Pietro Berti

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VILLA BERTI - IMOLA VIA BEL POGGIO 13

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Anchorage

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giovedì 20 gennaio 2011

Partito della Rifondazione Comunista (PRC)

Il Partito della Rifondazione Comunista (PRC), meglio noto come Rifondazione Comunista, è un partito politico della sinistra italiana, fondato nel 1991. Con altri è parte della Federazione della Sinistra.
Nato in contrarietà allo scioglimento del Partito Comunista Italiano, ha intensificato gradualmente i suoi rapporti con i partiti del centro-sinistra, dapprima nell'Alleanza dei Progressisti (1994), poi attraverso patti di "desistenza" con L'Ulivo (1996). Ha fornito appoggio esterno al Governo Prodi I ma, dopo averne provocato la caduta, ha interrotto questa collaborazione per poi contribuire a fondare una nuova coalizione di centro-sinistra, L'Unione, nel 2005. Nel 2008, insieme agli altri partiti della sinistra radicale, ha promosso la formazione del cartello La Sinistra - l'Arcobaleno.
Il principale esponente del partito è stato Fausto Bertinotti, che ne è stato segretario per 12 anni (dal 1994 al 2006) fino alla sua elezione a Presidente della Camera dei deputati nella XV Legislatura. Da luglio 2008 il segretario è Paolo Ferrero.
Gli iscritti al partito sotto i 30 anni si riuniscono nella struttura parallela dei Giovani Comunisti, ma il partito sostiene anche collettivi studenteschi e movimenti universitari.

Indice[nascondi]
1 Storia
1.1 Dalle origini alle dimissioni di Garavini (1991-1993)
1.2 La diarchia Bertinotti-Cossutta (1994-1998)
1.3 Dalla scissione del Pdci - L'inizio del nuovo corso bertinottiano (1998-2000)
1.4 La costruzione di una rifondazione movimentista (2001-2003)
1.5 Con il Partito della Sinistra Europea verso il Governo (2004-2006)
1.6 Rifondazione al governo (2006-2008)
1.7 Rifondazione fuori dal Parlamento e la sconfitta del bertinottismo (2008)
1.8 La svolta a Sinistra e la scissione di Rifondazione per la Sinistra
1.9 Le Elezioni Europee del 2009
1.10 Il percorso unitario della Federazione della Sinistra
2 Correnti
3 Scissioni del Prc
4 Risultati elettorali
5 Iscritti
6 Congressi nazionali
7 Conferenze Nazionali di Organizzazione
8 Vertice del Partito
8.1 Cronologia dei segretari
8.2 Capigruppo al Senato della Repubblica
8.3 Capigruppo alla Camera dei Deputati
8.4 Altri esponenti
9 Note
10 Bibliografia storico-critica
11 Voci correlate
12 Altri progetti
13 Collegamenti esterni
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Storia [modifica]
Dalle origini alle dimissioni di Garavini (1991-1993) [modifica]

Per approfondire, vedi le voci Svolta della Bolognina e Storia del Partito della Rifondazione Comunista (1991-1993).
Il PRC nasce inizialmente come Movimento per la Rifondazione Comunista (MRC) nel febbraio 1991 a Rimini dove si svolge il XX e ultimo congresso del Partito Comunista Italiano. I fondatori del MRC cercano di mantenere logo e denominazione del vecchio PCI, ma quest'ultimo si trasforma ufficialmente in Partito Democratico della Sinistra, che ne è l'erede legale. Così si opta per assumere, come nome del partito, quello della mozione che si opponeva allo scioglimento: "Rifondazione Comunista". I Cofondatori sono Armando Cossutta, Ersilia Salvato, Lucio Libertini e Sergio Garavini che viene eletto coordinatore nazionale.
Rifondazione acquisisce le sue prime rappresentanze parlamentari quando, il 14 maggio 1991, Lucio Magri e Luciana Castellina lasciano rispettivamente il gruppo parlamentare del PDS alla Camera e al Parlamento Europeo e, insieme al gruppo proveniente dal Partito di Unità Proletaria per il comunismo, aderiscono al movimento. Qualche giorno dopo, il 9 giugno, l'ottavo congresso di Democrazia Proletaria, allora guidata da Giovanni Russo Spena, decide lo scioglimento del partito, i cui membri, formalmente a titolo individuale, aderiscono al Movimento per la Rifondazione. Poco dopo confluisce nel MRC anche il Partito Comunista d'Italia (marxista-leninista) - Linea Rossa. Alle elezioni amministrative ed in quelle regionali siciliane Rifondazione ottiene circa il 6% dei consensi. Nello stesso anno si svolge il primo congresso che prende alcune decisioni fondamentali:
passare da Movimento a Partito,
istituire la figura del segretario nazionale e quella del presidente
creare il Comitato Politico Nazionale (CPN)
tollerare le correnti organizzate, vietate nel PCI.
Il PRC deve ben presto fare i conti con la fine dell'URSS e l'inizio di Mani Pulite, ma nonostante ciò i consensi sono stabili intorno al 6% e gli iscritti in crescita. Tuttavia col tempo si acuisce la spaccatura fra il segretario Garavini e il neo-eletto presidente Armando Cossutta. Garavini forza i meccanismi decisionali per imporre la sua linea politica e ben presto viene accusato di "leaderismo" dai cossuttiani. Nel maggio del 1993 la direzione nazionale boccia la proposta di Garavini di un'unità d'azione col PDS: la bocciatura suona come una sfiducia al segretario che a giugno rassegna le proprie dimissioni. Fino al secondo congresso il PRC viene retto da un direttorio e intanto, nel 1993, muore Lucio Libertini, suo prestigioso cofondatore.
La diarchia Bertinotti-Cossutta (1994-1998) [modifica]
Nel 1993 Fausto Bertinotti lascia polemicamente il PDS. Bertinotti è in quel momento il leader della corrente della sinistra sindacale Essere sindacato della CGIL, ed è notoriamente ingraiano. Nel 1991, persa la battaglia contro lo scioglimento del PCI, come consigliato da Ingrao, aveva preferito rimanere nel PDS.
Inizialmente Bertinotti rifiuta una sua adesione al PRC; poi, il 17 settembre, avviene la svolta: Bertinotti è pronto ad aderirvi e Cossutta lo vuole subito segretario. Il 23 gennaio del 1994 Fausto Bertinotti diventa il secondo segretario di Rifondazione Comunista, grazie a un accordo tra Cossutta e Magri. Nel Comitato politico nazionale ottiene il voto favorevole di 160 membri su 193, un risultato che viene considerato dal politico lombardo estremamente positivo.
Di lì a poco ci sono le prime elezioni politiche con sistema maggioritario e il PRC aderisce all'Alleanza dei Progressisti che comprende otto partiti di sinistra. Alle elezioni raggiunge il 6% dei voti, ma la coalizione vincente è quella di centrodestra, che elegge Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio. Il 12 giugno, le prime elezioni europee fruttano 6 europarlamentari ai comunisti. Il 17 dicembre il PRC propone una propria mozione di sfiducia contro il primo governo Berlusconi, in autonomia da quelle di Lega Nord-PPI e del PDS. Il 22 dicembre Berlusconi si dimette: secondo alcuni esponenti comunisti, tra cui Livio Maitan, questo è il primo grande risultato a livello nazionale raggiunto da Rifondazione.
Rifondazione Comunista è divisa sulla fase apertasi con le dimissioni di Berlusconi: nel gennaio del 1995 alla Camera 14 deputati, tra i quali Garavini e il capogruppo Famiano Crucianelli, votano la fiducia al governo di Lamberto Dini, ex ministro berlusconiano sostenuto dalla Lega Nord, dal PPI e dal PDS. Anche se i voti dei deputati comunisti non sono decisivi (il governo Dini si salva grazie all'astensione di molti parlamentari del centrodestra), all'interno del PRC scoppiano le polemiche riguardo la mancata osservazione dell'indicazione del partito da parte dei 14 politici.
Crucianelli si dimette da capogruppo e viene sostituito da Oliviero Diliberto. Nel frattempo i dissidenti (tra questi anche Nichi Vendola) sosterranno anche la manovra economica bis di Dini del marzo del 1995: il partito chiede un «confronto» con l'ala destra, ma a giugno 19 tra deputati, senatori ed europarlamentari, guidati da Sergio Garavini, escono dal PRC per dar vita al Movimento dei Comunisti Unitari, che tre anni dopo confluirà nei Democratici di Sinistra.
Alle elezioni regionali del 1995, Rifondazione sale all'8% grazie alla battaglia contro la riforma delle pensioni voluta dal governo Dini. Di conseguenza il centrosinistra si rende disponibile ad un accordo elettorale con il PRC per le politiche dell'anno successivo, a ciò si oppone la minoranza trotzkista guidata da Marco Ferrando.
Il 25 ottobre il centrodestra propone una mozione di sfiducia al governo, che passa per 9 voti grazie all'astensione del PRC, che aveva strappato al governo le dimissioni per il successivo dicembre. Il 6 dicembre Romano Prodi presenta il programma di governo della nuova coalizione di centrosinistra, denominata L'Ulivo: il PRC boccia il documento insieme ai Verdi. Nel febbraio del 1996, però, il Comitato politico nazionale del PRC approva un «patto di desistenza» con l'Ulivo: l'Ulivo rinuncia a presentarsi in 45 collegi maggioritari "sicuri", lasciandoli al PRC che però dovrà presentarsi col vecchio simbolo dell'Alleanza dei Progressisti.
Il 21 aprile il PRC ottiene il suo massimo storico (fino ad allora) e risulta decisivo alla Camera per dare una maggioranza al centrosinistra. Il PRC decide di dare un appoggio esterno (dunque senza ministri e sottosegretari) al neonato primo governo Prodi, solo la deputata Mara Malavenda vota contro il governo ed esce dal partito fondando i Cobas per l'Autorganizzazione.
Al III congresso del Prc, avvenuto nel dicembre del 1996, la mozione di Cossutta-Bertinotti favorevole a «influenzare l'esperienza del governo Prodi» ottiene l'85,48% dei consensi. Nel gennaio del 1997 Bertinotti, però, comincia a criticare l'operato del governo, in particolare sulle politiche per gli operai metalmeccanici. Il 9 ottobre Diliberto presenta una risoluzione firmata anche da Bertinotti e Cossutta che boccia la finanziaria presentata dal governo. Prodi non aspetta il voto e va a rassegnare le dimissioni. La crisi di governo è formalmente aperta ma il 13 ottobre il PRC e Prodi fanno pace grazie alla mediazione del Presidente della Repubblica Scalfaro. Il PRC accetta le modifiche avanzate dal governo e l'esecutivo si impegna a varare una legge che riduca le ore settimanali di lavoro a 35 entro il 2001 e a garantire adeguate pensioni a chi ha svolto lavori usuranti. Tuttavia Bertinotti non è soddisfatto e Cossutta inizia a temere che il segretario voglia far cadere il governo e imprimere una svolta massimalista al partito.
Tra il dicembre del 1997 ed il gennaio del 1998 Rifondazione, il mensile del partito, diviene così luogo dello scontro tra la linea del presidente Cossutta e quella del segretario Bertinotti. La maggioranza del partito si divide tra cossuttiani, soprattutto militanti dell'ex PCI, e bertinottiani, prevalentemente ex militanti della cosiddetta "nuova sinistra" e del socialismo radicale (Dp, Psiup, ecc.). L'opposizione verte sia sul modo di gestire il partito, sia sul rapporto col governo, sia sulla linea politica. Il 3 settembre si decide di tenere il IV congresso nei primi mesi del 1999, per una trasparente resa dei conti fra le due sottocorrenti.
Il 16 settembre il governo presenta la finanziaria 1999. Bertinotti vuole chiudere col governo, Cossutta è per la trattativa. Nel Cpn del Prc del 3 e 4 ottobre, prevale la mozione anti-governativa di Bertinotti (188 voti), sostenuta anche da cossuttiani dissidenti e dai neotrotzkisti di Bandiera Rossa. La mozione Cossutta ottiene 112 voti, quella Ferrando, anch'essa anti-governativa, ottiene 24 voti. Il 5 ottobre Armando Cossutta si dimette da presidente del partito. Molti iscritti al partito si autoconvocarono, allora, presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma per impedire la rottura con il governo, ma Bertinotti è irremovibile nel sostenere la scelta democratica del Cpn.
Il 9 ottobre il capogruppo alla Camera, Oliviero Diliberto, annuncia che la maggioranza dei parlamentari diRc avrebbe votato a favore del governo Prodi. Bertinotti si dichiara invece per la sfiducia e Diliberto ha il compito di spiegare a Montecitorio i motivi per cui Rifondazione non rinnova la fiducia all'esecutivo, scelta che lui per primo non condivide. Al termine delle dichiarazioni di voto e delle operazioni di conta, il governo cade per un solo voto. Due giorni dopo i sostenitori della mozione di Cossutta abbandonarono il PRC per dare vita al Partito dei Comunisti Italiani. Si procedette così alla costituzione di nuovi governi di centro-sinistra, prima a guida di Massimo D'Alema poi di Giuliano Amato, sostenuti organicamente dai Cossuttiani.
Dalla scissione del Pdci - L'inizio del nuovo corso bertinottiano (1998-2000) [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Storia del Partito della Rifondazione Comunista (1998-2000).
La fuoriuscita dei Comunisti Italiani spinge Rifondazione a sviluppare un nuovo corso più movimentista secondo le idee ingraiane e massimaliste del suo leader. La scissione cossuttiana indebolì il partito di voti, iscritti e risorse economiche, tanto che viene sospesa la pubblicazione di Rifondazione.
Nel 1999 si svolge il IV congresso del Prc che vede presentate due mozioni: quella del segretario, sostenuta da bertinottiani, ex-cossuttiani e maitaniani (Bandiera Rossa), e quella trotzkista radicale di Ferrando, Grisolia e Ricci. La prima mozione passa con l'84% dei voti. Per la prima volta la parola "Rifondazione" fa ingresso nel simbolo del partito. Bertinotti non chiude però del tutto le porte al centro-sinistra, soprattutto a livello locale. A giugno le elezioni europee del 1999 sono un fiasco, il PRC ottiene il 4% dei voti (contro l'8% delle politiche). Il calo è solo in parte spiegato dal 2% del Pdci. Nel Cpn del 4 luglio, Bertinotti avanza l'idea di un «forum» aperto alla «sinistra antagonista ed ai movimenti anti-liberisti».
Il PRC non riesce, però, a cogliere l'ampiezza del "fenomeno movimenti", tanto che a Seattle per protestare contro il terzo meeting dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, sarà presente la sola presidente dei Verdi, Grazia Francescato. Il Prc non parteciperà, del resto, ad analoghi momenti organizzati dal "popolo di Seattle" durante il 2000. Il Prc preferisce puntare molto sulla Conferenza intergovernativa dell'Unione Europea di Nizza del dicembre 2000. Il successo dell'iniziativa, alla quale partecipano solo PRC e Verdi, permise al partito di guardare in modo nuovo al rapporto con i movimenti.
In aprile, alle elezioni regionali il PRC preferisce fare accordi di desistenza con il centrosinistra in tutte le regioni tranne che in Toscana, ma in Lombardia molti dirigenti locali di Rifondazione non sostengono il candidato dell'Ulivo Mino Martinazzoli e preferiscono schierarsi con Nerio Nesi del Pdci; cosa analoga accade in Piemonte dove alcuni rifondini votano la verde Francesca Calvo e non l'ulivista Livia Turco). Ciò nonostante la Casa delle Libertà, la nuova coalizione del centrodestra, vince in ben 8 regioni su 15.
La costruzione di una rifondazione movimentista (2001-2003) [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Storia del Partito della Rifondazione Comunista (2001-2003).
Dopo la contestazione di Nizza e con l'avvicinarsi del ritorno del centrodestra al governo, Bertinotti decide di puntare ideologicamente verso un partito più marxista e meno leninista, più movimentista e di opposizione. Si va quindi verso una rifondazione del partito su basi totalmente nuove. Il disegno del segretario non è esplicitato subito e si concretizza per tappe. A prima tappa è il 21 gennaio del 2001, quando in occasione degli ottant'anni dalla fondazione del Pci, a Livorno Bertinotti chiede ai militanti di riscoprire la radice marxista, ma di sradicare dal partito qualsiasi residuo di stalinismo.
Il 13 maggio dello stesso anno sono previste le elezioni politiche: dopo una lunga trattativa tra Ulivo e PRC, Rifondazione decide alla Camera di concorrere solo nella quota proporzionale (patto di "non belligeranza"), e di presentarsi al Senato come forza indipendente. I risultati non sono dei migliori, anche se il Prc risulta l'unico partito fuori dai poli a superare lo sbarramento del 4% (ottenne infatti il 5%), ma al Senato il mancato accordo tra Ulivo e Prc permette ai conservatori di conquistare ben 40 seggi. Per questo motivo il Prc sarà oggetto di durissime critiche da parte del centrosinistra.
Il Prc continua nel dialogo con i movimenti e si rende tra i protagonisti del Genoa Social Forum (vedi Fatti del G8 di Genova), aggregazione di associazioni anti-G8, il cui portavoce è Vittorio Agnoletto, già candidato dal Prc alla Camera e proveniente da Dp. Gli scontri di Genova e i suoi giovani anticapitalisti sembrano indicare definitivamente al gruppo dirigente del Prc lo sbocco naturale del bertinottismo: i movimenti no-global.
Più tardi la stagione delle guerre Usa (Afghanistan, Iraq) accentua nel PRC l'antimilitarismo e il pacifismo, tanto che il 5 marzo 2003, Bertinotti aderisce, con altri esponenti politici e sindacali, a una giornata di digiuno indetta dal Vaticano «contro la guerra e il terrorismo». Dal 14 ottobre 2001 il PRC partecipa stabilmente alla tradizionale Marcia per la pace Perugia-Assisi e Bertinotti spinge affinché il pacifismo di Rifondazione approdi alla vera e propria nonviolenza.
Al Cpn del 15 e 16 dicembre 2001 vengono intanto approvate le 63 tesi su cui verterà il successivo V congresso del partito. A redigerle è Paolo Ferrero, già trotzkista all'opposizione nel partito, e ora l'uomo che Bertinotti ha voluto per far svoltare il partito.
Il 4 aprile del 2002 si apre così il V congresso del Prc. Nella sua relazione introduttiva, Fausto Bertinotti pone subito «il problema della costruzione di un nuovo progetto politico», per «costruire un'alternativa di modello sociale e di democrazia, che può diventare anche alternativa di governo, fondata sulla duplice discriminante del no alla guerra e alle politiche neo-liberiste. E, contestualmente, si propone di rifondare la politica, a partire dalla ripresa della sua ambizione più alta, quella di trasformare la società capitalistica», Bertinotti ribadisce anche che «lo stalinismo è incompatibile col comunismo» e pone come alternativa il modello proposto da Frei Betto.
Sul fronte lavoro, il Prc si impegna per la difesa dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che dal 17 agosto 2001 Banca d'Italia, Confindustria e Governo spingono per l'abrogazione. Bertinotti lancia la proposta di un referendum che estenda le tutele dell'articolo 18 anche alle aziende sotto i 15 dipendenti. La proposta referendaria è accolta favorevolmente dai Verdi, dalla corrente Ds Socialismo 2000 di Cesare Salvi, dalla Fiom e da parte della Cgil. Nel frattempo, dopo la grande mobilitazione sindacale guidata dalla Cgil del marzo 2002, il governo Berlusconi rinuncia a modificare l'articolo 18. Tuttavia la consultazione referendaria si terrà comunque nel giugno 2003 risultando però nulla data la scarsa aflfuenza alle urne (25,5% degli aventi diritto, 10.572.538 i "sì").
Nel medesimo periodo nel PRC nascono prese di posizione contro Cuba: il 29 aprile del 2003 alla Camera si vota sulle misure da prendere contro lo stato caraibico che in quei giorni aveva incarcerato 75 oppositori di destra e ne aveva fucilato altri 3, rei di aver dirottato un traghetto nel porto de L'Avana.
Vengono approntate 4 distinte mozioni dalla CdL, dall'Ulivo, dal Prc e dal Pdci. Solo quella del Pdci non condanna Cuba. Le risoluzioni dell'Ulivo e di Rifondazione, pur non invocando le sanzioni, condannano entrambe il regime castrista. Il Prc, in tal modo, inizia l'allontanamento dal governo di Fidel Castro.
Nel Cpn del 3 e 4 maggio, Bertinotti viene bersagliato da forti critiche per la scelta su Cuba. Il segretario chiarisce che «la questione sulla pena di morte non è solo una questione etica, ma anche politica. La pena di morte va rifiutata hic et nunc, senza se e senza ma. Non credo che la divergenza verta sulla storia di Cuba».
Il 9 maggio esce su Liberazione un articolo di Fulvio Grimaldi (già giornalista del Tg3) in difesa di Fidel Castro. Il giorno dopo Grimaldi viene sostituito con Fabrizio Giovenale. Il caso Castro si riaprirà nel Prc in occasione della convocazione a L'Avana di più di 600 personalità di 70 paesi per un "Incontro Internazionale contro il terrorismo, per la verità e la giustizia" da tenersi nel giugno del 2005. A rappresentare l'Italia, Cuba invita solo il Pdci ed esclude il Prc, ma accetta comunque una delegazione della corrente L'Ernesto, guidata da Claudio Grassi. Il responsabile esteri Gennaro Migliore afferma: «È un fatto singolare, grave e incongruo nei rapporti tra i nostri partiti, che sono stati sempre corretti. Rifondazione è solidale con le lotte del popolo cubano, ma rivendica la possibilità di criticare quanto non va in quella esperienza».
Verso l'Ulivo invece è disgelo: il 6 marzo 2003 a Montecitorio tutti i leader de L'Ulivo tornano a sedersi a un tavolo con Bertinotti. Alla fine dell'incontro con L'Ulivo, vengono anche costituite tre commissioni paritetiche per creare delle prime convergenze di programma. Il 16 maggio Bertinotti precisa la sua idea di accordo organico con L'Ulivo: «Siamo disponibili solo a un accordo di programma, non a riesumare vecchie formule come la desistenza».
Il 17 giugno la Direzione Nazionale del Partito, riunita per analizzare il risultato referendario, dà il via libera alla ricerca di nuove intese con l'Ulivo, con 21 voti favorevoli, 5 contrari (tutti della corrente Ferrando), e 10 astenuti. Ferrando è contrario e chiede di «avviare immediatamente un congresso straordinario». Anche il Cpn del 28 e 29 giugno sarà d'accordo, e stavolta il documento sarà votato da tutta la maggioranza uscita dall'ultimo congresso (68 sì, 14 no, 1 astensione). Viene così definitivamente abbandonata l'idea lanciata nel 2000 di «rompere la gabbia del centrosinistra». Secondo i bertinottiani perché questa è stata rotta, mentre per le opposizioni interne così facendo il Prc accetta di entrare nella gabbia e in modo docile.
Pochi mesi dopo Bertinotti imprime l'accelerazione sulla rifondazione del partito e fa definitivamente sterzare il partito verso la nonviolenza, generando lacerazioni consistenti nel Partito.
Con il Partito della Sinistra Europea verso il Governo (2004-2006) [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Storia del Partito della Rifondazione Comunista (2004-2006).
Dalla fine del 2002, Bertinotti intesse dialoghi coi leader europei dei partiti antiliberisti di varia estrazione. L'obiettivo è quello di fondare «un partito europeo di sinistra alternativa». Non è una nuova internazionale "europea" di partiti comunisti, visto che è aperto anche a partiti socialisti massimalisti. Del progetto il Partito è pressoché all'oscuro e ne avrà piena conoscenza solo il giorno della fondazione del Partito della Sinistra Europea, il 10 gennaio del 2004 a Berlino, nella stessa stanza dove nella notte di capodanno del 1918 Rosa Luxemburg fondò con Karl Liebknecht il Partito Comunista Tedesco.
A firmare l'appello fondativo saranno 11 partiti su 19 presenti, compreso Bertinotti per il Prc perché è «una rottura di continuità con il passato, che non può limitarsi a rinnegare stalinismo e leninismo, ma che introduce la nonviolenza come elemento di riforma del comunismo medesimo». Si decide altresì, su idea di Bertinotti, di recarsi ad omaggiare la tomba della Luxemburg e di ripetere l'iniziativa ogni anno nella seconda settimana di gennaio.
La fondazione della SE lascia buona parte del Partito contrariata, prevalentemente perché l'adesione non è preventivamente passata per gli organi decisionali del Partito (in primo luogo il CPN). Il malumore emergerà nella Direzione Nazionale del 28 gennaio, dove l'adesione alla SE passa con appena 21 sì, 17 no (tra cui due "bertinottiani") e un'astensione. Il 6 e 7 marzo tocca al Cpn la decisione definitiva. La maggioranza si sfalda e vengono presentati 5 documenti. Il documento del segretario passa comunque con 67 sì e 53 no. Viene così modificato anche il simbolo del Prc, dove viene aggiunta un'"unghia" rossa con scritto Sinistra Europea. Nello stesso Cpn passa anche la linea di proseguire l'unità d'azione col centrosinistra con 82 sì ("bertinottiani" e "grassiani").
Con questo voto positivo, il Prc può partecipare l'8 e 9 maggio a Roma al Congresso fondativo della SE, dove Fausto Bertinotti viene eletto presidente all'unanimità.
L'11 ottobre del 2004 tutti i partiti dell'Ulivo decidono di allargare la coalizione all'Italia dei Valori e a Rifondazione Comunista e danno vita alla Grande Alleanza Democratica (Gad).
Contestualmente la neonata Gad decide di tenere delle elezioni primarie per trovare un proprio leader «entro febbraio» 2005.
Durante l'autunno 2004, Bertinotti incomincia un duro braccio di ferro con la Gad per imporre la candidatura di Nichi Vendola a Presidente della Regione Puglia, in alternativa a quella dell'esponente della Margherita Francesco Boccia. Il 20 dicembre si arriva al compromesso di organizzare delle elezioni primarie in Puglia tra Boccia e Vendola per il 16 gennaio 2005. A sorpresa vince Vendola, seppur di strettissima misura e nonostante il fatto che tutti gli altri partiti del centrosinistra, compreso il Pdci, si fossero schierati col suo rivale.
Due giorni dopo, 18 gennaio, la Gad a Roma decide di rinviare le primarie nazionali a maggio. Bertinotti lancia con decisione la sua candidatura, mentre si aggiungono anche quelle di Alfonso Pecoraro Scanio e di Antonio Di Pietro.
Nel mezzo si svolgono le regionali in 14 regioni il 3 e il 4 aprile e un nuovo cambio di nome: la Gad diventa l'Unione. L'Unione vince in 12 regioni su 14, compresa la Puglia con Vendola, che diventa il primo presidente di regione della storia del Prc.
In ottobre la partecipazione alle elezioni primarie per il candidato dell'Unione alla presidenza del Consiglio sarà superiore di sette volte rispetto ai pronostici, ma Bertinotti arriva secondo dietro Prodi, raccogliendo 631.592 voti ovvero il 14,7% dei votanti, un risultato che viene giudicato dagli analisti leggermente negativo, creando ulteriori malumori nell'opposizione del partito.
Dal 2004 il Prc si ritrova diviso in due su moltissime questioni e Bertinotti riesce a far passare le sue proposte in Dn e Cpn con margini molto ristretti. In un simile clima, il VI congresso si pone come un vero e proprio regolamento di conti fra correnti. Nel Cpn del 30 e 31 ottobre la maggioranza decide di andare a un congresso a mozioni contrapposte, scontentando l'Ernesto che chiedeva un congresso a tesi emendabili.
Il Cpn del 20 e 21 novembre licenzia ben 5 documenti congressuali, rappresentativi delle 5 anime del partito. La mozione congressuale ("L'alternativa di società") di Bertinotti ottengono il 59% dei voti. La tesi vincente dei bertinottiani si presenta in forma molto snella e conferma tutte le svolte degli ultimi anni. I congressi di circolo si giocano in un clima teso e di sospetto, perché le minoranze denunciano un aumento imprevisto e eccessivo di tesserati che, a loro dire, servono a far vincere agilmente il congresso a Bertinotti.
Il 3 marzo al Palazzo del Cinema del Lido di Venezia, si apre quello che verrà da molti ricordato come il congresso più violento del Prc. Bertinotti può contare su 409 delegati, Grassi su 181, Ferrando e Malabarba su 45 ciascuno e Bellotti su 11. Bertinotti apre assicurando che è l'ultima volta che si fa eleggere segretario e che punta a un «ricambio generazionale» con i giovani che non hanno conosciuto il Partito Comunista Italiano o Democrazia Proletaria. Negli stessi giorni del congresso, Pietro Ingrao e Pietro Folena (Ds) si avvicinano a Rifondazione, il primo aderendovi. Bertinotti viene rieletto dal Cpn con 143 sì, 85 no e 2 astenuti (30 i non partecipanti al voto), nonostante le 4 minoranze abbiano poi deciso di coalizzarsi quando hanno saputo che la segreteria non sarebbe stata più unitaria (cioè rappresentativa di tutte e 5 le mozioni), ma solo di esponenti vicini al nuovo segretario. In ogni caso il congresso dà il via libero definitivo al Prc di essere forza di governo in caso di vittoria de l'Unione nel 2006.

Franco Giordano
Alla fine del 2005, dopo tre legislature, viene ripristinata una legge elettorale proporzionale, da sempre gradita al Prc, ma stavolta con liste bloccate. Il Cpn del Prc, a maggioranza, approva le candidature del partito, tra cui vari indipendenti, come Francesco Caruso, noto leader no-global, e la transgender Vladimiro Guadagno in arte Vladimir Luxuria. Alle minoranze (rappresentative di oltre il 40,5 del partito) vengono anche assicurati 9 candidati sicuramente vittoriosi pari al 14% degli eletti totali. Trova posto in Senato anche Marco Ferrando, capofila della minoranza troskista. La candidatura di Ferrando farà più discutere, perché questi dichiarerà - in una intervista al Corriere della Sera - di stare dalla parte dei resistenti iracheni anche quando sparano contro gli italiani. La segreteria nazionale escluderà allora Ferrando dalle elezioni, sostituendolo con la pacifista Lidia Menapace.
Alle elezioni politiche del 9 e 10 aprile 2006, l'Unione ottiene una vittoria di misura e Rifondazione Comunista ottiene un grande successo al Senato della Repubblica con il 7,4%, mentre alla Camera dei deputati conferma la sua forza con il 5,8%.
Grazie alla nuova legge elettorale, Rifondazione è la lista che più ha guadagnato in termini di seggi: 52 in più rispetto al 2001, (41 deputati e 27 senatori). In Basilicata, per la prima volta, il Prc elegge un senatore ed in Sardegna passa dal 4% all'8,2%. Nelle aree metropolitane ottiene risultati migliori che in quelle rurali, ad esempio a Napoli il Prc ha ottenuto il 9,7%. In alcune province il Prc si posiziona come secondo partito dell'Unione, sorpassando la Margherita: è successo a Roma, con il 9,4% di preferenze al Senato (7,9% alla Camera), a Livorno che supera il 18%, a Massa con il 15%, a Firenze con l'11%, a Pisa con il 12%, a Perugia e a Lucca con il 10%.
Fausto Bertinotti il 29 aprile viene eletto Presidente della Camera dei deputati alla quarta votazione. A seguito della sua elezione, il Cpn del 7 maggio elegge Franco Giordano nuovo Segretario Nazionale del Partito.
L'entrata al governo non piace alla sinistra del Prc in particolare a Progetto Comunista, la corrente del partito con le posizioni più estreme, contraria alla coalizione de L'Unione e trotskista, il suo portavoce era Marco Ferrando. Nel congresso del 2002 raccolse oltre l'11% dei consensi presentandosi insieme con il gruppo denominato FalceMartello. Riferimento internazionale dell'area era il Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale, organizzazione trotzkista scissasi dal Segretariato Unificato nel 1997 con sede a Buenos Aires. Al sesto congresso ha ottenuto il 6,5% dei voti. Con la candidatura a parlamentare (poi ritirata dagli organismi dirigenti nazionali del PRC) di Marco Ferrando, l'area si divise. Alcuni, infatti, capeggiati da Francesco Ricci fondarono un nuovo gruppo: PC-ROL.
Il 22 aprile 2006 il PRC perderà l'area PC-ROL (poi Partito di Alternativa Comunista), quindi il 18 giugno fuoriesce il gruppo fedele a Ferrando che darà vita al Partito Comunista dei Lavoratori, infine nel dicembre 2006 il Partito perde il gruppo guidato da Luigi Izzo (Progetto Comunista -Area Programmatica, scissosi da Progetto Comunista nel 2003) che prenderà il nome di Associazione Unità Comunista; della terza mozione del VI Congresso rimarrà nel Partito solo il gruppo guidato da Marco Veruggio, Alì Ghaderi e Bruno Manganaro che non condividendo la scissione si costituiscono nell'area Controcorrente.
Rifondazione al governo (2006-2008) [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Storia del Partito della Rifondazione Comunista (2006-2008).
Il 17 maggio 2006 nasce il governo Prodi II e, per la prima volta in 15 anni di vita, Rifondazione aderisce direttamente con una sua delegazione ad un esecutivo.

Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà Sociale del Governo Prodi II, durante un comizio elettorale a Sarzana
Unico ministro di Rifondazione è Paolo Ferrero, con delega alla Solidarietà Sociale. Patrizia Sentinelli è viceministro agli Esteri; mentre i 6 sottosegretari sono Alfonso Gianni (Attività Produttive), Franco Bonato (Interno), Danielle Mazzonis (Beni Culturali), Donatella Linguiti (Pari Opportunità), Laura Marchetti (Ambiente) e Rosa Rinaldi (Lavoro). Il nuovo presidente del gruppo alla Camera è Gennaro Migliore. Al Senato capogruppo è Giovanni Russo Spena.
Il PRC non vive una fase serena. Infatti, vengono subito al pettine i nodi della difficile convivenza tra le istanze di chi come il Prc si fa portatore di politiche di marcata discontinuità col passato, e chi invece preferisce attuare politiche più moderate. Malgrado il programma comune de l'Unione, il Prc percepisce ben presto di essere in difficoltà, stritolata tra lealtà istituzionale (rafforzata dalla delicata presenza di Bertinotti alla presidenza della Camera) e di coalizione, e lealtà verso il proprio elettorato di riferimento.
Chi maldigerisce la situazione lo manifesta subito: il 19 luglio si dimette da deputato Paolo Cacciari che, insieme ad altri rifondaroli di minoranza, aveva dichiarato di essere pronto a votare contro il rifinanziamento delle missioni all'estero. Nascono i cosiddetti "senatori dissidenti" che sarebbero poi stati minacciati di espulsione dal segretario Giordano. Le dimissioni di Cacciari vengono però respinte dai suoi colleghi.
Poco dopo tornano le manifestazioni di piazza contro la legge finanziaria del 2007. Vi partecipano, non senza polemiche, esponenti di Rifondazione.
Per riportare la quiete nel partito, a dicembre viene lanciata l'idea di una "Conferenza Nazionale di Organizzazione" per la fine di marzo del 2007, nell'intento di svolgere delle assemblee di partito di ogni grado come in un congresso, dove poter però verificare lo stato di salute del partito stesso.
Il 21 febbraio 2007 Prodi si dimette e segue una crisi di una settimana, causata dalla mancata approvazione al Senato dell'ordine del giorno sulla politica estera. La bocciatura avviene sostanzialmente per il mancato appoggio di tre senatori a vita, ma non erano mancate le strumentalizzazioni per la non partecipazione al voto del senatore di Rifondazione e storico esponente dell'area Sinistra Critica Franco Turigliatto, uscito polemicamente dall'Aula insieme al senatore Fernando Rossi. Il senatore viene quindi sanzionato con la pena massima dell'allontanamento dal Partito per due anni (art. 52 dello Statuto del Prc)[2] (viene dunque espulso) dal partito. Il senatore Turigliatto decide dunque le sue dimissioni da senatore inviando una lettera al Presidente Marini, poco tempo dopo però ritira le sue dimissioni (dopo che un'assemblea della sua corrente glielo aveva richiesto) e conserva dunque il seggio in Senato.
È comunque una svolta. Da un lato la parte più radicale del Prc solidarizza con Turigliatto ritenendo eccessivo il ricorso all'allontamento e allargando il divario con la maggioranza bertinottiana, dall'altra quest'ultima capisce che sarà dura se non impossibile continuare a stare al governo (nel frattempo ripresosi) con tali fibrillazioni interne ed esterne. Così, dopo 10 mesi di silenzio, Bertinotti decide di riprendere in mano la situazione e di proporre una soluzione.
Il 25 febbraio Bertinotti lancia infatti dalla prima pagina di Liberazione l'idea di riunire la sinistra per rafforzarla, cosa che Rifondazione voleva in verità già concretizzare con la fondazione della sezione italiana della Sinistra Europea. La novità consiste però nel non escludere il Pdci, come finora era accaduto, ponendo l'idea di un'unità generica, che non implichi la Se, come da anni chiedeva il partito di Diliberto.
Alla Conferenza di organizzazione le minoranze interne al partito pongono alcune questioni critiche: Essere Comunisti si spacca e l'area de "L'Ernesto" (dal nome della rivista, erede dell'esperienza di "Interstampa") si organizza autonomamente. Sinistra Critica, chiamata anche Erre (dalla rivista), che aveva come leader l'ex - senatore Luigi Malabarba ed erede della corrente fondata da Livio Maitan Bandiera rossa (dal nome della rivista), e contraria già nel 2004 all'entrata del PRC in un possibile governo di centrosinistra l'(11 giugno) inizia il percorso politico che porterà alla fuoriuscita dal partito. Il riferimento internazionale della corrente (che sostiene la scissione dal PRC) è il Segretariato Unificato della Quarta Internazionale, una delle maggiori organizzazioni internazionali trotzkiste. Nell'ultimo congresso a cui si era presentata si era attestata al 6,5%.
Si vanno delineando due tendenze, una legata alla volontà di Fausto Bertinotti di lavorare per un nuovo partito di sinistra che nasca dalla fusione dei partiti a sinistra del costituendo Partito Democratico, superando così il Prc, ma anche la stessa sezione italiana della Sinistra Europea, la quale finalmente vede la luce il 17 giugno e altri esponenti della maggioranza interna, più vicini al segretario Giordano, e le minoranze seppur con diversi accenti, che preferiscono una prospettiva di confederazione che concretizzi l'unità a sinistra, ma senza arrivare a uno scioglimento dei partiti esistenti.
Alle amministrative 2007, Rifondazione subisce varie sconfitte passando mediamente dal 6% al 4% e perdendo alle provinciali circa 30.000 voti; il 9 giugno fallisce il sit-in a Roma, insieme alle altre forze della sinistra di governo, contro la visita del Presidente degli Stati Uniti Bush. Tale destino non coglie invece un'analoga manifestazione cui partecipa la maggior parte dei militanti del PRC. I due episodi rafforzano gli antigovernativi di Rifondazione, mettendo a dura prova la linea di maggioranza.

Piazza San Giovanni, termine della manifestazione del 20 ottobre
L'annuncio della nascita del Partito Democratico (PD), per il mese di ottobre 2007, favorisce un nuovo avvicinamento tra le formazioni a sinistra dei Ds, Rifondazione innanzitutto, ma anche il Pdci, i Verdi e Sinistra Democratica. La necessità di costituire un'azione politica unitaria che raccolga le istanze della sinistra italiana approda nella creazione di un «cantiere per l'unità a sinistra».
Il partito, dai vertici fino a un gran numero di strutture e militanti di base, aderisce alla manifestazione nazionale, convocata dai giornali Liberazione, Il Manifesto, Carta e da 15 personalità della sinistra, che si svolge a Roma il 20 ottobre 2007. All'iniziativa, appoggiata da Rifondazione e dal Pdci, partecipano all'incirca un milione di persone[3][4], unite nella richiesta di una svolta a sinistra da parte del governo Prodi, soprattutto sul tema del lavoro e delle pensioni.
Dopo alcuni mesi il cantiere della sinistra, definito giornalisticamente "Cosa Rossa", ha una forte accelerazione e culmina l'8 e 9 dicembre 2007 con l'Assemblea della Sinistra e degli Ecologisti, durante la quale viene varata la nuova federazione La Sinistra - l'Arcobaleno che vede uniti sotto un unico simbolo i quattro partiti di Prc, Pdci, Sd e Verdi.
A gennaio 2008 cade il Governo Prodi, in seguito al mancato ottenimento della fiducia in Senato, per il voto contrario dell'UDEUR e di altri senatori. Il Prc si dichiara disponibile alla formazione di un governo istituzionale che possa modificare la legge elettorale vigente, pur affermando la propria contrarietà alla formazione di nuove maggioranze che includano i partiti della Casa delle Libertà. In un'intervista, Franco Giordano dichiara che non sarebbero state più possibili alleanze con il centro moderato, definito trasformista.[5]
La campagna elettorale parte il 9 febbraio in corrispondenza dell'Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori tenutasi a Torino presso il Parco della Pellerina.
Rifondazione fuori dal Parlamento e la sconfitta del bertinottismo (2008) [modifica]
Il PRC si presenta nel cartello della Sinistra Arcobaleno, guidato da Fausto Bertinotti come "candidato premier", per la prima volta senza la falce e il martello. Ma il progetto registra un clamoroso insuccesso, travolto dal bipolarismo accentuato fra il Partito Democratico e il Popolo della Libertà, da un marcato astensionismo e da un'emorragia di voti verso formazioni di diversa natura[6]. Ottiene soltanto il 3% dei voti, insufficienti a superare la soglia di sbarramento e lasciando così PRC, PdCI, Verdi e SD senza alcuna rappresentanza parlamentare nazionale.[7][8] Bertinotti, come annunciato già in apertura di campagna elettorale, dichiara la sua indisponibilità ad assumere altri incarichi di direzione politica. Il 19 aprile il segretario Giordano si presenta dimissionario rimettendo il proprio mandato al Cpn che affida la guida del PRC a un Comitato di Gestione composto da 12 persone (il portavoce è individuato in Maurizio Acerbo), incaricato di traghettare il partito verso il VII Congresso. L'ex maggioranza bertinottiana di Venezia si presenta divisa su tre documenti distinti, di cui uno, Disarmare Innovare Rifondare Sito ufficiale, non darà mai vita ad una corrente per bocca del suo stesso promotore Walter De Cesaris, ex coordinatore della segreteria uscita dal Congresso di Venezia.[9] Altro esponente di spicco del documento congressuale era Franco Russo, che aveva presentato un documento analogo al Cpn del 20 aprile 2008. L'area proponeva di celebrare un congresso non deliberativo ma di riflessione sulla sconfitta e che attraverso una gestione collegiale eviti spaccature e frazionismi. Ha raccolto appena l'1,52% dei voti congressuali contribuendo all'approvazione del documento finale del Congresso (pro-Ferrero), ma non votando per l'elezione del segretario in CPN.
Il VII congresso si svolge a Chianciano Terme dal 24 al 27 luglio 2008 con cinque mozioni che dimostrano l'esistenza di un forte dibattito interno, alla luce delle scelte maturate negli ultimi anni dal partito. Lo scontro per la segreteria è tra Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, sostenuto dalla parte più consistente della vecchia dirigenza del partito, la maggior parte dei cosiddetti ex bertinottiani, e l'ex ministro Paolo Ferrero (anche lui sostenuto, in parte, da alcuni ex bertinottiani, favorevoli però ad una profonda autocritica rispetto alla passata gestione del partito). Il primo ritiene che si debba proseguire con gli sforzi per costruire un nuovo soggetto politico della sinistra. Il secondo sostiene che bisogna ripartire dalla difesa del PRC e del suo progetto originario.
All'inizio del congresso la mozione Vendola si presenta con la maggioranza relativa, ma lo scontro si acuisce nei giorni di dibattito mentre le minoranze si coalizzano attorno alla linea di Ferrero che, il 27 luglio, viene approvata con il 53% dei voti (342 delegati su 646)[10]. Lo stesso giorno Ferrero viene proclamato segretario con il 51% dei voti (142 su 280). Il risultato viene raggiunto a seguito di un accordo fra la mozione Ferrero-Grassi, (che da sola si presentava con il 40,3%), l'Ernesto di Fosco Giannini (7,7%) e i trotskisti di FalceMartello (3,2%) guidati da Claudio Bellotti. Il neo-segretario Ferrero spiegherà che l'accordo è fondato su tre elementi: «Rifondazione c'è oggi e domani; rilancio di un'opposizione sociale al governo Berlusconi; maggiore autonomia dal Partito Democratico». Per la prima volta la dirigenza bertinottiana è in minoranza.
La svolta a Sinistra e la scissione di Rifondazione per la Sinistra [modifica]
Il 13 settembre 2008 vengono eletti i nuovi organismi dirigenti del partito.
La nuova gestione del partito si propone di dar vita ad una stagione di lotta che porti di nuovo il Partito della Rifondazione Comunista nelle strade e nelle piazze: il PRC si schiera a fianco delle rivendicazioni studentesche contro i provvedimenti del Ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini e delle lotte sindacali come lo sciopero generale indetto dalla sola CGIL il 12 dicembre 2008. Significativo è stato anche l'apporto dato alla raccolta firme per il referendum sul Lodo Alfano.
Nonostante gli inviti a una gestione unitaria del partito, la neonata minoranza vendoliana Rifondazione per la Sinistra (RPS), entra in conflitto con la maggioranza accusata di voler fare tabula rasa delle rielaborazioni attuate durante la segreteria di Bertinotti. In modo particolare da settembre si apre un conflitto molto duro intorno a Liberazione che secondo la maggioranza non corrisponde minimamente alla linea del partito, configurandosi come voce della minoranza vendoliana. Motivando il provvedimento con la crisi di vendite, la dirigenza del partito sostituisce il direttore Piero Sansonetti durante la Direzione Nazionale del 12 gennaio 2009. La risposta della minoranza è immediata: 25 memdri su 28 di RPS si dimettono dalla Dn[11] e inizia il percorso, più volte rallentato o negato, di una scissione per perseguire il progetto della costituente della sinistra, in sintonia con Sinistra Democratica.
Il 21 gennaio 2009 Vendola annuncia, a titolo personale, la sua uscita da Rifondazione, in attesa che altri facciano altrettanto durante il seminario di RPS a Chianciano il 24 e 25 gennaio.
Il 24 gennaio infatti si ufficializza la scissione dal PRC[12] I principali esponenti della Rifondazione per la Sinistra che aderiscono al neo Movimento per la Sinistra sono Franco Giordano, Gennaro Migliore, Alfonso Gianni ed il leader Nichi Vendola. Come preannunciato[13] i principali esponenti che avevano aderito alla mozione di Vendola che rimangono invece all'interno di Rifondazione sono l'ex vice-presidente del Senato Milziade Caprili, l'europarlamentare Giusto Catania e Augusto Rocchi con lo scopo proseguire le battaglie di RPS. Fausto Bertinotti ha annunciato che non rinnoverà la propria iscrizione al PRC ma che non aderirà al Movimento per la Sinistra, dando comunque l'appoggio a questo soggetto.[14]. Secondo il PRC, ad abbandonare il partito con Vendola saranno tra gli 8 e i 10mila iscritti[15].
Le Elezioni Europee del 2009 [modifica]
In seguito all'approvazione dello sbarramento al 4% per l'elezione al Parlamento europeo, il PRC ha intensificato i contatti per la creazione di una lista "anticapitalista e comunista", proponendo l'apertura delle liste di Rifondazione Comunista ad altre soggettività facenti riferimento al gruppo GUE-NGL. L'intesa viene raggiunta con i Comunisti Italiani,[16] da tempo fautori di un'unità dei comunisti, ma non con Sinistra Critica che dopo una lunga trattativa ha rifiutato l'alleanza per divergenze sul simbolo e le candidature ed ha rinunciato a presentarsi alle Europee. Il 7 marzo 2009 al Teatro Carcano di Milano viene organizzata un'assemblea alla presenza di Lothar Bisky e di Alexis Tsipras, con la presenza dell'eurodeputato Vittorio Agnoletto, per lanciare la lista di sinistra in Italia.
Il 28 marzo viene annunciato che PRC, PdCI, Socialismo 2000 e Consumatori Uniti, si sarebbero presentati in una lista unica dove il PRC detiene il 60% delle candidature[senza fonte], dando così concretezza alla proposta della Direzione Nazionale del PRC dell'11 febbraio precedente «di promuovere una lista da presentare alle prossime elezioni europee che, partendo dalla presentazione del simbolo di Rifondazione Comunista-SE, condivida la scelta di appartenenza al GUE-NGL, unisca tutte le forze anticapitaliste, comuniste, di sinistra, sulla base di contenuti alternativi al progetto di Trattato di Lisbona e all’impostazione neoliberista e militarista dell’Unione Europea»[17]. Sembra quindi concretizzarsi un embrione della "Costituente comunista" già invocata in passato da PRC e PdCI, oltre che da numerosi altri gruppi.

Il Circo Massimo alla conclusione della manifestazione del 4 aprile 2009
Particolarmente rilevante è stato l'impegno profuso dal PRC per la manifestazione nazionale della CGIL del 4 aprile 2009, che ha visto la partecipazione di quasi tre milioni di persone secondo gli organizzatori.
All'intervista di Fausto Bertinotti che ha dichiarato il suo sostegno alla lista Sinistra e Libertà ed ha auspicato un big bang della sinistra italiana[18], ha risposto il segretario Paolo Ferrero affermando che l'idea del "tanto peggio tanto meglio" rischia di cancellare la sinistra italiana stessa.[19]
Alle elezione europee la Lista Anticapitalista (di cui fa parte Rifondazione) ottiene il 3,40% venendo quindi esclusa dal Parlamento Europeo. Ferrero presenta le dimissioni da segretario che vengono respinte dal Comitato Politico Nazionale.
Il percorso unitario della Federazione della Sinistra [modifica]
Si procede intanto alla ricomposizione della frattura avvenuta nel 1998 con il PdCI e il 18 luglio 2009 nasce la Federazione della Sinistra, che riunisce le formazioni che si erano presentate alle Europee con la Lista Comunista.
In seguito all'attentato contro le truppe italiane in Afghanistan Rifondazione Comunista e la Federazione della Sinistra chiedono il ritiro dei militari impegnati nella missione, giudicata come un'occupazione piuttosto che come opera di peace-keeping.
Quando la Corte Costituzionale boccia il lodo Alfano, il PRC chiede le dimissioni del Presidente del Consiglio Berlusconi, stigmatizzandone inoltre le dichiarazioni con cui il premier accusava i giudici dell'Alta Corte di essere di parte.
Nel settembre 2009 Augusto Rocchi e Rosa Rinaldi dell'area Rifondazione per la Sinistra entrano in Segreteria nazionale. Contestualmente ne esce Claudio Bellotti di FalceMartello il quale mantiene però la direzione dei dipartimenti che gli erano stati affidati.
Il 27 ottobre 2009 in una conferenza stampa congiunta con Antonio Di Pietro, il PRC aderisce ufficialmente alla manifestazione contro Berlusconi prevista per il 5 dicembre[20].
Cinque giorni dopo l'elezione di Pierluigi Bersani a segretario del Partito Democratico, il 30 ottobre quest'ultimo ha un incontro con i rappresentanti dei partiti impegnati a costruire la Federazione della Sinistra (Ferrero per il PRC, Diliberto per il PdCI e Salvi per Socialismo 2000). Al termine di tale incontro si giunge alla conclusione da molti preventivata dell'impossibilità di un'alleanza di governo tra PD e Federazione della Sinistra, mentre convergenze sono state giudicate possibili a livello locale. Si parla anche dell'apertura di un confronto su «il tema della democrazia e di una nuova legge elettorale» da una lato e su «crisi economica e sociale» dall’altro[21].
Il 3 dicembre 2009 viene annunciata la nascita della Federazione della Sinistra che viene lanciata il mattino del 5 dicembre con un'assemblea a Roma.
A seguito degli scandali della cosiddetta loggia P3, il segretario Paolo Ferrero ha rilanciato una manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni del governo ed un'alleanza elettorale nazionale per superare il bipolarismo. Ha però nuovamente negato la possibilità di accordi di governo.[22]
Correnti [modifica]
Rifondazione in movimento: guidata dal segretario del partito Paolo Ferrero e da Giovanni Russo Spena, è la corrente erede della vecchia maggioranza di Democrazia Proletaria che vede in essa l'adesione anche di ex-PCI come Ramon Mantovani. Fautrice, assieme all'ex gruppo dirigente bertinottiano, del rinnovamento culturale attraverso la partecipazione ai nuovi movimenti, si staccherà da essa in seguito alla scelta fatta da parte della vecchia maggioranza di proseguire sulla linea di trasformazione del PRC in una forza non più comunista. Essa propone un maggiore impegno di Rifondazione Comunista nella società e tra i lavoratori in particolare. Rifiuta la liquidazione del partito e la fusione a freddo con altri partiti, preferendovi piuttosto una costruzione della sinistra di tipo confederale e la preservazione dell'identità di partito. Attualmente Rifondazione in Movimento ha, insieme ad altre correnti con cui si è stilato un progetto comune, la maggioranza del partito. I "ferreriani" eletti in Cpn al VII Congresso sono stati 65 su 280 (23,2%) Sito ufficiale
Rifondazione per la Sinistra: nata come mozione Manifesto per la rifondazione per raccogliere i rifondaroli più fedeli alle idee di Fausto Bertinotti, quelle idee cioè che hanno caratterizzato le scelte politiche della maggioranza del partito in modo particolare fra il 1998 e il 2008. Orfana della componente vicina a Paolo Ferrero e nonostante la forte candidatura a segretario nazionale di Nichi Vendola, RPS ha raccolto il 47,3% dei consensi al VII Congresso diventando la corrente più ampia del partito, ma anche l'unica di minoranza. Dopo la rimozione di Piero Sansonetti da direttore di Liberazione (12 gennaio 2009), una buona parte di RPS (compreso il suo leader Vendola) si è scissa dal PRC per fondare il Movimento per la Sinistra (25 gennaio 2009). Quel che resta di RPS si è riorganizzata il 31 gennaio 2009 mantenendo le idee guida del gruppo: superare il PRC facendolo aderire alla costituente di sinistra promossa da Sinistra Democratica. Dal 14 marzo l'area ha come portavoce nazionali Augusto Rocchi e Rosa Rinaldi. Dall'ottobre 2010 è portavoce dell'area Stefano Zuccherini[23]. Dei 134 membri eletti in Cpn al VII Congresso (47,5%), ne sono fuoriusciti 90 sostituiti da altri 25 ex-sostenitori della mozione 2, riducendo così a 69 componenti il peso di RpS nel parlamentino del PRC (31%). Sito ufficiale
Essere Comunisti: è la corrente di Claudio Grassi. Tra marzo e aprile 2007 una crisi interna alla corrente ha portato alla scissione de l'Ernesto. In parte è la riorganizzazione dell'ala sinistra della vecchia corrente di Cossutta, quando questi era ancora presidente di Rifondazione e non del PdCI. Come deducibile dal nome della corrente, essa è molto legata alla tradizione e all'identità comunista. Si riavvicinò all'allora maggioranza in seguito alla vittoria elettorale del 2006 dicendosi disposta ad accettare una federazione plurale della sinistra, per poi allontanarsene nuovamente nel 2008 per allearsi alla componente ferreriana in unìunica mozione congressuale. Al VII Congresso ha eletto 47 membri in Cpn (16,8%). Sito ufficiale
L'Ernesto: prende il nome dalla rivista della corrente di cui è attualmente direttore l'ex senatore Fosco Giannini. La corrente L'Ernesto si è scissa da Essere Comunisti nel 2007 a causa di una serie di divergenze politiche: sulla possibilità di aprire un dialogo con i bertinottiani e sulla necessità di mantenere aperta l'ipotesi di ricostruzione di un partito comunista che recuperi l'esperienza migliore del marxismo e del leninismo (ma anche in dissenso con la scelta di Essere Comunisti di votare a favore dell'allontanamento del senatore Franco Turigliatto dal partito). Su molte questioni come pace, lavoro, governo, sinistra, Cuba, ecc., la corrente L'Ernesto si collocava su posizioni più radicali rispetto alla corrente Essere Comunisti. Oggi accoglie l'appello che chiede l'Unità dei Comunisti(nella sostanza propone una fusione tra PRC e PdCI per costruire un nuovo partito comunista), appoggiato anche da Diliberto. Al settimo congresso la mozione 3 sostenuta da l'Ernesto e dai compagni dei cosiddetti '100 circoli' che avrebbero poi lanciato Sinistra Comunista, ha raccolto il 7,68% di consensi. Attualmente appoggia la nuova maggioranza; si è però verificata una frattura con Gianluigi Pegolo che entra a far parte della segreteria e che fonderà l'area Sinistra Comunista. La minoranza del Cpn guidata da Fosco Giannini avrebbe preferito due membri de l'Ernesto in una segreteria più ampia. Sito ufficiale.
Sinistra Comunista: viene lanciata da Gianluigi Pegolo e Sandro Targetti il 7 novembre 2008, ma nasce di fatto due mesi prima quando una parte (maggioritaria in Cpn) della mozione 3 al VII Congresso (2008) si schiera con Pegolo e contro Giannini sulla proposta di Ferrero di far entrare la mozione con un solo rappresentante, che sarà appunto Pegolo (vedi sopra). Sostengono la necessità del recupero dell'autonomia politica dei comunisti dal centrosinistra, il rilancio del progetto della rifondazione comunista, e che il progetto della Federazione della Sinistra si costruisca "in basso ed a sinistra", senza sciogliere i movimenti esistenti all'interno della stessa. Sito ufficiale
FalceMartello: prende il nome della rivista che la appoggia. Questa corrente si professa trotskista e propone la rottura definitiva con il Partito Democratico, una "svolta operaia" nell'orientamento generale del partito. FalceMartello a livello internazionale si appoggia alla Tendenza Marxista Internazionale [2] di Alan Woods e del defunto Ted Grant. Il primo firmatario della mozione al VII Congresso (2,3% dei voti al CPN, 3,22% al settimo congresso) è stato Claudio Bellotti. Sito ufficiale
Controcorrente: corrente nata il 16 dicembre 2006 per sostituire quella che fu l'area di Progetto Comunista di Marco Ferrando. Può contare su un membro in Direzione Nazionale (Marco Veruggio, già organico alla corrente di Progetto). Si assestano sulle vecchie posizioni di Ferrando, dal quale dissentirono sulla necessità di uscire dal PRC dopo l'approdo di quest'ultimo al governo. Al Cpn del 20 aprile 2008 ha sostenuto il documento politico presentato da l'Ernesto. Controcorrente rappresenta la sezione italiana del Comitato per un'Internazionale dei Lavoratori, e attraverso il gruppo Resistenze Internazionali anche della componente giovanile di tale Comitato chiamata International Socialist Resistance.Sito ufficiale
Scissioni del Prc [modifica]
Rifondazione nasceva con l'intento di proseguire l'attività del disciolto Pci, ma voleva altresì raccogliere gli eredi della tradizione politica della sinistra alternativa. Col tempo sono nati scontri sul profilo politico e culturale da dare al nuovo partito e da ciò sono spesso nate scissioni e miniscissioni. Le più sostanziose sono state quelle dei Comunisti Unitari (poi confluiti nei DS), del Pdci, quest'ultima ha dato vita a un partito realmente duraturo e che è stato concorrenziale per il Prc fino all'aprile 2009, quando ha intrapreso un percorso di federazione e unità d'azione con Rifondazione Comunista. Altre scissioni importanti sono state quelle del Partito Comunista dei Lavoratori di Marco Ferrando e, infine, del Movimento per la Sinistra di Nichi Vendola.
Iscritti [modifica]
1991: 112.835
1992: 117.511
1993: 120.911
1994: 113.495
1995: 115.984
1996: 127.610
1997: 130.509
1998: 117.137
1999: 96.195
2000: 90.422
2001: 91.933
2002: 89.124
2003: 85.770
2004: 97.629[24]
2005: 92.752
2006: 93.196
2007: 87.826
2008: 71.203[25]
2009: 47.061
2010: 35.003 (al 31 ottobre)
Fonte: Dipartimento Organizzazione PRC; Rifondazione (r)esiste
Congressi nazionali [modifica]
I Congresso - Roma, 12-14 dicembre 1991 - Per fondare il partito dell'opposizione per l'alternativa
II Congresso - Roma, 21-24 gennaio 1994 - Una forza comunista per una sinistra di alternativa
III Congresso - Roma, 12-15 dicembre 1996 - Rinnovare la politica per cambiare la società
IV Congresso - Rimini, 18-21 marzo 1999 - Un'alternativa di società
V Congresso - Rimini, 4-7 aprile 2002 - Rifondazione rifondazione rifondazione
VI Congresso - Venezia, 3-6 marzo 2005 - Verso un mondo nuovo
VII Congresso - Chianciano, 24-27 luglio 2008 - Ricominciamo!
Conferenze Nazionali di Organizzazione [modifica]
I Conferenza di Organizzazione - Chianciano Terme, 14-15 giugno 1997 - La costruzione del Partito Comunista di massa dopo il III congresso nazionale
II Conferenza di Organizzazione - Chianciano Terme, 5-6 febbraio 2000 - Il partito interroga se stesso
III Conferenza di Organizzazione - Carrara, 29 marzo-1º aprile 2007
Vertice del Partito [modifica]
Cronologia dei segretari [modifica]
Sergio Garavini (10 febbraio 1991 - 27 giugno 1993)
Fausto Bertinotti (22 gennaio 1994 - 6 maggio 2006)
Franco Giordano (7 maggio 2006 - 20 aprile 2008)
Paolo Ferrero (27 luglio 2008 - in carica)
Capigruppo al Senato della Repubblica [modifica]
Lucio Libertini (1991-1993)
Ersilia Salvato (1993-1996)
Luigi Marino (1996-1998)
Gigi Malabarba (2001-2006)
Giovanni Russo Spena (2006-2008)
Capigruppo alla Camera dei Deputati [modifica]
Lucio Magri (1991-1994)
Famiano Crucianelli (1994-1995)
Oliviero Diliberto (1995-1998)
Franco Giordano (1998-2006)
Gennaro Migliore (2006-2008)
Altri esponenti [modifica]
Pietro Alò
Alberto Burgio
Guido Cappelloni
Aurelio Crippa
Walter De Cesaris
Fosco Giannini
Claudio Grassi
Domenico Jervolino
Raul Mordenti
Gianluigi Pegolo
Giuliano Pisapia
Augusto Rocchi
Rosa Rinaldi (ex-vicepresidente della provincia di Roma)
Massimo Rossi (ex-presidente della provincia di Ascoli Piceno)
Franco Russo
Gino Sperandio
Note [modifica]
^ AntistalinismoPreambolo dello Statuto del PRC
^ La sentenza della Cng
^ Un milione avanti Prodi
^ In piazza siamo un milione ma il governo vada avanti
^ Intervista al quotidiano La Stampa del 25/1/2008 [1]
^ Analisi Gpf sullo spostamento dei voti, l'Unità del 17-04-2008 (estensione .doc)
^ http://www.corriere.it/Politica/2008/elezioni08/disfatta_sinistra_arcobaleno_398c9304-0a28-11dd-bdc8-00144f486ba6.shtml
^ http://www.corriere.it/Politica/2008/elezioni08/parlamentari_rimasti_esclusi_344e6d1a-0a67-11dd-bdc8-00144f486ba6.shtml
^ http://www.disarmareinnovarerifondazione.org/2008/08/07/sconfitti-non-fondiamo-unarea-nel-prc-ma-un-congresso-non-e-la-fine-del-partito/
^ http://www.corriere.it/politica/08_luglio_27/vendola_ritiro_8b3b2250-5bb4-11dd-b836-00144f02aabc.shtml
^ Non si dimettono Luigi Cogodi, Rosa Rinaldi e Augusto Rocchi. Ai tre si affiancheranno in un secondo momento Giusto Catania e Damiano Guagliardi)
^ «Prc, a Chianciano la scissione: Vendola fonda RPS». L'Unità, 24 gennaio 2009. URL consultato in data 24-01-09.
^ PER CONTINUARE IL CAMMINO DI RIFONDAZIONE PER LA SINISTRA
^ «Prc, bertinotti a Ferrero: "Rifondazione è irriconoscibile".». L'Unità, 9 01 2009. URL consultato in data 22-01-09.
^ Su la testa, si riparte!
^ Matteo Bartocci. «Ferrero-Diliberto, c'è l'accordo: verso la lista comunista». Il Manifesto, 01 03 2009, p. 7. URL consultato in data 03-03-09.
^ Odg della Direzione nazionale dell'11.2.2009
^ Fausto Bertinotti: ecco perché voterò Sinistra e Libertà
^ Ferrero risponde a Bertinotti
^ Di Pietro e Ferrero: proviamo tutti insieme a costruire un'opposizione
^ Incontro tra Bersani, Ferrero, Diliberto e Salvi: “Sì a battaglie comuni”
^ Relazione Ferrero CPN 17/7/2010
^ http://rifondazioneperlasinistrarps.blogspot.com/2010/10/rieccoci.html
^ Dato contestato dalle correnti di opposizione
^ Per 19 federazioni si è stimato un calo del 20% rispetto al 2007
Bibliografia storico-critica [modifica]
Fabrizio Clementi, con Fabio Giovannini, La parola al conflitto. Esperienze e proposte degli autoconvocati del Pci (1987-1990), Datanews, 1990
Ritanna Armeni, a cura di e con Vichi De Marchi, Cronache della rifondazione comunista. «Chiamateci compagni», Roma, Edizioni Associate, 1991
Luigi Cortesi, Le ragioni del comunismo. Scritti e interventi per la rifondazione, Teti, 1991
Jean-Yves Dormagen, I Comunisti. Dal PCI alla nascita di Rifondazione comunista. Una semiologia politica, Roma, Koyné, 1996
Costanzo Preve, Ottobre 1998. Dalla scissione del Partito della Rifondazione Comunista al problema più generale della rifondazione del comunismo, in Indipendenza n°5 (Nuova Serie), Agosto/Dicembre 1998
Alessio Diliberto, con Oliviero Diliberto, La fenice rossa, Roma, Robin edizioni, 1998
Alessandro Valentini, La vecchia talpa e l'araba fenice, Napoli, la Città del Sole, 2000
Ersilia Salvato, Parole del mio tempo, Palermo, Sellerio, 2001
Livio Maitan, La Strada percorsa. Dalla resistenza ai nuovi movimenti: lettura critica e scelte alternative, Massari, 2002
Marco Ferrando, L'altra Rifondazione, La Giovane Talpa, 2003
Leonardo Caponi, Rifondazione comunista. La scommessa perduta. Fatti, personaggi, retroscena, Roma, Editori Riuniti, 2003
Simone Bertolino, Rifondazione comunista. Storia e organizzazione, Bologna, Il Mulino, 2004
Sergio Dalmasso, Rifondare è difficile. Rifondazione Comunista dallo scioglimento del PCI al “Movimento dei Movimenti”, Edizioni C.R.I.C. - Centro di documentazione di Pistoia, 2002; 2005
Salvatore Cannavò, La rifondazione mancata. 1991-2008, una storia del Prc, Roma, Edizioni Alegre, 2009
Fabio De Nardis, La Rifondazione comunista. Asimmetrie di potere e strategie politiche di un partito in movimento, Franco Angeli, 2009
Voci correlate [modifica]
Movimento per la Rifondazione Comunista
Federazione della Sinistra
la Sinistra - l'Arcobaleno
Altri progetti [modifica]
Wikimedia Commons contiene file multimediali sul Partito della Rifondazione Comunista
Articolo su Wikinotizie: Scontro alla Camera sulla lingua italiana 13 dicembre 2006
Collegamenti esterni [modifica]
Archivio fotografico del PRC
http://www.federazionedellasinistra.it/
Registrazioni audiovideo integrali di Rifondazione Comunista sul sito di Radio Radicale
Primo logo del PRC (1991-1999)
Secondo logo del PRC (1999-2004)
Terzo logo del PRC (dal 2004 come logo elettorale, dal 2005 al 2008 come logo ufficiale)
Quarto logo elettorale del PRC (dal 12 al 26 gennaio 2006)
Quinto logo del PRC (dal 27 gennaio 2006 come logo elettorale, dal 2008 come logo ufficiale)
Logo elettorale per le Europee 2009
Logo elettorale per le Regionali 2010
Portale unaltraeuropa.eu: Rifondazione Comunista alle elezioni europee 2009
Programma elettorale per le elezioni politiche del 1996
Programma elettorale per le elezioni politiche del 2001
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