dovrebbe rappresentare l’ala cattolica del PD provi “orrore nell’assistere ad una vicenda così drammatica utilizzata così cinicamente dal Presidente Berlusconi”; Franceschini (vice segretario del PD, cattolico) ritiene che Berlusconi usi la tristissima vicenda Englaro “PER STRAVOLGERE IL SISTEMA DEMOCRATICO E AFFIDARE IL POTERE ASSOLUTO AL PREMIER”. Il Franceschini si chiede, inoltre, come è possibile che nel centro-destra nessuno abbia dubbi e ancora una volta è terrorizzato per la minaccia ai Ministri “o votate sì, o vi dimettete”, continua “sono stupìto verso chi ha tante certezze e per chi manifesta”. Aggiunge che “le due coscienze laica e cattolica hanno gli stessi dubbi e si pongono le stesse domande.” Si dice certo che nemmeno tutti i cattolici voteranno nello stesso modo. “La Chiesa indica e ricorda i valori in modo del tutto legittimo” ma Franceschini, nel ruolo di legislatore cattolico, decide autonomamente nel rispetto della laicità dello Stato.
Per quanto riguarda il Vaticano, ovviamente non ci sono dubbi: interrompere l’alimentazione e l’idratazione con un sondino ad una persona che non è sottoposta a nessun tipo di terapia è considerata ben peggio dell’eutanasia; è considerata tortura che porta all’eutanasia senza se e senza ma, tanto è che nella tristezza immane che tutta questa vicenda ha avuto in Italia, il Santo Padre ha ribadito anche l’11 febbraio 2009, durante la celebrazione della giornata del malato che la vita è sacrosanta ed è un bene indisponibile, ed ha rincarato la dose ribadendo che dal concepimento allo sviluppo fino alla fine naturale non ci può essere nessuno al mondo che si possa arrogare il diritto di interromperla, dunque ribadisce il no all’aborto, il no alla pena di morte , il no all’eutanasia, il no alla tortura e nella tortura inserisce il caso di chi, pur non essendo malato ed essendo in una condizione irreversibile come quella di Eluana, gli venga negato un sondino per l’alimentazione e l’idratazione, venendo a mancare alla persona cibo e acqua: in tal caso è inevitabile per chi versa in tale condizione, come per qualsiasi altro essere umano, l’evento morte, attraverso atroci supplizi.
Tutto ciò premesso, rileviamo il fatto che Dario Franceschini non ci rappresenta in alcun modo come cattolici; che Dario Franceschini, nel ruolo di legislatore cattolico decide autonomamente nel rispetto della laicità dello Stato, ma in questo caso specifico non ci rappresenta perché il suo voto negativo legittima la fine di una vita umana. Il pdiano Franceschini, che esprime “orrore” per la vicenda utilizzata a suo dire cinicamente da Berlusconi, dovrebbe farsi un sano esame di coscienza, reputandosi cattolico, e pensare invece all’orrore che la sua scelta (che per la coscienza di noi cattolici appare mostruosa) gli permetta ancora di avere il coraggio di definirsi tale. Il Franceschini ha perso ancora una volta una fantastica occasione per stare zitto. Perché se almeno lo avesse fatto la maggior parte di quelli appartenenti all’area cattolica dei due schieramenti lo avrebbero rispettato e soprattutto, ancor più lo avrebbero tenuto in alta considerazione se avesse espresso il concetto che il cattolico è contro la cultura della morte e fa di tutto per non farla trionfare. Colui che si professa appartenente a una religione che come primo presupposto ha la tutela della vita dal suo primo concepimento fino alla sua fine naturale, e con dichiarazioni del genere viene meno a questo principio deve fare un profondo esame di coscienza. Forse sta perdendo la fede? Forse non ha ben chiare le idee di cosa significhi essere cattolico. Forse è bene che sappia che alla luce delle sue dichiarazioni può stare tranquillo sia lui sia tutti quelli che - appartenenti all’area cattolica nel PD - si sono espressi per il no al DDL del Governo e hanno espresso la loro opinione, ebbene, si diceva, possono stare tranquilli sul fatto che a cominciare dalle prossime elezioni sia amministrative sia europee non verranno votati nella misura in cui sperano. Con i princìpi non si scherza; con il diritto alla vita non si scherza: Franceschini, sei andato contro i principi fondamentali del cattolico in ordine al diritto alla vita. E per questo alle elezioni perderai una percentuale di elettori cattolici che proprio per quello che hai detto punirà severamente l’ala cattolica o pseudo tale del partito a cui appartieni.


domenica 8 febbraio 2009

A BOBBY SANDS

BOBBY SANDS: UN MARTIRE PER GLI STATI UNITI D’EUROPA
PER RICORDARCI DI NON DIMENTICARE
A tutti gli utenti, sono a richiedervi supporto ed adesione ad un’iniziativa che medito da tempo e che con gli Stati Uniti d’Europa ritengo che debba essere non solo presa in considerazione, ma attuata nelle forme che più verranno ritenute opportune. Mi riferisco ad una raccolta di adesioni da inoltrare agli organi competenti del Parlamento Europeo che deliberino affinchè la nostra richiesta venga accettata ed affinchè le provincie italiane possano adottarla nelle forme migliori che esse stesse riterranno opportune. L’iniziativa è denominata “un martire europeo per la libertà: Bobby Sands - Irlanda” .
Lasciatosi morire di fame nei carceri nord-irlandesi gestiti dalla polizia protestante connivente con il governo inglese, per far sapere al mondo che in nome della libertà e che contro l’oppressione di un regime anti-libertario che con la forza ha ghettizzato la parte della cittadinanza cattolica nelle 6 contee dell’Ustler ; con il suo sacrificio e con quello dei suo compagni ha gridato al mondo rompendo il silenzio assordante su una situazione di apartheid facendo in modo che tutti sapessero che la voce della non violenza, del rifiuto dell’alimentazione (anche forzata ) è come un grido sovrumano che ha fatto conoscere a tutti gli angoli della terra tutta quanta questa segregazione razziale di ordine religioso era stata subìta dai cattolici repubblicani nord-irlandesi da parte degli oppressori britannici. Siamo a chiedere alle amministrazioni provinciali in particolare a quella di Bologna di dedicare una via a quest’uomo a perenne ricordo del suo sacrificio.

sabato 7 febbraio 2009

UN PASSO AVANTI E DUE INDIETRO: IL GAMBERO

UN PASSO AVANTI E DUE INDIETRO: IL GAMBERO
Fabio Giunta, segretario del Circolo PD Galvani in centro a Bologna (quello considerato dei VIP) lamenta di non aver ancora avuto la richiesta di rinnovo della tessera sia da parte del finalmente uscente sindaco Sergio Cofferati (denominato il distruttore) che, per la cronaca, è stato considerato da tutti il sindaco peggiore che Bologna abbia mai avuto dal dopo-guerra; sia da parte di Romano Prodi (Fonte ANSA e Quotidiano Nazionale). Il Giunta non si preoccupa più di tanto, perché è sicuro che lor signori quanto adempiranno al loro dovere. Sembra invece essere più allarmato (e, a ragione) per il fatto che i tesserati in città lo scorso anno corrispondevano a 13 mila e 200 mentre ora sono poco più di 4 mila e 500. Giunta nel suo rapporto con la gente comune, si preoccupa, piuttosto, perché continua a registrare insofferenze ed avverte che il PD è in affanno un po’ a tutti i livelli. Ritengo opportuno aggiungere che Sergio Chiamparino (sindaco di Torino) nominato or ora vice presidente dell’ANCI, si sia dimesso da ministro-ombra del PD. Sembra che il sindaco abbia colto al volo l’occasione per fuggire da un organismo che aveva già più volte criticato e che gli aveva provocato malessere. In merito alle iscrizioni al PD da quando è iniziata la campagna il segretario De Maria recita: “siamo solo all’inizio, gli iscritti aumenteranno”. Ci auguriamo che finalmente il peggior sindaco d’Italia ed in particolare di Bologna, lasci perdere l’iscrizione e torni al suo paese. In ordine all’altro non ancora tesserato, Prodi, ritengo che ancora il PD possa sopravvivere anche senza la sua tessera.

ROLANDO RIVI E LA SPACCATURA DEL PD

ROLANDO RIVI E LA SPACCATURA DEL PD
6-5-4 febbraio 2009
Il 4 febbraio 2009 il Consiglio Comunale di Sassuolo, dietro richiesta del consigliere del gruppo misto Gabriele Giovanardi , di intitolazione di una strada a Rolando Rivi, seminarista trucidato nel 1945 dalle Brigate Partigiane dei GAP , ha visto la seguente votazione in Consiglio Comunale: 7 astenuti (PD ex DS), 7 favorevoli (minoranza ed ex margheritini) . Così il Consiglio comunale ha, di fatto, bocciato l’intitolazione di una via a Rolando Rivi, nonostante la Chiesa Cattolica Romana lo abbia considerato servo di Dio e lo abbia indicato come prossimo Beato.
I GAP lo accusarono pretestuosamente di essere una spia nazi-fascista e venne barbaramente ucciso tre giorni dopo essere stato ucciso dai partigiani comunisti a seguito di violenze inenarrabili e torture che per la loro efferatezza lo portarono alla morte.
Rivi aveva solamente 14 anni.
I dirigenti dell’una e dell’altra corrente non riescono a trovare un’intesa sull’intitolazione di una strada di un giovane seminarista ammazzato 60 anni fa. Viene alla luce la testimonianza palese dell’intrinseca inesorabile inconciliabilità delle due anime interne del PD (ricordiamo i setti voti favorevoli all’intitolazione erano composti dalla minoranza e dai componenti di area cattolica della maggioranza). Da tutto ciò si desume, in merito al caso della proposta di intitolazione della strada al povero giovanissimo seminarista massacrato nel ’45, che una strada dedicata alla sua memoria offende i partigiani della provincia di Modena e dulcis in fundo come si è visto dal voto in consiglio comunale spaccherebbe in 2 frange (margheritina e diessina) del PD. Riteniamo inaudito che nel 2009 ancora ci siano soggetti che abbiano il coraggio di continuare a negare il fatto che la guerra civile in Italia ha provocato centinaia di migliaia di vittime, la maggior parte delle quali innocenti e trucidate solo ed esclusivamente per una sete spasmodica di vendetta nei confronti anche di coloro che erano stati ben lungi dal prendere le parti di una delle fazioni durante il conflitto. In questa testimonianza, con il cuore e con tutto il sentimento possibile, ci sentiamo il dovere di fare in modo che questo giovine seminarista non abbia sofferto e non si sia sacrificato invano, bensì rimanga pietra miliare di quello che significa, nonostante la giovanissima età, avere il coraggio delle proprie scelte, avere il coraggio di non rinnegarle, avere il coraggio di non aver paura delle conseguenze delle proprie azioni e, soprattutto, di dimostrare una grande dignità nell’affrontare il martirio.
I giovani di oggi dovrebbero trarre spunto dalle vicende dei giovanissimi di ieri che si sono sacrificati in nome della fede in nome della libertà e nella ferma convinzione che la perdita della loro vita per mano di boia qualunque non avrebbe fermato il corso della storia, ma lo avrebbe accelerato. Riteniamo che Rolando Rivi abbia agito da eroe ma allo stesso tempo che il giovane seminarista lo abbia fatto in maniera del tutto modesta sicuro dell’appoggio di Nostro Signore. Quindi egli deve essere un esempio per tutte le parti ed è giusto da parte nostra dedicargli questa testimonianza per fare in modo che egli non venga mai dimenticato anche se una parte del consiglio comunale di Sassuolo non ha avuto il coraggio di affermare una verità storica per paura di offendere i partigiani ed ha negato di attribuire onore ad un ragazzo che pur avendo tutta la vita davanti ha deciso di sacrificarla per tutti noi.
La settimana scorsa la stessa problematica si era presentata durante un ordine del giorno presentato in consiglio comunale a Carpi, dove il gruppo consiliare per la lega nord aveva proposto di intitolare una strada all’arcivescovo di Carpi Mons. Alessandro Maggiolini, salito in cielo nel novembre del 2008. Il PD si è spaccato in due, a dimostrazione che i preti e i vescovi sono in grado di spaccarlo; e questo succede nella provincia modenese dove il PD vive in maniera particolare la frattura tremenda dell’area cattolica dell’ex margherita e degli ex diessini di stampo più tradizionalista. Tutto ciò premesso il PD si è ancora una volta spaccato in due e alla fine grazie agli ex della margherita, faticosamente si è arrivati al “si”. Ciò ha creato un vero e proprio ginepraio politico tra il PD dei cc.dd. tradizionalisti e gli ex della margherita.
Pietro Berti Imola (BO)

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