(ANSA) - ROMA, 8 SET - 'L'accoglienza riservata a Venezia al dittatore Chavez e' stata penosa. Probabilmente lo hanno applaudito gli stessi che in Italia protestano per la mancanza di liberta' di stampa ma che evidentemente non si preoccupano delle televisioni chiuse dal presidente venezuelano e dei giornalisti a cui in quel Paese viene tappata la bocca'. Lo afferma il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, che osserva: 'Questo doppiopesismo continua a fare male alla sinistra e a toglierle credibilita''.
UN UOMO GIACE TRAFITTO DA UN RAGGIO DI SOLE, ED E’ SUBITO SERA
Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam
VIAGGIA CON RYANAIR
JE ME SOUVIENS
VILLA BERTI VIA BEL POGGIO N. 13 IMOLA http://www.villaberti.it/
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Si precisa che la citazione dovrà recare la dicitura "Pietro Berti, [titolo post] in http://pietrobertiimola.blogspot.com/"
E' poi richiesto - in ipotesi di utilizzo e/o citazione di tutto o parte del contenuto di uno e/o più post di questo blog - di voler comunicare all'autore Pietro Berti anche tramite e-mail o commento sul blog stesso l'utilizzo fatto del proprio articolo al fine di eventualmente impedirne l'utilizzo per l' ipotesi in cui l'autore non condividesse (e/o desiderasse impedire) l'uso fattone.
Auguro a voi tutti un buon viaggio nel mio blog.
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Anchorage
mercoledì 9 settembre 2009
Venezia, Chavez: Casini, penosa accoglienza a dittatore
Venezia, Chavez: Casini, penosa accoglienza a dittatore
(ANSA) - ROMA, 8 SET - 'L'accoglienza riservata a Venezia al dittatore Chavez e' stata penosa. Probabilmente lo hanno applaudito gli stessi che in Italia protestano per la mancanza di liberta' di stampa ma che evidentemente non si preoccupano delle televisioni chiuse dal presidente venezuelano e dei giornalisti a cui in quel Paese viene tappata la bocca'. Lo afferma il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, che osserva: 'Questo doppiopesismo continua a fare male alla sinistra e a toglierle credibilita''.
(ANSA) - ROMA, 8 SET - 'L'accoglienza riservata a Venezia al dittatore Chavez e' stata penosa. Probabilmente lo hanno applaudito gli stessi che in Italia protestano per la mancanza di liberta' di stampa ma che evidentemente non si preoccupano delle televisioni chiuse dal presidente venezuelano e dei giornalisti a cui in quel Paese viene tappata la bocca'. Lo afferma il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, che osserva: 'Questo doppiopesismo continua a fare male alla sinistra e a toglierle credibilita''.
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G8 donne: Motti, contro violenza sistema allarme Ue
G8 donne: Motti, contro violenza sistema allarme Ue
(ANSA) - BRUXELLES, 9 SET - L'europarlamentare Udc Tiziano Motti, in occasione della Conferenza internazionale sulla violenza contro le donne, rilancia la campagna per il controllo continuo di chi si e' macchiato di reati sessuali e per 'l'allarme rapido' contro la pedofilia e la violenza sulle donne nei siti internet. Il sistema, spiega Motti, dovrebbe essere 'concepito sulla falsariga di quello per i guasti alle centrali nucleari, che prevede di allertare gli Stati e i media entro pochi minuti sulla base di una valutazione attendibile dell'intensita' del pericolo: non appena viene individuato un sito pedofilo, violento, che promuove l'oppressione delle donne e la schiavitu', il sistema di allarme rapido deve permettere a ogni Paese di procedere all' oscuramento immediato'. ' 'Il sistema di allarme rapido deve funzionare come una rete in cui tutte le polizie interagiscano. In questo senso il ruolo dell'Unione e del Parlamento europeo sara' essenziale, soprattutto dal punto di vista delle risorse', conclude Motti.(ANSA).
lunedì 7 settembre 2009
G8 delle donne, mercoledì e giovedì conferenza internazionale a Roma
G8 delle donne, mercoledì e giovedì conferenza internazionale a Roma
La Farnesina ospiterà, mercoledì 9 e giovedì 10, la Conferenza internazionale sulla violenza contro le donne. Tema del convegno La protezione e la promozione dei diritti umani delle donne
La Farnesina ospiterà, mercoledì 9 e giovedì 10, la Conferenza internazionale sulla violenza contro le donne. Tema del convegno La protezione e la promozione dei diritti umani delle donne
Noemi: "Non sono la causadel divorzio di Veronica"
la ragazza si confessa in tv
Noemi: "Non sono la causadel divorzio di Veronica"
Noemi Letizia personaggio "in" del villaggio globale. Rilascia interviste, che attraversano il mondo e rimbalzano da Londra a New York, facendo irruzione anche sulla provincia di Sky Tg24
Noemi: "Non sono la causadel divorzio di Veronica"
Noemi Letizia personaggio "in" del villaggio globale. Rilascia interviste, che attraversano il mondo e rimbalzano da Londra a New York, facendo irruzione anche sulla provincia di Sky Tg24
Ahmadinejad: "Nucleare,siamo pronti al dialogo"
il presidente iraniano apre agli usa
Ahmadinejad: "Nucleare,siamo pronti al dialogo"
L'Iran è pronto a un dialogo sul nucleare con i paesi del gruppo 5+1 "in un quadro giusto e logico". Ad annunciarlo è il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad.
Ahmadinejad: "Nucleare,siamo pronti al dialogo"
L'Iran è pronto a un dialogo sul nucleare con i paesi del gruppo 5+1 "in un quadro giusto e logico". Ad annunciarlo è il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad.
Lotto e grattini Quando il giocoè malattia
Lotto e grattini Quando il giocoè malattiaVideo
12:55 CRONACHECrescela passione per lotterie e giochi da bar. La psicologa: «Esiste un conflitto di interesse dello Stato»
Roma, centrata al Lotto quaterna da due milioni
12:55 CRONACHECrescela passione per lotterie e giochi da bar. La psicologa: «Esiste un conflitto di interesse dello Stato»
Roma, centrata al Lotto quaterna da due milioni
Alzheimer, scoperti tre nuovi geni coinvolti
Alzheimer, scoperti tre nuovi geni coinvolti
ANCHE DUE ITALIANI, DI FIRENZE, FRA GLI SCIENZIATI AUTORI DELLA RICERCA
Alzheimer: scoperti tre nuovi geni
Servono a proteggere il cervello. Sono «indeboliti» nella maggior parte di coloro che sono colpiti dal morbo
ANCHE DUE ITALIANI, DI FIRENZE, FRA GLI SCIENZIATI AUTORI DELLA RICERCA
Alzheimer: scoperti tre nuovi geni
Servono a proteggere il cervello. Sono «indeboliti» nella maggior parte di coloro che sono colpiti dal morbo
FIRENZE - Due squadre di scienziati europei hanno scoperto tre mutazioni genetiche che potrebbero contribuire all'insorgenza della malattia di Alzheimer: i tre geni, che dovrebbero proteggere il cervello da eventuali danni e assicurare le funzioni dei neuroni, risultano infatti «indeboliti» nella maggior parte dei pazienti colpiti da questo male. Si tratta del più vasto studio finora realizzato su questa malattia e della prima volta, in 15 anni, che viene scoperta un’associazione tra geni e Alzheimer.
ITALIANI NEL TEAM - La scoperta è stata pubblicata ieri sulla rivista Nature Genetics. Uno dei due team, guidato da Julie Williams dell’università gallese di Cardiff, ha esaminato i genomi di circa 19mila pazienti scoprendo due varianti che statisticamente hanno dimostrato una significativa associazione con la malattia. Anche il secondo studio, condotto dal team di Philippe Amouyel dell’università di Lille, in Francia, ha scoperto due varianti una delle quali è la stessa di quella scoperta dal gruppo di Cardiff. Il fatto che due diversi studi, scrive il New York Times, concordino su almeno un gene è un importante passo avanti nella cura della malattia. All’interno del team coordinato da Philippe Amouyel, dell’Institut Pasteur de Lille (Francia), un ruolo di rilievo è stato svolto da alcuni neuroscienziati italiani, fra i quali Benedetta Nacmias, ricercatore in Neurologia alla Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università di Firenze e Sandro Sorbi, ordinario di Neurologia alla facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università di Firenze
GENI E AMBIENTE - Finora oltre 550 geni sono stati proposti da studi condotti su scale molto più ridotte ma nessuno ha dimostrato di essere la causa dell’Alzheimer a eccezione del gene APOE4, l’unico che finora ha dimostrato di aumentare le possibilità di contrarre la malattia. «Se riuscissimo a rimuovere gli effetti di questi geni, potremmo ridurre del 20% circa il numero di coloro che soffrono di Alzheimer», ha detto Williams. Secondo gli scienziati i geni contribuiscono per l’80% allo sviluppo della malattia, il resto dipende da stile dio vita e fattori ambientali.
ITALIANI NEL TEAM - La scoperta è stata pubblicata ieri sulla rivista Nature Genetics. Uno dei due team, guidato da Julie Williams dell’università gallese di Cardiff, ha esaminato i genomi di circa 19mila pazienti scoprendo due varianti che statisticamente hanno dimostrato una significativa associazione con la malattia. Anche il secondo studio, condotto dal team di Philippe Amouyel dell’università di Lille, in Francia, ha scoperto due varianti una delle quali è la stessa di quella scoperta dal gruppo di Cardiff. Il fatto che due diversi studi, scrive il New York Times, concordino su almeno un gene è un importante passo avanti nella cura della malattia. All’interno del team coordinato da Philippe Amouyel, dell’Institut Pasteur de Lille (Francia), un ruolo di rilievo è stato svolto da alcuni neuroscienziati italiani, fra i quali Benedetta Nacmias, ricercatore in Neurologia alla Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università di Firenze e Sandro Sorbi, ordinario di Neurologia alla facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università di Firenze
GENI E AMBIENTE - Finora oltre 550 geni sono stati proposti da studi condotti su scale molto più ridotte ma nessuno ha dimostrato di essere la causa dell’Alzheimer a eccezione del gene APOE4, l’unico che finora ha dimostrato di aumentare le possibilità di contrarre la malattia. «Se riuscissimo a rimuovere gli effetti di questi geni, potremmo ridurre del 20% circa il numero di coloro che soffrono di Alzheimer», ha detto Williams. Secondo gli scienziati i geni contribuiscono per l’80% allo sviluppo della malattia, il resto dipende da stile dio vita e fattori ambientali.
Ahmadinejad: voglio vedere Obama
Ahmadinejad: voglio vedere Obama
13:10 ESTERI Il capo di Stato iraniano detta le condizioni: «In una conferenza stampa pubblica davanti agli organi d'informazione internazionali. Non negozieremo mai i nostri diritti»
13:10 ESTERI Il capo di Stato iraniano detta le condizioni: «In una conferenza stampa pubblica davanti agli organi d'informazione internazionali. Non negozieremo mai i nostri diritti»
Niente frustate per la giornalista con i pantaloni
Niente frustate per la giornalista con i pantaloni
16:30 ESTERI Sotto processo per aver indossato jeans in pubblico, è stata multata. «Non pago, meglio il carcere»Video
Afghanistan, graziato il giornalista che difese i diritti delle donne
16:30 ESTERI Sotto processo per aver indossato jeans in pubblico, è stata multata. «Non pago, meglio il carcere»Video
Afghanistan, graziato il giornalista che difese i diritti delle donne
Napoli, la psicosi da virus colpisce San Gennaro
Caso Fini, tensioni nel Pdl
Caso Fini, tensioni nel Pdl Berlusconi: «Io lo stimo»
Bossi e «Il Giornale» attaccano il presidente della Camera. Il premier: «Non condivido»
20:07 POLITICAFeltri: «Gianfranco rientri nei ranghi». Il leader leghista: «Vuole dare il voto agli immigrati? È matto». Insorgono gli ex An
L'Osservatore Romano: serenità istituzionale governo-Vaticano
http://www.corriere.it/politica/09_settembre_07/bossi_fini_immigrati_a4af982c-9b8e-11de-88f0-00144f02aabc.shtml
Bossi e «Il Giornale» attaccano il presidente della Camera. Il premier: «Non condivido»
20:07 POLITICAFeltri: «Gianfranco rientri nei ranghi». Il leader leghista: «Vuole dare il voto agli immigrati? È matto». Insorgono gli ex An
L'Osservatore Romano: serenità istituzionale governo-Vaticano
http://www.corriere.it/politica/09_settembre_07/bossi_fini_immigrati_a4af982c-9b8e-11de-88f0-00144f02aabc.shtml
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venerdì 4 settembre 2009
Facebook, croce dell'amicizia e delizia del mercato
Facebook, croce dell'amicizia e delizia del mercato
Mentre i fanatici della prima ora avanzano qualche dubbio sui social network, media e agenzie pubblicitarie scoprono la gallina dalle uova d'oro
Sarà pur vero che, come scrive Virginia Heffernan sul New York Times, è cominciata la grande fuga da Facebook. Tutti abbiamo certamente più d'un amico che dopo l'entusiasmo iniziale si è stancato di postare messaggi e taggare foto di famiglia (o di riceverne!). E tutti ci domandiamo quanto valga davvero l'amicizia che si consuma con un freddo post digitato tra un impegno e l'altro. Ma a giudicare dall'interesse crescente dei media tradizionali per i social network la moda è ben lontana dal tramonto. Secondo un'inchiesta del Financial Times anzichè attendere che i navigatori vadano a cercarsi le notizie sui siti web, i grandi giornali hanno cominciato a promuoverle su Facebook, Twitter, Myspace, Friends Reunited, Bebo, Digg. "Dobbiamo essere dove le persone consumano contenuti" spiega al bollettino della finanza Jennifer Preston, social media editor del New York Times. E, nonostante lo scetticismo di alcuni columnist, proprio il quotidiano della Grande Mela sta investendo parecchio sui social network: la sua pagina Facebook ha 460 mila fan mentre lo spazio Twitter viene seguito da 1,7 milioni di persone. La prova dell'interesse commerciale di queste piazze virtuali (che come tutte le piazze si riempono, si svuotano e si riempono di nuova gente) è la pubblicità, che negli ultimi due anni è passata da 2 a 2,5 miliardi di dollari. Le previsioni parlano d'investimenti in aumento fino a 3,5 miliardi di dollari nel 2013. Se la bussola del mercato punta su Facebook per capire i gusti dei consumatori è segno che ne sentiremo ancora parlare a lungo. Anche perchè ad avvantaggiarsene non è solo chi cerca di vendere qualcosa ma anche chi quel qualcosa vuol comprare: i consigli per gli acquisti scambiati tra amici di Facebook valgono più di qualsiasi reclame, pare. Argos, la rete dei commercianti britannici, calcola che i clienti ai quali amici di social network ed affini hanno suggerito un prodotto sono il 10% più propensi degli altri a mettere mano al portafogli.
Mentre i fanatici della prima ora avanzano qualche dubbio sui social network, media e agenzie pubblicitarie scoprono la gallina dalle uova d'oro
Sarà pur vero che, come scrive Virginia Heffernan sul New York Times, è cominciata la grande fuga da Facebook. Tutti abbiamo certamente più d'un amico che dopo l'entusiasmo iniziale si è stancato di postare messaggi e taggare foto di famiglia (o di riceverne!). E tutti ci domandiamo quanto valga davvero l'amicizia che si consuma con un freddo post digitato tra un impegno e l'altro. Ma a giudicare dall'interesse crescente dei media tradizionali per i social network la moda è ben lontana dal tramonto. Secondo un'inchiesta del Financial Times anzichè attendere che i navigatori vadano a cercarsi le notizie sui siti web, i grandi giornali hanno cominciato a promuoverle su Facebook, Twitter, Myspace, Friends Reunited, Bebo, Digg. "Dobbiamo essere dove le persone consumano contenuti" spiega al bollettino della finanza Jennifer Preston, social media editor del New York Times. E, nonostante lo scetticismo di alcuni columnist, proprio il quotidiano della Grande Mela sta investendo parecchio sui social network: la sua pagina Facebook ha 460 mila fan mentre lo spazio Twitter viene seguito da 1,7 milioni di persone. La prova dell'interesse commerciale di queste piazze virtuali (che come tutte le piazze si riempono, si svuotano e si riempono di nuova gente) è la pubblicità, che negli ultimi due anni è passata da 2 a 2,5 miliardi di dollari. Le previsioni parlano d'investimenti in aumento fino a 3,5 miliardi di dollari nel 2013. Se la bussola del mercato punta su Facebook per capire i gusti dei consumatori è segno che ne sentiremo ancora parlare a lungo. Anche perchè ad avvantaggiarsene non è solo chi cerca di vendere qualcosa ma anche chi quel qualcosa vuol comprare: i consigli per gli acquisti scambiati tra amici di Facebook valgono più di qualsiasi reclame, pare. Argos, la rete dei commercianti britannici, calcola che i clienti ai quali amici di social network ed affini hanno suggerito un prodotto sono il 10% più propensi degli altri a mettere mano al portafogli.
dagli Archivi USA i rapporti sulla Strage di Bologna. A quando la Verità?
dagli Archivi USA i rapporti sulla Strage di Bologna. A quando la Verità?
Gli Usa dissero:a Bologna strage di destra
dal sito web http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=43&ID_articolo=1394&ID_sezione=58&sezione=
dal sito web http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=43&ID_articolo=1394&ID_sezione=58&sezione=
Le prime analisi sull'attentato a firma dell'ambasciatore Usa Gardner "Sono stati i neofascisti, BR e Prima Linea non usano esplosivi così"
CORRISPONDENTE DA NEW YORK
Paura per la presenza di vittime americane, convinzione della pista neofascista e timori per la tenuta del governo Cossiga bersagliato dagli attacchi di Berlinguer e indebolito dalla sfiducia di Craxi: così gli Stati Uniti vivono la strage di Bologna, secondo quanto si evince dalle 74 pagine dattiloscritte di 32 documenti del Dipartimento di Stato, compresi fra il 2 agosto e il 19 settembre 1980, dei quali «La Stampa» ha ottenuto, dopo due anni e due settimane, la declassificazione nel rispetto delle norme sul «Freedom of Information Act».Tutto ruota attorno alla bomba che esplode alle 10,25 del 2 agosto nella Stazione Centrale di Bologna, causando 85 morti e oltre 200 feriti.Dopo due ore esatte, un messaggio del Consolato Usa di Firenze firmato «Johnston» informa il Segretario di Stato, Ed Muskie, dell'avvenuta «esplosione alla centrale ferroviaria», precisando: «Non abbiamo informazioni di vittime americane». A Washington però il timore di aver avuto morti c'è e il Consolato, alle 15,25, scrive ancora per fugarlo: «Abbiamo parlato con la questura di Bologna, ci sono solo dieci stranieri feriti, sono tutti tedeschi». Solo 24 ore dopo i diplomatici Usa scoprono che fra i feriti ci sono i connazionali William Stephen Davis e Jeffrey Clay Davis, ma già il 4 agosto l'allarme a Washington rientra, lasciando il posto alle prime analisi sull’attentato. Dalla sede dell'ambasciata Usa in via Veneto è l’ambasciatore Richard Gardner che scrive a Muskie un telegramma di cinque pagine nel quale indica la possibile matrice: «In Italia un attentato dinamitardo terrorista suggerisce una responsabilità di estrema destra». Gli effetti politiciDue i motivi - «analogie e modus operandi» - perché «per i due soli disastri simili, nel 1969 l'attentato a una banca milanese che uccise 16 persone e nel 1974 l'esplosione del treno Italicus che fece 12 vittime, sono stati identificati responsabili neofascisti». Poi Gardner aggiunge: «Da quanto abbiamo appreso su Brigate Rosse e Prima Linea, queste evitano l'uso di potenti esplosivi perché non li immagazzinano né si addestrano al loro utilizzo». Da qui l'ipotesi avanzata a Washington: «Siamo inclini ad accettare l'ipotesi neofascista». Con l'unico dubbio che «potrebbe essere un attentato orchestrato dall'estero e il leader del Psdi Pietro Longo ipotizza un responsabilità africana, presumibilmente libica». Ciò che più preme spiegare a Gardner, però, sono gli effetti politici della strage di Bologna: «Il presidente Pertini, il primo ministro Cossiga, il leader del Psi Craxi e il ministro degli Interni Rognoni sono fra i primi a essere andati a Bologna, ma fonti del Consolato a Firenze affermano che alcuni dimostranti in loco hanno avuto forti toni contro il governo, urlando contro la sede della Dc e insultando Craxi».Il telegramma di CarterSi tratta di proteste che preoccupano Via Veneto, perché «le indagini saranno lente e difficili, mentre i comunisti hanno messo a segno punti preziosi sulla propaganda, enfatizzando la presenza di elementi fascisti nel terrorismo italiano e mettendo sotto pressione il governo». Il timore è che traballi l'esecutivo di Cossiga. «Si aggiunge un'ulteriore preoccupazione a un esecutivo segnato dai problemi» e per il premier «sarà difficile far andar via il sentimento di disperazione e rabbia con cui l'Italia ha reagito alla strage». E' dopo aver letto l'analisi di Gardner che il Segretario di Stato Muskie scrive il telegramma del presidente Jimmy Carter a Sandro Pertini. Arriva a Roma alle 23,25 del 4 agosto e recita: «A nome del popolo americano Le comunico lo shock e l'orrore che proviamo di fronte alla strage della stazione. Siamo al fianco di tutti gli italiani». L'intento è di rafforzare le istituzioni repubblicane. Ma i timori di svolte pro-Pci restano. L’indomani, alle 17,09, Gardner torna a scrivere a Washington per avvertire sulle «tensioni politiche in crescendo in Italia». Il discorso di Cossiga al Senato, con l'appello alla coesione nazionale e le accuse ai neofascisti, lasciano dubbioso l'ambasciatore, secondo il quale ciò che più conta è che «il segretario del Pci Berlinguer ha lungamente attaccato il governo accusando Cossiga di lasciare l'Italia senza timone di fronte a terrorismo e crisi economica». Il premier, d'altra parte, è «ovviamente stanco» e «non presenta nuove prove sulla matrice di destra», mostrando così il fianco all'opposizione. «Ciò che Cossiga fa - osserva Gardner - è appellarsi all'unità nazionale, ma se intendeva ammorbidire il Pci non c'è riuscito, perché Berlinguer ha firmato un raro articolo sulla prima pagina dell'Unità, accusando i vertici del governo di inettitudine, favorendo così iniziative sovversive». L’incontro con Gerardo BiancoL’opinione americana è che Berlinguer stia mettendo in seria difficoltà Cossiga. Da qui la scelta di Gardner di incontrare Gerardo Bianco, capogruppo della Dc alla Camera, per appurare la tenuta del governo Dc-Psi-Pri, meglio noto come il Cossiga II, insediatosi il 4 aprile 1980. Bianco è inquieto: «Lo preoccupa la pressione del Pci sul governo - si legge nel telegramma del 7 agosto, destinato a Washington - ma ritiene che, problemi a parte, la scelta migliore per la Dc restino i socialisti di Craxi». La debolezza di questo equilibrio però, dice Bianco a Gardner, sta nel fatto che «al Quirinale c'è il socialista Pertini e il Psi collabora col Pci nelle regioni di Piemonte e Lazio» e dunque Craxi potrebbe essere tentato di aprire al Pci. Senza contare che anche la sinistra Dc di Ciriaco De Mita potrebbe fare lo stesso. Se l'incontro avviene con Bianco, è perché si tratta di «un politico di livello che appartiene alla maggioranza "preambolista" della Dc, che preferisce mantenere una relazione con il Psi al fine di escludere il Pci dal governo». La caduta del Cossiga IIGardner da Bianco cerca l’assicurazione che gli equilibri politici non cambieranno ma Bianco risponde in maniera diversa: da un lato fa capire che il patto di governo con Craxi tiene «fino a dopo il Congresso socialista di autunno» ma dall'altro non esclude la possibilità che, dopo le amministrative di giugno, la Dc crei qualche giunta regionale con il Pci. E' uno scenario che all'ambasciatore non piace: «Una simile decisione creerebbe delle complicazioni per la nostra politica affermata con la dichiarazione del 12 gennaio 1978, nella quale diciamo di preferire una diminuzione dell'influenza del Pci in Italia». Gardner va anche da Craxi, il 5 agosto, e ottiene l'assicurazione che il Psi «vuole mantenere l’attuale governo». Ma Craxi aggiunge dosi abbondanti di veleno su Cossiga: «L’unico problema di questo governo è che il premier è consumato, fisicamente e psicologicamente, non è un combattente, è troppo sensibile. Gli ho detto di prendersi almeno tre settimane di vacanze». Al tempo stesso Craxi picchia duro sul Pci «diviso come non mai, perché i leader pro-sovietici Armando Cossutta e Giancarlo Pajetta ritengono controproducenti le posizioni dure anti-governo prese da Berlinguer». Nel complesso Craxi rassicura Gardner ma, prima che l'incontro finisca, lo sorprende con il giudizio sprezzante sugli attentatori di Bologna: «Se hanno voluto commemorare l’Italicus hanno davvero esagerato e comunque questi terroristi hanno scelto il momento sbagliato per agire, non si rovescia un governo alla vigilia di Ferragosto». Passano pochi giorni e le rassicurazioni di Craxi e Bianco svaniscono perché - come si legge nel telegramma inviato alle 13,19 dell'11 agosto - «l’ambasciata nota segnali di crescente scontento fra la popolazione italiana nei confronti del governo mentre i comunisti stanno sfruttato la situazione con una campagna in grande stile sull'incapacità del governo a prevenire i disastri». I funerali di Bologna rafforzano questa impressione perché «la folla in gran parte comunista ha plaudito al sindaco del Pci Zangheri contestando Cossiga, Craxi e altri ministri del governo». Il giorno di Ferragosto il telegramma da Via Veneto a Washington è firmato «Paganelli» e lamenta il fatto che la strage di Bologna, assieme all'«episodio Cossiga Donat-Cattin e al caso Merlino ha bloccato le manovre economiche del governo e indebolito i legami Psi-Dc», sollevando il dubbio «se Cossiga durerà oltre l'autunno». Anche perché il leader che agli americani sembra più in forma resta Berlinguer. Il 17 settembre un telegramma all'attenzione di Muskie descrive il suo discorso di chiusura del Festival dell'Unità come un «duro e pesante attacco al governo» destinato a «causare future tensioni». Come previsto da Gardner, il Cossiga II cadrà con le dimissioni del 28 settembre per lasciare il posto al quadripartito di Arnaldo Forlani.
CORRISPONDENTE DA NEW YORK
Paura per la presenza di vittime americane, convinzione della pista neofascista e timori per la tenuta del governo Cossiga bersagliato dagli attacchi di Berlinguer e indebolito dalla sfiducia di Craxi: così gli Stati Uniti vivono la strage di Bologna, secondo quanto si evince dalle 74 pagine dattiloscritte di 32 documenti del Dipartimento di Stato, compresi fra il 2 agosto e il 19 settembre 1980, dei quali «La Stampa» ha ottenuto, dopo due anni e due settimane, la declassificazione nel rispetto delle norme sul «Freedom of Information Act».Tutto ruota attorno alla bomba che esplode alle 10,25 del 2 agosto nella Stazione Centrale di Bologna, causando 85 morti e oltre 200 feriti.Dopo due ore esatte, un messaggio del Consolato Usa di Firenze firmato «Johnston» informa il Segretario di Stato, Ed Muskie, dell'avvenuta «esplosione alla centrale ferroviaria», precisando: «Non abbiamo informazioni di vittime americane». A Washington però il timore di aver avuto morti c'è e il Consolato, alle 15,25, scrive ancora per fugarlo: «Abbiamo parlato con la questura di Bologna, ci sono solo dieci stranieri feriti, sono tutti tedeschi». Solo 24 ore dopo i diplomatici Usa scoprono che fra i feriti ci sono i connazionali William Stephen Davis e Jeffrey Clay Davis, ma già il 4 agosto l'allarme a Washington rientra, lasciando il posto alle prime analisi sull’attentato. Dalla sede dell'ambasciata Usa in via Veneto è l’ambasciatore Richard Gardner che scrive a Muskie un telegramma di cinque pagine nel quale indica la possibile matrice: «In Italia un attentato dinamitardo terrorista suggerisce una responsabilità di estrema destra». Gli effetti politiciDue i motivi - «analogie e modus operandi» - perché «per i due soli disastri simili, nel 1969 l'attentato a una banca milanese che uccise 16 persone e nel 1974 l'esplosione del treno Italicus che fece 12 vittime, sono stati identificati responsabili neofascisti». Poi Gardner aggiunge: «Da quanto abbiamo appreso su Brigate Rosse e Prima Linea, queste evitano l'uso di potenti esplosivi perché non li immagazzinano né si addestrano al loro utilizzo». Da qui l'ipotesi avanzata a Washington: «Siamo inclini ad accettare l'ipotesi neofascista». Con l'unico dubbio che «potrebbe essere un attentato orchestrato dall'estero e il leader del Psdi Pietro Longo ipotizza un responsabilità africana, presumibilmente libica». Ciò che più preme spiegare a Gardner, però, sono gli effetti politici della strage di Bologna: «Il presidente Pertini, il primo ministro Cossiga, il leader del Psi Craxi e il ministro degli Interni Rognoni sono fra i primi a essere andati a Bologna, ma fonti del Consolato a Firenze affermano che alcuni dimostranti in loco hanno avuto forti toni contro il governo, urlando contro la sede della Dc e insultando Craxi».Il telegramma di CarterSi tratta di proteste che preoccupano Via Veneto, perché «le indagini saranno lente e difficili, mentre i comunisti hanno messo a segno punti preziosi sulla propaganda, enfatizzando la presenza di elementi fascisti nel terrorismo italiano e mettendo sotto pressione il governo». Il timore è che traballi l'esecutivo di Cossiga. «Si aggiunge un'ulteriore preoccupazione a un esecutivo segnato dai problemi» e per il premier «sarà difficile far andar via il sentimento di disperazione e rabbia con cui l'Italia ha reagito alla strage». E' dopo aver letto l'analisi di Gardner che il Segretario di Stato Muskie scrive il telegramma del presidente Jimmy Carter a Sandro Pertini. Arriva a Roma alle 23,25 del 4 agosto e recita: «A nome del popolo americano Le comunico lo shock e l'orrore che proviamo di fronte alla strage della stazione. Siamo al fianco di tutti gli italiani». L'intento è di rafforzare le istituzioni repubblicane. Ma i timori di svolte pro-Pci restano. L’indomani, alle 17,09, Gardner torna a scrivere a Washington per avvertire sulle «tensioni politiche in crescendo in Italia». Il discorso di Cossiga al Senato, con l'appello alla coesione nazionale e le accuse ai neofascisti, lasciano dubbioso l'ambasciatore, secondo il quale ciò che più conta è che «il segretario del Pci Berlinguer ha lungamente attaccato il governo accusando Cossiga di lasciare l'Italia senza timone di fronte a terrorismo e crisi economica». Il premier, d'altra parte, è «ovviamente stanco» e «non presenta nuove prove sulla matrice di destra», mostrando così il fianco all'opposizione. «Ciò che Cossiga fa - osserva Gardner - è appellarsi all'unità nazionale, ma se intendeva ammorbidire il Pci non c'è riuscito, perché Berlinguer ha firmato un raro articolo sulla prima pagina dell'Unità, accusando i vertici del governo di inettitudine, favorendo così iniziative sovversive». L’incontro con Gerardo BiancoL’opinione americana è che Berlinguer stia mettendo in seria difficoltà Cossiga. Da qui la scelta di Gardner di incontrare Gerardo Bianco, capogruppo della Dc alla Camera, per appurare la tenuta del governo Dc-Psi-Pri, meglio noto come il Cossiga II, insediatosi il 4 aprile 1980. Bianco è inquieto: «Lo preoccupa la pressione del Pci sul governo - si legge nel telegramma del 7 agosto, destinato a Washington - ma ritiene che, problemi a parte, la scelta migliore per la Dc restino i socialisti di Craxi». La debolezza di questo equilibrio però, dice Bianco a Gardner, sta nel fatto che «al Quirinale c'è il socialista Pertini e il Psi collabora col Pci nelle regioni di Piemonte e Lazio» e dunque Craxi potrebbe essere tentato di aprire al Pci. Senza contare che anche la sinistra Dc di Ciriaco De Mita potrebbe fare lo stesso. Se l'incontro avviene con Bianco, è perché si tratta di «un politico di livello che appartiene alla maggioranza "preambolista" della Dc, che preferisce mantenere una relazione con il Psi al fine di escludere il Pci dal governo». La caduta del Cossiga IIGardner da Bianco cerca l’assicurazione che gli equilibri politici non cambieranno ma Bianco risponde in maniera diversa: da un lato fa capire che il patto di governo con Craxi tiene «fino a dopo il Congresso socialista di autunno» ma dall'altro non esclude la possibilità che, dopo le amministrative di giugno, la Dc crei qualche giunta regionale con il Pci. E' uno scenario che all'ambasciatore non piace: «Una simile decisione creerebbe delle complicazioni per la nostra politica affermata con la dichiarazione del 12 gennaio 1978, nella quale diciamo di preferire una diminuzione dell'influenza del Pci in Italia». Gardner va anche da Craxi, il 5 agosto, e ottiene l'assicurazione che il Psi «vuole mantenere l’attuale governo». Ma Craxi aggiunge dosi abbondanti di veleno su Cossiga: «L’unico problema di questo governo è che il premier è consumato, fisicamente e psicologicamente, non è un combattente, è troppo sensibile. Gli ho detto di prendersi almeno tre settimane di vacanze». Al tempo stesso Craxi picchia duro sul Pci «diviso come non mai, perché i leader pro-sovietici Armando Cossutta e Giancarlo Pajetta ritengono controproducenti le posizioni dure anti-governo prese da Berlinguer». Nel complesso Craxi rassicura Gardner ma, prima che l'incontro finisca, lo sorprende con il giudizio sprezzante sugli attentatori di Bologna: «Se hanno voluto commemorare l’Italicus hanno davvero esagerato e comunque questi terroristi hanno scelto il momento sbagliato per agire, non si rovescia un governo alla vigilia di Ferragosto». Passano pochi giorni e le rassicurazioni di Craxi e Bianco svaniscono perché - come si legge nel telegramma inviato alle 13,19 dell'11 agosto - «l’ambasciata nota segnali di crescente scontento fra la popolazione italiana nei confronti del governo mentre i comunisti stanno sfruttato la situazione con una campagna in grande stile sull'incapacità del governo a prevenire i disastri». I funerali di Bologna rafforzano questa impressione perché «la folla in gran parte comunista ha plaudito al sindaco del Pci Zangheri contestando Cossiga, Craxi e altri ministri del governo». Il giorno di Ferragosto il telegramma da Via Veneto a Washington è firmato «Paganelli» e lamenta il fatto che la strage di Bologna, assieme all'«episodio Cossiga Donat-Cattin e al caso Merlino ha bloccato le manovre economiche del governo e indebolito i legami Psi-Dc», sollevando il dubbio «se Cossiga durerà oltre l'autunno». Anche perché il leader che agli americani sembra più in forma resta Berlinguer. Il 17 settembre un telegramma all'attenzione di Muskie descrive il suo discorso di chiusura del Festival dell'Unità come un «duro e pesante attacco al governo» destinato a «causare future tensioni». Come previsto da Gardner, il Cossiga II cadrà con le dimissioni del 28 settembre per lasciare il posto al quadripartito di Arnaldo Forlani.
Regionali, si voterà il 21 e 22 marzo
Regionali, si voterà il 21 e 22 marzo
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200909articoli/46994girata.asp
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Fissata la data del voto di primavera:sfida Lega-Pdl per le regioni del Nord
ROMALa campagna elettorale per le regionali è di fatto già iniziata. E oggi è arrivata anche una data per il voto. Ad annunciarla è stato il ministro dell’Interno Roberto Maroni: «Si voterà il 21 e 22 marzo: è, probabilmente, l’unica data possibile», ha detto. Dunque mancano poco più di sei mesi alla nuova tornata elettorale, che si annuncia un test cruciale per "pesare" la consistenza dei partiti, a destra come a sinistra. La forza della Lega, e di An, nel Pdl; la capacità di coagulare consenso del Pd, il ruolo dell’Udc e dell’Idv, ma anche l’incognita del partito del Sud sono alcune delle questioni rispetto alle quali le prossime regionali rappresentano una cartina al tornasole. Anche perchè i numeri sono massicci. Si torna alle urne in ben 13 Regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. Nel precedente appuntamento elettorale di proporzioni paragonabili a quello in programma la prossima primavera, ossia le regionali del 2005 quando si votò per il rinnovo di 14 enti, il centrosinistra fece man bassa portando a casa 12 Regioni. Al centro destra ne restarono solo due, benchè di peso: Lombardia e Veneto. Dall’Emilia Romagna in giù, e il Piemonte al Nord, tutto finì sotto l’egida dell’Ulivo. Poi il panorama politico si è via via modificato. Nel 2006 in Molise Michele Iorio, centro destra, è stato riconfermato presidente. Nel 2008 si è votato in 4 Regioni: in Sicilia si è affermato Raffaele Lombardo, leader del Movimento delle autonomie, sostenuto da Pdl e Udc; in Friuli Venezia Giulia ha vinto Renzo Tondo, Pdl; in Abruzzo a conquistare la guida della giunta è stato Gianni Chiodi, anche lui Pdl; in Valle d’Aosta si è riconfermata l’egemonia dell’Union Valdotaine. E lo scorso anno in Sardegna ha vinto il centrodestra con l’elezione di Ugo Cappellacci, centrodestra, a governatore. Le elezioni comunali e provinciali del giugno scorso hanno confermano lo spostamento dell’asse politico. Molto potrebbe cambiare ancora nei sei mesi che restano da qui alle regionali. La Lega da giorni reclama almeno tre regioni. Un’istanza che ha suscitato reazioni nel Pdl, rilanciata oggi dal presidente dei deputati del Carroccio, Roberto Cota: «Io penso che la Lega abbia voti e classe dirigente per governare le tre regioni del Nord», ha detto, premettendo però che «decideranno Bossi e Berlusconi». Un leit motiv, quest’ultimo, oggi ripetuta come una parola d’ordine, tanto da Maroni, quanto da Franco Frattini. «È un negoziato serio - ha detto il ministro degli Esteri - e si deve fare così ». Altro appuntamento politico decisivo in ottobre, con il congresso del Pd e con l’elezione del nuovo segretario. E per le regioni del Sud un’altra variabile significativa è rappresentata dai vari movimenti ’neomeridionalistì che hanno preso corpo negli ultimi mesi. Dal Pdl predicano cautela. Per il coordinatore Denis Verdini «le richieste sono legittime, così come le risposte e le trattative che faremo». La Lombardia è un obiettivo primario per il Carroccio, ma il candidato del Pdl resta Roberto Formigoni. Lo stesso premier Berlusconi, d’altra parte, sarebbe più propenso a confermarlo al Pirellone che a "compensarlo" con un incarico a Roma. Più probabile, invece, è la possibilità che il Carroccio esprima il candidato in Veneto (i nomi sono quelli di Luca Zaia e Flavio Tosi), in Piemonte (il "papabile" è Roberto Cotà), mentre la terza Regione sarebbe l’Emilia Romagna (con Angelo Alessandri).
ROMALa campagna elettorale per le regionali è di fatto già iniziata. E oggi è arrivata anche una data per il voto. Ad annunciarla è stato il ministro dell’Interno Roberto Maroni: «Si voterà il 21 e 22 marzo: è, probabilmente, l’unica data possibile», ha detto. Dunque mancano poco più di sei mesi alla nuova tornata elettorale, che si annuncia un test cruciale per "pesare" la consistenza dei partiti, a destra come a sinistra. La forza della Lega, e di An, nel Pdl; la capacità di coagulare consenso del Pd, il ruolo dell’Udc e dell’Idv, ma anche l’incognita del partito del Sud sono alcune delle questioni rispetto alle quali le prossime regionali rappresentano una cartina al tornasole. Anche perchè i numeri sono massicci. Si torna alle urne in ben 13 Regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. Nel precedente appuntamento elettorale di proporzioni paragonabili a quello in programma la prossima primavera, ossia le regionali del 2005 quando si votò per il rinnovo di 14 enti, il centrosinistra fece man bassa portando a casa 12 Regioni. Al centro destra ne restarono solo due, benchè di peso: Lombardia e Veneto. Dall’Emilia Romagna in giù, e il Piemonte al Nord, tutto finì sotto l’egida dell’Ulivo. Poi il panorama politico si è via via modificato. Nel 2006 in Molise Michele Iorio, centro destra, è stato riconfermato presidente. Nel 2008 si è votato in 4 Regioni: in Sicilia si è affermato Raffaele Lombardo, leader del Movimento delle autonomie, sostenuto da Pdl e Udc; in Friuli Venezia Giulia ha vinto Renzo Tondo, Pdl; in Abruzzo a conquistare la guida della giunta è stato Gianni Chiodi, anche lui Pdl; in Valle d’Aosta si è riconfermata l’egemonia dell’Union Valdotaine. E lo scorso anno in Sardegna ha vinto il centrodestra con l’elezione di Ugo Cappellacci, centrodestra, a governatore. Le elezioni comunali e provinciali del giugno scorso hanno confermano lo spostamento dell’asse politico. Molto potrebbe cambiare ancora nei sei mesi che restano da qui alle regionali. La Lega da giorni reclama almeno tre regioni. Un’istanza che ha suscitato reazioni nel Pdl, rilanciata oggi dal presidente dei deputati del Carroccio, Roberto Cota: «Io penso che la Lega abbia voti e classe dirigente per governare le tre regioni del Nord», ha detto, premettendo però che «decideranno Bossi e Berlusconi». Un leit motiv, quest’ultimo, oggi ripetuta come una parola d’ordine, tanto da Maroni, quanto da Franco Frattini. «È un negoziato serio - ha detto il ministro degli Esteri - e si deve fare così ». Altro appuntamento politico decisivo in ottobre, con il congresso del Pd e con l’elezione del nuovo segretario. E per le regioni del Sud un’altra variabile significativa è rappresentata dai vari movimenti ’neomeridionalistì che hanno preso corpo negli ultimi mesi. Dal Pdl predicano cautela. Per il coordinatore Denis Verdini «le richieste sono legittime, così come le risposte e le trattative che faremo». La Lombardia è un obiettivo primario per il Carroccio, ma il candidato del Pdl resta Roberto Formigoni. Lo stesso premier Berlusconi, d’altra parte, sarebbe più propenso a confermarlo al Pirellone che a "compensarlo" con un incarico a Roma. Più probabile, invece, è la possibilità che il Carroccio esprima il candidato in Veneto (i nomi sono quelli di Luca Zaia e Flavio Tosi), in Piemonte (il "papabile" è Roberto Cotà), mentre la terza Regione sarebbe l’Emilia Romagna (con Angelo Alessandri).
giovedì 3 settembre 2009
Downolad illegali Le serie Tv e i film più scaricati dal web
Downolad illegali
Le serie Tv e i film più scaricati dal web
Nella classifica di «Big Champagne» spopolano Watchmen e Heroes
http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_agosto_28/classifica_film_scaricati_49cd8612-93c8-11de-8445-00144f02aabc.shtml
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El Salvador: ucciso fotografo francese, stava facendo un video sulle «maras»
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10:36 ESTERI Christian Poveda, 54 anni, stava girando un documentario sulle «maras»Trailer - «La vida loca»
http://www.corriere.it/esteri/09_settembre_03/salvador_ucciso_fotografo_93aedb08-984d-11de-b8d4-00144f02aabc.shtml
Messico, mattanza in un centro di disintossicazione dalla droga
http://www.corriere.it/esteri/09_settembre_03/massacro_tossici_messico_9d5441c0-985c-11de-b8d4-00144f02aabc.shtml
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Iran: prima donna ministro, ma il Parlamento ne boccia altre due
Non approvato anche Masoud Mirkazemi come ministro dell'Energia
Iran: prima donna ministro, ma il Parlamento ne boccia altre due
La ginecologa Marzieh Vahid Dastjerdi era stata proposta da Ahmadinejad al ministero della Salute
http://www.corriere.it/esteri/09_settembre_03/iran_ministro_donna_5a5bc45a-9862-11de-b8d4-00144f02aabc.shtml
TEHERAN - Il Parlamento iraniano ha concesso ha approvato la nomina di Marzieh Vahid Dastjerdi a ministro della Salute. La ginecologa diventa così la prima donna ministro nella Repubblica islamica. Ma lo stesso Parlamento ha bocciato le altre due donne proposte dal presidente Mahmoud Ahmadinejad nel suo esecutivo: all'Istruzione e al Welfare. Bocciato anche Masoud Mirkazemi come ministro dell'Energia.
DIFESA - Approvata la nomina a ministro della Difesa di Ahmad Vahidi, ricercato dall'Argentina per il suo coinvolgimento nell'attentato al centro di assistenza ebraico di Buenos Aires del 1994.
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Brasile, italiano bacia la figlia sulla bocca e viene arrestato
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21:16 CRONACHEL'uomo, 40enne, era sulla spiaggia di Fortaleza con la moglie. Il legale: «Grossolano errore». La donna sotto choc
http://www.corriere.it/cronache/09_settembre_03/brasile_arresto_italiano_0a0dd620-98ba-11de-b8d4-00144f02aabc.shtml
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Parlare “furlan”è un fiume di sprechi
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16:28 CRONACHE Friuli, si spendono milioni euro per tradurre Brecht e realizzare il T9 per sms in “marilenghe” Calligaro e Oriani
http://www.corriere.it/cronache/09_settembre_03/furlan_dialetti_io_donna_567d18ea-9892-11de-b8d4-00144f02aabc.shtml
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Padre dona rene al figlio e si licenzia L'appello lanciato su Facebook
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21:51 CRONACHE Grazie al social network che ha fatto incontrare due donne accomunate da una vicenda simile, è avvenuto in Italia il primo trapianto pediatrico da donatore vivente adulto
http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2009/3-settembre-2009/padre-dona-rene-figlio-appello-lanciato-facebook-1601730455798.shtml
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Influenza A: il giovane ricoverato a Monza sta sconfiggendo il virus
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16:28 CRONACHEOttimista il primario della rianimazione del "San Gerardo", Roberto Fumagalli: «Un test è risultato negativo ma ne serve un altro di conferma per essere sicuri»Nuova influenza, la Cina ha approvato il vaccino monodoseIl virologo: «I sintomi sono gli stessi dell'influenza stagionale» Type A Influenza Patient Recovering in Monza Hospital
Fazio: «In Italia il picco a Natale». Scuola, solo chiusure mirate
Un 51enne molto grave a Napoli: «È in condizioni stabili»
Il virus e lo sport - Buffon: «Mai vaccinato, ma stavolta lo farò»
Influenza A, la guida del Corriere: 100 domande, 100 risposte
http://www.corriere.it/cronache/09_settembre_03/monza_influenza_giovane_sta_guarendo_523f6650-9862-11de-b8d4-00144f02aabc.shtml
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Avvenire, Boffo si è dimesso «Violentata la mia famiglia»
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Lettera a BagnascoLa Cei lo difende: «Inqualificabile attacco mediatico»
21:51 CRONACHE Il direttore del quotidiano dei vescovi lascia scrivendo al cardinale Bagnasco. Oggi Boffo aveva replicato in dieci punti a alle accuse del Giornale. La lettera di dimissioni - LeggiDì la tuaFeltri 1-«Non volevo dimissioni»2-«Ora chiarezza»La replica della redazione di Avvenire: «Macelleria mediatica»Idv, Pd e Udc solidali. Capezzone(Pdl): «Non si poteva tacere»
Il New York Times: «Boffo è l'ultima vittima di Berlusconi» Lettera a BagnascoLa Cei lo difende: «Inqualificabile attacco mediatico»
http://www.corriere.it/cronache/09_settembre_03/boffo_dieci_risposte_avvenire_55918e88-9866-11de-b8d4-00144f02aabc.shtml
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http://www.corriere.it/cronache/09_settembre_03/boffo_dieci_risposte_avvenire_55918e88-9866-11de-b8d4-00144f02aabc.shtml
martedì 1 settembre 2009
Boffo, ecco il decreto penale di condanna
pagò ammenda di 516 euro. Testimoni: «direttore avvenire Conosceva donna molestata»
Boffo, ecco il decreto penale di condanna
Il giudice ha autorizzato i giornalisti a farne copia ma ha vietato l'accesso indiscriminato agli atti del procedimento
http://www.corriere.it/cronache/09_settembre_01/terni_boffo_gip_decreto_penale_d85fd2ac-96e5-11de-864c-00144f02aabc.shtml
Boffo, ecco il decreto penale di condanna
Il giudice ha autorizzato i giornalisti a farne copia ma ha vietato l'accesso indiscriminato agli atti del procedimento
http://www.corriere.it/cronache/09_settembre_01/terni_boffo_gip_decreto_penale_d85fd2ac-96e5-11de-864c-00144f02aabc.shtml
TERNI - La data è quella del 9 agosto del 2004. L'oggetto è il decreto penale che condannò cinque anni fa il direttore di Avvenire Dino Boffo al pagamento di un'ammenda di 516 euro per molestie personali. Le due pagine di provvedimento, emesso allora dal gip di Terni, Augusto Fornaci, e con il nome della parte offesa che compare cancellato, è stato messo a disposizione dei giornalisti, come disposto dal gip Pierluigi Panariello. Il giudice per le indagini preliminari ha sì autorizzato i cronisti a fare copia del decreto, vietando però un accesso indiscriminato agli atti del procedimento.
IL DECRETO - Nel decreto penale si legge che Dino Boffo è stato imputato «del reato di cui all'articolo 660 c.p. perché, effettuando ripetute chiamate sulle sue utenze telefoniche nel corso delle quali la ingiuriava anche alludendo ai rapporti sessuali con il suo compagno (condotta di reato per la quale è stata presentata remissione di querela) per petulanza e biasimevoli motivi recava molestia a '...omissis...'. In Terni dall'agosto 2001 al gennaio 2002». Il gip Panariello, parlando con i giornalisti, ha specificato che la frase relativa ai rapporti sessuali fa riferimento a quelli tra la denunciante e il proprio compagno e che nel fascicolo processuale non c'è alcun riferimento alle inclinazioni sessuali del direttore di Avvenire. Sempre secondo quanto riferito dal gip nel fascicolo conservato al tribunale di Terni sono presenti anche le deposizioni di alcuni testimoni che confermavano la conoscenza tra Boffo e la donna della denuncia. Il direttore di Avvenire ha sempre sostenuto di non essere l'autore delle telefonate «ma questa tesi - ha detto Panariello - non è stata approfondita poiché evidentemente non ritenuta attendibile da chi indagava».
LA DECISIONE - L'omissis nel testo è quello relativo al nome della donna molestata: il gip ha infatti disposto che dal decreto penale di condanna venga cancellato il nome della persona offesa. Panariello ha reso noto che il procuratore della Repubblica di Terni Fausto Cardella aveva invece espresso parere favorevole alla messa a disposizione dei giornalisti di tutti gli atti del fascicolo, celando comunque il nome della persona offesa. «Ritengo - ha detto il gip - che il diritto di cronaca possa essere soddisfatto attraverso la divulgazione del fatto, cioè di come si è concluso il procedimento». Secondo Panariello la conoscenza degli atti processuali va riservata alle parti coinvolte che, «se lo vogliono possono poi metterli a disposizione». Panariello ha tra l'altro detto che «in questi giorni» i difensori di Boffo hanno chiesto copia degli atti del fascicolo.
SALVAGUARDATO DIRITTO DI CRONACA - «Considerato che il diritto di cronaca deve essere inteso come libertà di divulgare e pubblicare fatti - ha scritto il gip nel dispositivo con il quale ha disposto l'accesso per i giornalisti al solo decreto penale di condanna e non a tutti gli atti - e che, pertanto, tale diritto nella fattispecie appare salvaguardato attraverso il rilascio di copia del decreto penale di condanna conclusivo del procedimento, con la cancellazione delle generalità della persona offesa e del suo difensore, a tutela del diritto alla riservatezza di questi ultimi, trattandosi di un fatto oggettivo accertato con decisione irrevocabile e, quindi, suscettibile di essere divulgato anche a mezzo di cronaca giornalistica, nell'interesse generale alla conoscenza di fatti di pubblico interesse, mentre i presupposti per l'esercizio di tale diritto non appaiono ricorrere con riferimento ai singoli atti processuali, suscettibili di varie interpretazioni e che quindi non appare opportuno fare uscire dalla più appropriata sede giudiziaria».
TESTIMONI: CONOSCEVA LA DONNA MOLESTATA - Panariello ha spiegato che nel corso dell'indagine che a Terni ha coinvolto Boffo sono stati sentiti alcuni testimoni che hanno «confermato» la conoscenza tra il direttore di Avvenire e la donna che lo denunciò per molestie personali. Il giudice ha confermato che agli atti non ci sono intercettazioni ma i tabulati telefonici relativi alle udienze di Boffo.
«DONNA MOLESTATA VICINA ALLA CURIA TERNANA» - A tracciare un identikit della donna al centro della vicenda che portò alla condanna per molestie di Boffo ci pensa Panorama. Il settimanale parla di una giovane all'epoca dei fatti poco più che ventenne, appartenente ad una nota famiglia ternana che ha legami molto stretti con la curia cittadina, allora non sposata ma fidanzata con un giovane più grande di lei. Nel numero in edicola giovedì Panorama racconta i retroscena della vicenda che sta infiammando il mondo politico, ricostruendo momento per momento, attraverso testimonianze e documenti, la genesi e l'evoluzione della vicenda che portò alla condanna di Boffo a Terni.
01 settembre 2009
IL DECRETO - Nel decreto penale si legge che Dino Boffo è stato imputato «del reato di cui all'articolo 660 c.p. perché, effettuando ripetute chiamate sulle sue utenze telefoniche nel corso delle quali la ingiuriava anche alludendo ai rapporti sessuali con il suo compagno (condotta di reato per la quale è stata presentata remissione di querela) per petulanza e biasimevoli motivi recava molestia a '...omissis...'. In Terni dall'agosto 2001 al gennaio 2002». Il gip Panariello, parlando con i giornalisti, ha specificato che la frase relativa ai rapporti sessuali fa riferimento a quelli tra la denunciante e il proprio compagno e che nel fascicolo processuale non c'è alcun riferimento alle inclinazioni sessuali del direttore di Avvenire. Sempre secondo quanto riferito dal gip nel fascicolo conservato al tribunale di Terni sono presenti anche le deposizioni di alcuni testimoni che confermavano la conoscenza tra Boffo e la donna della denuncia. Il direttore di Avvenire ha sempre sostenuto di non essere l'autore delle telefonate «ma questa tesi - ha detto Panariello - non è stata approfondita poiché evidentemente non ritenuta attendibile da chi indagava».
LA DECISIONE - L'omissis nel testo è quello relativo al nome della donna molestata: il gip ha infatti disposto che dal decreto penale di condanna venga cancellato il nome della persona offesa. Panariello ha reso noto che il procuratore della Repubblica di Terni Fausto Cardella aveva invece espresso parere favorevole alla messa a disposizione dei giornalisti di tutti gli atti del fascicolo, celando comunque il nome della persona offesa. «Ritengo - ha detto il gip - che il diritto di cronaca possa essere soddisfatto attraverso la divulgazione del fatto, cioè di come si è concluso il procedimento». Secondo Panariello la conoscenza degli atti processuali va riservata alle parti coinvolte che, «se lo vogliono possono poi metterli a disposizione». Panariello ha tra l'altro detto che «in questi giorni» i difensori di Boffo hanno chiesto copia degli atti del fascicolo.
SALVAGUARDATO DIRITTO DI CRONACA - «Considerato che il diritto di cronaca deve essere inteso come libertà di divulgare e pubblicare fatti - ha scritto il gip nel dispositivo con il quale ha disposto l'accesso per i giornalisti al solo decreto penale di condanna e non a tutti gli atti - e che, pertanto, tale diritto nella fattispecie appare salvaguardato attraverso il rilascio di copia del decreto penale di condanna conclusivo del procedimento, con la cancellazione delle generalità della persona offesa e del suo difensore, a tutela del diritto alla riservatezza di questi ultimi, trattandosi di un fatto oggettivo accertato con decisione irrevocabile e, quindi, suscettibile di essere divulgato anche a mezzo di cronaca giornalistica, nell'interesse generale alla conoscenza di fatti di pubblico interesse, mentre i presupposti per l'esercizio di tale diritto non appaiono ricorrere con riferimento ai singoli atti processuali, suscettibili di varie interpretazioni e che quindi non appare opportuno fare uscire dalla più appropriata sede giudiziaria».
TESTIMONI: CONOSCEVA LA DONNA MOLESTATA - Panariello ha spiegato che nel corso dell'indagine che a Terni ha coinvolto Boffo sono stati sentiti alcuni testimoni che hanno «confermato» la conoscenza tra il direttore di Avvenire e la donna che lo denunciò per molestie personali. Il giudice ha confermato che agli atti non ci sono intercettazioni ma i tabulati telefonici relativi alle udienze di Boffo.
«DONNA MOLESTATA VICINA ALLA CURIA TERNANA» - A tracciare un identikit della donna al centro della vicenda che portò alla condanna per molestie di Boffo ci pensa Panorama. Il settimanale parla di una giovane all'epoca dei fatti poco più che ventenne, appartenente ad una nota famiglia ternana che ha legami molto stretti con la curia cittadina, allora non sposata ma fidanzata con un giovane più grande di lei. Nel numero in edicola giovedì Panorama racconta i retroscena della vicenda che sta infiammando il mondo politico, ricostruendo momento per momento, attraverso testimonianze e documenti, la genesi e l'evoluzione della vicenda che portò alla condanna di Boffo a Terni.
01 settembre 2009
KABUL / LA BARBARA GIUSTIZIA DEI TALEBANI
KABUL / LA BARBARA GIUSTIZIA DEI TALEBANI
"Hai osato votare alle elezioni? Ti tagliamo il naso e le orecchie"
http://multimedia.quotidianonet.ilsole24ore.com/?tipo=media&media=7445
Lal Mohammed, 40 anni, padre di otto figli, è stato bestialmente seviziato con un coltello. Ha dovuto viaggiare a dorso di mulo per quasi un giorno e non ha trovato un ospedale disposto a curarlo: si è dovuto pagare le medicine.
http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2009/09/01/225548-osato_votare_alle_elezioni.shtml
"Hai osato votare alle elezioni? Ti tagliamo il naso e le orecchie"
http://multimedia.quotidianonet.ilsole24ore.com/?tipo=media&media=7445
Lal Mohammed, 40 anni, padre di otto figli, è stato bestialmente seviziato con un coltello. Ha dovuto viaggiare a dorso di mulo per quasi un giorno e non ha trovato un ospedale disposto a curarlo: si è dovuto pagare le medicine.
http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2009/09/01/225548-osato_votare_alle_elezioni.shtml
KABUL, 1 SETTEMBRE 2009 - Lal Mohammed, 40 ANNI, contadino afgano, era deciso ad esercitare il diritto di voto nonostante le minacce della guerriglia talebana: mentre si recava al seggio, è stato catturato da un gruppo di miliziani, picchiato selvaggiamente e mutilato di naso e orecchie.
Il quotidiano britannico The Independent racconta il lato più violento delle recenti elezioni presidenziali afgane, intervistando la prima vittima conosciuta delle minacce talebane, tenuto al sicuro in casa di amici dopo che un ospedale di Kabul ha rifiutato di ricoverarlo per mancanza di spazio. Mohammed, residente nella provincia di Uruzgan e padre di otto figli, doveva camminare un'ora e mezzo per raggiungere il seggio: aveva percorso appena un terzo della distanza quando è stato fermato da tre miliziani a volto scoperto, che si sono identificati come talebani.
Dopo averlo perquisito, gli hanno trovato indosso il certificato elettorale, e questo ha segnato il suo destino: "Hanno iniziato a gridare e a colpirmi con il calcio dei fucili, dicendo che mi avrebbero dato una lezione. Poi uno di loro si è seduto a cavalcioni su di me e ha tirato fuori un coltello", racconta Mohammed; svenuto, è stato soccorso da un altro contadino. Nessuna macchina era disponibile nella zona ed è stato trasportato a dorso di mulo per quasi una giornata intera fino a una strada provinciale, dove un tassista ha accettato di portarlo fino a Kabul: lì l'ospedale lo ha informato di non avere letti disponibili e lo ha invitato a tornare qualche giorno dopo.
Mohammed non ha ricevuto nessun sostegno da parte delle autorità, e ha pagato di tasca sua le spese per i farmaci necessari: "Sono i poveri a soffrire in questo Paese, non so se le elezioni riusciranno a cambiare questa situazione. Non credo che proverò a votare di nuovo, ora ho paura".
Il quotidiano britannico The Independent racconta il lato più violento delle recenti elezioni presidenziali afgane, intervistando la prima vittima conosciuta delle minacce talebane, tenuto al sicuro in casa di amici dopo che un ospedale di Kabul ha rifiutato di ricoverarlo per mancanza di spazio. Mohammed, residente nella provincia di Uruzgan e padre di otto figli, doveva camminare un'ora e mezzo per raggiungere il seggio: aveva percorso appena un terzo della distanza quando è stato fermato da tre miliziani a volto scoperto, che si sono identificati come talebani.
Dopo averlo perquisito, gli hanno trovato indosso il certificato elettorale, e questo ha segnato il suo destino: "Hanno iniziato a gridare e a colpirmi con il calcio dei fucili, dicendo che mi avrebbero dato una lezione. Poi uno di loro si è seduto a cavalcioni su di me e ha tirato fuori un coltello", racconta Mohammed; svenuto, è stato soccorso da un altro contadino. Nessuna macchina era disponibile nella zona ed è stato trasportato a dorso di mulo per quasi una giornata intera fino a una strada provinciale, dove un tassista ha accettato di portarlo fino a Kabul: lì l'ospedale lo ha informato di non avere letti disponibili e lo ha invitato a tornare qualche giorno dopo.
Mohammed non ha ricevuto nessun sostegno da parte delle autorità, e ha pagato di tasca sua le spese per i farmaci necessari: "Sono i poveri a soffrire in questo Paese, non so se le elezioni riusciranno a cambiare questa situazione. Non credo che proverò a votare di nuovo, ora ho paura".
Internet: Google comunica guasto su posta elettronica Gmail
Internet: Google comunica guasto su posta elettronica Gmail
01 Settembre 2009 23:07 SCIENZE E TECNOLOGIE
NEW YORK - Problemi nel collegamento al servizio di posta elettronica Gmail. Per via di un guasto gli utenti non riescono ad accedere al sito. Lo comunica Google sul proprio blog. (RCD)
http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Scienze_e_tecnologia/Internet-Google-comunica-guasto-posta-elettronica-Gmail/01-09-2009/1-A_000044106.shtml
01 Settembre 2009 23:07 SCIENZE E TECNOLOGIE
NEW YORK - Problemi nel collegamento al servizio di posta elettronica Gmail. Per via di un guasto gli utenti non riescono ad accedere al sito. Lo comunica Google sul proprio blog. (RCD)
http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Scienze_e_tecnologia/Internet-Google-comunica-guasto-posta-elettronica-Gmail/01-09-2009/1-A_000044106.shtml
Uragani: Jimena perde forza ma preoccupa la Baja California
Uragani: Jimena perde forza ma preoccupa la Baja California
http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Esteri/Uragani-Jimena-perde-forza-preoccupa-Baja-California/01-09-2009/1-A_000044111.shtml
01 Settembre 2009 23:49 ESTERI
CITTA' DEL MESSICO - L'uragano 'Jimena' sta perdendo forza, ma continua ad avanzare verso la penisola messicana della Baja California. L'uragano e' stato declassato dalla categoria 4 a 3, ma rappresenta comunque una minaccia, in particolare per la parte meridionale della penisola, dove si trovano numerosi hotel. L'uragano tocchera' terra tra poche ore. (RCD)
http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Esteri/Uragani-Jimena-perde-forza-preoccupa-Baja-California/01-09-2009/1-A_000044111.shtml
01 Settembre 2009 23:49 ESTERI
CITTA' DEL MESSICO - L'uragano 'Jimena' sta perdendo forza, ma continua ad avanzare verso la penisola messicana della Baja California. L'uragano e' stato declassato dalla categoria 4 a 3, ma rappresenta comunque una minaccia, in particolare per la parte meridionale della penisola, dove si trovano numerosi hotel. L'uragano tocchera' terra tra poche ore. (RCD)
01.09.2009 21:21
Uragani: Jimena arriva in Messico, paura sul Pacifico
Uragani: Jimena arriva in Messico, paura sul Pacifico
CITTÀ DEL MESSICO - Arriva 'Jimena' e la Baja California si prepara ad affrontare venti a 250 km orari, con raffiche fino ai 350 km: l'ultimo uragano a scuotere la regione lascerà entro le prossime ore il Pacifico per addentrarsi nella penisola del nordovest del Messico. Nell'area sono iniziate, ormai da ieri, le evacuazioni di massa per evitare l'uragano, catalogato di forza quattro, ma con raffiche fino a forza cinque, la più alta della scala Saffir-Simpson.L'uragano dovrebbe raggiungere stanotte, o nelle prime ore di domani, il territorio messicano, tra i centri di San Jose del Cabo e Cabo San Lucas, area abitata da circa 250 mila persone.Secondo il servizio meteo di Città del Messico, 'Jimena' stava avanzando dal Pacifico a 19 chilometri all'ora mentre le sue piogge si estendevano su un fronte molto ampio, pari a circa 200 chilometri. Nel momento di toccare terra, è probabile però, precisano gli esperti messicani, che l'uragano perda almeno in parte la sua forza, visto che potrebbe essere declassato anche a forza 3.In tutto lo Stato della Baja (Bassa) California sono intanto stati attrezzati 159 alberghi temporanei, pronti a ospitare 29 mila persone. Le scuole sono chiuse fin da ieri.Secondo Luis Armando Diaz, segretario generale del governo della Baja California, fino ad ora ci sono stati 1.894 evacuati, ma la cifra è destinata ad aumentare: sono infatti più di 20.000 le persone a rischio, soprattutto comunità di pescatori, mentre circa 1.500 turisti americani sono stati obbligati ad abbandonare la zona.Secondo le stime dell'industria alberghiera, in totale sono già 7.000 gli stranieri che hanno abbandonato la penisola, nota per la sua bellezza e per la possibilità di partecipare agli avvistamenti delle balene.A mobilitarsi sono stati tra gli altri anche i soldati dell'esercito messicano presenti sul territorio, in particolare nei municipi di Los Cabos, Comondù e Loreto, che stanno soccorrendo la popolazione con l'aiuto di due arerei Hercules, viveri e kit di pronto soccorso.Secondo il centro nazionale di uragani americano (Nhc), le piogge provocheranno inondazioni in diversi punti della regione. Oltre alla popolazione della Baja California, rilevano gli esperti, le piogge colpiranno anche gli stati di Guerrero, Michoacan, Colima, Jalisco e Nayarit.
M.O.: GAZA, UCCISI DUE MILITANTI PALESTINESI
M.O.: GAZA, UCCISI DUE MILITANTI PALESTINESI
Gaza, 1 set. (Adnkronos/Xin) - Due militanti palestinesi delle brigate al-Qassam, braccio armato di Hamas, sono stati uccisi questa sera ad est di Gaza, dopo essere stati intercettati dai militari israeliani. Lo hanno reso noto fonti mediche citate dall'agenzia Xinhua.
(Ses/Ct/Adnkronos)
01-SET-09 19:14
(Ses/Ct/Adnkronos)
01-SET-09 19:14
FIGI: ELEZIONI NON PRIMA DEL 2014, ARCIPELAGO SOSPESO DA COMMONWEALTH
FIGI: ELEZIONI NON PRIMA DEL 2014, ARCIPELAGO SOSPESO DA COMMONWEALTH
http://iltempo.ilsole24ore.com/adnkronos/?q=YToxOntzOjEyOiJ4bWxfZmlsZW5hbWUiO3M6MjE6IkFETjIwMDkwOTAxMTY1NDQ4LnhtbCI7fQ==
http://iltempo.ilsole24ore.com/adnkronos/?q=YToxOntzOjEyOiJ4bWxfZmlsZW5hbWUiO3M6MjE6IkFETjIwMDkwOTAxMTY1NDQ4LnhtbCI7fQ==
Londra, 1 set. - (Adnkronos) - Il Commonwealth ha deciso di sospendere completamente le isole Figi dall'associazione perche' il governo dell'arcipelago non e' stato in grado di indire elezioni democratiche il prossimo anno. Esprimendo "rammarico" per la decisione assunta, il segretario generale dell'associazione Kamalesh Sharma ricorda in una nota che e' scaduto oggi il termine entro il quale al governo di Suva era stato chiesto di riavviare i colloqui con l'opposizione per organizzare le elezioni entro il mese di ottobre del 2010. A guidare le Figi e' il governo militare del commodoro Vorege ''Frank'' Bainimarama, autore di un golpe incruento il 5 dicembre 2006 che aveva destituito il primo ministro Laisenia Qarase, eletto democraticamente e accusato dal commodoro di corruzione e discriminazioni nei confronti della minoranza indiana. Secondo il commodoro, non sara' possibile organizzare le elezioni prima del 2014. Cosi' per Sharma, anche se il commodoro ha ribadito il suo rispetto verso "i principi del Commonwealth", non ha pero' rispettato il termine ultimo del primo settembre fissato dall'organizzazione. L'unico paese fino ad oggi sospeso completamente nella storia del Commonwealth era stata la Nigeria del generale dal Sani Abacha nel 1995. Una volta ripristinata la democrazia, il paese africano era poi rientrato a far parte dell'associazione che riunisce 53 ex colonie britanniche.
(Ses/Pn/Adnkronos)
01-SET-09 16:54
(Ses/Pn/Adnkronos)
01-SET-09 16:54
"Le Frecce voleranno con il tricolore"
ITALIA-LIBIA: CONCLUSO SORVOLO FRECCE TRICOLORI
Roma, 1 set. - (Adnkronos) - Conclusa l'esibizione delle Frecce Tricolori prevista nell'ambito delle celebrazioni per il quarantennale della rivoluzione libica: ''tutto come pianificato: sorvolo, looping e virata in formazione da parte dei nove velivoli. Ora gli aerei hanno avuto l'autorizzazione ad atterrare''. Lo sottolinea all'ADNKRONOS il capitano Andrea Saia, portavoce della Pattuglia Acrobatica Nazionale dell'Aeronautica Militare. Dai jet sono fuoriusciti come da tradizione fumi di scarico verdi, bianchi e rossi a formare un tricolore. Il passaggio delle Frecce Tricolori ''e' stato applaudito da tutti i presenti''.
(Mac/Ct/Adnkronos)
01-SET-09 19:19
Roma, 1 set. - (Adnkronos) - Conclusa l'esibizione delle Frecce Tricolori prevista nell'ambito delle celebrazioni per il quarantennale della rivoluzione libica: ''tutto come pianificato: sorvolo, looping e virata in formazione da parte dei nove velivoli. Ora gli aerei hanno avuto l'autorizzazione ad atterrare''. Lo sottolinea all'ADNKRONOS il capitano Andrea Saia, portavoce della Pattuglia Acrobatica Nazionale dell'Aeronautica Militare. Dai jet sono fuoriusciti come da tradizione fumi di scarico verdi, bianchi e rossi a formare un tricolore. Il passaggio delle Frecce Tricolori ''e' stato applaudito da tutti i presenti''.
(Mac/Ct/Adnkronos)
01-SET-09 19:19
http://iltempo.ilsole24ore.com/adnkronos/?q=YToxOntzOjEyOiJ4bWxfZmlsZW5hbWUiO3M6MjE6IkFETjIwMDkwOTAxMTkxOTA3LnhtbCI7fQ==
Prima:
L'ambasciatore libico Gaddur rassicura
"Le Frecce voleranno con il tricolore"
Le Frecce Tricolori si esibiranno oggi a Tripoli con la classica fumata bianco-rosso-verde. Lo ha assicurato l'ambasciatore libico a Roma Abdulhafed Gaddur spiegando che la Libia non ha mai opposto alcun divieto su questo punto.
"Le Frecce voleranno con il tricolore"
Le Frecce Tricolori si esibiranno oggi a Tripoli con la classica fumata bianco-rosso-verde. Lo ha assicurato l'ambasciatore libico a Roma Abdulhafed Gaddur spiegando che la Libia non ha mai opposto alcun divieto su questo punto.
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Mozart morì per infezione batterica
la nuova tesi: bastava un'antibiotico
Mozart morì per infezione batterica
Un nuovo studio firmato da ricercatori olandesi dell'università di Amsterdam, secondo cui a uccidere il celebre compositore austriaco fu un'infezione batterica scatenata da un semplice mal di gola.
http://iltempo.ilsole24ore.com/spettacoli/2009/08/18/1059723-mozart_mori_infezione_batterica.shtml
Mozart morì per infezione batterica
Un nuovo studio firmato da ricercatori olandesi dell'università di Amsterdam, secondo cui a uccidere il celebre compositore austriaco fu un'infezione batterica scatenata da un semplice mal di gola.
http://iltempo.ilsole24ore.com/spettacoli/2009/08/18/1059723-mozart_mori_infezione_batterica.shtml
E pensare che sarebbe bastato un antibiotico. Secondo il numero del 18 agosto della Annals of Internal Medicine, Wolfgang Amadeus Mozart morì probabilmente per una infezione da streptococco. La ricerca pubblicata dalla rivista medica americana giunge a questa conclusione - l'ennesima diagnosi sul decesso del giovane genio - basandosi non solo sui sintomi che presentava Mozart, ma su un'analisi storica delle cause di morte della popolazione viennese fra il novembre 1791 e il gennaio 1792. Sulla morte dell'autore delle "Nozze di Figaro" nel corso dei secoli si è detto di tutto, fino all'ipotesi dell'avvelenamento (magari per mano dell'invidioso rivale Salieri, secondo la tesi fantastica diffusa a livello planetario da Milos Forman nel film "Amadeus").
Si sa che il musicista non ancora trentacinquenne cadde malato il 22 novembre, a Vienna, due giorni dopo la sua ultima performance pubblica. Mozart era tornato nella capitale dopo essere stato in settembre a Praga; nel frattempo aveva completato il "Flauto magico", ne aveva dato pubblica esecuzione, era andato a Baden in Germania dove la moglie Costanza passava le acque, e aveva cominciato a scrivere il Requiem che rimase incompiuto. Perse conoscenza e morì la mattina del 5 dicembre.
Diverse persone erano presenti ma quasi tutti registrarono le loro impressioni solo anni dopo; anche per questo l'analisi dei sintomi è vaga. La cognata ricorda che il corpo del musicista si era gonfiato a dismisura, tanto che non riusciva a girarsi nel letto, e che aveva la febbre alta; il medico ordinò degli impacchi freddi. La causa della morta fu indicata come "febbre e eritema". Oltre al veleno, le cause ipotizzate nel corso degli anni comprendono la sifilide, gli effetti di un trattamento con sali di mercurio, una febbre reumatica, una insufficienza renale, l'infezione data da un salasso, una infezione da larve dovuta al consumo di carne di maiale poco cotta (trichinosi).
"Come tutti, abbiamo considerato i sintomi" afferma Richard H. C. Zegers, capo del gruppo di studio, "ma anche quello di cui moriva la gente a Vienna in quegli anni". I medici austriaci all'epoca non erano tenuti a registrare la causa del decesso, che in genere veniva indicata dai parenti. Gli studiosi hanno analizzato i registri che riportano la morte di 5.011 persone maggiori di 18 anni, in quei mesi, comparandole con le cause di morte negli anni precedenti e seguenti nello stesso periodo. Le cause più comuni indicate sono tubercolosi, fame, edema (gonfiore dei tessuti sottocutanei), malesseri gastrointestinali e malattie vascolari (ictus).
Nell'inverno 1791-92 però si nota una maggiore incidenza di edema. Questo fa pensare a una piccola epidemia di una malattia infettiva. Gli altri sintomi di Mozart (nausea, dolori di schiena, eritema)sono compatibili con un'infezione da streptococco. Lo Streptococcus pyogenes, il più comune, può provocare patologie cutanee, febbre reumatica e la glomerulonefrite, infezione che interessa i reni e provoca ritenzione idrica ed edema. Lo streptococco non è resistente agli antibiotici. La medicina moderna avrebbe dunque potuto salvare con semplicità il più grande genio musicale dell'umanità.
Si sa che il musicista non ancora trentacinquenne cadde malato il 22 novembre, a Vienna, due giorni dopo la sua ultima performance pubblica. Mozart era tornato nella capitale dopo essere stato in settembre a Praga; nel frattempo aveva completato il "Flauto magico", ne aveva dato pubblica esecuzione, era andato a Baden in Germania dove la moglie Costanza passava le acque, e aveva cominciato a scrivere il Requiem che rimase incompiuto. Perse conoscenza e morì la mattina del 5 dicembre.
Diverse persone erano presenti ma quasi tutti registrarono le loro impressioni solo anni dopo; anche per questo l'analisi dei sintomi è vaga. La cognata ricorda che il corpo del musicista si era gonfiato a dismisura, tanto che non riusciva a girarsi nel letto, e che aveva la febbre alta; il medico ordinò degli impacchi freddi. La causa della morta fu indicata come "febbre e eritema". Oltre al veleno, le cause ipotizzate nel corso degli anni comprendono la sifilide, gli effetti di un trattamento con sali di mercurio, una febbre reumatica, una insufficienza renale, l'infezione data da un salasso, una infezione da larve dovuta al consumo di carne di maiale poco cotta (trichinosi).
"Come tutti, abbiamo considerato i sintomi" afferma Richard H. C. Zegers, capo del gruppo di studio, "ma anche quello di cui moriva la gente a Vienna in quegli anni". I medici austriaci all'epoca non erano tenuti a registrare la causa del decesso, che in genere veniva indicata dai parenti. Gli studiosi hanno analizzato i registri che riportano la morte di 5.011 persone maggiori di 18 anni, in quei mesi, comparandole con le cause di morte negli anni precedenti e seguenti nello stesso periodo. Le cause più comuni indicate sono tubercolosi, fame, edema (gonfiore dei tessuti sottocutanei), malesseri gastrointestinali e malattie vascolari (ictus).
Nell'inverno 1791-92 però si nota una maggiore incidenza di edema. Questo fa pensare a una piccola epidemia di una malattia infettiva. Gli altri sintomi di Mozart (nausea, dolori di schiena, eritema)sono compatibili con un'infezione da streptococco. Lo Streptococcus pyogenes, il più comune, può provocare patologie cutanee, febbre reumatica e la glomerulonefrite, infezione che interessa i reni e provoca ritenzione idrica ed edema. Lo streptococco non è resistente agli antibiotici. La medicina moderna avrebbe dunque potuto salvare con semplicità il più grande genio musicale dell'umanità.
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