Pietro Berti

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Anchorage

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martedì 2 giugno 2009


STRAGI SULLE STRADE
I dati - Nei primi sei mesi del 2009 sono ben tredici i morti causati da incidenti sulle strade bergamasche.
Incidenti, tredici morti dall'inizio dell'anno tratto da http://www.bergamonews.it/bergamo/articolo.php?id=11526

Nei primi sei mesi del 2009 sono ben tredici i morti causati da incidenti sulle strade bergamasche. Una media che si alza vertiginosamente con i tre incidenti mortali avvenuti nella sola giornata di lunedì 1 giugno, nei quali hanno perso la vita Lorenzo Vailatti, di Cenate Sotto, Giacomo Locatelli, di Almenno San Bartolomeo e Mario Giuseppe Zanoli di Caravaggio. In totale sono 366 gli incidenti registrati dalla Prefettura di Bergamo dal 1 gennaio 2009: 491 le persone ferite. I mezzi più coinvolti sono le automobili, 475, poi vengono motociclette, 122; camion, 65; biciclette, 43, e infine i pedoni, 31. Tra le cause degli schianti mortali soprattutto l'alta velocità, che incide nel 50% dei casi. Al secondo posto la guida in tato di ebbrezza, fatale nel 25% degli incidenti. I dati del 2009 sono dammatici, ma in forte calo rispetto ai primi sei mesi del 2008. L'anno scorso infatti furono addirittura 19 i morti e 556 i feriti dal 1 gennaio al 1 giugno.
Lunedi 1 Giugno 2009
Le morti «ordinarie» sul lavoro o in strada superano gli omicidi
RAPPORTO CENSIS http://www.censis.it/277/372/6411/6614/6618/6615/content.ASP
Sicurezza e allarme sociale: un confronto internazionale

Numero di assassinii in calo e più basso che in Europa, si muore 2 volte di più sul lavoro e 8 volte di più sulle strade
Roma, 5 agosto 2008 – Gli omicidi in Italia continuano a diminuire. In base ai dati delle fonti ufficiali disponibili elaborati dal Censis, sono passati da 1.042 casi nel 1995 a 818 nel 2000, fino a 663 nel 2006 (-36,4% in 11 anni). Sono molti di più negli altri grandi Paesi europei, dove pure si registra una tendenza alla riduzione: 879 casi in Francia (erano 1.336 nel 1995 e 1.051 nel 2000), 727 casi in Germania (erano 1.373 nel 1995 e 960 nel 2000), 901 casi nel Regno Unito (erano 909 nel 1995 e 1.002 nel 2000).Anche rispetto alle grandi capitali europee, nelle città italiane si registra un numero minore di omicidi. Nel 2006 a Roma si sono contati 30 casi, quasi come Parigi (29 omicidi, ma erano 102 nel 1995), 33 a Bruxelles, 35 ad Atene, 46 a Madrid, 50 a Berlino, 169 a Londra, che aveva toccato la punta massima (212 omicidi) nel 2003. Piccoli numeri se paragonati alle morti sul lavoro. Nel 2007 sono stati 1.170 i decessi per motivi di lavoro in Italia, di cui 609 in infortuni «stradali», ovvero lungo il tragitto casa-lavoro («in itinere») o in strada durante l’esercizio dell’attività lavorativa. L’Italia è di gran lunga il Paese europeo dove si muore di più sul lavoro. Se si escludono gli infortuni in itinere o comunque avvenuti in strada, non rilevati in modo omogeneo da tutti i Paesi europei, si contano 918 casi in Italia, 678 in Germania, 662 in Spagna, 593 in Francia (in questo caso il confronto è riferito al 2005).I numeri crescono ancora se si considerano le vittime degli incidenti stradali. Nel 2006 in Italia i decessi sulle strade sono stati 5.669, più che in Paesi anche più popolosi del nostro: Regno Unito (3.297), Francia (4.709) e Germania (5.091). Gli altri Paesi hanno fatto meglio di noi negli interventi tesi a ridurre i decessi sulle strade. Nel 1995 la Germania era «maglia nera» in Europa, con 9.454 morti in incidenti stradali, ridotti a 7.503 già nel 2000, per poi diminuire ancora ai livelli attuali. Nel 1995 in Francia i morti sulle strade erano 8.892, ridotti a 8.079 nel 2000, per poi diminuire ancora ai livelli attuali. La riduzione in Italia c’è stata (i morti erano 7.020 nel 1995, 6.649 nel 2000, fino agli attuali 5.669), ma non in maniera così rapida, tanto da diventare il Paese europeo in cui è più rischioso spostarsi sulle strade.Si muore di più, dunque, durante le attività ordinarie che non a causa della criminalità o di episodi violenti. I morti sul lavoro sono quasi il doppio degli assassinati, i decessi sulle strade 8 volte più degli omicidi. Tuttavia, gran parte dell’attenzione pubblica si concentra sulla dimensione della sicurezza rispetto ai fenomeni di criminalità. «Gran parte dell’impegno politico degli ultimi mesi è stato assorbito dall’obiettivo di garantire la sicurezza dei cittadini rispetto al rischio di subire crimini violenti», osserva Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, commentando i dati. «Tuttavia, se si amplia il concetto di incolumità personale, e si considerano i rischi maggiori di perdere la vita, risalta in maniera evidente la sfasatura tra pericoli reali e interventi concreti per fronteggiarli. Il luogo di lavoro e la strada mancano ancora di presidi efficaci per garantire la piena sicurezza dei cittadini, e spesso si pensa che perdere la vita in un incidente stradale sia una fatalità. I dati degli altri Paesi europei dimostrano che non è così».

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