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lunedì 28 febbraio 2011

Gli incubi


SONNO, SOGNO E INCUBO

di Giuseppe G. Perfetto
Il sogno è l'infinita ombra del Vero G. Pascoli, Alexandros
IL SOGNO: UN ITINERARIO NEI GIACIMENTI DELL' ANIMA
Se sommiamo le ore che nell'arco di tutta una vita dedichiamo al sonno, risulta che complessivamente trascorriamo 23 anni a dormire e ne impieghiamo ben 4 sognando. Passiamo un terzo della nostra vita dormendo. Ma di tutto questo tempo non ne abbiamo coscienza, il più delle volte non serbiamo nessun ricordo delle nostre esperienze notturne. Dormire non è tempo perso ma un processo, biologico e psicologico assieme, utile per il nostro benessere e per la salute. Tutti i mammiferi hanno bisogno di sognare e l'uomo si ammala o va incontro a gravi squilibri se non può dormire in modo soddisfacente e sognare con regolarità.
Il sonno dona all'uomo il ristoro del corpo e la magia dei sogni. Nel sonno l'anima si rifugia in un luogo interno e nel sogno entriamo in un mondo tutto nostro. Imparando ad ascoltare la voce del sogno che proviene dai livelli più profondi della nostra anima, è possibile raggiungere un'autoconoscenza di tipo molto particolare, ovvero apprendere informazioni su di noi che celiamo a noi stessi. I sogni, anche quelli più angosciosi, costituiscono un importante patrimonio interiore. Uno sterminato giacimento d'informazioni su di noi è sepolto nel nostro mondo onirico (dal greco òneiros = sogno). C'è un tesoro nascosto in quel misterioso paese che è il mondo del sogno, nel quale ad ogni nostro viaggio notturno ci è data la possibilità di avventurarci.
Conoscere i processi del sonno e il significato dei propri sogni significa conoscere sé stessi.
In questo affascinante campo sono due gli indirizzi di studio: da una parte la psicoanalisi che si interessa del sogno e dei suoi significati, dall'altra le neuroscienze, e in particolare quella scienza che si occupa dello studio delle funzioni del sistema nervoso che è la neurofisiologia, che invece sono interessate ai meccanismi del sonno in sé e per sé. Fra i due indirizzi di ricerca non c'è incompatibilità o contrasto poiché entrambi studiano l'uomo ma da un diverso punto di vista, con un differente livello di conoscenza, dal momento che anche gli scienziati più estremisti sono oramai convinti che l'anima e il cervello non siano esattamente la stessa cosa; si riconosce che non vi è una relazione univoca fra un determinato stato del cervello e una specifica attività psichica.
FREUD: IL SOGNO COME TRAVESTIMENTO SIMBOLICO DEI DESIDERI
Il merito storico di Sigmund Freud fu quello di assegnare al sogno un significato psicologico, individuabile attraverso il lavoro analitico dell'interpretazione, concependo il sogno come il risultato di un processo psichico e non esclusivamente come un prodotto somatico.
Secondo Freud è dall'inconscio dell'individuo che si originano i sogni. L'inconscio esprime essenzialmente desideri, generalmente di carattere sessuale, che nel sogno trovano una loro "realizzazione allucinatoria". Però tali desideri, sentimenti e pensieri dell'io inconscio risultano angoscianti per l'io cosciente, ma il nostro sonno non è turbato da questi contenuti perché su di loro interviene una terza istanza, la Censura, che camuffa, maschera ed elabora i messaggi latenti dell'inconscio trasformandoli in immagini manifeste tollerabili dalla coscienza.
I nostri desideri e impulsi profondi, che sono prevalentemente di natura sessuale ed aggressiva, sono rifiutati dalla coscienza perché immorali, e attraverso il lavoro dell'istanza di controllo della personalità, la censura appunto, sono deformati sino a renderli irriconoscibili e trovano, nel contesto del sogno, una loro rappresentazione puramente simbolica.
Il sogno è quindi la rappresentazione dell'appagamento mascherato di desideri repressi in un modo tale, e tramite immagini, che assicurano che loro intima natura non sia svelata.
Il principale meccanismo di cui si serve la Censura per imporre restrizioni all'espressione dei desideri inconsci è la simbolizzazione.
Il significato del sogno si scopre attraverso un processo inverso a quello operato dalla Censura ovvero tramite l'interpretazione che dal contenuto manifesto, il sogno in quanto ricordato e riferito dal soggetto, perviene ai pensieri latenti inconsci, il testo originale del sogno costituito da quei desideri e da quelle idee che hanno provocato il sogno medesimo. L'interpretazione mette a nudo le distorsioni imposte dalla Censura onirica. In psicoanalisi, oltre all'interpretazione, ci si serve di un altro metodo: l'associazione libera, nella quale il paziente in terapia è invitato ad associare i suoi pensieri in relazione alle immagini e alle emozioni del suo sogno, pervenendo così a rintracciare i motivi inconsci originari.
Attualmente gli psicoanalisti sono più propensi a considerare i sogni come una rappresentazione della situazione psicologica esistente nel soggetto nel momento in cui il sogno viene fatto, e le figure che compaiono nell'esperienza onirica oltre che rappresentare oggetti o persone verso i quali il sognatore dirige i propri desideri, possono anche simboleggiare aspetti della personalità dell'individuo.
IL SOGNO DI JUNG: SIMBOLI DALL'INCONSCIO COLLETTIVO
Secondo l'altro grande psicanalista, Carl Gustav Jung, i sogni potevano essere letti oltre che col metodo causalistico del suo maestro Freud, che dal sogno perveniva ai motivi inconsci connessi alla storia del soggetto, anche con quello prospettico, con uno sguardo sul futuro, il che consentì a Jung di osservare nel vissuto onirico le linnee di sviluppo della crescita psicologica a partire dalla potenzialità che nel sogno si manifestino "cose non ancora realizzate". Sin dall'inizio Jung aveva concepito i sogni come creazioni.
Un'altra differenza rispetto al modello freudiano sta nel fatto che secondo Jung il sogno può rappresentare oltre che contenuti dell'inconscio personale anche temi propri dell'inconscio collettivo che è quella parte della nostra psiche che conserva simboli universali detti archetipi che non provengono da acquisizioni personali, ma che sono ereditati dalla specie come risultato della storia dell'umanità a partire dalle origini. Secondo la concezione junghiana all'inconscio collettivo vanno ascritte la produzione dei miti, delle idee religiose, delle visioni e dei sogni, poiché persone di culture differenti possono spontaneamente attingere da un comune immaginario simbolico. Jung scrive trattarsi di " "grandi" sogni, ossia di sogni ricchi di significato che provengono da questo strato più profondo della psiche. La loro significatività trapela già dalla loro plasticità che mostra non di rado forza e bellezza poetica. Tali sogni si presentano perlopiù in periodi decisivi della vita, vale a dire nella prima giovinezza, durante la pubertà, a mezzo del cammino (fra i 36 e i 40 anni) e in conspectu mortis. Non si tratta più, nel caso delle immagini archetipi che, d'esperienze personali, ma in certo qual modo d'idee generali il cui significato fondamentale va ricercato nel senso che è loro caratteristico e non in qualche contesto di eventi personali".
Jung giunse a formulare il concetto di inconscio collettivo proprio grazie all'interpretazione di un suo sogno, in cui compare un classico simbolo onirico: la casa. Egli sognò di trovarsi in un comodo salotto arredato in stile settecentesco, al primo piano di un'abitazione ignota che però sentiva essere la sua casa. Si diresse ad esplorare il resto della casa. Scorse un pesante portone che dava su una scalinata, scese al piano sottostante che immetteva in una cantina. Questa cantina era un grande locale dall'aspetto antico con uno splendido soffitto a volta; sotto di essa, passando per un'altra scala, si ritrovò in una sorta di caverna simile ad una tomba preistorica piena di ossami, con teschi e frammenti di ceramiche. Jung interpretò il sogno così: "Mi era chiaro che la casa rappresentava una specie di immagine della psiche, cioè della condizione in cui era allora la mia coscienza, con in più le integrazioni inconsce fino allora acquisite. La coscienza era rappresentata dal salotto: aveva un'atmosfera di luogo abitato. Col pianterreno cominciava l'inconscio vero e proprio. Quanto più scendevo in basso, tanto più diventava estraneo e oscuro. Nella caverna avevo scoperto i resti di una primitiva civiltà, cioè il mondo dell'uomo primitivo in me stesso, un mondo che solo a stento può essere raggiunto o illuminato dalla coscienza. Il mio sogno rappresentava pertanto una specie di diagramma di struttura della psiche umana. Il sogno divenne per me una immagine guida. Fu la mia prima intuizione dell'esistenza, nella psiche personale, di un a priori collettivo che ritenni fosse costituito da tracce di primitivi modi d'agire. In seguito, con la più vasta esperienza e sulla base di più ampie conoscenze, ravvisai in quei modi d'agire delle forme istintive, cioè degli archetipi".
Se la tecnica elettiva freudiana dell'interpretazione è l'associazione libera, il procedimento utilizzato dagli analisti junghiani è l'"amplificazione" che consiste nel richiedere al soggetto di intrattenersi sul proprio sogno, fornendo le sue impressioni su di esso, esprimendo quel che in esso lo colpisce in modo particolare, arricchendolo con altre immagini e simboli, illuminando così i temi onirici in tutte le loro sfumature di possibili significati, utilizzando anche l'"immaginazione attiva" che porta il paziente ad entrare da sveglio nello stato mentale del sogno, seguendo spontaneamente le fantasie, le immagini e i simboli che emergono.
LE FASI DEL SONNO PROFONDO DEL CERVELLO
Il sonno è uno stato fisiologico della coscienza caratterizzato da una condizione di pressoché totale interruzione dei contatti sensoriali e motori che collegano l'organismo, e quindi il cervello, all'ambiente esterno.
Il sonno e il sogno avrebbero avuto ben poche possibilità di essere studiati scientificamente se non si fosse scoperta la possibilità di osservare come funziona il cervello, e di registrare lo stato di attività elettrica dei neuroni, tramite l'elettroencefalografo (EEG).
Se ci troviamo in un ordinario stato di veglia attiva il tracciato elettroencefalografico mostra un andamento vivace, rapido, con tanti picchi, a frequenza irregolare, detto ritmo beta: questo stato si chiama desincronizzazione cerebrale. Possiamo pensare a questo stato come a una situazione simile a quella che ci ritroveremmo ad osservare se ci trovassimo all'interno di una stanza nella quale ci sono tante persone (= i neuroni) divise in gruppetti ognuno delle quali conduce una conversazione individuale, insomma un gran vociare caotico.
Man a mano che passiamo dal rilassamento al dormiveglia, al sonno vero e proprio, vediamo che il tracciato dell'elettroencefalogramma si modifica gradualmente mostrando un andamento più lento: è lo stato di sincronizzazione cerebrale. E' come se i singoli neuroni si comportassero come individui all'interno di una grande massa che tutti assieme esprimono contemporaneamente le stesse parole, parlando in modo sincronizzato fra loro, tutti i neuroni sussurrano all'unisono.
La desincronizzazione è intesa come uno stato di attivazione cerebrale, mentre la sincronizzazione riflette uno stato di riposo. Infatti, è scarsa l'informazione veicolata dal gruppo di persone che stanno dicendo la stessa cosa, il messaggio prodotto è unico, viceversa il gruppo desincronizzato trasmette molti messaggi differenti ed elabora simultaneamente molte informazioni.
Via via che procediamo dall'addormentamento al sonno passiamo da uno stato di desincronizzazione ad uno di sincronizzazione, seguendo un percorso in quattro stadi chiamati le fasi del Sonno S (dove S sta per Sincronizzazione):
- lo Stadio 1, che occupa il 7% del tempo di sonno totale, è la fase dell'addormentamento e del sonno leggero in cui l'individuo può svegliarsi facilmente, il tracciato EEG passa da un ritmo alfa, che indica rilassamento psicofisico, alla comparsa delle onde theta, in questo stadio vengono riferite fantasie simile a micro-sogni
- lo Stadio 2, che dura il 50% del sonno, oltre al ritmo theta è caratterizzato da onde più brevi e isolate chiamate complessi K che paiono correlati a stimoli provenienti dall'ambiente esterno, il contenuto mentale riferito è più simile a pensieri isolati e il loro ricordo è sparso e confuso
- negli Stadi 3 e 4, che ricoprono il 20% del sonno totale, si entra nel sonno profondo, predomina il ritmo delta che rappresenta un rallentamento ulteriore del tracciato EEG con onde a bassa frequenza, ampie e lente, ed interviene un forte calo del tono muscolare.
CERVELLO SOGNANTE
Dopo questi stadi, e dopo circa 90 minuti dall'inizio dell'assopimento, il cervello addormentato produce una desincronizzazione cerebrale simile a quella della veglia, il tracciato EEG è veloce e possono comparire particolari onde rapide che assumo la forma di dente di sega, un'intensità che indica una lavoro attivo da parte dei neuroni ma il soggetto dorme profondamente: è la fase del sonno con sogni, o sonno D (D sta per Desincronizzazione). Questo stadio viene anche chiamato fase REM, sigla da Rapid Eyes Movements, perché si caratterizza dalla presenza di rapidi movimenti degli occhi. Mentre la maggior parte dei movimenti oculari rapidi non può essere attribuita a un esame del campo visivo del mondo onirico, ci sono però occasionalmente movimenti più ampi che sembrano verificarsi in relazione con il contenuto descrittivo del sogno. Vi sono altri eventi fisiologici connessi alla significazione attivazione nel Sonno D, o sonno REM, come: forte diminuzione del tono muscolare, improvvise contrazioni muscolari spasmodiche e sussulti generalmente ricorrenti nella muscolatura dei piedi e delle mani, fenomeni detti "mioclonie muscolari", accelerazione del battito cardiaco, aumento dei ritmi respiratori, del consumo di ossigeno cerebrale e del flusso sanguigno negli strati esterni degli emisferi cerebrali.
Questo stadio di sonno con sogni occupa il 23% del tempo complessivo del sonno.
In questa fase di sonno desincronizzato, nel quale il corpo è paralizzato, il nostro cervello è come cieco e sordo rispetto agli stimoli esterni e processa le informazioni che provengono dal suo interno, creando le scene oniriche. Infatti, se si sveglia un soggetto durante una fase REM il ricordo del sogno sarà ricco e dettagliato.
I sogni del sonno REM sono caratterizzati da immagini vivide, situazioni uditive e di movimento, con esperienze oniriche complesse, bizzarre e dinamiche, con una forma narrativa.
Nei precedenti stadi di sonno sincronizzato il cervello non dorme completamente e non cessa di elaborare processi ideativi che però, rispetto al sogno, risultano meno vivaci e tendono ad assumere forme simili a frammenti di pensieri isolati, più concettuali, con situazioni statiche senza attività allucinatorio-immaginativa e privi di coinvolgimento emotivo.
I SISTEMI FISIOLOGICI DEL SONNO
Il sonno è uno stato regolato da due distinti processi. Il primo, responsabile del sistema dello stato di veglia, è regolato dalla Formazione Reticolare Ascendente, situata nella parte centrale del tronco cerebrale che si trova alla base del cervello prima del midollo spinale. L'attività della Formazione Reticolare produce desincronizzazione cerebrale, ad essa vanno ascritte alcuni aspetti della veglia quali l'attenzione e la concentrazione mentale. Il secondo sistema, responsabile del sonno, è rappresentato da varie regioni degli emisferi cerebrali e in particolari zone dei lobi frontali, che sono posti nella parte anteriore del cervello, la cui stimolazione provoca sincronizzazione elettroencefalografico e contemporaneamente sonno, rivelando così una attività opposta a quella della Formazione Reticolare.
Hobson e McCarley hanno proposto alla fine degli anni '70 una teoria sul sogno, chiamata "Modello Attivazione-Sintesi", che ha trovato vasto consenso fra i neuroscienziati. Secondo gli studiosi lo stato di desincronizzazione del sonno è un processo di attivazione operato da porzioni del tronco encefalico. Questa attivazione è generata in modo periodico, con un'alternanza di fasi di sincronizzazione e desincronizzazione, secondo un ritmo e una durata determinati da un orologio biologico interno. L'attivazione del tronco encefalico funziona come un generatore di segnali che raggiungendo il cervello producono immagini, sensazioni ed emozioni in modo del tutto casuale. Questi dati interni, caotici e disparati, vengono integrati dalle regioni superiori degli emisferi e da altre aree del cervello che presiedono alle facoltà mnestiche: la memoria fa una sintesi fra le informazioni bizzarre e slegate da cui viene bombardata e quelle immagazzinate negli archivi cerebrali. Il sogno sarebbe il risultato finale di questo processo di sintesi nel quale i dati casuali derivati dall'attivazione richiamano gli elementi più adeguati possibili presenti nelle esperienze memorizzate dell'individuo.
L'esperienza onirica è programmata dagli emisferi del cervello in modo diverso: nell'emisfero destro il sogno è organizzato nei suoi aspetti geometrico-spaziali ed emotivi, mentre il sinistro coordina la componente narrativo-sequenziale degli eventi del sogno. L'emisfero destro è maggiormente attivo durante gran parte della notte, invece il sinistro svolge un ruolo più importante nell'ultima parte del sonno, verso il mattino, quando il focus dell'attività mentale si sposta dal mondo interno alla realtà esterna.
PERCHÉ DORMIAMO E SOGNAMO?
Il sonno è una necessità biologica. Il sonno sincronizzato, in particolare gli stadi 3 e 4, sono indispensabili per la conservazione e il recupero delle attività metaboliche di base, con funzione di ristoro per l'organismo. Mentre il sonno con sogni, collegato alle facoltà cerebrali superiori e mentali, avrebbe la funzione di promuovere i processi di selezione ed elaborazione delle informazioni accumulate durante la giornata favorendone l'immagazzinamento nella memoria. Nel sogno il cervello recupera le memorie più antiche e le confronta con le informazioni più recenti. Secondo i neurofisiologi inglesi Evans e Newman dormire aiuterebbe a dimenticare le cose inutili e, partendo dal presupposto che il cervello umano al pari del computer non possa immagazzinare oltre una certa quantità di informazioni, esso deve perciò fare una selezione del materiale quotidianamente raccolto, archiviando e memorizzando tutto ciò che è importante ed eliminando le informazioni superflue; i due studiosi avanzano l'ipotesi che tale processo di selezione possa avvenire durante il sonno, quando cioè l'organismo non è impegnato ad interagire con l'ambiente esterno.
INCUBI E SOGNI ANGOSCIOSI: MOSTRI DALLE TENEBRE DELL'INCONSCIO
Gli incubi e i brutti sogni gettano un'ombra su tutta la giornata seguente e il loro effetto può persistere con apprensioni diurne. Da estese indagini statistiche, come quella compiuta su diecimila sogni dal professor Calvin Hall della Cleveland University, risulta che i contenuti onirici sono più spesso negativi che positivi: il 64% sono associati ad apprensione, ansia e tristezza, il 70% ha come temi l'angoscia e la paura, gli incontri caratterizzati da aggressività si verificano più spesso di quelli benevoli e confidenziali, e gli atti ostili compiuti o subiti sono il doppio di quelli amichevoli; solamente il 18% sono sogni felici ed euforici.
Originariamente per incubo si intendeva il sogno di essere sopraffatti da un mostro: nell'occultismo e nella demonologia medioevale l' "incubus" era uno spirito malvagio maschile di aspetto mostruoso che discendeva sulle donne mentre dormivano e aveva rapporti sessuali con loro, gli corrispondeva "succubus", un demone in forma femminile che seduceva gli uomini durante il sogno ed era responsabile delle loro polluzioni notturne. Nelle tradizioni popolari successive l'incubo è rappresentato sotto forma di omiciattolo gibboso che siede sul petto dei dormienti togliendo loro il respiro.
Gli incubi, in senso stretto, non sono propriamente sogni. Si verificano nel quarto stadio del sonno profondo: è tipico dell'attività mentale durante il sonno sincronizzato il fatto che le persone non riferiscano sogni ricchi di eventi, come invece fanno nel caso di un sogno vero e proprio che si verifica durante il sonno desincronizzato. Infatti, gli incubi assumono prevalentemente la forma di immagini statiche e sfuocate, situazioni isolate, alle quali si accompagnano intense sensazioni di paralisi e ansia, senso di oppressione toracica, di soffocamento e palpitazioni. Al risveglio, a causa della mancanza di vivide immagini, non si ricorda cosa esattamente terrorizzava, il ricordo di cosa è accaduto è nebuloso o più spesso assente. Rimane solo una forte paura. Nell'incubo si ha l'impressione di essersi misteriosamente trovati avvolti da un'atmosfera inconsueta, minacciosa, inquietante, o allusiva a un pericolo imminente e sconosciuto. Poiché il sonno profondo (stadi 3 e 4) è più abbondante all'inizio della nottata, l'incubo si verifica generalmente durante la prima ora e mezzo. Nell'incubo, che anche se sembra interminabile non dura più di cinque minuti, il risveglio è improvviso, la persona spalanca gli occhi, è agitatissima, in preda al panico, confusa, impaurita con evidenti reazioni somatiche come tremori, profusa sudorazione, accelerazione del battito cardiaco e dei ritmi respiratori. Di solito non ci si risveglia mai completamente e il soggetto si riaddormenta di nuovo. Gli incubi sono frequenti nei bambini, insorge generalmente fra i 4 e i 12 anni per poi scomparire nell'adolescenza. La loro comparsa in età adulta e il loro persistere nel tempo sono legati a situazioni di vita stressanti e a problemi psicologici nella sfera affettiva, in particolare relativi alla mancanza di controllo dell'ansia e degli impulsi aggressivi, oppure sono dovute alla brusca interruzione di alcuni trattamenti farmacologici (come i sonniferi barbiturici). Anche l'astinenza forzata da droghe, anfetamine e alcol può far insorgere la comparsa di incubi. La causa dell'incubo è sconosciuta, ma si tende ad attribuirla a un disturbo nel processo di risveglio dal sonno profondo.
Invece i sogni terrifici sono vere e proprie esperienze oniriche del sonno desincronizzato, o fase REM, e si verificano a notte inoltrata. Durano una quindicina di minuti e si ricordano meglio. Sono i sogni che producono reazioni di spavento: di solito nelle scene oniriche il sognatore si trova ad essere attaccato, inseguito o affogato. I sogni terrifici, più o meno ricorrenti, segnalano la presenza di un problema psicologico che preme di essere risolto in modo adeguato.
I sogni terrifici dal punto di vista soggettivo non sono molto diversi dagli incubi, si distinguono da questi ultimi solo per la dinamica e la vividezza delle immagini, per la complessità degli eventi e per la minor intensità delle reazioni ansiose suscitate. Gli incubi sono fenomeni rari mentre i sogni terrorizzanti sono molto comuni. Inoltre un'altra differenza è che i sogni terrifici, anche se ricorrenti, tendono a cambiare forma via via che l'individuo affronta i propri nuclei problematici nella vita, mentre gli incubi sono più ripetitivi sicché si hanno le stesse immagini spaventose anche per anni, come la tipica figura nera ai piedi del letto o gli occhi che fissano.
In psicoanalisi non si bada a questi dettagli psicofisiologici, così incubi e sogni terrifici sono inclusi sotto la comune denominazione di "sogni d'angoscia". Secondo Ernest Jones, uno dei primi allievi di Freud, le caratteristiche fondamentali dell'incubo sono: un terrore insopportabile, un senso di oppressione e peso sul petto che rende difficoltosa la respirazione e la convinzione di trovarsi irrimediabilmente paralizzati. Per Freud i sogni d'angoscia sono il risultato di un fallimento del lavoro della censura: senza il camuffamento operato dalla censura, l'io si trova investito dai contenuti dell'inconscio. Scrive Freud in proposito: "L'osservazione è che i sogni d'angoscia hanno un contenuto sfuggito alla censura. Il sogno d'angoscia è spesso lo scoperto appagamento di un desiderio, naturalmente non di un desiderio accettato ma di un desiderio respinto. L'angoscia è l'indizio che il desiderio represso si è mostrato più forte della censura, che il desiderio ha imposto, o era in procinto di imporre, il proprio appagamento contro la censura". Tali sogni mettono il sognatore di fronte a desideri, pensieri e ricordi che egli ha rinnegato e non riconosce come propri. Questi aspetti misconosciuti dell'io si organizzano in quella che Jung ha chiamato l'Ombra (che è la nostra parte rifiutata, somma di tutte le caratteristiche personali che, per la loro incompatibilità con la forma di vita scelta coscientemente, l'individuo nasconde agli altri e a se stesso) che può personificarsi nei personaggi onirici che si introducono nel sogno. Di fatti in psicoterapia i sogni d'angoscia offrono il mezzo più diretto per scoprire il vero problema che assilla la vita del soggetto e ci si rivolge ai sogni ordinari per giungerne alla soluzione. Nei sogni d'angoscia il sognatore si trova di fronte ad una situazione onirica che minaccia la sua identità, essi segnano momenti particolari della vita dell'individuo, hanno a che fare con i travagli connessi alle svolte personali ed è per questo che sono più frequenti durante l'adolescenza e le crisi della mezza età.
E' possibile distinguere i sogni d'angoscia in tre grosse categorie interpretative. La prima fa derivare gli incubi dalla riproduzione di esperienze traumatiche vissute dal soggetto nel passato, situazioni o pericoli alle quali non ha potuto adeguatamente reagire, nelle quali il soggetto ne fu vittima passiva. Sono invasioni violente nella continuità psicologica; rappresentano tentativi di assimilare un'esperienza inammissibile, di convertire in ricordo un'esperienza inimmaginabile. Nella seconda categoria vi sono quei sogni angoscianti che si originano da timori nei confronti dei propri impulsi, sessuali e aggressivi, e, come dicevamo in relazione all'Ombra, ognuna di queste incontrollate tendenze può trovare una rappresentazione simbolica in esseri mostruosi o animali. Rientra in questa categoria la tesi dello psicanalista Ernest Jones secondo cui l'incubus, il mostro che si insinua nel sonno (che può assumere le sembianze di essere subumano, animale, strega, vampiro, assassino pazzo, ecc.), rappresenta una persona, di solito un genitore, verso la quale il sognatore proietta tali impulsi. Nella terza categoria ci sono quei sogni, o esperienze semi-oniriche, che sono il prodotto mentale di semplici sensazioni d'origine corporea, come per esempio i morsi della fame che creano gli incubi viscerali di essere assaliti da ragni o il formicolio di una gamba che diventa l'aggressione di un esercito di formiche o l'impressione d'essere schiacciati da un grosso peso.
Nell'interpretazione junghiana, il terrore dell'incubo, oltre a rappresentare l'effetto dell'incontro con l'Ombra, potrebbe essere imputabile al mysterium tremendum della forza primordiale dell'apparizione di un potente archetipico dell'inconscio collettivo che può personificarsi al sognatore come un'entità mostruosa.







INCUBI, PERCHE` COMPAIONO GLI INCUBI
La comparsa di incubi è un segno della presenza di conflitti interiori non risolti, che tendono ad affiorare alla superficie della coscienza tramite l’attività onirica. Una delle caratteristiche dell’incubo è che la situazione rappresentata talora non è di per sé particolarmente pericolosa o fonte di paura (se vista in termini razionali). Quello che contraddistingue l’incubo è il modo di vivere una determinata situazione più che la situazione stessa, che di per sé può anche essere piuttosto banale. Durante un incubo si può essere angosciati ed atterriti da oggetti che, visti alla luce del sole e di una coscienza attiva e critica, non sono fonte di alcuna emozione particolare. Una persona che sta vivendo un incubo durante il sonno presenta spesso una serie di segni caratteristici. Intanto l’incubo si presenta solo durante la fase REM (Rapid Eye Movement) del sonno, durante la quale avvengono sogni e che rappresenta una forma di sonno molto “”attiva”" dal punto di vista psichico ed anche fisico. Il soggetto in preda ad un incubo mostra una irrequietezza del tutto particolare, che si esprime nel respiro, spesso concitato ed irregolare, nei movimenti dei globi oculari, che si fanno ancora più veloci, nella sudorazione che spesso è abbondante. Succede anche che le persone in preda ad un incubo emettano suoni più o meno articolati o addirittura parole invocazioni o intere frasi. Talora il soggetto si sveglia improvvisamente e fatica a riprendere contatto con la realtà. I bambini sono spesso soggetti a queste crisi, che vengono definite terrore notturno o pavor nocturnus. Le crisi di terrore compaiono spesso entro mezz’ora dall’inizio del sonno: il bambino appare vistosamente agitato, si muove nel sonno, parla o grida; il suo polso è accelerato, come la frequenza respiratoria, e la pressione arteriosa sale. Il risveglio compare bruscamente, ed è spesso accompagnato da un grido o dal pianto. Gli incubi non sono sempre innocui: in persone cardiopatiche, l’aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa possono essere responsabili di gravi conseguenze, anche se il fenomeno non dura più di due o tre minuti in complesso. É quindi importante cercare di evitare queste crisi: bisogna ricordare che molto spesso gli incubi sono provocati dalla sospensione improvvisa di una lunga terapia ansiolitica: i contenuti ansiosi a lungo repressi sono liberati, e si rivelano nella fase del sonno paradosso, in cui compaiono i sogni. La cura più efficace per prevenire gli incubi consiste nell’evitare le terapie ansiolitiche o sonnifere prolungate, soprattutto se eseguite senza stretto controllo medico. É poi evidente il consiglio di evitare letture o spettacoli capaci di indurre ansia, soprattutto alla sera. Anche i bambini possono essere impressionati da fiabe o racconti.


La caratteristica principale del Disturbo da Incubi è il continuo manifestarsi di sogni terrificanti che portano al risveglio.

Tali sogni paurosi e/o le interruzioni del sonno conseguenti ai risvegli provocano nel soggetto un forte stress e significativi danni alla sua sfera sociale e lavorativa.Gli incubi solitamente si presentano in una sequenza onirica complessa e prolungata, la quale provoca intensa ansia e terrore. Dunque vi sono più incubi ripetuti durante una stessa notte, molte volte con un tema ricorrente.

Spesso il contenuto del sogno riguarda un pericolo fisico imminente per il soggetto (ad esempio un inseguimento, un aggressione o un incidente); comunque in alcuni casi il pericolo percepito è minore e può riguardare per esempio una debolezza personale.

Inoltre al risveglio, i soggetti con questo disturbo possono descrivere la sequenza e il contenuto del sogno nei dettagli.

Va sottolineato che la maggior parte degli incubi non rappresenta eventi reali e non riedifica situazioni traumatiche vissute come avviene nel Disturbo Post Traumatico da Stress.

Gli incubi di solito terminano con un risveglio ed un ritorno alla vigilanza rapidi, e causano un protratto senso di paura e/o di ansia. Tali fattori comportano molte volte la difficoltà di riprendere sonno.

Infine se i risvegli notturni sono frequenti o se il soggetto evita di dormire per la paura di fare incubi, egli può sperimentare sonnolenza, diminuzione della capacità di concentrazione, depressione, ansia e/o irritabilità.

Proprio per quanto detto fra i soggetti con Disturbo da Incubi sono comuni sintomi depressivi o d'ansia.

Se vuoi approfondire clicca pure qui sotto

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NELLA MITOLOGIA

Originariamente, secondo il folclore romano, un incubo (dal latino incubare, "giacere sopra") era un demone di aspetto maschile che giace sui dormienti, solitamente donne, per trasmettere sogni cattivi e talvolta per avere rapporti sessuali con esse[1].
Veniva anche associato, come nome secondario, a Fauno, insieme ad altri come Fatuus, Fatuclus e Inuus.
Questi demoni erano raffigurati aventi in testa un berretto conico, che talvolta perdevano mentre folleggiavano. Colui che trovava uno di questi acquistava il potere di scoprire tesori nascosti[2].
Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia ne descrive i rimedi, offerti dalla medicina popolare, per tutelarsi da incubi ricorrenti.
Gli incubi continuano ad essere presenti nelle leggende medievali dove la loro figura diventa più malvagia.
L'incubo sottrae energia dalla donna con cui giace per trarne nutrimento, e nella maggior parte dei casi uccide la sua vittima o la lascia in pessime condizioni di salute.Una versione femminile di questo demone è chiamata succubo.
Durante la caccia alle streghe, l'ammissione di aver avuto rapporti sessuali con un demone o Satana era uno dei peccati per i quali le donne venivano uccise.
Si riteneva che a volte gli incubi concepissero dei figli con le donne che possedevano; una delle leggende più famosa di un tale caso è quella del mago Merlino, il famoso mago della leggenda di re Artù.
Sembrerebbe che in alcune regioni d'Italia, questo mito sia stato modificato sino a rendere l'Incubo protagonista di molte tradizioni locali ma anche temuto personaggio notturno tutt'oggi. Ovviamente i nomi sono stati cambiati e la sua stessa natura di demone spesso viene sostituita. In Sardegna, in tempi non troppo remoti i pastori sostenevano l'esistenza di creature notturne capaci di "disturbare" chi dorme provocando inevitabilmente incubi. A volte secondo queste credenze assumono l'aspetto di esseri muniti d'artigli quindi facilmente collegabili come aspetto a lupi o cani di proporzioni gigantesche come per l'Ammuntadore sardo (il quale capita venga raffigurato in maniere differenti e spesso discordi tra loro). Altre volte però assumono l'aspetto di folletti il cui unico scopo è custodire tesori e disturbare i dormienti (generalmente sedendosi sul loro petto impedendo una respirazione regolare) che, dopo essersi dimostrati pazienti nei loro riguardi, possono entrare in possesso di immense ricchezze.
La leggenda è stata ripresa dalla scrittrice Stephenie Meyer per la sua saga di Twilight: nella saga gli Incubi sono vampiri che seducono le donne prima di ucciderle. Dato che in genere si ritiene che la Meyer non si sia sufficientemente documentata e le sue conoscenze siano generiche, non è detto che la fonte diretta sia la mitologia e la leggenda qui citate o piuttosto la letteratura vampiresca (per esempio Carmilla di Sheridan Le Fanu e non solo, in cui di fatto il vampiro che attacca la vittima, donna o bambino, nel sonno, di fatto sta su di lui e gli preme addosso) o viceversa. Altre apparizioni moderne degli incubi si trovano in vari giochi fantasy come D&D e Magic, in cui assumono però l'aspetto di cavalli diabolici.
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1 Voci correlate
2 Note
3 Bibliografia
4 Altri progetti
Voci correlate [modifica]
Demonologia
Mago Merlino
Succubo
Trauco
Folletto
Ammuntadore
Note [modifica]
^ Sant'Agostino d'Ippona De Civitate Dei XXIII,23 :Ed è notizia assai diffusa e molti confermano di averlo sperimentato o di avere udito chi l’aveva sperimentato che i silvani e i fauni, i quali comunemente sono denominati “incubi”, spesso sono stati sfacciati con le donne e che hanno bramato e compiuto l’accoppiamento con loro.
^ Petronio Arbitro Satyricon 38 :Io non lo so per certo, l’ho solo sentito, ma gira voce che abbia rubato il berretto a Incubo e ci abbia trovato dentro un tesoro.
Bibliografia [modifica]
Quinto Orazio Flacco, Epodi V,95
Ambrogio Teodosio Macrobio, Somnium Scipionis I,3,7
Gaio Plinio Secondo Naturalis Historia XXV,4,30 XXX,10,84
Sant'Agostino d'Ippona De Civitate Dei XXIII,23
Altri progetti [modifica]

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giovedì 10 febbraio 2011

I disturbi del sonno


DISTURBI DEL SONNO
I disturbi del sonno sono frequenti e comuni: persone di tutte le età accusano spesso di non dormire a sufficienza, di non riposare bene o di non riuscire ad addormentarsi. Immediati e visibili sono gli effetti di una carenza di sonno: borse sotto gli occhi, pelle poco luminosa, palpebre appesantite e afflosciate oltre ad ansia, irritabilità, nervosismo e stanchezza. Talvolta la difficoltà a dormire è causata da motivi abbastanza semplici da capire, per esempio un partner che russa rumorosamente o frequenti brutti sogni, e in tal caso è più facile affrontare il problema. Spesso, però, alla base ci sono motivazioni di più difficile risoluzione che richiedono l'intervento del medico o dello specialista. L'avanzare dell'età spesso è associato ad una difficoltà a dormire bene.
Quando il disturbo del sonno non è originato da fattori psichici o da modificazioni del normale bioritmo, possono risultare utili alcuni semplici provvedimenti che aiutano il nostro corpo, come un bagno caldo rilassante oppure un massaggio; soluzioni che favoriscono il riposo e che possono evitare un'inutile assunzione di farmaci.
I più comuni e frequenti disturbi del sonno sono le parainsonnie, il russamento e l'insonnia.
PARAINSONNIE
Il termine parainsonnie comprende un insieme di disturbi e di manifestazioni fisiche che si evidenziano durante il sonno e rendono il riposo notturno difficile e non ristoratore. I più frequenti e comuni sono il bruxismo, il sonnambulismo.
Bruxismo E' il digrignamento dei denti mentre dormiamo. Questo movimento con il passare del tempo può causare danni alla dentatura tanto che i denti presentano faccette di usura sulla superficie masticante. La bocca è sottoposta a un continuo lavoro notturno con carichi masticatori notevoli, tanto che al risveglio spesso compaiono indolenzimenti, dolori ai muscoli interessati dal serramento, dolori all'articolazione temporo-mandibolare e a volte cefalea. Non esiste una cura farmacologica per evitare il bruxismo, che è causato da ansia e stress, ma i danni ai denti e i disturbi conseguenti possono essere evitati utilizzando un bite, doccia protettiva in materiale resinoso o gommoso confezionata dal dentista.
Sonnambulismo Camminare durante il sonno è abbastanza frequente. Il fenomeno è particolarmente evidente nell'età infantile, ma anche gli adulti, specialmente in periodi di stress o di ansia, possono soffrire di questo fenomeno. La deambulazione notturna si verifica particolarmente durante il sonno profondo del primo stadio della notte e questo spiega perché è così frequente nei bambini. Il sonnambulismo dell'adulto è spesso associato al consumo di alcol, che altera il rapporto sonno-veglia, oppure ad orari irregolari di riposo, dovuti per esempio a turni di lavoro che rendono impossibile dormire in modo equilibrato. Alcune patologie possono causare il sonnambulismo: l'emicrania, l'attacco epilettico, il morbo di Alzheimer e la demenza senile. In questi due ultimi casi il soggetto che cammina durante la notte non è addormentato come lo è tipico sonnambulo, ma è sveglio e lo stato di confusione e di disorientamento nei quali si trova sono dovuti probabilmente alla condizione patologica esistente. Chi soffre di sonnambulismo dovrebbe evitare di coricarsi ad orari irregolari, non affaticarsi eccessivamente, cercare di rilassarsi per scaricare la tensione e, se possibile, evitare di fare lavori che richiedano la presenza notturna. Praticare attività fisica in modo equilibrato aiuta a scaricare quell'energia in eccesso, è utile a qualsiasi età, aiuta a dormire bene e, talvolta, ad evitare il problema. Spesso il sonnambulismo è dovuto ad un'ansia profonda e caratteriale che richiede l'intervento specialistico. Il fenomeno, che sembra presenti una certa tendenza familiare, colpisce con maggiore frequenza il sesso maschile e in genere si manifesta prima dei dieci anni di età. Caratteristica del sonnambulo è la capacità di svolgere attività quotidiani comuni, vestirsi o camminare, per esempio, in un modo perfetto, ma senza essere cosciente di quello che sta facendo. Tutto ciò è dovuto alla confusione presente nei meccanismi del sonno e della veglia. L'episodio di sonnambulismo ha una durata variabile da alcuni minuti fino ad un'ora, ma è raro che il soggetto al risveglio si ricordi di ciò che è accaduto. Fortunatamente il sonnambulo non esegue manovre difficili o rischiose e riesce ad evitare eventuali ostacoli che incontra sul suo percorso. Il consiglio che può essere dato a chi vive con un sonnambulo è quello di non tentare di contrastarlo, ma piuttosto di rassicurarlo, di tranquillizzarlo e, se possibile, di accompagnarlo a letto. Succede a volte che riportare una persona nel suo letto risulti difficile, in questi casi non bisogna usare maniere energiche, ma piuttosto si dovrà passeggiare con il sonnambulo per poi ricondurlo lentamente nel suo letto.
RUSSAMENTO E APNEA NOTTURNA
Russare è sicuramente un problema che colpisce una buona parte della popolazione e che riesce a disturbare il sonno di chi ne soffre e della persona che dorme vicino. All'origine del russamento c'è un'ostruzione delle alte vie respiratorie. Quando si dorme succede che i muscoli della parte superiore e interna della gola si rilassano. Questo rilassamento muscolare determina un rilasciamento dei tessuti del palato molle nella parte posteriore della gola che, di conseguenza a ciò, vibrano a ogni respiro e al passaggio dell'aria determinando così il russamento. Alcune condizioni, come l'invecchiamento, che comporta un rilassamento fisiologico dei muscoli, o l'obesità, perché il grasso influisce negativamente sul normale funzionamento muscolare, possono causare il russamento.Un semplice raffreddore, un'allergia, i polipi nasali, l'ingrossamento delle tonsille o delle adenoidi ostruendo le vie nasali possono determinare un russamento in forma transitoria che si risolve curando la patologia. L'etilismo, il fumo, il consumo di sonniferi e l'abitudine a dormire in posizione supina sono condizioni che facilitano l'insorgenza di questo disturbo. Alcune persone che russano non se ne accorgono e russare non impedisce loro di dormire, ma altre si svegliano, dormono in modo frammentario e interrotto e questo causa stanchezza, nervosismo e continua sonnolenza.
L'apnea notturna è un problema più serio ed è caratterizzato da un russare in modo molto rumoroso con attacchi di soffocamento. Succede talvolta che si blocchino, per un tempo limitato, le vie aeree, perché il palato molle viene risucchiato durante l'inspirazione e questo evento interrompe la normale respirazione creando nel soggetto addormentato la sensazione di soffocare. La persona si sveglia di soprassalto, ansimando e boccheggiando per la mancanza di aria. L'apnea ostruttiva del sonno è un fenomeno che dura pochi secondi, ma può ripetersi anche 1000 volte per notte causando un grande disagio al dormiente, che non riposa a sufficienza. Nei casi più gravi di apnea notturna il sonno del soggetto è così compromesso, il riposo così scarso che la persona che ne soffre non riesce a vivere le mansioni diurne ed è impedita nel lavoro. Guidare in queste condizioni di stanchezza e di stress, per esempio, può essere molto pericoloso e a volte anche fatale. L'umore della persona che soffre di questo disturbo è instabile, inoltre il soggetto, sempre affaticato, spesso dimostra uno scarso interesse sessuale. Nei casi gravi di apnea il sonno REM è ridotto, il sonno profondo è insufficiente, l'apporto di ossigeno al cervello è scarso e tutto ciò può creare anche disturbi a livello intellettuale. Quando si ostruiscono le vie respiratorie e si verifica l'apnea, la carenza di ossigeno conseguente stimola il cervello che invia segnali di pericolo ai muscoli che riprendono la normale attività. Il problema è più grave se l'apnea si manifesta nella fase di sonno REM, perché la paralisi muscolare che si verifica in questo momento trova il corpo più rilassato e il suo tempo di reazione alla scarsa ossigenazione è più lento. L'apnea notturna fortunatamente interessa maggiormente il sonno leggero e raramente colpisce durante il sonno REM. Quando ad alcune forme morbose, come l'ipertensione o alcune cardiopatie, si associa l'apnea in forma grave il problema può diventare importante, perché durante la notte possono verificarsi, di conseguenza al blocco respiratorio, anche crisi cardiache. Grave è l'apnea notturna anche per i soggetti che soffrono di asma o di altre patologie dell'apparato respiratorio. Non esistono farmaci capaci di curare il russamento, ma alcune regole di vita possono certamente limitare e migliorare il problema. Praticare attività fisica, non bere troppo alcol, fumare poco o non fumare affatto, mantenere un giusto peso , evitare l'uso di sedativi e di sonniferi sono regole ci aiutano ad affrontare il problema. Riuscire a dormire sul fianco e ad evitare la posizione supina, che facilita lo scivolamento della lingua verso la gola e il blocco del flusso dell'aria, certamente migliora il russamento. Esistono alcuni rimedi esterni che aiutano a limitare questo disturbo: i cerotti e le pinze nasali migliorano l'ossigenazione ed hanno una certa efficacia. Oggi è possibile sottoporsi ad un intervento chirurgico per smettere di russare che consiste nel cauterizzare il palato molle, che, diventando più rigido, non si rilassa durante il sonno. Certamente questa è una soluzione drastica, ma molto utile nei casi gravi di apnea notturna.
INSONNIA
Il termine insonnia indica la difficoltà di addormentarsi, la sensazione comune a molti di non essere capaci di dormire o l'impossibilità di rimanere addormentati per tempi sufficientemente lunghi per potersi riposare. Si può parlare di insonnia solo nei casi in cui la scarsità di sonno causa reali problemi fisici o mentali alla persona, ma non quando un soggetto dorme poco e si sente comunque riposato e soddisfatto del sonno. Alcune persone infatti hanno un minimo bisogno di dormire: poche ore bastano a renderle riposate e questo perché non tutti hanno le stesse esigenze fisiche. L'insonnia è un disturbo, un sintomo che dimostra la presenza di un'alterazione o di un altro problema nell'organismo. Le cause che determinano l'insorgenza del disturbo sono molteplici e diversi sono i tipi di insonnia.
Esistono tre tipi di insonnia: la transitoria, quella a breve termine e il tipo cronico .
L'insonnia transitoria E' quella che insorge di conseguenza a un evento eccitante, a un emozione intensa o a una notizia buona o cattiva. In questi casi l'ansia che deriva dal fattore esterno crea un'eccitazione tale a livello del sistema nervoso che il nostro cervello rimane come desto e in uno stato di veglia permanente. E' difficile dormire la sera prima del matrimonio oppure riposare tranquilli se il giorno dopo si deve affrontare un esame o un evento particolarmente importante! Alcuni disturbi fisici, anche banali come un forte raffreddore, o eventi esterni particolari, come il diverso fuso orario dopo un lungo viaggio, oppure rumori troppo forti causano un disturbo non indifferente al nostro ritmo, all'orologio biologico e diventa difficile dormire e riposare tranquillamente. In questi casi la soluzione è quella di rimuovere il problema che è all'origine dell'insonnia.
L'insonnia a breve termine Come dice il nome stesso, indica quella forma che dura per un periodo di tempo limitato, generalmente non più di due o tre settimane consecutive. Le cause sono spesso di origine emotiva e di conseguenza ad eventi importanti, difficili, tragici della vita. L'insonnia che si manifesta dopo un lutto o come reazione ad una malattia di una persona cara ne sono l'esempio tipico. Lo stress che queste situazioni determinano influisce sulla nostra mente e sul nostro corpo a tal punto che non si riesce a dormire bene oppure non è possibile addormentarsi, se non dopo essersi girati per ore nel letto, perché si è incapaci di non pensare al grave problema che ci affligge durante il giorno. Con il passare del tempo questo tipo di insonnia tende a diminuire e a risolversi, ma in alcuni casi particolarmente gravi può essere d'aiuto rivolgersi a qualcuno. Manifestare la propria difficoltà ad un amico, oppure avere un colloquio con uno specialista che ci stimola ad affrontare e ad accettare il problema, può servire a velocizzare i tempi che ci dividono dalla soluzione. L'intervento terapeutico deve essere mirato a ristabilire prima la condizione emotiva e di stress e poi quella fisica e di riposo. L'insonnia cronica E' la forma abituale e persistente nel tempo. I fattori che la determinano sono veramente molti: problemi psicologici, fisiologici, ambientali o eventi drammatici. Un qualunque motivo può scatenare l'insorgenza dell'insonnia, che può risolversi in tempi relativamente brevi e sopportabili, ma può anche assumere il carattere cronico e diventare un disturbo importante per i problemi che ne derivano. Un'abitudine di vita quotidiana, come quella di bere alcol, se diventa un eccesso, e nel caso specifico diventa etilismo, può determinare l'insonnia così pure una situazione di stress continuo, per esempio dovuta a una condizione lavorativa insoddisfacente, può dare origine al disturbo cronico del sonno. Raramente l'insonnia è determinata da un funzionamento insufficiente del meccanismo che regola l'alternarsi del sonno ortodosso e paradosso. Non tutte le persone che soffrono di questo disturbo reagiscono allo stesso modo e l'insonnia presenta spesso caratteristiche diverse. Molto comune è la difficoltà iniziale di addormentarsi e di prendere sonno e il risveglio dal sonno leggero lascia in questi soggetti la sensazione di non essersi mai addormentati. Naturalmente l'idea di non riuscire a dormire causa ansia e agitazione che non giovano affatto e non aiutano a diminuire la difficoltà.
Uno dei motivi che più di frequente determina l'insonnia, in tutte le sue forme, è sicuramente la condizione psicologica e mentale della persona.La rabbia, l'ira, l'ansia, lo stress, l'incapacità a gestire la situazione sono cause comuni a tante persone che soffrono d'insonnia. Il rilassamento mentale, e di conseguenza quello fisico, può rappresentare la soluzione del problema: ottenere questo risultato non è facile, perciò il consiglio è quello di rivolgersi ad un medico che possa aiutare a limitare o a eliminare il fattore psicologico che è alla base dell'insonnia.
Durante la notte attraversiamo cicli di sonno diversi tra di loro e normalmente passiamo da momenti di veglia ad altri di sonno senza rendercene conto, generalmente dopo la fase di sonno REM. Gli attimi di veglia sono talmente brevi che noi proprio non ce ne accorgiamo, ma in alcune persone questi risvegli sono più lunghi del dovuto. Il soggetto che si rende conto di questo evento può rimanere sveglio anche per ore e soffrire quindi di una forma d'insonnia. L'alcol, la caffeina, le droghe, alcune problemi fisici, come l'incontinenza, o emotivi, come lo stress da troppo lavoro, determinano l'allungamento del tempo di veglia notturna e gli effetti di questo sono naturalmente irritazione e irrequietezza. Il risveglio notturno frequente, che crea disturbo alla persona, può anche essere determinato da spasmi muscolari involontari delle gambe. Questa condizione si manifesta come conseguenza di una carenza di ferro o dell'abuso di caffeina, che influenza l'assorbimento del ferro. Alcuni difetti della circolazione sanguigna, la carenza di calcio o di alcune vitamine hanno lo stesso effetto. In questi casi può essere utile assumere integratori alimentari oppure fare una leggera attività fisica.
L'insonnia può manifestarsi anche con la tendenza a svegliarsi troppo presto alla mattina e questa forma è piuttosto frequente nelle persone anziane. Invecchiando il sonno diventa più leggero e la prima luce del giorno o i primi rumori che provengono dall'esterno sono sufficienti a svegliare la persona, ma certamente bisogna tener presente che con il passare degli anni il bisogno fisico di sonno cambia e le ore necessarie al riposo diminuiscono. Lo svegliarsi presto può essere considerato come un evento naturale se la persona si sente comunque bene, riposata, attiva e partecipe. Quando il risveglio precoce è accompagnato dalla sensazione di malessere e di stanchezza si può parlare di una forma d'insonnia e si devono prendere provvedimenti.
L'insonnia determinata dal risveglio precoce può essere all'origine di una forma di depressione. Il sintomo tipico della depressione endogena è proprio l'insonnia, perché questa patologia altera l'orologio biologico e il sonno assume caratteristiche particolari: orari strani o sonno piuttosto disturbato. Il sonno profondo nei depressi si manifesta tardi durante la notte mentre quello REM si presenta subito. In questi casi l'insonnia richiede un trattamento medico, che con specifici farmaci corregge il ritmo alterato del sonno. Esiste una forma particolare di insonnia nella quale il sonno è caratterizzato dalla presenza delle onde alfa e beta, tipiche dello stato di veglia, anche nella fase di sonno profondo. Il sonno profondo e ristoratore dura poco e, nonostante si dorma per un numero sufficiente di ore, al risveglio non ci si sente riposati anzi la sensazione di stanchezza è identica a quella che si provava prima di coricarsi. Gli effetti comuni dell'insonnia, in qualsiasi forma si manifesti, sono simili: stanchezza, apatia, nervosismo, instabilità emotiva, mancanza di concentrazione, diminuzione del rendimento e una sensazione di malessere fisico generale. Se all'origine dell'insonnia ci sono un cattivo stato di salute o problemi di natura strettamente fisica il non dormire peggiora ulteriormente la situazione morbosa.
Consigli contro l'insonnia
Alcune regole di vita sono valide per affrontare l'insonnia o i disturbi del sonno in senso generale. Ricordare che tutto ciò che si introduce nell'organismo influisce sul suo buon funzionamento, evidenzia immediatamente che evitare di assumere certe sostanze può farci sentire meglio. Il sonno è disturbato dalla caffeina, dall'alcol, dagli stupefacenti o dalla nicotina, perciò escludere o limitare molto l'uso di queste sostanze ci aiuta a riposare meglio. L'attività fisica praticata con moderazione, in rispetto delle possibilità fisiche individuali, senza causare eccessiva stanchezza, che potrebbe produrre effetti indesiderati sul sonno, aiuta a migliorare la qualità del riposo e del dormire. La mancanza di movimento fisico non fa bene al sonno, infatti il sonno leggero e uno scarso sonno profondo sono tipici del sedentario. Non è consigliabile eccedere neanche nel senso opposto, perché esagerare con l'attività fisica, specialmente nelle ore serali, stimola la produzione di adrenalina che provoca eccitazione e stimola il senso di stanchezza. Entrambe le sensazioni non si adattano bene con il riposo notturno. Se l'insonnia è il sintomo di problemi di natura psicologica, come per l'85-90% della popolazione, il consiglio è quello di affrontare la situazione con i metodi terapeutici più opportuni. Rimuovere e risolvere l'ansia, lo stress, la depressione o altri fattori risolve anche l'insonnia, che, in caso contrario, perdura e peggiora i problemi già esistenti. Alcuni fattori esterni come il rumore eccessivo, il caldo, il freddo, la luce possono essere controllati e semplici accorgimenti tecnici possono a volte essere sufficienti a farci dormire bene. Talvolta l'insonnia richiede l'assunzione di farmaci (sonniferi, ipnotici, ansiolitici) che sempre devono essere prescritti dal medico. Bisogna ricordare che devono essere assunti con precauzione, rispettando i dosaggi e le norme, perché questi farmaci non sono certo privi di effetti collaterali e di rischi se si eccede. Il sonno indotto è diverso da quello naturale, infatti il sonno REM e il sonno profondo sono in proporzioni diverse. Chi dorme con l'utilizzo di queste sostanze presenta un sonno profondo corrispondente soltanto al 50% del totale. Abusare di farmaci o assumerli per tempi troppo lunghi crea assuefazione con tutti gli effetti conseguenti e una certa crisi di astinenza quando se ne interrompe l'assunzione.

Il sonnambulismo



Disturbo del sonno: il sonnambulo, il sonnambulismo

CARATTERISTICHE:Il Sonnambulismo e' una parasonnia motoria.Inizia nella prima parte della notte (stadio 3 e 4 del sonno NREM), e dura mediamente 15 minuti, poi il soggetto torna a letto o si risveglia da solo, senza ricordarsi dell'accaduto.Normalmente, durante l'episodio di sonnambulismo, la persona non reagisce agli stimoli dell'ambiente esterno, ma svegliandolo, puo' esserci una reazione aggressiva o di confusione.
I comportamenti che puo' assumere un sonnambulo sono vari:sedersi sul letto, mangiare o bere, pizzicare la coperta, camminare per casa, sulle scale o fuori.
Solitamente i comportamenti del sonnambulo non sono complessi, ma a volte, puo' anche uscire dalla finestra o accendere macchinari.
Il sonnambulismo compare di solito per la prima volta tra i 4 e gli 8 anni, con picco all'eta' di 12.Normalmente e' ritenuto un fenomeno transitorio non preoccupante e scompare da solo verso i 15 anni.Se gli episodi invece iniziano nell'eta' adulta e si protraggono nel tempo, possono esservi alterazioni psicopatologiche alla base.
Attacchi frequenti e piu' severi di sonnambulismo possono provocare insonnia.
Il fenomeno e' stato riscontrato in egual modo in entrambi i sessi.

POSSIBILI CAUSE:
Difficolta' a coordinare i centri che controllano il passaggio dal sonno alla veglia
Stress psicosociale
Uso di alcol o sedativi
Stimoli interni (vescica dilatata) ed esterni (rumori)
Pare che vi sia una componente ereditaria

SINTOMI:
Il soggetto si allontana dal letto durante il sonno e cammina nei dintorni
Presenta un'espressione vuota
Non ha nessuna reazione nei confronti di chi cerca di svegliarlo al risveglio
Non ricorda l'accaduto

A COSA PUO' PORTARE:
Disagio sociale in quanto la persona potrebbe evitare di partecipare ad attivita' in cui potrebbe rivelarsi il suo disturbo, come vacanze con gli amici ecc..
Disagio lavorativo, nei casi in cui il sonnambulismo provochi insonnia



Il sonnambulismo è un disturbo del sonno caratterizzato da attività motorie automatiche che, solitamente, sono semplici e fatte quotidianamente.
Indice[nascondi]
1 Incidenza ed eziologia
2 Musica
3 Note
4 Voci correlate
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Incidenza ed eziologia [modifica]
La fascia di età compresa tra 5 e 12 anni è quella maggiormente colpita (quasi un bambino su tre) e l'incidenza tende a scomparire dopo l'adolescenza.[1] Nel caso il disturbo insorga in un adulto gli specialisti associano il sonnambulismo ad aspetti neurotici, psicotici o nevrotici (isterismo).[1]Il sonnambulismo avviene nella fase tre, o quattro, del sonno non Rem e quindi i casi di sonnambulismo si verificano nelle prime due, tre ore del sonno. La durata dei movimenti, raramente supera i cinque minuti.
I sonnambuli possono arrivare a uscire dal letto mentre stanno ancora dormendo, e camminare, uscire di casa, mantenendosi in stato di incoscienza, però nonostante le convinzioni popolari, la maggior parte dei sonnambuli non cammina, ma si limita a sedersi sul letto ed esegue gesti ripetitivi come l'atto di lavarsi e vestirsi.
Sulle cause le opinioni sono discordanti, anche se tecnicamente vi è una ipereccitabilità della corteccia cerebrale che da un lato impedisce il sonno profondo e dall'altro mantiene attivi i meccanismi di veglia e di sonno.[1] Nei bambini invece, le spiegazioni sembrano di natura psicologica e appaiono legate al tentativo di elaborare le tensioni tipiche della loro età.
Non essendo una malattia, ma solo un disturbo, può essere curata con farmaci specifici e grazie a qualche seduta psicologica è possibile risalire alle possibili cause.[1]
È opinione comune, invece, che non esista alcun trattamento efficace. Inoltre si pensa che svegliare i sonnambuli sia assai pericoloso: in realtà il vero pericolo non è tanto nell'interruzione improvvisa del sonno quanto nello shock che può provocare il disorientamento.
Musica [modifica]
Il tema del sonnambulismo è stato trattato in alcune opere liriche, tra cui La sonnambula di Vincenzo Bellini (1831).
Note [modifica]
^ a b c d "Dormire in piedi", di Daniela Zucca, pubbl. su Sapere&Salute, num.41, anno 7, novembre 2002, pag.27-29
Voci correlate [modifica]
Sexsomnia
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Sonnambulismo"
Categoria: Medicina del sonno [altre]
Categorie nascoste: Stub - malattie Pagine a cui deve essere aggiunto il template Infobox Malattia

Sonnambulismo, un difetto genetico così si trasmette da padre a figlio


Una ricerca pubblicata su Neurology apre la strada alla cura di questo disturbo del sonno. Chi ne soffre ha un gene alterato, localizzato nella regione del cromosoma 20, che si eredità dal papà nel 50% dei casi. Il nuovo obiettivo è l'identifcazione del "colpevole" tra le 28 particelle cromosomiche sospettate

di ADELE SARNO

ROMA - "Mi raccomando non lo svegli, ma lo sorvegli". E' il consiglio dei medici ai familiari di un sonnambulo. se cammina, si siede sul letto, borbotta frasi senza senso, è sempre meglio non intervenire. Oggi una ricerca, pubblicata su Neurology 1 potrebbe aprire la porta a nuovi rimedi contro questo disturbo che, solo in Italia, interessa l'1 - 2% della popolazione infantile e lo 0,2 - 0,3% di quella adulta. Secondo i ricercatori della Washington university school of medicine, tutto dipende dal Dna. Il sonnambulo condivide infatti con uno dei propri familiari, per averlo ereditato, un gene difettoso, localizzato nella regione del cromosoma 20, che è responsabile del loro comportamento durante il sonno.Chi è affetto da sonnambulismo è capace di qualsiasi cosa. Non si arriva agli estremi fantasiosi come le camminate sul cornicione del grattacielo, ma sebbene nella maggior parte dei casi si tratti di azioni non compromettenti, come mettersi i calzini o alzarsi dal letto, a volte le cronache hanno registrato episodi spiacevoli. Saperne di più sulle cause, dice Christina Gurnett, coordinatrice dello studio, potrebbe aiutare a trovare la cura a questo particolare risveglio che caratterizza la parte profonda del sonno, cioè le prime due ore dal momento in cui ci si è addormentati.Il team guidato da Gurnett ha analizzato la storia genetica di una famiglia che ha visto tramandarsi il sonnambulismo per 4 generazioni, tanto che il disturbo
aveva coinvolto 9 soggetti su 22. In particolare, lo studio ha esaminato il Dna della famiglia di Hannah, una dodicenne che stava vivendo una fase particolarmente dannosa: la ragazza usciva di casa tutte le notti, completamente inconsapevole. Usando campioni di saliva, i ricercatori hanno identificato un difetto genetico, localizzato nel cromosoma 20, da cui dipende questo disturbo del sonno. Non solo, hanno visto che il familiare con la modificazione genetica ha il 50% delle possibilità di trasmetterla ai suoi figli.Anche se i geni coinvolti devono essere ancora identificati con precisione - sono i tutto 28 i geni sotto osservazione - gli studiosi sono certi che la base genetica del sonnambulismo si trovi sul segmento del cromosoma 20 e che, in particolare, sia coinvolto un gene già noto: l'adenosina deaminasi, già conosciuto per essere legato al sonno ad onde lente tipico del sonnambulismo. "Non sappiamo ancora quali dei geni presenti in questa regione sul cromosoma 20 siano responsabili del sonnambulismo - dice Christina Gurnett - scoprirli ci potrebbe aiutare a identificare e trattare questa condizione".

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