Pietro Berti

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Anchorage

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lunedì 6 dicembre 2010

GULAG

GULAG




Voce principale: Campo di concentramento

dal sito web http://it.wikipedia.org/wiki/Gulag
Gulag (in russo: ГУЛаг - Главное управление исправительно-трудовых лагерей, "Glavnoe upravlenie ispravitelno-trudovykh lagerej", "Direzione principale dei campi di lavoro correttivi" [1]'- spesso scritto GULag) è stato il ramo del polizia politica dell'URSS che costituì il sistema penale dei campi di lavoro forzato. Benché questi campi fossero stati pensati per la generalità dei criminali, il sistema dei Gulag è noto soprattutto come mezzo di repressione degli oppositori politici dell'Unione Sovietica.
Terminologia
Nel corso degli anni furono coniati diversi acronimi per gli istituti di direzione [2]. Dopo l'iniziale creazione del GULag nel 1926, man mano le varie organizzazioni confluirono al suo interno sotto il controllo dell'NKVD. Dal 7 aprile 1930 i documenti ufficiali adottarono il termine ispravitel no-trudovye lagerja (ITL) che sostituì l'espressione konclager (campo di concentramento) in seguito alle minacce di boicottaggio delle merci sovietiche mosse dalla Gran Bretagna e dagli USA [3].
GULag - Glavnoe upravlenie lagerej (Direzione centrale dei lager)
GUITK - Glavnoe upravlenie ispravitel'no-trudovych kolonij (Direzione centrale delle colonie di rieducazione attraverso il lavoro)
GUITU - Glavnye upravlenija ispravitel'no-trudovych učreždenij (Direzioni Centrali degli istituti di rieducazione attraverso il lavoro)
UITU - Upravlenija ispravitel'no-trudovych učreždenij (Direzioni degli istituti di rieducazione attraverso il lavoro)
GULždS - Glavnoe upravlenie lagerej železnodorožnogo stroitel'stva (Direzione centrale dei lager per le costruzioni ferroviarie)
GUMZ - Glavnoe upravlenie mest zaključenija (Direzione centrale dei luoghi di reclusione)
GUPR - Glavnoe upravlenie prinuditel'nych rabot (Direzione centrale dei lavori forzati)
Taluni autori chiamano Gulag tutte le prigioni e i campi sparsi lungo la storia sovietica (1917 – 1991). Inoltre, l'uso moderno del termine spesso non ha correlazione con l'URSS: per esempio in espressioni come "gulag nordcoreani", "gulag cinesi" (vedi Laogai), o "il gulag privato dell'america". È degno di nota che l'acronimo originale russo, mai al plurale, descriveva non un singolo campo, ma l'amministrazione incaricata dell'intero sistema dei campi nel suo complesso.
In occidente, il termine Gulag era ampiamente diffuso sui giornali fin dagli anni quaranta e, in contesti più limitati, dagli anni trenta. Dagli anni venti, nei testi italiani erano usati i termini campo di concentramento o campo di lavoro forzato [4]; negli anni quaranta, per la notorietà dei campi nazisti, si è affiancato il termine tedesco Lager (col significato di "campo di concentramento") per indicare anche i campi sovietici; negli anni settanta, la risonanza del libro Arcipelago Gulag di Aleksandr Solženicyn portò ad usare il termine Gulag per indicare i campi (invece che l'organismo amministrativo), ma nella traduzione italiana del libro i campi sono sempre chiamati Lager. Nella letteratura italiana, la traduzione del significato dell'acronimo non è unanime: in Arcipelago Gulag (1974-75-78) si trova "Direzione generale dei Lager", mentre in Fra i deportati dell'U.R.S.S. (1939) è indicato "Direzione generale dei Campi di Concentramento".
Un nome colloquiale per un incarcerato in un Gulag sovietico era "zeka", "zek". In russo, compagno (di cella), incarcerato si dice "заключённый", zaključënnyj, di solito abbreviato in 'з/к', pronuncia 'зэка' (zèka), trasformato gradualmente in 'зэк' e in 'зек'. Il termine è ancora usato colloquialmente senza alcuna connessione coi campi di lavoro. 'з/к' era in principio un acronimo che stava per "заключённый каналостроитель", "zaključënnyj kanalostroitel'" (scavatore di canali incarcerato), traendo origine dalla forza lavoro schiava del canale Volga-Don. Quindi il termine passò a indicare, come acrostico, semplicemente "zaključënnyj".

Varietà
Miniera di Butugycheg
In aggiunta alla categoria più comune di campi che praticava lavoro fisico pesante e vari tipi di detenzione, esistevano anche altre forme.
Un tipo singolare di Gulag detti šaraška (шарашка, luogo d'ozio) erano in realtà laboratori di ricerca dove gli scienziati arrestati, alcuni dei quali eminenti, venivano riuniti e sviluppavano in segreto nuove tecnologie e ricerche di base. In una sharashka, dove aveva scontato alcuni anni di prigionia, Solženicyn ha ambientato il romanzo Il primo cerchio.
Psichuška (психушка, manicomio), trattamento medico forzato mediante imprigionamento psichiatrico, utilizzato, al posto del campo di lavoro, al fine di isolare ed esaurire psichicamente i prigionieri politici. Questa pratica divenne comunissima dopo lo smantellamento ufficiale del sistema dei Gulag. Vedi Vladimir Bukovsky, Petro Grygorenko.
Campi o zone speciali per fanciulli (nel gergo dei Gulag: "малолетки", maloletki, minorenni), per disabili (a Spassk), e per madri con neonati ("мамки", mamki). Queste categorie erano considerate improduttive e spesso soggette a molti abusi.
Campi per "mogli di traditori della Patria" (esisteva una categoria particolare di repressi: "Membri familiari dei traditori della Patria" (ЧСИР, член семьи изменника Родины)).
Sotto la supervisione di Lavrentij Beria, a capo tanto della NKVD (precursore del KGB) che del programma sovietico per la bomba atomica fino alla sua destituzione nel 1953, migliaia di zek furono usati per estrarre minerale di uranio e preparare attrezzature per i test di Novaja Zemlja, nell'isola di Vajgac, a Semipalatinsk, tra gli altri luoghi. Esistono documenti sull'uso di prigionieri dei Gulag nei primi test nucleari (il primo fu condotto a Semipaltinsk nel 1949), per decontaminare aree radioattive e sottomarini nucleari.
Avraham Shifrin (The First Guidebook to Prisons and Concentration Camps of the Soviet Union, 1982) definisce come "campi di sterminio" 43 campi dell'Unione Sovietica nei quali i prigionieri furono "forzati a lavorare in condizioni pericolose e insane responsabili di una morte certa". L'autore identifica tre tipi di campi: 1) campi dai quali nessuno uscì vivo (miniere di uranio e impianti di arricchimento); 2) campi di lavoro pericoloso per l'industria bellica (impianti nucleari ad alto rischio); 3) campi di lavoro pericoloso, responsabile di disabilità e malattie fatali (impianti senza ventilazione)
mappa dei campi di lavoro forzato
Storia
Nati durante il periodo degli zar e probabilmente fondati da Pietro il Grande, erano usati come campi per i detenuti politici anti zaristi e personaggi scomodi. Dopo la rivoluzione bolscevica avvenne la liberazione di tutti i prigionieri, ma nel 1917 Lenin annunciò che tutti i "nemici di classe", anche in assenza di prove di alcun crimine contro lo stato, non potevano essere fidati e non dovevano essere trattati meglio dei criminali. Dal 1918, vennero ristrutturate le attrezzature di detenzione in campi, quali ampliamento e riassetto dei precedenti campi di lavoro katorga, realizzati in Siberia come parte del sistema penale della Russia imperiale. I due tipi principali erano i Campi speciali Vechecka (особые лагеря ВЧК) e i Campi di lavoro forzato (лагеря принудительных работ). Questi venivano eretti per varie categorie di persone considerate pericolose per lo stato: criminali comuni, prigionieri della Guerra civile russa, funzionari accusati di corruzione, sabotaggio e malversazione, nemici politici vari e dissidenti, nonché ex nobili, imprenditori e grandi proprietari terrieri.

Manifesto sovietico degli anni venti: Il GPU colpisce i sabotatori controrivoluzionari
Come istituzione totalmente sovietica, il Gulag (al singolare, inteso come amministrazione generale) fu ufficialmente fondato il 25 aprile 1930, con la sigla di "Ulag", in virtù dell'ordinanza 130/63 dell'OGPU, ai sensi dell'ordinanza 22, p. 48, del Sovnarkom, in data 7 aprile 1930, e fu rinominato con la sigla Gulag in novembre. I Gulag crebbero rapidamente. Progetti falliti, cattivi raccolti, incidenti, sottoproduzione, pianificazione insufficiente, vennero ordinariamente attribuiti a corruzione e sabotaggio, e presunti ladri e sabotatori su cui scaricare la colpa furono trovati in massa. Contemporaneamente, il bisogno di risorse naturali in rapido incremento ed un programma di industrializzazione in boom alimentarono la domanda di lavoro a basso costo. Si diffusero denunce, arresti a quota, esecuzioni sommarie e attività di polizia segreta. Le opportunità più ampie per una facile, talora automatica, condanna dei "criminali" venne fornita dall'articolo 58 del codice penale della Repubblica Federale Socialista Sovietica di Russia.
Durante la Seconda guerra mondiale la popolazione dei Gulag diminuì significativamente, a causa della "liberazione" di massa di centinaia di migliaia di prigionieri che furono arruolati e inviati direttamente sulle linee del fronte, ma soprattutto a causa di una vertiginosa crescita della mortalità nel 1942-43. Dopo la Seconda guerra mondiale il numero di internati nei campi di prigionia e nelle colonie crebbe di nuovo rapidamente e raggiunse il numero di circa due milioni e mezzo di persone all'inizio degli anni cinquanta. Sebbene alcuni di questi fossero disertori e criminali, c'erano anche prigionieri di guerra russi rimpatriati e "lavoratori dell'Est", tutti universalmente accusati di tradimento e "cooperazione col nemico" (formalmente, lavoravano davvero per i paesi occupanti dell'Asse). Vi furono spediti anche un ampio numero di civili dei territori russi caduti sotto occupazione straniera, come pure dai territori annessi all'Unione Sovietica dopo la guerra. Non fu raro per i sopravvissuti ai Lager nazisti essere trasportati direttamente ai Gulag sovietici.
Per alcuni anni dopo la Seconda guerra mondiale una significativa minoranza dei reclusi fu costituita da tedeschi, finlandesi, romeni, e altri prigionieri di guerra appartenenti a paesi occupati dall'Armata Rossa.
Lo stato continuò a mantenere i Gulag per un certo periodo dopo la morte di Stalin nel marzo del 1953. Il successivo programma di amnistia fu limitato a coloro che dovevano trascorrere al massimo cinque anni, pertanto, furono liberati soprattutto i condannati per reati comuni. Il rilascio dei prigionieri politici iniziò nel 1954 e si diffuse e si accompagnò a riabilitazioni di massa dopo che Nikita Khruščёv sconfessò lo stalinismo nel Discorso segreto al ventesimo congresso del Pcus, nel febbraio del 1956.
Ufficialmente i Gulag furono soppressi dall'ordinanza numero 20 del 25 gennaio 1960 del ministero degli Interni sovietico (all'interno del quale operava la polizia segreta), e lo stesso ministero fu a sua volta ufficialmente soppresso dall'ordinanza 44-16 del Presidio del Consiglio Supremo dell'Urss, per risorgere col nome di KGB.
Numero di prigionieri
L'evoluzione del numero dei detenuti nel Gulag (1930-1953)
Il numero di prigionieri crebbe abbastanza gradualmente dal 1930 (176.000) al 1934 (510.307), quando crebbe più rapidamente fino all'impennata del 1938 legata alle purghe (1.881.570), per poi diminuire durante la seconda guerra mondiale a causa dei reclutamenti nell'esercito (1.179.819 nel 1944). Nel 1945 tornò a crescere fino al 1950, raggiungendo il valore massimo (circa 2.500.000) che rimase pressappoco costante fino al 1953.
flussi di entrata e di uscita dai campi erano molto consistenti; il numero complessivo di detenuti fra il 1929 e il 1953 è di circa 18 milioni. Nell'ambito più ampio dei "lavori forzati", si devono aggiungere circa 4 milioni di prigionieri di guerra, 700.000 detenuti nei campi di smistamento ed almeno 6 milioni di "confinati speciali", cioè Kulaki e altri contadini deportati durante la collettivizzazione, per un totale di 28.700.000 [6].
Il numero di morti è ancora oggetto di indagine: una cifra provvisoria è 2.749.163 [7]. Tale cifra non tiene conto delle esecuzioni comunque legate al sistema giudiziario (le sole esecuzioni per motivi politici sono 786.098), dei circa 600.000 Kulaki morti durante la collettivizzazione, né dei decessi successivi al periodo di detenzione ascrivibili alle dure condizioni di vita [8].
Secondo Nicolas Werh, storico francese del CNRS di Parigi, nel libro "Storia della Russia nel Novecento" alle pagine 318-9 si legge testualmente: «Le stime del numero di detenuti nel Gulag alla fine degli anni trenta variano tra i 3.000.000 (Timasheff, Bergson, Wheatcroft) e i 9-10.000.000 (Dallin, Conquest, Avtorkhanov, Rosefielde, Solzenicyn). Gli archivi del Gulag, confermati dai dati dei censimenti del 1937 e del 1939, dai documenti dei ministeri della Giustizia, dell'Interno e della Procura generale, danno una cifra di circa 2.000.000 di detenuti nel 1940 (circa 300.000 nel 1932, 1.200.000 all'inizio del 1937) a cui si aggiungono più di 1.500.000 deportati. Il numero cumulativo di ingressi nel Gulag durante gli anni 1930 diventa, tenuto conto della alta rotazione dei detenuti, di circa 6.000.000 di persone». Sempre nello stesso libro a pagina 416 si legge: «Come testimoniano gli archivi del Gulag, recentemente riesumati, gli anni 1945-53 conobbero un forte aumento del numero dei detenuti nei campi di prigionia e nelle colonie di lavoro del Gulag (passarono da 1.200.000 a 2.500.000 tra il 1944 e il 1953) e del numero di "deportati speciali" (1.700.000 nel 1943; 2.700.000 nel 1953).
Condizioni di vita
Le assurde quote di produzione, la brutalità, la fame e la durezza di condizioni furono le principali ragioni dell'alto tasso di mortalità dei Gulag, che raggiungeva in molti campi anche l'80% nei primi mesi.
Il taglio e trasporto del legname e il lavoro in miniera erano le attività più comuni e più dure. In una miniera, la quota di produzione pro capite poteva raggiungere i tredicimila chili di minerale al giorno. Mancare la quota significava ricevere minori razioni di sostentamento, un ciclo che di solito causava conseguenze fatali, passando attraverso una condizione di spossatezza e devitalizzazione, soprannominata "dohodyaga" (доходяга).
I detenuti erano spesso costretti a lavorare in condizioni disumane. A dispetto del clima brutale, non erano mai adeguatamente vestiti, nutriti, trattati medicalmente in modo adeguato, né veniva loro fornito alcun mezzo per combattere l'avitaminosi che conduceva a malattie come lo scorbuto o sindromi quali la cecità notturna, detta anche cecità del pollo. Il valore nutrizionale di una razione minima giornaliera era intorno alle 1.200 calorie (5000 kilojoule), principalmente da pane di bassa qualità (distribuito in base al peso e chiamato "пайка", paika). Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità la necessità minima per un lavoratore pesante è compresa tra le 3.100-3.900 calorie (da 13.000 a 16.300 kJ) giornaliere.
Le condizioni di lavoro erano talmente insopportabili che alcuni prigionieri si provocavano volontariamente gravi lesioni o addirittura amputazioni pur di restare a riposo per un certo periodo.
Gli amministratori rubavano ordinariamente dagli accantonamenti per guadagno personale e ottenere favori dai superiori. Di conseguenza, i reclusi erano costretti a lavorare ancora più duramente per colmare la differenza. Gli amministratori ed i fidati (prigionieri assegnati a svolgere i doveri di servizio del campo stesso, quali cuochi, fornai e magazzinieri, soprannominati "prifurki") scremavano i medicinali, i tessuti ed i generi alimentari più nutrienti.
In alcuni campi si praticava la selezione per eliminazione: quando i prigionieri si allineavano per il turno di lavoro, all'ultimo che si presentava si sparava come esempio per gli altri, oppure gli si negava la razione giornaliera di cibo.
« Per fare le camere a gas, ci mancava il gas »
(Aleksandr Isaevič Solženicyn)
Geografia
I campi erano, inizialmente, ubicati in luoghi ritenuti idonei a facilitare l'isolamento dei prigionieri. I monasteri remoti erano di frequente riutilizzati come siti. Il sito nelle Isole Soloveckie nel Mar Bianco fu uno dei primi e più degni di menzione, ed ebbe origine subito dopo la Rivoluzione nel 1918. Il nome con cui quelle isole sono comunemente note, "Solovki", entrò nella lingua comune come sinonimo di campo di lavoro in generale. Veniva presentato al mondo come un esempio del modo sovietico di "rieducazione del nemico di classe" e della sua reintegrazione nella società sovietica per mezzo del lavoro. In principio, i rinchiusi, la maggior parte dei quali apparteneva all'intellighenzia russa, godeva di relativa libertà (nei limiti dei confini naturali delle isole). Si pubblicavano quotidiani e periodici locali e si praticò, anche, qualche ricerca scientifica (si coltivò un giardino botanico, poi scomparso; il filosofo e mistico russo Pavel Aleksandrovič Florenskij fu uno degli scienziati maggiormente impegnati nelle ricerche sul gelo perpetuo). Ma alla fine esso fu trasformato in un Gulag ordinario; in effetti alcuni storici ritengono che Solovki fosse un prototipo dei Gulag.
Dando importanza ai Gulag come mezzo per concentrare forza lavoro a basso prezzo, si costruirono, quindi, nuovi campi in tutta la sfera d'influenza sovietica, ovunque la convenienza economica ne dettasse la costruzione (o si volesse specificamente approfittarne, come per costruire il canale Mar Bianco-Mar Baltico o la ferrovia Baikal-Amur), tenendo anche conto dei rifornimenti dalle grandi città. Parti della famosa Metropolitana di Mosca e dei campus dell'Università statale di Mosca furono costruiti da lavoratori forzati. Molti altri progetti durante la rapida industrializzazione degli anni trenta, durante la Seconda guerra mondiale e dopo, furono compiuti gravando sulle spalle dei condannati, e l'attività dei Gulag si estese in ampi settori dell'industria sovietica.
La maggior parte dei Gulag era situata in aree ultraremote della Siberia nordorientale (i raggruppamenti più conosciuti erano il Sevvostlag (Campi nordorientali) lungo il fiume Kolyma e il Norillag vicino a Norilsk) e nelle zone sudorientali dell'Urss, principalmente nelle steppe del Kazakhstan (Luglag, Steplag, Peschanlag). Si trattava di vaste regioni disabitate, senza collegamenti (in effetti, la costruzione delle strade era assegnata ai detenuti dei campi specializzati in ferrovie) o fonti di sostentamento, ma ricche di minerali ed altre risorse naturali (come il legname). Comunque, campi se ne trovavano in tutta l'Unione Sovietica, compresa la parte europea della Russia, la Bielorussia, l'Ucraina. Esistevano anche numerosi campi situati all'esterno dell'URSS, in Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia, Mongolia, ma pur sempre sotto il controllo diretto dell'amministrazione centrale Gulag.
Non tutti i campi erano fortificati; in effetti, in Siberia alcuni erano delimitati da semplici pali. La fuga veniva scoraggiata dalla durezza degli elementi, nonché dai cani della polizia presenti in ogni Gulag. Se negli anni venti e trenta le popolazioni autoctone spesso aiutavano i fuggitivi (e talvolta rimanevano vittime di ladri), allorché vennero allettate da laute ricompense esse presero ad aiutare le autorità a catturarli. Anche alle guardie dei campi si davano severe consegne per tenere sotto controllo ad ogni costo i detenuti; se un prigioniero scappava sotto il controllo di una guardia, spesso questa veniva privata dell'uniforme e degradata a detenuto essa stessa.
In alcuni casi, interi gruppi di detenuti venivano deportati in un nuovo territorio con scorta limitata di risorse e abbandonati all'alternativa di costruire un nuovo campo o morire. Spesso, solo dopo tentativi falliti, un'ondata di ulteriori coloni riusciva a sopravvivere agli elementi.
L'area lungo il fiume Indigirka era conosciuta col nome di Gulag dentro il Gulag. Nel villaggio di Oymyakon (Оймякон) si registrò la temperatura record di −71.2 °C.
Influenza
Cultura

Costruzione di un ponte sul fiume Kolyma
Essendo stati in funzione per quasi quarant'anni ed avendo coinvolto milioni di persone, l'impatto dei Gulag sull'immaginario comune è stato enorme.
Il libro Arcipelago Gulag di Aleksandr Solženicyn, pubblicato negli anni settanta, è il lavoro più noto e completo sull'uso del Gulag come strumento di repressione governativa su scala di massa. L'opera di Solženicyn segnò, dopo una lunga serie di testimonianze, il momento di massima denuncia del Gulag e fu seguito da poche altre [9]. Già nel 1920 fu pubblicato il primo libro (Prisoner of Trotsky's di A. Kalpašnikov) e decine di altre testimonianze furono pubblicate negli anni venti, anche in italiano.
Alla fine degli anni venti la conoscenza dell'argomento in Occidente era piuttosto diffusa in seguito alla letteratura e a numerosi articoli comparsi sulla stampa tedesca, francese, britannica e americana [10]. Descrizioni dettagliate dei primi campi delle isole Soloveckij e delle condizioni di maltrattamento e tortura dei prigionieri comparvero nel 1926 (Island hell di S. A. Mal'sagov) e nel 1927 (Un bagne in Russie rouge di Raymond Duguet). La Società britannica contro lo schiavismo indisse un'indagine sugli abusi sui prigionieri ed un senatore francese scrisse un articolo molto citato basato sulle testimonianze dei rifugiati [11]. Nel 1936 furono molto popolari i libri di Ivan Solonevic (tradotti in una decina di lingue, in italiano nel 1939 [12], furono fra i primi ad introdurre in Occidente il termine Gulag), tanto che i servizi segreti sovietici assassinarono la moglie e il figlio dell'autore. Nel 1938, Luigi Barzini pubblicò L'impero del lavoro forzato (ed. Hoepli). Nel 1941, l'opera di Kajetan Klug pubblicata a Berlino (Die grosste Sklaverei der Weltgrdchichte) stimò in 15 milioni la popolazione del Gulag e, nel 1947, David J. Dallin e Boris I. Nicolaevsky descrissero la storia dettagliata dei campi in Forced labour in Soviet Russia (tradotto nel 1949 in Il lavoro forzato nella Russia sovietica, ed. Jandi Sapi), stimando la popolazione in 10 milioni.
Nella seconda metà degli anni quaranta, grande risonanza ebbero il libro Ho scelto la libertà [13] (venduto in milioni di copie in oltre dieci lingue) di Viktor Andrijovyč Kravčenko e il processo che l'autore vinse contro il settimanale del partito comunista francese Les Lettres Françaises che lo calunniò, in cui testimoniarono numerosi ex-prigionieri dei campi (fra i quali Margarete Buber Neumann); diverse testimonianze sono state raccolte dall'autore nel successivo Sto con la giustizia [14] insieme alla storia del processo. Kravčenko è morto in circostanze poco chiare, forse assassinato dal KGB [15]. Nel 1950 Isaac Don Levine pubblicò la prima mappa dei campi. David Rousset, anch'egli vincitore in un processo per diffamazione contro il suddetto settimanale, si avvalse di diversi testimoni ed ottenne l'istituzione della Commission Internationale contre le regime concentrationaire (Commissione Internazionale contro il regime concentrazionario), che nel 1951 pubblicò il risultato delle sue ricerche ne Le livre blanc sur le camps concentrationnaires sovietiques (Il libro bianco sui campi di concentramento sovietici) e svolse analoghe ricerche e pubblicazioni sui campi cinesi [16].
I Gulag sono diventati un argomento di grande influenza nel pensiero russo contemporaneo ed una parte importante del moderno folklore russo. Molte canzoni di cantautori (chiamati bardi), specialmente Alexander Galich e Vladimir Visotski descrivono la vita dei Gulag (benché nessuno dei due ne sia stato prigioniero).
Le memorie di Aleksandr Solženicyn, Varlam Šalamov, Evgenia Ginzburg, Gustaw Herling, tra gli altri, sono diventate un simbolo di sfida alla società sovietica. Gli scritti, specie quelli di Solženicyn, hanno severamente rimproverato il popolo sovietico per la sua tolleranza ed apatia nei confronti dei campi di concentramento, ma al contempo hanno fornito un testamento al coraggio e alla risolutezza di coloro che vi furono imprigionati.
Colonizzazione
Documenti di stato sovietici dimostrano che tra i fini dei Gulag c'era la colonizzazione di aree remote scarsamente popolate. A questo scopo, fu introdotta la nozione di "libero insediamento".
Quando era trascorsa la maggior parte del termine, chi si era ben comportato poteva essere rilasciato per un "libero insediamento" (вольное поселение, "volnoye poseleniye") esterno al campo. Costoro erano conosciuti come "liberamente insediati" (вольнопоселенцы, "volnoposelentsy", da non confondere col termine ссыльнопоселенцы, "sslylnoposelentsy", "insediati in esilio"). Inoltre, si raccomandava l'assegnazione al "libero insediamento" di coloro che avevano trascorso l'intero termine ma ai quali era negata la libera scelta del luogo di residenza, e si assegnava loro un appezzamento di terra non distante dal luogo di confino.
Anche questo servizio fu un'eredità del sistema del katorga.
La vita dopo la scadenza della detenzione
Agli ex detenuti in un campo o in prigione era proibita una vasta gamma di occupazioni. L'occultamento di un precedente imprigionamento era un reato processabile. Gli ex detenuti politici erano un fastidio per il "Primo dipartimento", terminali della polizia segreta in tutte le imprese ed istituzioni, in quantoché dovevano essere tenuti sotto controllo.
Molti rilasciati non potevano stabilirsi a meno di cento chilometri dalle grandi città.
Dopo lunghi periodi di detenzione, molti avevano perduto le precedenti capacità lavorative e i contatti sociali. Pertanto, dopo la liberazione finale, molti di loro decidevano volontariamente di diventare (o restare) "liberamente insediati". Questa decisione era influenzata anche dalla coscienza delle restrizioni che li attendevano in ogni altro posto. Allorché molti ex prigionieri liberati furono reimprigionati durante l'ondata di arresti che iniziò nel 1947, ciò accadde soprattutto a coloro che avevano scelto di ritornare nei pressi della loro vecchia residenza, più che a quelli che erano "liberamente stabiliti" nei pressi dei campi.
Recenti sviluppi
La monografia di Anne Applebaum (vedi sotto) descrive il rilascio di prigionieri politici dai campi fino al 1987. Nel novembre 1991 il nuovo parlamento russo, la Duma, emanò la "Dichiarazione dei diritti e delle libertà dell'individuo" che garantì, in punto di principio, tra le altre libertà, il diritto di dissentire dal governo.
Personaggi
Figure esemplari di resistenza al totalitarismo sovietico (tratto da Storie di uomini giusti nel Gulag, ed. Mondadori, 2004, ISBN 8842491896)
Anna Andreevna Achmatova
Lidija Korneevna Čukovskaja
Julij Daniel
Pavel Aleksandrovič Florenskij
Aleksandr Ginzburg
Petro Grigorovič Grigorenko
Vasilij Semënovič Grossman
Gustaw Herling-Grudziński
Nadežda Jakovlevna Mandel'štam
Osip Ėmil'evič Mandel'štam
Anatolij Marcenko
Aleksandr Isaevič Solženicyn
Varlam Tichonovič Šalamov
Italiani
Roberto Anderson
Vincenzo Baccalà
Maria Pia Piccioni
Dante Corneli
Emilio Guarnaschelli
Nella Masutti
Edmondo Peluso
Il sito internet gulag-italia.it a cura del Centro studi Memorial di Mosca e della Fondazione Feltrinelli di Milano, fornisce un elenco di 1.025 vittime italiane, completo di note biografiche.
Bibliografia [modifica]
Stéphane Courtois, Il libro nero del comunismo. Crimini, terrore, repressione. Prima edizione francese 1997, traduzione italiana, Mondadori 1998. ISBN 8804473304
Anne Applebaum, Gulag. Storia dei campi di concentramento sovietici. Milano, Mondadori, 2005. ISBN 8804550171
J. Arch Getty, Oleg V. Naumov. The Road to Terror: Stalin and the Self-Destruction of the Bolsheviks, 1932-1939. Yale University Press, New Haven, 1999. ISBN 0300077726
Jacques Rossi, Manuale del gulag. Dizionario storico. L'ancora del Mediterraneo, 2006, ISBN 888325189X
Oleg V. Chlevnjuk, Storia del Gulag: dalla collettivizzazione al Grande terrore. Torino, Einaudi, 2006. ISBN 8806175203
Tig Hague, Zone 22. Londra, PENGUIN GROUP, 2008. ISBN 9780718153564 (0718153561)
Segue un elenco di testimonianze di prigionieri ordinato secondo la data della prima edizione originale [17].
In Italiano
1923 - Socialisti rivoluzionari russi profughi in Europa, La Ceka - Il terrore bolscevico, ed. la Promotrice
1929 - Boris Cederholm, Tre anni nel paese delle concessioni e della Ceka 1923-1926, ed. S.A.C.E.M.
1936 - Ante Ciliga, Siberia. Dieci anni dietro il sipario di ferro, ed. Casini
1936 - Ivan Solonevic, Fra i deportati dell'U.R.S.S., ed. Fratelli Bocca
1936 - Ivan Solonevic, La fuga dal paradiso sovietico, ed. Fratelli Bocca
1937 - Paolo Zappa, Gli evasi dall'inferno rosso, ed. Corbaccio
1941 - Julia De Beausobre, Non poter morire, ed. Bompiani
1945 - Zamorski, Kazimierz, Starzewski, Stanislaw, Giustizia sovietica, ed. Magi Spinelli
1948 - anonimo (raccolta di testimonianze di prigionieri polacchi), L'altra faccia della luna, ed. Longanesi
1949 - Margarete Buber Neumann, Prigioniera di Stalin e Hitler, ed. Il Mulino, ISBN 8815046836
1950 - Valentin Gonzalez (El Campesino), Vita e morte nell'URSS, ed. Garzanti
1950 - Elinor Lipper, 11 anni nelle prigioni e nei campi di concentramento sovietici, ed. La nuova Italia
1951 - Gustaw Herling, Un mondo a parte, ed. Feltrinelli, ISBN 8807817640
1953 - Helmut M. Fehling, Russia: prigione senza ritorno, ed. Salani
1954 - Zbigniew Stypulkowski, Invito a Mosca, ed. Opere nuove
1957 - Rawicz Slavomir, La lunga marcia, ed. Rizzoli
1959 - padre Pietro Leoni S. J., "Spia del vaticano!", ed. Cinque lune
1961 - József Lengyel, Sortilegio. Un comunista deportato nei campi di concentramento di Stalin, ed. Ferro
1963 - József Lengyel, Dal principio alla fine, ed. Ferro
1963 - Aleksandr Solženicyn, Un giorno nella vita di Ivan Denisovič, ed. Garzanti
1965 - Paolo Robotti, La Prova, ed. Leonardo
1966 - Raffaele Pirone, Ricordi di Russia 1902 - 1920, Ed. Paoline
1967 - Evgenia Semionovna Ginzburg, Viaggio nella vertigine, ed. Mondadori
1969 - Anatolij Marchenko, I confortevoli lager del compagno Brezhnev. La mia testimonianza., ed. Rusconi
1971 - Ekaterina Olitskaja, Memorie di una socialrivoluzionaria, ed. Garzanti
1972 - Eduard Kuznecov, Senza di me. Diario di un campo di concentramento sovietico. (1970-71), ed. Longanesi
1973 - A. Sinjavskij, Una voce dal coro, ed. Garzanti
1974 - Aleksandr Solženicyn, Arcipelago Gulag, ed. Mondadori, ISBN 8804487674
1974 - George Saunders, Samizdat: cronaca di una nuova vita nell'URSS
1976 - Varlam Tichonovič Šalamov, I racconti di Kolyma, ed. Einaudi, ISBN 8806177346
1977 - Dante Corneli, Il redivivo tiburtino, ed. La Pietra, ISBN 8882700275
1985 - Karlo Stajner, 7000 giorni in Siberia, ed. Tullio Pironti
1988 - Natan Sharansky, Non temere alcun male - I miei nove anni nel lager di Brezhnev, ed. Sperling & Kupfer, ISBN 8820008041
1990 - Tatjana Scipkova, L'impossibile perdono. Cronaca da un lager femminile, ed. La casa di Matriona
1998 - Emilio Guarnaschelli, Una piccola pietra, ed. Marsilio, ISBN 883176943X
1999 - Giancarlo Lehner e Francesco Bigazzi, La tragedia dei comunisti italiani. Le vittime del PCI in Unione Sovietica, ed. Mondadori, ISBN 8804458828
2000 - Pavel Aleksandrovič Florenskij. "Non dimenticatemi". Le lettere dal Gulag del grande matematico, filosofo e sacerdote russo, ed. Mondadori
2001 - Juanusz Bardach e Kathleen Gleeson, L'uomo del Gulag, ed. Il Saggiatore, ISBN 8842808288
2001 - Antonio Costa e Enrica Zini, La fede e il martirio. P. Pietro Leoni: un missionario italiano nell'inferno dei Gulag, ed. Il Cerchio, ISBN 8886583982
2001 - Sandra Kalniete, Scarpette da ballo nelle nevi di Siberia, ed. Scheiwiller, ISBN 8876444459
2003 - Jacques Rossi, Com'era bella questa utopia. Cronache dal Gulag, ed. Marsilio, ISBN 8831779265
2005 - Maria Ioffe, Una lunga notte. Memorie di rivoluzionari contro Stalin, ed. Prospettiva, ISBN 8880221116
2006 - Elena Dundovich e Francesca Gori, Italiani nei lager di Stalin, ed. Laterza, ISBN 884207926X
2006 - Nina Lugovskaja, Il diario di Nina, ed. Sperling & Kupfer, ISBN 8876848088
Prigionieri italiani della campagna di Russia
1947 - Enrico Fanciulli, In terra di Russia. Ricordi di un prigioniero, ed. Il Maglio
1948 - Franco Serio, La steppa accusa, ed. La prora
1948 - Gabriele Gherardini, La vita si ferma. Prigionieri italiani nei lager russi (nell'edizione del 1966 Morire giorno per giorno. Gli italiani nei campi di prigionia dell'URSS ), ed. Mursia
1948 - Agostino Bonadeo, Sangue sul Don, ed. Rozza di Corbella
1949 - Fabio Fabietti, Redivivo. Quattro anni di prigionia nella Russia sovietica, ed. Garzanti
1955 - don Giovanni Brevi [4], Russia 1942-1953, ed. Garzanti
1955 - Enrico Reginato, Dodici anni di prigionia nell'Urss, ed. Garzanti
1955 - Armando Odenigo, Prigioni moscovite, ed. Cappelli
1956 - Pietro Alagiani, Le mie prigioni nel paradiso sovietico, ed. Edizioni Paoline
1958 - Gen. Alberto Massa Gallucci, No! 12 anni prigioniero in Russia, ed. Cacciari
1960 - Ruggero Y. Quintavalle, Un soldato racconta. Diario di un reduce dalla prigionia sovietica (nell'edizione del 1988 Ital'janskij davaj! Dalla Siberia all'Asia centrale), ed. Athena
1966 - Nuto Revelli, La strada del "Davai", ed. Einaudi
1970 - Guido Maurilio Turla, Sette rubli per il cappellano, ed. Longanesi
1973 - Carlo Silva, Vengo dalla siberia. Diario di prigionia, ed. Bietti
1973 - Fidia Gambetti, Né vivi né morti. Guerra e prigionia dell'ARMIR in Russia 1942- 1945, ed. Mursia
1976 - Settimo Malisardi, Presente alle bandiere, ed. APE
1982 - Donato Guglielmi, Attendimi. Diario di un medico prigioniero in Russia, ed. Elpis
1984 - Diego Cadeddu, La storia non si ferma, ed. IUANUA
1986 - Carlo Vincentini, Noi soli vivi, ed. Cavallotti
1986 - Ernesto Barbieri, La mia guerra in Russia, ed. Lugo Walberti
1987 - Mario Giannone, La tentazione di un prete. Ricordi di prigionia, edizioni Vocazioniste
1992 - Giulio Bedeschi, Prigionia: c'ero anch'io, ed. Mursia
1994 - Nikolaj Terescenko, L'uomo che torturò i prigionieri di guerra italiani, ed. Vangelista
2001 - Corrado Bertoldi, La mia prigionia nei lager della Russia di Stalin, ed. Tielle Sequals
2004 - Lelio Zoccai, Prigioniero in Russia. Un Guastatore Alpino nei lager sovietici, ed. Mursia
2009 - Dante Carnevale, Dimenticati all'inferno. Un carabiniere nei lager sovietici 1942-1946, ed. Mursia, ISBN 8842540358
2009 - Ada Caruso Trombetti, Prigioniero di guerra, ed. Fornaca, ISBN 9788895163178
2010 - Vincenzo Di Michele, Io, prigioniero in Russia, ed. La Stampa
In Inglese
1920 - Andrew Kalpašnikov, Prisoner of Trotsky's, ed. Garden City
1925 - International Committee for Political Prisoners, Letters from Russian prisons, ed. Albert & Charles Boni
1926 - S. A. Mal'sagov, An island Hell: A Soviet prison in the Far North, ed. A.M.Philpot
1933 - Tatiana Tchernavina, Escape from the Soviets, ed. E.P. Dutton & Co
1933 - Out of the deep: letters from Soviet timber camps, ed. London
1935 - G. Kitchin, Prisoner of the OGPU, ed. Longmans
1935 - Vladimir Tchernavin, I speak for the silent prisoners of the Soviets, ed. Hamish Hamilton
1935 - Olga Dmitrievna, Red gaols, ed. Burns Oates & washbourne
1941 - Lilian T. Mowrer, Arrest and exile, ed. W. Morrow & Co
1946 - Elma Dangerfield, Beyond the Urals, ed. British League for European Freedom
1948 - Jerszy Gliksman, Tell the West…an account of his experiences as a slave laborer, ed. Gresham press
1949 - Jozef Czapski, The inhuman land
1949 - Jean Rounault, Nightmare
1951 - Vladimir Petrov, It happens in Russia: seven years of forced labour in the Siberia goldfields, ed. Eyre 1 Spottiswoods
1952 - Nicholas Prychodko, One of the fifteen million, ed. Little Brown
1952 - Alexander Weissberg, Conspiracy of silence, ed. Hamilton
1954 - Geoffrey Lias, I survived, ed. Evans
1954 - C. A. Smith, Escape from paradise
1955 - Otto Larsen, Nightmare of the innocents, ed. Mimrose
1955 - Elizabeth Lermolo, Face of a victim, ed. Harper
1955 - W.E.B. Piddington, Russian frenzy, ed. Elete Books
1955 - Josef M. Bauer, As far as my feet will carry me, ed. Carroll & Graf, ISBN 0786712074
1956 - W. Claudius, A Soviet Isolator, ed. St.Anthony's Colledge
1957 - Menachem Begin, White nights. The story of a prisoner in Russia, ed. Macdonald
1958 - John H. Noble, I was a slave in Russia, ed. Devin Adair Company
1958 - G. Fittkau, My thirty-third year: a priest's experience in a Russian work camp
1959 - U. Parvilahti, Beria's gardens. A 10 Years' Captivity in Russia and Siberia, ed. Hutchinson
1961 - Barbara Armona, Leave your tears in Moscow
1963 - Aleksander Thomsen, In the name of humanity, ed. Longmans
1963 - R. Rupert, A hidden world, Cleveland, ed. World Publications
1964 - Walter J. Ciszek, With God in Russia, ed. McGraw Hill
1966 - Joseph Stanley Wnukowski, Sun without warmth, ed. Veritas Foundation
1967 - E. Wallach, Light at Midnight, ed. Doubleday
1968 - Y. A. Gilbon, Confess! Confess! Eight years in soviet prisons, ed. Little Brown
1969 - Marchenko Anatoly, My testimony, ed. Pall Mall
1971 - Joseph Berger, The Shipwreck of a Generation, ed. Hartville
1971 - Michael Solomon, Magadan
1972 - Galina von Meck, As I remember them, ed. D. Dobson
1972 - Michael Wurmbrand, Christ or the red flag, ed. Hodder & Stoughton
1975 - Alexander Dolgun, Alexander Dolgun's story: an American in the Gulag, ed. Random House
1975 - H. Celmina, Women in the Gulag and in soviet prisons, ed. Paragon
1976 - Edward Buca, Vorkuta, ed. Constable
1979 - Tommaso Sgovio, Dear America! The odissey of an american communist youth who miraculously survived the harsh labor campis ok Kolyma, ed. Partner's press
1983 - Lev Zinov'evič Kopelev, Ease my sorrows, ed. Random House
1988 - S. Rosenberg, A soviet odyssey, ed. Oxford U. P.
1988 - Irina Ratushinskaya, Grey is the color of of hope, ed. Alfred A. Knopf
1989 - Till my tale is told: women's memoirs of the Gulag, ed. Indiana U. P.
1991 - Feliks Lachman, I was a Gulag prisoner (1939-1942), ed. Caldra House
2006 - Karl Tobien, Dancing under the Red Star: the extraordinary story of Margaret Werner..., ed. WaterBrook, ISBN 1400070783
In Francese
1927 - Raymond Duguet, Un bagne in Russie rouge
1928 - Yuri Bessonov, Mes 26 prisons et mon évasion de Solovki
1935 - Bagne rouge. Souvenirs d'une prisonnière aux pays des Soviets, ed. Juvisy
1947 - Francisque Bornet, Je reviens de Russie, ed. Plon
1949 - Antoni Ekart, Echappé de Russie, ed. Hachette
1949 - Jean Rounault, Mon ami Vassia, ed. Sulliver
1954 - Joseph Scholmer, La grève de Vorkuta, ed. Amiot-Dumont
1956 - Wilhelm Starlinger, Limites de la puissance soviétique, ed. Spes
1958 - Etienne Caubet, Rescapé, ed. Del Duca
1958 - Dumitru Nimigeanu, Inseminarile unui taran deportat din Bucovina, ed. Fundatia regala universitara Carol I
1963 - A. Sentaurens, Dix-sept ans dans les camps soviétiques, ed. Gallimard
1966 - Aleksandr V. Gorbatov, Les années de ma vie. Un général soviétique dans les camps de Staline, ed. Stock
1966 - Joszef Lengyel, Le Pain amer, ed. Denoel
1973 - Pierre Alagiani, Ni la mort ni la vie
1973 - Eduard Kuznecov, Dnevniki, ed. Les Editeurs Réunis
1973 - L.L. Kerber, En prison avec Tupolev, ed. A. Michel
1976 - André Kanas, Kanas, ed. Balland
1976 - Armand Maloumian, Les Fils du Goulag, ed. Presses de la Cité
1979 - Eduard Kuznecov, Lettres de Mordovie
1982 - J. Cathala, Sans fleur ni fusil, ed. A. Michel
1983 - P. Valat, Les sentiers de la nuit, ed. J. C. Lattes
1985 - Vadim Delaunay, Pour cinq minutes de liberté, ed. Robert Laffont
1986 - Georg Csikos, Katorga: un Européen dans les camps de la mort soviétique, ed. Seuil
2000 - W. Krasniewska e Barbara Skarga, Une absurde cruauté: témoignage d'une femme au Goulag
Opere di Solženicyn, Shalamov e Ginzburg su Lib.ru (in russo)
Note [modifica]
^ vedi [1] [2] [3]
^ vedi Sigle e termini russi e La struttura dei luoghi di reclusione su www.gulag-italia.it
^ vedi Gulag di Anne Applebaum, ed. Mondadori 2003, peg.89
^ vedi ad esempio Nella Russia bolscevica di Luciano Magrini del 1920, La Ceka - Il terrore bolscevico del 1923, Tre anni nel paese delle concessioni e della Ceka 1923-1926 di Boris Cederholm del 1929 e Fra i deportati dell'U.R.S.S. di Ivan Solonevic del 1939
^ La tabella, ricavata dai documenti dell'NKVD, è pubblicata in Gulag di Anne Applebaum, pag. 602, riprende analoghi dati pubblicati in V.N. Zemskov, 1991, "Zaklyuchennyje, spetsposelentsy, ssyl'noposelentsy, ssyl'nyje i vyslannyje (statistiko-geograficheskij aspekt)", Istorija SSSR, no. 5, pp. 151-165, in cui è specificato che sono i detenuti sia dei "ispravitel'no-trudovyje lagerya" sia dei "ispravitel'no-trudovyje kolonii" e viene indicata la quota dei detenuti per crimini controrivoluzionari variabile fra il 12% e il 60% a seconda dell'anno
^ Gulag di Anne Applebaum
^ Gulag di Anne Applebaum: l'autrice sottolinea che i dati disponibili sono parziali
^ Gulag di Anne Applebaum; la cifra di 600.000 Kulaki è riportata anche in Il secolo dei genocidi di Bernard Bruneteau
^ vedi, oltre alla bibliografia, la relazione di Elena Dundovich per il convegno internazionale I giusti del Gulag
^ vedi Il lavoro forzato nella Russia sovietica di David J. Dallin e Boris I. Nicolaevsky, 1949, pag. 1948-49 citato in Gulag di Anne Applebaum, ed. mondadori 2003, pag. 87
^ vedi Gulag di Anne Applebaum, ed. mondadori 2003, pag. 88
^ Fra i deportati dell'U.R.S.S. e La fuga dal paradiso sovietico editi da Fratelli Bocca
^ pubblicato nel 1946 in inglese e tradotto nel 1948 in italiano per Longanesi
^ pubblicato in italiano nel 1949, tradotto da I choose justice
^ ne è convinto il figlio Andrew
^ Il Libro bianco sui lavori forzati nella Repubblica Popolare Cinese, di oltre 700 pagine, fu pubblicato in due volumi, uno di testimonianze ed uno di ricerca, nel 1956 e nel 1958.
^ le opere tradotte in più lingue sono citate una volta sola, dando precedenza all'italiano e all'inglese
Voci correlate
Nicola II di Russia
Accordi di Helsinki
Articolo 58 del Codice penale della RSSFR
Campo di concentramento
Campo di sterminio
Diritti umani
Dissidente
Grandi purghe
Impero del Male
Lager
Laogai
Lista di Gulag
Memoriale
Norillag
Rivolta di Norilsk, la sollevazione nel "Gorlag" di Norilsk (il campo-miniera Norillag), 1953
Rivolta di Kengir
Samizdat
Stime delle vittime delle principali dittature del mondo
Storia dell'Unione Sovietica
Troika (triumvirato)
Operazione Lentil
Persone
Pavel Aleksandrovič Florenskij
Naftalij Aronovič Frenkel'
Vasilij Semënovič Grossman
Aleksandr Isaevič Solženicyn
Detenuti famosi del sharashka
Wikisource
Decreto sui campi di lavoro del 1919, in russo
Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Gulag
Collegamenti esterni
Zemskov/Articles [5].
Mappa dei Gulag.
Collocazioni dei campi con mappe satellitari.
Storia del Gulag ed elenco delle vittime italiane delle repressioni, a cura del Centro Memorial di Mosca e della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli di Milano.
Camps of Terror, Often Overlooked, New York Times, articolo dell'11 giugno 2003, di Michael Mcfaul.
The Economics of Forced Labour: The Soviet Gulag. (ed. by Paul Gregory, Valery Lazarev), Stanford: Hoover Institution Press, 2003.
Album fotografico del Gulag.

School Shooting - Stragi e morte nelle scuole

School Shooting Stragi e morte nelle scuole




Agosto 1966, Stati Uniti: Uno studente dell'Università del Texas, a Austin, uccide 14 persone e ne ferisce altre 31 sparando all'impazzata dal tetto dell'edificio di 32 piani che ospita gli uffici amministrativi dell'ateneo. Charles Joseph, 25 anni, alla fine viene colpito e ucciso dalla polizia. Dall'autopsia emerge che aveva un tumore al cervello in stadio avanzato.


Gennaio 1979, Stati Uniti: Brenda Spencer ha 16 anni quando entra nella scuola di fronte a casa sua e comincia a sparare agli studenti e al personale con una pistola che suo padre le aveva regalato per Natale. Nell'assedio, protrattosi per sei ore, rimangono uccisi il preside e il capo dei bidelli, e otto bambini e un poliziotto risultano feriti. Quando le chiedono il motivo del suo gesto, Brenda avrebbe risposto: «Non mi piace il lunedì». Attualmente sta scontando l'ergastolo in California.


Dicembre 1989, Canada: Il massacro dell'École Polytechnique a Québec provoca la morte di 14 donne e il ferimento di altrettante. Marc Lépine, 25 anni, armato di un fucile automatico acquistato legalmente e di un coltello da caccia, sostenendo di «combattere il femminismo» attraversa l'università sparando deliberatamente solo alle donne. In meno di 20 minuti spara a 28 persone uccidendone 14, prima di rivolgere l'arma contro di sé. Il caso portò a un inasprimento delle leggi sul controllo delle armi nel Paese nordamericano.


Marzo 1996, Scozia: Un ex capo scout disoccupato apre il fuoco nella scuola elementare di Dunblane, uccidendo 16 bambini e un'insegnante prima di suicidarsi. Thomas Hamilton entra nella scuola e si dirige fino alla palestra, dove comincia a sparare su una classe di bambini di cinque e sei anni, uccidendoli tutti tranne uno. Poi fa il giro della scuola ferendo altri undici bambini e tre adulti.


Marzo 1997, Yemen: Centinaia di alunni della scuola Sana'a, nell'omonima capitale dello Yemen, vengono investiti da una grandinata di colpi esplosi da Mohammad Ahman al-Naziri, 48 anni, armato con un fucile d'assalto. Rimangono uccisi sei studenti e due insegnanti. L'assassino viene condannato a morte il giorno dopo e giustiziato.


Aprile 1999, Stati Uniti: Gli studenti Eric Harris e Dylan Klebold si lanciano in una sparatoria folle nel liceo di Columbine, a Denver, uccidendo 12 studenti e un insegnante e ferendone altri 23, prima di suicidarsi entrambi. Il massacro scatena un acceso dibattito sul controllo delle armi negli Stati Uniti.


Aprile 2002, Germania: Indossando una maschera e vestito come un ninja, Robert Steinhäuser, studente diciannovenne espulso dalla scuola, spara e uccide 16 persone al liceo Johann Gutenberg di Erfurt. Passando da un'aula all'altra, Steinhäuser uccide tredici insegnanti, due studenti e un poliziotto. Le sue ultime parole prima di suicidarsi, rivolte a un insegnante che lo aveva affrontato, sarebbero state: «Per oggi è sufficiente».


Ottobre 2006, Stati Uniti: Un edificio scolastico composto da una sola aula, nella comunità Amish di Nickel Mines, in Pennsylvania, è l'obbiettivo scelto da Charles Carl Roberts. L'uomo ordina ai maschi di uscire, poi si barrica nella scuola con le femmine. Le fa mettere in fila di fronte alla lavagna, uccidendone cinque e ferendone sette. Dopo la strage la scuola viene abbattuta.


Aprile 2007, Stati Uniti: Seung-Hui Cho uccide 32 persone e ne ferisce molte altre al Virginia Tech di Blacksburg, in Virginia, nel corso di due distinti attacchi nella stessa giornata. A Cho era stata diagnosticata una forma grave di disturbo da ansia. L'università è stata criticata per non aver preso, dopo le prime notizie di sparatorie, misure che avrebbero potuto ridurre il numero delle vittime.


Novembre 2007: Pekka-Eric Auvinen, uno studente di 18 anni, apre il fuoco nella sua scuola di Tuusula, il liceo Jokela, uccidendo otto persone. Tra i morti, diversi studenti e un'insegnante. La mattina dell'incidente, Auvinen aveva pubblicato un video su YouTube in cui annunciava il massacro.Febbraio 2008, Stati Uniti: Gli studenti della Northern Illinois University, vicino a Chicago, corrono a cercare riparo quando un uomo armato con due pistole e una doppietta inizia ad aprire il fuoco durante una lezione scientifica. Stephen Kamierczak, 27 anni, ex studente dell'ateneo, uccide cinque persone e poi rivolge l'arma contro di sé. Altre 15 persone rimangono ferite nell'attacco.


Settembre 2008, Finlandia: Uno studente uccide 10 persone in una scuola professionale di Kauhajoki, nella Finlandia nordoccidentale. Secondo le notizie dal luogo della strage, l'omicida aveva con sé un'arma automatica e indossava una maschera da sci al momento di entrare nella scuola. Dopo il massacro, rivolge l'arma contro di sé e muore in ospedale.


domenica 5 dicembre 2010

Immigrati: italiana sposa clandestino in chiesa ad Albenga, atto registrato in comune

Immigrati: italiana sposa clandestino in chiesa ad Albenga, atto registrato in comune

dal sito web http://www.libero-news.it/articolo.jsp?id=545048
Genova, 4 dic. - (Adnkronos) - ''E' stata applicata la legge''. Cosi' il sindaco di Albenga, Rosy Guarnieri (Lega Nord), commenta con l'ADNKRONOS il caso del matrimonio celebrato in chiesa tra una trentanovenne cittadina di Albenga e un ventottenne marocchino non in regola con il permesso di soggiorno.
''L'uomo - spiega il sindaco - lavorava in Italia con un regolare permesso di soggiorno. Quando i due hanno deciso di sposarsi lui non era in possesso del rinnovo del permesso, non so per quale motivo. Quindi l'ufficiale di stato civile non ha accettato la trascrizione della richiesta di matrimonio. Un provvedimento introdotto di recente dal ministro Maroni prevede infatti che per la pratica matrimoniale entrambi gli aspiranti coniugi siano in regola con le norme sulla cittadinanza e sul soggiorno in Italia".
"I due - continua il Sindaco - si sono rivolti alla Chiesa, che non richiede questo adempimento. Hanno seguito l'iter richiesto, corso prematrimoniale e altre pratiche, e sono stati sposati. E' avvenuto nei primi giorni di aprile, poco dopo il mio insediamento. Il matrimonio, naturalmente, in base alla legge, e' valido anche per lo Stato italiano. A questo punto l'ufficiale di stato civile ha registrato l'atto". "Se e' un modo per aggirare la legge Bossi-Fini non lo so - dice ancora il sindaco - non conosco la coppia''

COSTA D'AVORIO: MBEKI MEDIA TRA CONTENDENTI ALLA VITTORIA

COSTA D'AVORIO: MBEKI MEDIA TRA CONTENDENTI ALLA VITTORIA

(AGI) Abidjan - Sara' l'ex presidente sudafricano Mbeki a mediare tra i due contendenti nelle presidenziali in Costa d'Avorio. Il rischio del fallimento della mediazione tra Laurent Gbagbo, presidente uscente, e Alassane Ouattara, dichiarato vincitore dalla commissione elettorale, e' l'esplosione di disordini e violenze che potrebbero precipitare il paese africano in una guerra civile.
dal sito web http://www.agi.it/rubriche/ultime-notizie-page/201012050953-est-rom0021-costa_d_avorio_mbeki_media_tra_contendenti_alla_vittoria

Sharm El Sheikh: squalo uccide turista tedesca

Sharm El Sheikh: squalo uccide turista tedesca
dal sito web http://www.italia-news.it/esteri-c4/sharm-el-sheikh--squalo-uccide-turista-tedesca-52077.html
è stata attaccata ed uccisa da uno squalo nel golfo di Neema a Sharm El Sheik. La donna nuotava nelle acque del Mar Rosso nei pressi della spiaggia privata dell’albergo in cui alloggiava. Dopo l’attacco dello squalo gli operatori turistici hanno prontamente richiamato tutti i villeggianti a riva.
Nei giorni scorsi tre turisti russi ed un ucraino erano stati feriti in maniera grave da uno squalo bianco di due metri causando il temporaneo divieto di balneazione da parte della autorità egiziane. Sabato il ministero del Turismo Egiziano aveva deciso di riaprire le spiagge a seguito della cattura di un grosso esemplare di squalo ritenuto l'autore degli attacchi. Adesso, appena riaperte le acque alla balneazione un nuovo attacco, questa volta purtroppo mortale. Già dai primi attacchi sono al lavoro team di scienziati per spiegare questo inusuale fenomeno di squali che attaccano l'uomo vicino a riva

"Yara uccisa", ma l'accusato nega Nuove ricerche intorno al paese

"Yara uccisa", ma l'accusato nega Nuove ricerche intorno al paese
L'uomo, di origine marocchina, bloccato a bordo di un traghetto diretto a Tangeri. Il fermo dopo una notte di interrogatori. E' imputato di omicidio e occultamento di cadavere. Ma continua a difendersi. Decisiva per le indagini una intercettazione telefonica. Setacciate le colline.

BERGAMO - C'è un fermato, imputato di omicidio e occultamento di cadavere, ma Yara Gambirasio ancora non si trova. E' arrivata a una svolta nelle ultime ventiquattro ore la vicenda della tredicenne scomparsa dieci giorni fa da Brembate Sopra in provincia di Bergamo. Con il fermo, sabato sera, di un 22enne di origine marocchina (e non tunisina, come si era detto in un primo momento) che, a bordo di una nave salpata da Genova, si stava dirigendo verso il Nordafrica. A indirizzare gli inquirenti verso di lui sarebbe stata l'intercettazione di una telefonata in cui il 22enne diceva "Allah mi perdoni, non sono stato io". Nel corso dell'interrogatorio in carcere, avrebbe "fornito le sue giustificazioni". Ma Brembate Sopra non vuole ascoltare: in paese spuntano le prime manifestazioni di razzismo, cartelli che chiedono la cacciata degli extracomunitari dalla zona. Il sindaco si dissocia. Ma la notizia, in contemporanea, di un altro giovane marocchino che alla guida di un'auto ha fatto strage di ciclisti 1 dall'altra parte della penisola, a Lamezia Terme, amplifica il malumore nei confronti degli immigrati. I cartelli razzisti 2
Le ricerche nei boschi 3La ragazza scomparsa 4 Le ricerche 5Il cantiere perquisito 6 Le unità cinofile 7Il fermato. Sembrano solo all'inizio le indagini per stabilire quale ruolo abbia avuto il 22enne nella scomparsa della ragazza. Gli accertamenti sono concentrati su quanto potrebbe essere accaduto nel cantiere di Mapello in cui il fermato lavorava (e dal quale si era assentato fin dal giorno della scomparsa della ragazzina) e in cui i cani avevano ripetutamente fiutato tracce di Yara, che le forze dell'ordine continuano a cercare. Il fermo potrebbe essere utile all'identificazione di eventuali complici. Nei giorni scorsi due testimoni avevano riferito di aver visto la ragazza parlare con due persone. Uno di questi, Enrico Tironi, di 19 anni, era stato denunciato per procurato allarme ma era poi stato nuovamente sentito nell'ambito dell'inchiesta.Della ragazzina nessuna traccia. Di Yara non c'è ancora traccia. Nelle ore prima del tramonto numerose squadre di vigili del fuoco, carabinieri, protezione civile e unità cinofile hanno perlustrato i boschi e i campi che si estendono nella zona dietro il campo sportivo di Ambivere. I vigili del fuoco hanno anche prosciugato un pozzo nei pressi di un cascinale. Senza risultato anche i controlli effettuati nella cava di Palazzago in cui aveva lavorato in passato il fermato. A Brembate cartelli razzisti. In città striscioni e cartelli hanno cominciato a comparire dopo la notizia del fermo dell'uomo. "Occhio per occhio, dente per dente", è la scritta esposta da un automobilista davanti alla strada di accesso di villa Gambirasio; immigrati "fuori da Bergamo", compare su un lenzuolo bianco; il sindaco Diego Locatelli, alla guida di una giunta leghista, prende le distanze (AUDIO 8): "Non ci sarà nessuna caccia all'uomo, non è questa la reazione che mi aspetto dai miei cittadini e sono sicuro che non sarà così". Ma intanto su Facebook sale la rabbia tra i gruppi nati dopo la scomparsa della tredicenne. "Lasciatecelo in piazza a Brembate", "Noi non abbiamo mai cercato niente, loro vengono qui a rubarci il lavoro e violentarci le donne" sono alcuni dei commenti che si moltiplicano in rete.
L'articolo prosegue sul sito http://www.repubblica.it/cronaca/2010/12/05/news/yara-9867213/ da cui è estratto il brano che precede

In Colombia è guerra contro le FARC

Donato Bilancia: il serial-killer dei treni


Donato "Walter" Bilancia (born July 10, 1951) is a serial killer who murdered 17 people – nine women and eight men – on the Italian Riviera in the seven months from October, 1997 to May, 1998.[1] He was sentenced to 13 terms of life imprisonment, with no possibility of release. Bilancia was born in Potenza, in southern Italy, in 1951. When he was about five years old, his family moved to northern Italy, first to Piedmont and then to Genoa in the Liguria region.[2] He was a chronic bedwetter until age 10 or 12,[3] and his mother shamed him by placing his wet mattress on the balcony where it could be seen by the neighbors. When undressing him for bed, his aunt would shame him by pulling down his underwear in front of his cousins to show his underdeveloped penis.[4] At age 14, he decided to start calling himself Walter. He dropped out of high school and worked at jobs such as mechanic, bartender, baker and delivery boy.[3]

Early crimes

While still underage, he was arrested and released for stealing a motor scooter and for stealing a truck loaded with Christmas sweets. In 1974 he was stopped and jailed for having an illegal gun. At some point he was committed to the psychiatric division of the Genoa General Hospital, but escaped. After he was apprehended, he spent 18 months in prison for robbery. He served several prison terms in Italy and France for robbery and armed robbery.[2] In spite of his history of psychiatric problems, up to age 47 he had no record of violence.[5]
The murders
Bilancia was a compulsive gambler who lived alone. His first murder was the October 1997 strangulation of a friend who betrayed him by luring him into a rigged card game, in which he lost £185,000 (about $267,000).[1] The authorities originally thought this death was a heart attack.[2] Bilancia's next two murders were the revenge shooting of the game's operator, and of his wife.[3] He emptied their safe afterward.[2] Bilancia later said these first killings gave him a taste for murder.[1] In all his killings he used or carried a .38 caliber revolver loaded with wad cutter ammunition. He made no attempt to conceal his victims' bodies.[2]
That same month, he followed a jeweler home to rob him, them shot him and his wife to death when the wife began screaming. He emptied their safe of jewelry.[3]
He next robbed and murdered a money changer. Two months later, he killed a night watchman making his rounds, simply because he did not like night watchmen. He killed an Albanian prostitute and a Russian prostitute. A second money changer was killed next, shot multiple times and his safe emptied.[2]
In March 1998, while receiving oral sex at gunpoint from a transsexual prostitute, he shot and killed two night watchmen who interrupted, then shot the prostitute, who survived to help develop a police sketch and later testify against him.[2] He also killed a Nigerian prostitute and a Ukrainian prostitute, and robbed and assaulted an Italian prostitute without killing her.[2]
On April 12, 1998 he boarded the train from Genoa to Venice because he "wanted to kill a woman". Spotting a young woman traveling alone, he followed her to the toilet, unlocked the door with a skeleton key, shot her in the head and stole her train ticket.[1] Six days later, he boarded the train to San Remo and followed another young woman to the toilet. He used his key to enter, then used her jacket as a silencer and shot her behind the ear. Excited by her black underwear, he masturbated and used her clothes to clean up.[2] The murders of two "respectable" women sparked a public outcry and the creation of a police task force.[6]
In his last killing before his arrest, Bilancia murdered a service station attendant after filling up with petrol, then took the day's receipts, about 2 million lira (about $1000).
Arrest
Based on the description of the black Mercedes one of his prostitute victims was seen entering the night she was killed, police considered Bilancia "suspect number one" and followed him for ten days. They collected his DNA from cigarette butts and a coffee cup, matching it to DNA found at crime scenes. On May 6, 1998 he was arrested at his home in Genoa and his revolver seized.[7][8][9] After eight days in police custody he confessed, speaking for two days and drawing 17 diagrams.[6]
Sentence
On April 12, 2000, after an 11-month trial, Bilancia was sentenced to 13 terms of life imprisonment plus an additional 20 years imprisonment for the attempted murder of the transsexual prostitute.[10] The judge ordered that he never be released.[6]
References
^ a b c d Gambler's betrayal led to rampage of murder, The Birmingham Post
^ a b c d e f g h i From crime scene analysis to offender's personality: profile-generating process: the Bilancia case, Telematic Journal of Clinical Criminology
^ a b c d Donato Bilancia, Occhirossi (Italian)
^ Dossier Donato Bilancia, latelanera.com (Italian)
^ Train-murders suspect may have killed eight, The Birmingham Post
^ a b c No motive found as Italy's worst serial killer gets life, The Guardian
^ Serial killer, nel Dna la prova dei delitti, la Repubblica (Italian)
^ We've found the Ripper, Daily Record
^ What’s wrong with a National DNA Register?, Spiked
^ Il doppio enigma del killer degli anonimi, Corriere della Sera (Italian)
Persondata
Name
Bilancia, Donato
Alternative names
Short description
Date of birth
July 10, 1951
Place of birth
Potenza, Italy
Date of death
Place of death
Retrieved from "http://en.wikipedia.org/wiki/Donato_Bilancia"

sabato 4 dicembre 2010

Yara Gambirasio, possibile svolta. Fermate due persone

BERGAMO - Possibile svolta nelle indagini relative alla scomparsa di Yara Gambirasio, la ragazzina di 13 anni di cui non si hanno più notizie dal pomeriggio del 26 novembre scorso. Gli inquirenti hanno fermato due persone. Si tratta di un cittadino tunisino e di un italiano. Il primo è stato raggiunto dai Carabinieri al largo di Sanremo, mentre si trovava a bordo di un traghetto partito da Genova e diretto il Marocco. Massimo riserbo sulla seconda persona.

A quanto pare i due personaggi sarebbero nel mirino degli inquirenti fin dalla sparizione della 13enne. Non è da escludersi, anche se mancano conferme, che l'extracomunitario fosse un operaio impegnato nel cantiere del centro commerciale in costruzione tra Brembate Sopra e Mapello, dove si sono concentrate per giorni le ricerche della ragazzina. I carabinieri hanno portato nel cuore della nottata tra sabato e domenica le due persone al comando provinciale di via delle Valli, a Bergamo.

MOSCA, AEREO FUORI PISTA

Mosca: incidente aereo

dal sito web http://www.cnrmedia.com/esteri/newsid/13026/mosca-aereo-fuori-pista-2-vittime-e-56-feriti.aspx

Grave incidente aereo a Mosca, in Russia. Durante un atterraggio d'emergenza all'aeroporto della capitale, un aereo è finito fuori pista. Secondo il Ministero della sanità russo ci sono due vittime e 56 feriti. In trenta sarebbero stati ricoverati in ospedale.
A bordo del Tupolev Tu-154 di fabbricazione sovietica (foto) c'erano 155 persone, fra cui 7 bambini. Il pilota ha tentato l'atterraggio d'emergenza all'aeroporto Domodedovo per un'avaria a tre motori.
Il Procuratore Generale ha preso il controllo personale delle operazioni di soccorso e ha aperto un'indagine per disastro.
"La carlinga di un aereo della Dagestan Airlines è rimasta danneggiata quando il velivolo è uscito dalla pista" hanno detto fonti aeroportuali all'agenzia russa. Il volo era diretto alla città di Makhachkala, ed era partito da un'altro aeroporto di Mosca, Vnukovo.
L'aeroporto Domodedovo rimane comunque attivo: i voli in partenza e arrivo sono stati spostati sulla pista di riserva. "L'aeroporto ha due piste. Dopo l'atterraggio d'emergenza di un aereo, l'aeroporto è passato a usare la pista 2. Lo scalo lavora normalmente" ha spiegato la portavoce Yelena Galanova all'agenzia Interfax.
CNRmedia - 4/12/2010

Iraq/ Attentati a Baghdad contro fedeli iraniani: 14 morti


I
raq/ Attentati a Baghdad contro fedeli iraniani: 14 morti
15:26 - POLITICA- 04 DIC 2010 dal sito web http://www.apcom.net/newspolitica/20101204_152600_53c5381_105342.html



Centinaia i feriti Baghdad, 4 dic.(Apcom) - Almeno 14 persone sono morte e centinaia sono rimaste ferite questa mattina in una serie di attentati compiuti a Baghdad che hanno preso di mira dei pellegrini sciiti iraniani. Nel quartiere di Kazimiya, nel nord, dove si trova il mausoleo dell'imam Moussa, uno dei luoghi più sacri dello sciismo, due esplosioni quasi simultanee hanno provocato cinque morti, di cui quattro pellegrini iraniani e 18 feriti, fra questi 11 iraniani, secondo una fonte del ministero dell'Interno. Nel quartiere di Shouala, sempre a nord, un kamikaze al volante di una autobomba si è schiantato esplodendo contro un autobus che trasportava dei pellegrini iraniani. Due iraniani sono rimasti uccisi e 28 persone ferite, di cui 19 pellegrini. I pellegrini erano diretti nella città santa di Najaf, 150 chilometri a sud de Bagdad, che ospita il mausoleo dell'imam Ali, figura più venerata dell'islam sciita. Sempre oggi, una autobomba è esplosa nel quartiere di Bahia, nel sud ovest della capitale, causando sei morti e 42 feriti. Nella zona di Karrada (centro), un ordigno è saltato in aria nei pressi della piazza Oqba ben Nafia, provocando un morto e 8 feriti, fra cui anche dei civili. Un attentato contro una pattuglia di polizia ha ferito quattro agenti non lontano, sulla lunga arteria commerciale di Karrada, che è stata poco dopo chiusa al traffico, complicando la circolazione in una città già normalmente paralizzata da mostruosi ingorghi. (con fonte Afp)

Bologna: Maxi operazione anti 'Ndrangheta sequestrati negozi e pizzerie

Maxi operazione anti 'Ndranghetasequestrati negozi e pizzerie
Operazione partita da Cosenza, ma che sotto le Due Torri ha portato i sigilli a un negozio di via Castiglione e a tre locali tra il capoluogo e Calderara

http://bologna.repubblica.it/cronaca/2010/12/02/news/maxi_operazione_anti_ndrangheta_sequestrati_negozi_e_pizzerie-9768221/

Operazione partita da Cosenza, ma che sotto le Due Torri ha portato i sigilli a un negozio di via Castiglione e a tre locali tra il capoluogo e Calderara

Ci sono anche cinque residenti in Emilia-Romagna tra i 77 provvedimenti di fermo che da questa mattina il Nucleo di polizia tributaria e lo Scico della Guardia di Finanza insieme ai carabinieri del comando provinciale di Cosenza stanno eseguendo in varie regioni italiane nei confronti dei presunti appartenenti a un'organizzazione di trafficanti internazionali di droga legata alla ndrina Muto e Chirillo di Cetraro, in provincia di Cosenza.I fermi, disposti dalla Dda di Catanzaro, sono stati eseguiti a Bologna (tre), a Ferrara e a Piacenza. A Bologna, in particolare, gli investigatori, anche con il coordinamento della Dda del capoluogo emiliano, hanno individuato persone che avrebbero fornito supporto logistico, con possibilità di stoccaggio della merce e ospitalità dei complici, nell'ambito del traffico di cocaina. Sono stati sequestrati tre pizzerie e un negozio riconducibili ai fermati.In manette a Bologna sono finiti Francesco Galdi, 36 anni, del Cosentino ma residente a Bologna, e Gerardo Giordano, coetaneo del Salernitano, anche lui residente sotto le Due Torri. Fermato anche quello che viene considerato uno dei corrieri dell'organizzazione, Giovanni Battista Romano, cosentino di 39 anni. Tutti e tre hanno precedenti di polizia ma di piccolo spessore. Altre tre persone sono state fermate nel Piacentino, nel Ferrarese e nel Ravennate. Per tutti il pm della Dda di Bologna, Marco Mescolini, si appresta a chiedere la convalida del fermo, emesso per associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata al traffico di droga.E' stato tra l'altro disposto il sequestro preventivo dei locali (che però non saranno chiusi, ma verranno affidati ad una gestione terza per garantire la continuazione dell' attività) nell'ipotesi che siano stati acquistati utilizzando il denaro frutto del traffico di droga: si tratta di una pizzeria d'asporto del centro di Bologna, di due ristoranti-pizzeria della periferia e di Calderara, oltre che di un negozio di via Castiglione. Una pizzeria e il negozio sono direttamente intestati ai due fermati residenti a Bologna, gli altri esercizi fanno capo a loro tramite un prestanome. Durante le perquisizioni non sarebbe comunque emerso nulla di rilevante.

THE WARD di J. Carpenter




Horror che in Italia uscirà con il titolo di Benvenuti in manicomio a meno che i distributori non abbiano il buon gusto di mantenere il titolo originale. La giovane Cristina che ha il volto angelico e un pò sciupato di Amber Heard, finisce in manicomio, dove viene perseguitata da un fantasma. Questo potrebbe essere più pericoloso di quanto lei immagini... . Un film decisamente cupo ed inquietante degno dei migliori capolavori del maestro. Il film è uscito in Francia, dove ha riscosso un grandissimo successo e che ho potuto vedere in lingua originale rendendomi conto se ma ce ne fosse stato bisogno del valore di questo grande regista, compositore, produttore che è Carpenter. Vivamente consigliato, è un buon film che merita. Voto: 8 1/2








Candidata “Miss Italia nel mondo” uccisa in Brasile















Caren Brun Paim, brasiliana ventiduenne studentessa, modella e attrice, candidata per la prossima edizione di “Miss Italia nel mondo 2011″ in programma a maggio come rappresentante della città di Rio Grande do Sul, è stata uccisa questa mattina in Brasile.
Timida, dolce, bellissima e con un sorriso in grado di conquistare il mondo, questo il profilo di Caren secondo chi ha lavorato con lei. La ragazza sarebbe stata strangolata con un filo del telefono. Il suo cadavere è stato rinvenuto in una fattoria nei pressi della città di Caxias do Sul. Le indagini delle forze dell’ordine in merito all’omicidio sono dirette principalmente su un ragazzo con il quale Caren avrebbe trascorso la notte. L’uomo ha confermato di essere stato con Caren ma nega con decisione di essere lui l’assassino.
Come pista alternativa, la polizia brasiliana sta seguendo un professore universitario che, secondo i genitori della giovane, importunava spesso la ragazza chiedendole un appuntamento per uscire insieme. La ragazza poteva partecipare al concorso di Miss Italia nel mondo grazie alle radici venete dei genitori. Fonte: tgcom / Foto: media NF / dal sito

CAR POOLING

http://www.autostradecarpooling.it/eventi

Il car pooling dal sito web http://it.wikipedia.org/wiki/Car_pooling (dalla lingua inglese, traducibile in italiano come auto di gruppo o concarreggio) è una modalità di trasporto che consiste nella condivisione di automobili private tra un gruppo di persone, con il fine principale di ridurre i costi del trasporto. È uno degli ambiti di intervento della mobilità sostenibile.
Uno o più dei soggetti coinvolti mettono a disposizione il proprio veicolo, eventualmente alternandosi nell'utilizzo, mentre gli altri contribuiscono con adeguate somme di denaro a coprire una parte delle spese sostenute dagli autisti. Tale modalità di trasporto è diffusa in ambienti lavorativi o universitari, dove diversi soggetti, che percorrono la medesima tratta nella stessa fascia oraria, spontaneamente si accordano per viaggiare insieme.
La pratica del condividere l'auto è maggiormente diffusa nei paesi del nord Europa e negli Stati Uniti dove esistono associazioni specifiche e dove la pratica è prevista anche nella segnaletica stradale, mentre trova tuttora bassissima applicazione in Italia. Cominciano però a svilupparsi alcune iniziative specifiche che trovano spazio anche sui quotidiani nazionali[1]. Nel 2009 anche un'iniziativa ufficiale da parte di Autostrade per l'Italia per l'incentivazione al car pooling: sulle autostrade A8 e A9 riduzioni sull'importo del pedaggio autostradale[2].

Vantaggi [modifica]
Essendo le autovetture progettate per un minimo di 4 o 5 occupanti e solitamente utilizzate dal solo guidatore, il concarreggio potenzialmente potrebbe migliorare la congestione del traffico riducendo il numero di veicoli in circolazione e senza abbisognare di investimenti in nuove infrastrutture.
Risparmio economico in termini di costo pro-capite di carburante, olio, pneumatici, pedaggi, costi di parcheggio ecc.ecc.
Riduzione dell'inquinamento, sempre a causa del minor numero di mezzi in circolazione.
Miglioramento dei rapporti sociali tra le persone.
Svantaggi [modifica]
Complicazioni legali maggiori nel malaugurato caso di incidenti stradali.
Costi di applicazione in ogni caso maggiori rispetto ad un ipotetico trasporto pubblico ben organizzato.
Trasporto soggetto in ogni caso ad orari specifici e non liberamente utilizzabile.
Possibilità di discussioni con gli altri utilizzatori del servizio.
Le piattaforme web per il car-pooling [modifica]
La pratica del car-pooling ha visto negli ultimi anni un incremento notevole, grazie alla diffusione di numerose piattaforme web che consentono a chi cerca un passaggio ed a chi offre un passaggio di incontrarsi e definire al meglio i dettagli organizzativi del viaggio, che sia esso di natura occasionale o continuata. Le piattaforme web consentono, in particolare, di superare uno dei principali ostacoli della diffusione della pratica del car-pooling, dato dalla naturale diffidenza nel condividere un viaggio in auto con degli sconosciuti. Grazie ad un sistema di commenti e feedback è possibile infatti conoscere in anticipo il comportamento abituale del proprio eventuale compagno di viaggio, facilitando il superamento della diffidenza e l'accettazione della condivisione dello spostamento[3]. Per organizzare un equipaggio con successo e fare car-pooling, è tuttavia consigliabile attenersi sempre a delle regole semplici ma efficaci.
Voci correlate [modifica]
Car sharing
Note [modifica]
^ Articolo di Repubblica
^ Comunicazione ufficiale Autostrade
^ Le piattaforme web per il car-pooling
Collegamenti esterni [modifica]
(EN) Definizioni e benefici del car-pooling

La Colombia in guerra contro i Narcos

Stevanin: il serial-killer delle prostitute








il materiale sottostante è tratto dal sito
http://www.serialkiller.it/serialkiller.aspx?aree_id=1&sottoaree_id=8&contenuti_id=6&lang=ita

VERONA: Due donne sparite nel nulla, una prostituta violentata, il ritrovamento di un tronco umano nella proprietà di un agricoltore, una condanna per stupro , per lo stesso agricoltore sospettato anche di aver ucciso e occultato almeno due persone. Tutti questi avvenimenti sono legati tra loro da un unico nome: Gianfranco Stevanin accusato di aver commesso i succitati delitti. Lo Stevanin, nato a Montagnana (PD) il 2/10/1960, è uno stupratore feticista, un perverso violentatore. Nel Gennaio 1994 sparisce la prima ragazza, l'altra sette mesi dopo. Nel Novembre 1994 lo Stevanin viene arrestato per aver aggredito e violentato una prostituta somigliante alle due ragazze scomparse, Gabriella Muster. Nella sua villa a Terrazzo, vengono ritrovate delle fotografie porno, degli indumenti e meccanismi sadomaso, dei peli pubici femminili in una scatola e i vestiti i gioielli e i documenti delle due ragazze scomparse. Aumenta sempre di più la paura dopo aver ritrovato una carcassa umana nei terreni agricoli di Stevanin; si attende solo l'esame del DNA per scoprire a chi appartenevano quei resti uma
MA CHI ERANO LE DUE DONNE SPARITE NEL NULLA? Claudia Pulejo, 29 anni, tossicodipendente, la sera del 15 Gennaio indossava un vestito nero scollato degli stivaloni ed una borsetta. Si stava recando a casa di Stevanin, definito da alcuni giornali il "Re dei Feticisti", che le aveva promesso 15 scatole di Roipnol, un potente farmaco per le crisi di astinenza, in cambio di alcune foto per le quali la ragazza avrebbe dovuto posare. La proposta poteva essere allettante per la giovane tossicomane purtroppo però la giovane non fu più vista uscire dalla villa dello Stevanin. Tutti i suoi indumenti ed altri effetti personali furono ritrovati nella villa il giorno dopo l'arresto di Gianfranco Stevanin, il quale ha cercato di discolparsi asserendo che si trattava semplicemente di souvenir di avventure sessuali, che la giovane gli avrebbe ceduto spontaneamente. Ma se tutto ciò che la Pulejo aveva con se quella notte è stato ritrovato a casa di Stevanin , dove può essere andata una giovane , nuda, in una notte gelida come quella del 15 Gennaio? La situazione diventa sempre più intrigante quando vengono trovati nella stessa villa i vestiti ed il passaporto di una prostituta serba, Biljana Pavlovic, 25 anni, scomparsa a metà Luglio del 1994. Finora allo Stevanin si attribuiscono gli omicidi della minorenne mai completamente identificata di Claudia Pulejo, di Biljanas Pavlovic, di Blazenca Smoljo, e di Roswita Adlassnig. Restano da identificare invece alcune foto di ragazze rinvenute nell'abitazione dello Stevanin. Gli inquirenti stanno inoltre cercando Silvana Kovac, amica di Blazenka Smoljo, che dovrebbe avere la residenza nella zona di Verona e forse potrebbe essere a conoscenza di particolari utili alle indagini ancora in corso.
UNO STUPRO La notte tra il 15 e il 16 Novembre 1994 Gianfranco Stevanin si trova a Vicenza per rimorchiare una prostituta austriaca, Gabriella Mugser. Si recano nell'abitazione della famiglia Stevanin a Terrazzo, vicino Legnago, dove ovviamente non vi era nessuno. Dopo averle dato alcuni indumenti da indossare, scatta circa sette foto dopo le quali scatta la lite tra i due a causa di un'altra foto da fare in posizione degradante per la donna che per questo rifiuta. E' a questo punto che Stevanin prende una pistola a salve di marca Bruni, cal. 8, usata per minacciare la donna. Più tardi dopo aver sfondato la porta del bagno per recuperare la sua vittima, si recano in camera da letto dove il ragazzo violenta la donna. Decide di lasciarla andare solo quando la donna le promette venticinque milioni in cambio della sua libertà. Mentre l'accompagna verso la sua abitazione, all'altezza del casello autostradale di Vicenza ovest, la donna si getta fuori dalla macchina fermando una volante della Polstrada che arresta il giovane.da quel momento in poi inizia il vero e proprio incubo per i familiari delle vittime ed in particolare per i familiari delle ragazze sparite. Inseguito al suo arresto verrà perquisita l' abitazione dove oltre agli indumenti delle ragazze, il 3 Luglio 1995, si effettuerà una scoperta estremamente agghiacciante: delle ossa umane dentro un sacco di juta, trovate nei terreni dello Stevanin , da un uomo che vi stava lavorando. Immediatamente viene svuotato il fossato dove erano state ritrovate le ossa, si scava nei terreni e nel letamaio dove affiorano una siringa, una boccetta con del liquido rosso ed un osso di grandi dimensioni. Si apprende in seguito che le ossa trovate nei campi non appartengono ne alla Pulejo, ne alla Pavlovic. Questo però ci suggerisce due ipotesi una delle quali andrebbe a favore di Stevanin: il colpevole potrebbe essere un altro serial killer. L'altra incolperebbe proprio Stevanin di aver commesso altri omicidi oltre a quelli della Pulejo e della Pavlovic.
» Argomenti Collegati:
[Il Processo]
[Le Vittime]
[Profilo psicologico
Dossier Gianfranco Stevanin scritto da Carla Cigognini tratto dal sito http://www.latelanera.com/serialkiller/serialkillerdossier.asp?id=Gianfranco_Stevanin&pg=3
Nome completo: Gianfranco Stevanin
Soprannome: Il mostro di Terrazzo
Data di nascita: 2 ottobre 1960
Data di morte: in vita
Vittime accertate: 6, di cui 4 identificate
Modus operandi: soffocava o strangolava le sue vittime durante atti di sesso estremo.
L'infanzia e l'adolescenza.Gianfranco nasce il 2 ottobre 1960 a Montagnana, in provincia di Padova, da Noemi Miola e Giuseppe Stevanin. Il bambino trascorre i primi quattro anni di vita in quella campagna assolata poi i genitori lo mandano in collegio, dai preti, mentre la madre sta portando avanti una gravidanza che si concluderà con un aborto.Al ritorno, Gianfranco inizia a frequentare le scuole elementari: è un bambino socievole e non ha problemi a rapportarsi con i compagni e a creare delle amicizie.Verso i sette anni si ferisce mentre usa un attrezzo agricolo. La ferita alla testa richiede quattro punti di sutura ma poteva andare decisamente peggio. I genitori si preoccupano talmente tanto che decidono, per tenerlo lontano dai guai, di mandarlo in un collegio di suore. Qui rimane fino al primo anno delle superiori.Dopo il collegio il ragazzo decide di continuare gli studi in una scuola pubblica di Legnano ma il 21 novembre 1976 ha un grave incidente stradale con la moto.L'incidente procura a Stevanin una frattura frontale e un trauma cranico. Viene sottoposto a un’operazione ma le lesioni sono molte e gravi: lesione bilaterale dei lobi frontali e delle vie nervose collegate al sistema limbico. L'atrofia provoca poi delle crisi epilettiche. Da quel momento la vita di Stevanin cambia in modo radicale, ha riportato un danno neurologico rilevante e le conseguenze si faranno sentire molto presto.Lui stesso ammetterà: “Dopo il trauma sono cambiato, ho dovuto cambiare. Sono tornato dall'ospedale e mi sono ritrovato senza amici, senza compagnia. Non potevo più fare il motocross, il mio sport preferito. Ero diventato più tranquillo, misuravo le parole e i fatti. Mia madre era diventata ancora più protettiva di prima, ero sempre sotto una cappa. A scuola non riuscivo a rimanere concentrato a lungo e avevo forti emicranie”.E così Stevanin lascia gli studi.Nel 1980, a 20 anni incontra Maria Amelia e rimane con lei fino ai 25. Per lui è stato il rapporto più lungo e importante. A un certo punto la ragazza si ammala e su pressione dei genitori la coppia si scioglie. Stevanin dà la colpa alla famiglia. “Finì per colpa dei miei genitori. Hanno fatto di tutto perché la lasciassi. Intervenivano sempre, non mi consideravano un adulto. (...) Dopo di lei ho avuto altri rapporti sentimentali ma si sono sempre interrotti perché io cercavo la sua sosia e non la trovavo”.A quel punto Stevanin si dedica solo a rapporti occasionali, fatti di una notte e via, senza legami. Scopre così il mondo delle prostitute. Con il sesso a pagamento può soddisfare quelle fantasie che fino alla maggiore età erano rimaste sono nella sua mente. Il ragazzo confessa però che “le fantasie sarebbe meglio che rimanessero tali. Passando alla realtà non mi eccitavano più”.
Il sesso.Il sesso è una parte importante nella vita di Gianfranco Stevanin ed è praticamente essenziale e intrinseco negli omicidi.Stevanin ammette di aver scoperto la sessualità intorno ai dodici anni e a tredici di aver avuto il primo rapporto sessuale con una ragazza di 24, sposata. Lui stesso confessa: “Lei mi ha usato e non mi è dispiaciuto, in questo modo ho conosciuto il sesso in prima persona”.La famiglia di Stevanin era però molto cattolica e la sessualità era vista in modo rigido, sua madre gli regalò un libro sull'educazione sessuale ma senza mai parlarne di persona. Del resto il ragazzo aveva già imparato da altre fonti. Libri scientifici, riviste porno. Un giorno la madre trova le riviste in casa e scoppia il finimondo. Ma poi tutto si calma. Per Stevanin il sesso non era peccato, solo una parte naturale della vita.La cattura.Non ci sono sospetti su questo ragazzo e sui suoi terribili segreti fino al 16 novembre 1994 quando iniziano le macabre scoperte, quando la misteriosa vita di Stevanin, quella da serial killer, viene a galla.Siamo a novembre, Stevanin abborda una ragazza per strada. Si chiama Gabriele Musger, è austriaca. Le chiede di poterle scattare delle foto, lei si fida di quel giovane dall'aria perbene, accetta e sale in macchina con lui. Nell'abitazione di Stevanin la donna è vittima di rapporti violenti e di giochi erotici al limite dell'estremo. Vengono scattate anche delle foto porno. A un certo punto Gabriele si rifiuta categoricamente di farsi bendare e legare al tavolo e Stevanin la minaccia con una pistola. La ragazza, per liberarsi, gli offre 25 milioni di lire, per tutta risposta viene violentata e poi costretta a salire sulla macchina per andare a prendere i soldi.Presso il casello autostradale di Vicenza Ovest, mentre lui paga il pedaggio, Gabriele scende dal veicolo e fugge verso una pattuglia che, quella notte, prestava servizio sulla strada.La polizia la tranquillizza, perquisisce l'automobile e in seguito il cascinale del giovane a Terrazzo, in provincia di Verona. Qui iniziano le prime scoperte, il cascinale è una vera alcova a luci rosse. Il ragazzo lo aveva riempito con gli oggetti più disparati. Da santini e testi religiosi a oggettistica erotica e pornografica come intimo femminile, riviste, videocassette, vibratori, vestiti di cuoio, cinghie, lettere di amanti. Fin qui nulla di particolarmente strano se non fosse per quelle settemila fotografie, schede particolareggiate delle donne che aveva incontrato e dei contenitori per peli pubici.Stevanin ammette che quei peli erano di alcune donne che lui stesso aveva rasato: “Provavo piacere a vedere una ragazza adulta come una ragazzina, mi piaceva sentire la pelle liscia, senza peli” e poi: “Tenevo i peli pubici e i capelli perché pensavo di farmi l'imbottitura di un piccolo cuscino, c'erano già i peli e mi sono detto: perché non mettere anche dei capelli?”.I poliziotti si trovano di fronte a un ragazzo innegabilmente perverso e iniziano a guardare preoccupati quei documenti trovati nel cascinale, sono di Biljana Pavlovic e di Claudia Pulejo, due ragazze scomparse nel nulla nel 1994.Iniziano i controlli mentre Stevanin viene condannato a tre anni di reclusione per violenza sessuale, sequestro di persona e tentata estorsione di 25 milioni contro Gabriele Musger.
Gli omicidi e le vittime. Difficile, praticamente impossibile, definire con sicurezza la prima vittima di Stevanin, probabilmente gli omicidi iniziarono nel 1993. Certamente le vittime sono state uccise nell'abitazione di Stevanin e poi fatte scomparire. Difficile ricostruire cronologicamente la storia degli omicidi poiché le donne sono state ritrovate dopo un periodo di scomparsa più o meno lungo, o in avanzato stato di decomposizione, o smembrate, o non ancora identificate. Dai ritrovamenti, dalle foto e dai documenti trovati nel cascinale e dalle ricostruzioni seguenti risultano almeno quattro vittime certe più due sconosciute.Blazenka Smoljo, il cui corpo fu ritrovato il 3 luglio 1994 in un fosso a Terrazzo da un contadino. Di lei non si sa niente altro.Biljana Pavlovic, sparita nel 1994, era originaria della Ex-Jugoslavia, faceva la prostituta. Il suo corpo fu ritrovato il 12 novembre 1994, seppellito in uno dei poderi della famiglia Stevanin. Claudia Pulejo, soffocata, era scomparsa il 15 gennaio del 1994. Claudia era tossicodipendente e a volte si prostituiva per procurarsi la droga. Era anche amica di Gianfranco, sembra che fosse andata da lui per farsi dare delle medicine utili in caso di crisi di astinenza e in cambio avrebbe dovuto posare per delle foto. Il corpo di Claudia fu ritrovato il 1 dicembre 1995.Abbiamo poi Roswita Adlassing che scomparve nel maggio del 1993 ma il suo corpo non fu mai ritrovato. Di lei rimane una scheda redatta da Stevanin con giudizi sulle sue prestazioni sessuali. La macabra lista si chiude con due sconosciute, una ragazza trovata tagliata a pezzi in un sacco e una mutilata nelle parti intime, di cui rimangono solo delle foto.Stevanin non confessa. A questo punto viene affidato a due esperti per una obbligatoria perizia psichiatrica.La perizia psichiatrica.Durante i colloqui con i medici Stevanin ricorda a tratti, come se fosse colpito da flash, ricorda di aver fatto del male a quattro donne, ricorda di aver fatto a pezzi un cadavere, ricorda lunghi capelli biondi, ricorda del sangue. Ricorda. Ma quando non vuole parlare si nasconde dietro a piccole improvvise amnesie.La perizia alla fine si esprime: lucido, sveglio, intelligente, assolutamente sano di mente. Quindi processabile.
Sentenza e prigionia. Così il 5 novembre 1996 viene rinviato a giudizio. La Corte d'Assise, il 6 ottobre dell'anno dopo, apre il processo. Un viaggio estenuante, lunghissimo, complicato. 19 udienze, più di 100 giorni passati in aula, 90 testimoni. I capi di imputazione sono tantissimi, si parla di mutilazioni di parti intime, cadaveri deturpati, sadismo, sesso estremo.Stevanin non reagisce, è tranquillo, non si scompone nemmeno davanti ai parenti delle donne che ha ucciso. Siede vicino ai suoi avvocati (invece che nella gabbia) e sfoggia un nuovo look. Si è tagliato i capelli a zero e mostra, quasi orgoglioso, come se fosse una prova della sua innocenza, la lunga cicatrice che gli attraversa la testa, ricordo indelebile dell'incidente del 1976. La perizia psichiatrica della difesa infatti punta il dito verso questa cicatrice e sottolinea il fatto che quell'incidente abbia provocato nel giovane dei problemi psicologici fortissimi. I periti parlano di persona malata con la parte destra del cervello danneggiata, affermano che la materia grigia ha subito dei danni che hanno colpito la parte dell'istinto, dell'aggressività, della sessualità, della memoria. Parlano insistentemente di un “buco nero”. Puntano anche sul rapporto con la madre che è sempre stata oppressiva, iperprotettiva, “peggio di uno 007” per usare le parole di Stevanin. Questo rapporto tra i due, secondo i periti della difesa, era composto di un amore-odio talmente forte che ha finito con danneggiare i successivi rapporti di Stevanin con le donne. L'imputato è dunque malato?Stevanin dal canto suo non chiede mai perdono né si mostra pentito per quello che è successo. Salendo sul banco dei testimoni si dice “amareggiato” e aggiunge: “Non mi so spiegare perché di certi fatti, erano tutte persone con le quali c'era un certo sentimento. Farei di tutto per farle tornare in vita. (...) Mi considero discretamente bene, sono una brava persona che ha solo bisogno di cure”. I parenti delle vittime rimangono allibiti quando sentono dire da quel ragazzo rasato e tranquillo: “Io non ho ucciso le mie donne, erano loro che morivano”.Parla delle “sue” donne con tranquillità: “Mi piaceva quella ragazza. Una straniera, credo fosse una prostituta. Una sera le proposi di venire da me. Ricordo che durante il rapporto le tenevo un braccio stretto al collo. Ogni tanto la stringevo. È stato solo quando abbiamo finito che mi sono accorto che lei non si muoveva più. Era morta”.E parlando di un'altra dice: “Non so chi fosse e che nome avesse. Facemmo l'amore piegati su un fianco, io le misi le mani intorno al collo e lei morì. Lasciai lì il corpo un paio di giorni, poi presi un taglierino da balsa, tagliai una gamba in due pezzi, poi l'altra, poi le braccia. Le ho tagliato anche la testa, l'ho rasata e non ricordo se ho fatto dei pezzi anche del tronco”.Prosegue raccontando di una terza: “Quella sera al casolare la feci spogliare, le legai le mani dietro la schiena e la feci mettere a faccia in giù. Poi tirai la corda dalle mani fino intorno al collo. Le infilai un sacchetto di nylon sulla testa, per provare un piacere più intenso. Quando finimmo di fare l'amore mi accorsi che era morta. Presi il cadavere, lo piegai in due, lo misi in un telo cerato azzurro e poi lo seppellii. Bruciai gli abiti e la borsetta”.Il 28 gennaio 1998 Stevanin viene condannato all'ergastolo. Il ragazzo commenta soltanto: “Non mi hanno capito”.La storia però non finisce qui, come si potrebbe pensare. Nel 1999 la Corte d'Assise d'Appello di Venezia dichiara Gianfranco Stevanin non punibile per i reati di omicidio perché “incapace di intendere e di volere”. Così la condanna di ergastolo sfuma e si trasforma in dieci anni e sei mesi di reclusione. I parenti delle vittime insorgono e così pure l'opinione pubblica. Cresce anche la paura per un assassino seriale che presto potrebbe uscire dal carcere.Ma i colpi di scena continuano. Nel 2000 il Pg Augusto Nepi richiede una nuova perizia psichiatra e inizia il processo d'appello parte seconda. Passano sei mesi e la prima sessione della corte di cassazione di Roma annulla la sentenza della corte di Venezia per “illogica motivazione”. Ora la sentenza è di nuovo ergastolo. Nel 2002 la Suprema Corte chiude la vicenda confermando la pena.Stevanin è attualmente in carcere.

Bologna manifestazione contro provvedimento concessioni acqua

venerdì 3 dicembre 2010

COSTA D'AVORIO: BAGBO E' STATO SCONFITTO, MA ESERCITO SI MOBILITA

COSTA D'AVORIO: BAGBO E' STATO SCONFITTO, MA ESERCITO SI MOBILITA

(AGI) - Abidjan, 2 dic. - La Costa d'Avorio e' sull'orlo della guerra civile. Alassane Ouattara e' stato presidente solo per qualche ora, con tanto di annuncio da parte della commissione elettorale nazionale, prima di essere bocciato dalla Corte Suprema, il cui presidente e' Paul Yao N'dre, alleato dello sconfitto, il presidente uscente Laurent Gbagbo. Ne e' seguito il caos, che ha spinto l'esercito a chiudere i confini di un Paese in cui, da questo momento, puo' accadere di tutto. Quattara, secondo la Commissione, ha vinto le elezioni con il vincitore con il 54 per cento dei voti. Il verdetto e' ufficiale era stato letto dal presidente della Commissione elettorale nazionale, Youssouf Bakayoko, nel corso di una conferenza stampa nella capitale, Abidjan. Il risultato era arrivato al termine di concitate giornate, tra accuse di brogli, rivendicazioni unilaterali di vittoria, rinvii della proclamazione finale e scontri tra opposte fazioni che nelle ultime ore hanno provocato la morte di almeno otto persone e una quindicina di feriti. La Commissione, ha obiettato la Corte Suprema, avrebbe dovuto annunciare i risultati provvisori entro la giornata di ieri, e per questo l'annuncio odierno non e' valido. Spettera' alla stessa corte, adesso, dire l'ultima parola sull'esito del voto. Il successo democratico rappresentato da un voto che arriva dopo dieci anni rischia di essere cancellato da una nuova ondata di violenze. Il mandato di Gbagbo scadde cinque anni fa. Il primo turno si era tenuto lo scorso 31 ottobre, con un'alta partecipazione (piu' dell'80 per cento) e un'atmosfera definita "pacifica e democratica" dall'Onu, presente nel Paese con un contingente di oltre 9mila 'caschi blu'. Al secondo turno, preceduto da violenze che hanno fatto almeno sei morti e una decina di feriti, si sono ritrovati il presidente in carica e Alassane Ouattara, rispettivamente con il 38 e il 32 per cento dei consensi. Anche il ballottaggio, cui hanno partecipato il 75 per cento circa dei 5,7 milioni di aventi diritto, si e' svolto in una situazione di relativa calma, tra gli appelli della comunita' internazionale rivolti ai contendenti a riconoscere l'esito delle urne. Cosa che puntualmente non e' avvenuta: la dichiarazione finale era prevista inizialmente per martedi' scorso, e' stata poi posticipata a mercoledi' sera quando, secondo la stampa locale, i delegati di Gbagbo hanno letteralmente strappato di mano al presidente della Commissione elettorale il bollettino finale che stava per diffondere alla stampa. Evidentemente certi della sconfitta, come poi confermato dalla Commissione elettorale che a quattro giorni dal voto e' riuscita finalmente a fornire i dati definitivi, senza tenere conto, pero', che la Corte Suprema si e' assunta la responsabilita' di aggiungere la beffa al danno. Ouattara, 68 anni, economista ed ex primo ministro, e', soprattutto, un musulmano del nord. Esattamente il contrario del 68enne Gbagbo, accusato da Ouattara di "voler confiscare il potere", che invece e' un cristiano del sud e capo dello Stato dal 2000 a seguito di un'elezione sfociata anch'essa nella rivolta e nel sangue. Niente comunque rispetto alla guerra civile del 2002-2003 che spacco' il Paese in due tra il nord a maggioranza musulmana e il sud cristiano. Per l'ex colonia francese queste elezioni, cancellate per sei volte negli ultimi cinque anni, avrebbero dovuto rappresentare un momento di pacificazione e unita' nazionale, ma ancora una volta, come spesso accade a queste latitudini, gli interessi dei pochi sovrastano quelli dei molti, con gravi danni alla vita sociale ed economica del Paese. Basti pensare che la Costa d'Avorio, storicamente una delle nazioni politicamente piu' stabili e avanzate del continente, ha perso numerose posizioni nelle classifiche africane sulla qualita' della vita. La stampa locale descrive intanto una situazione sempre molto tesa, una tensione che dovrebbe essere frenata con l'annuncio del risultato definitivo e controllata dal coprifuoco esteso fino a domenica prossima. A garantirne il rispetto e' quell'esercito che Gbagbo, che aveva persino chiesto la cancellazione del voto, ha provveduto a mobilitare nei giorni scorsi nella capitale Abidjan e in altre province meridionali del Paese, il principale produttore al mondo di cacao. E che adesso blinda il Paese, dentro e ai confini.(AGI) .

Sciopero a sorpresa in Spagna: chiusi tutti gli aeroporti

Si vola solo in Andalusia. Possibile utilizzo dei militari per riaprire i voli
Sciopero a sorpresa in Spagna: chiusi tutti gli aeroporti
I controllori aerei hanno incrociato le braccia. Il governo: no ai ricatti. Intervengono i militari.

MILANO - Spagna a terra e passeggeri infuriati. Lo spazio aereo è rimasto chiuso venerdì sera in tutta la Spagna, ad eccezione dell’Andalusia, nel sud del Paese, a causa di uno sciopero a sorpresa dei controllori aerei. Lo spazio aereo spagnolo è rimasto chiuso perché «il 90 per cento degli addetti al traffico aereo ha abbandonato il suo posto di lavoro», ha precisato la stessa fonte. Tre controllori aerei sono tuttavia rimasti al loro posto per monitorare l’atterraggio di aerei in caso di emergenze, ha indicato questo portavoce. Una riunione si svolgerà tempestivamente «tra Aena, Eurocontrol (l’organismo europeo di controllo aereo) e Faa (il suo omologo americano) per vedere quello che può essere fatto a proposito dei voli transatlantici», ha aggiunto. La chiusura dello spazio aereo giunge in concomitanza con l’inizio dei congedi di cinque giorni, visto che l’inizio della prossima settimana è festivo in Spagna. «Questo causa gravi disagi del traffico aereo in tutta la Spagna» e colpisce, secondo l’Aena, quasi 250mila persone. L'Iberia ha annunciato di aver cancellato tutti i suoi voli fino alle 11 di domani mattina.
IL GOVERNO: «NO AL RICATTO» - Il governo spagnolo non consentirà "il ricatto" dei controllori del traffico aereo ha affermato il ministro dei Trasporti spagnolo, José Blanco. «Noi non siamo intenzionati a permettere questo ricatto che prende i cittadini in ostaggio», ha affermato il ministro durante una conferenza stampa. «Il comportamento dei dispositivi di controllo aereo è intollerabile. Per questa ragione, il governo agirà con la massima determinazione e la massima fermezza utilizzando tutta la forza della legge per finirne con questa situazione. Se i dispositivi di controllo non raggiungono immediatamente i loro posti di lavoro, il governo ricorrerà alle misure straordinarie necessarie», ha infine affermato.

INTERVENTO DEI MILITARI - Alle 21,30 è poi entrato in vigore il decreto regio che consente ai militari di prendere il controllo del traffico aereo in risposta allo sciopero selvaggio degli uomini radar che ha paralizzato gli aeroporti di tutto il Paese. Il governo aveva dato un ultimatum ai controllori di volo per le 21:30, scaduto il quale, l'organizzazione, la pianificazione, la supervisione e il controllo dei voli è passata sotto la responsabilità del ministero della Difesa. Negli aeroporti sono rimaste comunque centinaia di persone in attesa di sapere se poter partire.

Maltempo: Polonia nella morsa del freddo. 15 morti

IAMM) Il gelo sta mettendo in ginocchio la Polonia. L'ondata di freddo arrivata col primo inverno nel Paese ha fatto abbassare le temperature, scese la scorsa notte a 26 sotto zero a Bialystok. Sono 8 i morti per assideramento, mentre altre 7 persone sono hanno perso la vita vittime di incidenti stradali. Secondo la polizia, la maggior parte delle vittime della strada erano in stato di ebrezza. Si sono anche verificati centinaia di tamponamenti sulle strade, di cui 94 solo a Varsavia. E non arrivano buone notizie dal servizio meteorologico che prevede un ulteriore calo della temperatura per questa notte.

dal sito web http://www.italia-news.it/esteri-c4/polonia-nella-morsa-del-freddo--15-morti-51958.html

Anche Prodi aveva "solidi legami" con Putin e Gheddafi

Anche Prodi aveva "solidi legami" con Putin e Gheddafi


Lo sottolineava il NYTimes nel 2008 raccontando una lusinghiera offerta fattagli da Gazprom.
In quell’anno Gazprom aveva offerto all’ex premier italiano la presidenza di South Stream, il progetto di gasdotto russo in società con l’Eni. Prodi declinò. Nel raccontarlo - come segnala un blog"eretico" - il NewYorkTimes del 28 aprile metteva in luce i "solidi legami" del nostro da poco ex premier con Putin, grazie ai quali Eni e Gazprom stringevano accordi, fra cui l’intesa appena siglata per portare il gas della Libia in Europa attraverso il Mediterraneo. Enfatizzandoli. Non solo Berlusconi, insomma, nel mirino degli Usa per le sinergie petrolifere con Russia e Libia.

Ma solo in Italia critiche e/o ironie dell'Alleato d'Oltreatlantico fanno scalpore ( o si approfitta per indebolire lteriormente Berlusconi, senza riguardo agli interessi dell'Italia)Certo, la teatralità del nostro non paga. Nessun premier europeo si sognerebbe di esibire platealmente foto e gesti di dubbio gusto, e perfino regali (il famoso lettone) come prova d intimità con questo o quel leader. Tanto meno con i più scomodi e/o chiacchierati, come appunto Putin e Gheddafi. Eppure, con loro in tanti fanno affari. Per limitarci a gas & petrolio, Gazprom, la società petrolifera che Putin ha ri-statalizzato (sottraendola alle mani straniere dell'era Eltsin) e fornisce all’Europa 1/4 del suo fabbisogno energetico, ha già molti rapporti operativi con la Germania. Coopera con società tedesche nell’estrarre petrolio in Siberia e in Libia, e nel 2005 si è consorziata con petrolifere germaniche nel progetto North Stream capeggiato dall’ex cancelliere Schroeder, socialdemocratico. Mentre l’anglo-olandese Royal Dutch Shell ha da poco stretto con Gazprom un importante accordo strategico di cooperazione in Russia e in altri paesi. NorthStream è un gasdotto di 1223 Km che dal 2011 porterà il gas russo nell’Europa centrale attraverso il mar Baltico, bypassando Bielorussia e Ukraina che negli anni scorsi hanno creato grandi problemi, con una guerra dei prezzi che ha bloccato i rifornimenti e danneggiato mezza Europa. Fortemente appoggiato dalla Russa, ma mal visto dagli Usa, il progetto è stato infine approvato dalla Ue, ed è già in costruzione.Vi partecipano le tedesche BASF SE e E.On Ag, più società finlandesi e olandesi. Ultimamente anche la francese GDF Suez. Ma torniamo a Prodi e al NewYorkTimes del 2008.

L’offerta arriva in aprile, poco dopo le elezioniche hanno visto prevalere Berlusconi, fattapersonalmente a Roma dal capo in testa di Gazprom. E’ allettante, ma il portavoce Sircana fa sapere che Prodi“ha deciso di non accettare cariche di questo genere”. Citando analisti, il NYT sostiene che l’offerta di Gazprom a Prodi mostra “la determinazione ad affiancare il suo crescente potere energetico a un’influenza politica”. La Russia “sta capitalizzando l’incapacità dell’Europa di darsi una politica energetica chiara…”(leggi: l’Europa dovrebbe staccarsi un po’ dalla Russia, invece sta assecondando la sua politica espansiva). Sottolineato il sodalizio con la Germania, sigillato da Schroeder, e l’opposizione al North Stream di Polonia e paesi baltici (i più legati agli Usa) , si prosegue citando il coinvolgimento Eni-Gazprom nel progetto di gasdotto South Stream (che l’America vede come il fumo negli occhi). Scaroni (il presidente Eni), giudica la scelta di Prodi “eccellente”, “una grande idea, mettevi a capo un ex presidente della Commissione Ue”. “Prodi è vicino all’Eni – rimarca il NYT – che in questo mese ha stretto anche un’intesa con Gazprom per portare il gas libico all’Europa meridionale. Una decisione che corona gli stretti legami fra Prodi e il colonnello Gheddafi”.


Si ricorda che Prodi, "da presidentedella Commissione Ue, aveva invitato il leader libico a Bruxelles nel 2004, il suo primo viaggio in Europa da 15 anni". "Prodi, che aveva apprezzato la decisione di Gheddafi di rinunciare alle armi di distruzione di massa (atomiche), rompendo le convenzioni era perfino andato a riceverlo in aeroporto". Nel novembre 2006 Gazprom e Eni avevano siglato un accordo per vendere all’Italia 3 miliardi di metri cubi di gas all’anno direttamente ai consumatori italiani (buon per noi). In cambio, l’Italia aveva ricevuto garanzie di rifornimenti fino al 2035, e avrebbe partecipato allo sviluppo di risorse energetichei in Russia. “Un modello di relazioni bilaterali” lo aveva definito Prodi (aveva torto?). Prodi era anche venuto in soccorso dell’Eni intercedendo con il Kazakistan che minacciava di rompere il contratto con la compagnia italiana. Prodi era andato direttamente dal premier kazako, riuscendo a salvare il contratto. Il NYT continua sottolineando che sia Schroeder che Prodi hanno anche costruito solidi legami con Putin. Il primo ha difeso Putin a spada tratta come “impeccabile democratico” (esagerato!), ha adottato una bambina russa e ha invitato Putin a casa sua. Prodi ha più volte ricevuto Putin in Italia.

dal sito

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=305&ID_articolo=45&ID_sezione=693&sezione

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