Pietro Berti

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VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

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domenica 6 marzo 2011

Mubārak


Muḥammad Ḥosnī Sayyid Ibrāhīm Mubārak, comunemente conosciuto come Hosni Mubarak (arabo: محمد حسنى سيد إبراهيم مبارك, Muḥammad Ḥusni Sayyid Ibrāhīm Mubārak; Kafr el-Musilha, 4 maggio 1928), è un politico egiziano, è stato il quarto Presidente dell'Egitto, carica che ha ricoperto per quasi trent'anni, a partire dal 14 ottobre 1981 fino all'11 febbraio 2011[1].
Mubārak è stato nominato vice-Presidente della Repubblica d'Egitto dopo una brillante carriera militare svolta nei ranghi dell'aeronautica egiziana, nella quale si distinse come generale durante la guerra del Kippur. Assunse la Presidenza, succedendo al Presidente Anwar al-Sādāt, a seguito dell'assassinio di questi il 6 ottobre 1981.
In quanto Presidente dell'Egitto è stato considerato uno dei più potenti leader della regione vicino-orientale. Grazie alla Costituzione del 1971, il Presidente Mubārak ha esercitato un forte controllo sul Paese.


Indice[nascondi]
1 Biografia
2 Il rientro dell'Egitto nella Lega Araba
3 Mubārak e la corruzione
4 Timori di una dittatura familiare
5 Cambiamenti sulla scena economica
6 Guerre e vantaggi economici derivanti dalla prima Guerra del Golfo Persico
7 Mubārak e la Chiesa copta
8 Dimissioni da Presidente dell'Egitto dopo trent'anni di potere
9 Il ritiro a Sharm-el-Sheik
9.1 Responsabilità politiche e militari
10 Onorificenze
11 Note
12 Altri progetti
13 Collegamenti esterni
[modifica] Biografia
Mubārak è nato il 4 maggio 1928 a Kafr el-Musilha, nel governatorato egiziano di al-Manūfiyya. Dopo aver completato le scuole superiori, entrò nell'Accademia Militare Egiziana, dove ricevette il diploma in Scienze Militari nel 1949. Nel 1950 entrò nell'Accademia Aeronautica e alla fine conseguì un Diploma in Scienze Aeronautiche e fu assegnato agli Squadroni Bombardieri. Parte del suo addestramento da pilota che egli completò fu da lui ricevuto nella Scuola sovietica di Addestramento Piloti di Frunze (dal 1991 Bishkek), nella Repubblica Sovietica del Kyrgyzstan. Nella sua progressione militare di comando fu dapprima pilota, quindi istruttore, comandante di Squadrone Aereo e comandante di Base Aeronautica. Nel 1964 fu nominato capo della Delegazione Militare Egiziana in URSS.
Negli anni 1967-1972, durante la Guerra d'Attrito fra Egitto e Israele, voluta da Jamāl ʿAbd al-Nāṣir, Mubārak fu nominato Direttore dell'Accademia Aeronautica e Capo di Stato Maggiore delle Forze Aeree Egiziane. Nel 1972 divenne Comandante delle Forze Aeree Egiziane e vice-Ministro della Guerra. Nell'ottobre 1973, in seguito alla "Guerra d'Ottobre", conosciuta anche come guerra del Kippur o guerra del Ramadan, Mubārak fu promosso al rango di Maresciallo dell'Aria. Nell'aprile 1975 fu nominato Vice-Presidente dell'Egitto e, nel 1978, fu scelto come Vice-Presidente del Partito Nazionale Democratico (NDP).
A seguito dell'assassinio del Presidente Anwar al-Sādāt da parte di fondamentalisti nel 1981, Mubārak diventò Presidente della Repubblica Araba d'Egitto e Presidente del Partito Democratico Nazionale (NDP). Mubārak è sfuggito a non meno di sei tentativi di omicidio.[2]
Hosni Mubārak è sposato con Suzanne Mubārak e ha due figli: ʿAlāʾ e Gamāl Mubārak.
[modifica] Il rientro dell'Egitto nella Lega Araba
L'Egitto è stato l'unico paese nella storia della Lega Araba a essere sospeso a causa della politica del Presidente al-Sādāt, che firmò un Trattato di pace con Israele, e che però fu riammesso nella Lega - otto anni dopo l'assassinio di Sādāt (6 ottobre 1981) - nel 1989, sotto la Presidenza Mubārak. La sede principale della Lega è stata ricollocata nel medesimo complesso di edifici al Cairo.[2] Tuttavia Mubārak cominciò a perdere sostegni a metà degli anni '90. La crisi economica dei primi anni '90 fu imponente. Secondo l'Indice che valuta l'attenzione garantita ai Diritti Umani, l'Egitto occupa il 119º posto su 177 nazioni e viene valutato con un indice di 0,659 su 1.
[modifica] Mubārak e la corruzione
Un duro colpo alla credibilità di Mubārak intervenne allorquando circolarono notizie sul fatto che suo figlio ‘Alā’ era stato favorito dal governo nei processi di privatizzazione avviati dal padre. L'organizzazione Transparency International (TI), che si occupa di valutare tra l'altro l'indice di corruzione politica di un Paese, colloca l'Egitto al 70º posto su 159 nazioni.[3]
[modifica] Timori di una dittatura familiare
Oltre alle voci sul favoritismo che avrebbe avvantaggiato suo figlio ʿAlāʾ prima del suo defilarsi intorno all'anno 2000, un elemento di forte inquietudine è quello che deriva dall'ambizione politica dell'altro figlio di Mubārak, Jamāl, la cui ascesa all'interno del Partito Nazional Democratico si è accompagnata all'ingresso di una generazione di neo-liberisti, passo preliminare per il successivo ingresso nel Governo. Voci sempre più insistenti parlano di una successione in pectore di Jamāl alla Presidenza della Repubblica, secondo una tradizione nepotistica che spesso in Egitto ha avuto modo di manifestarsi pesantemente. Bisogna dire che tale sospetto è stato smentito più volte ma questo non ha fatto diminuire i timori e le ansie di chi vorrebbe uno sviluppo in senso democratico del regime egiziano, finora caratterizzato dal forte peso dell'apparato militare.
[modifica] Cambiamenti sulla scena economica
Nel luglio 2004, Mubārak accolse le dimissioni del Primo Ministro Atef ʿEbeyd e di tutto il suo Gabinetto. Mubārak nominò quindi Ahmed Nazif nuovo Primo Ministro. La nuova compagine ministeriale è stata accolta con un moderato ottimismo, anche per un miglioramento della declinante situazione economica dell'Egitto. Il mercato egiziano è diventato percentualmente il primo paese fra quelli emergenti nell'anno fiscale 2004/2005. Persiste però una forte disoccupazione e Mubārak è stato criticato per aver favorito il grande capitale e le privatizzazioni dell'imponente comparto pubblico dell'economia, avvilendo i diritti dei lavoratori.
[modifica] Guerre e vantaggi economici derivanti dalla prima Guerra del Golfo Persico
Il Presidente Mubārak si è espresso contro la guerra in Iraq del 2003 voluta dagli USA e dalla Gran Bretagna, affermando che la situazione Israelo-palestinese avrebbe dovuto essere affrontata per prima. L'Egitto era un membro della coalizione alleata nella I guerra del Golfo del 1991 (se non si considera il lungo conflitto fra Iraq e Iran che l'aveva preceduta) e i fanti egiziani erano stati tra i primi militari a sbarcare in Kuwait per impegnare le forze armate irachene, godendo per questo di grandi, ma non precisati, vantaggi economici elargitigli dagli USA.[4] In questa sua partecipazione convinta si dice che l'Egitto abbia sofferto pesanti perdite in vite umane, anche se mancano conferme o smentite ufficiali in merito. Secondo Reporter Senza Frontiere i media egiziani sono collocati per libertà d'espressione al 143º posto su 167 nazioni considerate[5].
[modifica] Mubārak e la Chiesa copta
Prima che Mubārak assumesse la Presidenza, il precedente Presidente egiziano Anwar al-Sādāt aveva ordinato a Papa Shenuda III, il capo della Chiesa Ortodossa Copta, di ritirarsi in esilio nel monastero di San Bishoi. In aggiunta, otto vescovi, 24 sacerdoti e molti altri eminenti personalità copte furono posti agli arresti. Sādāt rimpiazzò la gerarchia ecclesiastica con un Comitato di 5 vescovi e si riferì a Papa Shenūda come all' "ex-papa".
Più di tre anni dopo l'assassinio di Sādāt nel 1981 e la salita al potere di Mubārak, il Presidente richiamò dall'esilio Papa Shenūda III d'Alessandria, il 2 gennaio 1985. Questi tornò al Cairo per celebrare la festività natalizia del 7 gennaio (secondo il calendario copto), e la folla che lo accolse fu valutata in più di 10.000 persone. I cristiani hanno goduto di diritti umani e religiosi relativamente migliori sotto Mubārak, con la loro festività del 7 gennaio riconosciuta come festività nazionale nel 2002.
[modifica] Dimissioni da Presidente dell'Egitto dopo trent'anni di potere.


Per approfondire, vedi la voce Proteste nel Nord Africa e Medio Oriente del 2010-2011.

Per approfondire, vedi la voce Sommosse popolari in Egitto del 2011.
Lo stato d'emergenza in atto nel Paese, decretato nel 1981 a seguito dell'assassinio del Presidente al-Sādāt, è stato oggetto di dure critiche da parte dell'opposizione per l'abnorme estensione dello stesso, che prevede de iure, tra le altre cose, arresti preventivi e controllo diretto dei media. Dopo l'inizio delle sommosse popolari del 2011, innescate dai recenti sommovimenti capitati in Tunisia, durante le quali Mubarak, al 17° giorno di proteste, ha annunciato di volerlo rimuovere solo quando la situazione lo richiederà, il rais viene sottoposto a forti pressioni da parte dei manifestanti e di alcuni governi esteri perché rimetta il proprio mandato.
La rivolta si inasprirà, prolungandosi in giorni di violenti scontri tra esercito e manifestanti, arrivando a costringere alle dimissioni il presidente l'11 febbraio 2011.[6] Piazza Tahrir, al Cairo, luogo simbolo della rivolta, accoglie con manifestazioni di giubilo l’annuncio del vicepresidente Omar Suleiman delle dimissioni da presidente egiziano, dopo trent'anni, di Hosni Mubarak.
[modifica] Il ritiro a Sharm-el-Sheik
Mubarak a poche ore dalle dimissioni dalla carica di presidente lasciò il Cairo per raggiungere la sua residenza a Sharm-el-Sheik, rifiutandosi di espatriare pur in presenza di offerte di ospitalità provenienti da vari stati. [7] Subito si sono susseguite voci su un suo cattivo stato di salute, ipotizzando persino un suo presunto stato comatoso. L'emittente ABC ha tuttavia smentito queste voci, affermando che Mubarak gode invece di "buona salute".[8]
[modifica] Responsabilità politiche e militari
Rieletto per il quinto mandato presidenziale (Settembre 2005)
Presidente del G-15 (1998&2000)
Rieletto per il quarto mandato (1999)
Presidente del Summit Arabo dal giugno (1996)
Presidente dell'Organizzazione per l'Unità Africana "OUA"(1993 - 1994)
Rieletto per il terzo mandato presidenziale (1993)
Presidente dell'Organizzazione per l'Unità Africana "OUA" (1989 - 1990)
Rieletto per il secondo mandato presidenziale (1987)
Presidente del Partito Nazionale Democratico (1982)
Presidente della Repubblica (1981-2011)
Vice-Presidente del Partito Nazionale Democratico (1979)
Vice-Presidente della Repubblica Araba d'Egitto (1975)
Promosso al rango di Tenente Generale (1974)
Comandante dell'Aeronautica Militare e vice-Ministro della Guerra (1972)
Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica Militare (1969)
Direttore dell'Accademia Aeronautica (1968)
Comandante della Base Aerea di Cairo Ovest (1964)
Distaccato all'Accademia Militare sovietica di Frunz (1964)
Docente all'Accademia Aeronautica (1952 - 1959)
[modifica] Onorificenze

Gran Collare dell'Ordine dell'Infante Dom Henrique
[modifica] Note
^ «Egitto, Mubarak si è dimesso: poteri passano in mano ai militari». Adnkronos, 11 02 2011. URL consultato in data 11-02-2011.
^ a b http://news.bbc.co.uk/1/hi/world/middle_east/country_profiles/737642.stm
^ L'Italia nel 2009 figura al 63º posto, dal 55° che occupava l'anno precedente. Cfr. questo sito.
^ http://www.economist.com/surveys/PrinterFriendly.cfm?story_id=319594
^ http://www.rsf.org/article.php3?id_article=15331
^ Mubarak si è dimesso. Pieno potere a forze armate.. la Repubblica, 11 febbraio 2011. URL consultato il 11 febbraio 2011.
^ «Egitto: Mubarak rifiuta offerte espatrio». ANSA, 16 02 2011. URL consultato in data 17-2-2011.
^ «Egitto: Abc, Mubarak è in buona salute». ANSA, 17 02 2011. URL consultato in data 17-2-2011.
[modifica] Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Hosni Mubarak
Wikinotizie contiene notizie di attualità su Hosni Mubarak
Wikiquote contiene citazioni di o su Hosni Mubarak
[modifica] Collegamenti esterni
Pagina governativa egiziana
Sito del candidato alle elezioni, di W.H

(Questa voce o sezione tratta eventi in corso o di immediata attualità. Le informazioni possono pertanto cambiare rapidamente con il progredire degli eventi.)

giovedì 10 febbraio 2011

Egitto/ Da re Farouk a Mubarak, così l'esercito ha deciso sorti paese

Egitto/ Da re Farouk a Mubarak, così l'esercito ha deciso sorti paese
Giovedi, 10 Febbraio 2011 - 20:40
Gli ultimi sviluppi in Egitto dimostrano che nessun uomo è più grande del suo esercito, nemmeno chi, come Hosni Mubarak, ha assunto i poteri delle Forze Armate oltre a quelli presidenziali. Una storia che si ripete, nel Paese arabo, dove furono i militari a rovesciare re Farouk e i suoi sostenitori inglesi negli anni Cinquanta, ma che non ha mai allarmato Mubarak durante i suoi 30 anni di leadership. La sua legittimazione risiedeva nel suo essere un generale, come i suoi uomini di punta. Generali sono anche il suo nuovo vice presidente Omar Suleiman, il suo primo ministro Ahmed Shafiq e il suo ministro della Difesa Mohammed Tantawi. Tutte le volte che il popolo ha tentato di indirizzare l'esercito contro il regime, l'esercito è diventato, di fatto, il regime, come scrive in un'analisi il quotidiano britannico 'Telegraph'. E tutto questo, i militari lo hanno ottenuto preservando contemporaneamente la loro popolarità e il loro primato: la popolarità evitando di sparando sui manifestanti (sono state le guardie presidenziali e la polizia a causare vittime tra la folla in piazza) e il primato evitando che la rivoluzione andasse troppo in là. Mentre era agli arresti, la scorsa settimana, un alto ufficiale dell'esercito ha detto all'avvocato per i diritti umani Ahmed Saif al-Islam Hafez che le forze armate erano grate ai menifestanti per aver evitato la minaccia che a Mubarak potesse succedere il figlio Gamal. Dichiarazioni che forniscono un elemento chiave per comprendere il ruolo dell'esercito uin Egitto.
fonte: http://affaritaliani.libero.it/ultimissime/flash.asp?ticker=100211204018

Egitto, Mubarak non molla

Egitto, Mubarak non molla
Nel discorso alla nazione non annuncia le dimissioni come in molti si aspettavano ed anzi annuncia:"Resterò al potere fino alle prossime elezioni

Nel discorso alla nazione non annuncia le dimissioni come in molti si aspettavano ed anzi annuncia:"Resterò al potere fino alle prossime elezioni"

Mubarak, ha preso la parola con oltre mezz'ora di ritardo sull'orario previsto (le 21.00 ora italiana) in diretta. Ecco la situazione egiziana in tempo reale.
22:05 - Riesplode la protesta dei manifestantiAl termine del discorso di Mubarak, in piazza sono tantissimi i manifestanti che protestano urlando e agitando le scarpe. "Vattene, vattene" gridano a gran voce, probabilmente delusi per non aver ascoltato quel che si aspettavano: le dimissioni di Mubarak o almeno il passaggio di "potere" al suo vice.
22:03 - Il discorso è terminato
21:58 - "Mi sono sacrificato per questo paese""Usciremo da questa situazione, vogliamo dare una risposta forte a chi viene contro di noi - ha detto Mubarak - ma non accetterò mai diktat stranieri. Voglio ricordare a tutti che io vivo per questo Paese, mi assumerò le mie responsabilità nei confronti di un Paese a cui ho dato tutto quello che ho potuto."
1:50 - "Non mi candiderò alle prossime elezioni, ma fino ad allora resterò al potere""Non mi candido alle prossime elezioni - dice Mubarak - Farò in modo che ci siano tutte le condizioni per tenere elezioni libere e trasparenti in Egitto. La mia priorità ora è far tornare la fiducia nel popolo egiziano. Dobbiamo continuare il dialogo, lontano dai conflitti".
21:45 - Iniziato il discorso di Mubarak
21:41 - Poteri al vice presidente"Ho passato il potere e le mie deleghe al vice presidente Omar Suleiman, secondo quanto prevede la Costituzione". E' questo quanto dovrebbe annunciare il presidente egiziano Hosni Mubarak nel suo discorso televisivo, secondo anticipazioni di 'al-Arabiya'. A proposito delle vittime degli scontri tra manifestanti e polizia delle scorse settimane in Egitto ha assicurato che "il loro sangue non è stato versato invano".
21:40 - Anticipazioni sul discorso di MubarakMubarak, annuncerà la riforma di cinque articoli della costituzione egiziana e l'abolizione di un sesto articolo. Lo riferisce 'al-Arabiya', secondo la quale Mubarak nel suo discorso affermerà di "non accettare i dettami che vengono dall'estero", chiedendo scusa alle famiglie "delle vittime della repressione della polizia".
21:27 - Mubarak si fa attendereE' di quasi mezz'ora il ritardo di Mubarak rispetto all'orario annunciato per il suo discorso. In piazza la gente continua a festeggiare in attesa di ascoltare cosa il presidente egiziano dirà.
21:05 - L'Europa tende la mano all'EgittoL'unione europea si dice pronta ad aiutare la democrazia egiziana. Lo ha dichiarato il capo della diplomazia europea, Catherine Ashton.
20:55 - In piazza almeno 200.000 personeCirca 200.000 persone sono radunate In piazza Tahrir, in attesa del discorso del capo dello stato che dovrebbe annunciare le proprie dimissioni alla nazione
20:35 - Mubarak parlerà dal CairoSecondo le ultime informazioni raccolte il presidente egiziano terrà il suo discorso alla nazione in diretta televisiva dal palazzo presidenziale proprio dalla città del Cairo. Smentite quindi le notizie che lo davano già in fuga a Sharm el Sheikh.
20:05 - Mubarak parlerà alle 21.00Il presidente egiziano Hosni Mubarak parlerà alle 20 GMT (le 21 in Italia). Lo ha riferito un portavoce del governo.


OBAMA: gli usa faranno tutto ciò che possono» per garantire «una transizione ordinata»
Mubarak: «Affido i poteri a Suleiman, ma resto fino alle prossime elezioni»
L'esercito scende in campo: «Proteggeremo noi la nazione». La piazza furiosa con il rais che non se ne va.
MILANO - La situazione in Egitto sembrava giunta ad un punto di svolta. Ma un discorso in tv del presidente Hosni Mubarack ha riportato indietro le lancette dell'orologio. Il presidente ha detto: «Affido i miei poteri al vice presidente (Omar Suleiman) in base a quanto previsto dalla Costituzione fino alle nuove elezioni che si terranno in settembre a cui non mi candiderò». Mubarack ha promesso ancora una volta le riforme costituzionali necessarie, ma poi ha ribadito: «Non lascerà mai questa terra». «Non accetterò mai diktat» che arrivano da Paesi «stranieri» ha detto ancora Mubarak che poi ha precisato di non voler sospendere lo stato di emergenza in vigore dal 1981. Al discorso con cui Hosni Mubarak ha annunciato di voler restare al potere fino alle elezioni di settembre, piazza Tahrir, teatro princiaple in queste settimane della protesta anti-regime, è esplosa in un urlo di indigna.
LA POSIZIONE DEI MILITARI - E dire che in precedenza l'esercito aveva manifestato un presa di distanza dal presidente egiziano. Nel «comunicato numero 1» del Consiglio supremo delle forze armate egiziane è stato annunciato in tv che il consiglio sta esaminando «le misure» necessarie per proteggere il paese. La televisione di stato ha interrotto i programmi per diffondere il breve comunicato letto da un militare in uniforme. Di seguito, la televisione ha mostrato immagini degli ufficiali membri del consiglio, presieduto dal ministro della Difesa, il maresciallo Mohammed Hussein Tantaui. «Tenuto conto della responsabilità delle forze armate e del loro impegno a proteggere il popolo e preservare i suoi interessi e la sua sicurezza; per vigilare sulla sicurezza della nazione e dei cittadini e sulle conquiste del grande popolo egiziano; per sostenere le richieste legittime del popolo, il consiglio supremo delle forze armate si è riunito oggi, giovedì 10 febbraio». Il consiglio «ha deciso di rimanere riunito in sessione permanente per esaminare le decisioni che possono essere prese al fine di proteggere la nazione, le conquiste e le ambizioni del grande popolo d'Egitto».
MISTERO - La tv Al Arabiya sostiene che Mubarak dopo il discorso è diretto a Sharm el-Sheikh e da lì dovrebbe andare in Germania per curarsi.
SCIOPERI E PROTESTE - Nel diciassettesimo giorno della protesta anti-regime alle manifestazioni si aggiungono gli scioperi. Migliaia di lavoratori di varie categorie - dall'industria petrolifera, ai trasporti, alle telecomunicazioni - sono scesi in piazza per chiedere più trasparenza e migliori condizioni salariali, unendosi ai manifestanti di piazza Tharir che chiedono l'uscita di scena di Mubarak.
LA POSIZIONE USA - Sul fronte politico-diplomatico, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha chiamato mercoledì il re dell'Arabia Saudita Abdullah. Lo ha reso noto la Casa Bianca, riferendo che «il presidente ha sottolineato l'importanza di adottare misure immediate per una transizione che sia ordinata, significativa, durevole e legittima, e che corrisponda alle aspirazioni del popolo egiziano». «Il presidente - ha precisato la Casa Bianca - ha riaffermato l'impegno a lungo termine degli Stati Uniti per la pace e la sicurezza nella regione». Obama, ha poi detto che gli Usa faranno «tutto ciò che possono» per garantire in Egitto «una transizione ordinata» verso la «democrazia» e che punti a «libere elezioni».
fonte: http://www.corriere.it/esteri/11_febbraio_10/egitto_scioperi_8cff2742-3507-11e0-b824-00144f486ba6.shtml

mercoledì 9 febbraio 2011

Egitto: Al Qaeda chiama alla guerra santa

Tre morti negli scontri al Sud. Egitto, non solo piazza Tharir. La protesta del Cairo si allarga.

Al Qaeda invita tutti alla jihad

Dalla piazza Tharir del Cairo, la rivolta anti-regime egiziana ha oggi guadagnato altro terreno. I manifestanti hanno stabilito presidi anche in altri luoghi simbolo della città: davanti al Parlamento e davanti alla presidenza del consiglio dei ministri, affermando ancora una volta che non se ne andranno fino a che il presidente Hosni Mubrak rimarrà al potere. Allo stesso tempo, il vicepresidente Omar Suleiman parla di dialogo come unico viatico per la stabilità, altrimenti, un «indesiderabile colpo di stato sarà l’alternativa, ma noi cerchiamo di evitare questa opzione». Il ministro degli esteri Ahmed Abul Gheit ha ammonito dal canto suo che l’esercito potrebbe intervenire per proteggere la sicurezza nazionale, se «avventurieri» tentassero di prendere il potere. Ma i promotori della rivolta non sembrano impressionati. «Andremo avanti fino in fondo. Non vogliamo una mezza rivoluzione. Non vogliamo alcun dialogo con il regime criminale. Ci saranno sempre più piazze Tahrir, ovunque, in tutto il Paese», ha detto oggi all’Ansa Khaled El Sayed, uno dei dirigenti del movimento giovanile che per primo si è mobilitato per l’inizio della rivolta, organizzando la prima manifestazione della «collera», il 25 gennaio. I fratelli Fratelli Musulmani, maggior gruppo di opposizione, a loro volta continuano a dire che il presidente Mubarak deve lasciare il potere ma sono invece disponibili a continuare il dialogo per la transizione, avviato la settimana scorsa. «I veri colloqui per il passaggio dei poteri non sono ancora cominciati», ha però affermato un dirigente della Confraternita, Essam al-Erian, aggiungendo che ancora «c’è una lotta sull’ ostinazione di un uomo», ovvero il presidente Mubarak. I colloqui potrebbero comunque riprendere tra qualche giorno, secondo quanto ha detto Saad al-Katatny, che ha rappresentato i Fratelli all’incontro dei gruppi dell’ opposizione con Suleiman. Ma intanto, diventano sempre più numerose e a macchia di leopardo le manifestazioni e scioperi per rivendicare aumenti salariali o anche case popolari. Oggi ce sono state oggi in diverse città del Paese, come Alessandria, Port Said, Suez; oltre che in varie zone della capitale, dove sulla piazza Tharir erano comunque presenti ancora decine di migliaia di persone, molte della quali pronte a passare lì la loro 16/ma notte. E oggi ci sono state anche nuove violenze, e vittime. Nel Sud, Kharga, un’oasi in mezzo al deserto, dove per disperdere una manifestazione la polizia ha sparato, causando la morte di tre persone e il ferimento di decine d’altre. Una folla inferocita ha poi reagito dando alle fiamme diversi edifici pubblici e due stazioni di polizia. Il rais, oggi ha invece tenuto un basso profilo, limitandosi solo a far sapere di aver ricevuto l’inviato presidenziale russo per il Medio Oriente, Alexandr Sultanov. Il suo pensiero è però emerso tramite il suo ministro degli esteri Aboul Gheit, che si è detto «infuriato» con la prima risposta data dagli Stati Uniti sulla crisi in Egitto e «sbalordito» per richieste fattegli dal vicepresidente americano Joe Biden di una riforma immediata della legge egiziana sullo stato d’emergenza. Intanto oggi la branca irachena di Al-Qaeda ha invitato i manifestanti egiziani alla guerra santa e all’instaurazione di un governo basato sulla legge coranica. Il sedicente "Stato Islamico dell’Iraq" ha chiamato alla jihad i manifestanti anti-governativi che da più di due settimane protestano contro il presidente Hosni Mubarak, e li ha esortati a battersi per l’instaurazione di un regime fondato sulla sharia, la legge coranica: l’appello è contenuto in un messaggio apparso nelle ultime 24 ore su diversi siti filo-integralistici di Internet, ed è stato intercettato dagli specialisti di "Site", gruppo di monitoraggio anti-terrorismo on-line con sede negli Stati Uniti. Si tratta della prima reazione conosciuta di un qualche movimento comunque affiliato a Al-Qaeda rispetto agli avvenimenti in corso in Egitto. Nel messaggio si afferma che nel Paese nord-africano «si è aperto il mercato della guerra santa», alla quale debbono partecipare tutti gli uomini in grado di combattere, e che si sono altresì «schiuse le porte del martirio». I dimostranti egiziani sono quindi invitati a non lasciarsi tentare dalle «vie ingannevoli e brute» del secolarismo, della democrazia e del «marcio nazionalismo pagano», in quanto «la vostra Jihad è a sostegno dell’Islam, degli egiziani deboli e degli oppressi, del «vostro popolo in Iraq e a Gaza», e «a favore di ogni musulmano che sia stato raggiunto dall’oppressione del tiranno d’Egitto e dei suoi padroni a Washington e a Tel Aviv». Segue l’offerta di «sette consigli» per costringere Mubarak alla caduta, e per assicurarsi che nessuno di coloro che fanno parte della sua cerchia possa mantenere il potere.

fonte: http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/388197/

L’APPELLO È STATO LANCIATO A TUTTI I MANIFESTANTI EGIZIANI
Egitto: Al Qaeda chiama alla guerra santa

09/02/2011, ore 16:47 -
IL CAIRO – Ancora alta, altissima, la tensione in Egitto, dove la branca irachena di AL Qaeda, ha chiamato i tanti manifestanti egiziani alla guerra santa, esortandoli a battersi per l’insediamento di un regime fondato sulla sharia, la legge coranica.L’appello, lanciato in rete nelle ultime 24 ore su alcuni siti filo-integralistici, è stato captato dal gruppo di monitoraggio anti-terrorismo, “Site”, con sede negli Usa. “Si è aperto il mercato della guerra santa” - spiega il testo jihadista - e si sono schiuse le porte del martirio”. Un messaggio indirizzato a tutti gli egiziani “deboli e oppressi”. Una battaglia da combattere “a favore di ogni musulmano che sia stato raggiunto dall’oppressione del tiranno d’Egitto e dei suoi padroni a Washington e a Tel Aviv”.Intanto, dopo circa sedici giorni di proteste contro Mubarak, sono migliaia le persone che per tutta la notte hanno protestato Al Cairo, nella centralissima piazza Tahrir. Sono infatti sempre più i canti di sfiducia nei confronti del presidente egiziano. Neanche la proposta di nuovi emendamenti alla costituzione e libere elezioni a tempo breve, promossa dal vicepresidente, Suleiman ha placato gli animi della folla. Egli stesso ha poi proseguito lanciando un allarme. Tra gli evasi delle scorse settimane, sarebbero infatti presenti alcuni militanti di Al Qaeda, legati a Bin Laden.Sul difficile momento del paese nord-africano, si è pronunciato anche il presidente delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon. “È importante che i rappresentanti di governo e popolo siedano ad un tavolo ed avviino un dialogo su cosa sia meglio per il loro futuro”.
di Dario Palladino fonte: http://www.julienews.it/notizia/dal-mondo/egitto-al-qaeda-chiama-alla-guerra-santa/65909_dal-mondo_1_1.html

Presentazione candidature in quota UDC a Bologna - Lista Aldrovandi Sindaco

PLAYLIST MUSICALE 1^

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